Faber Teater: artigianato (vs) online

Dic 16, 2020

«Non esiste il teatro on-line». Questo è il punto di vista di Faber Teater, compagnia di Chivasso. «Non per snobismo culturale, non per complesso di superiorità, non per fare i duri e puri». Lo sostiene un gruppo che da vent’anni sperimenta, spostando il teatro fuori dal teatro. Sì, anche loro si stanno attrezzando con tecnologie video per adeguarsi alla situazione presente. No, la soluzione non è univoca, e può essere davvero soltanto temporanea. 

Faber come fabbro: un teatro artigianale, su misura, fatto con la cura, la manualità e l’esperienza di chi dedica tutto se stesso alla realizzazione della sua opera. Faber Teater nasce nel 1997 a Chivasso, nel Torinese, grazie ad Aldo Pasquero, a lungo il direttore artistico della compagnia, e al suo collaboratore Giuseppe Morrone.

Nella compagnia, quattro attori e due attrici: Sebastiano Amadio, Lodovico Bordignon, Marco Andorno, Francesco Micca, Lucia Giordano e Paola Bordignon. Chiara Baudino all’ufficio stampa e moltissimi collaboratori. Tra spettacoli di gruppo e individuali, la compagnia ha viaggiato per tutt’Italia, buona parte d’Europa e fatto alcune tappe in Asia e in America Latina. 

Lo spettacolo storico: Emigranti

Già da molti anni, per Faber Teater il concetto di spettacolo non è legato strettamente al luogo del teatro. Emigranti è uno spettacolo che nasce da un’idea del 2001, cresce nel tempo e si perfeziona fino alla sua forma attuale. I sei attori vestono abiti ispirati alla cultura mediterranea in senso lato, che rievocano numerose tradizioni senza appartenere a nessuna in modo esclusivo. 

Lo stesso vale per le canzoni: canti popolari in molte lingue diverse, dal portoghese al francese, dallo yiddish al piemontese, accompagnate da una grancassa, una fisarmonica, un paio di bacchette e talvolta una chitarra. Tra i personaggi si sviluppa un filo narrativo che vive di questa musica eterogenea anziché di dialogo, e si trasforma di volta in volta in azioni sceniche, mimo, acrobazie, balli di coppia o di gruppo che arrivano a coinvolgere il pubblico.

Emigranti è lo “spettacolo da bagaglio a mano” della compagnia: tutto il necessario può essere trasportato facilmente, servono pochi metri quadrati di spazio; pensato per spazi aperti, può essere eseguito anche al chiuso. Grazie a tutto ciò, lo spettacolo ha preso parte a festival internazionali in Svezia, in Russia, in Ecuador e a Santo Domingo. E in ogni posto, il pubblico si chiedeva chi fossero questi “Emigranti”, senza poter trovare una risposta, se non che tutti, in un certo senso e in una certa misura, lo siamo.

Stabat Mater

Uno spettacolo non da teatro, ma da spazio sacro: Stabat Mater. Creazione per sei voci e un duomo è stato studiato dalla compagnia, con la collaborazione della compositrice Antonella Talamonti, per sperimentare l’acustica dei grandi edifici religiosi. Mentre il pubblico siede sulle panche, i performer-cantanti si muovono nello spazio, proiettando il canto in modo da provocare risonanze ogni volta diverse, variando le distanze e le direzioni, sfruttando la forma dell’arcata di un transetto, la lunghezza di una navata o l’elevazione di un pulpito.

Stabat Mater permette di abitare in un modo nuovo ambienti normalmente dedicati, e circoscritti, a funzioni religiose o visite turistiche. 

Teatro in bici

Ne Il campione e la zanzara sono tutti in bici, attori e pubblico – cosa che ha permesso di accogliere un maggior numero di spettatori-ciclisti nelle repliche di fine estate. Attraverso un viaggio nel tempo, di cui gli attori mascherati sono i guardiani, si racconta la storia del campione Fausto Coppi, dalla sua nascita ai suoi principali successi, fino al suo ultimo viaggio in Burkina Faso. Pedalando tutti insieme si attraversa la storia, si va avanti nel tempo, e le tappe sono tanto spaziali quanto temporali, ciascuna dedicata a un momento nella vita del ciclista. 

In questo spettacolo, il pubblico è coinvolto a tutti i livelli sensoriali: non è spettatore ma partecipante (a tratti costituisce esso stesso l’unica scenografia), ma soprattutto vive le stesse sensazioni, fisiche e muscolari, degli attori e del protagonista stesso della vicenda. Il campione e la zanzara ricrea l’incanto del teatro nei giardini pubblici o nei cortili dove si fa tappa, grazie a intuizioni registiche eccezionali, ma lo porta con sé anche mentre si pedala, quando ogni passante diviene spettatore, e ogni ciclista diviene parte dello spettacolo.

Essere “Faber” ora

«Non esiste il teatro on-line», dichiara la compagnia nella sua newsletter, subito dopo questo secondo arresto dello spettacolo dal vivo. Le esperienze che si creano in scena, la vitalità di un ritmo popolare, gli echi di un canto polifonico, l’essere parte attiva di un omaggio a un grande campione italiano non sono emozioni che possano essere trasmesse attraverso lo schermo di un computer o di una televisione. Questo è il messaggio di speranza lanciato dalla compagnia: il teatro non morirà, il teatro continuerà a vivere perché al suo centro c’è la relazione con il pubblico, che noi cerchiamo di mantenere viva.

«Ora, che ce ne facciamo di queste competenze, di questa maestria costruita con così tanta ricerca, per lavorare on-line? Non sono domande retoriche, anche se possono sembrare paradossali. Ce lo stiamo davvero chiedendo»

Ho chiesto a Chiara Baudino, responsabile dell’ufficio stampa, che cosa voglia dire “essere Faber” in questo momento. La risposta è stata sfaccettata, provo a riassumerla. Essere artigiani per Faber Teater significa creare un prodotto di qualità, che duri nel tempo e sia sostenibile. Uno spettacolo che possa viaggiare ed essere agile, e che possa sopravvivere a lungo. Significa anche, allo stesso tempo, evitare di chiudersi su se stessi, nella propria “bottega”, ma anzi continuare a porre interrogativi e a confrontarsi, perché si è tutti parte di un meccanismo più grande. “Essere Faber” è mantenere vive le relazioni e proporre la propria visione, artistica e poetica, del mondo.

Articoli correlati