#AccaddeOggi: il 26 giugno 1879 nasce Agrippina Vaganova

Agrippina Jakovlevna Vaganova nata a San Pietroburgo, è stata una ballerina e insegnante di danza sovietica.

Ha sviluppato un metodo di insegnamento, chiamato appunto il metodo Vaganova, derivato dall’analisi del metodo e della tecnica della vecchia Scuola Imperiale di Balletto nel periodo di massimo splendore sotto la guida del grande maître de ballet Marius Petipa.

Tutta la vita della Vaganova fu legata al Balletto Imperiale, in seguito Kirov Ballet, ora Mariinskij Ballet, di San Pietroburgo. Figlia di un usciere del Teatro Mariinskij, venne accettata nella scuola del Balletto Imperiale.

All’inizio, l’arte del balletto costò fatica poiché il movimento non le riusciva molto naturale ma lentamente, con impegno e forza di volontà, riuscì ad entrare nella compagnia del Balletto Imperiale.

Anche se arrivò al titolo di “Prima Ballerina” solo un anno prima del suo ritiro, la Vaganova diventò ugualmente famosa tra i ballettomani di San Pietroburgo come la regina delle variazioni per il virtuosismo illimitato e l’alto livello tecnico.

È interessante notare che il vecchio Maestro Petipa non era molto attratto dalla danzatrice, anzi i suoi commenti nei diari sulle performance di Agrippina erano spesso sottolineati da aggettivi quali “terribile” o “spaventosa”.

Nel 1917 si ritirò dalle scene e iniziò ad insegnare al Balletto Imperiale. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre il futuro del balletto in Russia sembrava difficile ma Vaganova lottò per la sopravvivenza di quest’arte che amava così tanto e per preservare l’eredità di Marius Petipa.

Il suo insegnamento cercava di combinare lo stile elegante e raffinato del Balletto Imperiale che aveva imparato da maestri quali Enrico Cecchetti con una danza più atletica e vigorosa tipica dello spirito dell’Unione Sovietica. Nel 1933 allestì e coreografò la celebre versione  de Il lago dei cigni con la Ulanova nella parte di Odette-Odile.

Il metodo Vaganova si distingue nell’approccio cosciente del danzatore, nel costante autocontrollo del proprio corpo e nel lavoro della cura della qualità dell’esercizio. Questa tecnica è in costante sviluppo; infatti negli ultimi 10 anni il metodo di Vaganova ha subito un rinnovamento notevole che ha portato ad accrescere il livello tecnico dei ballerini.

Nel 1957 le venne intitolata la scuola di balletto di San Pietroburgo Accademia Vaganova, attualmente considerata la più importante al mondo. Questa tecnica è apprezzata come ottimo metodo d’insegnamento e di allenamento.

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#5CuriositàSu: Marius Petipa il primo maître de ballet di San Pietroburgo Oggi Petipa è comunemente associato all’eredità classica del balletto.

Marius Petipa (Marsiglia, 11 marzo 1818 – Gurzuf, 1º luglio 1910) è stato un ballerino e coreografo francese. 

Maestro di danza e primo maître de ballet del balletto imperiale di San Pietroburgo. Formatosi alla scuola francese, Petipa ha sviluppato considerevolmente la tecnica del balletto classico influenzando in modo particolare l’evoluzione e lo sviluppo della scuola russa.

 

 

1 > Fils d’art

Victor Marius Alphonse Petipa figlio di Jean-Antoine Petipa, era un famoso ballerino, coreografo e insegnante che insegnò danza classica ai figli Marius e Lucien. Lucien ebbe molto successo come ballerino, creando diversi ruoli principali, tra cui il ruolo di Albrecht, nel balletto Giselle. La madre, Victorine Grasseau, era una nota attrice tragica e insegnante di teatro.

