CiKorea, anche i giovani hanno ricordi

Feb 10, 2026

Anche quest’anno, la direzione artistica di Maura Teofili e Francesco Montagna apre le porte di Carrozzerie N.O.T. ai performer emergenti e ai loro studi, all’interno della rassegna CiKorea_amara la danza. La serata di apertura del 16 gennaio regala alle spettatrici e agli spettatori un viaggio nella quotidianità e nella memoria, oltre che nella dimensione artistica dei giovani in scena.

Ad inaugurare CiKorea è Sentiero 105, lo studio di Michele Ermini che ripercorre le vicende legate alla morte in montagna della poetessa ventiseienne Antonia Pozzi, avvenuta nel 1938. Il punto di partenza sono le parole d’amore, di sofferenza e di solitudine lasciate in eredità dalla ragazza, tradotte in poesia dei movimenti dal danzatore. Ermini si cala infatti nel momento in cui la donna decide di togliersi la vita nel gelo di un campo innevato, ingerendo una grande quantità di barbiturici, subito dopo aver dichiarato i suoi sentimenti al ragazzo che ama. Il danzatore si stende a terra e rivive con il suo corpo questa quieta fine, ma non prima di aver avvisato chi guarda che la scena, accompagnata da una registrazione della sua stessa voce fuori campo, procederà in reverse. Così, mentre le membra di Ermini acquisiscono di nuovo tono e vitalità, la performance strappa la giovane dalla sua tomba di neve e la restituisce alla vita e all’incontro romantico appena avvenuto, invertendo i termini del binomio amore-morte. Allo stesso modo, al termine della performance, anche gli spettatori e le spettatrici si risvegliano dalla morte come da un brutto sogno, e il colore torna sulle loro guance. 

Lasciando la sala, il pubblico trova ad attenderlo su un divano del foyerun individuo dal volto coperto con una grottesca maschera fatta di ritagli di gommapiuma. Così inizia il secondo studio della serata,La mia playlist n. 42 diFrancesco Alex Petta. L’atmosfera cambia nel giro di pochi secondi quando il performer tira fuori un coltello e inizia ad affettare, indisturbato, tre cetrioli di fronte al pubblico attonito. La playlist n. 42 citata nel titolo entra in riproduzione mentre Petta è ancora impegnato nel suo gesto quotidiano e, come spesso capita quando si ascolta la musica, lo trascina lontano dalla banalità del presente. Il danzatore sembra costretto a compiere dei movimenti che rivelano però ciò che davvero sta pensando, le pulsioni che lo animano e che fanno eco a questa colonna sonora: aggressività, sensualità ed energia si succedono in modo rapido e imprevedibile, con un ritmo che, tuttavia, ognuno di noi conosce bene. 

A chiudere la serata, una volta che il pubblico è rientrato in sala, sono Noemi Piva e il musicista Lorenzo Minozzi con Settembre non arriverà mai. La dimensione del ricordo è di nuovo protagonista. Ancora una volta, però, non si tratta solo di memoria personale: la drammaturgia di Piva intreccia i sogni, le canzoni e le false credenze della danzatrice bambina con le vite di sconosciuti che popolano i racconti della sua famiglia. La performer adulta ritrova la fanciullezza nei modi di fare e di esprimersi proprio davanti agli occhi del pubblico ma, piuttosto che rintracciare la propria infanzia, preferisce perdersi in quella di una sua parente, forse una prozia. Questo inaffidabile ricordo intergenerazionale ci parla di un’alluvione che l’aveva costretta ad arrampicarsi sul tetto della propria casa e a passare le vacanze estive in collegio, mentre l’abitazione si asciugava. Rievocando queste immagini umide e per lei ormai leggendarie, la performer ne regala una inedita a chi guarda: quella della scultura che sta componendo in scena. Piva ricopre con della plastilina blu una piccola sedia di legno bianca e aggiunge alla sua creazione, seguendo un progetto che solo il suo lato infantile conosce, piatti e tazzine di un servizio da tè di porcellana. Catturato dai suoi movimenti, ciascuno riscopre attraverso di lei il piacere autentico del gioco e può concludere la serata con una prospettiva diversa su sé e sul proprio passato.

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