TITOLO TESI > I libri della festa: Il Teatro Mediceo nelle Cronache delle Nozze del 1589
ISTITUTO > Università di Roma La Sapienza – Corso di laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo
AUTRICE > Nina Ambrosi
INTRODUZIONE DELL’AUTRICE
Il teatro del Rinascimento non è da considerarsi come luogo di spettacolo ma di celebrazione e la festa è il luogo in cui si fondono i linguaggi della nuova cultura. Il momento festivo va letto come insieme di spettacoli e cerimonie differenti, che hanno lo scopo di alimentare il progetto ideologico di autocelebrazione attuato dalla corte stessa. Una società basata sul puro apparire necessita quindi di un nuovo tipo di letteratura che racconti una «istoria magnifica», collocata in un tempo e in un luogo illusori, per legittimarli e renderli concreti per i posteri. Si ottiene così una letteratura di propaganda, che non contiene necessariamente la cronistoria degli eventi ma, piuttosto, la loro drammatizzazione. Nel Cinquecento si afferma infatti una nuova figura di «storico-esegeta», scelto dalla corte tra i suoi eruditi letterati, per descrivere e divulgare le magnifiche imprese del casato attraverso opuscoli a stampa.
Questa tesi si propone di riflettere su questa nuova letteratura «storica-interpretata», nata in un momento estremamente delicato e complesso quale è il passaggio dal luogo teatrale al teatro. Il modo migliore per comprendere le dinamiche che animano una società effimera, fondata su apparenze e apparati d’occasione, è sembrato quello di analizzare le testimonianze dei cronisti, deputati a descrivere i giorni di celebrazione. A questo proposito si è scelta Firenze e la dinastia medicea nell’anno 1589, in occasione delle nozze tra Ferdinando e Cristina di Lorena.
Le cronache avevano quindi un duplice scopo, politico e dichiarativo: diffuse con rapidità sotto forma di opuscoli stampati, fornivano al personale diplomatico un immediato resoconto degli eventi, dando luogo a un genere ibrido tra pubblicità, rappresentanza e resoconto mondano. Allo stesso tempo le descrizioni servivano al chiarimento esegetico di quei significati che non erano accessibili agli spettatori. Un aspetto peculiare di questa letteratura è che non fosse sempre scritta da testimoni oculari e che spesso fosse preventiva: per le nozze del 1589 Ferdinando fece pubblicare più di diciotto libri commemorativi. Se da un lato si tratta di fonti dalla veridicità storica compromessa, dall’altro esse costituiscono un utilissimo strumento per osservare le dinamiche della politica della festa. Per i contemporanei furono inoltre un innovativo strumento di comunicazione, un manuale continuamente consultabile e interpretabile.
Dato il successo di questa produzione, maturò l’idea di integrare alle cronache delle immagini, potenziando il racconto con una testimonianza visiva e dando fondamento a un vero e proprio genere editoriale: il «libro della festa». Durante il Seicento, la diffusione editoriale delle feste di corte divenne un impegno istituzionale costante, gestito dalla segreteria di stato, che commissionava versioni differenziate per forma e qualità in base alla destinazione diplomatica e politica.
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Nata a Rovigo nel 2002. Conseguita laurea triennale in Arti e Scienze dello spettacolo con una tesi in storia del teatro, attualmente laureanda in Scritture e Produzioni dello spettacolo e i media presso La Sapienza.
Redattrice di Theatron 2.0
















