BUONPOMERIGGIO_Please allow me to introduce myself / come oggi parlare di potere

Mag 7, 2026

Poche settimane fa fa un tredicenne ha accoltellato un’insegnante a scuola. Al di là del caso specifico e degli evidenti disturbi psichiatrici del giovane, questo fatto, tragicamente, accade all’alba del progetto Woland, per il quale siamo qui a presentare questo articolo. 

Noi siamo Mattia Zavarise, Omar Giorgio Makhloufi e Marta Polidoro. Siamo tutti artisti cosiddetti emergenti, tutti under 35, e tutti e tre conviviamo con un senso di sgomento nei confronti del potere. Siamo nati negli anni Novanta e oggi, nell’urgenza di creare fuori dalle etichette — che sono insieme carota e bastone per i giovani — ci siamo imbattuti nel romanzo Il Maestro e Margherita

Da qui le domande: come si può oggi parlare di potere? È possibile fare satira a teatro senza addolcire la pillola? Per chi? E perché? 

Con un nodo in gola abbiamo pensato ai più giovani di noi e al senso di smarrimento che probabilmente vivono. È lo stesso che proviamo noi? E gli adulti? E le altre generazioni? Ci pare, talvolta, che le generazioni passate tendano ad assumere uno sguardo piuttosto castrante nei confronti dei più piccoli, sia che facciano, sia che non facciano. 
All’invito di scrivere questo editoriale, abbiamo provato allora a liberare i nostri mostri e i nostri fantasmi, intervistandoci a vicenda e cercando di costruire un confronto aperto attorno a immaginari di potere, corruzione, complottismo e risposte facili a domande complesse, passando anche per alcune icone del mondo mediatico. Quello che ne è uscito è il nostro primo tentativo di esorcizzare il male che ci fa il potere. Senza esagerare, però: perché poi il vero ring ce lo gustiamo a teatro. 

Crediamo che il teatro finanziato con soldi pubblici debba davvero sporcarsi le mani di sangue e sudore, e che porti chi lo fa in uno stato di reale scomodità. 

Buona lettura. 

Ps: no, nessuno di noi proviene da una famiglia agiata o particolarmente agiata. Se non facciamo spettacoli, o andiamo a fare altro o andiamo a rubare (solo da grandi catene eh). 

BUONPOMERIGGIO 
-podcast

Anzitutto: il personaggio descritto [l’Intervistatore] non zoppicava da nessuna gamba, e la sua statura non era né bassa, né gigantesca, ma solo alta. Quanto ai denti, a sinistra aveva capsule di platino, a destra d’oro. Indossava un vestito grigio costoso, e scarpe straniere del colore del vestito. Portava un berretto grigio sulle ventitré, sotto l’ascella aveva una canna nera, con un pomo nero a forma di testa di can barbone. Dimostrava una quarantina d’anni. La bocca storta. Ben rasato. Bruno. L’occhio destro nero, quello sinistro, stranamente verde. Sopracciglia nere, ma una piú alta dell’altra. In poche parole, un forestiero. 

Di fronte ai tre capitati da quelle parti (mai per caso), l’Intervistatore si sedette. Si dissero ‘buonpomeriggio’ per sei volte, tre l’Intervistatore e una a testa gli intervistati, poi si infilò le cuffie, si avvicinò al microfono e: 

Buonpomeriggio! Si metta comoda. 
Se un giorno, a un certo punto, dovesse comparire in camera sua, o nel suo studio dove porta avanti la sua attività professionale come artista, se in quella circostanza spazio-temporale dovesse materializzarsi – ad alcuni è già successo, specie giovani elettori ed elettrìci (non elèttrici) di sinistra – Gianni Boncompagni redivivo, che, preso da un entusiasmo quasi stucchevole ma pieno di profonda credibilità, “E’ ora! E’ ora!” porgendole un microfono ad archetto, popolarmente noto come l’Ambra, e un plico di fogli bianchi e un astuccio pieno di penne, facendo un gesto di chiara esortazione a scrivere un capolavoro, cosa direbbe? 

Dunque, facendo due conti…Boncompagni avrebbe adesso…novantaquattro anni? Sì, se non erro, sì. Lui novantaquattro, io ventotto, quantomeno, che fortuna che non sono minorenne. Poi, occhio e croce, l’uomo non si limiterebbe a dire: è ora, è ora! visto e considerato che si riteneva, si ritiene, pardon, visto che è redivivo, si ritiene dicevo un corteggiatore e stordisce, parole sue, stordisce le sue vittime con la chiacchiera. Allora, forse mi direbbe, che so: anche se avessi voluto scegliere un’autrice della mia età AHAH sarebbe stato difficile AHAH sono quasi tutte morte. Io ovviamente non riderei. 

Allora la butterebbe in: Non lo so come sia possibile, la comicità non cambia. Forse quella di oggi è una generazione che non ride. E infilandomi l’archetto lancerebbe l’arma del mostro finale e cioè: ma com’è bello qui, ma com’è grande qui, ci piace troppo qui, ma non è la Rai! 
E nemmeno Mediaset, direi io. Fucilatemi, fate di me quello che volete, ma io non scrivo. Un NO secco dovrebbe bastare. 
Ma sa, in fondo spero davvero che il mio studio sia quel tipo di posto strano che si legge nei romanzi, dove scompaiono le persone, così, e si dice che sia stato il diavolo in persona. Anche perché, dopo questo no, è possibile che io non lavori mai più. D’altronde i suoi erano solo complimenti, avrei dovuto esserne lieta. No? 

Almeno, l’uomo è mortale quando meno se lo aspetta! dicono alcuni sconosciuti. È d’accordo? 

Se l’uomo si aspettasse di morire sarebbe un pazzo, no? Ma anche la donna! E soprattutto i bambini e le bambine, anche se ricordo che nella mia mente di bimbo il pensiero della morte, la mia e quella di mia madre, era una paura costante. Certo, non che mi aspettassi effettivamente di morire, ma ecco, ne avevo paura. Poi col tempo sono diventato adulto, il che equivale a dire imparare a distrarsi. Sa, il lavoro, l’attività fisica, l’attività la politica! Uh, come distrae la politica! Spesso le zuffe politiche le seguo come uno spettacolo teatrale sa? Vanno in scena, si azzuffano per un po’ con nomi falsi, motivazioni a cui non credono nell’intimo, fingono di essere chi non sono e forse nemmeno chi vogliono essere, sì! Un ottima commedia! Una volta c’era un cavaliere che aveva modi da villano, una mortadella che non si poteva affettare e un rottamatore che rottamò soltanto sé stesso. E poi, a luci spente, a spettacolo finito. Ecco. Tornano ad essere la compagnia teatrale unita verso l’unico obiettivo di mangiare un piatto di pasta prima di andare a dormire. Divertente no? Attaccano un parapiglia e poi il pubblico esce di casa com’è entrato.

A me diverte. 

Una giornata inquieta. 

Già. 

Sguardi perplessi tra i tre intervistati. 

Mi scusi, Berlusconi è morto? 

Sembrava immortale, me ne rendo conto. 
Ad Arcore c’è una coda di migliaia di persone. 
‘GRAZIE, SILVIO!’ e ‘CIAO PAPÀ’, si dice a Cologno Monzese, qualcuno è sicuro che lui, in quanto santo, tratterà con il Padreterno per dirigere il Paese nella giusta direzione, qualcun altro sostiene che continuerà ad agire, un abito vuoto con la cravatta, ma senza che dal colletto esca una testa e un collo, né dai polsini le mani, che sarà vivo per sempre insomma. Sarà magia nera? O solo pura narrazione per provare a perpetuare la narrazione stessa, a suo modo vincente, già esercitata dal potere? 
Ad ogni modo, intanto occorre che sia scritto da qualche parte che LO SPETTACOLO DI OGGI È ANNULLATO.

Ma torniamo a noi. Mio cugino una volta è morto per aver accettato una caramella da uno sconosciuto. 
Era diabetico. 
Alcuni affermano che sia la lobby dei dentisti dietro questa potente setta che si aggira per il Paese, ma non lo sappiamo con certezza, un’inchiesta del Corsettiere della pera ci dice, dati Istat alla mano, che la correlazione tra le otturazioni e la presenza di questi “sconosciuti” sia direttamente proporzionale. Si dice che abbiano mani di carta in cui, stropicciate all’interno, si trovano quelle caramelle Rossana che solo le nonne e i Potenti portano con sé per indorare la suddetta “pillola” a bambini capricciosi o troppo ingenui per non accettarla. La sopracitata inchiesta a cura di Mariano Gazebo afferma che addirittura Sergio Mattarella potrebbe essere uno “sconosciuto” e che si aggiri per le aule del Quirinale con le suddette “Rossana” nelle tasche, guardingo, pronto a sfoderare l’autorità senil-presidenziale di fronte al primo ministro piagnucolone persososi negli Emirati Arabi che gli capiti a tiro. 
Ora giunge voce che lei sia uno sconosciuto. 
Può confermare? 

Si. Le confermo che io sono sconosciuto ai più. Le confermo anche che da sconosciuto, in questi anni di attivismo politico, non ho fatto altro che accettare le caramelle da altri sconosciuti, infatti 

Sputa un dente più che cariato, direi marcescente. 

Da sconosciuto 
Ci hai mai parlato lei con gli altri ” sconosciuti”? Se sì, chi erano? Cosa volevano da lei?
Erano buone quelle caramelle? Troppo zuccherate? 

L’intervistato tace. 

Facciamo finta per un solo secondo 
Si bravo, chiuda gli occhi, 
che lei non sia effettivamente uno sconosciuto. 
Cosa farebbe lei di fronte a uno sconosciuto terzo? 
A questo “sconosciuto” lancerebbe le sue stesse caramelle, caravelle, cammelle o anche solo carmele o al più palline di cacca? ecco sì, di cacca? 
E la S di conosciuti per cosa sta? Chi disconosce? 
Come li vesserebbe? Perché? 
mi sono dilungato. Vabbè. 

NO NO NO io la ringrazio di queste domande, sono molto stimolanti. Vede, nella mia infanzia… credevo che i conigli producessero palline di cioccolata come escrementi e che in Svizzera le mucche fossero tutte lilla. Insomma poi grazie a un percorso che da qualche anno sto facendo con un gruppo buddista apolitico e apartitico, ho capito che anch’io sono stato vittima del capitalismo e del consumismo. Ora, sostengo che qualunque problema derivi dal capitalismo. Mio fratello è discalculico…di chi sarà la colpa! 

Vuole una sigaretta, mi sembra. Che sigarette preferisce? La Nostra Marca, vero?
Grazie mille, fumo per ingannare il tempo ingannando me stesso. 

Sapete cosa mi fa divertire di più? Il rapporto col pubblico!
Oh sì, il rapporto col pubblico. Ecco vede, io, in questo “teatro”… 

ottima sigaretta devo dire. 
La Nostra Marca. 
Immagino sia migliore di quella degli altri, come sempre… 

In questo “teatro” non sono né pubblico, né spettatore, la mia opinione non conta né nella realtà, né nella finzione.. io – 

Inspira profondamente dalla sigaretta, lo sguardo si perde nel vuoto, i pugni si stringono. 

A proposito di pubblico, Massimo Troisi, poco prima di morire, ha invocato una festa dal titolo “Grande ballo di Satana”. Vi sono testimonianze che sono state recentemente ritrovate dai parenti. Chi era presente? 

Chi se non lui avrebbe potuto invitare al GRANDE BALLO DI SATANA la Madonna in persona e l’Arcangelo Gabriele? Ha presente il famoso sketch tu Marì, Marì, hai fatto il figlio di Salvatore

L’Intervistatore tace. 

Se lo cerchi! Non è chiaro se la Madonna fosse già gravida. Questo per dire che non si sa, ma può essere, che ci fosse pure Gesù Cristo, embrione. E poi si immagini, e questo ha fatto davvero scalpore, nella stessa stanza con Madonna e Arcangelo e forse Gesù Cristo, anche Umberto Bossi, Bettino Craxi, Giulio Andreotti e gli Americani, che Troisi comunque mai aveva perso di vista. 
E Massimiliano, ovviamente, che si sa, è scostumato. 

L’Intervistatore annuisce con sufficienza. 
Sguardi perplessi tra gli altri due intervistati. 

Si può fare un ballo in s-maschera? 
Chi si nasconde sotto l’irriverenza reazionaria dell’uomo in rosso che le plebi chiamano “Gabibbo”? 

Le dirò la verità. Il Gabibbo è un simbolo satanico. Mediaset lo sa. Ci sono alcuni di loro che si divertono a spaccarci i sentimenti. Gabibbo è un capro indemoniato e il tapiro che viene consegnato è un simbolo messianico all’incontrario. Le veline sono le streghe di un sabba. Ha mai fatto caso a come trema il labbro in maniera sinistra e angosciante ad Ezio Greggio quando urla “è lui o non è lui?”. Stanno cercando l’anticristo. Staffelli ha proprio l’aspetto di un…lasciamo stare. La Russa è un buono in realtà sotto mentite spoglie. Lo hanno visto di notte dare da mangiare ai migranti ma nessuno
lo dice. Fa parte delle costellazioni del Talmud, ed era tutto previsto. Angeli buoni angeli cattivi.
Perché Iacchetti non si vede più? Perché si è schierato. Siamo tutti molto stanchi. Siamo già tutti smascherati. Il prossimo vessillo è Sal da Vinci. 

Ecco, lei ha dichiarato: tenete a mente che Gesù è esistito. E inoltre: vorrei supplicarvi di credere che il diavolo esiste! C’è il settimo argomento. 
La prego, ci illumini a riguardo. 

Ecco, grazie della domanda, era un grido disperato. Perché spesso la finzione sulla realtà uccide la realtà stessa. Mi spiego meglio… 

Posso un’altra sigaretta? 
Grazie. 
Ma scusi la domanda: chi gliele dà così buone? L’Organizzazione? 

Una profonda inspirata. 

Ah già, mi scusi, mi ero completamente dimenticato della domanda. Quello che intendo dire è che abbiamo testimonianze dell’esistenza del maligno. E le abbiamo nella vita di tutti i giorni. Sennò come si spiegherebbero alcune azioni perverse o fatti catastrofici? Libero arbitrio? Caos? Caso? Nossignore. Qualcosa di muove. E il settimo argomento è precisamente quello che lei crede che sia. 

Un tiro acceso. 

D’altronde ne abbiamo già discusso, no?! Non è che lei in quanto individuo senziente la mattina si alza di casa e decide che è un’ottima giornata per perdere il lavoro, disaffezionarsi alla cosa pubblica, marcire sul divano inascoltati al grido piagnucolante di “gne gne gne nessuno mi vuole” perdendo il tempo a masturbarsi, perché ha troppa paura del confronto sociale e quindi non c’è niente di meglio della sana pornografia e di un po’ di… Mi scusi. Quello che dico è che nessuno sceglie di farsi tagliare la testa! Succede. La si può pensare diversamente sulle cause, è il caso? Il destino? Il fato? Il nichilismo? Io dico che c’è un agente! E quell’agente è il Satana, che prima o poi invita tutti al suo gran ballo finché prima o poi qualcuno con l’ascia ZACC! 

Un tiro divertito. 
Nella stanza comincia ad aleggiare un simpatico odore di fumo. 

Ma sa che forse un’altra? 

Grazie, mi pare di capire che lei sia, se posso, senza offesa, ma che lei sia uno sfigato. Ecco, non se ne vanti troppo che di strada ne ha da fare ancora! Perché chi legge queste righe che non sono mai state pronunciate è lo sfigato per eccellenza. 
Giuda XCariota è infatti l’abbonato n. 1 di questa rivista. Ed è a lui e alla sua terribile storia che noi ci rivolgiamo. Noi parliamo agli sfigati: a chi dà un bacio appassionato a un uomo all’interno di un giardinetto pubblico di un paese particolarmente reazionario e prima gli dan 30 denari e poi vien preso a bastonate. 
Povero Cristo! (intendo Giuda) L’hanno suicidato per un bacio omosessuale. Possiamo dire la prima vittima di discriminazione omofoba della storia?

Temo di sì. 

Leggiamo su un forum svariati utenti, tra cui un certo luca_eVangelista33 😉 che affermano: “Lo fece per i denari!” Altri invece come mag.DaLena che afferma: “Lo fece per amore”, altri ancora che dicono fosse connivente col morto. Ma di Giuda l’XCariota nessuno ha mai sentito la voce. Sta nel silenzio, a leggere centinaia di commenti dalla sua cameretta. E quando prova a parlare, beh… 
La sua voce viene censurata dall’algoritmo. 
L’altro invece, il capo della cricca, il figlio del padrone beh, a furia di giri di spritz gratis che si moltiplicavano grazie ai favori che il barista doveva al papi beh, ha portato tutti dalla sua parte… D’altronde si sà che non c’è niente di meglio che un free-drink con aperitivo per mettere d’accordo tutti. 
Se non altro aveva un six pack della Madonna e dei bellissimi capelli: diamo a Cesare quel che è di Cesare. Torniamo a Giuda, lui ci ha mai raccontato la sua? 
E, anche avesse fatto la cazzata, varrebbe la pena tentare di salvarlo? 
Se fosse un procuratore… cosa procurerebbe? 
Dopo essersi lavato accuratamente le mani. 

Su X girano estratti dei vangeli apocrifi in cui parrebbe che sia stata tutta una burla ad opera di Giuda. Io ci credo. In principio era Giuda e Giuda era il principio…no non voglio esagerare ma insomma Giuda è stato il primo a non aderire al sistema. Perché dovrei credere in un sistema che non crede in me? Perché devo andare a votare? Poi LORO fanno quello che vogliono. Non sono complottista ma insomma, Giuda non è mai andato con dei minori. Nei files di Epstein pare compaiono certi nomi, ed era chiaro che…Insomma non mi faccia dire altro. Ecco c’è uno smerciare continuo di interessi, interessi. Giuda alla fine aveva capito che il potere è corruzione. 

Pausa imbarazzante per tutti e tutte. 

Ma parliamo d’altro! Il Volo è una band di cantautorato civile e impegnato che ci invidiano all’estero. Ci parli del loro ultimo album, lei che ne cura la comunicazione. 

Al Diavolo! è un album invisibile e libero. Davvero. Vola senza fare rumore, circa all’altezza di un primo piano. La sensazione è che si infili in un vicolo per poi aprirsi e distruggere a martellate, una sorta di vendetta per quello che si è ottenuto o non si è ottenuto, un’accelerata prodigiosa che incredibilmente non fa mancare il respiro, fino a un tuffo nelle dimensioni acquatiche e lunari. La dedica ad Azazello, poi, è il vero tocco di classe e sui social funziona tantissimo. 

Miracoloso mi viene da dire, tra l’altro è un nostro 
SPONSOR! 
L’intervista continua dopo la pubblicità. 
Vai con il Jingle! 

“Sii chi hai scelto di essere con 
CREMA DI AZAZELLO 
una spalmata qui e là, 
senza dimenticare il pennello!”

Approfondisci il progetto WOLAND e le biografie degli autori di questo articolo.


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