DRAMMATURGIA: “Lacerazioni” di Fabio Pisano

Introduzione al testo 

Mito della Caverna; Platone. Schiavi di una società che ci inietta insicurezze, paure. E ci costringe a scelte estreme. Come quella fatta da Oud. E cioè, passare tutta una vita rinchiuso nella sua roulotte; vivendo, e credendo che il tempo lì, non passi. Che il consumo lì non esista. Oud, e poi Amanda. I due si amano, si odiano, si rallegrano e s’intristiscono le esistenze, in una stanza centro del “loro” mondo e al contempo fuor dal mondo vero. Lasciando che il tempo passi e logori tutto. La paura del “fuori” o del “dentro”, la paura di uscire dalla caverna, fa dello schiavo, schiavo prima di tutto di sé stesso. Questo è Oud; uno schiavo di sé. Padrone d’una esistenza tormentata, d’una esistenza ridotta all’osso, esaltazione dell’ essenza stessa del vivere. Questo è “lacerazioni”. O almeno, ci vuol provare.

LEGGI IL TESTO 

Premi

-Selezione in RABBIA#11 – dispositivo di produzione di nuove scritture prodotto dal Teatro Valle Occupato e diretto da Cristian Ceresoli, con contributi esterni di Emanuele Trevi e Simon Boberg, presso Spin Time Lab, Via Santa Croce in Gerusalemme – Roma.
– Novembre 2015 – Vincitore del biglietto d’oro – UT.35, nell’ambito della rassegna teatrale UT.35, svoltasi al Nuovo Teatro Sancarluccio – Napoli.
– Ottobre 2016 – Segnalazione di merito per il testo “Lacerazioni_” al Premio di Drammaturgia DCQ – Giuliano Gennaio, VII Edizione.
– Marzo 2017 – NOGU – Drammaturgia in movimento; focus sul testo Lacerazioni_ dal 14 al 19 Marzo presso il teatro Argot Studio – Roma.

Nota biografica

 Fabio Pisano nasce a Napoli, il 27 Settembre 1986. Studia e si laurea in Scienze Biotecnologiche; durante il periodo universitario, studia recitazione presso il teatro Totò, e, contemporaneamente, coltiva la sua passione per la scrittura teatrale e non solo, seguendo numerosi stage di scrittura con alcuni autori e registi teatrali internazionali (Mark Ravenhill, Martin Crimp, Oskaras Korsunovas, Lluis Pasqual, Emma Dante, Massimiliano Civica); nel 2010 presenta il suo primo lavoro da autore, “Silenzio in Aula”, commedia comica in due atti che vince il premio come miglior testo inedito nell’ambito della rassegna organizzata dal teatro “Le Maschere”; dopo di ciò, continua la messa in scena dei suoi testi, in particolare dal 2011 va in scena oltre trenta volte con “Sala d’Attesa”, una commedia leggera ma dai toni amari, incentrata sulla memoria delle vittime innocenti della criminalità organizzata. Altri lavori di rilevante importanza sono “Beato tra le Donne”, un varietà in scena in alcuni dei principali teatri napoletani (Cilea, Acacia), “Gang Bang”, in cartellone al teatro De Poche di Napoli e poi incluso in diverse rassegne estive. I testi che più hanno suscitato interesse di critica, sono in particolare “Gang Bang”, finalista al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro presso l’accademia di Udine “Nico Pepe”, “Binari”, menzione speciale al premio di drammaturgia teatrale “Emma Sorace” 2016, “Vetiver” (anch’esso finalista al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro l’anno successivo, 2014), il corto teatrale “Oltre La Striscia”, vincitore del Primo Premio “Aldo Nicolaj” e il corto teatrale “Le (S)confessioni”, quest’ultimo vincitore e finalista di diversi concorsi teatrali nazionali, tra cui “S…Corticando” del TeatrOltre di Sciacca (Ag). Nell’ultimo anno, con “Eden”, vince il premio Salvatore Quasimodo, il premio Nicola Martucci – Città di Valenzano e il premio “Teatro Aurelio”. 

 

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TESI DI LAUREA: Teatro, strumento per comprendere l’interazione sociale

TITOLO TESI: teatro, strumento per comprendere e promuovere l’interazione sociale
UNIVERSITÀ: Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria – Facoltà di Scienze della Società e della Formazione d’area mediterranea – Corso di laurea triennale per «Operatori pluridisciplinari e interculturali d’area mediterranea»
AUTORE: Samuel Nava

Introduzione dell’autore:

La tesi da me esposta si propone di rispondere al seguente quesito: può il teatro fungere da strumento per comprendere e promuovere le interazioni sociali? Avvalendomi di vari materiali, tra cui testi di importante rilievo nella tematica trattata, persone che operano nel settore del teatro sociale, e della mia personale esperienza laboratoriale sul Teatro dell’Oppresso e del tirocinio universitario sul Teatro Sociale, ho cercato di rispondere al mio interrogativo.

Nell’estratto qui proposto sarà possibile prendere visione dei primi tre capitoli del mio lavoro di tesi. Il primo capitolo “Esperienza teatrale come metafora dell’azione sociale” riguarda l’uso del teatro come metafora per analizzare la vita quotidiana elaborata da Goffman per comprendere i ruoli e le interazioni ad essi vincolati poiché in base alla maschera che si porta, imposta dalla società, gli individui agiscono, come attori più o meno consapevoli della loro vita. Nel secondo capitolo “Teatro sociale per lavorare nel sociale” ho esposto alcuni metodi utilizzati da questo tipo di teatro cercando di valutare la sua valenza per quanto riguarda il processo di comprensione e di cambiamento sociale. Dopo aver analizzato le diverse forme di Teatro Sociale in base agli utilizzi ed al contesto, mi sono concentrato sul metodo Freire per quanto riguarda la possibilità di educare alla consapevolezza attraverso il dialogo, e sul Teatro dell’Oppresso di Boal che, ispirandosi alla Pedagogia degli oppressi, ha elaborato una pratica teatrale che si muove tra politica, teatro e società con l’obiettivo di produrre un cambiamento in situazioni di disagio e disparità. Nel terzo capitolo “Le mie esperienze pratiche di Teatro Sociale” ho esposto, come si evince dal titolo, la mia esperienza laboratoriale sul Teatro dell’Oppresso con Ciccio Tedesco, descrivendo alcuni esercizi del metodo Boal, oltre all’esperienza di tirocinio con Santo Nicito dell’Associazione di Promozione Sociale “Pagliacci Clandestini” dove mi è stata data la possibilità di scoprire vari aspetti fondamentali sull’incontro con l’altro partendo da me stesso.

LEGGI L’ESTRATTO DALLA TESI  > TEATRO, STRUMENTO PER COMPRENDERE E PROMUOVERE L’INTERAZIONE SOCIALE

SAMUEL NAVA: Dal 2007 inizia la sua formazione teatrale con un corso di recitazione triennale presso Spazio Teatro e seguendo seminari tenuti da insegnanti del panorama nazionale e internazionale tra cui: Ran Arthur Braun membro dell’Independent Fight Directors Guild (USA) e dell’International Dance Council (Parigi); Silvio Castiglioni del Centro di Ricerca per il Teatro di Milano; e Danny Lemmo membro dell’Actors Studio di New York. Formazione che continuo tutt’oggi. Dal 2008 partecipa a vari spettacoli teatrali, tra cui: “Tempeste” tratto da La Tempesta di William Shakespeare, nel ruolo coprotagonista del principe Ferdinando; “Equilibri sopra la follia”, nel ruolo del protagonista Lorenzo, in cui ho collaborato nella scrittura; e “Novecento” tratto dal famoso libro di Alessandro Baricco, con ruolo del coprotagonista Edward. Dal 2014 prende parte a diversi spot, film e video tra cui: “Spot per Crema Celadrin della Pharmanutra” (selezionato al Contest ” Non rinunciare alle tue passioni”) ruolo protagonista; il film “Grande Sud” (Festival “Storie e uomini del sud” 2016, Wag Film Festival 2015, Video Festival Imperia 2014, Maazzeni Film Festival 2014, Festival del Peperoncino 2014, trasmesso in TV al canale 15 digitale terrestre) ruolo coprotagonista Antonio, solonna sonora la canzone “Grande sud” di Eugenio Bennato; il cortometraggio “Un dono per la vita” ( Distribuzione nazionale attraverso reti TV e strutture regionali Avis); ed al video “Dante’s Project” (ancora in corso d’opera) in cui hanno partecipato i premi Oscar F. Murray Abraham e Franco Zeffirelli.

