Danzatrice della Compagnia Zappalà Danza. Contemporaneamente si avvicina al mondo dei social frequentando diversi corsi online come Google Digital Training e InstagramOnFire. È sempre in continuo aggiornamento per restare al passo coi tempi. Fonda nel 2016 con Vittorio Stasi e Cesare D’Arco l’Associazione Theatron 2.0.

#5CuriositàSu: Mr Gaga e la Batsheva Dance Company

 

1 > Ohad in principio:

La sua carriera di ballerino iniziò nell’esercito israeliano, fu reclutato come intrattenitore a causa di una distorsione a una caviglia, cantando e creando piccole coreografie durante la guerra del Kippur. Dopo essersi congedato dall’esercito all’età di 22 anni, su richiesta della madre, fu accettato come ballerino alla Batsheva Dance Company a Tel Aviv.

2 > Nascita della sua Batsheva:

Dal 1990 Naharin diventa direttore artistico della Batsheva Dance Company, lanciandola in una nuova fase artistica. I ballerini, scelti personalmente dal direttore, sono stati selezionati per la loro unicità: non viene richiesta tanto la tecnicità, quanto la propria sensibilità nel danzare. Durante il suo incarico con la compagnia, Naharin ha coreografato oltre 30 opere per Batsheva Dance Company e Batsheva – the Young Ensemble.

3 > Linguaggio Gaga:

Gaga nasce dalla convinzione di Naharin che il piacere fisico apportato dalla danza fa parte dell’essere vivo e la connessione tra lo sforzo e il piacere è parte del movimento. Lo stile e la tecnica gaga di Naharin si sono sviluppati durante la sua direzione della Batsheva. Il suo stile è distinto per la sua straordinaria flessibilità del busto e degli arti, da movimenti profondamente interdipendenti e da esplosioni, come cadute improvvise. Gaga, prima parola pronunciata da Ohad, non vuol essere tanto una codifica del movimento, ma uno stile per enfatizzare l’esperienza somatica del praticante. Far esprimere i propri instinti animali. Molti hanno notato che le lezioni di Gaga sono costituite da un insegnante che conduce ballerini attraverso una pratica improvvisata che si basa su una serie di immagini descritte dall’insegnante. Naharin spiega che questo tipo di tecnica spinge i ballerini ad oltrepassare il limite della familiarità. Le immagini descritte dall’insegnante servono ad indirizzare l’improvvisazione dei praticanti, utilizzando parti del corpo ignorate in altri metodi.

4 > Senza specchi :

Nella sala prove non sono presenti specchi perché distraggono, costringono a guardare le immagini riflesse. Ciò consente ai ballerini di allontanarsi dall’autocritica e sentire il movimento dall’interno. Si è consapevoli delle persone presenti nella stanza e ci si rende conto che non si è al centro di tutto, diventando più coscienti della forma poiché non vi è alcuna possibilità di osservarsi, rendendo visibili le infinite probabilità di scoperta del movimento.

5 >  Perché Batsheva Dance Company?

La baronessa Bethsabée de Rothschild assunse il nome di Batsheva dopo essere emigrata in Israele nel 1951, era una protettrice della danza e membro della famiglia dei banchieri Rothschild. Nel 1951 Rothschild viaggiò per la prima volta in Israele stabilendosi definitivamente nel 1962 e in Israele contribuì in modo significativo alla danza attraverso l’istituzione della Compagnia Batsheva che divenne uno dei più influenti modelli in Israele. Nel 1968 ha fondato la Bat-Dor Dance School sotto la direzione di Jeannette Ordmane successivamente la Bat-Dor Company e costruì un centro per questa compagnia a Tel Aviv; ha ricevuto una serie di premi che hanno elogiato il lavoro della sua vita, incluso il Premio Israele nel 1989 per il suo straordinario contributo alla società e al paese. La baronessa Batsheva de Rothschild morì nel 1999.

