La Fortezza Est, un presidio d’arte e cultura nel quartiere romano di Torpignattara

Dic 1, 2020

Riprendendo il cammino decennale percorso con Teatro Studio Uno e La Rocca Fortezza Culturale, i co-fondatori e co-direttori artistici, Eleonora Turco e Alessandro Di Somma, hanno intrapreso una nuova e coraggiosa sfida: aprire uno spazio culturale in piena pandemia. La Fortezza Est, che già nel nome porta con sé l’immagine di un presidio d’arte e cultura, nasce con l’intento di rinsaldare una comunità indebolita dai mutamenti relazionali imposti dalla pandemia. 

Teatro, libreria, biblioteca, luogo di condivisione e sperimentazione, a pochi giorni dalla sua inaugurazione, La Fortezza Est si prepara a diventare un punto di riferimento per il quartiere romano di Torpignattara.
Alla volontà di sostenere la ricerca di giovani artisti della scena off, si aggiunge, in questo progetto, la necessità di ricostruire il tessuto sociale attraverso un’azione culturale che sospinga nuovi criteri di aggregazione e che inneschi, negli artisti e nei cittadini che abiteranno La Fortezza Est, un atteggiamento riflessivo e partecipativo nei confronti della vita comunitaria. 

In questo tempo incerto, investire sulla cultura è un atto coraggioso che diventa politico quando l’arte si fa elemento propulsore di inclusività e condivisione.
Alessandro di Somma ed Eleonora Turco raccontano nascita e obiettivi di La Fortezza Est, riflettendo sul futuro del settore culturale. 

Già con Teatro Studio Uno e La Rocca Fortezza Culturale, avete avviato un lavoro volto non solo a sostenere l’arte, in particolare la sperimentazione e la ricerca di giovani artisti e artiste, ma anche a intessere un rapporto profondo con il quartiere a cui, con l’apertura de La Fortezza Est state riservando una casa, uno spazio di condivisione e cultura. Quali necessità della comunità locale e di quella artistica confluiscono nel progetto di questo spazio?

Eleonora Turco: In questi anni il nostro obiettivo è stato quello di creare una comunità unica, mettendo in rapporto gli artisti con il territorio e quindi le persone che lo abitano. Il nostro progetto ha come punto di partenza la necessità di connettere e creare relazioni tra persone, essere uno spazio dell’incontro dove l’arte diventa il mezzo essenziale per dialogare. 

Alessandro Di Somma: Credo che la cultura debba creare la necessità, non soddisfarla. Nel nostro ideale, immaginiamo di creare nelle persone la necessità dell’arte, più che soddisfarne il bisogno.

In un tempo in cui la pandemia ha inciso sulla relazione modificandola profondamente, cosa vuol dire oggi riunire una comunità?

ADS: Significa ritrovarsi, tessere insieme le corde che la tengono unita, stretta, solidale, riunirsi per riconoscersi e tornare a conoscersi, diversi, cambiati, ma stretti in un’idea condivisa.

ET: In un periodo come questo non è un’impresa facile. Stiamo vivendo tutti un momento di grande incertezza e confusione. Il web ci ha dato la possibilità di rimanere in relazione e mantenere vivi i rapporti, ma la comunità non può vivere tramite internet. Incontrarsi fisicamente è necessario per instaurare dei rapporti umani profondi.

Personalmente sento la mancanza del contatto con le persone, della spazialità dei corpi, anche la stessa impossibilità di abbracciarsi quando ci si rivede è qualcosa che mi crea uno strano senso di distanza. Credo che quello che ci riunisca come comunità sia proprio la voglia di tornare ad avere un contatto e un legame concreto, uno scambio reale di idee, progetti e visioni in presenza, faccia a faccia e senza timori. 

Nonostante il momento di grande spaesamento vissuto dal settore e di mutamento del concetto di condivisione, avete deciso di aprire uno spazio dedicato all’arte. Quali scenari futuri prefigura l’investimento odierno sulla cultura e sulla formazione?