Attualmente lavora (in qualità di attore) al progetto Mediterranean Creative Hub, finanziato dall’intervento Creazione del Distretto culturale e relativa programmazione e organizzazione di eventi di rilevanza nazionale e internazionale che verrà presentato al Festival MigrArtes di Reggio Calabria il 29 di questo mese, dal titolo “La barca del sole”.

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DRAMMATURGIA: “Lei non è” di Luca Trezza

Introduzione di Luca Trezza, autore del testo:

“LEI NON È” nasce dalla visione di un murales, visibile su molti muri di Roma, in cui appariva la figura di Pierpaolo Pasolini che teneva in braccio se stesso. Da lì un gioco di parole e dialetti mi ha portato a formulare la frase “TENCO UN PASOLINI TRA LE BRACCIA” e ad unire le due figure artistiche, quelle di Luigi Tenco e di Pier Paolo Pasolini come simboli di una resistenza artistica.
Mentre mi accingevo a scrivere questo spettacolo, la rielaborazione personale e dolorosa di un lutto mi ha riportato al tema della Memoria, sia personale che storica. Cosa resta di noi? Cosa ci portiamo? Cosa lasciamo? Queste le domande.
Da tali presupposti ho iniziato a scrivere il testo dello spettacolo che si compone drammaturgicamente in tre quadri. Il Titolo era diventato TENCO UN PASOLINI TRA LE BRACCIA e LEI NON È. Successivamente abbreviato in LEI NON È.
Per LEI si intende la Memoria, la Mamma, l’Italia, la Patria, la Voglia disperata e disperante di vivere e la Domanda sul futuro incerto di questa generazione Millennials ( termine usato per descrive la generazione anni 80-2000).

LEGGI L’ESTRATTO DI “LEI NON È”

FORMICHE DI VETRO TEATRO

L’ Associazione Culturale “Formiche di Vetro Teatro” nasce nel 2008 dalla volontà di Luca Trezza di dar vita a un percorso autonomo di ricerca e di sperimentazione drammaturgica e teatrale insieme ad altri allievi dell’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Il Gruppo si rinnova con nuovi inserimenti provenienti dal Progetto Allenamento diretto dallo stesso Luca Trezza. Dal 2014 L’Associazione Culturale “Formiche di Vetro – Teatro” si stabilisce in Via dei Vascellari ( Trastevere- Roma) dando il via a numerose collaborazioni.
Tra gli spettacoli si ricordano: WWWW.Testamento.eacapo, spettacolo vincitore del Premio Roma capitale 2013 e del Festival voci dell’Anima 2014, Trittico del mio Byte, monologo sul contemporaneo, Generrazione Emmoticoon e Le Sante e Sedute Stanti.

LUCA TREZZA

Nato a Salerno, si diploma come attore nel 2007 presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Segue contestualmente laboratori di approfondimento con Emma Dante, Jurij Aischitz, Giancarlo Sepe, Dario Manfredini, Roberto Latini, Ilaria Drago, Luca Ronconi, Valerio Binasco, Nikolaj Karpov ed altri. È diretto da Giancarlo Sepe in Napoletango, Shakespeare low e Favole di Oscar Wilde; da Piero Maccarinelli in Il romanzo di Ferrara e da Armando Pugliese in La cucina, di Harold Wesker. Lavora, tra gli altri, anche con Enrico Maria Lamanna, Massimiliano Farau, Cristina Donadio e Enzo Moscato.
Si classifica al terzo posto nel 2008 al Concorso Nazionale Prova d’Attore di Torino. Nel 2008 fonda la Compagnia Formiche di Vetro, sotto la cui egida inizia un percorso autonomo come autore e attore, tra riadattamenti e drammaturgie originali.

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TESI DI LAUREA: Il Teatro Dentro – osservazione etnografica dei laboratori teatrali all’interno del carcere di Rebibbia

TITOLO TESI : Il teatro “dentro”: osservazione etnografica dei laboratori teatrali all’interno del carcere di Rebibbia
UNIVERSITÀ: ROMA TRE – FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA – Corso di Laurea Magistrale in Informazione, editoria e giornalismo
AUTRICE : IRIS BASILICATA

Introduzione dell’autrice:

In questa tesi ho affrontato una ricerca etnografica su alcuni dei laboratori teatrali che si svolgono all’interno del carcere di Rebibbia nella sezione di Alta Sicurezza femminile e nella sezione maschile dei detenuti comuni. La mia ricerca si è articolata in due parti, una di tipo teorico e una di tipo empirico. Nella prima parte ho trattato dell’etnometodologia e degli studi effettuati da Harold Garfinkel e da Alfred Schütz. Ho analizzato, inoltre, gli studi effettuati da Don H. Zimmermann e Melvin Pollner sui fenomeni del mondo quotidiano secondo i quali un contesto sociale non è dato per scontato ma è il risultato delle attività effettuate dai membri sociali stessi. In particolare ho affrontato l’analisi del contesto sociale nell’ambiente carcerario.

Nell’estratto del mio lavoro di tesi qui proposto, il discorso verte sul teatro sociale. Nello specifico mi sono soffermato sull’analisi e sul lavoro effettuati da Le donne del muro alto e dalla Compagnia teatro Stabile Assai della casa di reclusione di Rebibbia. Ho tracciato un excursus dalla nascita fino allo sviluppo di queste due realtà teatrali ponendo particolare attenzione alla loro valenza culturale e a come il lavoro teatrale venga trattato da persone che stanno affrontando un periodo di detenzione. In particolare, ho osservato il lavoro teatrale svolto da Antonio Turco e da Francesca Tricarico prendendo parte alle loro prove. Il capitolo 5 racchiude, in linea generale, il tema della situazione delle carceri in Italia, mettendo a tema argomenti quali la salute, il sovraffollamento e la violenza. L’ultimo e sesto capitolo è la parte empirica del lavoro, il vero fulcro della mia ricerca. In esso sono raccolte tutte le interviste effettuate alle detenute-attrici e ai detenuti-attori della casa di reclusione di Rebibbia.

LEGGI L’ESTRATTO DALLA TESI  > Il teatro “dentro”: osservazione etnografica dei laboratori teatrali all’interno del carcere di Rebibbia

IRIS BASILICATA: Iris Basilicata nasce a Roma il 24 dicembre 1989. Dopo aver conseguito la laurea triennale in DAMS si diploma in recitazione ed aiuto regia presso l’Accademia Internazionale di Teatro “Circo a vapore” di Roma. Partecipa a numerosi workshop e laboratori di recitazione ed espressione corporea. Nel 2017 per la sua tesi di laurea magistrale prende parte al lavoro svolto da Antonio Turco e Francesca Tricarico che tengono dei laboratori teatrali con i detenuti comuni e le detenute di alta sicurezza del carcere di Rebibbia.

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TESI DI LAUREA: La voce che trascende, studio sulla vocalità nelle Baccanti di Euripide

TITOLO TESI : La voce che trascende – Studio sulla vocalità nelle Baccanti di Euripide
UNIVERSITÀ: SAPIENZA, UNIVERSITÀ DI ROMA –  laurea magistrale in Filologia, Letterature e Storia del mondo antico
AUTORE : CHIARA DI MACCO

Introduzione dell’autrice:

L’obiettivo di uno studio sulla vocalità nella tragedia antica è la scoperta del legame tra suono e corpo. Il suono ha un ruolo fondamentale nel teatro greco dal momento che, guidando il corpo, diventa un veicolo per il raggiungimento del divino nell’esperienza estatica.

Riuscire ad “estrarre” realmente il suono dai classici greci, potrebbe regalare una nuova consapevolezza nella lettura dei tragici, e azzarderei anche nelle eventuali messe in scena. Il testo scritto racchiude la traccia di un corpo, e sebbene la scrittura contemporanea non presuppone più una memoria codificata, un sapere comunitario o nazionale come quello di cui il verso anticamente era espressione, comunque racchiude una “musica” che racconta tracce di una memoria dell’esperienza particolare di un determinato soggetto attraverso ritmi allitterativi e ritmi legati a processi pulsioniali inconsci. Ma questa ricerca che nasce sui testi contemporanei, a maggior ragione potrà dare risultati interessanti per quanto riguarda testi nati da lingue e tradizioni letterarie come quella greca, che possiede naturalmente in sé un canto e che nel testo di parola racchiude un testo di voce.

Michel Chion, in un contesto del tutto diverso da quello che andremo a esaminare, introduce il concetto di sineresi, che definisce come “una saldatura inevitabile e spontanea che si produce tra un fenomeno sonoro e un fenomeno visivo puntuale quando questi accadono contemporaneamente, cioè indipendentemente da ogni logica razionale”. Mi sembra calzante per chiarire come uno studio di questo genere non sia fine a se stesso, e non abbia come unico obiettivo il suono, ma aspiri ad una comprensione della messa in scena nella sua totalità. E in questo senso è interessante la sineresi: al “sonoro” è inevitabilmente legato un “visivo”, che tramite esso può essere indagato. L’insieme rappresenta l’azione scenica, ed è questa lo scopo di ogni ricerca sul teatro in quanto teatro, e non in quanto letteratura.

LEGGI L’ESTRATTO DALLA TESI  >  La voce che trascende

Chiara di Macco è laureata in Filologia, Letterature e Storia del mondo antico con una tesi dal titolo “La voce che trascende. Studio sulla vocalità nelle Baccanti di Euripide”. La ricerca ha trovato spazio nel Gruppo Acusma fondato da Valentina Valentini con l’organizzazione di un seminario dedicato a “Voce e suono nel teatro antico” tenuto presso il DASS della Sapienza nel settembre 2015. Nel dicembre 2015 partecipa al convegno “Locas. Escritoras y personajes femininos cuestionando las normas” presso l’Università di Siviglia con un intervento dal titolo “Voci di donne. Studio del suono nel teatro antico e problematiche di genere”. Nel maggio 2016 partecipa al convegno “Antico e contemporaneo” organizzato dalle docenti Francesca Gallo e Monica Storini presso l’Università La Sapienza di Roma con un intervento dal titolo “Teatri e teatro. Storie di abbandono e di riscoperta dei luoghi nativi del teatro occidentale”. Nel novembre 2017 partecipa al convegno “Figure del corpo nel mondo antico” presso l’Università la Sapienza di Roma. Attualmente lavora come attrice e operatrice teatrale per l’infanzia e l’adolescenza presso il Teatro Bertolt Brecht di Formia.

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DRAMMATURGIA: “Figlie d’Egitto ovvero Le Supplici” di Sofia Bolognini

Figlie d’Egitto ovvero Le Supplici di Sofia Bolognini, autrice e regista teatrale classe 1992, vincitore del premio Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea 2016 con la seguente motivazione:

“Un testo compatto, organicamente strutturato, appoggiato su modelli drammaturgici focalizzati sul gender, che riesce, seppur attraverso una struttura formale e ritmica per così dire classica, a reinterpretare il mito senza perdere la forza originaria dei grandi tragici e a proporre temi contemporanei quali il conflitto tra Oriente e Occidente, il corpo della donna come luogo di guerra e sopraffazione e il confronto/scontro tra due tipi contrapposti di potere. Un’opera nella quale l’antico favolistico e l’allusiva contemporaneità mediatica si amalgamano quasi sempre con equilibrio. Un testo che ben si adatta ad essere rappresentato nel teatro greco di Segesta senza stravolgerne il forte impianto scenografico naturale, puntando sulla parola, sul lavoro degli attori e le relazioni archetipali tra i personaggi.”

> LEGGI IL TESTO

Nota di Sofia Bolognini, autrice del testo:

Figlie d’Egitto ovvero Le Supplici vuole esserne una sintesi, un rimescolamento, una ricostruzione per frammenti, una reinterpretazione poetica. Rispetto alla tragedia classica, l’ordine degli eventi è stato invertito: le supplici sbarcano sulla spiaggia di Argo dopo aver ucciso i propri mariti, non prima. Esse dunque scappano dalla pena di morte, non dalle nozze. Il linguaggio è un tessuto di sperimentazioni e innesti. L’impianto generale procede per scansioni ritmiche solenni rispettando la sonorità classica. Alcune citazioni particolarmente efficaci dell’opera antica sono state inserite organicamente nel testo, opportunamente segnalate da asterisco. Non mancano innesti moderni, volutamente isolati e stridenti, pensati per disarcionare di colpo l’orecchio dello spettatore. Un’indagine sul conflitto tra Oriente e Occidente, sintentizzati nelle figure del Principe d’Egitto e del Sovrano di Argo. Figure archetipiche, protagoniste di uno scontro sleale e fratricida. Argo è industriale, democratica, senza déi. Egitto è brutale, integralista, tirannico. Con la stessa violenza combattono per il dominio economico sul mondo: i giagimenti di petrolio, che compaiono anacronicamente nella piece assieme a cacciabombardieri e smartphone, confondendo epoche storiche, rimescolando gli eventi.  Uno studio sul conflitto di genere, sintetizzato in chiave filosofica. Il rifiuto delle nozze e l’uccisione dei propri mariti significano l’impossibilità del riconoscimento all’interno di una cultura maschilista e imperialista, fondata sul possesso e sull’oggettivazione del mondo (in questo caso, del corpo femminile). Il maltrattamento delle donne che nel testo subiscono le peggiori umiliazioni tanto in Egitto quanto in Grecia, è stigmatizzata in una denuncia filosofica che oltrepassa i confini di genere. Di contro al capitalismo dell’Io e alla lotta per la supremazia, si auspica il ritorno ad una visione più mite del mondo, basata sul rispetto reciproco, la coappartenenza e la cura, della madre verso il figlio, della terra verso gli uomini. Ovunque esiliate e respinte, le Supplici non sono più donne, ma ideali. Non portano frasche d’ulivo, ma una nuova visione del mondo. La Corifea diviene simbolo archetipico della Concordia tra gli uomini, fertile grembo che partorirà l’ultimo Dio. Come una sorta di Madonna pagana attraversa le terre cercando il luogo adatto per dare alla luce suo figlio. Senza riuscirvi.

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TESI DI LAUREA: La gestione di un evento culturale e il Project Management

TITOLO TESI : La gestione di un evento culturale e il project management: il caso “Dominio Pubblico – la città agli Under 25”
UNIVERSITÀ: Sapienza, Università di Roma – Facoltà di Lettere e Filosofia – Corso di laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo
AUTRICE : Giulia Caroletti

Introduzione dell’autrice:

Lo scopo di questa tesi di laurea è di presentare l’analisi di un progetto innovativo che anima da tre anni la vita culturale romana: Dominio Pubblico – la città agli Under 25, nato da un’idea del regista e drammaturgo Luca Ricci.
È un festival, evento spettacolare che, in generale, può essere inscritto nella tipologia di progetto di spettacolo, cosi come indica Lucio Argano in La gestione dei progetti di spettacolo (1996). Volendo offrire definizioni più dettagliate del fenomeno in questione si potrebbe citare Mimma Gallina, la quale in Ri-Organizzare Teatro (2014) spiega che un festival è un progetto culturale a cui si richiede principalmente di instaurare «una precisa relazione con un determinato luogo». Questo perché le manifestazioni di cui si parla hanno sempre bisogno di uno spazio dove manifestarsi, da cui ricavare stimoli o magari da valorizzare, qualora quest’ultimo aspetto rientra nella missione dichiarata dell’evento.
È degli studiosi appena citati e della preziosa collaborazione degli stessi responsabili del festival under 25, che mi sono avvalsa per condurre un’analisi più esaustiva possibile dell’evento spettacolare oggetto di studio.
Partorito nel difficile contesto culturale romano, Dominio Pubblico non si propone di produrre spettacoli, vocazione che appartiene a molte altre tipologie di festival, ma di produrre novità, formazione, confronto e di infondere nuova vitalità alla vita culturale romana, aprendo le porte del teatro alle generazioni under 25. Collocato all’interno di Dominio Pubblico, il primo esperimento di stagione congiunta tra il Teatro Argot Studio e il Teatro Orologio di Roma, il festival under 25, la cui direzione artistica è affidata a Tiziano Panici, è all’alba della sua quarta edizione. L’obiettivo del progetto, analizzato nel dettaglio nell’estratto allegato a questo articolo, è essenzialmente quello di riuscire a coinvolgere un gruppo di giovani sotto i 25 anni nell’ideare e organizzare, in completa autonomia di scelte, la programmazione di un festival con la caratteristica di ospitare solo e soltanto artisti under 25. Nella complessa gamma di attività che costituisce l’offerta del festival sono inclusi spettacoli di teatro e danza, esposizioni di arti visive, proiezioni di corti cinematografici e musica dal vivo. Ad ospitare l’evento sono gli spazi teatrali romani promotori dell’iniziativa: il Teatro Argot Studio, diretto da Tiziano Panici e Francesco Frangipane, il Teatro Orologio, diretto da Fabio Morgan e, a partire dalla seconda edizione del festival, il Teatro di Roma, il cui direttore artistico è Antonio Calbi.

Nell’ estratto qui di seguito ho analizzato i compiti che i ragazzi sono chiamati ad assolvere nelle varie fasi progettuali, funzionali ed esecutive del Festival, dando un’idea dell’impegno e del livello di coinvolgimento che viene richiesto ai giovani project manager all’interno del percorso di formazione che intraprendono aderendo all’iniziativa.

LEGGI L’ESTRATTO DALLA TESI  >  La gestione di un evento culturale

Giulia Caroletti nasce a Colleferro il 21 giugno 1994. Dopo cinque anni di Liceo Scientifico, convinta che la matematica non sarebbe mai stata il suo mestiere, decide di seguire la propria passione per il cinema e si iscrive al corso di studi in Arti e Scienze dello Spettacolo della facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza. Esame dopo l’altro, scopre il teatro e se ne innamora. Nel dicembre 2015 conosce Dominio Pubblico e partecipa alla terza edizione come under 25. A ridosso del Natale 2016, consegue la laurea con una tesi sul festival under 25 che le è valsa un prezioso, quanto sudato, 110 e lode.Oggi, convinta che il progetto sia una bellissima realtà non solo da vivere, ma anche da raccontare, continua a farne parte e non vede l’ora di tornare sui libri per completare i suoi studi.

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