Protocollo

Firmato Protocollo di rete tra le Imprese di Teatro d’Innovazione

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Firmato il Protocollo di rete tra le Imprese di Teatro d’Innovazione. Nato da un’idea di alcune compagnie associate ad ANCRIT (l’associazione che in seno all’AGIS riunisce gli enti che agiscono nell’ambito del teatro di innovazione) ed esteso a tutte le realtà nazionali del settore, come concreta risposta alla perdurante crisi economica  e di sistema dettata dalla pandemia Covid-19, il protocollo si pone l’obiettivo di coinvolgere  le Imprese italiane del Teatro di Innovazione, sia dell’ambito della Sperimentazione e Ricerca, che di quello dell’Infanzia e Gioventù, in un percorso straordinario di collaborazione e reciproco sostegno, quanto mai necessario, data l’eccezionalità del momento. 

Un programma di cooperazione che cerca di garantire a tutti gli aderenti la circuitazione  dei propri spettacoli e il raggiungimento dei minimi di giornate recitative richiesti dal DM  31 dicembre 2020.  Al protocollo hanno aderito 66 imprese teatrali che, nell’autonomia delle linee artistiche, si sono impegnate ad ospitare prioritariamente all’interno delle proprie programmazioni spettacoli di imprese aderenti, nonché a rappresentare i propri spettacoli ad un cachet ridotto  pari ai soli costi vivi. 

Lungi dal voler attuare logiche di scambio, il Protocollo si rivolge a tutte le compagnie, non  solo a quelle che svolgono pura attività di produzione, ma anche a quelle che affiancano  all’attività di produzione la programmazione di stagioni, festival e rassegne. In questo periodo estremamente difficile, infatti, in cui paiono ridursi le risorse messe a disposizione dagli Enti Locali e conseguentemente si corre il rischio di vedere vanificati  sui territori anni di lavoro di progettazione culturale e di formazione dei pubblici, l’avere a disposizione un ricco repertorio di produzioni a costi “calmierati”, vuol dire perseguire il  duplice obiettivo di salvaguardare la capillarità e la qualità dell’offerta culturale sui territori e consentire all’intero sistema del Teatro contemporaneo il superamento di questa fase di  crisi. 

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Campania Teatro Festival, la 14° edizione dal 12 giugno all’11 luglio 2021

159 eventi per un mese di programmazione in luoghi all’aperto e in totale sicurezza. 10 sezioni, 70 debutti assoluti e 3 nazionali. Anteprima il 19 marzo con il Maestro Riccardo Muti al teatro Mercadante. A settembre spazio alla sezione Danza e a quella Internazionale con gli spettacoli della regista argentina Marina Otero, del coreografo greco Dimitris Papaioannou e del regista svizzero Cristoph Marthaler.

Campania Teatro Festival

Stesso slogan, nuovo Festival. Stesso slogan, Il teatro rinasce con te, perché a distanza di un anno la vera rinascita del settore teatrale appartiene ancora alla categoria degli annunci e dei buoni propositi. Nuovo Festival perché questa edizione 2021, la quinta diretta da Ruggero Cappuccio, passerà alla storia per essere quella dove il Napoli Teatro Festival diventa il Campania Teatro Festival.

Un modo per anticipare il futuro di una manifestazione che dal 2022 estenderà sempre più la sua azione culturale da Napoli all’intera regione, rendendo organico il legame e l’unitarietà tra i beni paesaggistici e architettonici, ma anche per ribadire e meglio specificare l’impegno concreto della Regione Campania a sostegno di una rassegna multidisciplinare, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival presieduta da Alessandro Barbano, che sa coniugare la cultura nazionale e internazionale con la bellezza di alcuni dei luoghi più suggestivi e simbolici del territorio campano.

Una ricchezza che viene esaltata, valorizzata e veicolata non solo attraverso il coinvolgimento di tante importanti realtà del panorama teatrale italiano ed estero, ma anche con l’attenzione al talento e alle professionalità di molte produzioni e compagnie che operano da anni in Campania, con un impegno che in alcuni casi non è solo artistico ma anche sociale. Saranno più di 1500 i lavoratori dello spettacolo della nostra Regione che faranno parte del Campania Teatro Festival 2021. Un segnale concreto di sostegno non formale a chi continua a subire quotidianamente sulla sua pelle le dure conseguenze economiche della pandemia in un settore da sempre in difficoltà. In attesa, e con l’auspicio, che lo Stato faccia stabilmente la sua parte, come accade in altri Paesi d’Europa, riconoscendo diritti che al momento sono ancora negati.

Sede principale del Festival, con l’allestimento di ben otto palchi, sarà quest’anno il Real Bosco di Capodimonte, che ospiterà per un mese una vera e propria cittadella teatrale tra Cortile della Reggia, Casino della Regina, Giardino Paesaggistico di Porta Miano, Manifattura della Porcellana, Giardino Paesaggistico Pastorale, Praterie della Capraia, il Giardino dei Principi e lo spazio del Cisternone, dove si terranno gli eventi del DopoFestival. Una scelta dettata da tre motivi, tutti egualmente importanti: la vastità degli spazi, fondamentale per i tempi che ancora viviamo, la felice esperienza della precedente edizione e il rapporto di grande collaborazione con il direttore Sylvain Bellenger.

Gli altri eventi si svolgeranno nel Teatro Grande di Pompei, al Belvedere di San Leucio a Caserta, a Montesarchio (in piazza Umberto I e nel Museo Archeologico del Sannio Caudino), nel Teatro Naturale di Pietrelcina, nell’Anfiteatro di Avella e a Salerno, nel Chiostro del Duomo e all’esterno del teatro Ghirelli. Appuntamenti a Napoli ci saranno anche nell’Archivio di Stato di Napoli, nel Refettorio del Chiostro di San Domenico Maggiore, a Made in Cloister e, sempre a Capodimonte, nella Sala Causa. L’anteprima del 19 marzo con il Maestro Riccardo Muti si terrà al teatro Mercadante, mentre gli spettacoli di settembre andranno in scena in tre diversi teatri cittadini: il Bellini, il Trianon e il Politeama.

