Editoria e teatro, la vera missione è incuriosire

Mag 22, 2023

Se il teatro è un’arte in grado di sopravvivere a qualsiasi crisi politica e culturale – la sua storia secolare ce lo insegna – la sua editoria è forse più fragile, sebbene le realtà che si occupano di arti sceniche siano oggi più numerose e più specializzate. Nel panorama culturale odierno, qual è, dunque, la condizione dell’editoria teatrale, quali le sue prospettive? Quale posto occupa la drammaturgia contemporanea, grande assente dai programmi scolastici e dalle sale teatrali nazionali?

Ne abbiamo parlato con Maximilian La Monica, direttore di Editoria & Spettacolo, casa editrice indipendente specializzata nella pubblicazione di edizioni di teatro e spettacolo.

Quali sono le sfide da affrontare quotidianamente come direttore di questo unicum editoriale?

Le sfide, fondamentalmente, sono quelle ataviche – ci sono da sempre – e sono quelle della visibilità, della distribuzione. Negli anni la situazione, specialmente per quanto riguarda la distribuzione dei libri di teatro, è peggiorata moltissimo perché sono venuti a mancare molti bookshop, sia all’interno dei teatri che in varie manifestazioni, come festival e rassegne. E ancor di più, per quanto invece riguarda le librerie fisiche, mancano quasi del tutto gli spazi dedicati all’editoria teatrale. È molto difficile trovare delle sezioni di teatro che dedichino spazio al teatro contemporaneo, mi riferisco in particolare alla drammaturgia contemporanea. Ritroviamo negli scaffali i soliti Shakespeare, Pirandello, Goldoni, a parte qualche raro caso di fenomeno teatrale del momento. La pecca più grande proviene proprio dal mondo universitario, Perché nei programmi è molto difficile trovare riferimenti a testi di drammaturgia, manca proprio il lavoro sui testi, e ovviamente questo penalizza i giovani.

A proposito dei giovani e, più in generale, dei lettori. Il vostro catalogo, consultabile sul sito, è molto vario e spazia da vere e proprie guide sulle arti sceniche a collane monografiche, alla drammaturgia. È dunque naturale chiedersi quale sia il target editoriale.

Il lavoro che noi cerchiamo di fare da sempre è creare una linea editoriale ben precisa. Astenendoci dalla pubblicazione a pagamento, per cui non chiediamo nulla per pubblicare, godiamo di una grande libertà. Questo ovviamente non ci permette di pubblicare molti titoli all’anno, ma ogni pubblicazione è una scelta mirata e calibrata e ponderata. Le scelte vengono effettuate anche attraverso la collocazione nelle varie collane. In catalogo sono presenti collane sia di saggistica, che di drammaturgia, dove autori, giovani e viventi convivono con autori che non sono mai stati pubblicati in Italia o di cui spesso di non si ha più ricordo. Sotto il profilo della drammaturgia c’è un’attenzione maggiore proprio perché c’è maggiore carenza, sia per quanto riguarda la lettura che per quanto riguarda la pubblicazione. In questo modo, quello del target diviene un aspetto marginale. Cerchiamo di portare più lettori possibili a leggere questo tipo di quella che io continuo a chiamare letteratura, perché per me un testo teatrale ha lo stesso valore letterario di un romanzo.

Cerchiamo di fare innamorare le persone o che non hanno letto o che leggono difficilmente testi teatrali, incuriosendoli con pubblicazioni un po’ diverse, non per forza innovative o contemporanee, ma anche attraverso delle riscoperte.
Per la saggistica, invece se da una parte il discorso è molto legato all’ambito universitario, dall’altro, noi seguiamo diversi progetti, in particolar modo legati anche alla danza. Quindi, il pubblico si amplia, spaziando dagli studiosi, agli operatori agli artisti.

Sono dunque questi i criteri con cui avviene la selezione dei testi drammaturgici?

Questa è la parola fondamentale, ovvero criterio! Negli anni abbiamo fatto in modo che il catalogo fosse sempre vivo, dal primo libro che abbiamo pubblicato all’ultimo sono tutti volumi che da quasi vent’anni conservano ancora una loro vitalità. È vero che siamo molto contenti quando vediamo che un volume appena pubblicato ha un riscontro da parte dei lettori, ma siamo ancora più felici quando vediamo che le persone hanno voglia di leggere anche qualcosa che abbiamo pubblicato diversi anni fa. Questo è possibile solo attraverso un preciso criterio editoriale, perché alcuni volumi non invecchiano mai. L’arte non invecchia mai.

