Ostermeier

Thomas Ostermeier e l’incontro con la drammaturgia contemporanea: la missione del portavoce

Articolo a cura di Mila di Giulio

Quando nel dicembre del 1999 viene annunciata la nomina di Thomas Ostermeier a direttore creativo de la Schaubühne am Lehniner Platz, per l’inizio di gennaio del 2000, la notizia diviene un caso mediatico di rilievo nazionale.

Ostermeier
Thomas Ostermeier – Foto © Nicola Marfisi

Il regista ha infatti solo trentadue anni quando approda alla storica sede del teatro nel quartiere berlinese di Kreuzberg. Ha tuttavia già alle spalle la direzione artistica di un altro teatro, la Baracke al Deutsches Theater e una coscienza politica ben definita, senza paura di scelte audaci sia a livello estetico sia di repertorio.

Già noto dunque al pubblico della città per i suoi allestimenti provocatori, decide di iniziare il suo percorso alla Schaubühne con una dichiarazione pronunciata il 20 maggio 1999 dal titolo Il teatro nell’era della sua accelerazione (Das Theater im Zeitalter seiner Beschleunigung), che può definirsi il vero e proprio manifesto programmatico della sua direzione artistica, ma anche del suo lavoro registico in toto.

Nonostante Thomas Ostermeier siano passati vent’anni dalla stesura di questo testo, un punto rimane certamente saldo in quella che si potrebbe definire la sua missione teatrale: dimostrare che la grande stagione del teatro tedesco non è finita con la morte di capisaldi del teatro mitteleuropeo come Botho Strauss e Heiner Muller e  che, se la nuova drammaturgia fatica a trovare orecchie dalle quali farsi ascoltare, la colpa è di una crisi di contenuti e di una negligenza nei confronti dell’universale.

«È dovere del teatro dai tempi dei Lumi di lavorare per la liberazione dell’uomo e di svegliare la coscienza di fronte al male e all’immobilismo dell’individualismo».

La direzione instaurata nel teatro a partire dal 1999 rispetta il modello del Mitbeistimmung (co-gestione) instaurata da Peter Stein, è infatti quella della Schaubühne di quegli anni una gestione quadricefala: formata da Thomas Ostermeier, la coreografa Sasha Waltz, accompagnati dai rispettivi drammaturghi Jens Hilje e Jochen Sandig.

Una cooperazione, inoltre, che sin da subito rivela una tendenza fortemente incentrata sulla drammaturgia, sulla ricerca di una voce innovativa che attinga alle istanze postdrammatiche degli anni ’70, ma che sia capace anche di liberarsene e recuperare un teatro fatto di testo, ma che al testo non soccomba.  

Questa esperienza tuttavia non dura a lungo, nel 2003 infatti Waltz e Sandig decidono di abbandonare la co-direzione per divergenze di visione. L’esperienza tuttavia, verrà sempre descritta da Ostermeier come fruttuosa e innovativa.

Infatti, nonostante il fallimento di questa utopia cooperazionistica La Schaubühne continua a rappresentare un esempio di gestione democratica e inclusiva: liberatasi infatti dall’egemonia novecentesca del Regietheatre, tendente a minimizzare il ruolo della drammaturgia a favore della “dittatura della regia”, una nuova schiera di dramaturg viene integrata nei compartimenti del teatro.

Fra i risultati più felici, ambiziosamente raggiunti dal lavoro di Ostermeier in Germania, c’è sicuramente aver portato sul palco la nuova drammaturgia, tedesca e non, mantenendo un dialogo critico con gli autori e riponendo fiducia nelle nuove generazioni. Scovare nuove voci e nuove vie per la comunicazione scenica, rimane una delle costanti più urgenti nel teatro del regista tedesco.

Quello con il nuovo teatro è un incontro che ha inizio per Ostermeier da prima dell’esperienza a La Schaubühne, nel 1996, quando gli viene affidata la direzione artistica de La Baracke, una sala limitrofa al tradizionalissimo Deutsche Theater di Berlino e che, nelle sue mani, diventerà la costola sperimentale della città.  

È grazie a Ostermeier che si deve l’arrivo in Germania delle cosiddette pièces sordides venute dall’Inghilterra, messe in scena in apertura della stagione a La Baracke: Knives in Hens di David Harrower, Crave di Sarah Kane, ma ancora di più Shopping and Fucking di Mark Ravenhill, annoverabile come spettacolo feticcio del regista, ovvero il racconto dei giovani degli anni ’90, che si racconta attraverso il canale caustico dell’In-Yer face theatre.

Sono passati 20 anni dal racconto delle imprese dei protagonisti dipinti da Ravenhill, che hanno così bene preso vita nelle mani di Ostermeier, e il regista adatta la propria estetica alle voci che cambiano.

Nascono allora progetti come la collaborazione con il filosofo Didier Eribon, da cui nasce lo spettacolo Ritorno a Reims tratto dall’omonimo libro, fra i cui argomenti, emerge con la forza dei ricordi sbiaditi, quello dell’attualità della contestazione sessantottina i cui inni di lotta si mischiano agli amori universali e malinconici cantati da Francoise Hardy in Toutes les garçons et les filles de mon age.

Ritorno a Reims – Foto © Masiar Pasquali

Fra i risultati più recenti e interessanti di questo focus di Ostermeier sulle nuove generazioni spicca la collaborazione con Edouard Louis, nuovo faro della narrativa francese contemporanea, ai cui romanzi Ostermeier ha dedicato ben due adattamenti: Histoire de la Violence e lo spettacolo in corso di preparazione Qui a tué mon père, in cui lo stesso Louis apparirà in scena in prima persona interpretando sé stesso.

Ciò che il giovane autore sembra fare è proprio colmare la crisi di contenuti che tanto preoccupa Ostermeier, riportando problemi universali, nel caso di Louis la violenza generata dall’omofobia, in un contesto personale, che attrae il lettore/spettatore in prima persona e lo costringe a un disagevole, ma necessario ruolo voyeuristico.

Se negli anni ’90, infatti, le nuove generazioni cercavano una via rappresentativa non edulcorata e diretta, i protagonisti del nuovo millennio hanno bisogno di far ascoltare le loro istanze estetiche, la cui voce può prendere vita grazie al lavoro capillare delle menti illuminate del teatro europeo, fra i quali Ostermeier può sicuramente annoverarsi come apripista. 

Condividi:
Michele Sinsi Amleto

Festival Radure: teatro, musica e cultura sui Monti Lepini

È iniziata lo scorso 25 luglio la seconda edizione del Festival Radure. Spazi culturali lungo la Via Francigena del Sud, che porterà in 4 paesi dei Monti Lepini, a sud di Roma, il teatro, la musica e la cultura, gratuitamente  e in totale sicurezza.

Il festival che riporta alla luce gli antichi valori del teatro come condivisione e come arte di strada resa il più possibile partecipativa, è la prima azione di sistema del progetto integrato di ATCL Invasioni Creative supportato dal MIBACT. Obiettivo primario è la valorizzazione del territorio attraverso un processo di qualificazione artistica e rinnovamento dell’offerta culturale locale.

L’Amleto di Michele Sinisi nell’ex Infermeria dell’Abbazia di Fossanova

Festival
Amleto – Michele Sinisi

Ad aprire la rassegna teatrale del Festival, l’Amleto di Michele Sinisi, un incontro toccante tra l’architettura romanica e imponente dell’antico borgo medievale dell’abbazia di Fossanova e lo stile barocco, ipertrofico ma mai esagerato del testo shakespeariano. La spinta a quelle parole la danno l’impeto, la forza e il fiato di Sinisi, attore pugliese, non nuovo a riletture di testi shakespeariani, avendo già all’attivo un Riccardo III.

Michele Sinisi ritorna a uno dei suoi primi spettacoli da regista  e lo fa indossando i panni alla spagnola di Amleto, rigorosamente in nero, ma con la faccia pitturata di bianco, quasi fosse il fantasma di se stesso. In questa rivisitazione del dramma shakespeariano, l’attore giunge a un doppio lavoro di interpretazione, prima nel ruolo di Amleto, poi facendo calare il principe danese nei panni dei vari personaggi della tragedia: Polonio, Ofelia, Laerte, l’attore dello spettacolo messo in scena nell’Amleto e infine i regnanti, Re Claudio e la Regina Gertrude. 

Il personaggio principale portato in scena da Sinisi è un soliloquio mentale di Amleto, che lascia sospeso lo spettatore, ignaro se quanto sta accadendo in scena sia solo un sogno o se Amleto stia raccontando al pubblico, attraverso il proprio ricordo e quindi la propria mediazione, ciò che è avvenuto alla corte di Danimarca.

«Questa è la mia verità, tu decidi qual è la tua», urla Amleto mettendo alle strette Re Claudio, che da lì a breve verrà ucciso. Colpisce ancora il potere della parola che sia in Shakespeare, sia nella recitazione di Sinisi è ben presente quando Amleto, interpretando se stesso, in preda a una finta pazzia, dichiara secco a Ofelia: «Vattene in convento Ofelia”».

