Tra Abruzzo e Sardegna, la danza contemporanea intreccia memoria, artigianato e patrimonio immateriale con Texture di Gruppo e-Motion 

Tra Abruzzo e Sardegna, la danza contemporanea intreccia memoria, artigianato e patrimonio immateriale con Texture di Gruppo e-Motion 

Un progetto che mette in dialogo danza contemporanea, patrimonio culturale e pratiche artigianali, costruendo un ponte tra Abruzzo e Sardegna attraverso il corpo e la memoria: Texture – Corpo in trama è il nuovo percorso di ricerca, formazione e produzione, ideato da Francesca La Cava – direttrice artistica e coreografa della compagnia Gruppo e-Motion – in collaborazione con il compositore e musicista Alessandro Olla, che da luglio si articolerà in residenze artistiche, laboratori partecipativi e momenti di restituzione pubblica tra Abruzzo e Sardegna, fino al debutto dello spettacolo previsto il 17 ottobre 2026 a Vigliano Biellese, all’interno della stagione Erios in Movimento.

Texture – Corpo in trama nasce dall’incontro tra la danza contemporanea e la tessitura tradizionale che condividono una grammatica fondata sulla relazione tra regola e libertà, memoria e innovazione, ripetizione e trasformazione. La tessitura rappresenta da secoli una componente essenziale dell’identità di molte comunità italiane e, in particolare, di Sardegna e Abruzzo. Un linguaggio simbolico che custodisce storie, rituali, visioni del mondo e forme di trasmissione intergenerazionale che attraversano il tempo. 

La ricerca coreografica si sviluppa attraverso l’ascolto del gesto artigianale e della risonanza nel corpo contemporaneo: i movimenti delle mani sul telaio diventano principi compositivi, matrici di ritmo e relazione, generatori di nuove possibilità espressive. Nel processo creativo, i corpi dei performer si intrecciano progressivamente fino a costruire una composizione collettiva che richiama la nascita di un tessuto. Ogni gesto genera connessioni, attraversamenti, densità e vuoti, proprio come accade nel lavoro sul telaio. Al centro del percorso ideato da Francesca La Cava e Alessandro Olla vi è anche una significativa dimensione partecipativa: il progetto si sviluppa infatti attraverso laboratori di danza e composizione corporea aperti alle comunità locali, concepiti come luoghi di scambio e trasmissione reciproca. In questa prospettiva, le residenze artistiche assumono un ruolo fondamentale, in qualità di strumenti di ascolto e immersione nei territori, per entrare in relazione con le pratiche culturali locali e trasformarle in materia creativa.  Un ruolo centrale nella ricerca è affidato all’incontro con le tessitrici dei territori coinvolti: Daniela e Dolores Ghiani a Isili e Giuliana Rais a Bonorva, in Sardegna, Assunta Perilli a Campotosto e Concetta Gianforte a Tornimparte, in Abruzzo. Attraverso il confronto con i loro saperi e con le pratiche della tessitura, il progetto indaga il rapporto tra gesto artigianale e gesto coreografico, intrecciando memoria, patrimonio e contemporaneità.

Il percorso è iniziato a luglio a Tornimparte (AQ) con i primi laboratori e una fase di residenza, inserendosi nel più ampio programma di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026.  Dal 24 agosto 2026, la ricerca proseguirà presso Rebeccu Arte, nel territorio di Bonorva (SS), per continuare a dialogare con il paesaggio e con le comunità. Il percorso sarà condiviso con il pubblico attraverso una restituzione a Rebeccu, mentre il 29 agosto il progetto sarà ospite del Festival In Situ di Isili (SU) con ulteriori momenti di presentazione e confronto. Tappe che consentiranno di rendere visibile il processo creativo nella sua evoluzione, valorizzando la dimensione aperta e partecipata della ricerca. L’esito finale della ricerca debutterà il 17 ottobre 2026 a Vigliano Biellese (BI) all’interno della stagione Erios in Movimento, portando in scena una riflessione sul rapporto tra corpo, memoria e materia. Un progetto di spettacolo che si propone come tessuto vivente di relazioni, in cui ogni presenza contribuisce alla costruzione di un disegno collettivo e in continua trasformazione.

