6 maggio 1938

DRAMMATURGIA: 6 maggio 1938 di Guglielmo Lipari

6 maggio 1938
6 Maggio 1938

Introduzione al testo

Roma, 6 maggio 1938. È giorno della storica visita nella capitale dell’Italia Fascista del grande alleato tedesco, il fuhrer Adolf Hitler, venuto in visita da Mussolini e accolto da decine di migliaia di uomini, donne e bambini pronti a far sentire tutto il proprio calore al capo di stato tedesco. 

In un caseggiato popolare, Luciana, moglie disfatta da sei maternità e da un marito che la trascura, pur essendo fascista convinta e grande ammiratrice del duce, è costretta a rimanere in casa per occuparsi delle faccende domestiche. Quando la sua pappagalletta esce dalla gabbia e si adagia sulla finestra della casa di fronte, Luciana è costretta a bussare alla porta del solitario proprietario che, diversamente da tutti gli altri nel palazzo, non è accorso a salutare l’avvento di Hitler.

Antonio è un affascinante annunciatore radiofonico verso cui Luciana prova da subito un’attrazione fortissima. I due si inseguiranno per tutto il tempo cercando di consolare le loro pene. Quando Luciana però scoprirà le vere tendenze politiche dell’uomo, non riuscirà a placare il suo desiderio verso una persona così “insolitamente” gentile, fino a scoprire che il vero segreto che egli cela.

Note dell’autore

Il testo messo in scena va analizzato strutturandolo su una linea verticale dove spazio e tempo sono ridotte all’osso e tutto è basato sulla profondità emotiva ed intima dei personaggi, due infelicità incomprese, due sconfitti. Su questa linea vanno poste una macrostoria (costituita al suo interno da tutte le informazioni riguardanti l’epoca, il contesto storico in cui è ambientata, lo sfondo politico relativo, e lo status sociale della donna di quegli anni), e una microstoria, situata al suo interno, costituita invece dall’incontro di due solitudini incomprese che soffrono la loro condizione esistenziale.

È una messa in scena che lavora sulla sottrazione: di colori (smunti, slavati), di ambienti (siamo all’interno di una casa), di titolo (si svolge in un arco temporale di appena poche ore) e di dialoghi (giocati sul non detto). Il nostro compito è quello di scandagliare l’animo umano e di contestualizzarlo nel sentire dell’epoca, fornendo una potente riflessione sul tempo e su come due punti di vista inizialmente inconciliabili, finiscano entrambi per avvicinarsi e coincidere, soli, come entrambi vittime del regime mussoliniano. 

La domanda che ci poniamo, citando la messa in scena, è: “La vita, qualunque che sia, vale la pena di essere vissuta?”

L’estratto che segue va da subito dopo quello che viene narrativamente chiamato “incidente scatenante”, l’evento che prende all’amo la storia trascinandola verso una direzione, quella del nucleo dei conflitti dei nostri eroi, sino a poco prima del climax finale, evento che ci porta verso la conclusione.

In questo caso l’incidente è appunto la fuga della pappagalletta di Luciana e il conseguente incontro con il solitario vicino Antonio, momento che farà scattare una scintilla nelle due persone, non solo verso la conoscenza dell’altro ma soprattutto verso quella di se stessi, una scintilla di una vita ormai sopita da tempo.

L’estratto dunque mette a nudo quello che è l’intero secondo Atto della storia, quello più intimo, quello ricco di conflitti e ostacoli da superare, dove i momenti di difficoltà crescenti porteranno allo sviluppo dei personaggi e ad una nuova consapevolezza di essi, che sia positiva o negativa. 

LEGGI > 6 MAGGIO 1938 di Guglielmo Lipari

BIOGRAFIA GUGLIELMO LIPARI

Amante, sperimentatore e praticante delle arti teatrali e cinematografiche sin da adolescente, attraverso la frequenza a diversi laboratori di formazione arriva ad esibirsi a soli 16 anni al XIV° Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani, nella spettacolare cornice del Teatro Greco di Siracusa. Dal 2015, compie il passo decisivo verso il mondo della produzione audiovisiva attraverso il “Director’s Prep”, presso la “London Film School” di Londra e parallelamente al conseguimento della Laurea in Giurisprudenza, e il diploma come Filmmaker presso la scuola di Cinema e Fotografia Pigrecoemme di Napoli, fa esperienza come assistente di regia e operatore su diversi set di lungometraggi e cortometraggi nei quali è tutt’ora attivo anche come montatore. Lavora anche come freelance per la realizzazione di commercial e videoclip musicali, attività nella quale cresce ed è ad oggi attivissimo.

