Carminati nominato direttore artistico del Teatro Massimo ‘Vincenzo Bellini’ di Catania

Fabrizio Maria Carminati è il nuovo direttore artistico del Teatro Massimo ‘Vincenzo Bellini’ di Catania. Operatore musicale di fama internazionale è stato in passato direttore artistico della Fondazione Arena di Verona. Lo ha nominato il commissario straordinario dell’Ente, Daniela Lo Cascio, su proposta del sovrintendente Giovanni Cultrera. Succede al pianista catanese Francesco Nicolosi.

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Fabrizio Maria Carminati, nato a Bergamo nel 1958, diplomatosi in pianoforte sotto la guida di Carlo Pestalozza, ha proseguito gli studi di composizione a Milano con Vittorio Fellegara. Ha conseguito il diploma di direzione d’orchestra a pieni voti. Entrato giovanissimo al Teatro Regio di Torino vi ha esordito come direttore d’orchestra dove entra a fare parte del Cda, dal 2001 al 2006, su indicazione ministeriale. Dal 2000 al 2004 è stato direttore artistico del Teatro Donizetti di Bergamo, dal 2004 al 2006 della Fondazione Arena di Verona. Nel 2008 è stato nominato primo direttore ospite fino al 2015.

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Teatro Comunale di Siracusa. Il Comune pubblica un nuovo bando per la gestione

Trentacinque giorni per la presentazione delle offerte, 40 mila euro come base, cinque anni il tempo fissato per la gestione. Dopo un primo bando di gara, andato deserto, l’amministrazione comunale ne ha predisposto un secondo.

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Il nuovo bando prevede dunque un costo più basso del canone a carico del gestore. Il Comune si riserva un utilizzo della struttura per venti giorni l’anno e non più per 30. Il direttore artistico sarà nominato dal gestore e anche questa scelta rientrerà tra gli elementi di valutazione per l’affidamento. Sarà predisposto un cartellone unico, con la vigilanza dell’amministrazione comunale. Restano validi gli aspetti legati alla convegnistica, con i 400 posti che il teatro comunale mette a disposizione. Prevista la possibilità di dare il via agli abbonamenti alle stagioni teatrali.

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Manoscritto inedito di Goldoni ritrovato a Dresda

Il Goldoni della commedia dell’arte prima del nuovo teatro riformato, meno conosciuto e poco documentato, riemerge da un manoscritto inedito della commedia ‘Il cavaliere e la dama‘ ritrovato da Riccardo Drusi dell’Università Ca’ Foscari alla Sächsische Landesbibliothek di Dresda.

Si tratta di un manoscritto settecentesco in una redazione diversa da quella stampata e che rispecchia, con ogni probabilità, la forma più vicina al testo inizialmente concepito per la rappresentazione. “Se infatti nelle edizioni a stampa – spiega Drusi, docente di Letteratura italiana nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’ateneo lagunare – l’autore si premura di dichiarare che, rispetto all’originale portato in scena nel 1749, ha  proceduto alla sostituzione delle maschere dialettali con altrettanti personaggi che parlano in lingua, la redazione di Dresda vede invece agire Pantalone, Arlecchino, Brighella, ciascuno nell’idioma che gli è più tipico”.

Già per queste varianti, “il manoscritto appare come un tassello molto importante per ricostruire quelle fasi più remote della scrittura goldoniana – sottolinea – che l’autore stesso efficacemente occultò in nome della sua ‘riforma’ teatrale”.  La riforma del genere teatrale della commedia da parte di Carlo Goldoni consistette principalmente, nella stesura per intero dei dialoghi (contro la consuetudine del “Teatro dell’Arte” di fornire agli attori canovacci su cui improvvisare le battute) e nella abolizione delle maschere. A queste convinzioni il commediografo approdò tuttavia progressivamente, e dopo aver almeno in parte condiviso le precedenti esperienze di scrittura per le compagnie professioniste.

Ma perché si trova a Dresda? Fino alla caduta del muro di Berlino, questa era stata una Biblioteca di difficile accesso, ma da quando la Germania è stata unificata, molti cataloghi sono stati resi pubblici e agli studiosi si è aperto un mondo di possibili ricerche. Le compagnie dell’epoca partivano in tour nelle capitali europee, tra cui Dresda era luogo privilegiato, e si portavano dietro il manoscritto. Il manoscritto ritrovato, che è inedito, non è firmato ed è datato 1752, vede ancora l’intervento di Pantalone, Arlecchino, Brighella, parlanti ciascuno nell’idioma che gli è più tipico, mentre le edizioni seguenti offrono personaggi alternativi e dalla lingua più letteraria.

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Inaugura a Pesaro la Sonosfera: un teatro eco-acustico unico al mondo

Lunedì 6 gennaio 2020 alle ore 16, a Palazzo Mosca, Pesaro Città Creativa Unesco della Musica presenta una struttura unica al mondo: la Sonosfera®, un teatro per l’ascolto profondo di ecosistemi e musica progettato da David Monacchi. Per l’occasione, sarà presente David Sassoli presidente del Parlamento europeo. Dopo la presentazione delle autorità, le visite del pubblico alla Sonosfera sono previste alle 18, 19 e 20, per gruppi di 60 persone; è possibile prenotarsi telefonicamente (0721 387541 biglietteria Palazzo Mosca) o direttamente durante l’inaugurazione. Collocata all’interno di Palazzo Mosca sede dei Musei Civici, la Sonosfera è parte integrante del patrimonio del Museo Nazionale Rossini. Il pubblico è seduto in una doppia cavea simile ad un anfiteatro ma trasparente al suono. Il geode è costruito per essere acusticamente perfetto, isolato dall’esterno e completamente fono-assorbente all’interno. Il suono proviene da 45 altoparlanti posizionati nell’intera superficie semi-sferica intorno al pubblico e sotto la cavea che si combinano creando al centro un campo sonoro sferico molto prossimo alla realtà. Gli spettrogrammi del suono e i contenuti audiovisivi sono proiettati in una corona video a 360° ad altissima definizione. L’esperienza che se ne ricava è quella di una vera e propria immersione in un panorama sonoro e visivo che conduce all’interno del suono con un’esplorazione sensoriale dello spazio molto potente. 

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Come Teatro Eco-acustico trasportabile per il progetto ‘Fragments of Extinction – Il Patrimonio Sonoro degli Ecosistemi’, nel 2014 la Sonosfera® ha ottenuto il brevetto internazionale ad opera del professor David Monacchi, docente del Conservatorio Rossini, ed è perciò un dispositivo unico al mondo per caratteristiche tecnologiche e funzionali. I contenuti da ascoltare all’interno della Sonosfera potranno essere molteplici, legati alle sinfonie degli ecosistemi naturali con la loro biodiversità in estinzione, ma anche ad un’esplorazione inedita dell’opera di Gioachino Rossini come pure ad altri programmi musicali e sonori. A proposito del compositore, sono previste applicazioni per raccontare la musica come non la si è mai ascoltata attraverso il suono tridimensionale, proprio a partire dall’opera del genio di Pesaro. Il pluripremiato progetto “Fragments of Extinction” – che studia e propone al grande pubblico i paesaggi sonori delle foreste primarie equatoriali registrati durante spedizioni in tutto il mondo – sarà il primo contenuto culturale pronto per poter essere circuitato su scala internazionale. Visti gli attuali drastici mutamenti del clima e degli habitat naturali a livello globale, è ora di fondamentale importanza portare all’attenzione la ‘sesta estinzione di massa’. L’esperienza diretta e in tempo reale del suono degli ecosistemi intatti che si vivrà all’interno della Sonosfera, costituisce uno strumento di consapevolezza verso il cambio di paradigma e la transizione ecologica, ormai richiesti inderogabilmente alla nostra civiltà.