I teatri condominiali diventano patrimonio UNESCO

I teatri condominiali diventano patrimonio UNESCO

I teatri condominiali entrano nella Lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il riconoscimento riguarda un sistema di edifici teatrali sviluppatosi tra il Settecento e l’Ottocento soprattutto nelle Marche, ma presente anche in Emilia-Romagna e Umbria, e premia non soltanto il valore architettonico delle sale, ma anche il modello sociale e culturale che ne ha accompagnato la nascita.

Il riconoscimento comprende dieci teatri: l’Angelo Mariani di Sant’Agata Feltria, il Pergolesi di Jesi, il Ventidio Basso di Ascoli Piceno, il Serpente Aureo di Offida, il Teatro dell’Aquila di Fermo, il Lauro Rossi di Macerata, il Feronia di San Severino Marche, il Gentile di Fabriano, il Bramante di Urbania e il Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto.
La candidatura iniziale coinvolgeva diciotto edifici, ma la selezione finale ha definito in questi dieci il perimetro del bene ufficialmente iscritto. Gli altri teatri interessati dal percorso conservano comunque un rilevante valore storico e culturale e potranno continuare a beneficiare del lavoro di rete avviato durante la candidatura.

Il termine “condominiale” non indica la collocazione degli edifici, ma il particolare sistema attraverso cui vennero costruiti e amministrati. Gruppi di cittadini, riuniti in società teatrali, partecipavano economicamente alla realizzazione delle sale attraverso l’acquisto dei palchi e la condivisione delle spese. Si trattava prevalentemente di aristocratici, professionisti, commercianti e rappresentanti della borghesia locale. I teatri riflettevano dunque le gerarchie sociali del tempo, ma segnarono anche un passaggio importante: lo spettacolo usciva progressivamente dalla dimensione esclusiva delle corti e diventava parte della vita civile delle città.

Queste sale erano luoghi nei quali le comunità rappresentavano se stesse, costruivano relazioni, ospitavano spettacoli e consolidavano la propria identità. Il riconoscimento UNESCO restituisce valore proprio a questa dimensione diffusa del teatro italiano, sviluppatasi non soltanto nelle grandi città, ma anche nei centri medi e piccoli. Racconta un Paese policentrico, nel quale il teatro ha costituito per secoli un’infrastruttura culturale e sociale radicata nei territori.

L’iscrizione è il risultato di un lavoro pluriennale che ha coinvolto amministrazioni pubbliche, enti locali, studiosi, tecnici, professionisti della conservazione e comunità cittadine. La visibilità internazionale ottenuta rappresenta ora una grande opportunità, ma anche una responsabilità. Il riconoscimento non comporta infatti un finanziamento automatico della manutenzione, della programmazione o del personale. Perché produca effetti duraturi, dovrà essere accompagnato da politiche capaci di tenere insieme tutela architettonica e attività culturale.

Un teatro storico non è soltanto un monumento da visitare. È uno spazio nato per accogliere artisti, pubblico e processi creativi. La conservazione degli edifici deve quindi procedere insieme alla continuità delle stagioni, alla produzione di nuovi spettacoli, alle attività formative, alle collaborazioni con le scuole e alle iniziative rivolte alle comunità. Il rischio da evitare è quello della museificazione: sale perfettamente restaurate, ma utilizzate in modo occasionale e progressivamente separate dalla vita culturale contemporanea.

Il riconoscimento potrebbe favorire una collaborazione più stabile tra i dieci teatri, attraverso calendari coordinati, progetti condivisi, residenze artistiche, circuiti di spettacolo e percorsi dedicati alla valorizzazione del patrimonio. Una rete comune consentirebbe di condividere competenze, rafforzare la progettazione nazionale ed europea e mettere in relazione la dimensione turistica con quella produttiva. Anche gli edifici presenti nella candidatura iniziale ma non inseriti nel sito UNESCO potrebbero essere coinvolti in iniziative più ampie, evitando che il riconoscimento produca una separazione tra teatri inclusi ed esclusi.

Centrale sarà inoltre il coinvolgimento delle comunità. La storia dei teatri condominiali nasce da una forma di iniziativa civica limitata, all’epoca, alle fasce sociali più agiate. Oggi quel modello può essere reinterpretato in una prospettiva più inclusiva, trasformando il teatro in un bene realmente condiviso. Associazioni, scuole, università, artisti, operatori e cittadini possono partecipare non soltanto come spettatori, ma anche alla definizione delle attività e alla costruzione di un rapporto continuativo tra teatro e territorio.

La valorizzazione dovrà misurarsi anche con il tema dell’accessibilità, intesa non soltanto come eliminazione delle barriere architettoniche, ma anche come accessibilità economica, culturale, linguistica e sensoriale. Politiche tariffarie inclusive, programmi per le scuole, attività per le famiglie e spettacoli accessibili alle persone con disabilità possono ampliare la funzione pubblica di questi spazi e avvicinare nuovi pubblici.

Un simile percorso può generare ricadute significative anche sul lavoro culturale. La gestione di una rete di teatri storici richiede competenze nella produzione, nella tecnica, nella comunicazione, nella conservazione, nell’accoglienza e nella formazione. Valorizzare il patrimonio significa quindi investire anche nelle persone che quotidianamente lo rendono vivo, garantendo continuità, professionalità e condizioni di lavoro adeguate.

L’ingresso dei teatri condominiali nella Lista UNESCO è dunque una buona notizia per il patrimonio e per lo spettacolo dal vivo. Riconosce una storia nella quale architettura, iniziativa civica e produzione culturale si sono intrecciate e offre l’occasione per rafforzare il ruolo dei teatri nei territori. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare la visibilità ottenuta in una strategia di lungo periodo, capace di tutelare gli edifici senza museificarli, attrarre visitatori senza ridurli a semplici destinazioni turistiche e valorizzare il passato aprendolo alla creazione contemporanea. Il riconoscimento non conclude il percorso, ma può inaugurare una nuova fase nella quale questi teatri continuino a essere luoghi di spettacolo, partecipazione e vita civile.

Scàuza: la fiction sonora che racconta il teatro in carcere

Scàuza: la fiction sonora che racconta il teatro in carcere

Disponibile sulle principali piattaforme di ascolto Scàuza, il nuovo podcast prodotto dalla Compagnia Petra nell’ambito del progetto di teatro in carcere IN_OUT. Libertà Aumentata. Coordinato da Theatron 2.0, nasce come dispositivo di narrazione collettiva delle esperienze sviluppate all’interno del progetto, con l’obiettivo di avvicinare un pubblico più ampio alla pratica teatrale negli istituti penitenziari e offrire uno sguardo libero da stereotipi sulla realtà del carcere.

Scàuza sceglie il linguaggio della fiction sonora per costruire un racconto immersivo che intreccia luoghi, persone e storie attorno alla Casa Circondariale di Potenza. Protagonista è Angela, una giovane operatrice teatrale di venticinque anni che attraversa la città fino al carcere, accompagnando gli ascoltatori in un percorso che mette in relazione il “dentro” e il “fuori”. Biblioteche, bar, piazze e altri luoghi della quotidianità dialogano idealmente con l’istituto penitenziario, restituendo l’idea che la detenzione non riguardi solo chi la vive, ma l’intera comunità. Il titolo del podcast richiama un verbo del dialetto lucano: Scàuza significa sia andare a piedi scalzi sia, nel linguaggio agricolo, eliminare ciò che ostacola la crescita di una pianta. Una metafora che sintetizza il senso del progetto: rimuovere pregiudizi e luoghi comuni per lasciare emergere storie, relazioni e possibilità di cambiamento.

