Mi abbatto e sono felice, il 20 aprile al Teatro Bolivar di Napoli

Gen 9, 2018

Disagio, crisi, scarsa produttività, povertà, inquinamento, surriscaldamento globale. Ma come, nell’era del benessere ci sono tutti questi problemi?! La felicità dell’uomo occidentale pare essere direttamente proporzionale a quanto produce e quanto

consuma. Ma è davvero così?

Mi abbatto e sono felice, rifacendosi ai principi etici della Decrescita felice, accompagna il pubblico in un viaggio che fa la spola fra un passato intriso di freschezza e genuinità e un presente frenetico e stanco di correre. Mi abbatto e sono felice è un monologo a impatto ambientale “0”, autoironico, dissacrante, che vuole far riflettere su come si possa essere felici abbattendo l’impatto che ognuno di noi ha nei confronti del Pianeta. Lo spettacolo non utilizza energia elettrica in maniera tradizionale. L’illuminotecnica si autoalimenta, grazie allo sforzo fisico prodotto dall’attore in scena che per sessanta minuti pedala su di una Bianchi, accumulando energia con una Dinamo. Le musiche sono live, i costumi essenziali e recuperati dal guardaroba di nonno Michele, il vero protagonista del monologo.

Abbiamo intervistato Daniele Ronco autore e attore dello spettacolo:

“Mi abbatto e sono felice” è un monologo a impatto ambientale 0: di cosa tratta e come nasce l’idea?

Questo spettacolo è per me un inno all’amore, che nasce dal profondo legame con mio nonno, figura cardine del mio percorso di crescita. Un inno all’amore per se stessi e per la “cosa comune”: il nostro pianeta. L’idea di pedalare viene dal desiderio di lanciare una provocazione e l’ho rubata a un ingegnere belga, che pedala per alimentare il suo pc da ufficio e aiuta le aziende a ridurre l’impatto ambientale.

Come hanno influito in questo spettacolo le vicende biografiche di tuo nonno Michele, vero protagonista del monologo?

Molto, direi che se ho fatto così tante repliche nell’ultimo anno e mezzo lo devo soprattutto all’energia che porta con sé la storia di nonno Michele, una persona positiva e sempre allegra, anche quando parlava di cose drammatiche.

Per la realizzazione degli oggetti scenici hai collaborato con il Politecnico di Torino. Ci parleresti in particolare della realizzazione scenografica?

Il progetto l’ho sviluppato con la preziosa collaborazione del Professor Fracastoro, direttore del dipartimento di energetica del Politecnico di Torino, che mi ha confermato la possibilità di poter concretamente realizzare la mia idea di costruzione. Ho poi affidato l’esecuzione del progetto a mio padre, che è un meccanico ed esperto di carpenteria, il quale ha realizzato un ottimo lavoro. Non bastava un semplice scenografo, serviva un esperto in materia.

In che modo hai mutuato e trasportato sulla scena i principi etici presenti nel saggio “Decrescita Felice” di Maurizio Pallante?

Ho tratto dal libro i passaggi più “teatrali”, quelli che a una prima lettura catturavano maggiormente l’attenzione creando delle immagini nella mia mente. In un secondo momento ho legato i contenuti ad aneddoti riguardanti la mia vita passata sui colli torinesi insieme alla famiglia e in particolar modo a nonno Michele.

Quali sono state le reazioni del pubblico incontrato nelle diverse tappe nazionali rispetto alle tematiche affrontate?

Devo dire che le reazioni del pubblico mi hanno stupito e a volte spiazzato. Ho ricevuto tanto calore umano dalle persone, che dicono essersi immedesimate nella storia tanto da riconoscersi. A seconda della regione in cui vado, cambia un po’. Alcune battute fanno ridere in un luogo e non in altri, e viceversa. Mi è capitato di dar fastidio ad alcune persone, che mi hanno riferito essersi sentite a disagio rispetto ad alcune mie affermazioni; a riguardo mi sento di dire che questo fa parte del gioco e credo che quando delle parole toccano nel profondo, possono dare fastidio, quindi obiettivo centrato!

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Credi che sia possibile anche per il teatro di oggi provare a ridurre il proprio impatto ambientale? Se sì, come?

Sto realizzando un progetto con la mia compagnia Mulino Ad Arte che sarà sostenuto dal bando Funder 35 della fondazione Cariplo e che si pone fra gli obiettivi quello di realizzare eventi culturali abbattendo l’impatto ambientale. La tecnologia ci aiuta con strumentazioni che assorbono molta meno energia elettrica, inoltre si possono utilizzare materiali ecologici, sia per la comunicazione che per la realizzazione delle scenografie.

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