Grazie alla coinvolgente esperienza sensoriale proposta, la Sonosfera rappresenta uno straordinario strumento di divulgazione sia scientifica che per un pubblico più ampio, arrivando a coprire una serie di ambiti legati alla ricerca nelle scienze e nell’arte, all’educazione ecologica ed estetica. Sono allo studio anche applicazioni di tipo terapeutico legate alla specificità di uno strumento immersivo così avanzato e per questo capace di sollecitare stati di rilassamento profondo o di interagire con disturbi dello spettro autistico o disturbi sensoriali più in genere. La Sonosfera sarà fruibile come strumento multifunzionale semistabile a Palazzo Mosca e potrà viaggiare nel mondo durante l’anno portando i contenuti prodotti a Pesaro Città Creativa Unesco della Musica in musei e istituzioni culturali europee e internazionali.

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Ultimo saluto a Carlo Quartucci. Il 3 gennaio il funerale a Roma alla chiesa della Natività

Il funerale in onore di Carlo Quartucci – deceduto all’alba del 31 dicembre 2019, all’Ospedale San Giovanni di Roma dove era ricoverato da circa un mese – , ha luogo venerdì 3 gennaio alle ore 12 alla chiesa della Natività, in via Gallia (vicino al numero civico 162), a Roma.

Carla Tatò ha scelto questo luogo perché nel 1959 Carlo vi debuttò con Aspettando Godot di Samuel Beckett. Allora il sacerdote era Don Gino della Torre, un prete di sinistra, aperto alle arti. Il funerale vuole essere anche una festa “in amicizia hic et nunc” e un “buon viaggio a Carlo” tutti insieme amici, familiari e compagni d’arte e di vita scenica, persone che hanno affiancato, collaborato, apprezzato e vissuto il lungo e intenso percorso artistico improntato alla ricerca, che per Quartucci è stata sempre una continua sfida di coraggio e un continuo viaggio di scoperta.

“In fondo ‒ amava ripetere ‒ non mi interessa definire cosa sia teatro. Mi interessa incontrare sguardi artistici che stravedono”. Per cinquant’anni Carlo Quartucci ha viaggiato nel teatro senza mai definirlo ma interrogandone il senso e sperimentandone le forme, con un vitalità ludica e visionaria profondissima, una energia travolgente e instancabile.

Siciliano, figlio d’arte, poi brillante studente di architettura, amante di Van Gogh e Malevic, è nel 1964, accanto ai primi compagni di viaggio Claudio Remondi, Rino Sudano, Leo de Berardinis, regista di un memorabile Aspettando Godot a Genova. Seguono CartotecaZip Lip Lap… (insieme a Giuliano Scabia e Lele Luzzati), alla Biennale di Venezia nel 1965, Majakovskij & compagni, quindi l’inizio della intensa collaborazione con Jannis Kounellis a partire dai Testimoni, e poi Lavoro teatrale (sempre alla Biennale nel 1969), quindi il suo straordinario lavoro in radio e in televisione negli anni Settanta, la collaborazione con Roberto Lerici, con Primo Levi, con Giulio Paolini. Carlo Quartucci ha attraversato intensamente gli anni di avvio del Nuovo teatro italiano, in una continua interrogazione sul suo significato, sperimentando forme e mettendo in discussione radicale ruoli, luoghi e l’intero apparato teatrale.

Quando poi nel 1971 compra un Camion e lo dipinge di bianco e inizia il suo percorso in giro per l’Italia, inizia un nuovo viaggio: Camion carica e scarica teatro. Non realizza spettacoli, opere chiuse; compie azioni. E l’azione può consistere nel trasloco di materiali, nel caricare e scaricare oggetti, persone, pezzi di teatro da una piazza all’altra delle periferie urbane o dei paesi di campagna: un barbiere, un attore, un teatro di pupazzi. Sul Camion dal 1973 c’è anche Carla Tatò. E tantissimi altri artisti, compagni, amici, in giro per l’Italia, nelle periferie delle città, in un movimento perpetuo.

Il 1981 vede la nascita del progetto “La zattera di Babele“, dove il regista insieme a Carla Tatò, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Roberto Lerici, Germano Celant, Rudi Fuchs, raduna a Genazzano scrittori, cineasti, attori di teatro, pittori, ecc. con l’obiettivo di dar vita a una rappresentazione e a un linguaggio interdisciplivare dove far confluire e interagire varie forme d’arte. È il periodo degli spettacoli portati in giro per l’Europa, quali Comédie Italienne (1981), Didone e Funerale(1982).