Il podcast nasce dal desiderio di raccontare in una forma originale ciò che accade nella Casa Circondariale di Potenza, dove da anni la Compagnia Petra realizza percorsi teatrali con le persone detenute. Per la sua realizzazione è stata costituita una redazione temporanea, selezionata attraverso una call pubblica e composta prevalentemente da giovani under 35 con competenze eterogenee che hanno sviluppato capacità nel podcasting, nella scrittura, nel sound design e nella post-produzione. La redazione ha avviato un processo di ricerca condivisa che ha previsto l’accesso agli spazi della Casa Circondariale, incontri con operatori, artisti e persone detenute e la consultazione dei materiali prodotti negli anni da IN_OUT. Libertà Aumentata. Un’esperienza che ha dato vita a una narrazione fondata sull’ascolto, sulla conoscenza diretta e sulla complessità delle relazioni che attraversano il carcere.

Attraverso la forza evocativa del linguaggio sonoro, Scàuza affronta indirettamente temi come la recidiva, il reinserimento sociale e il ruolo del teatro nei percorsi di trasformazione personale. Il podcast restituisce la dimensione umana dell’esperienza teatrale, ricordando come numerose ricerche evidenzino il contributo delle attività teatrali alla riduzione della recidiva e alla costruzione di percorsi di responsabilizzazione e reinserimento.

«IN_OUT. Libertà Aumentata è un progetto culturale e sociale che da oltre quattordici anni promuove il teatro e i linguaggi del contemporaneo nelle carceri di Potenza e Matera, estendendosi a istituti di Puglia, Basilicata e a livello nazionale – afferma Antonella Iallorenzi, direttrice artistica della Compagnia Petra. – Frutto di una collaborazione stabile con le istituzioni penitenziarie, le scuole, le artiste, gli artisti ed operatrici/operatori culturali, il progetto favorisce spazi di dialogo e incontro aperti a persone detenute, studenti e cittadinanza. Grazie al sostegno del Ministero e a una rete culturale in crescita, IN_OUT rende visibili pratiche nate in carcere ma rivolte all’intera società.»

Da oltre quattordici anni IN_OUT. Libertà Aumentata promuove un modello culturale fondato sull’incontro tra arte e cittadinanza attiva attraverso laboratori teatrali per le persone detenute, percorsi integrati con studentesse e studenti, rassegne negli istituti penitenziari, formazione per operatori, attività rivolte alla cittadinanza e alle scuole e un costante monitoraggio dell’impatto sociale delle pratiche teatrali. Con Scàuza queste esperienze trovano una nuova forma di diffusione, capace di raggiungere pubblici diversi e ampliare il dialogo oltre i confini del carcere. La fiction sonora invita l’ascoltatore a interrogarsi sul significato della pena, della libertà e della possibilità di cambiamento, facendo dell’ascolto un esercizio di prossimità e partecipazione civile.

Il podcast è su tutte le principali piattaforme di ascolto.

Maggiori informazioni sul sito: https://www.compagniateatralepetra.com/inout

Un rito coreografico tra pietra, memoria e trasformazione: Mandala Dance Company presenta Stone al debutto nazionale

Un rito coreografico tra pietra, memoria e trasformazione: Mandala Dance Company presenta Stone al debutto nazionale

Una pietra come fardello, un gradino verso la trasformazione, un totem come approdo di un percorso condiviso: da questa traiettoria simbolica prende vita Stone, la nuova produzione di Mandala Dance Company, con ideazione e coreografia di Paola Sorressa. Un progetto di danza contemporanea che pone al centro della scena la materia come elemento drammaturgico, sviluppando una ricerca sul potenziale simbolico del gesto e sul rapporto tra corpo, memoria e trasformazione. Realizzato con il contributo della Regione Lazio, lo spettacolo debutterà in prima nazionale il 25 luglio 2026, alle ore 21.00, nell’ambito del festival Tevere Danza, al Teatro all’aperto del borgo storico di Nazzano Romano, inaugurando una tournée estiva che proseguirà in alcuni festival e rassegne dedicati alla danza contemporanea.

La pietra è il fulcro della creazione scenica: presenza materica che si carica progressivamente di significati, accompagnando il percorso di trasformazione dei corpi. Simbolo che attraversa numerose culture, richiama memoria, spiritualità e connessione con la natura; con un riferimento particolare alla tradizione dei giardini Zen giapponesi, dove diventa elemento di contemplazione e ricerca dell’equilibrio. La composizione si sviluppa come un rito di passaggio, costruito sul dialogo costante tra corpo e materia, nel quale ogni gesto ridefinisce il rapporto con il peso, la memoria e l’esperienza. Attraverso azioni singole e collettive le danzatrici e i danzatori trasformano i propri fardelli in elementi di opportunità: le sette pietre delineano nuove vie fino ad essere ordinate e sovrapposte per dare forma ad un totem, immagine conclusiva dell’opera, simbolo di completezza e perfezione raggiunta. La ricerca coreografica di Paola Sorressa intreccia partnering, floorwork acrobatico, contact e improvvisazione alternando assoli, duetti, trii e momenti corali. In scena sei interpreti under 35 – Giulia Avola, Gabriele Crosta, Davide Galuppi, Silvia Pinti, Gaia Rita Sessa e Alessia Stocchi – danno vita a una scrittura fisica che combina sistemi coreografici codificati e pratiche di improvvisazione, valorizzando la qualità tecnica e interpretativa di ciascun danzatore.

La multidisciplinarietà rappresenta uno dei tratti distintivi di questa nuova produzione: le musiche contemporanee elettroniche originali di Sergio De Vito, la voce di Patrizia Hartman e il disegno luci di Luca Bevilacqua e Paola Sorressa dialogano con la scrittura coreografica, contribuendo alla costruzione di una drammaturgia in cui corpo, suono, voce, luce e materia concorrono alla definizione di un unico dispositivo scenico. Con Stone, Mandala Dance Company prosegue il proprio percorso di ricerca attraverso una creazione che mette in dialogo danza, arti visive e ritualità, in una riflessione sul peso dell’esperienza e sulla possibilità di trasformarlo collettivamente in una nuova forma di equilibrio. 

Maggiori informazioni: www.mandaladancecompany.com

CANTI. CO eventi diffusi tra sacro e profano

CANTI. CO eventi diffusi tra sacro e profano

Nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, nasce il progetto CANTI. CO eventi diffusi tra sacro e profano, promosso dalla rete 4D Teatro, composta dalle compagnie mantovane Carrozzeria Orfeo, Teatro Magro, Teatro all’improvviso, Ars. Creazione e Spettacolo, con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, nell’ambito di “Progetti Speciali” del FNSV (Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo), del Comune di Mantova, Gruppo Tea, con il patrocinio del Comune di Curtatone, rispettando i principi di Greenstage e Unione Europea.

Un percorso esperienziale diffuso, immersivo e partecipato, che indaga il confine, oggi sempre più mobile, tra sacro e profano. Se il “sacro” è inteso non solo come ciò che appartiene alla sfera rituale o simbolica tradizionale, ma che porta valore, rispetto, cura, bellezza e connessione profonda, il profano, a sua volta, diventa spazio di incontro e relazione umana, di vita pulsante nelle strade, nelle case, negli interstizi del territorio. 

Con la sua radicale visione del mondo, la figura di Francesco diviene così chiave per leggere la contemporaneità e le sue tensioni, attraversando e abitando luoghi emblematici del patrimonio mantovano, soglie da cui partire per esplorare e interrogarsi su come sacro e profano abitino e trasformino il presente in un dialogo fertile con la memoria: Palazzo Te e il Museo Diocesano Francesco Gonzaga a Mantova, il Complesso delle Grazie e Corte Maddalena a Curtatone,oltre all’individuazione di spazi speciali nei comuni di Quistello Gazoldo degli Ippoliti.

