Antigone

TESI DI LAUREA: L’Antigone nella messinscena del Living Theatre e nell’Amazzonia di Milo Rau

TITOLO TESI > L’arte della resistenza: l’Antigone nella messinscena del Living Theatre e nell’Amazzonia di Milo Rau
ISTITUTO > Università degli studi di Napoli L’Orientale – Corso di laurea triennale in Lingue, letterature e culture dell’Europa e delle Americhe
AUTRICE > Antonella Liguoro

INTRODUZIONE DELL’AUTRICE

Antigone, la giovane eroina sofoclea – figura emblematica del conflitto tra leggi della famiglia e leggi dello Stato – è ancora partecipe del nostro tempo, è ancora un simbolo di resistenza. Non ha mai abbandonato il campo di battaglia, non ha mai chinato la testa. Ma chi è oggi Antigone? Quante Antigone sono esistite e quante ne esisteranno ancora?

La sua lotta infatti, partendo dalla versione sofoclea, giunge a noi ricca di interpretazioni, traduzioni, riscritture, tanto che il famoso testo di George Steiner è intitolato “Le Antigoni”.

Nel corso del Novecento – col dispiegarsi dei totalitarismi – l’eterno irriducibile conflitto tra le ragioni del singolo e le ragioni dell’autorità acquisisce una nuova significazione, conducendo la giovane Antigone a lottare contro regimi oppressivi: nella Spagna franchista di Salvador Espriu (1955); durante l’occupazione tedesca nella Francia di Jean Anouhil (1942) e nella Germania nazista di Bertolt Brecht (1948).

Ma questa lotta contro la tirannia culmina senz’altro nella celebre messinscena del Living Theatre, al cui centro vi è un’anima anarchica, un’eroina ribelle, in lotta contro un Creonte- Lyndon Johnson, responsabile dell’escalation nella guerra in Vietnam.

E’ da questo “dramma del troppo tardi” che Antigone ritorna oggi, nel 2021, in Amazzonia, all’ingresso di quelle foreste in fiamme – dove il capitalismo divora la natura, dove gli attivisti vengono messi a tacere per far posto alla monocultura della soia, agli allevamenti intensivi– proprio lì, un’Antigone indigena farà la sua apparizione.

No, non è una “premonizione”, è l’atto di resistenza del visionario regista Milo Rau. Assumendo l’Antigone di Sofocle a testo di riferimento simbolico per riflettere sulle conseguenze del capitalismo sulla sopravvivenza globale, e sulla necessità di opporvisi, Milo Rau ci invita ad agire, affinché non sia troppo tardi, affinché questa non sia l’ennesima tragedia del troppo tardi.

LEGGI LA TESI DI LAUREA > L'ANTIGONE NELLA MESSINSCENA DEL LIVING THEATRE E NELL'AMAZZONIA DI MILO RAU

Antonella Liguoro nasce a Napoli il 29/11/96. Si forma presso La Scuola Elementare del Teatro, diretta da Davide Iodice, nel biennio 2015-2017 per poi diplomarsi nel 2019 presso L’ICRA Project di Michele Monetta. Partecipa a diversi workshop di formazione, sotto la guida di Cesare Ronconi, di Mariangela Gualtieri, di Giovanni Greco, di Claudio Collovà e di Valeria Parella. Termina nel dicembre 2020 una laurea triennale in lingue e letterature straniere presso l’Università di Napoli L’Orientale con una prova finale in Storia del teatro moderno e contemporaneo, a cura del docente Lorenzo Mango. Attualmente impegnata in un corso di laurea magistrale di “Traduzione letteraria per l’editoria”.

Condividi:
Fosse

DRAMMATURGIA: Fosse di Enrico Maria Carraro Moda

Introduzione al testo

Un uomo, una donna, una panchina, due bicchieri… L’uomo e la donna si amano, si sono sempre amati e, forse, si ameranno per sempre. Si incontrano per caso in un cimitero e in questo luogo di profonda oscurità si rivelano il loro grande bisogno l’uno dell’altra. L’abitudine, le promesse di giovani innamorati, la casa e tutto quello che comporta una convivenza metteranno a dura prova questo legame. Tutto è buio, tutto è indecifrabile, tutto è… FOSSE.

Fosse è uno spettacolo scritto da Enrico Maria Carraro Moda nel 2011. Vuole essere in parte un omaggio, sia nel titolo che nell’ambientazione, allo scrittore e drammaturgo norvegese Jon Fosse e in parte un cantico dell’uomo inetto ed indeciso. Niente è reale nel cimitero dove si incontrano i due innamorati: ripetizioni innaturali si susseguono spezzando il flusso logico degli eventi di cui una famiglia rimane vittima.

