Dimmi Tiresia. Al Teatro Basilica dall’11 al 16 febbraio

Sarà in scena al Teatro Basilica dall’11 al 16 di febbraio – nell’ambito della programmazione danza – Dimmi Tiresia scritto e diretto da Luisa Stagni, coreografia Luca Piomponi, con Lucrezia SerafiniLuca Piomponi e Luisa Stagni. Supervisione artistica Aurelio Gatti.

Il vecchio Tiresia ci narra dei miti dai quali nasce il suo bizzarro, tragico destino; di quando fu donna e di quando fu uomo, e dell’incontro con gli dei e dell’eterna, ingiusta, punizione: sette generazioni da viver sulla terra e la Veggenza a lui concessa dagli dei, è un grande peso, una insostenibile condizione umana, un conflitto reso eterno. Destino e punizione: vedere e sapere ciò che accadrà e non desiderarlo; Lui, il cieco, non può evitare di “vedere” l’umano destino. Quel sapere sconforta e opprime il suo impotente essere. Il suo dire, le sue parole prendono corpo, come fiammelle danzanti, evocate dal suo narrare, esse son coro, son donna e giovane uomo, son desiderio e son il kronos destinato a fermarsi. Sono passato e futuro, son madre e figlio, son voce del refrattario veggente, alter ego ribelle. Tiresia attraversa numerosi stati, passa da un piano di conoscenza a un altro: la notte scende sui suoi occhi perché folgorati da una visione insopportabile, in cui oltrepassa il limite rigidamente fissato per l’essere umano.

Le sue capacità profetiche non sono una compensazione per la perdita subita, ma il superamento di una conoscenza empirica a favore di un “modo altro” di sapere le cose e di comprendere la realtà, conoscere lo spazio-tempo. Una grande suggestione per una ricerca sull’elaborazione cognitiva dello spazio. Infatti, in assenza della vista, i due sistemi percettivi, udito e tatto, prendono in carico la conoscenza dello spazio, utilizzando strategie differenti, perché udito e tatto dipendono dalla successione sequenziale, mentre la visione ha il dominio della simultaneità. Ricerca possibile anche grazie al contributo di Luisa Stagni, drammaturga e interprete non vedente.

“Dimmi Tiresia” partecipa come testo nel 2017 a “Opra Prima”, rassegna curata da Alma Daddario, dedicata alla presentazione di scritture teatrali inedite (Villa di Livia a Roma). Nel 2018 il progetto viene accolto da MDA Produzioni: dopo una serie di attività laboratoriali e seminariali sulla percezione sensoriale condotti da Luisa Stagni, viene realizzato il primo studio, presentato all’Antiquarium di Malborghetto ( Teatri di Pietra), all’Acropoli di Selinunte (Le Forme di Telesis) e al Museo Guarnacci di Volterra (Festival Intern.Teatro Romano Volterra).

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Elio Germano in Segnale d’allarme – La mia Battaglia VR al Teatro Argot Studio

Con Elio Germano nelle vesti di protagonista, arriva a Roma Segnale d’allarme – La mia Battaglia VR, uno dei primi esperimenti mondiali di teatro in realtà virtuale, dal 4 al 16 febbraio presso il Teatro Argot Studio. Un evento unico che fonde spettacolo dal vivo e cinema attraverso la tecnologia digitale della Virtual Reality. Dopo il grande successo de La mia Battaglia, l’opera teatrale di Elio Germano e Chiara Lagani diventa un film in realtà virtuale, diretto da Elio Germano e Omar Rashid, in cui il vincitore della Palma d’Oro a Cannes parla alla e della nostra epoca.

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Un attore, o forse un comico, ipnotizzatore non dichiarato, durante uno spettacolo di intrattenimento, manipola gli spettatori in un crescendo di autocompiacimento, anche verbale, fino a giungere, al termine del suo show, a una drammatica imprevedibile svolta. Portatore di un muto volere collettivo diffuso nell’aria, l’artista da figura autorevole si farà a poco a poco sempre più autoritario, evocando lo spettro di un estremismo di ritorno travestito da semplice buon senso. Appellandosi alla necessità di resuscitare una società agonizzante, tra istanze ecologiste, nazionaliste, socialiste, planetarie e solitarie, mutuali e solidali, tra aneddoti e proclami, tra appelli appassionanti e affondi lirici deliranti, l’attore-mattatore trascinerà l’uditorio, in un crescendo pirotecnico, a una straniata sospensione tragica fino a condurlo a una terribile conseguenza finale. Un soliloquio che parte dalla democrazia, dal valore dell’autorità e della responsabilità e termina in un proclama idealista.

Attraverso e grazie alla VR il pubblico si immergerà nell’opera teatrale diventandone parte, fino a confondere immaginario e reale. Si troverà in sala, in prima fila, insieme agli altri spettatori. Cercherà lo sguardo di chi è seduto accanto, perfino i gesti. Assisterà a un monologo che sarà un crescendo e allo stesso tempo una caduta verso il grottesco, partecipando attivamente al dibattito politico, in un gioco metateatrale e al contempo metacinematografico. Segnale d’Allarme racconterà una storia vera, la nostra.

Per info e prenotazioni: info@teatroargotstudio.com / 06 5898111

Per acquistare il biglietto: http://bit.ly/SegnaleDallarme

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L’Indifferenza di Pablo Solari al Teatro Argot Studio

Dopo il successo delle date milanesi arriva al Teatro Argot Studio di Roma dal 19 al 21 dicembre, L’INDIFFERENZA, thriller che indaga le conseguenze delle nostre azioni, prodotto da Centro Teatrale MaMiMò e Teatro i. Scritto e diretto da Pablo Solari, lo spettacolo vede in scena Luca Mammoli, Woody Neri e Valeria Perdonò alle prese con un passato da affrontare, in una lotta metaforica tra il progresso della civiltà occidentale e la sua natura bestiale e sanguinaria.

Che si tratti di fare una carezza a un neonato, di dare un bacio a una sconosciuta o di schiacciare il pulsante che sgancerà la bomba su Hiroshima, è impossibile fuggire alle conseguenze delle nostre azioni. Si può provare a far finta di niente, a rimanere indifferenti, cercando di nascondere anche le peggiori colpe così bene da quasi dimenticarsene, inevitabilmente però, queste riemergeranno, presto o tardi, costringendoci ad affrontarle. In una mattinata come tante, un ospite inatteso costringerà Franco a fare i conti con il proprio passato, con la persona che era e che pensava di essere riuscito a dimenticare. L’indifferenza è un thriller che costringe lo spettatore a prendere costantemente posizione su cosa sia vero e cosa sia falso, su cosa sia bene e cosa sia male.

L’indifferenza è una parabola sul valore della memoria e sull’esistenza del male. L’azione si svolge in uno spazio tempo allucinato, che sfida il realismo; prima una casa, poi un museo, un mondo interiore in cui verità e finzione si confondono e in cui i personaggi, tra vendette e ossessioni, si denudano delle proprie bugie, rimanendo da soli con la propria natura, imperfetta e pericolosa. Nonostante la cornice contemporanea, L’indifferenza sembra essere ambientato al tempo dell’Antico Testamento, sotto lo sguardo di un Dio vendicativo e miracoloso, in grado di rendere gli uomini belve, e la sterilità fertilità. Ma davvero il nostro mondo è così lontano da quello delle sacre scritture? Da quell’umanità così timorosa e sperduta?

Pablo Solari

Pablo Solari, regista e drammaturgo, classe 1989, si diplomato in Regia teatrale presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, vive tra Lima e Milano. Nel 2016 è drammaturgo di Oreste all’interno del progetto Santa Estasi. Atridi: otto ritratti di famiglia (2016) con la regia di Antonio Latella, vincitore del Premio Ubu 2016 come Spettacolo dell’anno e vincitore del Premio della Critica 2016. Nel giugno 2018 è responsabile dell’adattamento drammaturgico dei Cavalieri di Aristofane rappresentato durante il cinquantaquattresimo Festival Nazionale di Dramma Antico di Siracusa. È finalista del bando direction under 30 all’interno dalla Biennale di Venezia – Teatro 2018. Nel 2019 è regista di Contenuti Zero Varietà, con cui firma una serie di sette spettacoli presso il Teatro Leonardo di Milano. Nel luglio scrive e dirige in collaborazione con il musicista Roy Paci lo spettacolo Carapace che ha debuttato presso Festival delle Orestiadi di Gibellina (PA). In ottobre debutta come regista d’opera dirigendo due atti unici inediti all’interno della serata 4 one-act operas in chiusura della Biennale di Venezia – Musica 2019. È finalista del Premio Riccione Tondelli 2019 con il testo Woody è morto.

Il Centro Teatrale MaMiMò è un polo culturale nato nel 2005 che gestisce il Teatro Piccolo Orologio di Reggio Emilia e al cui interno sono attive una Compagnia, che produce spettacoli di prosa, teatro ragazzi ed eventi culturali, e una Scuola di Teatro. La forma artistica è quella di un teatro colto e popolare insieme, atto collettivo di un gruppo riunito da una visione comune. Il Centro Teatrale MaMiMò è sostenuto dal 2012 dalla Regione Emilia Romagna come Organismo di produzione di spettacolo, ed è riconosciuto dal MiBAC come Impresa di produzione teatrale di Innovazione nell’ambito della Sperimentazione. 

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Antonio Rezza e Flavia Mastrella al teatro Vascello dal 17 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020

Antonio Rezza e Flavia Mastrella, pluripremiati e proclamati Leoni d’oro alla carriera per il Teatro 2018 dalla Biennale di Venezia, sono i fautori di un nuovo linguaggio comunicativo, inimitabile nel panorama teatrale contemporaneo. L’arte figurativa e la drammaturgia di Rezza e Mastrella, in grado di esprimere una originalità mai sconfessata, tornano sul palcoscenico del teatro Vascello presentando tre opere.  

Fotofinish, dal 17 al 22 dicembre. Debutta nel 2003 e racconta le vicende di un uomo che si fotografa per sentirsi meno solo. Grazie alla moltiplicazione della sua immagine arriverà a credersi un politico che si rivolge ad una folla che non c’è, ma che lo galvanizza come tutte le cose che non avremo mai. Impazzirà poco a poco…ma mai completamente.

Bahamuth, dal 26 al 31 dicembre. L’opera, del 2006, è liberamente associata al ‘Manuale di zoologia fantastica’ di J.L. Borges e M. Guerrero.  In una scatola appena accennata, un uomo trascorre l’agonia che lo porterà a una nuova vita fatta di rigurgiti tribali e storie trapassate, inquinate da assilli contemporanei. La notte del 31 dicembre dopo lo spettacolo, attenderemo insieme il nuovo anno con l’Asta al Buio, battitore d’eccezione Antonio Rezza. 

Anelante dal 3 al 5 gennaio 2020, l’ultimo lavoro. Anelante è l’uomo che esiste nel suo struggimento. Decanta l’alienazione e la disperazione di esseri umani tramutati in entità virtuali. Esalta la visione del sé idealizzato, non riesce ad ascoltare e utilizza solo la sua comunicazione verbale. Anelante è un essere mitologico, affronta con il tratto stilistico di RezzaMastrella, i contorni delle effigi storico-cromatiche della nostra epoca.

Ci guardiamo alle spalle. In un momento mai così disperato, siamo a nostro agio. Finalmente tutt’intorno c’è la stessa atmosfera priva di prospettive che ci ha permesso di creare tanta allegria senza che ce ne fosse reale necessità. Facciamo questi tre spettacoli perché con piglio irriducibile abbiamo costruito un esempio di arte indipendente. I compromessi sono vicini alla fine del loro percorso ed essere ammirati dai morti è motivo di vanto e di preoccupazione. Mai come ora il nostro linguaggio è attuale. Adesso sta a noi cambiare strada. Stiamo lavorando alla nuova opera che debutterà in coproduzione con il teatro Vascello nel 2020.
E’ una storia senza tempo e senza spazio, con solo le ossessioni.”  Antonio Rezza e Flavia Mastrella 

Fotofinish da martedì 17 a domenica 22 dicembre 2019
martedì/mercoledì/giovedì/venerdì ore 21.00 – sabato ore 19.00 – domenica ore 17.00

Bahamuth da giovedì 26 a martedì 31 dicembre 2019
giovedì/venerdì/lunedì ore 21.00 – sabato ore 19.00 – domenica ore 17.00
martedì 31 dicembre ore 21.00 Speciale Capodanno (spettacolo e Asta al buio)

Anelante da venerdì 3 a domenica 5 gennaio 2020
venerdì ore 21.00 – sabato ore 19.00 – domenica ore 17.00

Cenni biografici

Flavia Mastrella e Antonio Rezza si occupano di comunicazione involontaria. Hanno realizzato tredici opere teatrali (tra cui Pitecus, Io, Fotofinish, Bahamuth, 7-14-21-28, Doppia Identità, Fratto_X e Anelante) cinque film lungometraggi (tra cui Escoriandoli presentato a Venezia nel 1996, Delitto sul Po e Milano Via Padova) e una serie sterminata di corto e medio metraggi. Nel 1991 presentano Barba e cravatta al festival di Avignone. Flavia Mastrella si occupa inoltre di scultura, fotografia, video-scultura (ha esposto alla GAM, al Mambo e al PAN) e Antonio Rezza di letteratura pubblicando i suoi romanzi con Bompiani (Premio Feronia 2008 con Credo in un solo oblio). Tra il 1996 e il 1998 collaborano con Tele+ ideando la trasmissione Critico e Critici. Per RAI 3 hanno realizzato nel 2000 il programma Troppolitani. Nel 2008 ricevono il Premio Alinovi per l’arte interdisciplinare e pubblicano con Kiwido la prima raccolta video del loro cinema in bianco e nero Ottimismo democratico. Nel 2010 presentano a Madrid e a Palencia, Pitecus in lingua spagnola ed eseguono alcune azioni performative insieme agli Afterhours. Nel 2011 presentano 7-14-21-28 al Théâtre de la Ville di Parigi e nel 2013 al Theatre Center Na Strastnom di Mosca. Nel 2012, edito da Barbès, è uscito il libro – La noia incarnita, il teatro involontario di Flavia Mastrella e Antonio Rezza. Nel 2013 sono stati loro conferiti il Premio Hystrio e il Premio Ubu. Nel 2014 pubblicano con la casa editrice il Saggiatore Clamori al vento. Nel 2016 viene loro assegnato il Premio Napoli; nello stesso anno presentano al Teatro La Mama di New York Pitecus. Nel 2017 ricevono a Montecitorio l’attestato di Unicità nella Cultura e il Premio Ermete Novelli. Nel 2018 viene loro assegnato dalla Biennale di Venezia Il Leone d’oro alla carriera. Nel 2018 realizzano per RAI 3 il programma televisivo “La tegola e il caso”. Nel 2019 La Milanesiana conferisce loro il Premio Rosa d’oro. Le loro opere letterarie sono in stampa con la casa editrice La nave di Teseo. Collaborano da diversi anni con TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello e con la Fondazione Teatro Piemonte Europa.

MAGGIORI INFO

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SEI, al Teatro Vascello arriva la Compagnia Scimone Sframeli

Scimone e Sframeli sono artisti molto amati e pluripremiati in Italia così come all’estero. Per la prima volta si misurano con Pirandello e con i Sei personaggi in una versione calorosamente festeggiata dal pubblico e dalla critica al suo debutto a Napoli. Ciò che salta subito all’occhio è la capacità che i linguaggi dei due autori – diversi ma complementari – hanno di dialogare tra di loro.  La commedia pirandelliana perde il suo alone di ancestrale moralismo  e scopre invece i rapporti concreti tra le persone.

Scimone lavora sulla parola, ‘riscrivendo’ con grande fedeltà il testo originario, ma denunciandone apertamente quelle che oggi sarebbero inutili forzature. È lui stesso a interpretare il capocomico della compagnia in prova mentre Francesco Sframeli, che firma la regia, è un misuratissimo ‘padre’, ovvero il motore colpevole del dramma. Con loro in scena un folto gruppo di bravi ed affiatati interpreti tra i quali molti i giovanissimi.

« Sei – affermano Scimone e Sframeli – nasce dal bisogno di mettere insieme il nostro linguaggio teatrale con la lingua del grande maestro. Durante il lavoro di elaborazione, abbiamo ridotto il numero dei personaggi, eliminato o aggiunto scene e dialoghi, sostituito qualche termine linguistico, ma senza stravolgere la struttura drammaturgica dell’opera originale”.

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Fondi al Teatro Eliseo, Barbareschi rinviato a giudizio

Luca Barbareschi è stato rinviato a giudizio. L’attore, ex deputato e direttore artistico del Teatro Eliseo (e del Piccolo) dal 2015 è accusato di aver esercitato “pressioni illecite” per ottenere dei fondi pubblici per far funzionare lo storico teatro di Via Nazionale.

“Mi dichiaro colpevole”. Comincia così la conferenza stampa indetta a tamburo battente da Luca Barbareschi. “Mi dichiaro colpevole, lo sto facendo da cinque anni, busso alle porte della politica, dei politici chiedendo attenzione per il teatro, se questa è una colpa, sono colpevole. Se questa è una colpa lo sono tutti, dalla Scala al Piccolo Teatro, tutti bussano alle porte della politica”. Una ironica ammissione di colpa cui Barbareschi fa seguire l’esclamazione di essere pronto a dimettersi, se solo così potrà evitare uno stop di fondi pubblici al suo teatro.

Sono pronto a dare le dimissioni, a lasciare il ruolo di direttore artistico dell’Eliseo, se mi verrà chiesto dal ministro Franceschini, se sarà necessario per evitare che vengano bloccati i fondi al teatro”, spiega Barbareschi, sottolineando comunque di “sperare che Franceschini mi chieda di restare”. Fra lo stizzito e il divertito, Barbareschi non risparmia accuse all’Italia, all’incultura del Paese fomentata dalla classe politica, alla piccineria dei ‘colleghi’ responsabili di altri teatri, alla magistratura, da Mani pulite in avanti, e annuncia: “Sto scrivendo una lettera al Csm per annunciare che farò causa allo Stato, per danni. E vincerò!“, attacca Barbareschi.

Nel merito della vicenda, Barbareschi sostiene più volte che “non esiste il traffico di influenze”, che “non è stato fatto nulla di male, non c’è stato nessun passaggio di denaro o altro”, che “a dimostrare la trasparenza c’è anche il fatto che ho pagato perché venisse svolta una normale attività di lobbing”. Al centro del discorso di Barbareschi e della vicenda tutta il tema dei fondi pubblici per l’Eliseo: “Proprio in questi giorni si decide al Senato il destino della legge per i finanziamenti all’Eliseo, che orologi straordinariamente sincronizzati ci sono in Italia!”, afferma Barbareschi.

La sua avventura con l’Eliseo, ha detto Barbareschi, potrebbe chiudersi con la stagione in corso: “Se non arrivano fondi pubblici l’Eliseo chiuderà alla fine di questa stagione. Il teatro è un punto di riferimento, ha successo, è il miglior teatro d’Italia, attrae giovani, ma quando in Italia hai successo devono farti fallire”, afferma e annuncia infine che se non potrà far altro venderà il teatro, “se lo Stato mi fa un’offerta…”.

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L’attore in movimento. Stage con Mamadou Dioume dal 13 al 17 novembre a Roma

Il centro culturale Il posto di Dietro le Quinte presenta a Roma, dal 13 al 17 novembre, lo stage “L’attore in movimento” del maestro Mamadou Dioume. Lo stage è rivolto ad attori professionisti e non, danzatori, artisti circensi e performer.

Mamadou Dioume si diploma presso l’Istituto Nazionale delle Arti del Senegal (INAS) dove consegue il primo premio “Prix de tragèdie” e interpreta numerosi importanti ruoli. Nel 1968 si fa riconoscere per il ruolo di Creonte nell’Antigone di Jean Anouilh, grazie al quale entra nel Teatro Nazionale Daniel Sorano, dove lavora fino al 1984 sotto la direzione di Raymond Hermantier, compagno di Jean Vilar. Nel marzo del 1984 viene notato da Peter Brook che lo invita ad interpretare Bhima, il figlio del vento dalla forza prodigiosa, nel “Mahābhārata”, Interpreterà questo ruolo sia in francese sia in inglese durante la tournée teatrale mondiale durata fino al 1988. Dopo il lavoro teatrale, gli viene proposto lo stesso ruolo per la versione cinematografica nel settembre 1988. Continua poi la collaborazione con Peter Brook e a la compagnia CICT, interpretando altre opere, tra le quali “La Tragèdie de Carmen”, “Woza Albert”, “La Tempète”. Ha inoltre diretto numerosi spettacoli nel mondo (in Norvegia, Francia, Africa..) e in Italia (a Torino, Napoli, Firenze, Roma, Bologna..) e preso parte in numerose produzioni cinematografiche tra le quali “The Tempest” di Julie Taymor. Dal 1991 dirige workshop e masterclass per attori in Africa e in tutta Europa arrivando a conseguire le conoscenze per trasmettere la forza delle sue tradizioni agli allievi europei.

Il percorso formativo si svilupperà nei seguenti step:

• destrutturazione del sè e ricerca interiore;
• esplorazione dello spazio interno ed esterno;
• abbattimento delle barriere fisiche per liberare il corpo;
• ascolto del ritmo interiore e dell’ impulso emotivo come motore di creazione artistica;
• rapporto con l’immaginario;
• respirazione profonda e riscoperta della propria vera voce;
• memoria del corpo e movimenti primordiali;
• percorso attraverso il Testo e Dialogo con il personaggio;

Ogni allievo dovrà essere munito di:
– bastone (tipo manico di scopa in legno)
– pareo grande
– 5 palline da tennis
– materassino da yoga

INFO E CONTATTI: 06 43412334 – 334 75 666 03
info@dietrolequinte.roma.it

Le iscrizioni si chiuderanno il 12 Novembre.
Per iscriversi, mandare e mail a info@dietrolequinte.roma.it con i propri dati e contatti. Verrete ricontattati e vi verrà rilasciato l’IBAN su cui versare la quota d’iscrizione.


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Mbira: la cultura africana nella musica e nella danza di Roberto Castello. Il 4 novembre al Teatro Quarticciolo di Roma

Quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo?
Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta. Oggi tante culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale. Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici. Sta di fatto che il mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla California, a Madrid, a Riyad a Tokio. Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando in contatto con la cultura dei conquistati.

Di questo prova a parlare Mbira, un concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista che – utilizzando musica, danza e parola – tenta di fare il punto sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana. Lo spettacolo, a cura di Roberto Castello andrà in scena il 4 novembre 2019 al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma. Ingresso gratuito (maggiori informazioni).

Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica tradizionale che con questo strumento si produce. “Bira” è anche il nome di una importante festa della tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della Mbira. Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata una controversia che ben rappresenta l’estrema problematicità e complessità dell’intrico culturale e morale che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa. Mbira è insomma una parola intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, musiche, balli, feste e riflessioni su arte e cultura che fanno da trama ad uno spettacolo che, combinando stili e forme, partiture minuziose e improvvisazioni, scrittura e oralità, contemplazione e gioco, ha come inevitabile epilogo una festa. Mbira offre un pretesto ideale per parlare di Africa e per mettere in evidenza quanto poco, colpevolmente, se ne sappia, nella convinzione che il gesto più sovversivo oggi sia quello di ricordare che, prima di affermare certezze, in generale sarebbe saggio conoscere l’argomento di cui si parla. Il teatro borghese nasce per i teatri, la musica pop per gli stadi. Progetti come Mbira nascono invece per tutti quei posti in cui c’è voglia e bisogno di distrarsi, divertirsi e stare bene senza necessariamente smettere di pensare o di porsi domande sul proprio ruolo e sul proprio rapporto con gli altri.

Mbira inaugura FuturaMemoria, una nuova Rassegna sui temi dell’inclusione e della memoria prodotta da Spellbound con la direzione artistica di Valentina Marini, che dal 31 ottobre al 28 novembre 2019 vede protagonisti molti luoghi del Municipio V di Roma, dal Teatro Biblioteca Quarticciolo a La Pecora Elettrica, dal Centro Anziani Villa Gordiani al Mercato Iris, da La Cantina di Dante al Mercato Villa Gordiani. L’iniziativa è parte del programma di Contemporaneamente Roma 2019 promossa da Roma Capitale-Assessorato alla Crescita culturale e realizzato in collaborazione con SIAE.

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Saul, dal 24 al 27 ottobre 2019 al Teatro Vascello

Dal 24 al 27 ottobre 2019 al Teatro Vascello di Roma andrà in scena Saul, liberamente tratto dall’Antico Testamento e Saul di André Gide. Lo spettacolo, con la regia di Giovanni Ortoleva, ha ricevuto una menzione speciale alla Biennale di Venezia 2018, concorso Registi Under 30.

Nell’Antico Testamento, Saul compare come il primo re d’Israele, eletto da Dio e successivamente da Lui ripudiato. Il giovane David, mandato a palazzo per calmare il re con il suono della sua cetra, riesce a riscuoterlo dal dolore in cui è precipitato e conquista l’amore suo e di suo figlio Gionata. Quando però il giovane sconfigge il gigante Golia diventa evidente che il suo ruolo è più grande di quello per cui è stato annunciato, e l’amore del Re si trasforma in feroce gelosia.

L’incapacità di Saul di accettare la fine del proprio dominio e il suo rapporto ambivalente col giovane David costituiscono il paradigma dell’uomo che cade. La sua parabola è quella di un frontman in declino, confinata in una camera d’hotel, in attesa di essere superata. Re, padre, rockstar. Saul cerca di resistere al cambiamento, alla fine della sua stirpe, al cancellarsi del proprio nome. La sua lotta è una lotta contro il procedere del tempo.

Note di regia di Giovanni Ortoleva

Quello di Saul è forse il primo mito consegnatoci dalla tradizione occidentale a parlare di fallimento individuale; e il fallimento è oggi l’orizzonte più buio, quello che sembra attendere un pianeta che non è stato capace di prendersi cura di se stesso, un sistema sociale basato su un’economia che non sa controllarsi. Ho scelto di raccontare la storia di Saul per affrontare questo fantasma, convinto che ogni storia riguardi il tempo che cerca di dimenticarla. Ho riscritto la vicenda di Saul, insieme al drammaturgo Riccardo Favaro, accostando ai re le rockstar, alle regge imperiali le suite d’albergo. La nostra riscrittura, partita dall’Antico Testamento, si è nutrita forse più di cinema e musica che della lettura di testi sull’argomento, ma il Saul di Andre Gide è stato un riferimento cardinale del nostro lavoro. Col passare del tempo mi sono reso conto che tutti i progetti che ho realizzato negli ultimi anni parlano, in un modo o nell’altro, di fallimento. La nostra drammatica incapacità di affrontare la debacle, in fondo, mi diverte molto.

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Teatro Stabile Torino: nominato presidente Vallarino Gancia

Lamberto Vallarino Gancia, designato dalla sindaca Chiara Appendino, è stato confermato presidente della Fondazione del Teatro Stabile di Torino. Nel consiglio, che sarà in carica fino al 17 ottobre 2023, entrano Giulio Graglia (designato dalla Regione Piemonte), Licia Mattioli (Compagnia San Paolo) e Anna Beatrice Ferrino (Fondazione Crt). Confermata Caterina Ginzburg (ministero dei Beni e delle Attività Culturali). Lo ha deliberato il consiglio degli Aderenti. Ferrino è stata nominata vicepresidente. Revisori dei conti sono Claudio De Filippi e Flavio Servato. “Una bella squadra. Sono stati quattro anni fantastici.
Vogliamo riempire le sale teatrali, rendere il teatro internazionale – ci stanno invitando in Cina, Bruxelles e Londra – e aggiungere nuovi spazi come il Teatro Nuovo e la Cavallerizza”, ha detto Vallarino Gancia.

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