Alla nascita di Marius, il padre era Premier Danseur presso il Grand-Théatre de Marseille e nell’anno 1819 fu nominato maître de ballet del teatro. Il giovane Marius passò l’infanzia viaggiando per l’Europa con la famiglia poiché gli impegni professionali dei genitori lo costringevano a continui trasferimenti da una città all’altra. Nel 1824 la famiglia si stabilì a Bruxelles, in Belgio e a sette anni Marius iniziò lo studio della danza; frequentò contemporaneamente il conservatorio dove studiò violino.

 

2 > Chorégraphie

Marius Petipa può essere considerato il vero fondatore del balletto classico, il grande continuatore della tradizione romantica ed uno dei più grandi coreografi. La sua ricerca coreografica lo ha portato infatti a comporre ben cinquantaquattro balletti ed a riallestire diciassette lavori di coreografi che lo hanno preceduto. Il suo lavoro per ogni produzione si è rivelato sempre minuzioso, con attente ricerche e con un’ ottima collaborazione coi scenografi e coi compositori delle musiche. La caratteristica principale delle sue creazioni è stata la realizzazione del grande balletto in molti atti con virtuosistiche variazioni nel pas de deux.

Grazie alla sua ideologia coreografica, che unisce la purezza della scuola francese al virtuosismo di quella italiana, il balletto russo ha ottenuto grande fama internazionale raggiungendo il massimo del suo splendore. Oggi Petipa è comunemente associato all’eredità classica del balletto.

 

 

3 > Balletti à grand spectacle

Il celebre coreografo fu designato come il primo maître de ballet della compagnia imperiale di San Pietroburgo, noto a tutti gli amanti dell’arte. Durante questo periodo creò centinaia di balletti e dozzine di opere. Iniziò così l’epoca dei cosiddetti balletti à grand spectacle: primi tra queste nuove produzioni furono Le Roi Candaules nel 1868 e la celebre La Bayadère nel 1877.

 

4 > Divertissements

La caratteristica di ogni balletto messo in scena da Petipa è lo stile brillante, lirico ed elegante, dove la sequenza dei passi contribuisce a definire la peculiarità del personaggio. Egli crea variazioni femminili con grande attenzione, considerando le attitudini dell’interprete. Dà al passo a due una struttura stabilita (adagio, variazione maschile e femminile e coda), sviluppando un lavoro di coppia molto dettagliato e sublime.

Importanti nelle produzioni di Petipa sono i “divertissements” di carattere (danze spagnole, russe, polacche) i cui elementi caratteristici si ispirano dalle danze tradizionali, adattati sapientemente allo stile classico.

 

                                

 

5 > Le déclin

Benché ufficialmente definito maestro di balletto a vita, l’ultima sua opera, Lo specchio magico, si rivelò un disastro. Il balletto fu creato all’inizio del nuovo secolo, nel 1902, ma i suoi oppositori lo considerarono fuori moda. L’ ultra ottantenne Petipa si ritirò a vita privata, anticipando la pensione e non concludendo la stagione.

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#5CuriositàSu: Kibbutz Contemporary Dance Company (KCDC) di Yehudit Arnon

 

La Kibbutz Contemporary Dance Company (KCDC) è una compagnia di danza acclamata a livello internazionale, fondata nel 1973 da Yehudit Arnon che ha gettato le basi per il fiorente International Dance Village di oggi. Continua il suo processo evolutivo confermandosi centro di prima classe per la danza sotto la guida di Rami Be’er.

 

1 > Founder

Yehudit Arnon nata in Cecoslovacchia è sopravvissuta alla seconda guerra mondiale a al campo di sterminio di Auschwitz. Dopo la sua liberazione nel 1945 si trasferì a Budapest e si unì a Hashomer Hatsa’ir. Nel 1948, insieme a suo marito Yedidia, arrivò in Israele con il primo gruppo di pionieri dall’Ungheria e fondò il Kibbutz Ga’aton nella Galilea occidentale.

 

2 > Artistic Director

Nel 1980, Rami Be’er si unì alla Compagnia di danza contemporanea della Kibbutz come danzatore, e poco dopo, come coreografo. Nel 1987 è stato nominato House Choreographer e Assistant Artistic Director della Kibbutz Contemporary Dance Company. Nel 1994 Be’er ha dato il via alla formazione della seconda compagnia della Kibbutz Contemporary Dance Company (KCDC 2).

“Dance is life, movement is life. For me Kibbutz Contemporary Dance Company is home. Here I was born. Here I chose to live. Here I chose to continue this great project.”

Rami Be’er

 

3 > Inter-Collective Dance Company

La compagnia era originariamente chiamata Inter-Collective Dance Company. A quel tempo, tutti gli artisti del gruppo erano membri del kibbutzim. A causa dei vincoli di budget e dell’impegno della compagnia verso l’indipendenza creativa, tutte le sue produzioni erano basate sulla coreografia degli artisti israeliani. Le performance erano inizialmente considerate amatoriali, sia per la loro bassa qualità di produzione che per la dipendenza della compagnia dagli artisti locali.

 

4 > Kibbutz?

Kibbutz è una forma associativa volontaria di lavoratori dello stato di Israele, basata su regole rigidamente egualitarie e sul concetto di proprietà comune.

Kibbutz è nato come ideale di eguaglianza, di lavoro a favore della comunità; questo comporta, per ogni singolo individuo appartenente al kibbutz, chiamato kibbutznik, l’obbligatorietà di lavorare per tutti gli altri, ricevendo in cambio, al posto di denaro, solo i frutti del lavoro comune, evitando così alla collettività di cadere nelle mani di quello che viene considerato il consumismo di stampo occidentale.

 

5 > KCDC’s home

La casa della compagnia si trova sulle colline della Galilea occidentale nel nord di Israele nel Kibbutz Ga’aton. L’Int’l Dance Village è il cuore e la casa della compagnia e comprende un totale di quasi 100 danzatori provenienti da tutto il mondo.

Questi danzatori costituiscono la Compagnia Principale, la Seconda Compagnia (KCDC 2) e il Programma di danza internazionale di studio all’estero noto come ‘Dance Journey.

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#5CuriositàSu: L’ Ultima Vez di Wim Vandekeybus Wim Vandekeybus è un coreografo, regista e fotografo belga.

Wim Vandekeybus nasce a Herenthout in Belgio il 30 giugno 1963. Dopo aver terminato la scuola secondaria, si trasferisce a Leuven per studiare psicologia. Nel 1985, tuttavia, decide di seguire un percorso completamente diverso e di fare un’audizione per Jan Fabre. L’anno dopo fonda la sua compagnia Ultima Vez.

1 > Ultima Vez

Nel 1986 Wim Vandekeybus si ritira a Madrid per diversi mesi con un gruppo di giovani artisti per lavorare al suo primo spettacolo e per lanciare la sua compagnia Ultima Vez.

Nel corso degli anni ha sviluppato la propria estetica in modo radicale e originale e ha realizzato più di 50 produzioni teatrali e film.

2 > Signature

La ricerca di novità e innovazione da parte di Vandekeybus è una costante nel suo lavoro, ma nelle sue diverse produzioni è sempre rimasto fedele all’idioma del movimento. 

Elementi chiave della sua opera sono la tensione e il conflitto, la dicotomia corpo/mente, i rischi e gli impulsi, nonché la fisicità, la passione, l’intuizione e l’istinto. 

Tuttavia, ogni elemento viene affrontato e approfondito nei suoi spettacoli. 

Sebbene la firma di Vandekeybus risieda prima di tutto nel materiale fisico, le prime esibizioni della compagnia Ultima Vez rivelano una narrazione e una opposizione tra uomini e donne. A Vandekeybus affascina sapere come la gente reagisce in situazioni non familiari o posizioni marginali. Ha spesso collaborato con ballerini, artisti circensi, attori, musicisti e altri artisti provenienti da una vasta gamma di discipline di diversa formazione, ma anche con non-artisti.