Parole che lacerano il cuore della sua amata e che poco dopo però rivelano l’amore di Amleto, quando ampliando il suo pensiero invita ancora una volta Ofelia ad andare in convento, per non diventare procreatrice di peccatori e non mettere al mondo altri furfanti. Quelle quattro parole, dunque, diventano atto d’amore di Amleto, un Amleto che infine termina la messinscena solo, che porta un cuscino rosso alla propria testa e lascia il pubblico al buio, con tre sospiri finali. Sogno o pazzia? 

Gli eventi di Segni

Terminati gli appuntamenti a Priverno, il festival si sposterà a Segni, dove nelle splendide cornici della Cisterna Romana e della Chiesa di San Pietro si darà vita a due reading. Il 7 agosto alle 21:00, Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo affronteranno Omero, Iliade di Alessandro Baricco, sulle musiche originali dal vivo di Pino Cangialosi.

Lo spettacolo mira a rivelare le emozioni, le debolezze, le paure e i sentimenti dei grandi personaggi omerici. Il 9 agosto alle 21:00, Giancarlo Loffarelli, della Compagnia Teatrale le Colonne, ripercorrerà la vicenda di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, un uomo che ha vissuto tutta la propria vita a bordo del transatlantico Virginian.

Gli eventi di Maenza

Festival
Tamara Bartolini e Michele Baronio

Al Castello Baronale di Maenza, martedì 18 agosto alle 21:00, Valentina Ferraiolo  racconterà, attraverso i ritmi e i repertori della tradizione italiana, la storia della donna e del tamburo, come strumento magico, nello spettacolo/concerto Tamburo Rosso – La pelle del tamburo è l’unica che puoi percuotere.

Giovedì 20 agosto invece presso la Loggia dei mercanti alle 19:00 andrà in scena il concerto del coro InCantu Racconti incantati sotto la loggia e, a seguire alle 21:00, di nuovo al Castello, Tamara Bartolini e Michele Baronio presentano Esercizi sull’abitare #2. Maenza – RedReading#13 Un giorno bianco, spettacolo che si concentra sui percorsi delle donne all’interno del territorio.

Cos’è casa, e dov’è casa fuori dalla casa? Dove sono i luoghi marginali di cui riappropriarci perché diventino spazi di resistenza, pratiche di cambiamento? Quali esercizi di cura? Queste le domande alla base di questa performance.

Gli eventi di Norma

A prendersi la scena sarà ancora una volta Shakespeare, nella Chiesa di San Rocco con lo spettacolo/concerto Shakespeare Kills Radio Stars di e con Alessandro Balestrieri di Matuta Teatro, musiche di Riccardo Romano e Alessandro Balestrieri, con i musicisti dal vivo Bernardino Balestrieri, Mattia Balestrieri, Amedeo Morosillo, con brani tratti dalle opere: Sogno di una notte di mezza estate, Romeo e Giulietta, Macbeth, Come vi piace, Amleto e Coriolano.

All’arte pittorica del pittore olandese Johannes Vermeer è dedicato Sguardi, scritto e interpretato da Riccardo Caporossi, insieme a Nadia Brustolon e Vincenzo Preziosa.  

Gli eventi di Sezze

Infine l’ultima tappa del festival a Sezze, si terrà sabato 29 agosto alle 19:00 a Palazzo Rappini – Centro sociale U. Calabresi andrà in scena Nel tempo. Un assolo per due corpi. Lo spettacolo, che prende le mosse dall’arte circense, è messo in scena da Francesco Sgro’, acrobata, giocoliere e performer insieme al musicista Pino Basile, prodotto dall‘Associazione Spellbound.

L’ultimo appuntamento della rassegna si terrà alla Casa di San Carlo, domenica 30 agosto alle 21:00, con il concerto degli Allegroamaro. La band grazie alla loro musica metterà in scena un vero e proprio viaggio tra l’Italia e il Portogallo, tra culture mediterranee e melodie antiche, con i musicisti Massimiliano Ottocento, Gianluca Masaracchio, Raffaele Esposito e i giochi di scena di Marina Tufo, Renzo Viglianti, Giampiero Fantigrossi.

Condividi:
Atir

La sfida di Atir sotto la prima stella della sera

L’estate di questo difficile 2020 comincia, poco alla volta, ad allentare la morsa. Queste settimane stanno inevitabilmente rievocando, in chi ha dovuto rinunciarvi a malincuore, l’urgenza di tornare a respirare in perimetri più larghi di poche centinaia di metri. E di ritrovare l’arte, la cultura che l’emergenza ha ridotto, nelle parole delle istituzioni, a nient’altro che intrattenimento. E che, pure in questa veste, non perderebbe di dignità.

Quanto sia avvertito questo bisogno, però, è un interrogativo che tutto il sistema culturale italiano deve porsi. Quando sono state toccate con mano la paura e il dolore, ci si sente ancora parte di un mondo che ha bisogno degli artisti, che non può farne a meno?
Chiunque decida di andare in scena, all’indomani del lockdown, sta ponendo questa domanda. Agli altri e a sé stesso. E in questo interrogativo c’è già una sfida, forse la più difficile in assoluto: la propria ricerca di senso.

Atir
La prima stella della sera – Parco della Chiesa Rossa

Ma cosa succede se, in questa situazione già difficile, si sceglie di raddoppiare la posta in gioco? È quello che ha fatto Atir, che davanti al proverbiale bivio, ha scelto, ancora una volta, la strada meno battuta. Senza sede da diversi anni, non è bastata neanche una pandemia globale a far deviare o a rallentare il lavoro decennale della compagnia nella periferia sud di Milano. Non c’è un teatro? Ci si sposta nel Parco della Chiesa Rossa, a poche centinaia di metri dalla piana della storica sede.

È qui che, con le disposizioni sanitarie accuratamente rispettate, tra misurazioni della temperatura, biglietti acquistati e obliterati digitalmente e attento distanziamento, è andata in scena nel mese di luglio, per 22 serate, la vera, grande scommessa che si è scelto di chiamare La prima stella della sera.

In un tempo in cui i teatri che sono riusciti a riaprire cercano di ottimizzare le limitazioni con nomi di richiamo e operazioni suggestive, la compagnia di Serena Sinigallia e socie sceglie la via più rischiosa di tutte: il buio. Senza scenografia, su un piccolo palco che deve farsi bastare poco più dell’illuminazione naturale, davanti alla limitata platea posta nel verde, si accende, ogni sera, una “prima stella” a sorpresa.

Accanto allo spettacolo per bambini di Mila Boeri e David Remondini, Amici per la pelle, una co-produzione Atir/Teatro del Buratto, gli altri 21 sono tutti appuntamenti al buio. Lella Costa, Cristina Crippa, Nadia Del Frate, Mattia Fabris, Matilde Facheris, Paolo Faroni, Manuel Ferreira, Lorenzo Piccolo, Stefano Orlandi, Rita Pelusio, Maria Pilar Pérez Aspa, Fausto Russo Alesi con Fausto Malcovati, Annig Raimondi e Genni D’Aquino, Arianna Scommegna, Chiara Stoppa, Antonello Taurino Giulia Viana, Debora Villa, Sandra Zoccolan, Debora Zuin. I nomi sono importanti, eppure nessuno sa quali occhi incontrerà.

Perché quello che conta è essere «spettacolo vivente con un pubblico vivente» come ama dire Lella Costa, andata in scena nell’assolata, incipiente sera dell’11 luglio. Lei, al primo “chi è di scena” dopo quattro mesi da leonesse in gabbia, di aria che manca, di respiro consueto di attesa, mestiere ed emozione strozzati in gola. Emozioni, come quelle a cui dà corpo rivestendo con grazia e magnetismo l’acuta intelligenza delle parole che Natalia Aspesi da anni offre a chi, sul Venerdì di «La Repubblica», le affida le proprie Questioni di cuore.

Ne emerge un dialogo vivido e denso, che allo spettatore lascia anche un prezioso insegnamento di postura etica. Accompagnata dalla voce di Ornella Vanoni, a Costa basta qualche coloritura regionale per immergere lo spettatore dentro aspre porzioni di sé stesso. Le confidenze offerte a chi non ci è intimo vantano l’impudicizia sufficiente a dire cose di cui dalla platea si sorride o persino si prova a ridere sguaiatamente. Ma che, in fin dei conti, dicono di noi. Donne e uomini. Amori, solitudini, ma anche goffaggini e crudeltà quotidiane più o meno sottili.

Segreti svelati in lettere che sono esattamente ciò che è l’intero progetto, e per questo lo esemplificano perfettamente: incontri tra le persone. Ecco il motivo della sfida di Atir: ciò che conta, come ripete Serena Sinigallia a margine di tutte le repliche, non è chi, ma cosa. Non l’artista come individuo, ma il momento stesso dell’essere insieme. E anche, la reciproca scoperta, il volo senza rete, il tuffo senza salvagente, tanto per chi sta sul palco quanto per chi sta sotto.