ET: L’idea di Fortezza Est nasce da prima della pandemia, è un progetto che si porta dietro tutto il lavoro fatto in questi anni che da tempo avevamo in mente di sviluppare. Eravamo alla ricerca dello spazio giusto e per una  fortunata o sfortunata coincidenza (dipende dal punto di vista) lo abbiamo trovato poco prima della chiusura totale del marzo scorso. L’obiettivo di Fortezza est è quello di amplificare il lavoro fatto con il Teatro Studio Uno e LaRocca, unirli in un unico spazio dove si parli a 360 gradi di arte.

Siamo convinti che per ricostruire il tessuto sociale la strada da percorrere sia quella dell’arte e della cultura, e investire in questo campo per noi vuol dire creare le basi per una società più cosciente e partecipativa. Siamo profondamente innamorati di questo lavoro e oggi più che mai siamo consapevoli del suo valore.  

ADS: Crediamo che la cultura rappresenti un asset essenziale, una particella indispensabile dell’essere umano, crediamo nella cultura come motore aggregativo e come bene essenziale dal quale non ci si può esimere di partecipare, un investimento destinato a produrre benefici.

In quanto direttori artistici di spazi teatrali e promotori da dieci anni di progetti culturali, come sta vivendo la crisi del settore il circuito off e qual è la posizione condivisa circa gli interventi statali messi in campo a sostegno di realtà come la vostra? 

ADS: Viviamo alla giornata. Il sistema Italia sta cercando di dialogare con un mondo che fondamentalmente non conosce, di cui a malapena ne percepiva l’esistenza. Le misure messe in campo per sostenere le realtà off sono state utili, ma senza un cambio di prospettiva risultano un placebo destinato a far sopravvivere le realtà marginali come un paziente in coma irreversibile.

ET: L’emergenza sanitaria e le difficoltà economiche da essa prodotte hanno acutizzato una crisi profonda già in atto nel nostro settore. Le stesse misure messe in campo denotano una conoscenza sommaria e superficiale del sistema produttivo dello spettacolo dal vivo, non se ne conoscono i bisogni e non si sanno individuare le criticità.

Ci auguriamo che questa situazione produca una presa di coscienza della complessità del lavoro culturale e delle strutture grandi e piccole che lo sostengono, comprese realtà come la nostra che rappresentano dei presidi importanti ed essenza li di aggregazione sociale e culturale per il territorio.

L’apertura de La Fortezza Est avrebbe dovuto coincidere con la Stagione imPossibile 20/21, attraverso cui, tenendo fede alla vostra storia professionale, avete delineato una programmazione dedicata alla nuova drammaturgia, alla ricerca di linguaggi innovativi e al sostegno delle nuove generazioni di artisti. Il blocco dello spettacolo dal vivo ha coinvolto anche la vostra programmazione. Quali ulteriori attività avete previsto per La Fortezza Est?

ADS: L’apertura di uno spazio così diverso dai nostri precedenti ci ha aperto possibilità che vogliamo raggiungere e superare, crediamo che la nostra forza sia nelle idee, e quelle vogliamo rendere realtà, crediamo che aprire uno spazio culturale sia innanzitutto una grande responsabilità, verso gli artisti, gli spettatori, e le persone comuni che vogliano vivere nuove esperienze, che si vogliano mettere in discussione e credere che il futuro possa rivelarsi più limpido di quello che ci aspettiamo.

ET: Nell’attesa di poter accendere i riflettori sulla stagione teatrale il nostro lavoro continua sul territorio come spazio culturale di formazione ed incontro, nel rispetto di tutte le norme anticontagio e di prevenzione perché la situazione è ancora molto delicata e complessa. Abbiamo una grande responsabilità, è importante resistere e continuare ad esserci.  Nel quartiere c’è grandissima attesa per la riapertura della nostra libreria all’interno di Fortezza est, questo  affetto ci riempie di speranza per il futuro.

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