Quando ho iniziato Fino al silenzio avevo un’idea molto semplice. Un uomo granitico, sicuro di sé, che per tutta la vita ha cercato di costruirsi un posto nel mondo, incontra una persona che è il suo opposto; e se ne innamora. Questo innamoramento, però, è distruttivo; l’uomo perde quello che ha costruito, crede di stare impazzendo – e forse è così.
A quest’idea se ne è aggiunta un’altra. Ho deciso di intrecciare alle scene di dialogo dei momenti visionari, psichedelici; monologhi narrativi in cui il protagonista vaga per un universo distrutto, circondato dai fantasmi del suo passato.

Pian piano i due livelli della storia hanno cominciato a influenzarsi; quello che accadeva tra i due personaggi trovava un’eco nelle scene postapocalittiche, e viceversa; fino a rendere indistinguibili realtà, visione, ricordo, sogno.

Così, lentamente, Fino al silenzio è diventato il mio testo più complesso. Questo, per me, era strano. Mi piace molto leggere e guardare cose sperimentali o cerebrali; ma quando scrivo di solito cerco di non essere troppo oscuro. Non che io sia un alfiere del teatro pop. A farmi rincorrere la chiarezza è un timore personale, forse sciocco; mi turba l’idea che le persone a cui voglio bene potrebbero non capire le cose che scrivo.

In Fino al silenzio ho infranto questa piccola regola personale. Però ho cercato di darmene un’altra; non perdere mai di vista il motivo per cui mi ero messo a scrivere, il nucleo emotivo del testo; non inserire mai una trovata, un cambio di linguaggio, che fosse fine a sé stesso. Naturalmente non sta a me decidere quanto io ci sia riuscito. Stimolare le emozioni e l’intelligenza nello stesso tempo; meravigliare, trovare un linguaggio personale, e al tempo stesso tenere davanti agli occhi un contenuto emotivo forte; colpire i sensi e l’immaginazione contemporaneamente; sono obbiettivi ambiziosi, magari al di sopra delle mie capacità. Ma se li avessi raggiunti anche solo in parte, avrei ragione di essere soddisfatto.

(Francesco Toscani)

Anno di stesura: 2020

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Numero pagine: 40

Numero personaggi: 2

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Testo già rappresentato: È stato realizzato uno spettacolo durante la rassegna Teste Inedite della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Per ragioni di sicurezza legate alla situazione pandemica lo spettacolo, di cui esiste un video integrale, non è mai andato in scena davanti a un pubblico.

SINOSSI

Maria si annoia. La vita trascorre uguale, scandita dalle visite a una madre sola, da un lavoro da commessa in un piccolo negozio, dal sesso senza romanticismo col fidanzato. Un giorno Laura, la sua coinquilina, la vede chinata a terra e si convince che la ragazza stia mangiando uno scarafaggio. Ha ragione? O è stato un istante di confusione, un errore? Non importa. Dal momento in cui la diceria si diffonde il legame tra Maria e le persone che ha attorno si infrange; la ragazza si ritrova totalmente sola, e in breve tempo scivolerà verso l’autodistruzione.

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