DRAMMATURGIA: Mare di Francesca Pica

Gen 28, 2020

Mare è un testo scritto da Francesca Pica, con la supervisione di Elena Bucci, liberamente tratto da “Donne di mare”, “La danza delle streghe” e “I confini irreali delle Eolie” di Macrina Marilena Maffei.

Una donna fa un sogno, inizia a parlarne e scivola in una notte nera, in una piccola isola, in una piccola spiaggia di sassi, dove una donna incinta aspetta che il marito la raggiunga per poter tirare la rete a terra e recuperare il pescato. Nell’attesa il tempo e lo spazio si dilatano, realtà e fantasia si confondono. Visioni, incontri inaspettati, viaggi e ricordi aprono la possibilità a cose impossibili. Miti, simboli e figure arcaiche, ora amichevoli ora minacciose, svelano le isole Eolie e la loro feroce bellezza, tra storie di majare, pescatrici e serpi con i capelli. Il parto irrompe all’improvviso assottigliando irrimediabilmente il confine tra l’ordinario e lo straordinario, fino a fonderli. Mare è un gioco di scatole cinesi in cui vita e morte vegliano l’una sull’altra tra le onde, in un eterno presente che muta ogni cosa e la lascia com’è.

Introduzione al testo. Di Francesca Pica:

Ho passato un anno intero a cercare di scrivere senza riuscirci, poi durante un laboratorio teatrale diretto da Elena Bucci, tutto il materiale sedimentato ha cominciato a trovare una sua direzione apparentemente in maniera del tutto autonoma dalla mia volontà. Nei laboratori di Elena i piani di lavoro si moltiplicano e si intrecciano in maniera indissolubile, si genera un’energia che stimola una grande creatività, individuale e collettiva. Ogni attore è chiamato ad essere anche autore, ognuno secondo le proprie volontà, necessità, capacità ed è indirizzato a lavorare sui materiali in maniera viva, improvvisando, smontando, cucendo assieme elementi di provenienza diversa e poi fissando quello che funziona, scrivendo. Nella mia valigia c’erano: l’Odissea, Cassandra di Christa Wolf e i racconti delle Eolie, salvati dall’oblio dall’antropologa Macrina Marilena Maffei. In particolare mi aveva colpito la storia di una pescatrice incinta che si era trovata in mare aperto durante una tempesta ed essendo sopraggiunto il momento del parto era riuscita con grande difficoltà a raggiungere la spiaggia e lì aveva dato alla luce il figlio. Durante le improvvisazioni guidate i materiali si andavano intessendo gli uni con gli altri e lavorandoli sono giunta ad un breve testo che ad oggi, con qualche modifica, è l’incipit di Mare. Questa modalità ha dato il via a tutto il processo di scrittura e contestualmente di messa in scena. Elena mi ha insegnato che si può essere liberi anche nel più grande rigore e che non bisogna avere paura ad aprire nuovi spiragli, come riassunto nelle sue parole: “l’autenticità la troviamo nella fiducia a buttarci in un flusso. Sono io e non più io”.

Nel Mare. Di Elena Bucci:

La prima volta che ho incontrato Francesca sono stata colpita dalla chiarezza e dalla purezza dei suoi intenti e dalla sua rispettosa e gentile tenacia: mi chiese, come se facesse un salto da una rupe altissima, di aiutarla a creare uno spettacolo al quale pensava da tempo. Stava partecipando ad un mio laboratorio e avevo già notato come fosse coraggiosa e originale, ricca di intuizione e immaginazione supportate da una cura paziente per la tecnica. Nonostante le difficoltà di tempo, spazio, occasioni, non esitai ad accettare, cosa che capita assai di rado. Francesca da parte sua mi ha inseguito ovunque, partecipando a tutti i laboratori con dedizione, tenendo un diario del lavoro collettivo e approfittando di ogni spazio per proporre nuovi brani del testo e per confrontarsi con me al riguardo. Abbiamo lavorato in teatri, sale, Festival, primae dopo le mie repliche, dal vivo, via mail, via telefono, sotto un grande albero nel giardino di casa mia. Ho conosciuto Domenico, con il quale abbiamo scambiato profonde riflessioni su scene, costumi, luci, spazio che spero abbiano arricchito entrambi. Sono molto fiera del lavoro di Francesca, che riporta con rigore al cuore e alla memoria storie di donne forti e dimenticate – e ritrovate grazie agli importantissimi studi di Macrina Marilena Maffei – e che riesce a muoversi in un equilibrio sottile ed emozionante tra sogno, fantasia e autenticità. Si è creato con lei un rapporto di vicinanza molto naturale che mi ha permesso di starle accanto con tutta l’attenzione possibile e con una sincerità affettuosa al limite della spietatezza, sempre cercando di lasciare che tentasse, sbagliasse, cadesse, ritrovasse, anche da sola. Credo che tentare salti nel vuoto con la complicità di chi ha più esperienza sia una possibile via per imparare questa difficile e meravigliosa arte che è il teatro, che, non dimentichiamolo, non si impara mai.

> Leggi “Tre estratti da Mare, di Francesca Pica”

Biografia di Francesca Pica:

Francesca Pica è attrice e musicista. Nel 2001 comincia il percorso di formazione attoriale studiando recitazione presso l’Accademia dello Spettacolo diretta da Antonio Casagrande. Importanti le esperienze con Jiulia Varley, Gennadi Bogdanov, Giancarlo Sepe, Mimmo Borrelli, Elena Bucci, Margarete Assmut. Riceve la menzione speciale alla recitazione, DOIT Festival 2018, con lo spettacolo “Tàlia si è addormentata”. Tra le esperienze lavorative più significative quelle con Vincenzo Pirrotta in “All’ombra della collina” con cui debutta nel 2003, con Ruggero Cappuccio in un adattamento speciale di “Shakespea re di Napoli” per il festival Benevento Città Spettacolo nel 2006, con la compagnia Theatre en vol con cui comincia una collaborazione dal 2015, con la compagnia Le Belle Bandiere ne “L’anima buona del Sezuan” 2018. Nel 2013 fonda la Compagnia PolisPapin. Il primo lavoro, “Indubitabili Celesti Segnali”, vince il Premio del pubblico al Roma Fringe Festival 2015 mentre lo spettacolo “Tàlia si è addormentata” vince il Premio miglior spettacolo al DOIT Festival 2018. Dal 2016 comincia a lavorare ad un proprio progetto teatrale: MARE. Lo spettacolo debutta ad agosto 2018, è tutorato da Le Belle Bandiere con la supervisione di Elena Bucci.

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