Una scelta rischiosa che è, rivendica Sinigallia “un gesto politico” a cui quasi tutto il teatro milanese si è sentito chiamato. Non c’è soltanto tutta la compagnia di Atir, molti degli artisti della rassegna si fanno portatori di altre bandiere: Teatro dell’Elfo, Teatro della Cooperativa, MTM, Almarosè, Nina’s Drag Queen ed Eco di Fondo. L’obiettivo, anche in questo caso, è fare squadra. Compiere insieme una scelta eccezionale, speculare all’eccezionalità del momento.

Costretti a una rassegna di monologhi, farsi voce sola perché si senta la risposta a quella che i promotori lamentano come «la gravissima omissione di cultura e istruzione» che la pandemia ha portato e sta portando con sé.
Una voce che si unisce a quella del pubblico perché, in tutte le repliche, si inanellano sold out che sono la dimostrazione plastica del bisogno di chi fruisce.

La notevole ed entusiastica reazione delle persone, mentre ci si interroga su quello che il teatro di domani sarà o potrà essere, la decodifica con lucidità ancora Sinigallia. Per tanti il teatro e la cultura sono «un ottimo investimento, cura dell’anima e della persona». Una responsabilità che il teatro stesso è chiamato a non eludere, cercando nuove parole per incontrarsi.

Come aveva bisogno di fare la piccola protagonista de Il buio oltre la siepe di Harper Lee, portata in scena da Arianna Scommegna che, con grande eleganza, scivola tra commozione e leggerezza per raccontare dell’opprimente afa emotiva di una realtà di provincia, dove il silenzio oltre il muro è abitato da un fantasma umano e le gentilezze si pagano in legna. Storie che restituiscono l’urgenza del teatro, nelle parole di un padre che insegna ai suoi figli a difendere un uomo.

Ricercare un nuovo senso di comunità passa anche attraverso un nuovo cammino per sé. Come fa la commovente Colombeta ne La Piazza del Diamante di Merce Rodoreda, incarnata da Maria Pilar Perez Aspa, che porta in scena lo spettacolo scenograficamente più compiuto in una prova attorialmente maiuscola. Basta un tavolo e una sporta di poco – dolente – cibo, per far deflagrare la forza di una donna schiacciata da doveri e fatica, che negli occhi degli altri prende l’esistenza stessa di quei colombi a cui è legata, la sua sussistenza ma che, attraverso i propri, trova la forza di immaginare e poi scegliere un altro futuro.

Immaginare, come ha saputo fare Atir, per poi condividere. Aprire uno spazio di empatia – come fa Paolo Faroni col suo Un’ora di niente giocando con ruoli, aspettative e consuetudini per spingerci a guardare oltre, a vedere le persone. Che hanno fame di comunità, di appartenenza. O, come detto, per utilizzare il termine nel significato caro a un milanese illustre come Giorgio Gaber, di libertà. Nel senso di partecipazione.

Ed è proprio la partecipazione la chiave che, nello svolgersi delle serate, ha trasformato la piana Fabio Chiesa in un’opera d’arte partecipata della scenografa Maria Spazzi, in cui tutti, a fine spettacolo, sono invitati a lasciare la propria firma. Il segno della propria scelta di esserci, nell’eco del suono – o delle onde – che si propagano quando, al centro, si lascia cadere una goccia di bellezza o di coraggio. O, per dar luce alle altre, si accende una stella.

Condividi:

Fondazioni Lirico Sinfoniche: ripartire sì, ma con parametri diversi

Ripartire sì, ma con parametri diversi. È questo il coro unanime delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, levatosi dalla tavola rotonda organizzata lo scorso 26 giugno dalla casa editrice Franco Angeli per la presentazione del volume Dietro le quinte dell’opera. Organizzazione, comunicazione, produzione e gestione dello spettacolo lirico dal vivo a cura di Alberto De Piero e Michele Lai.

«I teatri d’opera sono ripartiti tutti in Italia, questo comparto di ANFOLS ha fatto una scelta precisa, forte, difficile: quella di condividere la responsabilità della ripartenza. Questa ripartenza è una scelta politica, di responsabilità civile, non immagino la mia città che riparte senza il Teatro Massimo».

Queste le parole emblematiche di Francesco Giambrone, Presidente ANFOLS e Sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo. Una scelta politica e di responsabilità civile condivisa da tutti, anche contro il criterio della sostenibilità di Teatri e Fondazioni che danno lavoro a un numero di persone assimilabile a quello di un’azienda medio-grande. La riflessione del presidente ANFOLS, infatti, si concentra anche su quest’aspetto: non si possono ancora pensare questi luoghi come avulsi dalla realtà sociale ed economico-produttiva del Sistema Paese.

«La grande scommessa – continua sullo stesso punto Paola Dubini, docente di Management culturale presso l’Università Bocconi – è guardare ai teatri e alle fondazioni come aziende e penso anche che sia necessario agire con astuzia per entrare nelle grandi agende. Le Fondazioni Lirico Sinfoniche possono essere una risposta alla povertà educativa, all’incremento del turismo, alla crescita professionale globale in un ambito nel quale abbiamo una qualità intrinseca, un vantaggio. Credo che saranno mesi molto interessanti, estremamente impegnativi per chi opera in questo settore».

Il teatro e la musica hanno l’arduo compito di combattere il rischio di un neo-feudalesimo delle aziende che, però, vanno valutate in merito alla qualità e all’azione valoriale che svolgono sul proprio territorio e non in base a criteri quantitativi. Tutti i partecipanti hanno concordano sul dovere di ripensare, in modo assoluto, l’algoritmo che è alla base del calcolo di assegnamento del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS).

Un ripensamento che, secondo lo scrittore e storico Sandro Cappelletto, è divenuto necessario affinché il teatro non si chiuda in se stesso e non continui a eseguire solo le opere più famose, in una perpetrazione di quello che lo rende un “rito vuoto”; affinché si scongiuri il neo-feudalesimo alle porte, con il teatro e la musica che entrano a far parte delle mura delle enclosures delle élite che possono permettersi i concerti e gli spettacoli, mentre la gente che ne rimane fuori diventa preda del populismo. Un teatro, infine, che diventi culla di quel nuovo umanesimo, che ancora si fatica a scorgere all’orizzonte.

Il ripensamento dell’azione teatrale, deve essere affrontato nella presente situazione di distanziamento sociale, che ostacola i grandi complessi orchestrali e che, come dice il Maestro Daniele Gatti, deve essere sfruttata come possibilità:

«Perché non trovare programmi alternativi? Io ora sono a Firenze per eseguire due sinfonie di Haydn e Gluck a cui difficilmente avrei lavorato in altre occasioni. Queste restrizioni mi impongono un frame all’interno del quale ripensare i programmi musicali. Non pensate che Aida, Traviata, Tosca siano delle scialuppe di salvataggio? Così non rischiamo di svilire le opere? Sarei felice di vedere proposte coraggiose per cimentarsi in proposte inusuali».

Didattica e formazione per il pubblico di domani

Sulla disuguaglianza e sull’urgenza di un’azione contro la povertà educativa verte anche l’intervento di Michele Dall’Ongaro. Il Presidente della Fondazione Santa Cecilia di Roma sottolinea quanto siano necessari progetti a medio-lungo termine che, ad oggi, la politica del consenso non è in grado di garantire, dato che gli investimenti sulla cultura si riscuotono dopo almeno una generazione. Il pubblico di età media sempre più elevata è un problema serio che testimonia una passata cattiva politica culturale e che dovrebbe divenire monito per il futuro.

«Come Santa Cecilia abbiamo 12 cori infantili, abbiamo istituito un coro a Rebibbia, abbiamo allargato l’opportunità di fare musica. Questi bambini cercano rigore, futuro, metodo e quello che trovano è sicuramente questo tipo di prospettiva, sulle quali si basano i consumi culturali della famiglia. Noi dobbiamo creare continuamente queste situazioni, dobbiamo costruire una rete molto ampia nella quale ci si incontri, ci si confronti, ci si informi. Se non avviene una formazione già a partire dalla scuola, non può esserci futuro».

Una tavola rotonda dunque in cui il confronto costruttivo e le proposte sono state tante e unanimi. Sintomo questo di un sistema che ha ben chiari i suoi punti deboli e che, in questo lockdown, ha avuto l’opportunità di formulare delle proposte. Allo stesso tempo, vi è la convinzione che questa sia un’occasione unica, forse l’ultima, per riformare il settore dello spettacolo e del teatro musicale.

Condividi:

Panopticon, 12 danze sorvegliate speciali. Il nuovo progetto

«Alla luce del disastro umano, sociale ed economico che abbiamo vissuto nell’ultimo periodo, gli effetti negativi sugli eventi artistici non si sono fatti attendere, presto tutti ci siamo accorti che anche il mondo delle arti performative avrebbe subito pesanti conseguenze. Il compito dell’arte quando ci riesce continua ad essere quello di individuare prima degli altri alcuni passaggi dell’attualità, anticipandone i rimedi. Anche noi costretti a rimediare ad alcuni meccanismi ad oggi insostenibili per la nostra struttura Scenario Pubblico Centro Nazionale di Produzione della Danza a Catania, abbiamo deciso di riformulare la proposta culturale che avevamo già pianificato per il 2020/21, e la stessa spostarla al 2021/2022». Queste le parole del direttore artistico Roberto Zappalà, con cui viene presentato il progetto Panopticon NanoFestival, 12 danze sorvegliate speciali.

