Immagina di non essere ordinario. The Doozies al Teatro Nuovo di Napoli

Dic 19, 2025

«Dentro la danza c’è un modo di stare nella vita.» 

Se così affermava Isadora Duncan, pioniera della modern dance, immaginiamo allora un modo di stare nella vita, e a teatro, differente, non ordinario. Ti accingi a prendere il tuo posto in platea e osservi la performer – che ti aspettavi di vedere solo poco dopo – muoversi nello spazio, richiamando volutamente l’attenzione sull’intero ambiente circostante, facendo come se così tutto fosse naturale, regolare, comune.

THE DOOZIES, di e con Marta Dalla Via e Silvia Gribaudi, non permette al pubblico di sedersi al proprio posto e assistere passivamente a ciò che accade sul palcoscenico. Le due performer agiscono tra gli spettatori, Gribaudi si muove in platea sin dal principio: va al suolo, si siede appoggiando la testa sullo schienale e respira. Sospirando, con la musica a basso volume, il momento iniziale, quasi sospeso, introduce poi il seguente dialogo con il pubblico. A chi assiste viene chiesta non solo un’osservazione attenta ma una partecipazione attiva, stimolata costantemente da una serie di input. 

Lo spettacolo procede utilizzando un dispositivo comico, incrinando sempre di più le aspettative dello spettatore. Eppure qui il riso non funge da rifugio rassicurante, non serve come mero divertissement: è piuttosto una soglia attraverso cui passano riconoscimento e messa in discussione. THE DOOZIES abita uno spazio ibrido tra teatro, danza, performance e stand-up, e lo fa con una consapevolezza drammaturgica precisa. 

Marta Dalla Via e Silvia Gribaudi mettono in scena un’operazione tanto semplice quanto radicale: riportare il corpo al centro del discorso teatrale come emblema di vulnerabilità e soprattutto di libertà. Vestendo i panni, le aspirazioni, i successi e i sentimenti di Isadora Duncan ed Eleonora Duse, le performer incitano il pubblico non solo a fare il tifo per queste due figure la cui fama è indiscussa, ma lo costringono poi a fare i conti con riflessioni profonde.

Il titolo stesso, THE DOOZIES, evoca ciò che è “strambo”, fuori norma. Il sottotitolo è illuminante:  ELEONORA DUSE, ISADORA DUNCAN E NOI. Qui lo spettacolo trova la sua forza: non solo un tributo a due eroine femministe ma un racconto di sé e di chi assiste. Si tratta di una produzione a cura dell’associazione culturale Zebra, con la ricerca materiale adoperata da Eugenia Casini Ropa, Franca Zagatti, Maria Pia Pagani che curano ogni minimo dettaglio: gli abiti viola richiamano il colore dell’inchiostro con cui Eleonora Duse scriveva le sue lettere. Ogni citazione è una fonte di studio approfondita, attenta, scelta con cura per rendere omaggio a due figure imprescindibili che hanno segnato la storia della danza e del teatro. 

Le performer costruiscono una drammaturgia fatta di tentativi, di mise en abyme, di “se io fossi”. Tutto conduce alla volontà di portare in scena un messaggio essenziale: il diritto di esistere così come si è, con sorprendente naturalezza.

Silvia Gribaudi rende manifesta una fisicità che da anni interroga i canoni della danza contemporanea, sovvertendo le gerarchie con ironia e sicurezza. Il suo corpo si offre all’audience senza vergogna, poichè Duncan affermava che il balletto «deforma» il corpo della donna e allora Gribaudi danza con convinzione, richiamando a sé il gesto, rispondendo alla necessità che dà origine al movimento. Rimanda dunque a simboli chiave: le foglie, le onde del mare, il vento. La sua diviene una presenza che chiede relazione, ascolto, tempo. Marta Dalla Via costruisce importanti rimandi all’attrice italiana per eccellenza, rivendicandone i diritti, i successi, gli stupori. 

«Ricercate e giudicate la sola manifestazione di me che vi appartiene, quella dell’arte, il resto non appartiene a nessuno.»

Parole taglienti – che chiamano in causa D’Annunzio, Strasberg, Stanislavskij – capaci di oscillare tra comicità e vulnerabilità, in un monologo di confessione e verità.

Nel rifiuto di ogni progressione narrativa tradizionale e in un continuo sabotaggio delle aspettative risiede una delle intuizioni più efficaci dello spettacolo: mostrare il meccanismo invece del risultato, il processo invece della forma conclusa. 

Non a caso la scena è essenziale, quasi spoglia, perché tutto accade nei corpi e tra i corpi. Non c’è bisogno di sovrastrutture: l’urgenza del lavoro sta nella relazione diretta, nell’hic et nunc della performance, nell’esposizione sincera e nelleffetto sul mondo che la pièce può avere. Si tratta di uno spettacolo che  seduce con la sincerità brutale del gesto libero, spontaneo, coinvolgente. 
In un panorama performativo spesso ossessionato dalla forma, THE DOOZIES sceglie la strada più rischiosa: per questo motivo colpisce nel profondo. Ci ricorda che il corpo, prima di essere estetica, è esperienza. E che l’arte, quando è autentica, forse nasce sempre da un piccolo atto di disobbedienza.

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