In questo intreccio di tempi e visioni, l’immaginario francescano torna a risuonare nel nostro presente, aprendo uno spazio rinnovato di riflessione collettiva grazie ad un progetto capace di coniugare ricerca artistica contemporanea e valorizzazione del patrimonio culturale, architettonico, naturalistico e comunitario, in stretto contatto con le comunità locali e in connessione con l’ambiente.

Primo appuntamento è il 26 luglio (ore 21) a Palazzo Te con CREATURA di Compagnia Ars. Creazione e Spettacolo, in collaborazione con Iuvenis Danza, testo e regia di Federica Restani. Creatura vuole restituire lo sguardo francescano sulla natura intesa come creazione originale e originaria rintracciabile nelle iconografie e negli spazi di Palazzo Te. Il Cantico delle Creature, testo poetico, inno religioso, modo di guardare il mondo che celebra una fraternità concreta, si rispecchia nel luogo e lo fa vibrare. È un insegnamento per riconoscere il Palazzo come una creatura vivente e portare il Cantico nel cuore dell’architettura, facendolo risuonare attraverso voci e corpi. La performance diventa un rito collettivo che conduce il pubblico ad attraversare stanze ed iconografie in un legame di significati e trame.

Ritorna a Corte Maddalena, a Curtatone, il 19 settembre (ore 20) e il 20 settembre (ore 12.30), il Teatro delle Ariette con NOI SIAMO UN MINESTRONE [IMAGINE], di, con e regia di Paola Berselli e Stefano Pasquini. Più che uno spettacolo meglio pensarlo come un incontro, un’ora di tempo vissuta insieme poeticamente, cercando quello che c’è prima delle parole e quello che resta dopo che sono state pronunciate e dimenticate. Un pezzo di vita per tutte le cose da raccontare, sull’amore, sul teatro, sulla forza delle piante e degli animali, su come sarebbe facile, in fondo, essere felici. Attori e spettatori condividono un rito semplice e potente: il minestrone che prende forma, un piatto così umile e quotidiano da appartenere alla vita di tutti. In un tempo di guerre, il Teatro delle Ariette, la compagnia di attori-contadini del teatro da mangiare e dell’autobiografia, presenta una delle sue ultime creazioni per raccontare l’amore, ritrovare il piacere del gioco, immaginare il presente.

Un vero e proprio pellegrinaggio laico e spirituale, dove il camminare non è più solo un attivatore del pensiero logico, ma diventa un atto di spoliazione e connessione profonda, è quello che Teatro Magro in GRAZIE E DISGRAZIE propone il 3 e 4 ottobre, ogni 5 minuti (ore 8, 10.30, 17.30) con partenza dalla città di Mantova per raggiungere il Santuario delle Grazie di Curtatone. Il percorso performativo, regia di Flavio Cortellazzi, con attori e attrici di Teatro Magro, è una camminata in cui l’itinerario si trasforma in uno spazio di esperienza artistica condivisa, dove dimensione sacra e profana si intrecciano in dialogo con il paesaggio e la memoria dei luoghi. Il vero soggetto è l’atto del camminare, condizione indispensabile per favorire lo sviluppo rigoroso e spietato del pensiero. Nella spiritualità francescana, il cammino a piedi è la condizione stessa dell’essenzialità: ci si mette in viaggio senza bagagli, accettando la vulnerabilità del corpo e l’incontro imprevedibile con il mondo.

Un percorso performativo e laboratoriale che intreccia linguaggi artistici, patrimonio culturale e pratiche di ascolto, rivolgendosi a bambini, famiglie e adulti, è quello che propone Teatro all’improvviso in un progetto articolato in più momenti. Il 18 ottobre alla Sala Ex Mondadori di Palazzo Te (con due turni di due ore ciascuno, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 17.30) si svolge DANCING MATERIAL / MATERIAL DANCE – NATURA DELLE MATERIE, un laboratorio sulla sensibilità, a cura di Cornelia Böhnisch & Katharina Schrott di Toihaus Theater (Austria) che si avvale anche del patrocinio del Forum austriaco di Cultura a Milano e del contributo di Fondazione Comunità Mantovana. Declinata in due versioni, per famiglie e adulti, l’esperienza vuole esplorare percezione, movimento e relazione con l’ambiente, promuovendo un ascolto attivo e una più profonda consapevolezza corporea. Il workshop, attraverso l’esplorazione delle caratteristiche che contraddistinguono materiali diversi, dai tessuti al cotone, l’acqua o la nebbia, fonde questi elementi con il corpo umano, la musica e lo spazio, creando un’esperienza immersiva che regala un nuovo modo di sentire la propria figura e osservare le opere d’arte. A completare il percorso, nel mese di dicembre, è lo spettacolo ATTRAVERSO IL BOSCO testo, scene e regia di Dario Moretti, con Silvia Viviani, musiche di Saya Namikawa, proposto a Quistelloper le scuole, e a Gazoldo degli Ippoliti con replica per le famiglie. Lo spettacolo racconta la storia di un’amicizia tra una bambina e un orso che richiama l’antico legame tra l’essere umano e la natura.  Dopo un incontro burrascoso, i due protagonisti imparano a conoscersi e a comunicare, instaurando una relazione fatta di gesti e doni, che nel rispetto della giusta distanza, si accompagna alla scoperta dell’altro e della bellezza che la natura del bosco riserva. Un invito a coltivare il rispetto per ogni creatura vivente e la meraviglia verso i paesaggi naturali.

Al Museo Diocesano di Mantova, luogo che custodisce secoli di arte sacra e memoria collettiva, l’11 dicembre alle ore 21, Compagnia Ars. Creazione e  Spettacolo propone una performance che rimette al centro la figura di San Francesco d’Assisi come chiave per leggere il presente. FRANCESCO. LE CREATURE E LA SOGLIA, regia di Raffaele Latagliata, testo di Davide Rondoni, con Federica Restani e Raffaele Latagliata, unisce poesia, teatro e danza per attraversare la soglia – sempre più sottile – tra sacro e profano. Lo spettacolo nasce da un testo originale di Davide Rondoni, che darà voce a un pensiero francescano capace di parlare all’oggi con la stessa radicalità di otto secoli fa.

INFO E PRENOTAZIONI
340 3440881 | 4dteatro@gmail.com
www.carrozzeriaorfeo.it/4dteatro

Mandala Dance Company presenta Trittico d’autore al Salerno Danza Festival

Mandala Dance Company presenta Trittico d’autore al Salerno Danza Festival

Una serata di danza contemporanea che mette in dialogo la ricerca coreografica con alcune delle più significative eredità culturali del Novecento, attraverso il confronto con la memoria delle avanguardie artistiche, la riflessione poetica e civile di Pier Paolo Pasolini e le questioni che attraversano il nostro tempo – dall’identità ai confini, fino al rapporto tra patrimonio storico e nuove tecnologie. Il 24 luglio 2026, alle ore 21.30, Mandala Dance Company, compagnia di danza contemporanea diretta da Paola Sorressa, sarà in scena al Teatro Kamaraton di Camerota (SA), nell’ambito del Salerno Danza Festival, rassegna sostenuta dal Ministero della Cultura, con il Trittico d’Autore, composto da Trame nel Vento. Omaggio al futurismo di Giannina CensiIl corpo danzante. Omaggio a Pasolini e Border Bodies
Le tre creazioni, pur autonome nella loro struttura e nel loro linguaggio, sono accomunate da una riflessione sul corpo come luogo di memoria, trasformazione e relazione. Ne scaturisce un percorso che intreccia storia, estetica e contemporaneità, restituendo una visione della danza quale spazio privilegiato di dialogo tra patrimonio culturale, ricerca artistica e sensibilità del presente. 