Capodimonte, luogo tra i più rappresentativi dell’Epoca Borbonica, sarà anche centrale ne “Il sogno reale. I Borbone di Napoli”, un Progetto Speciale di Ruggero Cappuccio curato da Marco Perillo, che, rispondendo alla mission della Fondazione di promuovere e valorizzare i beni del patrimonio culturale materiale e immateriale della Regione, vuole coinvolgere, attraverso un focus storico e artistico sul secolo del Regno, alcuni dei principali siti borbonici della Campania. Il progetto, oltre a sette storie inedite redatte da narratori e interpretate da sette diversi attori, che andranno in scena nel Giardino dei Principi, prevede anche la pubblicazione di una guida stampata degli stessi siti, a cura dello stesso Marco Perillo, che sarà distribuita gratuitamente al pubblico che seguirà gli spettacoli in programma al Festival.

Il Campania Teatro Festival viaggia nel segno della continuità rispetto al passato, adottando ancora una volta uno schema che ne ha fatto in poco tempo una delle realtà culturali più riconosciute e riconoscibili del nostro Paese, apprezzata sempre di più in ambito internazionale come testimonia la costante e rilevante presenza nella rete Italia Festival e nell’EFA ( European Festival Association). Anche quest’anno sui 38 spettacoli di prosa nazionale saranno 29 i debutti assoluti, ribadendo quell’attenzione alle drammaturgie contemporanee che è ormai uno dei tratti distintivi della manifestazione. L’85% dei testi teatrali rappresentati al Campania Teatro Festival sono di autori viventi.

Confermate le 10 Sezioni (Prosa Italiana, Internazionale, Osservatorio, SportOpera, Danza, Musica, Letteratura, Cinema, Mostre, Progetti Speciali), a riprova di una multidisciplinarità che ha caratterizzato tutte le edizioni dirette da Ruggero Cappuccio e rappresenta la vera e propria anima del Festival. Otto di queste sezioni sono programmate tra giugno e luglio, mentre quelle dedicate alla Danza e agli spettacoli Internazionali sono previste nel mese di settembre.  In particolare, per le Compagnie straniere sono già fissati tre debutti nazionali che hanno date e luoghi definiti: l’8 e il 9 al teatro Bellini di Napoli lo spettacolo della regista argentina Marina Otero, il 16 e il 17 il nuovo lavoro del coreografo greco Dimitris Papaioannou al teatro Politeama di Napoli, mentre il 23 e il 24 andrà in scena al teatro Bellini l’ultima creazione del regista svizzero Cristoph Marthaler, con Graham F. Valentine.

Protagonisti di questa edizione, che si aprirà in anteprima il 19 marzo al teatro Mercadante di Napoli con il concerto dell’Orchestra giovanile “Luigi Cherubini” diretta dal Maestro Riccardo Muti (disponibile gratuitamente dal 26 marzo in streaming su live.napoliteatrofestival.it, cultura.regione.campania.it, ansa.it e ravennafestival.live), saranno, tra gli altri:

Massimo Andrei, Laura Angiulli, Valeria Apicella, Virginia Acqua, Corrado Ardone, Lello Arena, Euridice Axen, Roberto Azzurro, Nadia Baldi, Marco Baliani con I Filarmonici di Busseto, Marianella Bargilli, Consuelo Barillari, Peppe Barra, Mariano Bauduin, Maria Vittoria Bellingeri, Sonia Bergamasco, Giovanni Block, Alessio Boni, Andrea Bonioli, Simona Boo, Simone Borrelli, Luca Brignone, Elena Bucci, Roberto Caccioppoli, Fortunato Calvino, Capone & Bungt Bangt, Pino Carbone, Renato Carpentieri, Benedetto Casillo, Marianna Celia, Alì Chahrour, Daniele Ciprì, Roberto Colella (La Maschera), Paolo Coletta, Marina Confalone, Antonello Cossia, Emilia Costantini, il poeta e drammaturgo Giuseppe Conte, Enzo Curcurù, Laura Curino, Floriana D’Ammora, Roberto D’Avascio, Alessandra D’Elia, Emanuele D’Errico, Elio De Capitani, Rosaria De Cicco, Eduardo De Crescenzo, Concita De Gregorio, Ettore De Lorenzo, Massimo De Matteo, Francesca De Nicolais, il Maestro Roberto De Simone, Roberta Lidia De Stefano, Marco Dell’Acqua, Francesco Di Bella (24 Grana), Pino Di Buduo, Claudio Di Palma, Cristina Donadio, Igor Esposito,  Lalla Esposito, Gina Ferri,  Vincenzo Fiorillo, Flo, Gianluigi Fogacci, Adriana Follieri, Peppe Fonzo, Iaia Forte, Simona Fredella, Francesca Gammella, Mario Gelardi, Lello Giulivo, Gnut, Gianluca Gobbi, Enzo Gragnaniello, Yari Gugliucci, Paolo Iammarrone, Davide Iodice, Antonella Ippolito, Karima, Lamberto Lambertini, Gaetano Liguori, Teresa Ludovico, Claudio Malangone, Maldestro, Valter Malosti, Milena Mancini, Vinicio Marchioni, Milva Marigliano, Christoph Marthaler, Gea Martire, Leopoldo Mastelloni, Juan Olivier Mazzariello, Luciano Melchionna, Peppe Miale, Manuele Morgese , Enzo Moscato, Erica Mou, Massimo Munaro, Barbara Napolitano, Roberto Nobile, Marina Otero, Davide Paciolla, Ginestra Paladino, Alessandro Palladino, Ivo Parlati,  Daniel Pennac, Silvio Perrella, Luca Persico in arte ‘O Zulù (99 Posse), Riccardo Pippa con la Compagnia I Gordi, Alessio Pizzech, Alessandro Preziosi, Francesco Procopio, Carlotta Proietti, il violinista Alessandro Quarta, Raiz (Almamegretta), Danilo Rea, Dario Rea, Stefano Reali, lo psicanalista Massimo Recalcati, Maria Rippa, Stefania Rocca, Francesco Roccasecca, Michele Rossiello, Gabriele Russo, Davide Sacco e Agata Tomšič, Davide Sacco (non è un refuso, ma semplice omonimia), Renato Salvetti, Dario Sansone (Foja), Lara Sansone, Lina Sastri, Irene Scarpato (Suonne d’Ajere), Davide Scognamiglio, James Senese, Peppe Servillo, Marco Sgrosso, Benedetto Sicca, Virgilio Sieni, Giuseppe Sollazzo, Marina Sorrenti, Gianni Spezzano, Gabriella Stazio, Marina Turco, John Turturro, Stefano Valanzuolo, Graham F. Valentine, Patricia Zanco, Roberto Zappalà, Francesco Zecca e Luca Zingaretti.

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Ddl, disposizioni sul riconoscimento della figura professionale dell’artista e sul settore creativo

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Tutelare i lavoratori dello spettacolo e del settore creativo, valorizzandone il lavoro in maniera omogenea. E’ la missione che si propone il disegno di legge “Disposizioni sul riconoscimento della figura professionale dell’artista e sul settore creativo” depositato in Senato dalla maggioranza. A firmare il provvedimento, infatti, definito anche “Statuto delle Arti”, sono il presidente della commissione Cultura, Riccardo Nencini (Iv-Psi) e i capigruppo nella 7a di Palazzo Madama dei partiti che sostengono il governo: Danila De Lucia (M5S), Maria Saponara (Lega), Roberto Rampi (Pd), Andrea Cangini (FI), Daniela Sbrollini (Iv) e Albert Laniece (Autonomie). 

E’ necessario “definire cosa si intende per artista, quale sia la peculiarità del lavoro dell’artista e quali siano i tratti tipici dei cosiddetti settori creative – spiegano i firmatari del ddl -. Ciò porrà le basi per un progetto di riforma del sistema di tutela previdenziale e sociale in tale ambito, partendo da riflessioni emerse nel dibattito nazionale ed europeo da oltre due decenni, come dimostrano gli studi, le ricerche, le proposte di risoluzione del Parlamento europeo e i programmi specifici di intervento per il settore culturale e creativo dell’Unione europea”.

La mancata attuazione della legge n. 175 del 2017, sottolineano i senatori della maggioranza, “richiede un nuovo intervento legislativo che offra il perimetro giuridico entro cui restituire certezze normative ad un settore particolarmente provato dalla situazione emergenziale che si protrae da oltre un anno”.

L’articolo 1 elenca i principi costitutivi. Lo Stato “promuove e sostiene la figura dell’artista, nella pluralità delle sue diverse modalità e forme espressive, anche tenendo conto delle prospettive offerte dalle tecnologie digitali in termini di espressioni culturali; riconosce il ruolo sociale dell’artista, quale vettore indispensabile per lo sviluppo della cultura e strumento di diffusione della conoscenza della cultura e dell’arte italiane in Europa e nel mondo, nonché quale componente dell’imprenditoria culturale e creativa e dell’offerta turistica nazionale; riconosce che la flessibilità e la mobilità sono elementi indissociabili nell’esercizio delle professioni artistiche e rende effettive le tutele per i lavoratori del settore; riconosce le specificità della prestazione artistica, ancorché resa in un breve intervallo di tempo, che richiede tempi di formazione e preparazione in genere più lunghi rispetto alla durata della performance riferita alla singola prestazione o alla successione di prestazioni analoghe;

riconosce l’importanza dei periodi di ripetizione, che costituiscono a pieno titolo ore di lavoro effettivo nella carriera degli artisti e di cui è necessario tener conto; riconosce le peculiarità del settore creativo, che ricomprende le attività aventi ad oggetto le opere, i prodotti, i beni e i servizi, indipendentemente dal loro carattere materiale o immateriale, frutto di processi artistici, culturali o creativi; promuove e sostiene le arti quali strumenti per preservare e arricchire l’identità culturale e il patrimonio spirituale della società, quali forme universali di espressione e comunicazione; riconosce il valore formativo ed educativo delle arti, anche per favorire l’integrazione e per contrastare il disagio sociale; promuove lo studio, la conoscenza storico-critica e la pratica delle arti, in base a quanto previsto dal decreto legislativo n. 60 del 2017; riconosce l’utilità sociale dello spettacolo, anche ai sensi della legge 6 giugno 2016, n. 106”. 

L’articolo 2 disciplina la figura professionale dell’artista. Per artista si definisce “qualsiasi persona che crea o dà espressione creativa a, o ricrea, le opere d’arte, che considera la sua creazione artistica come una parte essenziale della sua vita, che contribuisce in tal modo allo sviluppo di arte e cultura, indipendentemente dal fatto che sia vincolato da qualsiasi rapporto di lavoro o associazione”. Per professione artistica si intende “una prestazione  lavorativa che si svolge nell’ambito delle attività di spettacolo, indipendentemente dalla natura del rapporto di lavoro o del contratto di lavoro”.

Per attività di spettacolo si intende “un’attività caratterizzata  dalla compresenza di professionalità artistiche e tecniche e di un pubblico, in un contesto unico e non riproducibile riguardanti: le attività teatrali; le attività liriche, concertistiche, corali; le attività musicali popolari contemporanee; le attività di danza classica e contemporanea; le attività circensi tradizionali e nelle forme contemporanee del circo di creazione, nonché le attività di spettacolo viaggiante; le attività a carattere interdisciplinare e multidisciplinare quali espressioni della pluralità dei linguaggi artistici; i carnevali storici e le rievocazioni storiche”.

L’articolo 3 delinea il perimetro del settore creativo che comprende “l’insieme delle attività riguardanti o connesse alle fasi di creazione, progettazione, produzione, realizzazione, messa in scena, allestimento tecnico, distribuzione, diffusione, promozione, divulgazione di opere, prodotti, beni e servizi, frutto o che includono e si avvalgono di processi artistici, culturali e creative”.

Nel settore creativo sono ricomprese “le attività, anche qualora siano compiute nell’ambito di un’organizzazione aziendale, imprenditoriale e industriale, che hanno per oggetto la creazione, la progettazione, la produzione, la realizzazione, l’allestimento tecnico, la distribuzione, la diffusione, la promozione, lo studio e la ricerca, la divulgazione e l’utilizzazione di opere, prodotti, beni e servizi artistici, culturali e creativi, indipendentemente dal loro carattere materiale o immateriale e dalle modalità, dalle tecnologie, dalle piattaforme tecnologiche, ivi compresi il digitale e la multimedialità, di realizzazione, produzione, diffusione, distribuzione, accesso, fruizione da parte del pubblico, quali, in particolare, il cinema, l’audiovisivo, la musica, l’editoria, i servizi media audiovisivi e radiofonici, i videogiochi, l’insegnamento delle discipline artistiche e delle discipline comunque connesse allo spettacolo e alle arti performative”. 

L’articolo 4, al fine di garantire la trasparenza, la completezza, l’affidabilità e la sicurezza, istituisce presso il Ministero della Cultura uno “Sportello unico per lo spettacolo e il settore creativo” destinato a raccogliere tutte le informazioni riguardanti: le diverse professioni artistiche, eventualmente catalogate in appositi Registri che ne delineino i tratti peculiari, distinguendo anche tra attività amatoriali e quelle dei professionisti; le diverse professioni rientranti nei settori creativi, eventualmente catalogate in appositi Registri; le condizioni di lavoro, mobilità, disoccupazione, salute, ricostruzione di carriera e pensione degli artisti e dei lavoratori dello spettacolo e del settore creative; le procedure per l’organizzazione degli eventi di spettacolo e il relativo svolgimento, in Italia e all’estero; i datori di lavoro o i prestatori di servizi che ingaggiano gli artisti”.

Le modalità di costituzione, di articolazione in Registri, di raccolta delle informazioni e di tenuta dello Sportello unico sono definite con decreto del Ministro della Cultura, previo parere della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Lo Sportello unico, gestito dal Ministero della Cultura “con le risorse umane e finanziarie disponibili a legislazione vigente, è alimentato dalle amministrazioni interessate, le quali collaborano al fine di migliorare il coordinamento e lo scambio di buone pratiche”.

L’articolo 5 istituisce presso il Ministero della Cultura un Tavolo di confronto con gli operatori dello spettacolo e del settore creativo, con lo scopo di avviare un dialogo permanente per la soluzione delle criticità del comparto, anche sui temi del precariato storico e delle prospettive di ripresa dopo la fase connessa alla pandemia da Covid-19. Diversi gli obiettivi del Tavolo: l’elaborazione di proposte finalizzate a definire i contratti di lavoro nel settore dello spettacolo e nel settore creativo; l’analisi della condizione previdenziale e assicurativa dei lavoratori dello spettacolo e del settore creativo, al fine di avanzare eventuali proposte di miglioramento o integrazione della disciplina vigente; l’approfondimento sulle peculiarità della prestazione artistica considerata la natura atipica dei metodi di lavoro dell’artista; il monitoraggio e il riconoscimento delle nuove professioni connesse al settore dello spettacolo, tra cui anche le attività di insegnamento di arti e mestieri, da assoggettare all’obbligo assicurativo con le modalità previste dall’articolo 3, secondo comma, del decreto legislativo n. 708 del 1947, come modificato dall’articolo 43 della legge n. 289 del 2002.

Il Tavolo è presieduto dal ministro della Cultura o da un suo delegato ed è composto da rappresentanti designati dalle associazioni maggiormente rappresentative, nominati dal ministro stesso. Un decreto del MiC determinerà le modalità di funzionamento, incluse le modalità di espressione dei pareri, nonché la durata del Tavolo. Ai componenti del Tavolo non spettano compensi, indennità, rimborsi di spese o gettoni di presenza comunque denominati. L’attuazione dell’articolo 5 non devono produrre “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

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Prender-si cura, residenze d’arte al Mattatoio di Roma

Marina Donatone. Nell’ambito di Prender-si cura, Mattatoio di Roma, 2020. Credits: Monkeys Video Lab e Azienda Speciale Palaexpo

Un luogo di creatività e condivisione, in cui il dialogo, lo scambio, l’accoglienza e la commistione costituiscono le condizioni essenziali per la ricerca e la produzione artistica: torna Prender-si cura, il programma di residenze d’arte ospitato dal Mattatoio di Roma negli spazi de La Pelanda. Ideato e curato da Ilaria Mancia e giunto alla seconda edizione, il progetto approfondisce il concetto di “cura” a partire proprio dalle relazioni messe in atto in un contesto di ospitalità, dedicato alla ricerca e alla produzione, con l’obiettivo non solo di favorire la sperimentazione ma anche di dare agli artisti un concreto supporto di fronte alle difficoltà imposte da questi mesi di pandemia.

Dopo le prime residenze che hanno visto protagonisti con esiti inediti il coreografo Alessandro Sciarroni, il drammaturgo e sound designer Riccardo Fazi insieme allo scrittore Matteo Nucci e il duo Brutal Casual Magazine composto dalla dj Lady Maru e dal fotografo Jacopo Benassi, saranno tanti gli artisti che si avvicenderanno nei prossimi mesi in questa edizione 2021 del progetto: Annamaria Ajmone, Gianmaria Borzillo, Marina Donatone, Silvia Calderoni e Ilenia Caleo, Giulia Crispiani, Roberto Fassone, Valentina Furian, Sara Leghissa, Zapruder filmmakersgroup. Muovendosi tra performance, video, musica, teatro, danza, arti visive, gli artisti saranno chiamati a sperimentare ed esplorare le diverse possibilità di utilizzo dello spazio sia scenico che museale, in una ricerca costantemente aperta a nuove declinazioni e alla collaborazione anche con i curatori e altre istituzioni culturali a livello nazionale e internazionale.
   

In attesa di poter organizzare occasioni di incontro e attraversamento delle residenze, quando potranno essere superate le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, il Mattatoio offre la possibilità di vivere le attività artistiche nel loro sviluppo curiosando nel work in progress grazie allla documentazione sui profili social ufficiali e soprattutto al Diario, curato in collaborazione con Paola Granato (https://medium.com/prender-si-cura): il progetto, oltre a permettere di osservare le varie fasi di ricerca e di creazione dell’opera d’arte, in genere precluse al pubblico, consente anche di ripercorrere online il lavoro già svolto nel 2020 con Annamaria Ajmone, Rä di Martino, Marina Donatone, Giuseppe Vincent Giampino, Sara Leghissa, Jacopo Jenna con Roberto Fassone, Claudia Pajewski, Luigi Presicce, Cristina Kristal Rizzo, Michele Rizzo, Alexia Sarantopoulou con Ondina Quadri.

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Occupato il Teatro Odeon di Parigi, la protesta dei lavoratori e delle lavoratrici della cultura

I lavoratori e le lavoratrici della cultura e del turismo francesi hanno occupato il Teatro Odeon di Parigi per chiedere più sostegno al governo dopo un anno di pandemia che ha devastato i loro redditi.

Con sacchi a pelo e cibo, si sono sistemati all’interno della hall decorata e dei balconi dell’Odeon Theatre del XIX secolo per richiamare l’attenzione sulle loro richieste. Circa 50 persone hanno occupato il teatro a partire da giovedì e hanno srotolato striscioni in cima alla sua facciata a colonne con la scritta “Cultura sacrificata” e “Sei lavoratori disoccupati su 10 non risarciti – Scandalo!”.

I manifestanti chiedono, tra le altre cose, un altro anno di aiuti statali speciali per i lavoratori teatrali stagionali, che spesso lottano per sbarcare il lunario ma sono rimasti particolarmente penalizzati da quando il virus ha colpito il Paese. I teatri, i cinema, i musei e i siti turistici francesi, al pari di quelli italiani, sono rimasti chiusi per gran parte dello scorso anno e non sono stati annunciati piani di riapertura.

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Confini e sconfinamenti

Confini e sconfinamenti, la scena contemporanea siciliana si racconta

Confini e sconfinamenti

Rete Latitudini presenta “Confini e Sconfinamenti”, ciclo di sei incontri-bio-interviste con gli autori della Nuova drammaturgia, in diretta streaming, ideato e curato da Filippa Ilardo e Simona Scattina, con il patrocinio di ANCT (Associazione Nazionale Critici Teatrali). 

Un vero e proprio viaggio nella drammaturgia siciliana contemporanea per “raccontare” le poetiche, definire le ragioni delle scritture teatrali, confrontarsi con gli autori, con attori, con studiosi, critici e organizzatori.

Il primo appuntamento, condotto da Filippa Ilardo sabato 27 febbraio alle 18.30, che avvierà questo affascinante progetto, è la conversazione sul tema “Tra le pieghe del sottinteso”, tra il drammaturgo Tino Caspanello e gli autori Stéphane Resche e Christine Resche, docenti de l’Université Paris Est Creteil.

La critica teatrale Filippa Ilardo descrive così Confini e Sconfinamenti: “Viaggiare tra i testi e le parole per offrire uno strumento didattico, divulgativo, di comprensione e riflessione sulle pratiche di scritture e su come queste siano in dialogo con le pratiche sceniche, con l’arte attoriale. Da questo nasce questo ciclo di incontri.

La voglia di offrire uno strumento di confronto utile a chi voglia immergersi nell’arte della scrittura scenica, e di raccontare al pubblico, dal di dentro le motivazioni, le ragioni, le coordinate delle poetiche dei drammaturghi più rappresentativi della nostra terra, del nostro tempo.

Simona Scattina, docente di Discipline dello spettacolo presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, chiarisce: “in questi primi sei incontri ospitiamo alcuni tra i protagonisti e le protagoniste di quella che possiamo definire una parabola teatrale dirompente, che dall’ultimo decennio del Novecento ha rilanciato le quotazioni della Sicilia come fucina creativa della scena teatrale contemporanea.

Artisti che spiccano all’interno della scacchiera della drammaturgia siciliana per ingegno drammaturgico, voglia di rinnovamento e audacia. Gli incontri saranno un modo per conoscerli meglio, ma per interrogarsi anche sul ruolo delle arti performative in un periodo di così profonde trasformazioni”. 

Gigi Spedale, Presidente della Rete Latitudini,conclude: “Occorre anche mettere a frutto costruttivamente questo, ormai troppo lungo, periodo di clausura imposta e dolorosa. Latitudini, grazie alla collaborazione scientifica dell’Università di Catania e dell’ANCT, dà vita a questa preziosa occasione di analisi e riflessione sulla scrittura dei nostri autori.

Sarà naturale prosecuzione e approfondimento del mirabile lavoro avviato con WRITE, l’avvio di un discorso organico che penso ci porterà lontano, esplorando la miniera della drammaturgia siciliana, levando lo sguardo oltre i nostri “confini”. 

Gli incontri verranno trasmessi in diretta sulla pagina Facebook e sul profilo Instagram di Latitudini.

Calendario di Confini e sconfinamenti

SABATO 27 FEBBRAIO ORE 18.30

TINO CASPANELLO: TRA LE PIEGHE DEL SOTTINTESO
Conversazione con l’autore e Stéphane e Christine Resche (Università Paris Est Creteil)
Coordina FILIPPA ILARDO

SABATO 6 MARZO ORE 18.30            

TURI ZINNA: IBRIDARE LA NARRAZIONE
Conversazione con l’autore e Anna Maria Monteverdi (Università degli Studi di Milano – La Statale)
Coordina SIMONA SCATTINA

SABATO 13 MARZO ORE 18.30

LINA PROSA: PERFORMARE IL MITO
Conversazione con l’autrice e Jean-Paul Manganaro (Professore emerito di Letteratura italiana contemporanea – Université de Lille III)
Coordina SIMONA SCATTINA

SABATO 20 MARZO ORE 18.30

ROSARIO PALAZZOLO: SCENA MULTIPLA E ALTRE METAFISICHE
Conversazione con l’autore, Gerardo Guccini (ALMA MATER STUDIORUM – Università di Bologna) e Martina Vullo
Coordina FILIPPA ILARDO

SABATO 10 APRILE ORE 18.30

VUCCIRÌA TEATRO: COREOGRAFIE DEL SÉ
Conversazione con la Compagnia e Stefano Tomassini (Università IUAV di Venezia)
Coordina SIMONA SCATTINA

SABATO 17 APRILE ORE 18.30

CUTINO – PETYX: LA PAROLA DEL CORPO |  IL SUONO DELLA CARNE
Conversazione con la Compagnia M’arte, Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Massimo Marino (Corriere di Bologna – Doppiozero)
Coordina FILIPPA ILARDO

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Citofonare PimOff

Citofonare PimOff, residenze per progetti di danza e performance

Tramite il bando Citofonare PimOff, ogni anno PimOff individua nuovi artisti e compagnie, italiani e internazionali. Ai vincitori del bando viene assegnato un periodo di residenza artistica, da una a due settimane, nel periodo da febbraio a giugno, con diversi benefit: l’uso gratuito della sala teatrale e della sua strumentazione; un sostegno economico alla creazione; un supporto tecnico, organizzativo, promozionale e distributivo. Ogni residenza si concludeva con un’anteprima del progetto aperta al pubblico e agli operatori teatrali.

In questo momento di chiusura prolungata delle sale, non riusciremo a garantire la presentazione di tutti i progetti. Noi di PimOff vogliamo comunque sostenere la creazione di progetti di danza e performance, ragion per cui continueremo a tenere aperte le porte agli artisti, sperando di poterle riaprire al più presto anche al pubblico.

Quest’anno inoltre PimOff ha stretto una collaborazione con AFOL Moda, corso gratuito di Design del costume per il teatro e lo spettacolo finanziato da Regione Lombardia, i cui allievi avranno la possibilità di interagire direttamente con gli artisti e di fare delle esercitazioni pratiche sui progetti.

I quattro progetti che ospiteremo in residenza presso il nostro teatro nei prossimi mesi sono:

LEGNO di Lara Russo 19 – 25 febbraio

ideazione e interpretazione Lara Russo
sostegno alla creazione Carlotta Scioldo

Legno è un’indagine sulla relazione tra corpo e materia, dove il materiale scenografico non è soltanto uno sfondo, né un oggetto narrativo, ma condivide lo stesso piano d’importanza del danzatore. Ogni materiale ha un suo comportamento fisico e una sua storia culturale, i cui echi influenzano il modo in cui l’artista vi interagisce. Lara Russo ci porta alla scoperta della relazione tra danzatore e legno, che diventa materia viva.

PROMETEO? di Lorenzo Covello 2 – 11 marzo

ideazione e interpretazione Lorenzo Covello
musica Stefano Grasso

Prometeo? è un lavoro sulla scelta. Sul conflitto, sul dubbio che macera l’animo prima di compiere una scelta, dopo la quale nulla sarà più lo stesso, come dopo ogni scelta che prendiamo in ogni istante. Covello prende spunto dal mito di Prometeo, che portando agli uomini il fuoco ha determinato uno stravolgimento per l’umanità e, per lui, il supplizio millenario. L’avventura di un eroe, un titano umano, che decide di sacrificarsi per l’umanità. O forse no? Forse stava solo giocando con dei fiammiferi e gli è sfuggita la situazione di mano, creando una valanga di eventi al di fuori di ogni suo controllo e previsione?

T=WINS di CRiB 7 – 15 aprile

interpretazione Beatrice Fedi e Fabiana Mangialardi
direzione artistica Carolina Ciuti
regia Roberto Di Maio

Tra il 2015 e il 2016, i gemelli astronauti Scott e Mark Kelly furono protagonisti di una missione spaziale promossa dalla NASA che mirava ad indagare gli effetti di un anno in orbita sul corpo umano. Per un anno, uno di loro visse sulla Stazione Spaziale Internazionale, mentre l’altro rimase sulla Terra. A scatenare l’interesse di CRiB sono le implicazioni filosofiche dell’episodio: per i gemelli il tempo è trascorso con velocità diverse e le due identità non erano più identiche.

La storia dei Kelly contiene un archetipo di metamorfosi. In un mondo in cui nulla è permanente e la teoria della relatività sfida “l’immagine del tempo che ci è familiare” (Carlo Rovelli, 2016), la metamorfosi deve essere accettata come l’unico paradigma possibile.

FAUNA FUTURA di Yotam Peled & The Free Radicals 22 – 30 giugno

ideazione e creazione Yotam Peled
interpretazione Yotam Peled, Erin O’Reilly, Amie-Blaire Chartier, Nitzan Moshe, Hemda Ben-Zvi, Marie Hanna Klemm

In Fauna Futura cinque danzatrici descrivono la vita di una comunità tribale femminile post-contemporanea, in un immaginario futuro radicato nella convivenza armoniosa con la natura. Contrariamente alle tesi che sostengono che il futuro dell’uomo dipenderà dallo sviluppo di tecnologie cyborg, intelligenza artificiale e colonizzazione di altri pianeti, Fauna Futura immagina uno scenario inedito.

L’evoluzione dell’umanità e della scienza hanno decretato l’estinzione e il disastro ambientale sulla Terra: l’animale del futuro sviluppa lentamente mutazioni genetiche che consentono di far fronte a condizioni climatiche estreme e, proprio come le piante, di assorbire CO2 ed emettere ossigeno. Un’evoluzione che ha maggiore successo nelle donne, nocciolo essenziale dell’intero processo creativo, mentre gli uomini sono sull’orlo dell’estinzione.

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Allarme della Siae: eventi diminuiti del 69,29%, gli ingressi in calo del 72,90%

Dopo aver anticipato i dati sull’andamento dello spettacolo in Italia nel primo semestre dello scorso anno, l’Osservatorio dello Spettacolo SIAE pubblica le cifre relative ai dodici mesi del 2020

La crisi pandemica ha messo a dura prova l’intero settore dello spettacolo nell’anno che ci siamo lasciati alle spalle. I primi dati dell’Osservatorio dello Spettacolo SIAE relativi a tutto il 2020 confermano sostanzialmente le tendenze emerse dalle cifre relative al periodo da gennaio a giugno dell’anno scorso, che erano state pubblicate nel mese di novembre: complessivamente gli eventi sono diminuiti del 69,29%, gli ingressi hanno segnato un calo del 72,90%, la spesa al botteghino è scesa del 77,58% mentre la spesa del pubblico ha avuto una riduzione dell’82,24%.

Eppure nei primi due mesi del 2020, quando ancora non era scattata l’emergenza sanitaria, non solo gli eventi spettacolistici erano cresciuti rispetto all’anno precedente del 3,38%, ma si era registrato un aumento degli ingressi del 15,49% grazie ad una grande partecipazione del pubblico, disposto a spendere più di quanto avesse fatto nello stesso periodo dell’anno precedente (+17,23%). Nel periodo dal 1° gennaio al 22 febbraio 2020 hanno riportato il più alto incremento in termini di eventi le mostre (+ 9,51%) ed il cinema (+6,75%), grazie anche all’uscita in sala del film “Tolo Tolo”. I concerti, invece, hanno registrato una timida crescita in termini di offerta (+1,21%) ma un forte incremento della spesa al botteghino (+26,54%).

A seguito dell’emergenza Coronavirus, da marzo 2020 sono stati chiusi al pubblico tutti i luoghi della cultura e sono stati annullati gli spettacoli di qualsiasi natura, inclusi quelli teatrali e cinematografici. Solo a partire dal mese di maggio sono stati riaperti, a determinate condizioni, i musei e gli altri luoghi della cultura e da giugno 2020 è stato possibile lo svolgimento di spettacoli in sale teatrali, sale da concerto, cinema e in altri spazi, sebbene con una diminuzione della capienza massima. Tuttavia a ottobre 2020, in considerazione dell’andamento dell’epidemia e dell’incremento dei casi sul territorio nazionale, sono state nuovamente introdotte, progressivamente, le stesse limitazioni disposte nei primi mesi dell’anno. Tutto ciò ha determinato gravi perdite per il settore dello spettacolo con pesanti ricadute anche sui livelli occupazionali.

Il 2020, dunque, in termini spettacolistici è un anno impropriamente detto poiché, rispetto al 2019, le giornate sono diminuite del 67%. Durante la ripresa estiva (dal 15 giugno al 25 ottobre), il numero di giornate è pari al 51,9% dello stesso periodo dello scorso anno, segnale che non tutte le attività hanno comunque riaperto le porte dopo il lockdown: nel 2020 sono stati solo 46.724 i locali che hanno organizzato almeno un evento a fronte dei 94.687 del 2019. Nonostante ciò, le riaperture del periodo estivo hanno fatto registrare una repentina risposta in termini di offerta spettacolistica, con un picco massimo degli ingressi nel mese di agosto (6.837.576). Tuttavia agli inizi del mese di settembre alla resistenza dei gestori, che ha fatto mantenere il dato degli eventi in crescita, non ha fatto seguito la stessa reazione da parte del pubblico, con una flessione degli ingressi.

Analizzando i singoli comparti, l’attività cinematografica ha registrato una diminuzione del 70,86% degli ingressi e, parallelamente, un calo della spesa al botteghino del 71,55%. Da sottolineare che nel primo bimestre del 2020 l’attività cinematografica era in crescita rispetto all’anno precedente grazie soprattutto al successo del film di Checco Zalone “Tolo Tolo”, che con più di 7.000.000 di spettatori aveva mantenuto alti gli incassi in sala. Il periodo estivo, inoltre, ha segnato una ripresa dell’attività cinematografica che, seguendo il trend generale, è diminuita solo dal mese di ottobre.

Andamento analogo per le cifre dell’attività teatrale che ha perso il 70,71% degli ingressi rispetto al 2019 e ha riportato una riduzione del 78,45% della spesa al botteghino. Insieme al teatro, la musica è la forma artistica che forse più di ogni altra trova la sua ragion d’essere nella presenza. Ancora più consistenti sono infatti le perdite per il settore dei concerti, con una contrazione dell’83,19% degli ingressi a cui corrisponde un crollo dell’89,32% della spesa al botteghino.

La crisi provocata dalla pandemia ha travolto anche lo sport che, a partire da marzo 2020, ha visto la sospensione di eventi e competizioni di ogni ordine e disciplina e successivamente una ripresa graduale delle attività, anche se quasi sempre senza la presenza del pubblico. Di conseguenza, gli ingressi si sono ridotti del 77,50% mentre la spesa al botteghino è diminuita dell’83,96% rispetto al 2019.

Crisi profonda anche per le attività di ballo e concertini a causa dell’emergenza Coronavirus che ha cambiato molto gli stili di vita e le abitudini. Nel 2020 gli ingressi si sono ridotti del 78,53% con la spesa al botteghino che è diminuita del 78,03%.

Gli effetti negativi conseguenti all’adozione delle misure di contenimento del Covid-19 si sono fatti sentire anche nel settore delle attrazioni dello spettacolo viaggiante, sebbene in misura più contenuta: -58,75% per gli ingressi e -60,74% per la spesa al botteghino.

Un anno da dimenticare per mostre ed esposizioni, una delle filiere più colpite dalla pandemia, con una riduzione del 77,90% degli ingressi e del 76,70% della spesa al botteghino. Stessa sorte per le attività con pluralità di generi, con gli ingressi a -66,85% e la spesa al botteghino ridotta del 77,07% rispetto all’anno precedente.

“La crisi epocale determinata dall’emergenza sanitaria e dalle conseguenti misure per contrastarla sta facendo pagare un prezzo altissimo al settore dello spettacolo, di cui fanno parte quei creatori di felicità per la nostra collettività che sono i compositori e gli artisti della musica, del cinema, del teatro e della letteratura nonché i lavoratori che ne supportano l’attività – ha dichiarato il Presidente SIAE, Giulio Rapetti Mogol – La diffusione della cultura è essenziale non solo per l’economia italiana ma per la stessa qualità della vita e per questo rappresenta qualcosa di più di uno dei tanti settori da salvare nell’attuale situazione”.

“In un periodo in cui stiamo combattendo una battaglia durissima contro un nemico invisibile i nostri dati somigliano ad un vero e proprio bollettino di guerra. È importante capire anche quali conseguenze lascerà questa lunga e difficile fase sulle abitudini delle persone quando sarà possibile tornare alla normalità. Come Società Italiana degli Autori ed Editori è nostro preciso dovere assicurare che venga fatto tutto il possibile affinché il patrimonio artistico e culturale, che contribuisce sensibilmente alla crescita economica del nostro Paese, riceva la giusta attenzione in termini di strategie, programmazione e sostegno finanziario, per poter ripartire e riprendere il suo sentiero di crescita”, ha commentato il Direttore Generale SIAE, Gaetano Blandini.

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Un anno senza eventi, un anno senza reddito: il 23 febbraio la manifestazione nazionale

Il 23 febbraio una manifestazione nazionale promossa dalla Rete intersindacale professionist* spettacolo e cultura animerà le principali piazze italiane per denunciare le scarse politiche di sostegno ad un settore ormai abbandonato a sé stesso.

Di seguito il comunicato stampa e i motivi della protesta:

23 febbraio 2020 – 23 febbraio 2021: un anno esatto dal blocco totale del mondo dello spettacolo. Per centinaia di migliaia di lavoratori del settore, un anno di profonda precarietà, disoccupazione, assenza totale di prospettive. Tante lavoratrici e tanti lavoratori stanno sopravvivendo a stento con l’elargizione di quelle misure tampone – completamente insufficienti – adottate dal Governo; mentre molti altri rimangono a mani vuote perché ancora incagliati nelle maglie della burocrazia che non ha tuttavia sciolto i nodi legati al respingimento di legittime richieste.

Chiederemo a gran voce la presa in carico da parte delle istituzioni competenti delle seguenti urgenti e necessarie richieste:

  • sblocco immediato e conseguente erogazione dei ristori rimasti in sospeso (DL ristori 5) durante queste settimane di instabilità governativa;
  • tempestiva convocazione di un Tavolo Interministeriale che coinvolga lavoratrici e lavoratori del settore spettacolo e cultura, al quale siedano Ministero del Lavoro, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dei Beni e delle Attività Culturali;
  • attuazione di una ormai necessaria riforma strutturale, formale e fattuale, del settore che tuteli realmente non solo grandi enti e grandi aziende ma anche e soprattutto lavoratrici e lavoratori;
  • progettazione e realizzazione di tutte le misure, economiche e non, relative ai protocolli di sicurezza, necessarie a garantire una vera e totale ripartenza del settore;
  • concretizzazione di provvedimenti finalizzati al finanziamento e al sostegno delle piccole e medie realtà che si occupano di spettacolo e di cultura, che ad un anno dal blocco del pubblico spettacolo rischiano di chiudere e di non poter più compiere il loro fondamentale ruolo legato alla cultura di prossimità su tutto il territorio del nostro Paese.
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Facciamo luce sul teatro, edifici illuminati per protesta

Continuano ad aumentare le adesioni alla iniziativa Facciamo luce sul teatro! di U.N.I.T.A. (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) che ha invitato i direttori di teatro, gli artisti ma anche il pubblico a presidiare le sale teatrali rimaste chiuse troppo a lungo e accendere le luci dei teatri solo per una sera, il 22 febbraio, cioè a un anno esatto dall’ultimo giorno prima della chiusura dei teatri per le norme anticovid.

Il Teatro Bellini di Napoli e alcuni dei principali teatri afferenti al Teatro Pubblico Campano apriranno le sale e accenderanno le proprie luci, a sostegno dei lavoratori dello spettacolo dal vivo e della riapertura delle sale.

A Bergamo ha deciso di aderire la Fondazione Donizetti che aprirà i portoni e accenderà le luci del teatro Donizetti e anche del Sociale in città Alta, e che ha chiesto ai “cittadini di testimoniare la propria vicinanza, passando davanti al Teatro Donizetti per lasciare una traccia scritta di un proprio pensiero”.
A Milano il Teatro Filodrammatici a Milano ha deciso di allestire un desk all’ingresso dove gli spettatori potranno lasciare un messaggio. L’Elfo Puccini ha invece ideato una doppia iniziativa: sui grandi schermi di corso Buenos Aires lancerà il messaggio “Il teatro aspetta i vostri PENSIERI, il teatro aspetta i vostri APPLAUSI, il teatro aspetta le vostre RISATE il teatro aspetta le vostre PASSIONI, il teatro aspetta le vostre EMOZIONI”. Dalle ore 18.30 alle 19.00 gli attori dell’Elfo in diretta facebook dal foyer del teatro manderanno le loro testimonianze con letture degli spettacoli Verso Tebe e Angels in America. “I teatro milanesi danno la loro adesione” ha aggiunto la regista Andrée Ruth Shammah, anima del Parenti.

A Roma il Teatro Vascello resta simbolicamente illuminato e aspetta il suo pubblico: per l’occasione e in via del tutto eccezionale Gabriele Lavia reciterà per il pubblico presente all’esterno del teatro, un gesto di protesta che porta in sé tutta la sofferenza per la chiusura dei teatri e per l’isolamento forzato, in questo anno di pandemia, a cui tutti gli artisti sono stati costretti.

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