È tra i fondatori di Skratch Fab, una factory produttiva di contenuti per il web e resta sempre operativo con il teatro, con il quale giunge con diverse produzioni sui palcoscenici delle città di Napoli, Roma e Milano e in diverse rassegne nazionali, arrivando a vincere il Miglior spettacolo nella categoria Professionisti al PanTeatro Festival 2018 con un originale adattamento di “Venere in Pelliccia”.

Nel 2019 viene selezionato ufficialmente dalla Biennale College Teatro Venezia U30 per un progetto di spettacolo teatrale inedito e collabora come operatore sugli appunti di un prossimo documentario di Mario Martone. Nel 2020 Collabora come screenwriter con CiaoPeople (gruppo editoriale di Fanpage, The Jackal e Cookist) per la scrittura alcuni concept per campagne speciali di noti brand internazionali. È attualmente in distribuzione il suo cortometraggio “Non è solo un gioco” (2020), mockumentary con Rosaria De Cicco e Antonella Stefanucci, che sta ottenendo numerosi riconoscimenti nei maggiori festival nazionali, non ultima la selezione in concorso presso l’Accademia del Cinema Italiano Premi David di Donatello.

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Falsità

DRAMMATURGIA: Falsità di Roberto Maria Napoletano

Introduzione al testo

In Falsità il quesito “realtà o verità?” echeggia tanto nell’aria di uno spazio claustrofobico quanto nelle dinamiche dei personaggi, tra disperazione e bisogni. Ciò che nella realtà è sbagliato, nella verità può essere totalmente esatto.

In Falsità si snoda il perché della manipolazione dell’informazione, nata per creare le notizie che la gente vuole leggere: epoca, questa, in cui l’umanità non vuole sapere ma avere ragione, in cui i social sono una manifestazione continua su pubblica piazza, dove tutti possono dire tutto.

In un contesto così poco trasparente i rapporti personali non sono sinceri, neppure tra i protagonisti di questa storia, impiegati e manager di F.I.A.Y.N. Company: un fittizio (?) colosso multinazionale, creatore e distributore di fake news.

Tutto si chiuderà dove tutto ebbe inizio: nel passato che ha influenzato il presente, e non di meno il futuro.

LEGGI > FALSITÀ di Roberto Maria Napoletano

Biografia Roberto Maria Napoletano

Roberto Maria Napoletano nasce a Napoli il 23 Agosto 1984. Si diploma in recitazione presso il Teatro Stabile del Veneto studiando con Anna Maria Guarnieri, Luca Lazzareschi, Pier Luigi Pizzi, Alberto Terrani. Prosegue la sua formazione attoriale presso il C.U.T. – Centro Universitario Teatrale di Perugia e il Teatro Stabile dell’Umbria ma, a seguito di un infortunio e la scoperta di una malattia, interrompe gli studi e decide di ridurre drasticamente le sue apparizioni sceniche. Inizia così ad appassionarsi alla drammaturgia, frequentando corsi e seminari con autori di fama nazionale e internazionale (Fratelli Dalla Via, Yasmina Reza, Tiziano Scarpa, Simon Stephens, Vitaliano Trevisan). È co-fondatore, insieme a Lahire Tortora, del Collettivo Artistico Teatro Safarà, per il quale allestisce le sue opere teatrali: “Camorra sonora” (2016), “Atto unico” (2017), “Sognando la Mèrica in pausa caffè” (2018), “Il Maestro e Margherita” (2018). Nel 2018, il suo testo “La nave dei folli” è terzo classificato al Premio Letterario La Clessidra di Terni. Sempre nel 2018, il suo progetto drammaturgico “Falsità” risulta fra i 14 finalisti del Festival di nuova drammaturgia Il mondo è ben fatto di Torino, kermesse con più di 200 drammaturghi partecipanti da tutta Italia. Il testo che ne scaturisce riceve nel corso degli anni diversi riconoscimenti [(2019, menzione d’onore al Rive Gauche Festival; 2020, Premio Internazionale Città Cultura di Castrovillari (CS); 2020, menzione speciale dell’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Studi Umanistici – Master in Drammaturgia e Cinematografia, in occasione del Premio Massimo Troisi di San Giorgio a Cremano (NA)].

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Fosse

DRAMMATURGIA: Fosse di Enrico Maria Carraro Moda

Introduzione al testo

Un uomo, una donna, una panchina, due bicchieri… L’uomo e la donna si amano, si sono sempre amati e, forse, si ameranno per sempre. Si incontrano per caso in un cimitero e in questo luogo di profonda oscurità si rivelano il loro grande bisogno l’uno dell’altra. L’abitudine, le promesse di giovani innamorati, la casa e tutto quello che comporta una convivenza metteranno a dura prova questo legame. Tutto è buio, tutto è indecifrabile, tutto è… FOSSE.

Fosse è uno spettacolo scritto da Enrico Maria Carraro Moda nel 2011. Vuole essere in parte un omaggio, sia nel titolo che nell’ambientazione, allo scrittore e drammaturgo norvegese Jon Fosse e in parte un cantico dell’uomo inetto ed indeciso. Niente è reale nel cimitero dove si incontrano i due innamorati: ripetizioni innaturali si susseguono spezzando il flusso logico degli eventi di cui una famiglia rimane vittima.

Note dell’autore

In Fosse la scenografia identifica ogni personaggio.

Panchina arancione: i due amanti

Collocata al centro della scena è il luogo del ritrovo dei due amanti, Odessa e Jilbert. Essa è testimone sia del loro incontro sia del successivo evolversi del loro amore.

Due bicchieri di vetro: i due coniugi

Sono posizionati dall’inizio nella parte sinistra del proscenio. Loro sono il legame che Jilbert ha con sua moglie Aily, un filo diretto che è abbondantemente presente anche nella vita dei nuovi amanti, ma solo i due coniugi sono autorizzati a toccarli, a berci e ad imprimere le loro labbra al loro interno.

Asta a giraffa per microfono: la moglie

Al posto del canonico microfono quest’asta sorregge una lampadina a basso consumo. L’illuminazione caratterizza il personaggio di Aily, moglie di Jilbert, ed è accesa esclusivamente da lei e solo in sua presenza resta accesa.

Un leggio con sopra un libro di favole aperto: la madre

Sistemato a fondo scena ha un ruolo importante nel legame madre/figlio. Jilbert è attaccato al ricordo di sua madre, una madre molto brava a raccontare storie per bambini. La lettura di questo libro suggerisce ad Aily il nome della sua primogenita.

Busta di plastica trasparente, rotolo di scotch e un paio di forbici: la fine

Questi tre oggetti sono vicini, a terra, nella parte sinistra del proscenio, davanti ai bicchieri di plastica. Vengono utilizzati insieme nella parte finale della messa in scena da Odessa che, eseguendo la volontà del suo amante, lo soffoca con la busta fissandola con lo scotch.

In questa cornice i personaggi si comportano attraverso gesti reattivi e risposte fisiologiche. La ricerca della verità, dell’autenticità, sopravvive sotto la scorza di un duro nichilismo che si mostra nella violenza e crudezza del linguaggio, nelle cesure della comunicazione, negli scarti delle passioni. Nel mondo di “Fosse” diventa impossibile toccare l’altro, sentire ciò che sente, comunicare. Domina il minimalismo e con esso, l’iconicità di sentenze che risuonano come voci del destino nell’aria cupa delle nostre solitudini.

LEGGI > FOSSE di Enrico Maria Carraro Moda 

Biografia Enrico Maria Carraro Moda

Enrico Maria Carraro Moda (1986) è regista, drammaturgo e attore, fondatore della compagnia “I Nani Inani”. Il suo primo lavoro Giardino, liberamente ispirato a L’amore di Fedra di Sarah Kane, è stato presentato al Roma Fringe Festival nel 2015. L’anno seguente lo spettacolo Fosse delinea la sua poetica, esposizione del nonsense e della violenza insiti nella vita della classe borghese, a cui appartengono cinismo e legami familiari aridi. Pasolini diventa poi il riferimento per i lavori Orgia e Accattone. Nel 2019 Il Vampa, ispirato alle vicende del mostro di Firenze Pacciani, viene premiato al festival inDivenire. Il 2020 vede il ritorno al Roma Fringe Festival con Il solito dramma familiare.

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Twittering Machine

DRAMMATURGIA: Twittering Machine di ADA collettivo informale per la scena

Twittering Machine
Twittering Machine

Introduzione al testo

Die Zwitscher-Maschine (Twittering Machine – La Macchina cinguettante) è uno dei quadri più famosi di Paul Klee, pittore che ha basato la sua ricerca sul rapporto tra la dimensione spaziale delle arti figurative e quella temporale della musica e della letteratura. Il quadro ritrae quattro uccelli appollaiati su un’esile struttura, che “cantano” grazie all’azione meccanica di una manovella. Da questa suggestione nasce Twittering Machine, una performance multimediale eseguita interamente dal vivo, in cui video generativi e musica elettronica accompagnano i movimenti e le parole dell’attore.

Twittering Machine è un racconto tragicomico sulla quotidianità di un dipendente di una grande azienda che, a causa di un imprevisto vede svanire una delle sue poche gioie: l’uscita anticipata del turno breve del venerdì. Un racconto scandito come la bacheca di un social network, in cui si susseguono frasi e racconti ascoltati per strada, nei bar, durante le riunioni aziendali, nei vagoni affollati dei treni e delle metropolitane.  

LEGGI > TWITTERING MACHINE di ADA

Biografia ADA collettivo informale per la scena

ADA collettivo informale per la scena, nasce a fine 2018 ad opera di Pasquale Passaretti, Loredana Antonelli e Lady Maru, con l’intento di realizzare spettacoli multimediali di teatro e installazione audio-visive. ADA ad oggi ha prodotto: Forse una città, Walking with Damian e Twittering Machine vincitore del premio Pim Off per il teatro contemporaneo. ADA collettivo informale per la scena è sostenuto da Lunarte Festival e da La Dante di Anversa.

Crediti

ADA collettivo informale per la scena
Drammaturgia e regia Pasquale Passaretti
Visual Loredana Antonelli
Musica Lady Maru

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Dall'altra parte

DRAMMATURGIA: Dall’altra parte 2+2 =? di Putéca Celidònia

Dall'altra parte

Introduzione al testo

Tre gemelli eterozigoti si incontrano nell’utero materno. Sono appena stati concepiti e realizzano di essere tre geni, consapevoli che con il passare del tempo e l’avvicinarsi della nascita perderanno gradualmente neuroni fino a raggiungere la totale incoscienza natale.

Nascono sfide e competizioni interrotte da misteriose scosse esterne che scandiscono il passaggio del tempo. Ad ogni scossa qualcosa cambia: la loro postura, le loro capacità intellettive. Le informazioni vanno scemando. Il gioco diventa sempre più infantile, il loro linguaggio meno forbito. Ma alla quarta scossa qualcosa non va come le volte precedenti.

Note al testo

Uno studio di Marian Diamond, neuroscienziata e professoressa della University of California, dimostra che: il 50/75% dei neuroni viene perso durante lo sviluppo pre-natale e si continuano a perdere neuroni lungo tutto l’arco della vita.

Partendo da questo studio scientifico, Dall’altra parte | 2+2=? immagina che l’atto del concepimento sia il culmine della nostra genialità. Il lavoro, dunque, si basa su un’idea di regressione del linguaggio, dei corpi e delle coscienze. L’attesa, talvolta snervante, è il motore della dinamica. 

I tre personaggi che si delineano rappresentano tre essenze vitali: Damiano il lato cinico e nichilista della vita, Febo quello poetico e artistico e Innocente quello fragile.

Che vuol dire essere costretti a condividere uno spazio così ridotto con due sconosciuti che, solo poi, identificheremo come fratelli? Cos’è l’intelligenza e in che modo la perdita di questa può modificare il modo di relazionarsi all’altro? Qual è la relazione tra coscienza e istinto, tra ragione ed emotività?

Queste sono alcune delle domande su cui riflette questa drammaturgia, la quale si compone di una buona percentuale di scrittura di scena nata da improvvisazioni e confronto con la compagnia.