Ad aprire il programma sarà Trame nel Vento: omaggio al futurismo di Giannina Censinuova creazione coreografica firmata da Paola Sorressa e presentata in debutto nazionale. Il lavoro rende omaggio a Giannina Censi, figura centrale della danza futurista italiana e interprete dell’aerodanza teorizzata da Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto della Danza Futurista, ripercorrendone l’eredità attraverso un linguaggio coreografico che restituisce, in chiave contemporanea, i principi di velocità, volo e movimento che caratterizzarono quella stagione artistica. La coreografia si inserisce inoltre nel dialogo con il centenario della nascita, nel 2026, di Enrico Prampolini, protagonista delle avanguardie italiane e riferimento fondamentale per la ricerca scenografica e visiva del Futurismo, richiamando il rapporto tra arti performative, arti visive e sperimentazione estetica che ha segnato l’evoluzione della modernità. Le musiche originali di Sergio De Vito accompagnano la costruzione drammaturgica dell’opera integrando la ricostruzione della voce di Filippo Tommaso Marinetti mediante intelligenza artificiale.  In questo dialogo tra archivio, memoria e innovazione, la coreografia costruisce un ponte tra patrimonio culturale e ricerca contemporanea, interrogando il presente attraverso la rilettura di una delle esperienze più significative della danza italiana del Novecento.

Il secondo momento del programma è affidato a Il corpo danzante: omaggio a Pasoliniun cameo coreografico nel quale Paola Sorressa sviluppa una riflessione sul rapporto tra corpo, coscienza e memoria. La prima parte dell’opera è dedicata allo studioso Giancarlo Bucci, recentemente scomparso, cui viene rivolto un omaggio che ne richiama il contributo alla ricerca e agli studi. La seconda parte prende ispirazione dal balletto-cantata Vivo e Coscienza di Pier Paolo Pasolini, traducendo in movimento il dialogo tra vita, pensiero e ricerca di autenticità che attraversa l’opera dello scrittore e regista. Il linguaggio coreografico restituisce così la dimensione poetica e civile del pensiero pasoliniano, trasformando il corpo in spazio di interrogazione e testimonianza, nel quale memoria individuale e coscienza collettiva si incontrano attraverso una scrittura scenica essenziale e intensa.

Con Border Bodies (coproduzione internazionale con Zawirowania Dance Festival) la riflessione si sposta sul presente, affrontando il tema del corpo contemporaneo come luogo di attraversamento e trasformazione. Sei interpreti abitano uno spazio segnato da confini fisici e simbolici che, nel corso della performance, cessano di essere esclusivamente linee di separazione per diventare territori di relazione. Identità differenti si incontrano, si scontrano e progressivamente si modificano, dando vita a una geografia mobile nella quale appartenenza, alterità e migrazione trovano espressione attraverso il linguaggio del corpo. La coreografia sviluppa una riflessione sulla costruzione dell’identità individuale e collettiva, mostrando come il limite possa trasformarsi da barriera in possibilità di dialogo, facendo emergere il valore dell’incontro e della reciproca contaminazione come elementi fondanti dell’esperienza umana.

Ad arricchire ulteriormente il programma sarà la presentazione del volume Disarmonica Danzacurato da Gianluca Bocchino per Liecrona Edizioni, dedicato al rapporto tra la danza e le avanguardie futuriste italiane attraverso i contributi di autorevoli studiosi del settore. L’incontro, che vedrà la partecipazione dello stesso Bocchino e di Carmela Piccione, si inserisce in continuità con il debutto di Trame nel Vento, offrendo un momento di approfondimento storico e critico che amplia la prospettiva della serata e ne completa il percorso artistico. Il dialogo tra riflessione teorica e pratica scenica consente infatti di mettere in relazione la ricerca contemporanea con le radici culturali della modernità, evidenziando il ruolo che la danza continua a svolgere quale linguaggio capace di rileggere il patrimonio storico attraverso nuove forme espressive.

Maggiori informazioni su: https://www.salernodanzafestival.net/