Note dell’autore

In Fosse la scenografia identifica ogni personaggio.

Panchina arancione: i due amanti

Collocata al centro della scena è il luogo del ritrovo dei due amanti, Odessa e Jilbert. Essa è testimone sia del loro incontro sia del successivo evolversi del loro amore.

Due bicchieri di vetro: i due coniugi

Sono posizionati dall’inizio nella parte sinistra del proscenio. Loro sono il legame che Jilbert ha con sua moglie Aily, un filo diretto che è abbondantemente presente anche nella vita dei nuovi amanti, ma solo i due coniugi sono autorizzati a toccarli, a berci e ad imprimere le loro labbra al loro interno.

Asta a giraffa per microfono: la moglie

Al posto del canonico microfono quest’asta sorregge una lampadina a basso consumo. L’illuminazione caratterizza il personaggio di Aily, moglie di Jilbert, ed è accesa esclusivamente da lei e solo in sua presenza resta accesa.

Un leggio con sopra un libro di favole aperto: la madre

Sistemato a fondo scena ha un ruolo importante nel legame madre/figlio. Jilbert è attaccato al ricordo di sua madre, una madre molto brava a raccontare storie per bambini. La lettura di questo libro suggerisce ad Aily il nome della sua primogenita.

Busta di plastica trasparente, rotolo di scotch e un paio di forbici: la fine

Questi tre oggetti sono vicini, a terra, nella parte sinistra del proscenio, davanti ai bicchieri di plastica. Vengono utilizzati insieme nella parte finale della messa in scena da Odessa che, eseguendo la volontà del suo amante, lo soffoca con la busta fissandola con lo scotch.

In questa cornice i personaggi si comportano attraverso gesti reattivi e risposte fisiologiche. La ricerca della verità, dell’autenticità, sopravvive sotto la scorza di un duro nichilismo che si mostra nella violenza e crudezza del linguaggio, nelle cesure della comunicazione, negli scarti delle passioni. Nel mondo di “Fosse” diventa impossibile toccare l’altro, sentire ciò che sente, comunicare. Domina il minimalismo e con esso, l’iconicità di sentenze che risuonano come voci del destino nell’aria cupa delle nostre solitudini.

LEGGI > FOSSE di Enrico Maria Carraro Moda 

Biografia Enrico Maria Carraro Moda

Enrico Maria Carraro Moda (1986) è regista, drammaturgo e attore, fondatore della compagnia “I Nani Inani”. Il suo primo lavoro Giardino, liberamente ispirato a L’amore di Fedra di Sarah Kane, è stato presentato al Roma Fringe Festival nel 2015. L’anno seguente lo spettacolo Fosse delinea la sua poetica, esposizione del nonsense e della violenza insiti nella vita della classe borghese, a cui appartengono cinismo e legami familiari aridi. Pasolini diventa poi il riferimento per i lavori Orgia e Accattone. Nel 2019 Il Vampa, ispirato alle vicende del mostro di Firenze Pacciani, viene premiato al festival inDivenire. Il 2020 vede il ritorno al Roma Fringe Festival con Il solito dramma familiare.

Condividi:
danza contemporanea

TESI DI LAUREA: La programmazione della danza contemporanea in Italia

TITOLO TESI > La programmazione della danza contemporanea in Italia a partire dal D.M. 1 luglio 2014. Analisi attraverso la rassegna Grandi Pianure

ISTITUTO > Università di Roma La Sapienza – Corso di laurea triennale in Arti e Scienze dello Spettacolo

AUTRICE > Margherita Dotta

INTRODUZIONE DELL’AUTRICE

Scopo di questo studio vuole essere quello di tentare di cogliere la nuova ridefinizione dei confini della danza contemporanea italiana, non tanto attraverso l’analisi delle estetiche e delle poetiche autoriali, quanto piuttosto partendo da quello che è nella pratica l’ultimo tassello della filiera artistica: la programmazione, così come il legislatore l’ha definita nel 2014. 

Nonostante le difficoltà con cui ancora oggi la danza italiana (in particolare quella contemporanea) convive, bisogna prendere atto che il nostro Paese negli ultimi anni sia proiettato nella costruzione di un sistema dello spettacolo «con un’osservazione dei fenomeni dal basso, nel riconoscimento dei processi in atto e nel tentativo di dar ascolto a domande insistenti che sono rimaste per anni senza risposta». 

A tal fine abbiamo integrato a uno studio bibliografico una metodologia di ricerca sul campo, costituita da conversazioni e interviste, da materiale cartaceo e online di comunicati stampa, articoli e recensioni, intendendo sottolineare lo spiraglio di speranza, la ventata di novità e la presa di coscienza del legislatore sull’importanza del “codice pre-verbale o gestuale” della danza. 

Una disamina a cerchi concentrici, che, partendo dal generale per arrivare al particolare, tenta di offrire una chiave di lettura in cui risulti evidente come dal quadro normativo, passando per le pratiche e gli scenari, si arrivi alla concretizzazione della programmazione di uno specifico spettacolo di danza. Il primo capitolo sarà quindi dedicato al quadro normativo che disciplina la programmazione delle attività di danza attraverso un confronto cronologico tra le leggi, le circolari e i decreti che si sono susseguiti dagli anni ’60 a oggi.

Il secondo capitolo sarà invece incentrato sulla rassegna Grandi Pianure, una “rassegna non-rassegna” curata da Michele Di Stefano e arrivata alla terza edizione all’interno della stagione del Teatro di Roma. Procedendo maggiormente verso l’interno, giungeremo infine all’analisi di una delle performance programmate nel 2019 all’interno della kermesse Buffalo di Grandi Pianure: Otto, performance di danza contemporanea dei Kinkaleri, che a distanza di 15 anni dalla sua nascita, torna in spazi non convenzionali, offrendo allo spettatore una rinnovata visione dello stato dell’arte.

Nuovi stimoli si affacciano oggi nello sterminato campo della danza contemporanea, che, in attesa di un vero e proprio Codice dello Spettacolo, accoglie al suo interno pratiche derivanti da altre arti, per creare un nuovo spazio di fruibilità per lo spettatore odierno. “Stare al passo, per superarlo” ci è parsa la frase appropriata per definire il presente della danza italiana.

LEGGI LA TESI DI LAUREA > LA PROGRAMMAZIONE DELLA DANZA IN ITALIA

Margherita Dotta nasce a Roma nel 1991. Al centro dei suoi interessi vi è il termine “ricerca”, che declina sia in ambito pratico che in ambito teorico: infatti accanto alla professione di danzatrice e performer, lavorando a contatto con Enzo Celli, Micha van Hoecke, Rozenn Corbel e Nicola Galli e co-fondando il collettivo Gruppo R.A.V.E.- Ricerca Anatomica Verso Energhèia, la sua curiosità la porta prima a studiare giurisprudenza, poi a laurearsi in Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università La Sapienza, dove attualmente è studentessa laureanda in Teatro, Cinema, Danza e Arti digitali. Parallelamente, oltre ad aver affinato le sue conoscenze in ambito organizzativo grazie all’esperienza di co-direzione nella Piattaforma coreografica CorpoMobile, è redattrice per la rivista universitaria di critica
teatrale Le Nottole di Minerva. È nell’incontro tra teoria e pratica, tra fuori e dentro la scena che Margherita disegna i confini della sua ricerca.

Condividi:
Twittering Machine

DRAMMATURGIA: Twittering Machine di ADA collettivo informale per la scena

Twittering Machine
Twittering Machine

Introduzione al testo

Die Zwitscher-Maschine (Twittering Machine – La Macchina cinguettante) è uno dei quadri più famosi di Paul Klee, pittore che ha basato la sua ricerca sul rapporto tra la dimensione spaziale delle arti figurative e quella temporale della musica e della letteratura. Il quadro ritrae quattro uccelli appollaiati su un’esile struttura, che “cantano” grazie all’azione meccanica di una manovella. Da questa suggestione nasce Twittering Machine, una performance multimediale eseguita interamente dal vivo, in cui video generativi e musica elettronica accompagnano i movimenti e le parole dell’attore.

Twittering Machine è un racconto tragicomico sulla quotidianità di un dipendente di una grande azienda che, a causa di un imprevisto vede svanire una delle sue poche gioie: l’uscita anticipata del turno breve del venerdì. Un racconto scandito come la bacheca di un social network, in cui si susseguono frasi e racconti ascoltati per strada, nei bar, durante le riunioni aziendali, nei vagoni affollati dei treni e delle metropolitane.  

LEGGI > TWITTERING MACHINE di ADA

Biografia ADA collettivo informale per la scena

ADA collettivo informale per la scena, nasce a fine 2018 ad opera di Pasquale Passaretti, Loredana Antonelli e Lady Maru, con l’intento di realizzare spettacoli multimediali di teatro e installazione audio-visive. ADA ad oggi ha prodotto: Forse una città, Walking with Damian e Twittering Machine vincitore del premio Pim Off per il teatro contemporaneo. ADA collettivo informale per la scena è sostenuto da Lunarte Festival e da La Dante di Anversa.

