A dar origine al testo sono alcuni interrogativi intorno alle storie dello zolfo in Sicilia, ai corpi che lo hanno manipolato e alle loro evoluzioni e identità recenti. La scrittura rielabora la persistente pretesa delle politiche contemporanee neoimperialiste di sfruttare sottosuolo e fondali per usi, consumi e privilegi esclusivamente antropici. Da qui il titolo, che rimanda all’espressione “drill, baby, drill”, diffusa tra i partiti repubblicani per sintetizzare strategie energetiche fondate su pratiche estrattiviste e coloniali.
Dentro un gioco a più voci, che strizza continuamente occhi e orecchie a verità e finzione, leggi e pregiudizi, la drammaturgia invita provocatoriamente a ripensare la relazione tra umano e ambiente, ambiente e comunità.
Anno di stesura: 2024
Numero pagine: 25
Numero personaggi: 2
Testo già rappresentato: Sì. Dicembre 2024. Solo come lettura scenica. Presso Zo Centro Culture Contemporanee a Catania.
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