All you can Hitler

DRAMMATURGIA: All you can Hitler di BR Franchi

All you can Hitler
All you can Hitler – Ph Arianna Ioan

Introduzione al testo:

Il Kiribati è il primo Paese a rischio di sparizione per l’innalzamento del livello del mare. Un arcipelago nel mezzo del Pacifico abitato da 100mila persone, perlopiù inconsapevoli del futuro che le attende. Da questa incredibile e attualissima storia, Peso piuma immagina le sorti dell’ultimo occidentale rimasto sull’isola, il gestore di un’azienda italiana di snack preconfezionati, alla ricerca di un modo di tornare a casa mentre una pioggia sempre più fitta impedisce l’arrivo di un aereo che lo salvi. Assieme a lui ci sono il fedele addetto alle pulizie, naufragato su una delle isole quando era bambino, e un connazionale emulo di Che Guevara venuto a portare solidarietà al popolo kiribatiano senza che nessuno gliel’abbia chiesto. Tra equivoci, politicamente scorretto, incontri di kung fu e chat erotiche alle tre del mattino, i nostri tre eroi cercheranno in ogni modo una via di fuga da un paradiso diventato inferno; un luogo sconosciuto, lontano da tutto e tutti, che però sprofonda di qualche millimetro a ogni pezzo di plastica che gettiamo nel mare.

LEGGI > All you can Hitler di BR Franchi 

Biografia BR Franchi

BR Franchi

Al secolo Giorgio Bruno Roberto Franchi, BR Franchi nasce a Milano nel 1998. Cresciuto a film di Billy Wilder e Woody Allen, dal 2017 evita di contribuire attivamente alla società frequentando il corso triennale di drammaturgia presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Nel 2018 scrive il testo Hate Party!, che lo stesso anno è finalista della prima edizione del premio Shakespeare Is Now! e quello successivo della nona edizione del premio Hystrio – Scritture di Scena. Nel 2019 vince il premio La Scena Nova con L’ultimo va in porta (testo pubblicato da Alpes Italia), mentre nel 2020 il bando Richiedo Asilo Artistico (In\visible Cities – Pim Off) con All you can Hitler per la regia di Andrea Piazza. Scrive inoltre di linguistica e comunicazione per PAC – PaneAcquaCulture. Autore comico e stand-up comedian, ha collaborato, fra gli altri, con Dado Tedeschi, Clara Campi, Giorgio Magri e Daniele Raco. È il più giovane autore attivo di enigmistica classica in Italia e pubblica regolarmente sulla rivista La Sibilla, ma stranamente questo non gli dà alcuna chance in più con le ragazze. È un ragazzo semplice e vuole la pace nel mondo.

Condividi:
All Night Long

DRAMMATURGIA: All Night Long di Pietro Utili

All Night Long
All Night Long – Ph Marina Alessi

Introduzione al testo:

Liberamente ispirato da una storia vera, All Night Long racconta della notte in cui Ferdinando, un ragazzo di vent’anni, attua il piano per uccidere la propria terribile madre, Lucrezia. Ad aiutarlo è Maicol, il suo unico amico, al quale ha promesso una grossa somma di denaro. Il luogo del delitto è la casa della donna e del ragazzo, una villetta ai margini di un isolato paese di campagna, all’interno di una comunità dove regnano la paura e la sfiducia, alimentate dalla minaccia di un assassino straniero ancora a piede libero. Questi personaggi abitano un mondo duro, crudele, distorto da farmaci, droghe e ossessioni, dove non c’è spazio per nessuna forma d’amore. Ferdinando è convinto di aver pianificato il delitto alla perfezione. Se si fa come dice lui, tutto andrà bene.

Ma ovviamente qualcosa va storto, e questa notte diventa molto più rivelante del previsto. Ferdinando e Maicol si scontrano per la prima volta con il mondo e la sua complessità, con la dura realtà che, purtroppo, le cose non vanno sempre come le avevamo pensate, e che i primi a tradirci siamo soprattutto noi stessi. Il dramma si svolge in tempo reale nel salotto della villetta, senza cambi di ambientazione o interruzioni. Il linguaggio del testo, a tratti grottesco e sopra le righe, è influenzato dal mondo del cinema e delle serie tv di genere crime.

LEGGI IL TESTO > All Night Long

Biografia Pietro Utili

Pietro Utili nasce a Ferrara nel 1993. Si avvicina al mondo del teatro nel 2011, e partecipa in qualità di attore e danzatore nella produzione Histoire du Soldat della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, progetto di teatro musicale da camera. Nel 2014 co-scrive e co-dirige il cortometraggio Menabò, progetto sostenuto da un finanziatore privato presso Roma. Nel 2016 si laurea presso il Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo, La Sapienza, Roma, con una tesi in antropologia dal titolo Rave Party: un rito incompleto. Nello stesso anno viene ammesso nel corso di Autore Teatrale presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Nel 2019 scrive All Night Long, messo in scena presso il Teatro Franco Parenti di Milano con la regia di Daniele Menghini.

Condividi:

DRAMMATURGIA: Amleto Take away di Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari

Amleto Take away - Berardi/Casolari, Ph Le Pera
Amleto Take away – Berardi/Casolari, Ph Le Pera

Introduzione al testo:

Amleto take away è un affresco tragicomico che gioca sui paradossi, gli ossimori e le contraddizioni del nostro tempo che, da sempre, sono fonte d’ispirazione per il nostro teatro “contro temporaneo”. Punto di partenza sono, ancora una volta, le parole, diventate simbolo più che significato, etichette più che spiegazioni, in un mondo dove «tutto è rovesciato, capovolto, dove l’etica è una banca, le missioni sono di pace e la guerra è preventiva». È una riflessione ironica e amara che nasce dall’osservazione e dall’ascolto della realtà circostante, che ci attrae e ci spaventa.

«Tutto è schiacciato fra il dolore della gente e le temperature dell’ambiente, fra i barbari del nord e i nomadi del sud». Le generazioni sono schiacciate fra lo studio che non serve e il lavoro che non c’è, fra gli under 35 e gli over 63, fra avanguardie incomprensibili e tradizioni insopportabili. In questo percorso s’inserisce, un po’ per provocazione, un po’ per gioco meta-teatrale, l’Amleto di Shakespeare. Amleto, simbolo del dubbio e dell’insicurezza, icona del disagio e dell’inadeguatezza, è risultato, passo dopo passo, il personaggio ideale cui affidare il testimone di questa indagine.

Ma l’Amleto di Amleto Take away procede anche lui alla rovescia: è un Amleto che preferisce fallire piuttosto che rinunciare, che non si fa molte domande e decide di tuffarsi, di pancia, nelle cose anche quando sa che non gli porteranno nulla di buono. È consapevole ma perdente, un numero nove ma con la maglia dell’Inter e di qualche anno fa, portato alla follia dalla velocità, dalla virtualità e dalla pornografia di questa realtà. Amleto è in seria difficoltà circa il senso delle cose, travolto da una crisi così generalizzata e profonda che mette a repentaglio storie solide e consolidate come il suo rapporto d’amore con Ofelia e il suo rapporto con il teatro. «To be o FB, questo è il problema!»

Chiudere gli occhi e tuffarsi dentro sé e accettarsi per quello che si è, isolandosi da comunity virtuali per guardare da vicino e cercare di capire la realtà in cui si vive? O affannarsi per postare foto in posa tutte belle, senza rughe, seducenti, sorridenti, grazie all’app di photoshop?
Dimostrare ad ogni costo di essere felici mettendo dei “mi piaci” sui profili degli amici. Pubblicare dei tramonti, un bel piatto di spaghetti o gli effetti della pioggia tropicale, sempre tesi anche al mare, con un cocktail farsi un selfie perché il mondo sappia, dove sono, con chi sono, e come sto. Apparire, apparire, apparire, bello, figo, number one e sentirsi finalmente invidiato.

LEGGI > Amleto Take away di Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari

Biografia Berardi/Casolari

Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari

Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari si incontrano per la prima volta nel 2001 durante la produzione dello spettacolo Viaggio di Pulcinella alla ricerca di Giuseppe Verdi di e con Marco Manchisi: nel 2008 nasce ufficialmente la Compagnia Berardi Casolari. Tra le produzioni Briganti (2003), spettacolo vincitore del Festival Internazionale di Lugano per la sezione nuova drammaturgia; Land Lover (2009), vincitore del Premio ETI – Nuove Creatività e del bando “Principi Attivi” dell’Assessorato alla Trasparenza e cittadinanza attiva della Regione Puglia; Io provo a volare – omaggio a Domenico Modugno (2010), spettacolo di teatro – musica, pluripremiato allo “JoakimInterFest” di Kragujévac (Belgrado, SERBIA) e vincitore a Napoli del Premio Antonio Landieri come miglior spettacolo del 2011. Dall’incontro nel 2010 con Cèsar Brie nasce In fondo agli occhi (2013). A ottobre 2015 la Compagnia debutta con lo spettacolo La prima, la migliore, prodotto da ERT (Emilia Romagna Teatro) vince Last Seen 2017 di Klpteatro come miglior spettacolo dell’anno. Con Amleto take away, spettacolo prodotto dal Teatro dell’Elfo, Gianfranco Berardi vince il Premio Ubu come miglior attore 2018. A ottobre 2019 Berardi Casolari debuttano con I figli della frettolosa (ultimo lavoro, coprodotto da Teatro dell’Elfo, Sardegna Teatro, Teatro della Tosse in collaborazione con l’Unione Ciechi di Milano), uno spettacolo – progetto speciale – realizzato a partire da laboratori su piazza con utenti non vedenti e ipovedenti.

Condividi:
Circeo, il massacro

DRAMMATURGIA: Circeo, il massacro di Elisa Casseri e Filippo Renda

Circeo, il massacro
Circeo, il massacro

Introduzione al testo

Il delitto del Circeo è uno dei crimini che più profondamente si sono impressi nelle coscienze degli italiani. Ancora oggi, chi nel 1975 era già nato e lo sente soltanto nominare, rabbrividisce e riporta alla memoria il turbamento di un intero paese di fronte a un evento così assurdo. Ma è stato davvero un fatto assurdo? Nel 1975 una ricerca giornalistica di Maria Adele Teodori ha stimato, solo in quell’anno, 11.000 casi di stupro in Italia, uno ogni 40 minuti. L’anno prima lo stesso Angelo Izzo (uno dei tre massacratori) era già stato accusato e condannato per aver rinchiuso in una villa e stuprato una ragazza di soli sedici anni.

Il delitto del Circeo è nella storia d’Italia anche perché rappresenta uno spartiacque nella lotta per la parità di genere. Infatti proprio il processo ai danni dei tre assassini aprirà il percorso che porterà lo stuprò a divenire un reato contro la persona e non più contro la morale. Un percorso che durerà ben vent’anni e diventerà legge solo nel 1996. È quindi fondamentale ricordare questo evento, e così è stato fatto, non solo dai movimenti femministi, ma da tutta l’opinione pubblica del nostro paese.

Con Circeo, il massacro desideriamo raccontare quella società e quelle tensioni che si riverberavano nella vita di tutti i giorni e che, con un gioco al rialzo, arrivarono a permettere che certi fatti straordinari accadessero. Desideriamo riflettere specularmente sulla nostra società, in cui tensioni molto simili non sfogano più solo sulla violenza di genere, ma anche su quella contro lo straniero. Basta scorrere le cronache degli ultimi dodici mesi per rendersi conto che la violenza e il sadismo sono già in circolo e che si arriva ormai a reagire con indifferenza davanti a certe dichiarazioni che incitano all’odio e al razzismo.

Occorrerà un nuovo massacro per scioccare e risvegliare le nostre coscienze? Cosa spinge un uomo a ripetere un delitto? Ma soprattutto è stato davvero un fatto assurdo?

LEGGI> Circeo, il massacro di Elisa Casseri e Filippo Renda

Biografia di Filippo Renda

Filppo Renda

Autore, regista, attore, 31 anni, dopo il diploma alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, muove i primi passi come assistente di Luca Ronconi in due produzioni del Piccolo Teatro di Milano; in seguito lavora con Bruno Fornasari, Roberto Rustioni, Francesco Frongia e Renzo Martinelli e in molte produzioni firmate da Elio De Capitani e Ferdinando Bruni. Ma soprattutto cura spettacoli di sua ideazione con cui circuita anche in festival come Primavera dei Teatri, Castel dei Mondi e Colline Torinesi e prodotto da realtà affermate come il Teatro della Tosse, il Teatro delle Donne, o la compagnia Maniaci d’Amore. Nel 2016 comincia un percorso sul teatro shakespeariano: il primo lavoro è Il Mercante di Venezia, prodotto da Elsinor Teatro Fontana di Milano, che ha un enorme successo, superando tutti i record di incassi del teatro. A giugno 2018, sempre con la produzione di Elsinor, mette in scena il Sogno di una notte di mezza estate. Di entrambi i testi cura l’adattamento drammaturgico. Dal 2018 comincia una collaborazione con MTM Teatro Litta di Milano, per il quale è anche direttore del Festival di teatro indipendente “Hors”. Parallelamente porta avanti un percorso di drammaturgia contemporanea: tra i suoi testi “Circeo, il massacro” (con Elisa Casseri) , “Tutto il male che non ti ho mai fatto”, “La rivolta dei brutti”. Con la sua compagnia Idiot Savant ha messo in scena nove produzioni: tra queste lo spettacolo per ragazzi “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, già selezionato dal Festival Segnali, che si è recentemente aggiudicato il premio Piccoli Palchi dell’ERT di Udine.

Condividi:
E cadere sarà lieve

DRAMMATURGIA: E cadere sarà lieve di Davide del Grosso

E cadere sarà lieve di Davide del Grosso, dopo un primo debutto nel 2016 alla Borsa Teatrale Anna Pancirolli , è finalista del Bando Testinscena 2020.  

E cadere sarà lieve
E cadere sarà lieve

Introduzione al testo

Questo progetto è il terzo step di un’indagine partita con un lavoro dal titolo Non su questa Terra, rivolto esclusivamente agli adolescenti. Dopo un primo debutto alla Borsa Teatrale Anna Pancirolli del 2016 fra i progetti vincitori, e dopo aver raccolto buoni rimandi, ci siamo resi conto che avevamo voglia di azzerare il tutto e ripartire da una fase laboratoriale, per tentare di creare un lavoro che non parlasse solo ai ragazzi, ma che potesse restituire anche ad un pubblico adulto la crudezza, la violenza, la complessità e il desiderio di cui è capace il mondo adolescenziale. Per questo motivo, grazie senza dubbio all’entusiasmo degli attori, abbiamo deciso di ripartire daccapo, rielaborando l’arco drammaturgico e riscrivendo il testo ex novo, cercando nuove soluzioni scenografiche, creando collaborazioni per il disegno sonoro, ipotizzandole per le soluzioni video e dando al progetto un titolo nuovo.

Nello specifico, la drammaturgia tenta di appoggiarsi ad una struttura semplicissima che lasci grande spazio alla possibilità che i personaggi dialoghino approfonditamente e possano concedersi flussi di coscienza e autoconfessione. Questo continuando a mantenere viva, estremizzandola nel finale, l’esistenza di un doppio. Due personaggi: Giulia e Federico, maschile e femminile, eroe e antagonista. Due linguaggi accostati: uno più quotidiano e realistico, l’altro più lirico. Due realtà messe in parallelo: quella del dolore giovanile e quella colorata del fumetto. Il tutto cercando di avere cura e attenzione per l’aspetto sonoro e ritmico del testo, come se a tratti lo si potesse cantare; partendo dalla considerazione che il mondo adolescenziale vive di parola cantata, rappata, di slang, di momenti dove il verbo sembra slittare dalla sede del senso per essere riconsegnato a quella del suono. 

Tematicamente, crediamo che bullo e vittima siano etichette più bidimensionali della copertina di un fumetto; etichette a cui noi preferiamo sostituire un supereroe e un antagonista, un ragazzo e una ragazza, una bambina cresciuta troppo in fretta e un bambino che non vorrebbe farlo mai. Due giovani essere umani che, inevitabilmente, diventeranno adulti e che sono spaventati da questa prospettiva. La situazione in cui si trovano è surreale, grave e deridente allo stesso tempo: la crudezza dei dati di realtà presentati da Giulia, racconti di violenza, autolesionismo, svendita di sé, si scontra contro l’immaginario patinato di Spiderman. Non riusciamo mai a credere fino in fondo né alla prima realtà, troppo crudele per essere accettabile, né alla seconda, chiaramente metafisica. Come Giulia non accettiamo che sotto la maschera ci possa veramente essere l’Uomo Ragno; eppure, in qualche modo, quel diciassettenne la sta salvando. E si sta salvando. Perché, tolta quella maschera, Giulia e Federico restano una ragazzina e un ragazzino sull’orlo di un precipizio: due per i quali la vita ha un peso tanto grave, che cadere pare lieve.

LEGGI > E cadere sarà lieve di Davide del Grosso

Biografia di Davide del Grosso:

Nasce a Napoli nel 1988 e si trasferisce poco dopo a Milano. Dopo la licenza classica frequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano e parallelamente si diploma come attore presso la Scuola Quelli di Grock di Milano, riuscendo ad accedere al Laboratorio permanente del quarto anno, diretto da Claudio Orlandini, in borsa di studio. Entra ventiduenne a far parte di Comteatro, compagnia di produzione e centro di ricerca teatrale attivo dal 1982. Qui lavora come attore, drammaturgo, formatore e ricercatore. Nel 2017 inizia a lavorare su Il grande male, con tutto il bene, la prima produzione all’interno di Comteatro della quale è autore, regista e, insieme ad una squadra di giovani colleghi, attore. Con questo lavoro riceve una menzione speciale al Bando Testinscena 2018 e vince il bando Theatrical Mass di Campo Teatrale. Nel 2020 è autore di E cadere sarà lieve, finalista al Bando Testinscena 2020. Nel 2015, invece, scrive per la Compagnia PuntoTeatroStudio di Milano lo spettacolo Sotto i girasoli, in cui è anche attore. Il lavoro si aggiudica una menzione speciale al Festival Young Station 2015 di Montemurlo e vince il primo premio al Festival Urgenze 2017 di Roma. Parallelamente all’attività teatrale svolge una continua ricerca poetica, pubblicando su un blog la propria opera in versi. Come poeta riceve una menzione speciale al Premio Città di Monza 2013, vince il secondo premio della giuria popolare ed il primo premio assoluto al concorso Poesia Oltre Confine 2014 ed il premio finalista al Concorso Nazionale di Poesia “San Martino” 2016.

Condividi:

DRAMMATURGIA: La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza di Alberto Fumagalli

“La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza“, prodotto dalla compagnia bergamasca Les Moustaches, si è aggiudicato il premio di miglior spettacolo al Roma Fringe Festival 2020 e il premio della stampa nonché il premio Alessandro Fersen per la ricerca e l’innovazione.

Introduzione al testo

Lo spettacolo, con la drammaturgia di Alberto Fumagalli e la regia di Ludovica D’Auria e dello stesso Fumagalli, ha come protagonista Ciccio Speranza, un ragazzo grasso ma leggero con un’anima talmente delicata, che potrebbe sembrare quella di una graziosa principessa nordeuropea. Ciccio vive in una vecchia catapecchia di provincia dove si sente soffocare, come una fragile libellula rosa in una teca di plexiglass opaco. Ha un sogno troppo grande per poter rimanere in un cassetto di legno marcio: vuole danzare.

Attraverso un linguaggio inventato, poetico ed ironico nel suo impasto di dialetti viene evocata una famiglia di provincia schiacciata dalla sua marginalità sociale, da un immobilismo drammatico e contemporaneo. La famiglia Speranza vive da generazioni le stesse lunghissime giornate. Sebbastiano è il padre di Ciccio, violento e grave come un tamburo di pelle di capra in un concerto di ottavini. Dennis è il fratello di Ciccio, con un’apertura mentale di uno che va a Bangkok e spacca tutto perché non sanno fare pasta, patate e cozze. Solo, in fondo, nella sua fragilità, Ciccio vuole scappare da quel luogo che mai ha sentito come casa. Attraverso il suo gutturale linguaggio, il suo corpo grassissimo e il suo sogno impacciato, non smetterà mai di danzare, raccontando la sua vita così come la desidera. Ciccio appartiene ad un mondo lontano, senza alcuna possibilità di esaudire il proprio sogno. Il suo destino è segnato, il suo carattere è condizionato, la sua vita è soffocata da un ambiente che gli sta stretto come un cappottino antigelo sta stretto ad un bulldog inglese. Dunque, perché rattrappire i propri istinti? Solo perché la cicogna ci ha fatto cadere lontano dalla terra promessa? Perché sentirsi schiacciati da una famiglia che non vuole conoscere un mondo che sta oltre il proprio campo di fagioli?

> Leggi il testo integrale “La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza

Alberto Fumagalli:

Alberto Fumagalli è nato a Treviglio (BG) nel 1990. Si diploma all’Accademia STAP Brancaccio di Roma. Dopo la laurea in Scienze dei beni culturali (Università degli Studi di Milano), fonda la “Compagnia Teatrale Les Moustaches” per cui firma drammaturgia e regia degli spettacoli. Fra gli altri: Il Giovane Riccardo (spettacolo selezionato per il festival di Avignone 2020 – vincitore Milano Fringe festival 2019), La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza, Il Presidente (finalista Bando Testinscena).

Compagnia Les Moustaches:

La compagnia Les Moustaches nasce e cresce a Fara Gera d’Adda nel 2012, sulle rive del melmoso fiume bergamasco. Fondata da Alberto Fumagalli, tra zanzare, campi di grano e feste del patrono, la compagnia ha preso vita, forma e speranza. Il piccolo nucleo iniziale è aumentato dopo l’incontro e il confronto con altri giovani artisti, provenienti da tutta Italia, formatisi in differenti discipline artistiche nelle maggiori accademie del territorio. Un evidente meticciato culturale, si fonde nei nostri recenti spettacoli, attraverso lo scambio, il dialogo, il confronto, l’unione, in una ricca fattoria artistica. La compagnia Les Moustaches durante la stagione teatrale 2018/2019 ha raggiunto la fase finale del Premio Scenario con lo spettacolo/studio “La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza”. Lo spettacolo viene selezionato per il Roma Fringe Festival 2020 dove vince Miglior spettacolo, Premio della Stampa e Premio Fersen per l’innovazione e la ricerca. Con il testo “Il Presidente” la compagnia è finalista del bando Testinscena 2019 Fondazione Claudia Lombardi per la città di Lugano, tra le sei migliori drammaturgie originali. Les Moustaches vincono il primo premio del Milano Off Fringe Festival2019 con lo spettacolo “Il Giovane Riccardo” e rappresenterà l’Italia al Festival internazionale di Avignone durante il mese di luglio 2020.

Condividi:

DRAMMATURGIA: Mare di Francesca Pica

Mare è un testo scritto da Francesca Pica, con la supervisione di Elena Bucci, liberamente tratto da “Donne di mare”, “La danza delle streghe” e “I confini irreali delle Eolie” di Macrina Marilena Maffei.

Una donna fa un sogno, inizia a parlarne e scivola in una notte nera, in una piccola isola, in una piccola spiaggia di sassi, dove una donna incinta aspetta che il marito la raggiunga per poter tirare la rete a terra e recuperare il pescato. Nell’attesa il tempo e lo spazio si dilatano, realtà e fantasia si confondono. Visioni, incontri inaspettati, viaggi e ricordi aprono la possibilità a cose impossibili. Miti, simboli e figure arcaiche, ora amichevoli ora minacciose, svelano le isole Eolie e la loro feroce bellezza, tra storie di majare, pescatrici e serpi con i capelli. Il parto irrompe all’improvviso assottigliando irrimediabilmente il confine tra l’ordinario e lo straordinario, fino a fonderli. Mare è un gioco di scatole cinesi in cui vita e morte vegliano l’una sull’altra tra le onde, in un eterno presente che muta ogni cosa e la lascia com’è.

Introduzione al testo. Di Francesca Pica:

Ho passato un anno intero a cercare di scrivere senza riuscirci, poi durante un laboratorio teatrale diretto da Elena Bucci, tutto il materiale sedimentato ha cominciato a trovare una sua direzione apparentemente in maniera del tutto autonoma dalla mia volontà. Nei laboratori di Elena i piani di lavoro si moltiplicano e si intrecciano in maniera indissolubile, si genera un’energia che stimola una grande creatività, individuale e collettiva. Ogni attore è chiamato ad essere anche autore, ognuno secondo le proprie volontà, necessità, capacità ed è indirizzato a lavorare sui materiali in maniera viva, improvvisando, smontando, cucendo assieme elementi di provenienza diversa e poi fissando quello che funziona, scrivendo. Nella mia valigia c’erano: l’Odissea, Cassandra di Christa Wolf e i racconti delle Eolie, salvati dall’oblio dall’antropologa Macrina Marilena Maffei. In particolare mi aveva colpito la storia di una pescatrice incinta che si era trovata in mare aperto durante una tempesta ed essendo sopraggiunto il momento del parto era riuscita con grande difficoltà a raggiungere la spiaggia e lì aveva dato alla luce il figlio. Durante le improvvisazioni guidate i materiali si andavano intessendo gli uni con gli altri e lavorandoli sono giunta ad un breve testo che ad oggi, con qualche modifica, è l’incipit di Mare. Questa modalità ha dato il via a tutto il processo di scrittura e contestualmente di messa in scena. Elena mi ha insegnato che si può essere liberi anche nel più grande rigore e che non bisogna avere paura ad aprire nuovi spiragli, come riassunto nelle sue parole: “l’autenticità la troviamo nella fiducia a buttarci in un flusso. Sono io e non più io”.

Nel Mare. Di Elena Bucci:

La prima volta che ho incontrato Francesca sono stata colpita dalla chiarezza e dalla purezza dei suoi intenti e dalla sua rispettosa e gentile tenacia: mi chiese, come se facesse un salto da una rupe altissima, di aiutarla a creare uno spettacolo al quale pensava da tempo. Stava partecipando ad un mio laboratorio e avevo già notato come fosse coraggiosa e originale, ricca di intuizione e immaginazione supportate da una cura paziente per la tecnica. Nonostante le difficoltà di tempo, spazio, occasioni, non esitai ad accettare, cosa che capita assai di rado. Francesca da parte sua mi ha inseguito ovunque, partecipando a tutti i laboratori con dedizione, tenendo un diario del lavoro collettivo e approfittando di ogni spazio per proporre nuovi brani del testo e per confrontarsi con me al riguardo. Abbiamo lavorato in teatri, sale, Festival, primae dopo le mie repliche, dal vivo, via mail, via telefono, sotto un grande albero nel giardino di casa mia. Ho conosciuto Domenico, con il quale abbiamo scambiato profonde riflessioni su scene, costumi, luci, spazio che spero abbiano arricchito entrambi. Sono molto fiera del lavoro di Francesca, che riporta con rigore al cuore e alla memoria storie di donne forti e dimenticate – e ritrovate grazie agli importantissimi studi di Macrina Marilena Maffei – e che riesce a muoversi in un equilibrio sottile ed emozionante tra sogno, fantasia e autenticità. Si è creato con lei un rapporto di vicinanza molto naturale che mi ha permesso di starle accanto con tutta l’attenzione possibile e con una sincerità affettuosa al limite della spietatezza, sempre cercando di lasciare che tentasse, sbagliasse, cadesse, ritrovasse, anche da sola. Credo che tentare salti nel vuoto con la complicità di chi ha più esperienza sia una possibile via per imparare questa difficile e meravigliosa arte che è il teatro, che, non dimentichiamolo, non si impara mai.

> Leggi “Tre estratti da Mare, di Francesca Pica”

Biografia di Francesca Pica:

Francesca Pica è attrice e musicista. Nel 2001 comincia il percorso di formazione attoriale studiando recitazione presso l’Accademia dello Spettacolo diretta da Antonio Casagrande. Importanti le esperienze con Jiulia Varley, Gennadi Bogdanov, Giancarlo Sepe, Mimmo Borrelli, Elena Bucci, Margarete Assmut. Riceve la menzione speciale alla recitazione, DOIT Festival 2018, con lo spettacolo “Tàlia si è addormentata”. Tra le esperienze lavorative più significative quelle con Vincenzo Pirrotta in “All’ombra della collina” con cui debutta nel 2003, con Ruggero Cappuccio in un adattamento speciale di “Shakespea re di Napoli” per il festival Benevento Città Spettacolo nel 2006, con la compagnia Theatre en vol con cui comincia una collaborazione dal 2015, con la compagnia Le Belle Bandiere ne “L’anima buona del Sezuan” 2018. Nel 2013 fonda la Compagnia PolisPapin. Il primo lavoro, “Indubitabili Celesti Segnali”, vince il Premio del pubblico al Roma Fringe Festival 2015 mentre lo spettacolo “Tàlia si è addormentata” vince il Premio miglior spettacolo al DOIT Festival 2018. Dal 2016 comincia a lavorare ad un proprio progetto teatrale: MARE. Lo spettacolo debutta ad agosto 2018, è tutorato da Le Belle Bandiere con la supervisione di Elena Bucci.

Condividi:
Teatro nel diluvio di Simone Amendola

DRAMMATURGIA: Teatro nel diluvio di Simone Amendola

Teatro nel diluvio di Simone Amendola
Teatro nel diluvio di Simone Amendola

 

Il 29 Marzo alle ore 18.30, al foyer del Teatro Valle di Roma, avverrà la presentazione di Teatro nel diluvio, il libro che raccoglie i testi teatrali di Simone Amendola.

Cinque testi, tutti precedentemente premiati. Quattro testi scritti appositamente per il teatro, di cui i più lontani nel tempo Eravamo e Porta Furba già pubblicati singolarmente, e i più recenti, L’uomo nel diluvio e Nessuno può tenere Baby in un angolo, portati in scena con successo dallo stesso autore con Valerio Malorni. Chiude la raccolta un racconto, Piccoli pregi, che del teatro ha l’impeto del monologo. Si spazia dagli esterni agli interni della periferia, dalla condizione identitaria dell’essere migranti alla chimera Europa, dall’amore alla violenza sulle donne, con una domanda di fondo che attraversa tutti i lavori ‘come stiamo al mondo?.

Pubblicato nella collana Percorsi dalla casa editrice Editoria&Spettacolo – che dal 2000 ad oggi ha pubblicato una fetta importante del teatro italiano e internazionale, presente e passato – il volume è una raccolta di lavori scritti tra il ’98 ed il 2018.

Il libro è in distribuzione nei tradizionali canali online (amazon, ibs, etc.), nelle numerose librerie affiliate alla Casa Editrice e ordinabile in qualsiasi Feltrinelli.

 

Leggi l’incipit di

Nessuno può tenere Baby in un angolo di Simone Amendola

 

Teatro nel diluvio di Simone Amendola
Teatro nel diluvio di Simone Amendola

 

Biografia dell’Autore

Simone Amendola è cineasta e drammaturgo da sempre focalizzato nel racconto delle marginalità. Ha presentato i suoi lavori in alcuni tra i più importanti festival di settore, nel 2016 la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui Premio Ilaria Alpi (2010) per il documentario narrativo, Premio Solinas (2014) per la sceneggiatura, Premio In-Box (2014) per la nuova drammaturgia.

Condividi:
Un tramezzino tautologico Di Mauro Tiberi

DRAMMATURGIA: Un Tramezzino Tautologico di Mauro Tiberi

Un tramezzino tautologico Di Mauro Tiberi
Un tramezzino tautologico Di Mauro Tiberitr

Vincitore del premio come Miglior Drammaturgia nella VII edizione del Fringe Festival di Roma, Tramezzino Tautologico di Mauro Tiberi è un’opera le cui parole pesano come cemento sulle corde della nostra sensibilità. In scena un uomo e la propria abitazione, spartana e fatiscente, dove è presente il minimo indispensabile per la sopravvivenza dell’artista: una libreria ricca di titoli si contrappone a un tavolo e a un piano cottura desolati e spogli su cui prepara il suo spuntino, grottescamente composto da un tozzo di pane raffermo e da una sottiletta di formaggio, recuperata dal frigo assieme a una bottiglia d’acqua, uno dei segni salienti di un beffardo ritratto della solitudine. Una telefonata e poi una registrazione; la lettura di una fiaba alla propria nipote, che si trasforma nell’urlo disperato di un uomo senza prospettive.

Mauro Tiberi, autore ed interprete di questo toccante monologo, interpreta un autore di teatro scontroso, burbero e volgare, anzi volgarissimo, che non si fa problemi ad aprirsi con tutto sé stesso alla propria nipotina, forse da lui considerata come l’unica anima pura rimasta rispetto ai suoi simili che lo hanno confinato nell’inferno dell’incomprensione e nel dolore di un amore non ricambiato. E, come se non bastasse, uno spettro aleggia nella conversazione: la depressione.

Tramezzino Tautologico è la dimostrazione di un teatro le cui parole e la cui scena sono una spaventosa diapositiva della nostra condizione fragile e indifesa: un essere umano piccolo e mediocre, fatto di velleità, di volgarità e di capricci e, purtroppo, anche di dolore. Una rappresentazione dell’essere umano così viva e vera sulla scena da prendere alla gola lo spettatore battuta dopo battuta.

 

 

Intervista a Mauro Tiberi

Sono nato a Roma il 28 luglio del 1989 ma abito a Pomezia. Questo credo che basti a racchiudere un po’ tutte le questioni. Aggiungerei anche un appunto sulla mia menomazione alla mano destra e sui miei problemi di balbuzie. Ecco, ora il profilo del personaggio è completo.

Mi sono sempre un po’ sentito ai margini di ogni cosa pur facendone parte.

C’è chi dice che la marginalità sia uno degli ingredienti fondamentali dell’arte come anche la sofferenza, la cirrosi e la gonorrea. Per quanto riguarda le ultime due ci sto ancora lavorando.

Quando ho scoperto il mondo del teatro nel 2006 le mie prospettive e la visione d’insieme di me stesso sono drasticamente cambiate. Mi sono fin da subito reso conto che in scena non balbettavo e che la mia mano non si notava. Poi, nel corso degli anni, anche Pomezia è diventata una valida alleata. Una sorta di punto di riferimento da osteggiare e combattere con la lama tagliente dell’ironia.

E’ stata un’esplosione di vivacità espressiva. Ho iniziato a scrivere e ad aver bisogno di un palco in un rapporto di totale dipendenza da esso.

C’ho messo un po’. Sono anche una persona molto lenta. Nel 2016 mi sono iscritto a Teatro Azione e ho scelto, in un ritardo massimo, di dedicarmi esclusivamente alle mie velleità artistiche perché per me il teatro non è solo un luogo in cui esprimere qualcosa. E’ l’unico luogo in cui non mi sento a disagio, dove il disprezzo che nutro a livello molecolare verso me stesso viene meno.

L’essere umano è l’unico a percepirsi nel mondo che lo circonda. E’ l’unico a dire “che fame! Ho bisogno di cibo ma prima devo calarmi un lexotan perché la vita è indubbiamente intollerabile sotto ogni punto di vista”. Per me quel lexotan è il teatro. Mi rasserena, paradossalmente interrompe quel moto di dissociazione dalla realtà e mi fa tornare la voglia di avere rapporti sessuali al limite dell’indecenza.

 

Leggi un estratto di Tramezzino Tautologico

Condividi:

DRAMMATURGIA: “Attesa” di Dino Lopardo

“Attesa” di Dino Lopardo è stato premiato come migliore drammaturgia all’ultima edizione del Festival INdivenire presso il Teatro Spazio Diamante di Roma.

La motivazione: Per un approccio attuale, non convenzionale e intelligente, a un testo che apre a domande senza risposta o a mille risposte cui mancano, ormai troppo spesso, le domande. Un linguaggio travolgente e insieme semplice e di immediato impatto, che lascia poi decantare infinite declinazioni di pensiero, passando dal gioco infantile, apparentemente innocuo, alla fredda e prematura lucidità di chi ha da sempre a che fare con la morte. Una urgenza che apre a una danza macabra, stridente ed esilarate per contrasto.

LEGGI IL TESTO INTEGRALE > ATTESA di DINO LOPARDO

DINO LOPARDO:

Dino Lopardo laureatosi all’UNIBAS, con una tesi sulla drammaturgia di Eduardo De Filippo, si forma prima come attore presso l’Accademia del Teatro Quirino di Roma, successivamente si specializza in drammaturgia e sceneggiatura presso l’Accademia Nazionale d’ Arte Drammatica Silvio D’Amico. Il suo primo lavoro di scrittura scenica “Trapanaterra” vince il premio Cu.Ra 2017 e sta circuitando su tutto il territorio nazionale.

Condividi: