Ballet de Lorraine a MilanOltre, oltre il rigore e oltre il gioco

Ott 2, 2026

Rigore tecnico e musicale, precisione e sincronicità: così il Centro Coreografico Nazionale – Ballet de Lorraine apre la 40° edizione di MilanOltre. A inaugurare e chiudere la serata è Maud Le Pladec con Works e Synchronicité; nel mezzo, il vorticoso Turning Burning di Jan Martens e il rigoroso The Fugue di Twyla Tharp. In scena i danzatori del Ballet de Lorraine, compagnia associata per il triennio 2025–2027.

Bodies In-Between 2026 pone al centro la relazione tra la danza e lo sport. In questa prima serata la connessione è evidente soprattutto nell’ultima opera, Synchronicité: una performance nata per la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, che dalla Senna approda sul palco del Teatro Elfo Puccini.

La serata si apre con Works (2016), la prima opera firmata da Maud Le Pladec, direttrice del Centro Coreografico. Inizialmente costruita nel silenzio, l’opera esibisce la tecnica e la pulizia formale: una danza antinarrativa costituita da linee spezzate e traiettorie geometriche. In iconici costumi gialli, i danzatori alternano pose e spostamenti nello spazio, dando vita a un crescendo visivo e musicale. La rivisitazione di Beethoven realizzata da Michael Gordon rispecchia l’approccio compositivo della coreografia: la rilettura dei codici classici dà vita a una partitura che esplicita la libertà e le possibilità offerte dall’aderenza alla tecnica. In una struttura matematica e pulsante, ma allo stesso tempo esplosiva ed energica, emerge sempre un corpo collettivo, pur nella diversità delle pose e dei movimenti. Works presenta una struttura circolare: alcuni interpreti osservano dagli angoli dello spazio per poi immergersi nella danza e separarsi nuovamente. Mentre la danza crea gradualmente un turbine di energia fino al suo esaurimento, dall’abbondanza di battement tendu nelle varie direzioni a pose plastiche sempre più complesse, la musica, che accompagna solo una parte della coreografia, si interrompe bruscamente.

Si cambia totalmente registro con Turning Burning (2016) di Jan Martens. Non più traiettorie lineari e diagonali, è la circolarità l’elemento principale su cui, letteralmente, ruota l’intera coreografia. Le sequenze di cui è costituita sono caratterizzate da minimalismo ed essenzialità e creano un continuum che esplora il livello alto dello spazio. Ogni interprete indossa una maglia bianca con una lettera sulla parte anteriore e una diversa su quella posteriore. Nella seconda metà della coreografia la frase è svelata, perché le lettere rotanti si congiungono in posizioni strategiche: the world is burning but I keep on turning. E mentre i danzatori continuano a ruotare, eseguendo movimenti ipnotici e ripetitivi, ripercorrendo più volte figure geometriche, il pubblico deve fare i conti con la frase composta sulla scena, che rimanda alle crisi del mondo contemporaneo e che non riguardano solo lo sport e la danza.

Torna il silenzio con The Fugue (1970) di Twyla Tharp. Il rigore compositivo è ispirato a L‘Offerta Musicale (Musikalisches Opfer) di Johann Sebastian Bach. Il contrappunto garantisce la possibilità di esplorare un tema attraverso un susseguirsi di variazioni ritmiche e formali. L’opera di Tharp, coreografa vincitrice del Leone d’Oro nel 2025, nel continuo incastro di manipolazioni ritmiche, ripetizioni e ribaltamenti del tema principale, rivela tutta l’intelligenza musicale della coreografa statunitense. A differenza delle altre coreografie della serata, in cui prevale la dimensione corale, qui gli interpreti sono tre (in una formazione maschile o femminile) e ciascuno rappresenta un registro musicale: basso, contralto e soprano. Il suono prodotto dalle scarpe dei danzatori scandisce e arricchisce la partitura fisica. La mano sul fianco mostra più volte un ritmo diverso e, alternandosi sulla scena, i tre danzatori esplorano diverse possibilità di variare il tema. Più volte la sospensione dell’arto inferiore, in quello che si può identificare come un rond de jambe en l’air, interrompe e diluisce il ritmo serrato. Tra le pose, la più ricorrente è quella con le gambe divaricate, una tesa e l’altra piegata, le braccia intorno al petto; poi ancora salti, passi e giri, per comporre, come nel tip-tap, una partitura ritmica nello spazio. Canoni, incastri ritmici e rigore contraddistinguono The Fugue, penultimo applauditissimo pezzo della serata, in cui la dimensione del gioco emerge come il vero punto di incontro tra danza e sport.

L’ultima coreografia, Synchronicité (2024), è un’esplosione di corpi, luci, suoni. Su un ritmo percussivo, Maud Le Pladec costruisce un’energica danza corale, che investe lo spettatore mostrando simboli chiari e inequivocabili: dei cuori sono rivolti verso la platea alla fine della coreografia. Concepita per i Giochi Olimpici e Paralimpici, la coreografia vede la firma di Victor Le Masne per la parte musicale e di Daphné Bürki per i costumi. Il codice espressivo è, ancora una volta, legato alla tecnica accademica, ma riproposta in nuove vesti. Salti, suoni liberatori emessi dagli interpreti e sorrisi contraddistinguono una coreografia in cui la sincronicità e la precisione creano un unico organismo collettivo, la cui energia è in grado di travolgere il pubblico in diversi contesti, sportivi e coreutici.

Il rigore tecnico è il protagonista della prima serata e mette in luce il legame tra lo sport e la danza, tema principale di Bodies In-Between 2026. La perfetta esecuzione fisica non può prescindere dalla precisione ritmica e dal rispetto di un tempo di esecuzione, anche nel silenzio. La sincronicità, infine, è un concetto trasversale all’arte della danza e alle discipline sportive, che riguarda la consapevolezza e la capacità di decostruire il movimento. Eppure, quando si mettono a confronto due ambiti differenti, è fondamentale considerare ciò che li distingue. In un contesto come quello di un festival di danza, dove le caratteristiche proprie della disciplina sono note, la relazione con il mondo sportivo si rivela un’occasione preziosa per aprire nuove prospettive sul movimento, sul training e sulla performance.

Ph Andrea Bologna 

Segui Theatron 2.0

Pubblicità

Bandi  e opportunità

Ultimi articoli