Festa di Teatro Eco Logico a Stromboli 2021 – MetAMORfosi, intervista a Stefania Minciullo

Ago 20, 2021

C’è una piccola isola delle Eolie, equidistante dalle coste della Sicilia e della Calabria,  dove le “uniche” luci a illuminare le vie della notte sono miliardi di minuscole stelle, e il silenzio e il buio sono rotti talvolta dal rombo e i lampi di lava di un vulcano, che domina l’occhio ed incute timore e rispetto, affiancati a un senso, via via sempre più forte, di familiarità. Un’isola pervasa da miti e leggende antichissime, dove quel monte ha persino un nomignolo: Iddu, e non vi sono automobili ed elettricità per le strade, ma si avverte l’energia di una natura prorompente e forse ancora rispettata, non appena si scende da un aliscafo “destinazione Stromboli”.

È qui che dal 2013, questa grande energia – alternativa e forse inesauribile – nutre la Festa di Teatro Eco Logico, in uno scambio prolifico tra arte e natura e tra artisti e spettatori, senza barriere di sorta né l’utilizzo di corrente elettrica.

In un momento in cui la necessità di pensare a eventi culturali sostenibili si fa sempre più forte, è stato di interessante porre qualche domanda a Stefania Minciullo, organizzatrice teatrale, che si occupa della Festa fin quasi dal suo inizio.

Da quanto esiste la Festa e da quali stimoli è partita l’idea?

L’idea della Festa nasce nel 2013 dall’intuizione di Alessandro Fabrizi, insegnante, tra i primi in Italia, del “Metodo Linklater” sulla ricerca e lo sviluppo della voce naturale. In realtà, i primi germogli cominciano a vedersi già nel 2005, quando Fabrizi e l’ideatrice del metodo, Christine Linklater, tengono il primo seminario “Linklater Voice Stromboli”, che da allora si svolge annualmente sull’isola. Il reiterato lavoro di ricerca artistica e, in particolare, l’incontro con l’attore e tecnico luci Hossein Taheri sviluppano pian piano l’idea di una Festa di Teatro Eco Logico, con l’obiettivo di continuare a indagare il rapporto tra natura e voce, fino alle arti performative in generale. 

Il tutto, alla luce del tema complesso dell’ecologia, che ne viene a costituire il valore portante: si avanza così la sfida del fare arte senza l’ausilio di riflettori, microfoni, e di tutti i congegni artificiali di cui pare impensabile fare a meno quando la si offre al pubblico sotto forma di evento. A tal proposito, è stato il prezioso contributo di Taheri – fino a questa edizione co-direttore artistico insieme a Fabrizi – a garantire un’illuminazione completamente ecologica.

Io, come organizzatrice, arrivo nel 2015: in principio un po’ disorientata, ma allo stesso tempo incuriosita e affascinata da questo approccio totalmente nuovo e un po’ bizzarro, tant’è che, non a caso, si è deciso di chiamarla “festa” e non “festival”.

In cosa consiste la differenza?

La classica formula del festival prevede spettacoli già preparati in precedenza che circuitano: ciò nel nostro caso accade ma raramente, richiedendo, le opere, un adattamento al luogo e alle peculiarità della Festa. Gli eventi, infatti, sono site-specific e spesso nascono e muoiono lì, essendo il frutto di residenze artistiche con una restituzione pubblica: quello che potrebbe definirsi una sorta di laboratorio a cielo aperto.

Ogni anno si sceglie il tema su cui lavorare che diviene il centro delle riflessioni di artisti, ma anche di scienziati, ricercatori, scultori e altre figure professionali, che lo mettono di volta in volta in luce in rapporto alle varie discipline. Chi viene a Stromboli per l’evento fa letteralmente un dono perché, eccetto quest’ultima edizione in cui è stato possibile retribuire gli artisti, gli altri anni ciò non è accaduto, e il senso della Festa è consistito in un vero e proprio scambio, reciproco e disinteressato, seguendo questa logica: io ti offro una residenza sull’isola, un luogo inedito e un tempo in cui sperimentare, e tu mi riporti indietro ciò che hai creato. In questo senso, anche il rapporto tra creatori e spettatori si fa più fluido, genuino, senza schermi a dividere.