 

3 > Residence

Dietro una vecchia e grande porta in ferro di un garage a Sint-Jans-Molenbeek (Bruxelles) risiede la sede di Ultima Vez. Trasferitasi in questo nuovo edificio il 12 giugno 2012, 25 anni dopo l’esibizione di apertura di What the Body does not Remember. Una struttura che svolge un ruolo importante per le creazioni di Ultima Vez.

 

“Penso innanzitutto alle immagini. Immagini con un alto livello di emozione, ma che non sono immediatamente destinate a rendere nulla di chiaro. La loro ambiguità li rende attraenti. Da queste immagini emotive creo spettacoli viventi che coinvolgono passione, amore e la lotta per quell’amore.

Un cerchio di ispirazione prende forma, passando dall’immagine vivente, all’immagine catturata, all’ispirazione. The Rage of Staging non tenta di raccontare tutte le storie, ma può dare un’idea di questa cerchia e quindi evocare i collegamenti mancanti.”

                                                                                                                   Wim Vandekeybus

 

4 > Awards

What the Body Does Not Remember , spettacolo presentato per la prima volta nel giugno 1987 al Toneelschuur di Haarlem (Paesi Bassi), ha vinto un Bessie Award nel 1988 a New York, premio che viene assegnato ogni anno ad artisti talentuosi che partecipano al bando di New York City. Una residenza nel 1989 al Centre National de Danse Contemporaine d’Angers ha dato vita a Les porteuses de mauvaises nouvelles, ricevendo così un secondo Bessie Award. Nel 2007 Wim Vandekeybus riceve per la sua coreografia un Media Honor della Directors Guild of America a Los Angeles. Nel 2012, inoltre Vandekeybus riceve il premio Keizer Karel dalla Provincia delle Fiandre Orientali. Questo premio viene assegnato ogni tre anni a un artista nel campo dell’arte e della cultura per l’impegno con le giovani generazioni. L’ anno dopo Wim Vandekeybus e Ultima Vez ricevono l’ Evens Arts Prize per il contributo alla danza contemporanea europea e per il loro lavoro multidisciplinare.

5 > The Rage of Staging

Nel 2016 Ultima Vez è in giro da 30 anni. Per celebrare questo, la compagnia di danza pubblica il tanto atteso libro The Rage of Staging. Questo libro presenta un focus esclusivo sulla mente e l’anima di Vandekeybus, contributi scritti di altri artisti e scritti e note inedite, contenendo oltre 400 immagini uniche che illustrano il suo repertorio.

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#5CuriositàSu: Lindsay Kemp Coreografo, attore, ballerino, mimo e regista britannico.

Lindsay Kemp (Cheshire il 3 maggio 1938 – Livorno, 25 agosto 2018) è stato un coreografo, attore, ballerino, mimo e regista britannico.

>Story

Innamorato fin dall’infanzia della danza, del teatro e del cinema, studia con Sigurd Leeder, Charles Weidman e soprattutto Marcel Marceau. Particolarmente significativa per Kemp è l’esperienza formativa con il creatore di Bip, dichiarerà infatti in più occasioni che Marceau gli ha “dato le mani” giocando con le parole per indicare l’effettiva importanza delle mani nell’arte mimica e nella sua personale interpretazione di essa e in riferimento  al pezzo ‘Le Mani’ che il mimo francese trasmise all’allievo britannico come ‘dono’ tra artisti e maestri nell’arte mimica. Kemp ha lavorato in varie compagnie di danza, teatro, teatro-danza, cabaret, musical, mimo, coreografia fino a formare nel 1962 la sua prima compagnia, la The Lindsay Kemp Dance Mime Company.

>Linguaggi

Noto per la ricerca fra diversi linguaggi teatrali e per un approccio innovativo alla danza e al teatro, Kemp negli anni ‘70’ diventò il precursore di un genere di danza onirico, ricco di contenuti al limite dell’acrobatico e ricco di effetti spettacolari ottenuti in modo semplice attraverso l’uso creativo della musica e delle luci.

>Artist

Kemp parallelamente coltiva anche interesse nella pittura, allestendo mostre dei suoi dipinti e dei suoi disegni in tutto il mondo, bozzetti di costumi di scena e foto d’archivio, oltre a curare masterclass di teatro-danza, incontri col pubblico e conferenze.  

>Livorno

Kemp si innamora di Livorno quando con Flowers debuttò al Goldoni. Nato in una città col porto e il mare, per lui la differenza la fa la gente di Livorno. Qui si sente a casa, più che in ogni altra parte del mondo, ha trovato grande umanità, ha ricevuto un magnifico benvenuto, per le strade, nei bar, al mercato. Sosteneva che non gli importava della nobiltà, della celebrità, gli piacevano le persone normali, sincere, di cui fidarsi. L’affetto della gente gli dava stimoli e ispirazione. La casa dove abitava sorgeva dove un tempo c’era il Teatro Politeama, un luogo abitato dai fantasmi degli antichi teatranti.

>La passione

A chi gli chiedeva il segreto della propria longevità, Kemp rispondeva con il suo tono sempre trasgressivo: «In realtà nella mia vita ho fatto tutto ciò che normalmente porterebbe diritto alla tomba! Fino a un certo punto mi sono candidato all’autodistruzione, poi ho cambiato comportamenti. Basta vedere i miei coetanei rockstar ancora in vita: tutti hanno fatto una scelta salutista. Per uno come me non è stato facile. Ma bisogna avere cura dello strumento avuto in dono. E poi c’è la passione. Io non potrei mai scendere dal palcoscenico. È la mia vita! Forse il segreto è vivere in maniera intensa». 

 “L’arte è dare forma all’emozione per comunicarla al pubblico.” 

LINDSAY KEMP

 

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#5CuriositàSu: Anne Teresa De Keersmaeker Coreografa e danzatrice di danza contemporanea.

Anne Teresa, Baronessa De Keersmaeker nata l’11 giugno 1960 a Malines in Belgio, coreografa e danzatrice di danza contemporanea.

1 > Dalla musica alla coreografia

De Keersmaeker si avvicina alla musica studiando in particolare il flauto fino all’ultimo anno di scuola superiore e si avvicina al mondo della danza solo nel 1978. Nel 1980, dopo aver studiato danza alla Mudra School di Bruxelles e alla Tisch School of the Arts presso la New York University, Anne Teresa De Keersmaeker creò Asch, il suo primo lavoro coreografico. Due anni dopo debuttò con Fase, Four Movements to the Music di Steve Reich. Da questi pezzi rivoluzionari la sua coreografia è stata radicata in una rigorosa e prolifica esplorazione del rapporto tra danza e musica.

2 > Rosas danst Rosas

De Keersmaeker fondò la compagnia di danza Rosas a Bruxelles nel 1983. Nello stesso anno, la coreografa riscontrò un successo internazionale con Rosas danst Rosas, una performance che da allora è diventata un punto di riferimento nella storia della danza post-moderna. Rosas danst Rosas si basa sul minimalismo iniziato in Fase (1982): i movimenti astratti costituiscono la base di una struttura coreografica stratificata in cui la ripetizione svolge il ruolo principale. La ferocia di questi movimenti è contrastata da piccoli gesti quotidiani. Una coreografia inequivocabilmente femminile: quattro danzatrici danzano se stesse, ancora e ancora. L’esaurimento e la perseveranza che ne derivano creano una tensione emotiva che contrasta nettamente con la rigorosa struttura della coreografia. La musica ripetitiva “massimale” di Thierry De Mey e Peter Vermeersch è stata creata in concomitanza con la coreografia.

3 > Performing Arts Research and Training Studios

Quando Anne Teresa De Keersmaeker divenne la coreografa in residenza all’opera nazionale De Munt / La Monnaie nel 1992, una delle sue ambizioni era di dedicare attenzione alla formazione coreutica. Fu anche ispirata da Mudra, la scuola del coreografo Maurice Béjart, dove era stata lei stessa una studentessa. Così nel 1995 De Keersmaeker fondò la scuola PARTS (Performing Arts Research and Training Studios) a Bruxelles con De Munt / La Monnaie, una formazione pedagogica per la danza contemporanea in Belgio.

4 > Principi

De Keersmaeker ha creato con Rosas un repertorio di produzioni ad ampio raggio coinvolgendo composizioni musicali e partiture di diversi periodi, dalla musica antica agli idiomi contemporanei e popolari. La sua pratica coreografica trae anche principi formali dalla geometria, dai modelli numerici, dal mondo naturale e dalle strutture sociali per offrire una prospettiva unica sull’articolazione del corpo nello spazio e nel tempo.

5 > Home

La Compagnia Rosas è stata in residenza dal 1992 al 2007 presso il teatro dell’opera De Munt / La Monnaie. Attualmente la compagnia è residente a Bruxelles, in un centro ricco di attività artistiche e risorse per le arti dello spettacolo; il centro è condiviso con PARTS e l’ensemble di musica contemporanea Ictus.

 

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#5CuriositàSu: George Balanchine, uno dei creatori della cosiddetta danza neoclassica. Coreografo e danzatore russo, fra i più grandi del ventesimo secolo.

Georgij Melitonovič Balančivadze (San Pietroburgo, 22 gennaio 1904 – New York, 30 aprile 1983), è stato un coreografo e danzatore russo, fra i più grandi del ventesimo secolo. Uno dei fondatori della tecnica del balletto classico negli Stati Uniti.

1 > Oltreoceano:

Fu dopo una performance de Les Ballets 1933 che, grazie a Romola Nijinsky, moglie di Vaslav, Balanchine incontrò Lincoln Kirstein, un mecenate americano con il sogno di fondare una compagnia di danza negli Stati Uniti formata solo da danzatori americani. Kirstein convinse il coreografo a trasferirsi in America. Fu così che ad ottobre di quell’anno Balanchine approdò oltreoceano per la prima volta, e fu il primo passo per una svolta della danza in USA.

2 > Metodo Balanchine:

Balanchine ha elaborato una particolare tecnica del balletto che rielabora molte nozioni di base della danza accademica. Il metodo Balanchine, metodo da lui applicato alla School of American Ballet e al New York City Ballet, al fine di formare dei danzatori con le qualità tecniche di musicalità, rapidità, purezza di linee e dinamismo, necessarie all’interpretazione dei suoi balletti. Questa tecnica è stata diffusa in tutti gli Stati Uniti e anche nel resto del mondo dagli ex danzatori di Balanchine.

3 > Musicalità assoluta:

Lo spettatore deve, secondo Balanchine, poter vedere la musica e ascoltare la danza. Per affinare la musicalità del danzatore, viene curato in modo estremo, durante la lezione, il rispetto sia dei tempi che del fraseggio particolare interno ad ogni tipo di movimento. Inoltre, gli esercizi sono strutturati su conteggi anomali (in cinque, in sei, in nove tempi). La maggior parte dei movimenti di apertura e chiusura della gamba, anche ad altezza elevata, vengono studiati con l’apertura sul levare e non sul battere.

Cerchiamo nella misura del possibile, di nuotare nel tempo. 
La musica è tempo - La coreografia esiste solo in quanto risultato della musica.

4 > Uso del corpo:

Animazione delle braccia, con uso di gomiti, polsi e mani, in maniera molto articolata, ed evidenziazione di ogni dito della mano; cura della vivacità dello sguardo, della morbidezza della linea del collo e più in generale, della vitalità di tutta la parte alta del corpo. Affinamento dettagliatissimo di ogni movenza del piede. Il bacino assume una sua rilevanza inusuale, secondo la tecnica classica tradizionale, poiché diventa un motore di spinta.

Vi è spesso un’estremizzazione dei contrasti di qualità del movimento: ampio o minuto, alto o basso, rallentato o veloce, scattante o morbido, piccolo o ampio. Evidente è l’ispirazione tratta dal jazz e dalla danza di carattere.

La postura generale del corpo è molto eretta, a prescindere dall’altezza raggiunta dalle gambe, e il peso del corpo è portato molto in avanti e distribuito sugli avampiedi, in modo che i talloni rimangano leggeri. Il danzatore è sempre pronto a muoversi all’istante, vigile e sospeso come un pugile sul ring.

Per Balanchine, in realtà, il tallone poggia a terra, ma non vi si sofferma, in quanto il plié è concepito in modo molto dinamico, come un accorgimento per accumulare la massima energia necessaria per il passo che segue, come una vera e propria spinta contro il suolo, che non deve quindi fermarsi in alcuna sua fase.

5 > Essenziale:

Balanchine trova la sua fonte di ispirazione nei corpi dei suoi interpreti, in particolare quelli femminilli, sui quali sperimenta le sue innovazioni. Sceglie ballerine giovani, esili, con lunghe gambe, che valorizzino la purezza formale da lui ricercata. Per favorire la leggibilità dei movimenti, predilige scenografie spoglie e costumi spesso essenziali. Il suo interesse per il movimento in se lo ha portato a privilegiare balletti non narrativi, che portassero soltanto il titolo della partitura musicale.

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Il 27 maggio 1877 nasce Isadora Duncan Considerata la fondatrice della “danza moderna”

Angela Isadora Duncan nata a San Francisco il 27 maggio 1877 è considerata la fondatrice della “danza moderna”. La danza era la sua religione: una danza che fluisse liberamente da un movimento spontaneo, basato sul ritmo della natura, così come lo intendevano gli antichi Greci. L’immagine emblematica di questo movimento, che Isadora cercava di riprodurre nelle sue danze, era l’onda:

l’andamento su cui si muovono il suono e la luce, una linea ininterrotta che simboleggia la ciclicità e l’energia della natura, che continuamente si rigenera.

Le sue idee e i suoi spettacoli erano ispirati all’Antichità e al Rinascimento, in cui si esibiva scalza con i capelli sciolti e avvolta in veli fluttuanti, che ebbero ben presto grande successo in tutta Europa.

A Berlino, nel 1903, tenne una famosa conferenza sulla danza del futuro, ritenuta una sorta di manifesto della danza moderna. Dopo aver riempito i più importanti teatri di tutte le capitali d’Europa, partì per una tournée a San Pietroburgo, che ebbe grandi ripercussioni nel mondo del balletto russo; e infatti lo stesso Diaghilev, il mitico fondatore dei Ballets Russes, dichiarò che era stata Isadora a indicargli la via da intraprendere. 

Aveva una spiccata vocazione pedagogica ed era convinta che l’artificiosità del balletto classico fosse contraria allo sviluppo armonico delle fanciulle, sentiva l’insegnamento come una missione. Fondò varie scuole: due in Germania, una a Parigi, che fu costretta a chiudere quasi subito per lo scoppio della prima guerra mondiale. Proseguirono l’opera di diffusione delle sue teorie le sue prime allieve, che Isadora aveva adottato ufficialmente: Anna, Theresa, Irma, Lisa, Gretel ed Erika, le cosiddette “Isadorables”.

Isadora voleva «una danza che fosse, attraverso i movimenti del corpo, espressione divina dello Spirito umano».

 

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#AccaddeOggi: il 17 marzo 1938 nasce Rudolf Nureyev

Rudolf Chametovič Nuriev è stato un ballerino e coreografo russo naturalizzato austriaco, conosciuto da tutti  come Rudolf Nureyev, ritenuto da numerosi critici uno tra i più grandi danzatori del XX secolo insieme a Nižinskij e Baryšnikov.

Nato a Irkutsk in Russia il 17 marzo 1938 e morto a Parigi il 6 gennaio 1993 all’età di 54 anni, da tempo malato di Aids.

A 19 anni, Nureyev è già considerato uno dei più grandi ballerini di tutti i tempi. Artista di straordinaria personalità che influenzò in modo imprescindibile la danza, valorizzando l’importanza dei ruoli maschili fino ad allora legato a semplice porteur, sviluppandone con cura le parti coreografiche.
Fu precursore della ve
rsatilità della danza abbattendo il confine tra il balletto classico e quello moderno danzando entrambi gli stili.

Nel corso della sua vita, Nureyev ha interpretato decine di ruoli, sia classici che moderni, sempre con enormi potenzialità tecniche e di immedesimazione. Come i cantanti lirici che per essere tali a tutti gli effetti non devono limitarsi a saper cantare, così l’essere ballerino per Nureyev significava essere anche attore, capace di coinvolgere il pubblico e trascinarlo nel vortice delle storie raccontate in musica dai grandi compositori.

Inoltre, non bisogna dimenticare che crearono per lui tutti i massimi geni della coreografia, fra i quali vanno annoverati Ashton, Roland Petit, Mac Millian, Bejart e Taylor.

Rudolf Nureyev, non è stato soltanto il più grande ballerino del novecento, ma anche l’artefice di una profonda trasformazione della danza classica e al di fuori  della scena l’icona di un modo di vivere ribelle, libero e anticonformista.

Riportiamo un estratto della Lettera alla Danza che lo stesso Rudolf Nureyev scrisse quando la sua vita stava per volgere al termine, una “lettera al mondo”, un testamento spirituale:

“[…]Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore.

Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.

Chi non conoscerà mai il piacere di entrare in una sala con delle sbarre di legno e degli specchi, chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per amare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la vita non gli regalerà ciò che lui desidera. È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità. Io sto morendo, e ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita […]”

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#AccaddeOggi: l’11 marzo 1851 al Teatro La Fenice debutta Rigoletto di Giuseppe Verdi

Rigoletto è un’opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse (“Il re si diverte”). La prima ebbe luogo con successo l’11 marzo 1851 al Teatro La Fenice di Venezia.

Con Il trovatore (1853) e La traviata (1853) forma la cosiddetta “trilogia popolare” di Verdi. Centrato sulla drammatica e originale figura di un buffone di corte, Rigoletto fu inizialmente oggetto della censura austriaca. La stessa sorte era toccata nel 1832 al dramma originario Le Roi s’amuse, bloccato dalla censura e riproposto solo 50 anni dopo la prima. Nel dramma di Hugo, che non piacque né al pubblico né alla critica, erano infatti descritte senza mezzi termini le dissolutezze della corte francese, con al centro il libertinaggio di Francesco I, re di Francia. Nell’opera si arrivò al compromesso di far svolgere l’azione alla corte di Mantova, a quel tempo non più esistente, trasformando il re di Francia nel duca di Mantova.

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Il 3 giugno 1850 Verdi scriveva a Piave: «In quanto al titolo quando non si possa tenere Le roi s’amuse, che sarebbe bello… il titolo deve essere necessariamente La maledizione di Vallier, ossia per essere più corto La maledizione. Tutto il soggetto è in quella maledizione che diventa anche morale. Un infelice padre che piange l’onore tolto alla sua figlia, deriso da un buffone di corte che il padre maledice, e questa maledizione coglie in una maniera spaventosa il buffone, mi sembra morale e grande, al sommo grande». La decisone finale sul titolo cadde sul nome del protagonista, cambiandolo da Triboletto, traduzione “letterale” dell’originale Triboulet, a Rigoletto (dal francese rigoler, che significa scherzare).

Intenso dramma di passione, tradimento, amore filiale e vendetta, Rigoletto non solo offre una combinazione di ricchezza melodica e potenza drammatica, ma pone lucidamente in evidenza le tensioni sociali e la subalterna condizione femminile in una realtà nella quale il pubblico ottocentesco poteva facilmente rispecchiarsi. Dal punto di vista musicale abbiamo, fin dal preludio, il ripetersi costante del tema della maledizione, tramite la ripetizione della nota Do in ritmo doppio puntato.

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