Ritornando alla drammaturgia e al suo valore letterario, questo potrebbe essere il principale motivo per cui si dovrebbe leggere drammaturgia oggi, o secondo lei ci sono ne sono altri, per cui un lettore profano dovrebbe o potrebbe avvicinarsi alla drammaturgia, specialmente contemporanea?

La drammaturgia non viene affrontata nei modi dovuti o per nulla a scuola e quindi la maggior parte delle persone non ha la percezione di che cosa sia questo ambito letterario, così come, invece, molte persone hanno una sorta di deviazione verso questo tipo di lettura. Noi lo riscontriamo quando ci capita di avere un contatto diretto tramite le fiere e gli incontri, per cui ci sono delle persone che non hanno molto a che fare con il teatro, hanno difficoltà nella lettura, sia per quanto riguarda l’uso delle didascalie che per l’uso dei personaggi. C’è anche una fetta di lettori che sembra affetta da una sorta di allergia verso questo tipo di scrittura e di letteratura. Manca chiaramente un tipo di educazione.

Dai profili social di editoria e spettacolo evidente l’interesse per una comunicazione accurata e aggiornata delle collane, dell’attività editoriale e degli eventi, spesso in collaborazione con importanti realtà. Quanto è importante per una casa editrice come la vostra fare network?

Questo è un altro dilemma. Generalmente i testi teatrali possono essere veicolati da manifestazioni come festival, rassegne, bookshop di teatri, ma è difficile che ciò avvenga se vengono a mancare le occasioni di incontro. Quello che noi cerchiamo di fare è seguire quelli che possono essere gli eventi vicini a noi, però in questo caso è necessario trovare un contesto collaborativo. Chiaramente ci scontriamo anche con le risorse di cui disponiamo. Ci piacerebbe avere un sito Internet più fruibile, come poter seguire più eventi così come ci piacerebbe poter pubblicare più drammaturgia straniera, però attualmente non possiamo fare di più.

Si tratta, dunque, di uno scenario drammatico?

No, piuttosto direi che in quel che può sembrare uno scenario drammatico, c’è una fioritura. Rispetto a qualche anno fa, in cui le case editrici che pubblicavano teatro erano poche, oggi si riscontra una sorta di dinamismo, insieme a una maggiore possibilità di trovare pubblicazioni di teatro non solo in cataloghi di case editrici specializzate, ma anche in cataloghi profani, per così dire. La situazione è drammatica per quanto riguarda la distribuzione e la visibilità, non per quanto riguarda la produzione. Le prospettive per il futuro mi sembrano rosee.

Questi progressi potrebbero lasciar ben sperare? Potrebbero, forse, essere questi i primi germi di una rifioritura anche dal punto di vista distributivo?

Si dà il caso che il problema è soprattutto culturale. Il nostro paese vive di una atavica propensione all’assolutismo, dalla politica all’editoria. Anche per quanto concerne l’ambito distributivo, se prima c’erano varie realtà che avevano la possibilità di distribuire, ora si è creata questa sorta di monopolio, il quale crea dei danni che si riversano sulla natura delle pubblicazioni.

Chi è che oggigiorno ha interesse in una maggiore distribuzione, perché pubblicazioni di questo genere siano più fruibili?

Eh, questo dovrebbe essere il quesito di fondo, il pane quotidiano di chi si occupa di politiche culturali. Partendo proprio dal basso – senza proprio arrivare all’università – già a scuola i ragazzi nutrono una repulsione per il teatro, la vedono come una cosa estremamente noiosa. Non vengono spronati ad andare a teatro se non a vedere spettacoli di servizio. I ragazzi di oggi non hanno gli strumenti per potersi avvicinare. Il teatro necessita di un’educazione, di un affiancamento. In questo caso gli incontri sono fondamentali. Il teatro è ancora fatto di persone, di incontri, di scambi che sono fondamentali. C’è sempre un “aiutante”, una figura di riferimento che ti avvicina all’arte. Quel che oggi manca è un aiutante.

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