A Berlino, nel 1984, Quartucci darà via al progetto su Kleist con le rappresentazioni dei suoi spettacoli teatrali: PentesileaCanzone per Pentesilea (già rappresentata a Bologna nel 1983), Rosenfest Fragment XXX. Mentre a Vienna nel 1986 il regista allestirà il Nach Themiscyra.

A cominciare dal 1986 il progetto “Zattera di Babele” si trasferisce a Erice in Sicilia, dove viene allestito un laboratorio permanente (“Le giornate delle arti”) sul nuovo modo di intendere il linguaggio dell’arte teatrale, esteso ormai ad altri settori artistici. Nascono sotto questo nuovo auspicio interdisciplinare La favola del figlio cambiato (1987), I giganti della montagna (1989) di Pirandello, Primo amore di Beckett (1989), Il giardino di Samarcanda (1990); Tamerlano il Grande di Marlowe (Berlino 1991), Antigone di Sofocle (rappresentato a Segesta nel 1991), Macbeth di Shakespeare (1992) e Il cerchio d’oro dei Macbeth (1993), Ager sanguinis (1995) e Medea(1989 e 1998) di Aurelio Pes.

Del 1998-2001 sono i progetti Il cerchio d’oro del potere e La favola dell’usignolo in cui verranno coinvolti Quartucci e gli artisti di “La zattera di Babele”. Nel 2002 Carlo Quartucci viene insignito della laurea honoris causa dal DAMS dell’Università Torino.

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Festa di Roma 2020: ecco il programma completo delle 24 ore con 1000 artisti

Si svolgerà dalla sera del 31 dicembre alla sera dell’1 gennaio la quarta edizione de La Festa di Roma 2020, la grande manifestazione ad ingresso libero promossa, in occasione del Capodanno, da Roma Capitale con la collaborazione del Tavolo tecnico per la produzione culturale contemporanea coordinato dal Dipartimento Attività Culturali di cui fanno parte: l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Associazione Teatro di Roma, l’Azienda Speciale Palaexpo, la Casa del Cinema, la Fondazione Cinema per Roma, la Fondazione Musica per Roma, la Fondazione Romaeuropa, la Fondazione Teatro dell’Opera, l’Istituzione Biblioteche di Roma e il coordinamento organizzativo di Zètema Progetto Cultura. Quest’anno la regia e il coordinamento artistico della Festa di Roma 2020 sono a cura di Fabrizio Arcuri, Claudia Sorace e Francesca Macrì.

La Festa di Roma 2020 è dedicata al tema della Terra e alla relazione fra uomo e Natura. Un’ode alla straordinaria bellezza, vitalità e grandiosità della Natura, che partirà la sera del 31 dicembre al Circo Massimo e proseguirà per 24 ore, come il ciclo di una giornata e come il tempo di una rotazione del nostro pianeta. Una festa pensata come un viaggio nella Natura, all’interno degli ecosistemi terrestri e delle loro biodiversità, interpretato poeticamente nella giornata dell’1 gennaio come un percorso attraverso cinque ambienti immersivi. Questi cinque ecosistemi, coesisteranno e si contamineranno nella vasta area a disposizione della festa (compresa tra Piazza dell’Emporio, Ponte Fabricio, Giardino degli Aranci e Piazza Bocca delle Verità): il mondo del ghiaccio e dell’acqua dolce / il mondo colorato dei pascoli e delle praterie / il mondo dei deserti / il mondo delle giungle, delle foreste e dei boschi / il mondo del mare. Ogni ambiente, che il pubblico potrà attraversare a proprio piacimento, sarà animato da performance artistiche sorprendenti, scenari visionari e installazioni a tema realizzate appositamente, site specific, da importanti artisti internazionali. Gli spettatori diverranno così i protagonisti di un viaggio spettacolare dentro e intorno alla Terra, una Terra senza confini e barriere che fa della diversità il suo valore.

