Mi ha sempre impressionata pensare a quante cose accadono contemporaneamente nel mondo. Nel medesimo istante in cui qualcuno festeggia una nascita, qualcun altro piange la morte di un bambino, qualcun altro, da qualche altra parte, sta volando da una cima altissima e vive il suo istante migliore, qualcuno sta semplicemente dormendo.  

Ci sono poi eventi che cambiano la vita di tutti, la storia di tutti. Il 14 agosto 2018, il crollo del ponte Morandi, a Genova. Io mi trovavo a pochi chilometri da lì, poche ore prima avevo attraversato il ponte in macchina.  

…E adesso guardavo quelle immagini scioccanti, grige, scorrevano sul mio cellulare… pezzi rotti di macchine e cemento le prime ore, e poi nei giorni a seguire le storie, di chi ce l’aveva fatta, di chi non c’era più, di chi aveva frenato all’ultimo istante scampando miracolosamente al crollo. 

Quel ponte era crollato per un “cedimento strutturale”, e con lui 43 vite, giù. Piantate in un tassello di storia da tramandare di generazione in generazione. 

Le immagini a rallenty di quei pezzi di roba solida che si sbriciolavano, mi sembravano sintomatiche del nostro periodo storico, schizofrenico, impossibile da giudicare, da condannare o salvare, un tempo in cui tutto è giustoesbagliatoinsieme, dove non c’è chiarezza, dove siamo abili a gestire il nostro spaesamento, indipendenti, soli, e cinici abbastanza per non tenere al nostro futuro, poveri sufficentemente per non avere troppo da perdere. 

Eppure sopravviviamo. 

Eppure andiamo avanti. 

Mi colpì una storia, tra tutti quei veicoli, lì sul ponte, ce ne fu uno, che rimase capovolto incastrato tra i rottami. Il conducente stette a lungo a testa in giù nell’abitacolo con il collega privo di sensi, e di vita. Durante quelle ore l’uomo, che fu estratto vivo, ha poi raccontato di aver sperato per tutto il tempo di salvarsi perchè aveva voglia di vivere. 

Il lampadario è la metafora di una condizione esistenziale e fisica: appesi a testa in giù il mondo si rovescia e assume forme nuove e imbocca strade impensate. Col sangue al cervello ci si può addirittura ingannare, inventarsi una vita, stoppare il tempo, fermarsi a quell’attimo in cui tutto poteva ancora non accadere. Ma quanto

Anno di stesura: 2020

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Numero pagine: 36

Numero personaggi: 4

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Testo già rappresentato: SI

2019 Vincitrice Bando autori under40 alla Biennale di Venezia con il testo IL LAMPADARIO

SINOSSI

Ci sono eventi che cambiano la vita di tutti, la storia di tutti, anche se non veniamo coinvolti in prima persona. Il 14 agosto 2018, il crollo del ponte Morandi a Genova. Quel ponte era crollato per un “cedimento strutturale”, e con lui 43 vite, giù, piantate in un tassello di storia da tramandare di generazione in generazione. Mi colpì una storia, il conducente di uno dei veicoli coinvolti rimase per molte ore a testa in giù nel suo abitacolo con il collega privo di sensi, e di vita. L’uomo, che poi fu estratto vivo, ha raccontato di aver sperato per tutto il tempo di salvarsi perchè aveva voglia di vivere. “Il lampadario” è la metafora di una condizione esistenziale e fisica: appesi a testa in giù il mondo si rovescia e assume forme nuove e imbocca strade impensate. il ponte davanti agli occhi dei protagonisti collega il passato e il futuro, al presente. Una misteriosa dimensione dove a esseri e cose è dato spostarsi agevolmente nello spazio e nel tempo. Col sangue al cervello ci si può addirittura ingannare, inventarsi una vita, stoppare il tempo, fermarsi a quell’attimo in cui tutto poteva ancora non accadere. Ma quanto tempo ci può concedere un’illusione?

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