Una stagione “diversa per necessità ma anche per resistenza sociale”. Roberto Zappalà, da molti considerato “filosofo” della coreografia italiana, affonda a piene mani nel compito più profondo dell’arte dall’antichità: essere “rimedio” per l’attualità. 

La Stagione 2020/21 di Scenario Pubblico, nell’idea del coreografo catanese, pensata e realizzata insieme al visual designer Maurizio Leonardi, è una miscela di esperienze agite, arte concettuale e fisica e necessità del presente. Il meccanismo scenico Panopticon NanoFestival, 12 danze sorvegliate speciali vuole ribaltare la percezione della “solitudine, del controllo, della protezione dell’individuo”.

Panoptes, gigante della mitologia greca, che possedeva un centinaio di occhi e ritenuto quindi un guardiano perfetto, dà il nome al carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham. Non solo dunque un modo per ovviare alle restrizioni imposte dalle norme di sicurezza Covid19. Panopticon di Roberto Zappalà è già opera ancora prima che vi entri la danza e rappresenta, in un certo senso, la sofferenza delle arti performative, in quanto è esso stesso una forzatura scenica. 

Panopticon NanoFestival, 12 danze sorvegliate speciali

In un drammatico momento storico nel quale gli individui si sono distanziati, separati e isolati Panopticon assolve ad una funzione sociale di riavvicinamento perché il pubblico entra ed è parte dell’opera d’arte. Una forma di riavvicinamento “a piccoli passi”. La struttura è un poligono con numero variabile di lati, realizzato con materiale in parte trasparente. Gli spettacoli andranno in scena dal 6 al 22 novembre per 3 fine settimana, sono previsti più turni a serata e un numero limitato di spettatori con sanificazione della struttura nell’intervallo tra i vari turni e rispetto delle distanze di sicurezza. Un’introduzione al progetto sarà curata da  diversi intellettuali che si alterneranno nelle serate.

Un format che da un lato vuole tutelare Scenario Pubblico dando continuità all’attività sul territorio che lo ha identificato come luogo della danza nei suoi 20 anni di attività e, dall’altro, permettere di presentare alla città una proposta che coniuga l’esigenza della presenza con l’urgenza della ricerca creativa e anche concettuale.

«Il progetto – prosegue Zappalà nelle note artistiche – parte dalla volontà di replicare ed emancipare il concept che curiamo da 5 anni a ScenarioFarm, all’interno del celebre Favara Cultural Park a Favara, città nell’agrigentino, che prende il nome appunto di NanoFestival. Lo riproponiamo in questo caso sulla scena con alcuni accorgimenti non solo di carattere relazionale – a Favara era realizzato con impostazione one by one, artista/spettatore – ma anche storico-comportamentale. Vuole essere una riflessione non obbligatoriamente pensata in funzione del Covid-19 ma che ne prende spunto per una più profonda analisi sulla condizione dell’individuo messo a dura prova e sempre morbosamente controllato.

L’accostamento con il Panopticon di Jeremy Bentham è molto semplice: il nostro progetto esalta la dimensione della segregazione/prigione così come del distanziamento/isolamento sociale oltre che del voyeurismo. Un atteggiamento che oggi è fin troppo comune non solo come condotta verso le pratiche sessuali, ma è anche troppo facilmente sdoganato in semplici situazioni sociali dove la morbosità dello sguardo nascosto è diventata una pratica fin troppo abituale. 

Nel nostro proposito l’osservatore non controlla chi lo circonda come nel caso del progetto originale di Bentham, dove la progettazione delle carceri prevedeva che un unico sorvegliante controllasse tutti i soggetti di un’istituzione carceraria senza che gli stessi ne fossero consapevoli.  Saranno gli spettatori stessi che controlleranno il performer, isolati sia da lui che l’uno dall’altro, alludendo in tal modo anche all’ “Anopticon” di Umberto Eco che in quanto opposto del Panopticon, deresponsabilizza il sorvegliante ponendo la domanda: chi sorveglia i sorveglianti?

Il nostro obiettivo punta a creare un corto circuito tra sorveglianti e sorvegliati ma vuole anche rendere l’architettura scenica autonoma e protagonista di tutte le 12 danze che verranno presentate durante il festival». 

Gli spettacoli già programmati per la stagione 20/21 sono rimandati alla prossima 2021/22 e, protagonisti di Panopticon NanoFestival, 12 danze sorvegliate speciali, saranno alcuni dei danzatori delle compagnie già coinvolte ma con progetti pensati appositamente per lo spazio di Panopticon. Assoli e duetti con danzatori provenienti da: Balletto Civile, Spellbound Dance Company, CCNR/Yuval Pick (fr), Petranura Danza, Abbondanza/Bertoni, steptext dance project (de), Moritz Ostruschnjak/Daniela Bendini (de/i), Samir Calixto (br/nl), T.H.E Dance Company (SGP).  Compagnia Zappalà Danza sarà presente con alcuni dei suoi danzatori.

La Stagione di Scenario Pubblico prevede inoltre alcune residenze, tra le quali quella di Chiara Frigo e di Samir Calixto, quest’ultimo per la realizzazione della sua nuova creazione dal titolo SEEKERSOLO in coproduzione con la struttura olandese Korzo. Inoltre viene riprogrammato il festival FIC saltato questa primavera a maggio 2021. 

Condividi:

TVATT immagini dal progetto teatrale. Il docufilm in esclusiva su Theatron 2.0

In esclusiva per Theatron 2.0, mediapartner del progetto, pubblichiamo TVATT immagini dal progetto teatrale, un docufilm di Domenico Catano che narra nascita e realizzazione dell’omonimo spettacolo diretto da Luigi Morra.

Prodotto da Etérnit, Teatraltro e Festival Lunarte, in cui il lavoro ha debuttato in forma di primo studio nel 2014, il progetto vede il supporto di TeatroForte, il teatro del CSOA Forte Prenestino, che ha ospitato le prove e dell’etichetta discografica MArteLabel che nel 2017 ha pubblicato un disco con le musiche dello spettacolo realizzate dai Camera. Dal 2015 TVATT ha avuto modo di circuitare in Italia e all’estero, tra Belgio e Olanda, grazie a un tour organizzato in collaborazione con La Dante di Anversa

Fuori dagli schemi del vero e proprio documentario, TVATT immagini dal progetto teatrale, vuole essere un racconto intimo, un diario, realizzato da chi questo spettacolo lo ha vissuto e allestito in ogni sua tappa, occupandosi del disegno luci e dei video di scena. Un montato che alterna sequenze di backstage, prove, tournée, incontri, proponendo un passaggio sugli scenari di provincia che hanno ispirato l’estetica e il linguaggio di questo progetto. Uno sguardo su un lavoro in cui drammaturgia e performance trovano sviluppo nella sinergia tra gli interpreti Luigi Morra, Pasquale Passaretti, Eduardo Ricciardelli e le musiche originali dei Camera, suonate dal vivo. 

TVATT Immagini dal progetto teatrale
TVATT Immagini dal progetto teatrale

TVATT è acronimo di Teorie Violente Aprioristiche Temporali e Territoriali ma è anche, in dialetto campano, un modo per dire “ti picchio”. Il lavoro approfondisce la violenza del fare a botte e lo fa prendendo come riferimento gli scenari di un territorio specifico, che diventa pretesto per raccontare una questione globale. Lo spettacolo prende ispirazione da East e West, due lavori di Steven Berkoff messi in scena a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80, entrambi volti a rievocare ed esorcizzare la violenza dei sobborghi dell’East End londinese attraverso il gioco teatrale.

In TVATT comicità e dramma convivono in uno schema sempre in bilico nel quale la relazione con il pubblico si fa creatrice di un clima di rischio perpetuo che sembra svelare il processo creativo.

Lo spettacolo è un esperimento performativo, su un aspetto preciso della violenza caratterizzato da dinamiche che, scovate nel quotidiano, sembrano avere insite qualcosa che ha a che fare con la teatralità.  

TVATT Immagini dal progetto teatrale
TVATT Immagini dal progetto teatrale

La scenografia è minimale: un microfono sull’asta, una loop station, sedie squadrate che richiamano il grigio e la durezza del cemento. La drammaturgia è nettamente divisa: da una parte una serie di momenti dialettali, curiosi e musicali frammenti di vita vissuta che aprono la scena a situazioni possibili che diventano gioco; dall’altra, una componente testuale più riflessiva da cui emerge l’urgenza del racconto. La maschera in cuoio realizzata e indossata in scena da Eduardo Ricciardelli, sembra mettere in connessione alcuni elementi dei tipi fissi della Commedia dell’Arte con gli stereotipi dei personaggi che affollano la questione trattata. Le musiche partecipano attivamente alla scena costruendo insieme agli attori il ritmo e le atmosfere della narrazione. 

Condividi:

I lavoratori e i luoghi dello spettacolo dal vivo. Quali prospettive reali?

Pubblichiamo la lettera inviata da C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini in data 07/05/20.

C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea – con i suoi oltre 150 soci, rappresenta un arcipelago di imprese e lavoratori dello spettacolo dal vivo che fa dell’eterogeneità la sua forza. Sin dall’inizio dell’emergenza Covid_19 C.Re.S.Co ha lavorato di concerto con altre sigle del settore all’elaborazione di proposte concrete che in numerose occasioni abbiamo presentato a Lei e al Governo.

Comprendiamo la difficoltà di prevedere con certezza l’andamento dell’emergenza sanitaria indotta dal coronavirus, così come l’attenzione prioritaria del Governo nei confronti della salute delle cittadine e dei cittadini e mai vorremmo che venisse trascurata. Vogliamo tuttavia ragionare insieme a Lei su quale sia la definizione di “cittadino in salute”.

Un cittadino che vive nella paura si può considerare un cittadino in salute?Un cittadino che sostituisce il reale col virtuale – dopo anni di campagne contro le dipendenze digitali – è un cittadino in salute?Una comunità – che è l’insieme dei suoi cittadini – senza il rito collettivo del teatro è una comunità in salute?

Non si può immaginare che tutto torni così com’era. Serve un distanziamento fisico compensato da una grande vicinanza sociale. È necessario evitare assembramenti.

Sono tutte affermazioni sacrosante, che condividiamo in pieno e, pur leggendole e rileggendole, non troviamo – nemmeno tra le righe – la connessione tra esse e il silenzio assoluto su qualsiasi ipotesi concreta di ripresa delle attività teatrali. Sarebbe evidente il nesso se considerassimo i teatri come centri commerciali e consumifici di massa, ma confidiamo che il Governo abbia ben presente che il ruolo degli spazi di pubblico spettacolo somiglia molto di più a quello di presidi culturali e civici di prossimità sui territori, pronti ad attrezzarsi per rispondere, nel rispetto di ogni vincolo imposto, alla “domanda di comunità” che oggi si leva dalle cittadine e dai cittadini di questo Paese. Siamo tutti coscienti che la fase 2 è scaturita dall’urgenza di non aggravare il presente portando al collasso l’intero Paese. Non possiamo che essere d’accordo, poiché riscontriamo giorno dopo giorno l’aggravarsi delle condizioni di imprese e lavoratori dello spettacolo, tale da poter comportare il fallimento di moltissime realtà medio piccole che contribuiscono al grande fermento artistico del nostro Paese.

Come certamente Lei sa, per molti lavoratori dello spettacolo, ogni giorno senza lavoro è un giorno senza reddito, nonostante le misure di tutela previste dal Decreto Cura Italia: non esistono ancora certezze, ad esempio, sull’indennità di aprile sia per i lavoratori dello spettacolo sia per gli autonomi, che non potranno certo sopravvivere a lungo con 600 euro al mese.

Consapevoli che dovremo attendere le prossime settimane per una ragionevole tempistica sulla ripartenza delle attività aperte al pubblico in spazi chiusi, richiamiamo intanto la Sua attenzione sulla ripresa di:

• attività che si svolgono in assenza di pubblico, in primis il lavoro negli uffici – al fine di tornare a progettare il futuro dello spettacolo dal vivo;

• le prove delle compagnie per la realizzazione di nuove produzioni;

• attività per cui le misure di contenimento del virus risulterebbero di facile gestione, come le attività formative laboratoriali;

• attività di spettacolo all’aperto, prioritarie tanto per permettere ai lavoratori dello spettacolo di tornare al lavoro quanto per invitare gli spettatori/cittadini a superare la paura che l’isolamento protratto ha determinato, ricreando così le comunità.

Arriverà poi il momento, che tutti aspettiamo, della riapertura dei teatri al pubblico. Le chiediamo di dedicare particolare attenzione agli spazi con capienza inferiore a 200 posti, che non saranno nelle condizioni di riaprire a meno che non vengano garantite misure che definiremmo ammortizzatori sociali per il pubblico – ovvero specifici dispositivi di ristoro che possano compensare i mancati incassi da botteghino.

È necessario comprendere che non è immaginabile un futuro per il Sistema dello spettacolo dal vivo in Italia che non si occupi di sostenere oggi i soggetti più fragili e spesso più generativi; in questo senso probabilmente è stata immaginata la dotazione di 20 milioni di euro destinati ai soggetti extra Fus, le cui misure purtroppo hanno tutto l’aspetto di un’azione finalmente rivoluzionaria ma rimasta intentata fino in fondo: quella di mappare organicamente tutto quel sistema che sta fuori dal Sistema e che paradossalmente lo sostiene.

La proposta di C.Re.S.Co prevedeva l’individuazione di semplici fasce o di scaglioni oggettivi all’interno dei quali assegnare un medesimo contributo, perché si operasse attribuendo parti eguali a soggetti eguali, così da far corrispondere a ogni segmento un indennizzo quanto più adeguato e rispettoso delle differenze. Facendo seguito a queste riflessioni di carattere generale, riconfermiamo la volontà di mettere a servizio del Paese la nostra visione e le nostre proposte tecniche, affinché lo spettacolo dal vivo possa recuperare il valore politico che ricopre da 2.500 anni, essendo fondamentale nella vita di ogni polis.

Il Coordinamento C.Re.S.Co

Condividi:

9 MOVIMENTI. Audiotour per la casa di Stefan Kaegi, tra i fondatori di Rimini Protokoll

Foto di Reynier Carl

Stefan Kaegi, tra i fondatori del collettivo Rimini Protokoll e il sound designer Niki Neecke hanno creato una traccia sonora, articolata in 9 movimenti, da ascoltare in un luogo in cui in questi giorni stiamo trascorrendo molto tempo: la nostra casa.

Cosa significa per un artista essere costretto a vivere tra le quattro mura di un appartamento? Una esperienza eccezionale e inaspettata che Stefan Kaegi ha interpretato a modo suo invitandoci a lasciarci andare, a scoprire l’inaspettato, e a farlo ascoltando un file audio.

Tra i fondatori del collettivo Rimini Protokoll, Kaegi in circa venti anni di attività, ha dato vita a lavori teatrali, creazioni radiofoniche, film, installazioni, spettacoli pensati sia per il palcoscenico sia per gli spazi urbani. Tra i grandi protagonisti del teatro del nostro tempo i Rimini Protokoll hanno saputo scoprire inedite potenzialità di alcuni strumenti teatrali adattandoli al fine di ottenere inedite visioni della realtà. I loro lavori, realizzati in innumerevoli formati, sono stati rappresentati in tutto il mondo.

Indossa le cuffie e ascolta il file audio sul tuo telefono > https://soundcloud.com/luganolac/9-movimenti

Condividi:
Il carnevale di Arlecchino - Joan Mirò 1925

Tutela dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo dal vivo: una mappatura

Il carnevale di Arlecchino - Joan Mirò 1925
Il carnevale di Arlecchino – Joan Mirò 1925

Lo spettacolo dal vivo, la cui spina dorsale è l’assembramento – di condivisione e di presenza si sarebbe parlato fino a qualche mese fa – è stato messo in pausa dalla tempesta pandemica che si è abbattuta su ogni parte del mondo. Privati dei propri luoghi di lavoro, deputati o meno che siano, i lavoratori e le lavoratrici delle arti sceniche stanno vivendo una crisi senza precedenti che ha ricadute economiche sull’intero settore culturale, smembrato, snaturato, messo in quarantena. Accanto a organizzazioni preesistenti, come associazioni sindacali, coordinamenti e federazioni, che da tempo si adoperano per garantire la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, sono fioriti raggruppamenti spontanei, associazioni di categoria, petizioni e tavoli di lavoro che instancabilmente formulano proposte e richiedono l’attuazione di diritti spettanti a una categoria professionale storicamente poco tutelata. 

Non c’è smartworking che tenga: senza spettacolo non c’è lavoro, senza lavoro non c’è sostentamento. La grande quantità di forme aggregative sorte in questo tempo sospeso, è segno di un’urgenza, di una necessità condivisa: il sostegno statale e una nuova normativa che tuteli i lavoratori. L’obiettivo perseguito è comune a tutti, ma la frammentarietà emersa in questi mesi potrebbe rappresentare un ennesimo ostacolo.

Allo scopo di creare una bussola che sia d’orientamento per i lavoratori dello spettacolo, proponiamo una mappatura parziale in continuo aggiornamento. La definizione di una rete che accorpi le istanze destinando maggiori forze alla causa condivisa, potrebbe amplificare il diapason di una voce che si fa coro e che, rinvigorendosi, contribuirebbe a tradurre in azioni determinanti il mayday lanciato dal comparto artistico.

Alla mail theatron2.0@gmail.com potranno essere inviate segnalazioni e suggerimenti per aggiornare questa parziale mappatura che raggruppa, in ordine alfabetico, associazioni sindacali e di categoria, Federazioni, Coordinamenti, gruppi e pagine Facebook, chat Telegram, tavoli virtuali, impegnati in azioni di tutela per i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo dal vivo.

Associazioni Sindacali e di categoria, Federazioni, Progetti

AGI Spettacolo – Organizzazione sindacale di natura programmatica, unitaria, laica, democratica, plurietnica, di donne e uomini, che promuove la libera associazione e l’autotutela solidale e collettiva delle lavoratrici e dei lavoratori. L’adesione all’AGI Spettacolo è volontaria.

AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo – Riunisce associazioni di categoria, federazioni e fondazioni ed è presente sul territorio nazionale con Unioni regionali e interregionali. L’AGIS rappresenta gli imprenditori nei settori dell’esercizio cinematografico e delle attività, pubbliche e private, della prosa, della musica, della danza, dello spettacolo popolare, come il circo, lo spettacolo viaggiante e la musica popolare contemporanea. L’AGIS costituisce per i vari settori dello spettacolo lo strumento di dialogo con tutte le istituzioni nazionali e locali, e di coordinamento e promozione delle esigenze delle singole categorie. In particolare, in sede nazionale e territoriale, l’AGIS assolve la duplice funzione di ente rappresentativo degli interessi del mondo dello spettacolo e di organizzazione sindacale che offre ai propri associati servizi di carattere tecnico, amministrativo, sindacale, fiscale, giuridico, e legati alla comunicazione.

AIDAF – Italian Family Business è stata fondata nel 1997 e raggruppa oggi più di 200 aziende familiari, rappresentando il 15% circa del PIL del nostro Paese, raccogliendo più di 600 mila collaboratori.

AIDAP – Associazione Italiana Danza Attività di Produzione, è l’Associazione Nazionale che raggruppa, in seno a Federvivo – Agis, le realtà professionali di produzione della danza ed è la loro voce ufficiale in tutte le sedi istituzionali: dal MIBACT alle Commissioni Cultura di Camera e Senato, una funzione che AIDAP interpreta cercando di rappresentare gli interessi di tutta la categoria, in funzione di un sistema dello spettacolo trasparente, equo, sostenibile ed efficiente.

ARTEC – Associazione Regionale Teatrale della Campania – Associazione di categoria aderente all’Unione Regionale Agis Campania, rappresentativa degli organismi professionali operanti nel settore del teatro. È una rete dinamica, costituita da vari soggetti dell’ambito teatrale e attiva sul territorio con la finalità di favorire economie di scala, progettualità e sviluppo al servizio degli associati.

A.S.N.A.I. – Associazione Sindacato Nazionale Artisti Italiani – Associazione Sindacale che raggruppa associati contraddistinti dal prestare attività lavorativa professionale e non e/o titolari di apposite certificazioni qualificative nell’ambito del settore artistico considerato nella più ampia accezione del termine. Principale scopo è quello connesso all’aspetto sindacale, giuridico, economico, morale e professionale di tutti gli artisti. Tale scopo si concreta nel volgere attività precipuamente volta a migliorare le condizioni di lavoro, ad adeguare il sistema previdenziale alla realtà della categoria; a garantire un sistema di sicurezza sociale relativamente alla malattia, infortunio, invalidità e disoccupazione; alla protezione della salute e della integrità psico-fisica, nonché alla prevenzione delle malattie professionali e degli infortuni. Il tutto garantendo, anche patrocinio ed assistenza, giuridica e fiscale per tutti gli iscritti.

AssoDanza Italia – Associazione che riunisce le scuole di danza e gli insegnanti che si riconoscono nella Formazione Coreutica di Base con la finalità di rappresentare a livello nazionale gli interessi del settore, chiedendo maggiori tutele e ascolto per le relative istanze.

Assolirica – Associazione professionale nata con l’obiettivo di riunire tutti i professionisti della Lirica che svolgono la professione all’interno del panorama teatrale italiano, europeo e mondiale.

Asso Musica – Associazione degli organizzatori e dei produttori di spettacoli di musica dal vivo. Conta oltre centoventi imprese associate su tutto il territorio nazionale che coprono circa l’80% dei concerti dal vivo in Italia. Dalla nascita di Assomusica i nostri associati hanno promosso migliaia di concerti e manifestazioni a pagamento dall’estremo nord alle isole, con la presenza di milioni di spettatori. Esercitiamo una costante attività di sensibilizzazione per l’approvazione di una Legge che sancisca il valore culturale, sociale e civile della musica in tutte le sue forme ed espressioni, spronando il Parlamento ed il Governo Italiano all’attenzione verso il nostro settore. Inoltre riteniamo essenziale che vengano ricercate e finanziate soluzioni e progetti per costruire nuovi spazi polivalenti per la musica contemporanea.

C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea – Arcipelago che unisce lavoratori e imprese di tutto il territorio nazionale: per questo la nostra rappresentanza a livello istituzionale costituisce un unicum potendo dare voce a realtà eterogenee e assai differenti tra loro. Assieme ai promotori continuiamo a costruire ogni giorno un percorso plurale, trasparente e coraggioso in grado di dare vita a una nuova sensibilità poetica e politica, funzionale alla difesa della nostra dignità lavorativa, alla valorizzazione del nostro ruolo sociale che contribuisce alla ricchezza materiale e immateriale di questo Paese. Ai promotori sono riservate comunicazioni relative al piano normativo così come ai bandi e alle opportunità in corso. I nostri tavoli di lavoro sono lo strumento democratico che abbiamo scelto per definire le nostre azioni e attraverso l’impegno comune ognuno di noi è portatore di visioni innovative.

Docservizi – Insieme di professionisti che gestiscono la propria attività in cooperativa per fare rete. Realizzano piattaforme, strumenti e servizi innovativi per ottenere più vantaggi e tutele per il settore.

Federvivo – Federazione dello Spettacolo Dal Vivo – Le associazioni aderenti all’AGIS rappresentano l’intero comparto dello spettacolo italiano. A rappresentare lo spettacolo dal vivo è Federvivo, presieduta da Filippo Fonsatti, di cui fanno parte, tra le altre, le fondazioni lirico sinfoniche, i teatri nazionali e  quelli di rilevante interesse culturale a iniziativa pubblica e privata, le istituzioni concertistiche orchestrali, gli esercizi teatrali, i circuiti multidisciplinari, i festival, le società concertistiche, le compagnie teatrali private, le compagnie e i teatri di innovazione, le imprese di produzione, distribuzione, promozione e formazione della danza.

Fed.It.Art. – Federazione Italiana Artisti  – Federazione composta da compagnie teatrali, musicali e di danza ed ha il fine di tutelare gli interessi collettivi della categoria dello spettacolo dal vivo e di rappresentarli nei confronti delle Istituzioni.

FNAS – Federazione Nazionale delle Arti in Strada Associazione a carattere nazionale, iscritta all’AGIS, che riunisce le realtà che hanno a cuore l’utilizzo artistico dello spazio pubblico, con particolare riferimento all’arte e allo spettacolo di strada, affinché ne venga riconosciuto il valore sociale, storico, culturale, artistico, educativo, economico e turistico presso le istituzioni dello Stato sia a livello locale sia nazionale.

Note legali – Associazione di Promozione Sociale fondata a Bologna nel 2006 per tutelare e migliorare la professione del musicista. Con oltre 1.000 associati è oggi la più importante “union” italiana di musicisti e la più prolifica struttura di formazione e consulenza legale in ambito musicale.Note Legali può contare tra i propri associati (lavoratori autonomi) i più importanti musicisti della musica leggera italiana e può inoltre vantare la maggiore rappresentanza di soci in seno al NUOVOIMAIE.

P.l.a.tea. – La Fondazione per l’Arte Teatrale P.l.a.tea. si è costituita nel 2008 su iniziativa dei 17 teatri stabili pubblici italiani, dei quali è organismo di rappresentanza istituzionale presso gli organi di governo, le pubbliche amministrazioni, gli enti locali nonché presso le associazioni sindacali di datori di lavoro e i prestatori d’opera. Ha sede a Roma, presso l’Agis, con la quale è convenzionata fin dalla sua nascita.Ha come scopo la formazione, la promozione e la diffusione della cultura e dell’arte, con particolare riferimento alla cultura teatrale anche tramite lo sviluppo di forme di interdisciplinarietà di linguaggio e produttive.

SAI – Sezione Attori Italiani – Confluita in SLC_CGIL, la Sezione Attori Italiani entra in sinergia con musicisti, danzatori, tecnici, traduttori e figure autorali, uniti in un’unica direzione. Gli attori iscritti alla SLC_CGIL e alla sezione SAI hanno partecipato alla trattativa di rinnovo del CCNL degli scritturati e a quello dei teatri come delegazione trattante, e si auspica di formarne una anche per la trattativa sull’audiovisivo.

S.I.A.M. – Sindacato Italiano Artisti della Musica Il SIAM cerca di migliorare la situazione lavorativa dei musicisti facendo proposte come indennità di disoccupazione con requisiti ridotti e altre iniziative, perché pensiamo che esista una relazione direttamente proporzionale fra condizione professionale dei musicisti e qualità dell’offerta culturale ma anche fra qualità dell’offerta culturale e qualità della vita.

SLC-Cgil Nazionale – SLC (Sindacato Lavoratori della Comunicazione) è il sindacato di categoria della CGIL nato nel 1996 dall’accorpamento tra la FILPT (Federazione Italiana Lavoratori Poste e Telecomunicazioni) e la FILIS (Federazione Italiana Lavoratori dell’Informazione e dello Spettacolo). Oggi sono circa 40 i CCNL di riferimento per i vari settori che fanno capo al SLC ed oltre 100.000 gli iscritti fra i lavoratori delle rispettive aziende.

Smart Italia – SMart è una cooperativa di tutela e gestione di progetti creativi.

S.O.S. no profit cultura Questo appello, il sito e tutta la campagna di comunicazione sono ideati e promossi da un gruppo di associazioni no profit che non rivendicano alcuna priorità particolare ma cercano il coinvolgimento di tutte le associazioni, della cittadinanza, di enti, organi e servizi dell’intero settore cultura in senso trasversale e con spirito di democrazia partecipativa. Siamo persone fisiche e figure professionali che stanno dedicando energie, pensieri e azioni con l’obiettivo di tutelare un settore socialmente strategico per la crescita culturale nazionale, nei piccoli comuni come nelle città e nelle metropoli, attraverso un lavoro spesso lontano dai riflettori della cronaca ma che è tangibile per i territori, in forma capillare e accessibile.

Pagine e gruppi Facebook

A.S.S.O. Nazionale- Ammortizzatori Sociali Spettacolo Organizzati Chiediamo al nostro sindacato di aprire un tavolo di confronto con il governo, per una legittima richiesta di ammortizzatori sociali.

Attrici Attori Uniti Siamo una comunità di lavoratrici e lavoratori professionisti dello spettacolo, in tutte le sue declinazioni, che si riconoscono nella cultura etica del lavoro, nei suoi oneri e onori, nei suoi doveri e nei suoi diritti.

Autorganizzati dello spettacolo roma – Siamo le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo di Roma. Insieme a centinaia di migliaia di precari ci troviamo senza stipendio. Chiediamo il Reddito di quarantena, incondizionato, universale per tutte e tutti.

CCNL lavorator_spettacolo_danza Questo gruppo nasce per fornire informazioni e soluzioni ai lavoratori dello spettacolo ma principalmente per ottimizzare la conoscenza dei propri diritti e del proprio contratto collettivo nazionale. Attraverso il contatto diretto con gli organi sindacali è emersa la necessità che sia l’artista stesso a monitorare il rispetto del proprio contratto collettivo, e laddove ci siano anomalie scegliere di non accettare la proposta lavorativa o trattare per soluzioni economiche alternative, eventualmente con l’ausilio del proprio sindacalista.

Crepino gli artisti – Gruppo che vuole promuovere la dignità lavorativa di artisti, tecnici e lavoratori dello spettacolo nella sua interezza. Un gruppo indipendente creato da lavoratori dello spettacolo senza ingerenze partitiche o istituzionali, che possa accrescersi nel tempo e diventare strumento  di tutela per gli operatori del settore. 

E…come ERESIA: la Rivoluzione siamo noi? Un nuovo modello di sostegno e sviluppo per il teatro e la musica dal vivo, la danza, le arti performative.

FACCIAMOLACONTA – Un gruppo di attori e attrici professionisti che si è liberamente costituito per presentare alle Istituzioni richieste di tutela che riconoscano all’attore la centralità che gli spetta nello spettacolo dal vivo.

Fondazione Centro Studi Doc – La Fondazione Centro Studi Doc svolge attività di ricerca, documentazione, formazione e condivisione per sostenere la dignità del lavoro, con particolare attenzione all’arte, alla creatività, alla cultura, alla conoscenza e alla tecnologia, e comunque in tutti i settori economici e sociali antichi o nuovi in cui scarse sono le tutele e dove il lavoro non viene riconosciuto. 

La cultura siamo noi? Le avversità di questa pandemia possono far sorgere un sistema immunitario culturale del tutto nuovo, per questa ragione abbiamo convertito questo gruppo, nato nell’esperienza di Eruzioni Festival, in uno spazio per aggregare articoli, approfondimenti e spunti di riflessione al fine di stimolare un confronto costante in tempo di crisi. Se da un lato abbiamo gli scienziati che lavorano per arginare il contagio e guarire i malati, dall’altro abbiamo l’urgenza di stimolare l’attività del pensiero, affinchè si possano individuare rapidamente vaccini sociali e culturali per salvare quel che resta dell’umanesimo. Usiamo questa community come se fosse una bottega cognitiva, mettiamo in circolazione pensieri, anche grezzi, e proviamo a distillare traiettorie, visioni e immaginari.

L’attore visibile – Questo documento vuole creare un largo fronte unitario di colleghe e colleghi che porti alla stipula di un contratto nazionale di categoria per l’audiovisivo e ad una rinegoziazione di quello per lo spettacolo dal vivo, salvaguardando le tutele nazionali minime degli artisti interpreti. È nostra intenzione rinnovare il SLC rifondando il SAI (Sindacato Attori  Italiani), con una chiara e forte azione di condizionamento della sua agenda sindacale.

Lavoratori E Lavoratrici Dello Spettacolo

Lavoratori e Lavoratrici Dello Spettacolo Lombardia 

Lavoratrici e Lavoratori per dello spettacolo per il sostegno al reddito – Siamo un gruppo di lavoratori dello spettacolo uniti autonomamente con l’intento di chiedere un sostegno al reddito che ci traghetti fino alla ripresa delle attività, il riconoscimento della professione di tecnici, il ritorno al sostegno della ASPI, provvedimento che già esisteva ed era più vicino alle nostre esigenze. Queste sono solo alcune delle iniziative che porteremo all’attenzione della politica, non possono più ignorarci, non abbiamo molto da perdere ormai, è il momento di cambiare una volta per tutte e tutti insieme potremmo ottenere grandi cose.

Lavoratori pugliesi dello spettacolo Siamo tra quei cittadini a cui spetterà il compito prezioso e difficile di contribuire a ri-creare la comunità, non solo artistica ma prima di tutto civile, quando questa emergenza sarà passata e arriverà il momento di ridisegnare il mondo così come non lo abbiamo mai immaginato. E non sappiamo se quando quel momento verrà noi saremo ancora in piedi, come imprese e come lavoratori, per poter fare la nostra parte.

MOVIMENTO LAVORATORI DELLO SPETTACOLO Tutti i lavoratori dello spettacolo possono suggerire idee per migliorare la vita, dobbiamo cominciare a camminare sulle nostre gambe: bisogna confrontarsi, condividere un percorso.

Mujeres nel Cinema – gruppo di cui fanno attualmente parte quasi 9000 professioniste coinvolte nel settore dell’audiovisivo. Lo scopo è quello di mettere in relazione le donne che lavorano nel cinema per far nascere nuove sinergie e nuove opere, nuovi linguaggi e per dare visibilità alle registe e alle autrici, che realizzano i loro film in Italia e all’estero. Tra gli obiettivi del gruppo, vi è quello di dare voce e visibilità alle istanze, le necessità, e le problematiche delle lavoratrici dello spettacolo e in particolare delle lavoratrici del settore audio-visivo, particolarmente care in questo periodo di emergenza a tutto il settore. I direttivi di Mujeres nel Cinema e Mujeres nel Teatro si interfacciano costantemente, promuovendo iniziative congiunte.

Mujeres nel Teatro – Gruppo di genere di attiviste di categoria. Lavora sulla parità di genere in seno alla categoria del mondo dello spettacolo dal vivo, sull’emergenza scaturita dalla crisi da Covid-19, sul riconoscimento giuridico dell’intera categoria spettacolo, non solo Teatro e anche non di genere, comprendendo tutte le figure professionali coinvolte nel settore. Organizza Tavoli di Concertazione e di Sintesi con altri gruppi , associazioni, raggruppamenti spontanei, sigle sindacali.

Professionist* dello spettacolo Pagina dell’assemblea nazionale permanente delle Lavoratrici e dei Lavoratori dello Spettacolo italiano. Per la tutela dei diritti dei Professionist* della Cultura, dell’Arte e dell’Intrattenimento. Strumento per dar voce a tutte e a tutti.

Professionist* dello spettacolo – Emergenza continua – Sarebbe utile approfittare di questa situazione di smarrimento e incertezza per intraprendere finalmente una strada comune verso il riconoscimento dei diritti e del valore sociale ed economico del settore attraverso un sindacato che finalmente ci dà ascolto. Sfruttiamo questo gruppo per coordinarci e raccogliere idee utili.

Reddito di Quarantena 

Registro di categoria attori Campani – Lo scopo di questa pagina è di sensibilizzare la categoria degli attori, rispetto alle tematiche del lavoro. Tale piattaforma ha lo scopo di raccogliere idee, pareri e contributi rispetto al raggiungimento di uno status lavorativo ben definito della figura dell’attore in Campania.

Rinascita Digitale – Cambiare si può – Gli avvenimenti dell’ultimo periodo hanno inevitabilmente portato tutti noi a cambiare radicalmente la nostra vita ed il modo in cui ognuno di noi pensa al lavoro.Ripensare il futuro aziendale si può. Dal 16 Marzo, Rinascita Digitale trasmetterà un mese di formazione gratuita su: smart working e digital transformation, comunicazione digitale e marketing. In questo mese di live troverete tutto ciò che può servire all’impresa ed i suoi dipendenti per poter riprogettare il futuro del lavoro in ottica principalmente digital. Con noi professionisti del settore, esperti, ricercatori e Case History.

Vivere da Artisti – autonomi spettacolo, far fronte ai problemi pratici – Il gruppo, dedicato ai lavoratori autonomi dello spettacolo, vuole essere luogo per uno scambio di informazioni ed esperienze in campo pratico, burocratico, legale e qualsiasi altro aspetto gestionale che ogni giorno siamo costretti ad affrontare da soli nella giungla di oscure norme e cavilli.

ZO-NA ROSSA – Proseguiamo nell’intento di connettere i vari focolai di pensiero che si stanno sviluppando su piattaforme diverse, per tentare di elaborare una “road map” da proporre alle istituzioni, non solo in termini di diritti e tutele, ma anche in termini progettuali. La funzione sociale dell’arte, sarà quanto mai centrale per ricomporre il tessuto sociale e psicologico di piccole e grandi comunità. La funzione pubblica del teatro e dell’arte attiene in questo momento più al Ministero della Salute che al Mibact, come strumento terapeutico. Da qui un progetto di creazione di residenze, focolai, centri territoriali, zone rosse, che in sicurezza consentano la ripresa delle attività di creazione, relazione, pedagogia, socialità, inclusione.

Gruppi Telegram 

Attori e attrici uniti – Le persone di questa chat sono attori e attrici (no maestranze o datori di lavoro). Qui solo ed esclusivamente notizie riguardanti il lavoro e le problematiche ad esso interconnesse.

Spazio pubblico dal vivo – Legato agli obiettivi FNAS.

Emergenza lavoratori spettacolo – Canale che unisce i professionisti della Lombardia.

Condividi:
Dove tutto è stato preso - Bartolini/Baronio

Dove tutto è stato preso di Bartolini/Baronio: abitare per esistere

«Il Teatro è il luogo ove si gioca a fare sul serio» aveva affermato Luigi Pirandello in Trovarsi, la commedia in tre atti da lui scritta nell’estate del 1932. Spazio ideale dove si fa sul serio giocando, dove possono essere esplorate le possibilità della sfera sociale e le parti del sé, il Teatro non avrebbe modo di esistere se un generale senso di appagamento, di pienezza della vita, fosse già in atto. Ma è proprio su quelle crepe dell’umana esistenza che spunteranno nuovi germogli. In quell’attimo, cesserà di esistere l’attore per lasciare posto alla persona. E viceversa.

Dove tutto è stato preso - Bartolini/Baronio
Dove tutto è stato preso – Bartolini/Baronio

Tamara Bartolini e Michele Baronio sono due artisti, una coppia e una compagnia omonima, che raccontano e portano in scena la vita, la loro idea di teatro. Ci conducono nelle loro stanze, tra i loro oggetti. Con vortici di parole, storie e ritratti di loro, di noi. La formazione artistica nasce nel 2009 al Centro Internazionale La Cometa e si evolve attraverso laboratori, masterclass e spettacoli con diversi registi e importanti personalità della scena contemporanea e del teatro tradizionale. Dieci sono stati gli anni di esperienza e di lavoro con la compagnia diretta da Roberta Nicolai, Triangolo Scaleno Teatro. Hanno partecipato alla creazione del festival Teatri di Vetro, a OFFicINa, ZTL e altri eventi culturali, occupandosi di scrittura, pedagogia e regia.

Passi_una confessione è lo spettacolo che ha debuttato nel 2015 e che ha vinto il premio di produzione Dominio Pubblico Officine. L’ultimo lavoro, Dove tutto è stato preso, ispirato al romanzo Correzione di Thomas Bernhard, ha vinto il bando CURA 2017 (Residenza IDRA e Armunia) e la sezione Visionari 2018 del Festival Kilowatt. Nello stesso anno, Bartolini/Baronio sono stati tra i vincitori del bando di sostegno alla produzione Fabulamundi con un progetto di mise en espace tratto dal testo Tout entière di Guillaume Poix, tradotto da Attilio Scarpellini. In contemporanea con il debutto di Tutt’intera, nell’ambito di Primavera dei Teatri 2019, è avvenuto anche quello di 9 Lune- lo spettacolo itinerante in alcune abitazioni private di Sansepolcro, in programmazione al Festival Kilowatt. Nello stesso anno sono stati presenti anche al Romaeuropa Festival con 16,9 KM – Home Concert Esercizi sull’abitare, un progetto sul tema della casa. 

Due sono gli spettacoli che sono andati in scena al Teatro India di Roma, dal 18 al 23 febbraio: Tutt’intera è il primo del dittico. Una drammaturgia costruita sulla vita di Vivian Maier, fotografa americana divenuta celebre post-mortem. Erano centocinquantamila i negativi delle foto che la Maier aveva scattato nel corso degli anni. Non erano stati sviluppati in precedenza per sua volontà, ma sono stati conservati in scatoloni che li hanno custoditi fino alla morte dell’artista. Dove tutto è stato preso, la seconda opera, invece, è una creazione firmata Bartolini/Baronio. Si tratta di una narrazione sulla casa e sull’abitare un luogo che è concreto e insieme astratto. In particolare, si racconta di una casa da acquistare: un casolare con giardino, con la terra tutt’intorno dove far crescere un albero. Un concetto, un desiderio, un sogno che, moltiplicati tante volte, diventano un’infinità di abitazioni. 

Varcare la porta d’ingresso della sala B del teatro India di Roma, coincide con l’avvio di un’esperienza, l’inizio di un viaggio. Ogni spettatore, forse senza accorgersene, entrando ha incontrato un uomo e una donna. I due dividevano lo stesso cuscino, sdraiati a terra. Il primo contatto con Dove tutto è stato preso, lo spettacolo di e con Tamara Bartolini e Michele Baronio, avviene così. Sono loro? Siamo noi? È una casa? La forma poteva essere quella di un interno, ma anche dell’esterno di una stanza. La percezione è di entrare in un tableau vivant, in un quadro già predisposto: la scena aperta, con un albero metallico, stilizzato, su cui erano state appese tante piccole canottiere bianche da bambino, tutte uguali. Tanto è bastato per immergersi in un momento in divenire, senza interruzione di continuità tra il fare sala e l’avvio dell’azione scenica. Dopo, il buio. 

Dove tutto è stato preso - Bartolini/Baronio
Dove tutto è stato preso – Bartolini/Baronio

Declinando la parola teatrale, il quotidiano, il caos, Michele Baronio ha sovrapposto il racconto al vissuto. Il suo monologo riporta alla mente le parole di Silvano Petrosino, docente di Filosofia all’Università Cattolica di Milano: «Grazie alla casa il soggetto esce dal flusso caotico della vita, prende le distanze dalle urgenze e dai pericoli e si concede un tempo e uno spazio per sé».

Cos’è casa? Tamara Bartolini e Michele Baronio lo chiedono a loro stessi, a noi. È la memoria collettiva? È il luogo delle nostre relazioni, positive o negative? Il disordine che diventa immagine? Come quella riprodotta in scena con le costruzioni dei bambini. Di tanti colori, sparpagliate e assemblate. Tante piccole case che formano una città-piattaforma, attraversata da strade costruite con fili di luce. È la capacità dell’uomo di immaginare ciò che non esiste. Ciò di cui parla Zygmunt Bauman a proposito del sentirsi liberi: «[…] nella  misura in cui l’immaginazione non supera i desideri reali e nessuno dei due oltrepassa la capacità di agire». 

Bartolini/Baronio, come ha sostenuto Martin Heidegger prima di loro, rilevano che l’uomo esiste abitando. Prendendosi cura di sé, degli altri, dello spazio che lo circonda, determinando un’idea di mondo ordinato e costruendone un modello. E poiché l’uomo è abitato dall’interiorità, quel paradigma di realtà esplode sul reale. Lo spiega bene una definizione del filosofo e psicanalista Jacques Lacan: «Il mondo è ciò che va, il reale è ciò che non va». Prima o poi ognuno di noi, artista o meno, dovrà affrontare le difficoltà che comporta il rimanere ancorati alle illusioni del vivere. La quotidianità che non è reale. Il miraggio di sembrare indispensabili alla nostra stessa morte. Tutto questo è condensato proprio in una battuta di Donata Genzi, nella commedia Trovarsi di Pirandello: «E questo è vero. E non è vero niente. Vero è che bisogna crearsi, creare. E allora soltanto ci si trova».

Condividi: