Bildung: imparare a diventare sé stessi. Il processo creativo ininterrotto di Malmadur

Ott 11, 2022

PimOff è uno spazio culturale milanese gestito da un team di professioniste che ha individuato nella libera possibilità di ricerca e sperimentazione, offerta a giovani compagnie e artisti, la propria mission. Una casa-teatro dove sospendere la frenetica corsa del tempo per dedicarsi alla scoperta della propria indagine teatrale. 

Da queste premesse nasce il Premio PimOff per il teatro contemporaneo, giunto alla sua terza edizione, che intende sostenere la giovane creatività contemporanea italiana, selezionando progetti inediti e supportandoli nelle fasi finali di creazione di distribuzione nei circuiti nazionali. La vittoria del Premio prevede, infatti, il prosieguo della ricerca durante i tre periodi di residenza messi a disposizione da Gli Scarti, Sementerie Artistiche e PimOff. 

Per raccontare i percorsi artistici, le visioni e le poetiche degli artisti e delle artiste che il 22 Ottobre presenteranno gli esiti del proprio lavoro, incontriamo le compagnie finaliste.

L’approccio creativo di Malmadur sposa gli intenti del Premio PimOff, individuando nell’approccio lento al lavoro, nel tempo di gestazione spettacolare dilatato e nella ricerca perpetua la propria cifra creativa e artistica. Con Bildung, uno dei tre progetti finalisti, viene portata a compimento la destrutturazione della relazione convenzionale tra performer e pubblico, in un dispositivo che richiede uno sforzo d’interazione allo spettatore, contestualmente posto dentro e fuori il processo creativo.

L’ossessione per l’acquisizione di competenze, la trasmissione della memoria e l’archiviazione delle conoscenze acquisite sono il nucleo tematico di Bildung, un processo creativo ininterrotto in cui imparare a diventare sé stessi. 
Ne parliamo con il drammaturgo e performer Jacopo Giacomoni.

Ripercorriamo la storia della vostra compagnia: come è nata Malmadur, intorno a quali visioni artistiche vi siete riuniti?

Malmadur è stata fondata 9 anni fa in seguito alla vittoria del Premio OFF del Teatro Stabile del Veneto, con lo spettacolo Lear/Del conflitto generazionale, che ci ha permesso di avviare la compagnia a livello economico.
Siamo nati come insieme di diverse compagnie che provenivano dall’Università IUAV e dalla Ca’ Foscari di Venezia, fino a quando non abbiamo intrapreso un percorso professionale e artistico congiunto. 

Non siamo partiti con un chiaro manifesto artistico, piuttosto abbiamo compreso quale fosse la nostra direzione attraverso una serie di tentativi. 

Quello di cui sono orgoglioso è che siamo riusciti, in maniera indipendente e contando solo sulle nostre forze, a costruire una piccola nicchia artistica in cui creare con i nostri tempi, con il nostro rigore, in maniera coerente.

Credo di poter affermare che dal 2017, a partire dagli ultimi tre spettacoli, abbiamo preso una direzione del tutto nostra. C’è stato un lungo tempo di rodaggio, come lunghi sono i tempi di gestazione dei nostri lavori, perché preferiamo concentrarci su un progetto grosso alla volta senza accettare compromessi.

Malmadur in trentino significa “non maturo, acerbo”. Un termine in cui ci rispecchiamo molto per il nostro costante tentativo di scoprirci, senza mai pensare di aver trovato un linguaggio definitivo attraverso cui identificarci una volta per tutte.

In Bildung la riflessione che proponete si concentra sulla trasmissione del sapere e sulla formazione personale. Per quanto concerne la formazione personale, la traduzione scenica della vostra ricerca è una messa alla prova continua di cui l’esito spettacolare è solo un tassello. Perché la scelta di questo tema e di questa modalità di lavoro che consente allo spettatore di stare contestualmente dentro e fuori al processo creativo che sottende la performance?

Negli ultimi anni ci troviamo spesso a lavorare con dispositivi che utilizzano l’imprevedibilità che si crea, al momento dello spettacolo, tra noi e gli spettatori. Sono strutture ludiche, nel senso più rigido del termine, che prevedono regole entro cui gli attori e gli spettatori devono muoversi. Si tratta di processi monchi che trovano compimento solo quando vengono messi in scena.
Ora più che mai intendiamo Bildung come un processo che continua a maturare e del quale il pubblico vede solo una piccola scheggia. 

Siamo partiti dall’idea di vedere in scena qualcuno che impara a fare qualcosa per davvero. Quella è stata la nostra scintilla, qualcosa di concreto su cui lavorare a livello drammaturgico, performativo. Ci siamo chiesti cosa significa trovarsi al cospetto di una persona che fa una cosa semplice, complessa e universale come confrontarsi con il proprio limite, con la propria ossessione, per agguantare piccole forme di sapere. Cosa provoca nello spettatore questo rapporto odi et amo con il sapere? 

Così abbiamo deciso di lavorare sul Bildung, sull’autoformazione dell’individuo. Abbiamo capito che non potevamo fingere di imparare a fare qualcosa, per essere autentici dovevamo imparare davvero. Quello dell’attore è un apprendimento costante e abbiamo scelto di non disperdere il momento delle prove, trattandole come lo scheletro del nostro spettacolo.

La trasmissione del sapere, la memoria, altro polo tematico entro cui si ascrive la ricerca condotta per Bildung, confluisce in un archivio online che porta traccia di tutte le tappe del lavoro. Come avviene la produzione di questo materiale, com’è suddiviso ai fini della sua archiviazione?

L’archivio raccoglie i tentativi di acquisizione dei saperi fondamentali che avvengono durante le prove e durante lo spettacolo, in modo che lo spettatore abbia una panoramica del punto di partenza e di arrivo dell’evoluzione tecnica dei performer.
L’acquisizione di competenze del performer è parallela allo sviluppo dello spettacolo. Le quattro forme di sapere individuate, a nostro avviso, raccontano qualcosa di universale, parlano della trasmissione del sapere fin dalle origini dell’uomo.

Uno è il sapere orale, l’Iliade imparata tramite l’ascolto di un podcast che ricostruisce il suono dell’opera in greco antico. L’altro è l’apprendimento mnemonico di tutte le parole del vocabolario, restituito in scena come una lunga poesia. Oltre ad avere a che fare con la trasmissione del sapere e con l’immortalità, abbiamo a che fare con l’insistenza morbosa per il raggiungimento dell’inafferrabile.
Le altre due forme di sapere sono legate al corpo: una è la verticale, una pratica capace di ribaltare il mondo; l’altra è il tracciare un cerchio perfetto con un gesso su una lavagna. Si tratta di forme simboliche, quattro modalità diverse di approcciare a un sapere ma anche a sé stessi. 
Il motto di Bildung è “imparare a diventare sé stessi”, intendiamo l’identità come un percorso, che può essere scoperta solo alla fine del tragitto della vita.

Come viene lavorato questo materiale ai fini della performance? In termini di processo creativo come avete lavorato insieme e come avviene il montaggio di questo materiale che si rinnova di volta in volta.

Per lasciare traccia, numeriamo questa montagna di tentativi. Ciò che avviene in scena non è la rappresentazione dei quattro saperi ma una riflessione sull’osservazione di qualcuno che impara qualcosa, sulla trasmissione reciproca di un sapere e, infine, sul delicato passaggio di informazione da performer a spettatore. Ecco perché cerchiamo di non perdere mai l’autenticità della relazione. 
A livello drammaturgico non abbiamo una trama in senso classico, ci sono dei punti che covano sotto il sapere e che vengono pian piano portati alla luce durante lo spettacolo. 

Ci siamo concentrati sulle forme per catturare il sapere, una di queste è l’audio: durante la performance facciamo ascoltare la prima registrazione di voce umana, avvenuta nel 1860, ad opera di un francese che ha registrato la propria voce mentre cantava una canzone per bambini. Ci connettiamo a questo momento della storia, cioè la prima volta che una vibrazione acustica si è sedimentata in un dispositivo, mettendola in relazione con l’ultima registrazione possibile, quella della voce degli spettatori seduti davanti davanti a noi. La stessa voce degli spettatori diventa materiale da tramandare. Abbiamo quindi avviato un lavoro iconografico su altre forme di incisione del sapere, come le incisioni rupestri e la calligrafia. Questo è l’arco narrativo, drammaturgico che lo spettacolo segue.

Segui Theatron 2.0

Pubblicità

Ultimi articoli

Bandi  e opportunità