LEGGI > DALL'ALTRA PARTE 2+2=? di Putéca Celidònia

Biografia Putéca Celidònia

Putéca Celidònia nasce dall’incontro tra sei ex allievi della Scuola del Teatro Stabile di Napoli i quali, dopo aver condiviso lo stesso percorso formativo, scelgono di unirsi in un gruppo di lavoro che si allarga a nuove maestranze che ne compongono l’arcipelago artistico e tecnico.

Nel 2018 ha inizio l’attività di Putéca in due beni confiscati alla camorra nel Rione Sanità, a Napoli, dove oltre a portare avanti il proprio percorso artistico, conduce un corso di teatro gratuito per i bambini del territorio. Dal laboratorio con i bambini è nato lo spettacolo Non c’è differenza tra me e il mondo che ha debuttato per la rassegna Quartieri di vita 2020 promossa dalla Fondazione Campania dei Festival. Sul filone formativo Putéca Celidònia tiene il corso di teatro nell’istituto penale minorile di Nisida e lavora con i richiedenti asilo dello SPRAR/Ex Canapificio di Caserta.

Putéca Celidònia è adesso al lavoro per due nuovi progetti dal titolo Alla festa di Romeo e Giullietta regia di Benedetto Sicca e Felicissima Jurnata drammaturgia e regia di Emanuele D’Errico. Riceve il premio ANCT 2020 dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro e il premio Neiwiller dall’Artec Campania. La compagnia è promotrice C.Re.S.Co 

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Made in china

DRAMMATURGIA: Made in China postcard from Van Gogh di Leviedelfool

Introduzione al testo

Una cartolina dall’Olanda: saluti da Parigi! Sotto: una foto di Hong Kong. Ecco il cortocircuito che prende vita e nella mente trasforma per qualche secondo un ombrellino cinese in un girasole in pieno stile “Van Gogh”. Due universi molto distanti, eppure vicino Hong Kong esistono fabbriche a cielo aperto interamente dedicate alla riproduzione di opere d’arte destinate al merchandising dei Musei.

Tra le opere più gettonate La Gioconda di Leonardo da Vinci e Dodici girasoli in un vaso di Vincent Van Gogh. Van Gogh, l’artista/operaio (846 tele, 1000 disegni, 821 lettere), e l’operaio/artista impiegato a Shenzhen. Da una parte il genio, la follia, il caso. Dall’altra la ricerca di un metodo infallibile per riprodurre miracoli su richiesta. Entrambi specializzati in girasoli ma scommettendo su destini diversi. Uno spettacolo su Van Gogh, ma soprattutto per Van Gogh.

Note degli autori

Lo spettacolo si svilupperà attraverso quadri, il cui flusso verrà interrotto da episodi a sé stanti che si esauriscono nel loro stesso compiersi. La ricerca scenica punterà a trovare delle note nuove circa il lavoro attoriale a due, cercando di contrastare quelle che sono le garanzie, ma anche i cliché, del rapporto uomo-donna sulla scena. Lo stile del tutto sarà suggerito dal titolo dello spettacolo. Richiamerà quell’universo kitsch ed effimero proprio dell’oggetto cinese a basso costo.

Un lavoro attoriale a due su una drammaturgia originale fortemente condizionata dall’opera del pittore olandese. La produzione pittorica, quella letteraria: le lettere a Theo, ma soprattutto quelle a Emile Bernard e alla sorella Wilhelmina. Il lavoro nasce da un’attenzione meticolosa ai dettagli degli ultimi quadri, quelli dipinti durante il periodo di maggiore agitazione psicotica. Proprio da quei dettagli il testo prende vita e scorre attraverso suggestioni e richiami a quattro dipinti scelti: “autoritratto con orecchio bendato”, “la sedia vuota”, “la notte stellata”, “la camera di Vincent ad Arles”.

LEGGI > MADE IN CHINA di Leviedelfool

Biografia Leviedelfool

Leviedelfool è una compagnia teatrale fondata nel 2010 a Roma che vive del lavoro e dei progetti artistici di Isabella Rotolo e di Simone Perinelli e della collaborazione con diversi artisti che lavorano alle singole produzioni della compagnia. Leviedelfool rappresenta i propri spettacoli in Italia e all’estero lavorando su drammaturgie originali e focalizzando il proprio percorso sui possibili nuovi linguaggi del teatro contemporaneo. Sede della compagnia è il Teatro Comunale di Calcata dove la compagnia ha creato nel 2012 il CALCATA TEATRO LAB, laboratorio permanente per le arti sceniche, e dove organizza incontri e workshop.

Oltre al progetto di formazione, la compagnia si occupa di creare occasioni formative e creative attraverso workshop attoriali, di drammaturgia e incontri con il pubblico, al fine di proporre un nuovo tipo di rapporto tra pubblico e artista che permetta di abbattere le distanze e i ruoli e che non riduca l’espressione artistica teatrale alla mera rappresentazione di uno spettacolo, creando occasioni di dialogo aperto e scambio di competenze, esperienze e conoscenze.

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La foresta

DRAMMATURGIA: La foresta di I Pesci & Ortika

Introduzione al testo

Due ragazzi si allontanano insieme da una festa e si addentrano nella foresta alla ricerca della dose perfetta, della botta definitiva. La foresta – antitesi del “centro” dove la vita è scandita e si esaurisce nel lavoro – rispecchia il vuoto selvaggio di due esistenze intersecate dal caso. Cosa cercano? Fin dove possono spingersi oltre la solitudine impietosa della provincia, della loro stessa marginalità?

Loro sono la Festa, disperata dipendenza dalla vita, dalla sostanza-amore puro, da un presente assoluto. Un lucido delirio di coscienza che parla di Dio, del disagio dello stare al mondo, di cosa dare alle fiamme, dell’importanza della qualità di ciò che ci trasfigura e ci porta all’estasi.

Cercano risposte luminose in un buio informe, come chi si allontana dalla luce per vedere le stelle, ricercatori di una verità spietata sulla propria condizione di esseri umani. Mettono le mani nella terra, entrano nella vita e nel dolore fino a trascendere estatici verso una dimensione di pura coscienza o di puro abbandono.

Note di regia

La foresta è il luogo del segreto. Un luogo oscuro dove tutto prende vita e dove tutto va a morire. È il luogo dei ricordi, un ricordo adolescenziale. La morte per overdose di due ragazzi che conoscevo, e che all’epoca avevano la mia età: 18 anni. È passato molto tempo da allora, quasi la metà della mia vita. Quei due ragazzi hanno continuato a vivere nella mente, a dialogare.

Hanno rappresentato la morte della giovinezza e delle sue infinite speranze. La morte delle possibilità di un futuro e di una possibilità. Sono rimasti fermi nel ricordo. Tutto intorno è cambiato ed è invecchiato ma loro, per assurdo, sono rimasti per sempre giovani. Abbracciati su un prato.

Come li trovarono, abbracciati nel vano tentativo di massaggiarsi il cuore e trovare un po’ di calore nel freddo autunno di una foresta oscura. Una foresta serena, lontano dalla solitudine delle città. Un luogo sacro dove tutto può succedere e dove sono seppelliti i ricordi di gioventù e le speranze ad essi legate.

LEGGI > LA FORESTA di I Pesci & Ortika

Biografia I Pesci & Ortika

I Pesci

La compagnia nasce a Napoli nel 2014 ed è composta da artisti con formazioni ed esperienze diverse, ma con una visione in comune: lo sviluppo di una forma scenica, un codice teatrale, che abbia al centro di ogni sperimentazione l’attore/performer in tutte le sue possibilità, sia espressive che autoriali, nella creazione di drammaturgie originali, ma anche nell’incontro con i classici. Lo spettacolo Pisci ‘e paranza (2015, regia e drammaturgia di Mario De Masi) – che vale alla compagnia la segnalazione speciale al Premio Scenario 2015 – costituisce la prima tappa dell’esperienza. La foresta (regia e drammaturgia, Mario De Masi), creato in coproduzione con ORTIKA gtn, vede la compagnia finalista 2020 in due tra i più importanti premi nazionali under 35 per il teatro contemporaneo come il Premio PimOff e il premio Pancirolli e vincitrice del Premio Antonio Neiwiller 2020 assegnato da ARTEC Associazione Regionale Teatrale della Campania.

ORTIKA

Gruppo teatrale nomade che nasce dalla collaborazione artistica e umana tra Alice Conti – ideatrice, regista e performer, Chiara Zingariello – scrittrice, Alice Colla – disegnatrice luce, Eleonora Duse – costumista. Con curiosità antropologica dal 2011 produce lavori teatrali e performativi che reinterpretano la contemporaneità in chiave fisica, visiva, musicale e tragicomica. A partire da testi della realtà ORTIKA opera una riscrittura che sia rivoluzione di senso, che sposti lo sguardo rendendo “quotidiano ciò che e esotico ed esotico ciò che e quotidiano”.

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Candy

DRAMMATURGIA: Candy, memorie di una lavatrice di Iris Basilicata

Candy
Candy, memorie di una lavatrice – Ph Flavio Bruno

Introduzione al testo

Nuova lavatrice lanciata sul mercato, 11 morti e 17 feriti!

Un polveroso capanno degli attrezzi nelle campagne del ragusano. Candy, maldestro e dolce elettrodomestico di classe A++, studia per diventare la miglior lavatrice d’Italia. Candy è un elettrodomestico fiero di esserlo: nella sua apparente e solitaria quadritudine è l’analista della stramba famiglia in cui vive. La sua vita Candy viene scossa dall’arrivo di una nuova coinquilina: Elena Biru, nome di fantasia di una giovane rumena addetta alla raccolta dei pomodori delle serre del Padrone e presentata come un vero e proprio oggetto dalle altissime caratteristiche e competenze. Così Candy tra una centrifuga e l’altra diviene custode dei segreti più reconditi, schifosi ed inconfessabili della casa. Ma uno è più inconfessabile di tutti. Nel 2014 il settimanale L’Espresso pubblicò una inchiesta su oltre cinquemila donne rumene schiavizzate nei campi di Ragusa ed impiegate come braccianti sottopagate per la raccolta dei pomodori. Alcuni anni più tardi, nel 2017 un ulteriore articolo riportava la notizia di braccianti letteralmente imprigionate e soggiogate dai padroni delle serre agricole. Nulla era dunque cambiato. È stato così che ho sentito l’esigenza di scrivere un testo su ciò che stava accadendo. L’omertà, il concetto di padre padrone, la supremazia e la vittoria dell’uomo sulle debolezze umane sono racchiuse in una serie di storie raccolte da Stefania Prandi nel suo libro “Oro rosso”, preziosissima fonte di cui mi sono servita per la stesura del testo. Molte di queste donne hanno deciso di uscire allo scoperto interrompendo il loro silenzio e rendendo pubblici gli orrori e i soprusi a cui sono costrette tuttora a sottostare.

A tutte le lavatrici. A tutte le Elene. 

Leggi il testo di Candy, memorie di una lavatrice 
−schifosamente tratto da storie vere e mai lavate di Iris Basilicata

Biografia di Iris Basilicata

Si diploma nel 2012 come attrice ed aiutoregista presso la scuola Internazionale Circo a Vapore di Roma. Nel 2019 consegue il master in drammaturgia presso l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma. Segue numerosi workshop di recitazione con Massimiliano Farau, Filippo Gili, Pier Paolo Sepe, Michael Margotta e Riccardo Vannuccini. Dal 2017 collabora con l’associazione culturale Artestudio Teatro partecipando a diversi laboratori come conduttrice sul territorio laziale in diverse carceri, centri di igiene mentali e centri accoglienza per rifugiati. Con Artestudio Teatro lavora come attrice in progetti sia italiani che esteri. Nel 2018 vince l’XI edizione del premio Giovani Realtà del Teatro per la sezione monologhi con il testo Candy, memorie di una lavatrice – schifosamente tratto da storie vere e mai lavate

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All you can Hitler

DRAMMATURGIA: All you can Hitler di BR Franchi

All you can Hitler
All you can Hitler – Ph Arianna Ioan

Introduzione al testo:

Il Kiribati è il primo Paese a rischio di sparizione per l’innalzamento del livello del mare. Un arcipelago nel mezzo del Pacifico abitato da 100mila persone, perlopiù inconsapevoli del futuro che le attende. Da questa incredibile e attualissima storia, Peso piuma immagina le sorti dell’ultimo occidentale rimasto sull’isola, il gestore di un’azienda italiana di snack preconfezionati, alla ricerca di un modo di tornare a casa mentre una pioggia sempre più fitta impedisce l’arrivo di un aereo che lo salvi. Assieme a lui ci sono il fedele addetto alle pulizie, naufragato su una delle isole quando era bambino, e un connazionale emulo di Che Guevara venuto a portare solidarietà al popolo kiribatiano senza che nessuno gliel’abbia chiesto. Tra equivoci, politicamente scorretto, incontri di kung fu e chat erotiche alle tre del mattino, i nostri tre eroi cercheranno in ogni modo una via di fuga da un paradiso diventato inferno; un luogo sconosciuto, lontano da tutto e tutti, che però sprofonda di qualche millimetro a ogni pezzo di plastica che gettiamo nel mare.

LEGGI > All you can Hitler di BR Franchi 

Biografia BR Franchi

BR Franchi

Al secolo Giorgio Bruno Roberto Franchi, BR Franchi nasce a Milano nel 1998. Cresciuto a film di Billy Wilder e Woody Allen, dal 2017 evita di contribuire attivamente alla società frequentando il corso triennale di drammaturgia presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Nel 2018 scrive il testo Hate Party!, che lo stesso anno è finalista della prima edizione del premio Shakespeare Is Now! e quello successivo della nona edizione del premio Hystrio – Scritture di Scena. Nel 2019 vince il premio La Scena Nova con L’ultimo va in porta (testo pubblicato da Alpes Italia), mentre nel 2020 il bando Richiedo Asilo Artistico (In\visible Cities – Pim Off) con All you can Hitler per la regia di Andrea Piazza. Scrive inoltre di linguistica e comunicazione per PAC – PaneAcquaCulture. Autore comico e stand-up comedian, ha collaborato, fra gli altri, con Dado Tedeschi, Clara Campi, Giorgio Magri e Daniele Raco. È il più giovane autore attivo di enigmistica classica in Italia e pubblica regolarmente sulla rivista La Sibilla, ma stranamente questo non gli dà alcuna chance in più con le ragazze. È un ragazzo semplice e vuole la pace nel mondo.

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All Night Long

DRAMMATURGIA: All Night Long di Pietro Utili

All Night Long
All Night Long – Ph Marina Alessi

Introduzione al testo:

Liberamente ispirato da una storia vera, All Night Long racconta della notte in cui Ferdinando, un ragazzo di vent’anni, attua il piano per uccidere la propria terribile madre, Lucrezia. Ad aiutarlo è Maicol, il suo unico amico, al quale ha promesso una grossa somma di denaro. Il luogo del delitto è la casa della donna e del ragazzo, una villetta ai margini di un isolato paese di campagna, all’interno di una comunità dove regnano la paura e la sfiducia, alimentate dalla minaccia di un assassino straniero ancora a piede libero. Questi personaggi abitano un mondo duro, crudele, distorto da farmaci, droghe e ossessioni, dove non c’è spazio per nessuna forma d’amore. Ferdinando è convinto di aver pianificato il delitto alla perfezione. Se si fa come dice lui, tutto andrà bene.

Ma ovviamente qualcosa va storto, e questa notte diventa molto più rivelante del previsto. Ferdinando e Maicol si scontrano per la prima volta con il mondo e la sua complessità, con la dura realtà che, purtroppo, le cose non vanno sempre come le avevamo pensate, e che i primi a tradirci siamo soprattutto noi stessi. Il dramma si svolge in tempo reale nel salotto della villetta, senza cambi di ambientazione o interruzioni. Il linguaggio del testo, a tratti grottesco e sopra le righe, è influenzato dal mondo del cinema e delle serie tv di genere crime.

LEGGI IL TESTO > All Night Long

Biografia Pietro Utili

Pietro Utili nasce a Ferrara nel 1993. Si avvicina al mondo del teatro nel 2011, e partecipa in qualità di attore e danzatore nella produzione Histoire du Soldat della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, progetto di teatro musicale da camera. Nel 2014 co-scrive e co-dirige il cortometraggio Menabò, progetto sostenuto da un finanziatore privato presso Roma. Nel 2016 si laurea presso il Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo, La Sapienza, Roma, con una tesi in antropologia dal titolo Rave Party: un rito incompleto. Nello stesso anno viene ammesso nel corso di Autore Teatrale presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Nel 2019 scrive All Night Long, messo in scena presso il Teatro Franco Parenti di Milano con la regia di Daniele Menghini.

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