Del tempo e dell’esistenza. “Vedere”, l’indagine di B-Laterale in scena al PimOFF

Ott 17, 2022

B-Laterale è una compagnia under 35 siciliana, localizzata a Palermo. Dall’incontro all’Istituto Nazionale del Dramma Antico, Salvatore Ventura, Isabella Luna Sciortino, Gabriella Zito e Roberto Mulia hanno fondato un collettivo, riunendosi intorno a una visione del teatro come opportunità di incontro e di dialogo con il pubblico.

L’indagine condotta da B-Laterale, approfondisce il tema dell’esistenza, declinata come summa di molteplici linguaggi che scaturiscono da una solida struttura drammaturgica di impianto classico.
Con Vedere, la compagnia è in finale al Premio PimOff per il teatro contemporaneo. La partecipazione al Premio, rappresenta per questi artisti non solo la possibilità di portare il proprio lavoro al di fuori dei confini territoriali, ma anche e soprattutto di confrontarsi con un nuovo pubblico e accrescere, nella regione in cui operano, l’attenzione verso la loro visione artistica e la sperimentazione che propongono.

In questa intervista, B-Laterale racconta il proprio percorso di compagnia con un focus sul loro ultimo lavoro, Vedere.

Ripercorriamo le origini di B-Laterale. Qual è il vostro percorso di compagnia? intorno a quali visioni artistiche vi siete riuniti?

Salvatore Ventura: Ci siamo conosciuti all’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa e, dal diploma in poi, abbiamo iniziato a lavorare insieme come collettivo artistico. Con l’andare del tempo abbiamo capito di avere una linea comune, una visione condivisa. Sulle cose che ci circondano assumiamo uno sguardo laterale, da qui il nome della nostra compagnia: B-laterale, che comprende lo sguardo e la parte che guarda.

I nostri lavori indagano la nuova drammaturgia, da archetipi come la vita, il tempo, l’amore, creiamo una storia sperimentando una commistione di differenti linguaggi.
Il nostro è un teatro contemporaneo ma la nostra base è molto classica, partiamo dalle strutture ben definite della drammaturgia antica per indagare diverse possibilità.
Innanzitutto, ci chiediamo come lavorare sul pubblico, come coinvolgere lo spettatore. Questo è il nostro obiettivo.

Isabella Luna Sciortino: Non vogliamo rivolgerci a un pubblico di soli addetti ai lavori, per questo non amiamo essere troppo criptici, complessi solo per il gusto di esserlo. Non vediamo il senso di escludere il pubblico, che va invece accompagnato nella visione di un teatro che può essere diverso, che gli parli in modo differente, ma che senza di loro non può esistere. Rispetto alle tematiche, soprattutto in questo periodo, ci stiamo interrogando sulla questione del tempo che scorre, dell’esistenza.

Vedere è uno spettacolo che indaga il dolore individuale ponendolo in una dimensione collettiva. Come nasce la scelta di questo tema? Qual è l’obiettivo di questa indagine?

S.V: Vedere nasce come riflessione sulla tendenza diffusa di volere sempre di più, avere sempre di più, vedere sempre di più, essere costantemente sommersi da notizie per soddisfare la necessità di avere una visione su tutto. Ho immaginato la storia di questo ragazzino che ha la qualità di vedere ciò che non si vede. Tutto scorre con l’obiettivo di resuscitare la madre che questo ragazzo non può più rivedere. E la necessità di Luca lo porta a essere come un ingenuo profeta che ha un messaggio da passarci, ha bisogno di dirci che cosa significa vedere sempre, costantemente, quello che non si vede.

Come avete lavorato per la restituzione di questo tema in termini di linguaggi e rapporto col pubblico? Come confluiscono le vostre diverse competenze nel processo creativo?

S.V: Per noi le parole sono l’unico modo per tradire la realtà che ci circonda. Trasponiamo quest’idea in teatro, luogo di incontro di tutte le arti, un altrove possibile immaginabile, lo spazio delle mille possibilità. Il lavoro, come tutti i nostri lavori, ha origine da grandi chiacchierate e dalla messa a confronto di opinioni e idee. Poi, all’interno di ogni progetto, ognuno di noi mette a servizio competenze più specifiche che ognuno ha sviluppato nel corso degli anni di studio e di lavoro.

Gabriella Zito: In questo caso specifico io mi sono occupata della parte visiva, nel momento in cui immaginiamo una scenografia facciamo in modo che, oltre a essere esteticamente d’impatto, sia anche funzionale al racconto. Anche se è sempre tutto frutto di insieme di opinioni che vengono da ognuno di noi. Così come il lavoro registico, quello sulle musiche e finanche la drammaturgia, che può essere modificata nel corso del tempo.

S.V: Roberto ha invece portato avanti il lavoro dell’attore, costruendo il personaggio in modo molto personale. 

Roberto Mulia: A livello attoriale abbiamo, a partire dal messaggio che volevamo lanciare, lavorato su due fronti: l’attore che interpreta Luca, il personaggio, e Luca stesso, chiedendoci quale sia la necessità che spinge Luca a parlare a un pubblico e quale, invece, quella dell’attore di parlare attraverso di lui. Luca dà la possibilità di compiere un viaggio nelle sue emozioni, in un sali e scendi di sensazioni, di cose che gli sono accadute, che è la materia prima di cui ci nutriamo noi attori in generale. E così come l’attore senza il pubblico non esiste, così il pubblico viene portato nei sentieri burrascosi di Luca e invitato a farne parte, a vivere questo viaggio con lui: non si può esimere da ciò, perché Luca è lì per loro e loro sono lì per Luca. Luca senza il pubblico non può iniziare a parlare, lui vuole e deve raccontare i suoi sentieri burrascosi dei quali tutti facciamo parte.

I.L.S: Mi piace evidenziare il fatto che nel nostro gruppo, tentiamo di trovare sempre le migliori soluzioni possibili in base alle nostre possibilità, ai nostri mezzi, a livello economico e di competenze. Tutti partiamo da una base attoriale, ma ci stiamo mettendo in gioco in ambito registico, scenografico, tecnico, sonoro. È questo il bello, non è mai l’idea di uno che viene eseguita dagli altri. Gli incontri giornalieri fra di noi fanno nascere discussioni e da lì si sviluppano i nostri progetti.

PimOff non solo intende apportare un sostegno alla creazione mediante le residenze artistiche ma offre anche una possibilità di circuitazione, spesso complessa da ottenere soprattutto fuori dal proprio territorio di origine. Come immaginate il futuro di Vedere alla luce di un prolungato processo di residenza?

R.M: Crediamo molto nell’opportunità di poter continuare a indagare questo tema, far avanzare lo spettacolo ma anche di mettere in luce qualcosa in cui crediamo, un lavoro, e una visione stessa del lavoro, che vorremmo fosse visto.  

S.V. Lavoriamo senza sosta ormai da quasi cinque anni, per noi questo è un momento di svolta: siamo una compagnia under 35, siamo partiti da zero, abbiamo uno spazio in affitto che cerchiamo di sostenere con tutte le nostre forze, tra molte difficoltà. Se dovessimo vincere ce la metteremmo davvero tutta per far conoscere il nostro lavoro. 

G.Z. Abbiamo scelto di fondare la nostra compagnia e di restare in Sicilia. A Palermo abbiamo difficoltà a proporre i nostri lavori che sono prettamente sperimentali, perché i programmatori temono un mancato interesse da parte del pubblico a cui vengono proposti principalmente cartelloni mainstream. La vittoria del Premio PimOff ci farebbe acquisire credibilità dentro e fuori dal nostro territorio.

G.Z: Abbiamo scelto di fondare la nostra compagnia e di restare in Sicilia. A Palermo abbiamo difficoltà a proporre i nostri lavori che sono prettamente sperimentali, perché i programmatori temono un mancato interesse da parte del pubblico a cui vengono proposti principalmente cartelloni mainstream. La vittoria del Premio PimOff ci farebbe acquisire credibilità dentro e fuori dal nostro territorio.

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