Chroniques, il labirinto temporale dei Peeping Tom

Ott 17, 2025

Protagonista della nuova stagione del festival teatrale FOG – Le disuguaglianze dei corpi promosso da Triennale Milano è la compagni Peeping Tom che, tra l’8 e il 9 del mese di ottobre, porta in scena il suo nuovo progetto Chroniques. Alla regia la fondatrice del gruppo Gabriela Carrizo, che ne firma anche la drammaturgia in collaborazione con Raphaëlle Latini, in scena Simon Bus, Seungwoo Park, Charlie Skuy, Boston Gallacher e Balder Hansen.

L’analisi dello spettacolo non può che partire dai tre elementi con cui lo spettatore dialoga fin dal primo minuto: il titolo, le scene (Edith Vandenhoeck) e il disegno luci (Bram Geldhof). L’intenzione subito dichiarata – e rispettata forse con fin troppa fedeltà per tutto il corso della pièce – è quella di mostrare stralci di episodi, cronache per l’appunto, che fanno da cornice narrativa ai quadri che si susseguono in scena. Le luci soffuse intercettano questa esigenza di incompletezza creando una penombra permanente, un giorno indeciso tra la sua alba e il suo tramonto, di un mondo sospeso tra l’arcaico e l’avveniristico. Le scene offrono man forte a questa sospensione: non per mancanza di elementi in scena, ma per compresenza di vecchio e nuovo.

Una sottesa volontà drammaturgica di cucire insieme le storie, anche se non sempre chiara, di certo esiste. Non a caso la scena si apre con un’atmosfera simile a quella della sequenza iniziale di 2001: Odissea nello spazio in cui un gruppo di primi uomini è alle prese con massi e utensili rudimentali. Lo spettatore intuisce presto il gioco, e il riferimento all’evoluzione umana con lo scorrere dei minuti è sempre più chiaro, ma a sporcarlo torna quella coesistenza di elementi presi a prestito ora dal mondo medievale, ora da quello dei manga, degli alchimisti o dei viaggi spaziali.

Gabriela Carrizo, riferendosi a questo nuovo esperimento della compagnia belga, ha parlato esplicitamente di «labirinto temporale» in cui i cinque personaggi in scena sembrano scoprire per la prima volta e al tempo stesso ricordare come si interagisce con un altro essere umano, con una pietra, con un’emozione.

Peeping Tom
Chroniques, Peeping Tom – © Sanne De Block

Tra le scoperte-ricordi esibiti in scena, per durata, creatività e significato, spicca quella della violenza, che fa irruzione casualmente come una tra le tante forme d’interazione sperimentate. La violenza di Chroniques – oltre a fornire il pretesto drammaturgico per dare spazio alle qualità fisiche dei performer, che si sfidano in una sequenza rocambolesca di cadute – ha però due caratteristiche particolari. In primo luogo, non ha bisogno di contatto: un personaggio agita la mano o da un calcio all’aria e sullo sfondo vediamo un altro colpito dallo schiaffo “wireless” o sgambettato da un piede assente. In secondo luogo, la violenza esibita risulta priva di conseguenze: i performer accusano i colpi e precipitano a terra, ma dopo pochi secondi si rialzano come niente fosse e il gioco si ripete.

Per queste ragioni, si è chiaramente di fronte ad una violenza ludica, estremamente coreografica, quasi da cartoni animati; solo che in scena ci sono attori in carne e ossa. Si comprende allora l’intenzione di voler denunciare una qualche banalità dell’aggressività fine a sé stessa, di isolare la particella di crudeltà presente nell’umano ed esibirla nella sua dimensione comica.

In questo andirivieni tra futuro e passato, tra noto e ignoto, i cinque performer attraversano senza mai soffermarsi le epoche della storia umana. Dominano il frammento e la trasformazione incessante dei corpi e della materia circostante. Ma cosa resta oltre queste interazioni accennate e mai percorse fino in fondo? Chroniques risulta probabilmente, quantomeno per l’impianto drammaturgico, opera più debole tra le altre della compagnia, ma dei Peeping Tom, anche stavolta, resta negli occhi dello spettatore una risposta alla domanda “cosa può un corpo?”.

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