La sensazione è che si sia formato un pubblico affezionato attorno all’evento. É davvero così?

Sì, è così. La formula è in effetti molto apprezzata, poiché coniuga la vita rilassante sull’isola con la possibilità di avere anche delle “cose da fare”. Ciò ha visto il pubblico crescere nel tempo, raccogliendosi in una comunità costituita da chi a Stromboli ci vive tutto l’anno e da chi torna di proposito per la Festa; e si tratta magari di persone che abitualmente non vanno neanche a teatro, che poi ritrovi affascinate a seguire le prove! 

La particolarità è inoltre data dal fatto che spesso ci si incontra la mattina al bar e si discute di ciò che si è visto il giorno prima, generando un senso di continuità e condivisione all’interno della Festa. C’è da dire poi che a Stromboli ci si vede sempre, ed è facile instaurare un rapporto alla pari con gli artisti, in una dimensione di rispetto e reciproca gratitudine per il solo fatto di esserci. Alla fine, insomma, si diventa come amici.

Immagino che quest’anno si sia sentito ancora di più il bisogno di stare insieme, pur con l’obbligo del distanziamento e il rispetto delle norme anti Covid. Come è stata ripensata la Festa alla luce di questo cambiamento e quali temi sono stati affrontati?

Dopo lo stop dell’anno scorso, l’edizione 2021 ha previsto un programma molto liquido, soprattutto i primi giorni, nell’incertezza di ciò che sarebbe stato permesso. Ci siamo dunque mantenuti molto flessibili, e la Festa, pur non nella sua veste più appariscente e vivace, è stata punteggiata di eventi di danza, musica, teatro, dibattiti, e presentazioni di libri accompagnate da letture, in vari luoghi dell’isola, talvolta a sorpresa: dalla libreria alle terrazze, dai giardini all’anfiteatro. Si è dunque cercato di mantenere questi contenuti, scegliendo come tema conduttore quello della metamorfosi: la serata di chiusura, per esempio, è stata dedicata alla rappresentazione di Piramo e Tisbe, personaggi della mitologia greca tratti dal celebre poema di Ovidio.

Ma si è parlato anche dell’ailanto, una pianta invasiva che potrebbe costituire una minaccia per la vegetazione e i giardini dell’isola; e ancora della “metamorfosi” seguita alla forte eruzione del 2019; inoltre, sono stati letti dei brani dal libro Le ferite, una raccolta di racconti uscita in occasione dei cinquant’anni di Medici Senza Frontiere, e da La pianta del mondo del botanico Stefano Mancuso. La danza, invece, è stata presente come risultato della residenza dell’Associazione Sosta Palmizi. Un giorno, poi, siamo andati a passeggiare in montagna “incappando” per caso in un momento artistico, e una sera Iddu ci ha emozionati con una piccola eruzione…

Il rapporto con il vulcano e l’ecosistema dell’isola appare molto forte. Come si relazionano l’arte ed il luogo scelto per ospitarla?

Stromboli ci dà il privilegio di operare in un luogo che costituisce una scenografia naturale con cui sarebbe impensabile entrare in competizione. Qui accadono cose magiche, eruzioni che d’un tratto mozzano il fiato, e situazioni che sembrano fatte apposta. Come quella volta che, sul finire di uno spettacolo, i danzatori hanno abbassato il capo e il sole, proprio in quel momento, è tramontato; oppure quando, durante l’edizione su La Tempesta di Shakespeare con spettacoli itineranti per le spiagge, la tempesta è arrivata veramente! Ma nulla è fatto apposta, ed è il frutto del recupero di quel legame con la natura spesso assente in contesti cittadini e persino negli stessi ambienti naturali.

La dimensione lenta e la durata abbastanza estesa della Festa danno inoltre modo ai partecipanti di rendersi conto del luogo in cui si trovano, consentendo di vivere l’isola nei ritmi che le sono propri, piuttosto che nella modalità “mordi e fuggi” che tante proteste sta scatenando ultimamente. Col tempo, inoltre, anche gli strombolani si sono accorti che la presenza della Festa poteva essere una risorsa per il territorio oltre che un utile strumento di promozione. Anche se esiste un rovescio della medaglia …

Già, il problema che si presenta è ancora una volta quello della sostenibilità. Grazie all’appoggio arrivato dagli sponsor  – primo tra tutti Ricola – si potrebbe correre il rischio di “crescere troppo” entrando in meccanismi di business che comprometterebbero la genuinità della Festa. Puoi parlarci del rapporto coi vostri sostenitori e come pensate di mantenervi in equilibrio da questo punto di vista?

Il nostro sponsor principale è per l’appunto Ricola da circa quattro anni e, tra gli altri, anche Medici Senza Frontiere ci sostiene dal 2015 – anno dell’edizione dedicata allo straniero – anche se, in questo caso, si tratta di un contributo e una condivisione di tipo valoriale. 

Quanto a Ricola, che all’inizio ci ha messo un po’ alla prova, si è creato con loro un rapporto privilegiato e raro: sono infatti più dei mecenati che ci danno consigli e un sostegno che va al di là dall’essere puramente economico, quasi come dei veri e propri fan. Il loro è ovviamente un occhio attento anche verso le possibilità di crescita e risonanza che può avere l’evento, bilanciando con la concretezza il lato più leggero e artistico.

Il nostro obiettivo, comunque, è puntare più sulla qualità che sulla quantità, per non rimanere incastrati in un sistema basato sulla logica dei numeri che finirebbe per generare un carico insostenibile per l’isola, andando contro ai nostri valori di rispetto per Stromboli e i suoi abitanti. Un rispetto dovuto a prescindere, e perché sono anche loro, gli strombolani, a sostenerci con un aiuto di tipo economico nonché relativo ai servizi.

Come vi muovete dunque sul fronte della promozione, soprattutto in rapporto alle nuove tecnologie?

Attualmente teniamo desta l’attenzione con la Festa Online di Teatro Eco Logico, postando contenuti sui social che ripercorrono l’edizione appena trascorsa. Quest’anno, abbiamo lavorato parecchio sul fronte della comunicazione, sia prima che durante, girando dei brevi video da postare sulla nostra pagina Instagram e le stories, che ci piacevano perché in accordo con la natura effimera della Festa. Per disaccordo e incoerenza con una scelta di tipo ecologico, non abbiamo invece sfruttato la tecnologia per lo streaming degli eventi. Negli anni precedenti, invece, sono stati prodotti quattro documentari per Sky Arte, rispettivamente a seguito delle edizioni Shakespeare on the Rocks, The Body Electric, Frankenstein Unplugged e Un Sogno a Stromboli, uscito lo scorso anno.

E il futuro? C’è già qualcosa che ribolle nel “vulcano delle idee”?

Molto probabilmente torneremo a Stromboli questo ottobre per discutere ancora della questione dell’ailanto: è stata la stessa comunità strombolana a chiedercelo, a riprova del fatto che si è creata una forte sinergia tra ospitati e ospitanti.

Quanto alla prossima edizione, la fine della Festa ci lascia sempre un po’ affaticati, per cui preferiamo lasciar passare del tempo prima di pensarci. Di certo resta il forte legame con l’isola e con quello che abbiamo creato, ed è la spinta che ci fa sempre sperare di andare avanti… ma non è mai scontato, e non avendo vincoli è giusto lasciare che il processo nasca spontaneo, nell’ottica di una crescita “pensata” che assecondi  la fluidità e la leggerezza necessarie tanto al posto quanto a noi.

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