Saranno parte integrante del viaggio anche gli elementi della natura che dialogano con l’architettura della città: il fiume, in primo luogo, che rappresenta la grande arteria che accompagna il percorso, con gli alberi che incorniciano il tratto, i giardini e le altre aree verdi che, colorando il cammino, ci ricordano che la natura è ovunque fra di noi, è la casa che condividiamo con tutti gli esseri viventi, dentro cui abbiamo il privilegio di vivere, e di cui tutti dovremmo prenderci cura.

L’immagine di quest’anno, realizzata dall’illustratrice Chiara Fazi, è stata cucita sul tema dell’evento: la Madre Terra. L’artwork, interamente dipinto a mano e animato digitalmente, racconta la festa visionaria coinvolgendo lo spettatore attraverso tanti sipari che celano altrettanto mondi: un grande collage, un festival di dimensioni surreali e universi naturali.

In occasione de La Festa di Roma, il 1° gennaio saranno eccezionalmente aperti dalle 14 alle 20 i Musei Capitolini, i Mercati di Traiano, il Museo dell’Ara Pacis e il Museo di Roma Palazzo Braschi con biglietto di ingresso a tariffazione ordinaria. L’ingresso sarà invece completamente gratuito per i possessori della MIC, ad esclusione delle mostre “C’era una volta Sergio Leone” al Museo dell’Ara Pacis, e “Canova. Eterna bellezza” al Museo di Roma Palazzo Braschi, per le quali i possessori della MIC Card potranno beneficiare del biglietto ridotto.

Ecco il programma completo della Festa > http://www.lafestadiroma.it/programma-2020/

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Teatro dell’Opera di Roma, 2019 boom per incassi e spettatori

Oltre 15 milioni di euro di incassi, nel 2019, per il Teatro dell’Opera di Roma, che registra un incremento dell’8,4 per cento rispetto al 2018. Un risultato “ancora più interessante – fanno notare dalla direzione del Costanzi – se valutato sul medio-lungo periodo , con gli incassi che dal 2013 sono più che raddoppiati”.

Aumenta anche il numero degli spettatori , che passa dai 246.675 dello scorso anno ai 266.500 del 2019, con un incremento di circa 19mila persone (+8%). Soddisfatta la sindaca di Roma Virginia Raggi, presidente del teatro, che in una nota sottolinea lo “straordinario lavoro di squadra, quest’anno arricchito dalla presenza di Acea e Camera di Commercio di Roma divenuti soci della nostra Fondazione, che ha condotto a risultati importanti”. Risultati, “superiori alle aspettative”, fa notare il soprintendente Carlo Fuortes , che si dice orgoglioso dei risultati raggiunti dal teatro in termini di spettatori e di incassi .

Il teatro ricorda infine il bilancio artistico della stagione con tanti spettacoli di successo, da Les vepres siciliennes di Verdi diretto da Daniele Gatti all’Orfeo e Euridice di Gluck diretto da Gianluca Capuano, dall’Idomeneo di Mozart con la direzione di Michele Mariotti a La Vedova Allegra con la regia di Damiano Michieletto. E poi la danza con la Serata Philip Glass affidata a tre diversi coreografi e Biancaneve, coreografato da Angelin Preljocaj, ottima prova del corpo di ballo, diretto da Eleonora Abbagnato, a confronto con differenti declinazioni del linguaggio coreografico di oggi. 

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Anno Zero, il nuovo festival di Scena contemporanea spagnola a Roma

Anno Zero è un nuovo festival di Scena contemporanea spagnola a Roma organizzato dalla Real Academia de España in collaborazione con Acción Cultural Española (AC/E), La Pelanda – Mattatoio e Teatro di Roma, a cura di Pablo Fidalgo.

Il festival nasce con l’intento di raccogliere la pluralità di voci delle arti dal vivo e, allo stesso tempo, con una vocazione di continuità nei prossimi anni. Questa prima edizione si svolge tra l’11 e il 15 dicembre in diverse location – la Real Academia de España, La Pelanda – Mattatoio, il Teatro India e infine il quartiere di Garbatella con un’opera itinerante. Tutti gli eventi sono ad ingresso libero fino a esaurimento posti su prenotazione (info@accademiaspagna.org / tel. 06 581 2806)

L’Academia de España occupa un territorio mitico. Tra il Gianicolo, Villa Pamphilj e Trastevere: un colle unico e un paesaggio che ridefinisce in ogni istante la sua relazione e la sua condizione nei confronti della città. L’Academia è sopravvissuta a repubbliche, monarchie, dittature e circostanze storiche di ogni genere. È un simbolo di resistenza, un luogo eccezionale – continuerà ad esserlo anche se lo si dirà mille volte. Concepisco questo ciclo come un’opportunità di presentare artisti spagnoli su una scena, quella romana, che soltanto in questi ultimi anni sembra affacciarsi sull’Europa. Per la prima volta uno degli artisti concettuali più importanti del Paese, Isidoro Valcárcel Medina, sarà ospite dell’Academia de España e creerà un’opera site specific intitolata Confluencias y contraseñas. Collaborare con La Pelanda-Mattatoio e Teatro India-Teatro di Roma è un avvenimento per noi. Proseguendo sulle linee di lavoro dell’Academia degli ultimi anni, concepiamo questa come una collaborazione naturale – e non semplicemente istituzionale – con i due spazi, così interessati negli ultimi tempi alla scena non spettacolare e alla partecipazione del pubblico. Anche il recupero di lavori profondamente spagnoli di artisti che vivono all’estero da anni sembra importante per contribuire all’ossatura di una scena che soffre l’esilio e la precarietà da sempre.

Pertanto, Light years away di Edurne Rubio ci presenta un’opera che è un’esplorazione e al contempo una visita guidata nel buio totale: una discesa nella grotta di Ojo Guareña, e un percorso nella storia dell’essere umano sin dalle sue origini. Celso Fernández Sanmartín presenta A cama do meu avó Manuel Sanmartín, un’opera fatta di memorie orali, di lavoro sul campo, e di interesse profondo nei confronti della verità e dei segreti delle proprie origini. Leonor Leal lavora in Ahora bailo yo, la memoria di suo zio Mario Maya, che nel ’76 reinventò il flamenco con l’opera Camelamos naquerar. Roger Bernat ci invita a ricordare il lavoro Numax-Fagor-plus, ispirato al film di Joaquim Jordà, un regista cinematografico imprescindibile che visse a Roma per sette anni in esilio dal franchismo. Il ciclo si conclude domenica 15, con Storywalker Garbatella, di Fernando Sánchez-Cabezudo. Una passeggiata in questo quartiere storico che recupera i ricordi degli abitanti, attraverso i testi di Luca Oldoni, Pablo Remón, Alberto Conejero, Denise Despeyroux e Pablo Fidalgo. Pertanto, Catalogna, Murcia, Madrid, Galizia, Castilla León, Andalusia… Memoria del lavoro, della vita in campagna, dell’arte, della filosofia, memoria dell’esilio, memoria per mantenersi vigili, memoria vitale. In questo modo il ciclo è un modo per situare, collocare e far conoscere una realtà scenica, la scena contemporanea spagnola, e per suggerire un racconto comune tra artisti molto diversi.

Programma:

• Mercoledì 11 alle ore 19 presso la Real Academia de España en Roma (Piazza San Pietro in Montorio, 3). Celso Fernández Sanmartín presenta A cama do meu avó Manuel Sanmartín Méndez, un’opera fatta di memorie orali, di lavoro sul campo, e di interesse profondo nei confronti delle origini. LINGUA: Spagnolo e gallego

• Giovedì 12 alle ore 20.30 presso La Pelanda, Mattatoio (Piazza Orazio Giustiniani, 4). Light years away di Edurne Rubio ci presenta un’opera che è un’esplorazione, la discesa nella grotta di Ojo Guareña, e un percorso nella storia dell’essere umano sin dalle sue origini. LINGUA: Spagnolo, sottotitoli in italiano

• Venerdì 13 alle ore 20.30 presso La Pelanda, Mattatoio (Piazza Orazio Giustiniani, 4). Leonor Leal lavora sulla memoria di suo zio Mario Maya, che nel ’76 reinventò il flamenco con l’opera Ahora bailo yo. LINGUA: Spagnolo, sottotitoli in italiano

• Sabato 14 alle ore 12 presso la Real Academia de España en Roma (Piazza San Pietro in Montorio, 3). Isidoro Valcárcel Medina, uno degli artisti concettuali più importanti del Paese, sarà ospite dell’Academia per la prima volta e presenterà un’opera creata ad hoc, Confluencias y Contraseñas. LINGUA: Italiano

• Sabato 14 alle ore 18.30 presso Teatro India (Lungotevere Vittorio Gassman, 1). Roger Bernat ci invita a ricordare il lavoro Numax-Fagor-plus, ispirato al film di Joaquim Jordà, un regista cinematografico imprescindibile che visse a Roma per sette anni in esilio dal franchismo. LINGUA: Italiano

• Domenica 15 alle ore 11.30 e alle ore 15 presso 10b Photography (Via San Lorenzo da Brindisi, 10b). Il festival finisce con Storywalker Garbatella, di Fernando Sánchez-Cabezudo nell’ambito del progetto Garbatella Images, presentato da 10b Photography e curato da Sara Alberani, con la direzione artistica di Francesco Zizola. Una passeggiata nel quartiere storico di Garbatella, che recupera le memorie degli abitanti, attraverso i testi di Luca Oldoni, Pablo Remón, Alberto Conejero, Denise Despeyroux e Pablo Fidalgo. LINGUA: Italiano

Gli artisti:

Celso Fernández Sanmartín. Nato nel 1969, Celso Fernández Sanmartín, di Lalín, si è laureato in Filosofia presso l’università di Santiago. Oltre a essere poeta, è cantastorie di racconti della tradizione orale, aspetto professionale che lo porta in diversi luoghi del mondo. Per molti anni, a Lalín, ha lavorato come animatore socioculturale in una casa di riposo. La sua opera poetica è stata pubblicata in gran parte in edizioni d’autore e a bassissima tiratura, il che non le ha impedito di essere enormemente apprezzata dai lettori e dalla critica. Quest’ultima è solita inquadrarlo nella cosiddetta Generazione dei ’90, decennio in cui si è fatto conoscere.

Edurne Rubio. (Spagna, 1974) è un’artista visuale che lavora nel campo delle mostre, performance, cinema e architettura. Realizza frequentemente progetti in situ nello spazio pubblico. La sua ricerca è sempre stata collegata alla percezione individuale o collettiva del tempo e dello spazio. Interessata a contesti che fanno della percezione una variabile data e mutante, dimenticata o archiviata, cerca di associare o contrastare forme di percezione della realtà con l’obiettivo di creare una seconda realtà composta. Negli ultimi anni, il suo lavoro si è avvicinato al documentario e all’antropologia, utilizzando interviste e immagini d’archivio sulla comunicazione orale.

Leonor Leal. Nasce a Jerez de la Frontera. È diplomata al Conservatorio Superior de Danza Clásica y Española, nonché in Magisterio Musical presso l’Università di Siviglia. Decide un giorno di dedicarsi interamente al flamenco e da allora calca le scene internazionali da più di 15 anni collaborando con diverse compagnie come quella di Andrés Marín, Cristina Hoyos o Javier Barón, tra le molte altre. Comincia la sua carriera da sola nel 2008. Premiata come Artista rivelazione dal Festival di Jerez nel 2011, nonché come Artista eccellente dal Concorso coreografico di Madrid. Porta avanti il suo lavoro di ricerca con il Master di Práctica Escénica y Cultura Visual dell’Università di Cuenca in collaborazione con il Museo Reina Sofía. Nel gennaio del 2018 porta in scena per la prima volta, al Teatro Le Garonne di Toulose, il suo spettacolo intitolato Nocturno insieme al chitarrista Alfredo Lagos e al percussionista Antonio Moreno.

Isidoro Valcárcel Medina. Isidoro Valcárcel Medina è nato a Murcia nel 1937 ed è indubbiamente uno degli artisti concettuali spagnoli di maggior levatura di pensiero e visione, nell’entroterra e oltremare. L’estensione della sua opera ha il valore incalcolabile della sua intangibilità: immensa.

Roger Bernat. Inizia la sua formazione nel campo dell’architettura, ed è a partire da qui che si interessa al teatro. Studia Regia e Drammaturgia presso l’Institut del Teatre di Barcellona dove si laurea con il Premio Extraordinario 1996. Nel 2008 comincia a creare spettacoli in cui il pubblico occupa la scena e diventa protagonista: “gli spettatori attraversano un dispositivo che li invita a obbedire o a cospirare e, in ogni caso, a pagare con il proprio corpo e a impegnarsi”.

Fernando Sánchez-Cabezudo. Madrid, 1979. Gestore culturale, regista, attore e scenografo. Lega la sua carriera professionale nelle arti sceniche a un discorso socio-culturale che cerca la partecipazione del pubblico nei processi creativi. Il suo lavoro nella sala Kubrik a Usera e i suoi progetti di creazione sono un punto di riferimento nella gestione di spazi di inclusione con il contesto locale e la cittadinanza.

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Teatro Nazionale di Genova, Alessandro Giglio nuovo presidente

Alessandro Giglio è il nuovo presidente del Teatro Nazionale di Genova. Succede a Gian Enzo Duci che era stato nominato nel marzo di tre anni fa. La decisione è stata presa all’unanimità dall’Assemblea composta da rappresentanti di Comune, Regione, Camera di Commercio.

Genovese, classe 1965, Alessandro Giglio opera da sempre nel mondo dello spettacolo e del settore radiotelevisivo. Maggiore azionista, ricopre la carica di amministratore delegato di Giglio Group spa, leader nel settore del broadcast radio televisivo, che ha sviluppato soluzioni digitali all’avanguardia e rappresenta, nel fashion online, un market place digitale a livello globale, approvvigionando i quaranta principali digital retailer del mondo. Giglio Group produce, inoltre, contenuti multimediali ed è anche l’unico network italiano autorizzato a trasmettere in Cina dove è editore, di tre canali televisivi, trasmessi su tutte le piattaforme digitali del Paese

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Il Teatro attraversa un momento di crisi economica non semplice. La promozione a “teatro nazionale” avvenuta di pari passo con la complessa operazione di fusione fra lo Stabile e l’Archivolto portata a termine da Angelo Pastore non ha portato in termini economici a quei vantaggi che sarebbe stato lecito attendersi. In pratica il finanziamento dello Stato non è superiore a quello che i due teatri percepivano prima di unirsi.
Va ricordato che la fusione è stata effettuata garantendo la piena occupazione di tutti i dipendenti per cui ora il Teatro si trova un organico importante e la gestione di quattro sale.

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Riapre il Teatro Piccinni: tre giorni di festa e maratona di eventi

«Signori e Signore, il Piccinni»: è l’invito tutto teatrale che il Comune di Bari ha rivolto alla città per annunciare la riapertura il 5 dicembre prossimo del teatro comunale chiuso da circa nove anni per lavori di restauro e adeguamento alle normative sulla sicurezza. 
L’evento sarà celebrato con tre giorni di festa, che coincideranno con la ricorrenza di San Nicola che – ha sottolineato il sindaco Antonio Decaro – «per i baresi rappresenta sempre un momento di coesione, di appartenenza, di orgoglio cittadino». Gli eventi, la cui organizzazione è stata curata dalla regista Licia Lanera, si svolgeranno fuori e dentro il teatro, saranno dedicati alla città ma soprattutto avranno per protagonisti i baresi e saranno gestiti da artisti baresi e prevedono una maratona di musica classica e jazz e spettacoli di prosa. 
Inaugurato nel 1854, il teatro fu intitolato al musicista barese Niccolò Piccini, dopo che la regina Maria Teresa d’Asburgo, moglie di Ferdinando II delle Due Sicilie, negò il suo nome. Il ‘nuovo’ Piccini ha 775 posti a sedere, dei quali 290 in platea, e 485 tra i tre ordini di palchi e il loggione.

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