Crediti

ADA collettivo informale per la scena
Drammaturgia e regia Pasquale Passaretti
Visual Loredana Antonelli
Musica Lady Maru

Condividi:
Giorgio Gaber

TESI DI LAUREA: Il Teatro-canzone, l’arte secondo Gaber

Gaber
Giorgio Gaber – Ph Luigi Ciminaghi

TITOLO TESI > Libertà è partecipazione e il sogno dell’illogica utopia: il Teatro-canzone, l’arte secondo Gaber

ISTITUTO > Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Studi Umanistici – Corso di Laurea Magistrale in Filologia Moderna

AUTORE > Giacomo Casaula

INTRODUZIONE DELL’AUTORE

Attraverso il percorso dell’illogica utopia ci addentriamo nelle esigenze e negli stati d’animo di coloro che non sanno dare risposta ai propri perché, barricandosi dietro un glorioso passato usato come alibi perfetto di una carenza di ideali, di un vuoto di coscienza e di una pressante nonché progressiva precarietà di futuro.

La ricerca si pone il fine di descrivere il pensiero artistico e culturale di Giorgio Gaber, il “filosofo ignorante” per eccellenza partendo da vari tipi di angolazione raccontando il percorso travagliato e difficile di una generazione che ha perso.

Il viaggio inizia a Milano negli anni ’50 e illustra un Paese in ricostruzione e una città in pieno fermento culturale, letterario, artistico ed economico. Gaber comincia a muovere i primi passi nel mondo della musica inizialmente per esigenze personali e poi per passione. Passa da un locale all’altro, ha un incontro dopo l’altro e il suo nome lentamente arriva addirittura ai fasti della Rai. Vengono fuori successi stratosferici, duetti indimenticabili con Mina, c’è l’approccio anche al Teatro di Varietà ed ecco che Giorgio Gaber raggiunge la sua massima popolarità. 

Arrivato dunque all’akmè della sua carriera qualcosa comincia a muoversi in tutt’altra direzione, qualcosa che soprattutto grazie all’incontro fondamentale con Sandro Luporini sfocia in un atto fondativo illuminante e rivoluzionario. Quel qualcosa prende il nome di Teatro-canzone. 

I primi passi vengono mossi con Il signor G, descrizione analitica dell’uomo medio immerso nella monotonia e nell’appiattimento del proprio quotidiano. Brevi monologhi si alternano a canzoni e lentamente la forma del Teatro-canzone è sempre più netta. Paolo Grassi e Il Piccolo di Milano si interessano a questa novità artistica e culturale e cominciano dunque a produrre Giorgio Gaber e i suoi spettacoli.

Negli anni ’70 Gaber e Luporini scrivono ben sei spettacoli di Teatro-canzone dove descrivono la realtà quotidiana con una lucidità estrema e con un’ironia pungente e attenta che non lascia fuori nessuno, anzi, i movimenti sociali e politici, in cui comunque fino a un certo punto i due autori si identificano, sono oggetto di un’analisi spesso spietata.

Non mancano attente riflessioni sulle mode massificanti e punte di estremo lirismo sia in prosa che in musica che fanno da controcanto a un registro apparentemente leggero di cui sono permeati tutti gli spettacoli. Da Dialogo tra un impegnato e un non so e Far finta di essere sani, oggetto di un capitolo a parte, a Anche per oggi non si vola passando per Libertà obbligatoria fino a Polli di allevamento.

Negli anni ’80 oltre a proseguire nel percorso già ampiamente battuto del Teatro-canzone (gli spettacoli Anni affollati, Io se fossi Gaber e Parlami d’amore Mariù sono un esempio lampante), Gaber sperimenta anche la strada del teatro di evocazione che lo vedrà protagonista di spettacoli significativi come Il caso di Alessandro e di Maria con la partecipazione di Mariangela Melato e Il Grigio, spettacolo dove si ritrova a stare da solo sul palco per circa due ore. Incursione e raffronto stimolante è il paragrafo ‘Tra la voce ipnotica e Cèline’ dedicato a uno dei punti di riferimento letterari di Gaber e all’uso della voce che lo stesso porta in scena in un connubio inedito tra privato e pubblico e soprattutto tra personale e politico.

Dopo gli spettacoli degli anni ’90 un intero capitolo è dedicato all’analisi di un singolo spettacolo cioè Far finta di essere sani. Si analizzano tematiche, scelte sia di messa in scena che di scrittura, musicale e teatrale. Il tema della apparente normalità, della finta pazzia, dell’impossibile ricongiungimento di un io irrimediabilmente diviso, portano Gaber a esporsi senza filtri sulla scena, portando a conclusione la maturazione piena del suo genere teatrale.

Alla luce di quanto esposto la domanda dunque è questa: potrà esistere mai un indagatore del mondo e dell’anima così acuto e al contempo leggero, filosofo e semplice, musicista e attore, artista completo come Giorgio Gaber?Capace di penetrare i tempi in profondità e di anticipare e prevedere una serie di condizioni esistenziali quali la solitudine dell’uomo e l’incapacità comunicativa fra persone, prima ancora dell’avvento della rivoluzione digitale?

La risposta è aperta. Forse possono venirci in aiuto le parole dello stesso Gaber:

Perché vi rassegnate a questa vita mediocre senza l’ombra di un desiderio, di uno slancio, di una proposta qualsiasi? Forse il mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più violento? No! Di più vitale, di più rigoroso, qualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore…
Quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è il dolore! Siamo caduti in una specie di noia, di depressione… certo, è il marchio dell’epoca. E quando la noia e la depressione si insinuano dentro di noi tutto sembra privo di significato. Si potrebbe dire la stessa cosa del dolore? No! Il dolore è visibile, chiaro, localizzato, mentre la depressione evoca un male senza sede, senza sostanza, senza nulla… salvo questo nulla non identificabile che ci corrode […]  

LEGGI LA TESI DI LAUREA > Libertà è partecipazione e il sogno dell’illogica utopia: il Teatro-canzone, l’arte secondo Gaber

Giacomo Casaula nasce a Napoli il 27/10/1992. Consegue presso l’Università Federico II di Napoli la laurea triennale in lettere classiche e quella magistrale in filologia moderna. Comincia molto presto a calcare le scene: Pirandello, Molière, teatro classico, commedia e lavori performativi. È docente di Storia del Teatro presso l’Accademia delle Arti Teatrali del Teatro Totò di Napoli, nonché attore e collaboratore di Ettore Massarese, autore e regista teatrale. Versatile in tutti i generi, crea e autoproduce spettacoli di Teatro-canzone, celebrando De Andrè, Gaber e Rino Gaetano in una commistione scenica di prosa, poesia e musica anche su palcoscenici prestigiosi quale il Teatro San Carlo. Pubblica nel dicembre 2019 il suo primo romanzo Scie ad andamento lento edito da Edizioni Mea. Nel gennaio 2020 esce anche il suo primo disco Nichilismi & Fashion-week con l’etichetta Trees Music Studio tratto dall’omonimo spettacolo teatrale.

Condividi:
Dall'altra parte

DRAMMATURGIA: Dall’altra parte 2+2 =? di Putéca Celidònia

Dall'altra parte

Introduzione al testo

Tre gemelli eterozigoti si incontrano nell’utero materno. Sono appena stati concepiti e realizzano di essere tre geni, consapevoli che con il passare del tempo e l’avvicinarsi della nascita perderanno gradualmente neuroni fino a raggiungere la totale incoscienza natale.

Nascono sfide e competizioni interrotte da misteriose scosse esterne che scandiscono il passaggio del tempo. Ad ogni scossa qualcosa cambia: la loro postura, le loro capacità intellettive. Le informazioni vanno scemando. Il gioco diventa sempre più infantile, il loro linguaggio meno forbito. Ma alla quarta scossa qualcosa non va come le volte precedenti.

Note al testo

Uno studio di Marian Diamond, neuroscienziata e professoressa della University of California, dimostra che: il 50/75% dei neuroni viene perso durante lo sviluppo pre-natale e si continuano a perdere neuroni lungo tutto l’arco della vita.

Partendo da questo studio scientifico, Dall’altra parte | 2+2=? immagina che l’atto del concepimento sia il culmine della nostra genialità. Il lavoro, dunque, si basa su un’idea di regressione del linguaggio, dei corpi e delle coscienze. L’attesa, talvolta snervante, è il motore della dinamica. 

I tre personaggi che si delineano rappresentano tre essenze vitali: Damiano il lato cinico e nichilista della vita, Febo quello poetico e artistico e Innocente quello fragile.

Che vuol dire essere costretti a condividere uno spazio così ridotto con due sconosciuti che, solo poi, identificheremo come fratelli? Cos’è l’intelligenza e in che modo la perdita di questa può modificare il modo di relazionarsi all’altro? Qual è la relazione tra coscienza e istinto, tra ragione ed emotività?

Queste sono alcune delle domande su cui riflette questa drammaturgia, la quale si compone di una buona percentuale di scrittura di scena nata da improvvisazioni e confronto con la compagnia.

LEGGI > DALL'ALTRA PARTE 2+2=? di Putéca Celidònia

Biografia Putéca Celidònia

Putéca Celidònia nasce dall’incontro tra sei ex allievi della Scuola del Teatro Stabile di Napoli i quali, dopo aver condiviso lo stesso percorso formativo, scelgono di unirsi in un gruppo di lavoro che si allarga a nuove maestranze che ne compongono l’arcipelago artistico e tecnico.

Nel 2018 ha inizio l’attività di Putéca in due beni confiscati alla camorra nel Rione Sanità, a Napoli, dove oltre a portare avanti il proprio percorso artistico, conduce un corso di teatro gratuito per i bambini del territorio. Dal laboratorio con i bambini è nato lo spettacolo Non c’è differenza tra me e il mondo che ha debuttato per la rassegna Quartieri di vita 2020 promossa dalla Fondazione Campania dei Festival. Sul filone formativo Putéca Celidònia tiene il corso di teatro nell’istituto penale minorile di Nisida e lavora con i richiedenti asilo dello SPRAR/Ex Canapificio di Caserta.

Putéca Celidònia è adesso al lavoro per due nuovi progetti dal titolo Alla festa di Romeo e Giullietta regia di Benedetto Sicca e Felicissima Jurnata drammaturgia e regia di Emanuele D’Errico. Riceve il premio ANCT 2020 dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro e il premio Neiwiller dall’Artec Campania. La compagnia è promotrice C.Re.S.Co 

Condividi:
Graham Vick

TESI DI LAUREA: Lady Macbeth of Mtsensk di Graham Vick

Graham Vick
Una scena da Lady Macbeth of Mtsensk, Birmingham Opera Company 2019

TITOLO TESI > Può la regia restituire l’opera lirica alla società? Lady Macbeth of Mtsensk di Graham Vick

ISTITUTO > Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi – Diploma Accademico di primo livello in Regia indirizzo Teatro

AUTORE > Andrea Piazza

INTRODUZIONE DELL’AUTORE

Il teatro, e l’arte in genere, sembra allontanarsi sempre di più non solo dal pubblico, ma dalla società intera: così facendo, finisce per isolarsi in una torre d’avorio, protetta ma soffocante. Tale fenomeno risulta tanto più evidente nell’opera lirica, un genere che conobbe in passato una straordinaria popolarità e che oggi è spesso fruita unicamente da una elite colta. La tesi si propone di indagare la poetica e l’azione di un regista di fama internazionale come Graham Vick, attraverso la “sua” Birmingham Opera Company con la quale ogni anno realizza imponenti progetti di opera lirica per tutti e con tutti, per tentare di rispondere a una domanda: è possibile, con gli strumenti della regia, ricomporre la frattura tra teatro e società?

Con la pubblicazione, per la prima volta in italiano, di due conferenze di Graham Vick.

LEGGI LA TESI DI LAUREA > Può la regia restituire l’opera lirica alla società?

Andrea Piazza, laureato con lode in Regia presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano e in Lettere presso l’Università Cattolica, è stato assistente di Graham Vick (Flauto magico, MOF 2018) e ha collaborato al progetto Kafka of Suburbia di Minima Theatralia (2019). Nel 2019 ha debuttato all’Out Off di Milano con la prima nazionale di Non rimpiango nulla in collaborazione con Fabulamundi. Con  All You Can Hitler vince Richiedo Asilo Artistico del Festival Invisible Cities Contaminazioni digitali 2020. Con Che cosa sono i morti di F. Toscani è finalista al Premio Scintille 2020. Nel 2021 sarà prodotto dal Teatro Out Off per Le serve di Genet. Insieme alla prosa si occupa di teatro musicale per ragazzi (regie per La Verdi Orchestra di Milano, Verdi Off Teatro Regio di Parma, Teatro Dal Verme di Milano), di progetti multimediali e di danza.

Condividi:
Made in china

DRAMMATURGIA: Made in China postcard from Van Gogh di Leviedelfool

Introduzione al testo

Una cartolina dall’Olanda: saluti da Parigi! Sotto: una foto di Hong Kong. Ecco il cortocircuito che prende vita e nella mente trasforma per qualche secondo un ombrellino cinese in un girasole in pieno stile “Van Gogh”. Due universi molto distanti, eppure vicino Hong Kong esistono fabbriche a cielo aperto interamente dedicate alla riproduzione di opere d’arte destinate al merchandising dei Musei.

Tra le opere più gettonate La Gioconda di Leonardo da Vinci e Dodici girasoli in un vaso di Vincent Van Gogh. Van Gogh, l’artista/operaio (846 tele, 1000 disegni, 821 lettere), e l’operaio/artista impiegato a Shenzhen. Da una parte il genio, la follia, il caso. Dall’altra la ricerca di un metodo infallibile per riprodurre miracoli su richiesta. Entrambi specializzati in girasoli ma scommettendo su destini diversi. Uno spettacolo su Van Gogh, ma soprattutto per Van Gogh.

Note degli autori

Lo spettacolo si svilupperà attraverso quadri, il cui flusso verrà interrotto da episodi a sé stanti che si esauriscono nel loro stesso compiersi. La ricerca scenica punterà a trovare delle note nuove circa il lavoro attoriale a due, cercando di contrastare quelle che sono le garanzie, ma anche i cliché, del rapporto uomo-donna sulla scena. Lo stile del tutto sarà suggerito dal titolo dello spettacolo. Richiamerà quell’universo kitsch ed effimero proprio dell’oggetto cinese a basso costo.

Un lavoro attoriale a due su una drammaturgia originale fortemente condizionata dall’opera del pittore olandese. La produzione pittorica, quella letteraria: le lettere a Theo, ma soprattutto quelle a Emile Bernard e alla sorella Wilhelmina. Il lavoro nasce da un’attenzione meticolosa ai dettagli degli ultimi quadri, quelli dipinti durante il periodo di maggiore agitazione psicotica. Proprio da quei dettagli il testo prende vita e scorre attraverso suggestioni e richiami a quattro dipinti scelti: “autoritratto con orecchio bendato”, “la sedia vuota”, “la notte stellata”, “la camera di Vincent ad Arles”.

LEGGI > MADE IN CHINA di Leviedelfool

Biografia Leviedelfool

Leviedelfool è una compagnia teatrale fondata nel 2010 a Roma che vive del lavoro e dei progetti artistici di Isabella Rotolo e di Simone Perinelli e della collaborazione con diversi artisti che lavorano alle singole produzioni della compagnia. Leviedelfool rappresenta i propri spettacoli in Italia e all’estero lavorando su drammaturgie originali e focalizzando il proprio percorso sui possibili nuovi linguaggi del teatro contemporaneo. Sede della compagnia è il Teatro Comunale di Calcata dove la compagnia ha creato nel 2012 il CALCATA TEATRO LAB, laboratorio permanente per le arti sceniche, e dove organizza incontri e workshop.

Oltre al progetto di formazione, la compagnia si occupa di creare occasioni formative e creative attraverso workshop attoriali, di drammaturgia e incontri con il pubblico, al fine di proporre un nuovo tipo di rapporto tra pubblico e artista che permetta di abbattere le distanze e i ruoli e che non riduca l’espressione artistica teatrale alla mera rappresentazione di uno spettacolo, creando occasioni di dialogo aperto e scambio di competenze, esperienze e conoscenze.

Condividi:
La foresta

DRAMMATURGIA: La foresta di I Pesci & Ortika

Introduzione al testo

Due ragazzi si allontanano insieme da una festa e si addentrano nella foresta alla ricerca della dose perfetta, della botta definitiva. La foresta – antitesi del “centro” dove la vita è scandita e si esaurisce nel lavoro – rispecchia il vuoto selvaggio di due esistenze intersecate dal caso. Cosa cercano? Fin dove possono spingersi oltre la solitudine impietosa della provincia, della loro stessa marginalità?

Loro sono la Festa, disperata dipendenza dalla vita, dalla sostanza-amore puro, da un presente assoluto. Un lucido delirio di coscienza che parla di Dio, del disagio dello stare al mondo, di cosa dare alle fiamme, dell’importanza della qualità di ciò che ci trasfigura e ci porta all’estasi.

Cercano risposte luminose in un buio informe, come chi si allontana dalla luce per vedere le stelle, ricercatori di una verità spietata sulla propria condizione di esseri umani. Mettono le mani nella terra, entrano nella vita e nel dolore fino a trascendere estatici verso una dimensione di pura coscienza o di puro abbandono.

Note di regia

La foresta è il luogo del segreto. Un luogo oscuro dove tutto prende vita e dove tutto va a morire. È il luogo dei ricordi, un ricordo adolescenziale. La morte per overdose di due ragazzi che conoscevo, e che all’epoca avevano la mia età: 18 anni. È passato molto tempo da allora, quasi la metà della mia vita. Quei due ragazzi hanno continuato a vivere nella mente, a dialogare.

Hanno rappresentato la morte della giovinezza e delle sue infinite speranze. La morte delle possibilità di un futuro e di una possibilità. Sono rimasti fermi nel ricordo. Tutto intorno è cambiato ed è invecchiato ma loro, per assurdo, sono rimasti per sempre giovani. Abbracciati su un prato.