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#5CuriositàSu: La danza

1 > Danzare in punta di piedi

L’uso delle scarpe da punta si diffonde tra le ballerine nel 19°secolo. Le donne sfidano le leggi dell’anatomia e come creature sovrannaturali danzano eteree in punta di piedi: un’immagine perfetta per gli ideali del Romanticismo che proprio allora influenzava le arti in Europa. Fu l’italo-svedese Maria Taglioni ad eseguire il primo balletto interamente sulle punte, con La Sylphide, nel 1832. Da allora le scarpe da punta si sono evolute parallelamente all’evoluzione dei passi di danza, secondo le scuole delle varie nazioni, portando sempre più virtuosismo nella danza classica e poi neoclassica.

2 > La danza è donna?

No, è assolutamente falso, come tutte le forme artistiche, in realtà non ha genere sessuale. All’inizio tutti i ballerini erano esclusivamente uomini! La prima ballerina professionista all’Opera di ParigiM.lle de La Fontaine, salì sul palco solamente nel 1681, nel balletto Le Triomphe de l’amour.

3 > Chi ha inventato il tutù?

La danza classica trova nel 1800 la sua massima espressione con balletti che ne fanno la storia e che, da un punto di vista accademico, ne segnano il futuro. È a questo periodo evolutivo che si deve l’origine del costume femminile per eccellenza della danza classica: il tutù.  Inventato da Eugène Lami, illustre pittore e litografo francese. Indossato, invece, per la prima volta, da Maria Taglioni il 12 marzo 1832 all’Opéra di Parigi per la rappresentazione de La Sylphide.

Il tutù, termine francese che significa “sederino”, può essere prodotto in una versione con piatto corto, professionale o semiprofessionale. Il piatto è un gonnellino corto, rigido che forma un disco vaporoso sopra le anche della ballerina. Resta piatto, rigido a giro vita, quasi parallelo alla linea del pavimento e lascia del tutto le gambe scoperte. Esso era abitualmente separato dal corpetto che veniva steccato e chiuso sul busto, e che andava a coprire la cucitura della gonna. Oggi, volendo rendere sempre più comodo il tutù, si è cucito insieme gonna e corpetto, in modo da essere indossato come un body.

Il piatto corto è generalmente composto da 6 veli di diametro 25 cm circa. Il semiprofessionale ha una ruota larga circa 35/38 cm e si compone di 8 veli.  Mentre il professionale può essere anche 40 cm largo ed avere 11 o più veli. Al tulle si aggiunge uno strato finale detto copripiatto, decorato con le più svariate decorazioni, dalla passamaneria alle paillettes, dagli strass ai fiori, etc.

4 > Come fanno le ballerine a non soffrire di mal di testa, dopo una serie interminabile di piroette?

Il segreto è nel loro cervello: le danzatrici, dopo anni di allenamento, evolvono differenze nella modalità di trasmissione dei segnali relativi all’equilibrio che permettono loro di girare su se stesse senza avere capogiri. Dopo un duro allenamento, possono compiere diverse piroette su un piede solo senza farsi girare la testa: ci riescono grazie a una tecnica chiamata spotting, che consiste nel concentrarsi su un punto davanti a sé e far sì che la testa sia l’ultima a muoversi e la prima a ritornare su di esso.

5 > Perché il 29 Aprile è la Giornata Internazionale della danza?

Nel 1982 l’International Dance Council dell’Unesco ha istituito la Giornata Mondiale della Danza che si celebra in tutti i paesi del mondo il 29 Aprile, giorno in cui nacque Jean-Georges Noverre, danzatore, coreografo e maitre de ballet di corte francese, vissuto dal 1727 al 1810. 

Viene considerato l’inventore del balletto moderno. Era in contrasto con la danza del suo tempo, contestava l’organizzazione gerarchica del balletto, predicava una danza veritiera e alleggerita. Per lui il compositore di balletto doveva rappresentare la natura e la verità, offrire una narrazione logica fondata che si occupasse di tre importanti passaggi: l’esposizione, il punto culminante e l’epilogo, esattamente come avveniva nel teatro. I ballerini, secondo Noverre, necessitavano di una cultura generale molto approfondita come lo studio della storia, dell’anatomia, della geometria e di tutte le arti.

La Giornata Mondiale della Danza nasce, però, per ricordare a tutti che l’impulso di ballare è intrinseco nell’essere umano: fa parte della sua natura e incarna la natura stessa. L’energia che l’uomo ha dentro di se può materializzarsi anche attraverso il movimento del suo corpo e la bellezza dei gesti tecnici che sono il mezzo con cui i ballerini si esprimono.

 

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#AccaddeOggi: 22 novembre 1928 debutta il Boléro di Maurice Ravel

 Il 22 novembre 1928 all’Opéra di Parigi andò in scena per la prima volta il Boléro, diretto da Walter Straram con le coreografie di Bronislava Nijinska. Uno spettacolo di balletto eseguito sulla musica di Maurice Ravel,che raggiunse il più clamoroso successo con quest’opera, composta su richiesta della celebre ballerina russa Ida Rubinštejn.
Il Boléro è una musica per balletto, divenuta celebre anche come componimento sinfonico.
È sicuramente una danza spagnola nata alla fine del XVIII secolo, più celebre mai composto, nonché l’opera più popolare del compositore.
Ravel non ne voleva più sapere di balletti dopo che Sergej Diaghilev imperava a Parigi in quegli anni come direttore artistico nonché fondatore dei famosi Ballets Russes.
Ma cedette alle insistenze della Rubinštejn e decise di orchestrare un pezzo del compositore spagnolo Isaac Albéniz, il componimento per pianoforte Iberia, per un balletto.
Arrivò presto però la notizia che gli eredi del grande compositore spagnolo non avevano acconsentito a nessuna trascrizione di pezzi del maestro anche perché la partitura della Iberia era già stata orchestrata dal maestro Enrique Fernàndez Arbòs.

Fu a questo punto che Ravel, non scoraggiandosi, prese l’iniziativa di comporre ex novo un pezzo a tempo di bolero, scegliendo dunque un brano dal carattere tipicamente spagnolo. Il Boléro, pur molto innovativo e provocatorio, ottenne un clamoroso successo.

Il balletto originale è una sorta di ballo rituale durante il quale una donna danza seducente su un tavolo, mentre un gruppo di uomini si avvicinano a lei sempre più con il crescere della musica.

Esistono altre letture del balletto, come quella di Maurice Béjart che assegnò la parte principale ad un danzatore, o quella di Aurel Milloss, ambientata in una taverna.

La prima esecuzione come brano concertistico avvenne invece l’11 gennaio 1930 e fu eseguita sotto la direzione dello stesso Ravel.

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#AccaddeOggi: il 27 luglio 1940 nacque Pina Bausch

Philippine Bausch detta Pina nasce a Solingen, nella Renania tedesca, il 27 luglio del 1940. Tra le più importanti coreografe della storia della danza, dando vita alla corrente del teatro-danza.

É stata una convinta sostenitrice delle proprie idee, le quali all’epoca rompevano gli schemi di una concezione coreutica troppo legata e imbavagliata nel cosiddetto balletto, senza dare attenzione e risalto al gesto, all’espressione e all’espressività e, dunque, alla teatralità della danza. La definizione che lei stessa ha dato del suo lavoro è stata quella di compositrice di danza, anche per rimarcare l’importanza della musica e dell’ispirazione musicale nelle sue opere.

Inizia la carriera artistica da adolescente, esibendosi in piccoli ruoli di attrice nel teatro di Solingen.

In seguito si trasferisce a New York, grazie ad una borsa di studio. Perfeziona la sua tecnica alla Juilliard School. Successivamente viene scritturata, come ballerina, dal New American Ballet e dal Metropolitan Opera. Pina Bausch inizia nel 1968 a comporre le prime coreografie per il corpo di ballo della sua prima scuola, la Folkwang Hochschule di Essen fondata da Kurt Jooss, che dirigerà dall’anno successivo.

Nel 1973 fonda il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, cambiando nome al già esistente corpo di ballo di Wuppertal. I suoi spettacoli riscuotono fin da principio un indiscusso successo, accumulando riconoscimenti in tutto il mondo.

I primi lavori sono ispirati a capolavori artistici, letterari e teatrali, come ad esempio Le sacre du printemps del 1975. Con Café Müller (1978), uno dei suoi spettacoli più celebri, composto sulle musiche di Henry Purcell, si assiste ad una svolta decisiva nello stile e nei contenuti.

La novità del suo lavoro non consiste tanto nell’invenzione di nuove forme e nuovi gesti, quanto nell’interpretazione personale della forma che si vuole rappresentare, entrambe sostenute dal concetto basilare del rapporto tra fragilità e forza.

I suoi danzatori sono chiamati alla creazione attraverso l’improvvisazione generata dalle domande che la coreografa pone loro. Per questo motivo gli interpreti della compagnia della Bausch vengono spesso denominati con il neologismo di danzattori. Essi non ricoprono solamente il ruolo di danzatori, ma anche quello di attori e di autori dell’opera. Infatti, dietro ogni spettacolo vi era sempre un importante lavoro di ricerca e preparazione e un processo creativo che partiva dalle domande di Pina Bausch ai suoi danzattori, i quali dovevano trasformare le loro risposte, attraverso l’improvvisazione, in parole, movimenti, azioni.

Un altro elemento di novità è costituito dall’interazione tra i danzatori e la molteplicità di materiali scenici di derivazione strettamente teatrale, come le sedie del Café Müller, che la Bausch inserisce nelle sue composizioni.

Pina Bausch ha ricevuto decine di riconoscimenti nell’arco della sua carriera e ha avuto stretti rapporti anche con il cinema: Federico Fellini, nel 1983, la scelse per interpretare una principessa non vedente nel suo film E la nave va; Pedro Almodovar utilizzò due sequenze tratte da due sue famose coreografie (Café Muller e Masurca Fogo) per aprire e chiudere il film Parla con lei; e infine Wim Wenders, che quando vide per la prima volta un suo spettacolo nel 1985, alla Biennale di Venezia, rimase così colpito da cancellare i suoi impegni per assistere a tutte le altre performance della coreografa tedesca, di cui poi diventò grande amico. Wenders nel 2011 le ha dedicato il film-documentario in 3D, Pina.

Pina Bausch muore di cancro il 30 giugno 2009, a Wuppertal, all’età di 68 anni.

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#AccaddeOggi: il 16 luglio 1911 nasceva Ginger Rogers

Ginger Rogers, pseudonimo di Virginia Katherine McMath nata il  16 luglio 1911 ad Independence (USA), è stata una ballerina, attrice e cantante statunitense. Bionda, vivace e sensuale, Ginger Rogers imparò a ballare ancora bambina e, poco più che adolescente, vinse un concorso di charleston.

Notata dal cantante-attore Eddie Cantor, nel 1930 giunse al Broadway theatre dove trionfò come Molly Gray nel musical Girl Crazy di George Gershwin con Ethel Merman ed Allen Kearns, grazie alla sua bellezza e al suo stile. Dopo aver preso parte a qualche film di scarso livello, nel 1933 ottenne un ruolo da co-protagonista nel musical di successo Quarantaduesima strada di Lloyd Bacon. Nello stesso anno apparve per la prima volta accanto al celebre ballerino Fred Astaire in Carioca; nel film i due si esibirono in un gustoso numero di samba, conquistandosi la simpatia del pubblico.

La casa produttrice del film, la RKO, non si lasciò sfuggire questa straordinaria coppia, e la impegnò in una fortunata serie di musical, come Cappello a cilindro e Follie d’inverno, in cui i due recitarono con gustoso brio e danzarono con grazia e sensualità.

Ginger Rogers si affermò come attrice drammatica, ottenendo addirittura un premio Oscar per la sua interpretazione di una ragazza madre. Nel 1949 tornò per l’ultima volta accanto al suo storico partner Fred Astaire, sostituendo Judy Garland nel musical della MGM I Barkleys di Broadway. Nel 1965 è queen in Cinderella di Richard Rodgers per la televisione CBS.

Verso la metà degli anni sessanta l’attrice abbandonò il cinema per dedicarsi al teatro, e successivamente alla televisione. Si spense il 25 aprile 1995 a Rancho Mirage(USA), a causa di un infarto.

 

 

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#AccaddeOggi: il 23 giugno 1927 nasceva Robert Louis Fosse

Robert Louis Fosse nasce il 23 giugno 1927 a Chicago; è stato un coreografo, regista, attore e sceneggiatore statunitense. Come coreografo ha fondato uno stile nuovo, tutto suo, influenzando tutta la danza musical e moderna dagli anni ’60 in poi.

Fosse sviluppò uno stile modern/jazz che era immediatamente riconoscibile, di una sessualità cinica e stilizzata. Altri caratteri distintivi erano le ginocchia in dentro, le spalle arrotondate e le isolazioni. Influenzato da Fred Astaire, usava bombette, bastoni e sedie come strumenti di scena. Il suo marchio di fabbrica era l’uso dei cappelli, probabilmente provocato dalla sua calvizie. Usava i guanti perché non amava le sue mani. Le sue routine di danza erano intense e dettagliate ma semplici.

Fosse vinse molti premi tra i quali un Tony Award per il musical Pippin, l’Oscar al miglior regista nel 1973 per Cabaret ed un Emmy Award per Liza with a Z. È stato il primo artista a vincere questi tre premi nello stesso anno. Nel 2001 Fosse fu premiato con il Laurence Olivier Award come miglior coreografo teatrale. Il suo musical All That Jazz (1979) vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes e quattro Oscar tutti relativi al settore artistico-tecnico.

Grazie a questo suo stile di danza energico e vitale era considerato una leggenda vivente di Broadway, anche prima della sua morte, avvenuta nel 1987 a causa di un infarto. Molti tra i più grandi artisti attuali si ispirano al suo stile.

Bob Fosse – Take Off With Us

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#ACCADDEOGGI: La sagra della Primavera di Stravinskij – 29 Maggio 1913

Le sacre du printemps: una traduzione più precisa sarebbe dunque “Il rituale della primavera” (o “Il rito della primavera”). La composizione venne commissionata al compositore russo Igor’ Fëdorovič Stravinskij nel tardo autunno del 1912. La prima del balletto, il 29 maggio 1913 al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, creata per i Balletts russes di Sergej Pavlovič Djagilev con scenografie di Nikolaj Konstantinovič Roerich e coreografie di Vaclav Nižinskij. Nel Sacre, Stravinskij approfondì gli elementi che aveva già sperimentato nei suoi due primi balletti (L’Oiseau de feu e Petrouchka), ovvero il ritmo. L’idea dell’opera venne a Stravinskij nel 1910, mentre lavorava all’Uccello di Fuoco per la compagnia dei Balletti russi, il compositore stesso ci descrive nelle Chroniques (una delle sue biografie): “Un giorno, ho visto nella mia immaginazione lo spettacolo di un grande rito sacro pagano: i vecchi saggi, seduti in cerchio, osservano la danza di morte di una giovane vergine (l’eletta), sacrificata per propiziare il Dio della primavera”. Dalle profondità dell’inconscio, giunge a Stravinskij l’immagine di un rito in cui si propizia la divinità col sacrificio umano sperando che ella permetta il ritorno della primavera. L’ opera presenta ritmi ossessivi e prevede insoliti utilizzi dei diversi strumenti con lo scopo di creare tensione e stridenti effetti timbrici. Sia il balletto che la musica erano qualcosa di radicalmente nuovo. Gli spettatori della prima rappresentazione semplicemente non riuscivano a sopportare né i suoni né i movimenti dei ballerini (questi ultimi decisamente inusuali) relativi a riti pagani, passioni brutali e sacrifici umani, provocando una vera e propria rivolta nel teatro. I fischi furono talmente forti da coprire la musica, per quanto essa fosse forte.

La sagra della primavera è un balletto in due grandi parti: “L’adorazione della terra” e “Il sacrificio”. Nell’introduzione in tempo lento (contenente il noto tema del fagotto al registro acuto, derivato da un canto popolare lituano) l’autore riproduce il terrore della natura di fronte alle meraviglie dell’universo, sul primo staccato e violento degli archi e dei corni, segue la “Danza degli adolescenti”, iniziati da una vecchissima donna ai misteri della natura. Il culmine della danza è raggiunto nel ‘Giuoco del rapimento’; ai giovani si uniscono le fanciulle nelle ‘Danze primaverili’ e nel successivo ‘Giuoco delle civiltà rivali’. Ed ecco giungere il vecchio saggio della tribù che con la sua benedizione dà luogo a una nuova danza selvaggia: ‘La danza della terra’.

La seconda parte, “Il sacrificio”, inizia con una melodia lenta e misteriosa che introduce i ‘Cerchi misteriosi delle adolescenti’, nel corso dei quali viene prescelta la vittima che deve essere sacrificata alla primavera: “Glorificazione dell’eletta”. Si rievocano gli avi che con la loro azione rituale preludono alla conclusiva ‘Danza sacrale dell’eletta’: quest’ultima dopo una danza folle e disperata, crolla al suolo priva di vita, trasmettendo alla natura la sua giovinezza.

L’asprezza della musica con i suoi intensi ritmi primordiali suggerisce posizioni contorte, flessioni, rovesciamenti più prossimi alla danza libera di Isadora Duncan che alla danza accademica. Nijinsky ha colto queste sensazioni creando movimenti duri, primitivi, con le gambe en dedans, le braccia che dondolavano pesanti, le teste che penzolavano di lato con gruppi di ballerini che formavano masse sul palcoscenico e di passi semplici e naturali. La versione di Nijinsky è stata replicata solo cinque volte a Parigi e tre a Londra. Il balletto ha causato la bancarrota del proprietario del Théâtre des Champs-Élysées. Con il passare del tempo la genialità del lavoro è stata universalmente riconosciuta!

Le Sacre du printemps è oggi una delle opere più importanti del XX secolo, tanto da aver ispirato numerosi coreografi: Maurice Béjart, Pina Bausch, Jean-Claude Gallotta, Angelin Preljočaj, Martha Graham, Uwe Scholz, Emanuel Gat che hanno proposto le proprie versioni.

Le Sacre du printemps / The Rite of Spring – Ballets Russes

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#AccaddeOggi: Il 10 Maggio 1899 nasceva Fred Astaire

Frederick Austerlitz, in arte Fred Astaire, nasce ad Omaha, Nebraska, il 10 maggio 1899. Figlio di un facoltoso austriaco emigrato in America, studia all’Alvienne School of Dance e alla Ned Wayburn School of Dancing. Legatissimo alla sorella maggiore Adele, che sarà la sua partner professionale per più di venticinque anni. Fin da piccolo Fred Astaire, spinto da un’irrefrenabile attrazione nei confronti della danza, prende lezioni e impara i passi essenziali. Appena si sente pronto inizia a danzare nei cabaret e nei teatri di vaudeville insieme all’inseparabile sorella. La loro bravura e il loro talento non passano inosservati. Il debutto nel prestigioso teatro è segnato da “Over the top”: grazie a questo musical la coppia esplode. Pubblico e critica fanno a gara per trovare gli aggettivi più eclatanti e lo spettacolo riscuote continuamente serate di ‘tutto esaurito’. È solo l’inizio di una serie di grandi successi che dureranno per una ventina d’anni. In questi straordinari quattordici anni gli Astaire contribuiranno al successo dei musical più belli di Ira e George Gershwin, fra i quali “Lady be good” e “Funny face”. George Balanchine e Rudolph Nureyev lo hanno considerato il più grande ballerino del XX secolo, e gli viene riconosciuto di essere stato il ballerino più influente nella storia dei musical sul grande e piccolo schermo. Nel 1931 Adele sposa lord Charles Cavendish e si ritira dal mondo dello spettacolo.

Il 1934 è l’anno che ufficializza un grande sodalizio diventato proverbiale (Fellini ne trarrà spunto per uno dei suoi ultimi film), quello con Ginger Rogers. Protagonisti insieme di alcuni titoli, ottengono un clamoroso successo con “Cappello a cilindro”, un successo talmente ampio che si può considerare il punto massimo della loro carriera.  La coppia diventa una delle più leggendarie partnership nella storia della danza, dimostrando una incredibile e unica sintonia.

Un’altro dei migliori film interpretati da Fred Astaire è certamente “Spettacolo di varietà”, girato nel 1953 da un ispirato Vincente Minnelli, celebre anche perchè contiene al suo interno un numero mozzafiato interpretato con Cyd Charisse. L’American Film Institute ha inserito Astaire al quinto posto tra le più grandi star della storia del cinema.

 

 

“Il cappello a cilindro” – regia di Mark Sandrich, 1935, USA

 

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#ACCADDEOGGI: il 16 Aprile 1919 nacque Merce Cunningham

Merce Cunningham (Centralia, 16 aprile 1919 – New York, 26 luglio 2009) è stato un danzatore e coreografo statunitense, uno dei maggiori creatori della Modern Dance americana che ha posto le basi della post modern dance, dando origine alla New Dance, prendendo le distanze dal repertorio classico e anticipando l’era di internet. Ha indagato “il movimento nello spazio e nel tempo” e ha proposto un nuovo modo di intendere il rapporto tra la danza, la musica e l’arte figurativa (intesa come scenografia).

Merce Cunningham ha rivoluzionato il mondo della danza contemporanea, proponendo una separazione tra danza e musica. A partire dal 1986 è stato l’ideatore e lo sperimentatore di Life Forms, primo software di creazione e notazione dei movimenti di danza. Egli definì la sua tipologia di danza “non narrativa”, facendo emergere l’importanza di ciò che la compone: tempo, spazio e velocità. La continua ricerca del movimento dei danzatori, portò Cunningham a sviluppare una danza plastica, fisica, dove il ballerino poteva muoversi nello spazio senza prediligere la caratteristica interpretativa. Il corpo diventa così un “agitatore plastico-spaziale“. Lavorò dal 1940 al 1945 con la compagnia di M. Graham e nel 1952 fondò una propria compagnia, avvalendosi della collaborazione di pittori (A. Warhol, R. Rauschenberg, J. John) e di compositori (D. Tudor, G. Mumma e, soprattutto J. Cage). È stato autore di spettacoli nei quali usava musica elettronica, concreta ed elementi scenici mobili, che diventavano parte integrante dell’azione scenica. Nella sua lunga carriera ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali.

 

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#AccaddeOggi: Excelsior – 11 Gennaio 1881

Ricordiamo l’ “Excelsior”, balletto mimico di Luigi Manzotti su musica di Romualdo Marenco, la cui prima avvenne al Teatro alla Scala di Milano l’11 gennaio 1881. Lo spettacolo si incentra sull’idea (nella società di fine Ottocento) del trionfo della scienza, vivendo la vittoria di Luce e Civiltà contro Oscurantismo, nemico del Progresso. Pertanto nel balletto seguono quadri che esaltano le grandi opere e invenzioni di quel periodo.

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