Come li trovarono, abbracciati nel vano tentativo di massaggiarsi il cuore e trovare un po’ di calore nel freddo autunno di una foresta oscura. Una foresta serena, lontano dalla solitudine delle città. Un luogo sacro dove tutto può succedere e dove sono seppelliti i ricordi di gioventù e le speranze ad essi legate.

LEGGI > LA FORESTA di I Pesci & Ortika

Biografia I Pesci & Ortika

I Pesci

La compagnia nasce a Napoli nel 2014 ed è composta da artisti con formazioni ed esperienze diverse, ma con una visione in comune: lo sviluppo di una forma scenica, un codice teatrale, che abbia al centro di ogni sperimentazione l’attore/performer in tutte le sue possibilità, sia espressive che autoriali, nella creazione di drammaturgie originali, ma anche nell’incontro con i classici. Lo spettacolo Pisci ‘e paranza (2015, regia e drammaturgia di Mario De Masi) – che vale alla compagnia la segnalazione speciale al Premio Scenario 2015 – costituisce la prima tappa dell’esperienza. La foresta (regia e drammaturgia, Mario De Masi), creato in coproduzione con ORTIKA gtn, vede la compagnia finalista 2020 in due tra i più importanti premi nazionali under 35 per il teatro contemporaneo come il Premio PimOff e il premio Pancirolli e vincitrice del Premio Antonio Neiwiller 2020 assegnato da ARTEC Associazione Regionale Teatrale della Campania.

ORTIKA

Gruppo teatrale nomade che nasce dalla collaborazione artistica e umana tra Alice Conti – ideatrice, regista e performer, Chiara Zingariello – scrittrice, Alice Colla – disegnatrice luce, Eleonora Duse – costumista. Con curiosità antropologica dal 2011 produce lavori teatrali e performativi che reinterpretano la contemporaneità in chiave fisica, visiva, musicale e tragicomica. A partire da testi della realtà ORTIKA opera una riscrittura che sia rivoluzione di senso, che sposti lo sguardo rendendo “quotidiano ciò che e esotico ed esotico ciò che e quotidiano”.

Condividi:
Corpo e tecnologia

TESI DI LAUREA: Corpo e tecnologia. Il riadattamento di un testo attraverso la lente della contaminazione dei linguaggi nella produzione di Thomas Ostermeier

TITOLO TESI > Corpo e tecnologia. Il riadattamento di un testo attraverso la lente della contaminazione dei linguaggi nella produzione di Thomas Ostermeier

ISTITUTO > Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi – Diploma Accademico di primo livello in Regia indirizzo Teatro

AUTORE > Emanuele Giorgetti

Corpo e tecnologia

INTRODUZIONE DELL’AUTORE

L’obiettivo di questa tesi è quello di andare a esplorare il riadattamento di un testo attraverso la lente della contaminazione di linguaggi nella produzione di Ostermeier. Nella seconda metà del Novecento, l’arte subisce un cambiamento radicale. I confini diventano sempre più fluidi e si verificano sempre più frequentemente contaminazioni tra le arti, in particolar modo tra performing art e teatro. Negli anni ‘80 c’è poi un’altra svolta, quella tecnologica del teatro che di lì a poco porta all’irruzione dei nuovi media in scena. Nel decennio successivo viene ripresa la concezione di performativo: il corpo diventa il punto nodale di un teatro che, così si dice, viene dopo il dramma. Queste sono le basi, l’humus fertile, in cui Thomas Ostermeier mette le proprie radici, per diventare poi il volto di riferimento del teatro di regia tedesco.

LEGGI LA TESI DI LAUREA > CORPO E TECNOLOGIA. IL RIADATTAMENTO DI UN TESTO ATTRAVERSO LA LENTE DELLA CONTAMINAZIONE DEI LINGUAGGI NELLA PRODUZIONE DI THOMAS OSTERMEIER

Emanuele Giorgetti, 25 anni. Dal 2014 al 2017 ha frequentato la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, specializzandosi nell’indirizzo multimediale. Nel 2016 per l’università degli Studi di Milano, realizza un docufilm su Shakespeare. Nel 2017 ha iniziato gli studi presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Durante l’estate 2018 ha seguito uno stage presso la compagnia dei Motus a Santarcangelo Festival, presso la compagnia Fanny Alexander e presso il Teatro Elfo Puccini. A settembre 2019 ha debuttato con la sua prima regia con lo spettacolo Contro il Progresso di Esteve Soler, presso il Teatro Out Off. Conclude i suoi studi nel 2020 laureandosi con 105/110.

Condividi: