Theatron 2.0 è un’organizzazione che si avvale del lavoro di professionisti specializzati in diversi settori dello spettacolo dal vivo e di esperti nella comunicazione. Opera in molteplici ambiti delle performing arts sviluppando progetti orientati a promuovere la cultura teatrale mediante l’impiego di nuove tecnologie e strategie digitali.
Premio Riccione

Riparte il cammino del Premio Riccione per il Teatro

Premio Riccione

Riparte il cammino del più prestigioso concorso italiano di drammaturgia, il Premio Riccione per il Teatro. Giunto alla 56a edizione, il Premio è assegnato ogni due anni all’autore di un’opera originale in lingua italiana o in dialetto ed è aperto a tutte le forme della scrittura per la scena, comprese traduzioni, trasposizioni e adattamenti capaci di distinguersi per autonomia creativa. Le iscrizioni sono aperte fino al 1° giugno 2021 e i vincitori saranno proclamati a ottobre. Il bando e la scheda di partecipazione sono disponibili sul sito www.riccioneteatro.it

Organizzato da Riccione Teatro con il sostegno del Ministero della cultura, della Regione Emilia-Romagna  e del Comune di Riccione, il concorso assegna tre riconoscimenti: il 56° Premio Riccione per il Teatro (5.000 euro) al vincitore assoluto; il 14°  Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” (3.000 euro) al miglior  testo di un autore under 30 (nato dall’1 gennaio 1991 in poi); la menzione speciale “Franco Quadri” (1.000  euro), intitolata a uno storico compagno di viaggio del Premio, scomparso proprio dieci anni fa.

Tutti i  finalisti, anche se sconfitti, avranno un’altra opportunità al termine del concorso, quando saranno chiamati a presentare un progetto per l’allestimento del loro testo: in palio due premi di produzione da 15.000 euro (sezione principale) e da 10.000 euro (sezione under 30), ideati per favorire la rappresentazione di  opere inedite e strategici per un settore che prova a rilanciarsi dopo un periodo di forzato silenzio.  

Una delle novità principali di questa edizione è il rinnovamento della giuria, presieduta dalla drammaturga Lucia Calamaro e composta anche dal direttore del Piccolo Teatro Claudio Longhi, dal critico e conduttore di Radio 3 Graziano Graziani e da due interpreti affermati come Isabella Ragonese (due Nastri d’argento, un Globo d’oro) e Stefano Accorsi (da gennaio 2021 Direttore Artistico della Fondazione Teatro della Toscana e Testimonial triennale per le Città d’Arte e Cineturismo della Regione Emilia-Romagna). Lucia Calamaro, voce tra le più internazionali del teatro italiano e da quest’anno direttrice della scuola di drammaturgia Scritture, raccoglie un’eredità importantissima assumendo un incarico che negli ultimi  venticinque anni è stato ricoperto con ottimi risultati prima da Franco Quadri (1995-2007) e poi, per tre  edizioni ciascuno, da Umberto Orsini (2009-2013) e Fausto Paravidino (2015-2019), autore di una straordinaria azione di talent scouting. 

Il rinnovamento periodico della giuria coincide ora con un rinnovamento di genere. La guida femminile non è una novità assoluta, visto che a presiedere la prima giuria del Premio Riccione fu una grande scrittrice, Sibilla Aleramo. Era il 16 agosto 1947, Riccione fino a poco tempo prima era un cumulo di macerie e l’Italia cercava di rilanciarsi dopo il disastro della Seconda guerra mondiale puntando anche sulla cultura, con uno spirito che dovrebbe servirci da esempio anche oggi. In una serata memorabile Sibilla Aleramo, Mario Luzi, Guido Piovene e Cesare Zavattini – che componevano la giuria insieme a Corrado Alvaro, Romano  Bilenchi ed Elio Vittorini – proclamavano i primi vincitori al cospetto del presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini. Al tempo il concorso prevedeva anche una sezione letteraria e ad aggiudicarsela, ex aequo con Fabrizio Onofri, fu un esordiente destinato a cambiare la storia della  letteratura italiana: il ventitreenne Italo Calvino, premiato per Il sentiero dei nidi di ragno, opera prima al tempo inedita.

Da allora, scomparsa la sezione letteraria, sono stati premiati a Riccione testi teatrali di Tullio Pinelli, Dacia Maraini, Pier Vittorio Tondelli e persino di un giovanissimo Enzo Biagi. Più di recente, si sono affermati esponenti importantissimi della nuova drammaturgia italiana, da Fausto Paravidino a Davide Enia, da Letizia Russo a Stefano Massini, da Mimmo Borrelli a Vitaliano Trevisan. L’ultima edizione, nel 2019, ha visto i successi di due giovani drammaturghi, Tatjana Motta con Notte bianca (Premio Riccione per il Teatro) e Tommaso Fermariello con Fantasmi (Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli”), mentre la menzione speciale “Franco Quadri” è stata assegnata a Elvira Frosini e Daniele Timpano per Ottantanove

I loro successori saranno proclamati come sempre a Riccione. Durante la cerimonia di premiazione, inserita  a ottobre in un calendario di eventi speciali dedicati al teatro contemporaneo, sarà assegnato anche un riconoscimento fuori concorso, il Premio speciale per l’innovazione drammaturgica, riservato a una personalità o una compagnia, attiva in Italia, capace di aprire nuove prospettive al mondo della scena; negli anni passati si sono affermati Chiara Lagani di Fanny & Alexander (2017) e Deflorian/Tagliarini (2019). Al vincitore sarà dedicata un’ampia retrospettiva, che vivrà il suo apice nel 2022 al Riccione TTV Festival. 

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Spregelburd

La sopravvivenza del teatro secondo il metodo Rafael Spregelburd

Spregelburd
Rafael Spregelburd – Ph Sebastian Freire

“È il riproporsi degli scontri e della violenza in quanto strumento di conquista/conservazione di posizioni egemoni e di controllo che estrae il dramma dall’ombra della nostalgia e ne rende nuovamente attive le funzioni evocative e la capacità di comprendere empaticamente il presente attraverso la sua espressione.”

Il 6 Febbraio 2012 al Teatro Rasi di Ravenna, Ruggero Guccini parla così in una conversazione pubblica dal titolo Ripartire dal postdrammatico. Assieme allo stesso Lehmann e a Marco Martinelli si discute la riattualizzazione del postdrammatico di Hans Ties Lehmann, un teatro che si emancipa dal testo senza dimenticarlo.

Il presente sembra imporre al teatro una richiesta diametralmente opposta: è possibile per il teatro sopravvivere senza l’imprevedibilità del momento performativo? Cosa rimane senza la scena?
Ci viene in soccorso Rafael Spregelburd, un teatrista, come ama essere definito, una personalità scenica in cui confluiscono più ruoli: traduttore, drammaturgo, regista e attore, annoverabile con sicurezza fra le voci che meglio sintetizzano l’estetica contemporanea, perché di contemporaneità si nutre. Nato a Buenos Aires nel 1970 studia con i maestri del suo tempo fra cui Mauricio Kartun e Ricardo Bartis fra i mentori fondamentali della nueva escena porteña.   

Sarà proprio Kartun a notare la tendenza naturale di Spregelburd verso il testo, l’aspirante drammaturgo non abbandonerà gli studi di recitazione e sotto la guida di Bartis capirà di essere un attore che scrive le opere in cui vorrebbe recitare. In questa fortunata definizione troviamo la chiave del suo lavoro drammaturgico, fatto di costruzione di un linguaggio più che di un testo, in cui l’impegno dello spettatore è una conditio sine qua non, che, spesso suo malgrado, viene inglobato nell’universo meta e omnicomprensivo creato da Spregelburd.

I testi del regista argentino sono opere fiume, di raffinata ingegneria linguistica, architettonicamente insidiose e provocatoriamente enigmatiche. È proprio questa perizia ingegneristica ad attirare l’attenzione di Luca Ronconi, che, proprio come con Carlo Emilio Gadda, vede in Spregelburd e nei suoi testi babelici pane per i suoi denti: metterà infatti in scena due testi di Spregelburd, La Modestia nel 2011 e Il Panico nel 2013.

Ne La Modestia il connubio Ronconi-Spregelburd raggiunge vette realizzative inaspettate, l’allestimento sfugge qualsiasi forma di surrealismo formale, è una sfida scenica, in cui i personaggi interpretano ruoli molteplici e accumulati e in cui il compito è quello di svelare la pochezza di una delle più nobili delle virtù: la modestia appunto, che si trasforma in mediocrità, povertà di spirito. Lo spettacolo è un’operazione di sfacciata di alterigia scenica, in cui le unità aristoteliche vengono soffocate dalla molteplicità di luoghi, spazi temporali e azioni che lievitano sulla scena.

In un’intervista con Luis Emilio Abraham del 2006 il regista argentino afferma che ciò che il suo teatro fa è mettere in scena dei cortocircuiti, per far sì che la ragione entri in crisi, demistificare i processi di razionalizzazione del presente. La messa in scena, per Spregelburd, non ha nulla di rassicurante, non è una reinterpretazione della realtà, ma una sfida costante e faticosa, un esercizio pavloviano di reazione ai tempi che corrono.

Qui torna Ruggero Guccini e il ripartire dal postdrammatico: cosa bisogna fare per rendere nuovamente attive le funzioni evocative del dramma? Se nel 2012 la domanda poteva sembrare solo una riflessione fra accademici il presente la impone come necessaria e urgente. Fra le molteplici risposte che sono state date, il metodo Spregelburd prende forma e si impone, al pari del Bergsonismo d’inizio novecento, emancipandosi dai modelli e reinventando i linguaggi. 

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Piccolo Teatro Grassi

Coordinamento Spettacolo Lombardia occupa il Piccolo Teatro Grassi

Piccolo Teatro Grassi

In occasione della Giornata Mondiale del Teatro, giornata di mobilitazione in tutto il territorio nazionale, il Coordinamento Spettacolo Lombardia ha deciso di intraprendere l’occupazione pacifica di un luogo simbolico come il Piccolo Teatro Grassi di via Rovello (Milano). È stato scelto questo luogo per la sua storia. Il Teatro Grassi è “il primo teatro comunale di prosa d’Italia”, nato con l’impegno di essere “un teatro d’arte per tutti”.
Come dicono le parole dei fondatori, il teatro è “il luogo dove una comunità, liberamente riunita, si rivela a se stessa: il luogo dove una comunità ascolta una parola da accettare o da respingere, perchè, anche quando gli spettatori non se ne avvedono, questa parola li aiuterà a decidere nella loro vita individuale e nella loro responsabilità sociale”.
In queste parole si riconosce il Coordinamento che ha dato vita a questa azione.

Viene quindi istituito un Parlamento Culturale Permanente come luogo di incontri, assemblee, dibattiti, laboratori e proposte artistiche. Sono chiamati a partecipare le lavoratrici e i lavoratori, le imprese culturali, le piccole e medie compagnie, le istituzioni e tutte le realtà che compongono il settore, per un’assunzione di responsabilità condivisa.
Per costruire una ripartenza sostenibile da tutti, a partire dai più fragili, considerando il lavoro come centralità e motore di tutte le categorie, non solo del settore culturale.

A questa azione partecipano anche le studentesse e gli studenti delle Scuole, delle Università e delle Accademie di Milano come parte integrante e fruitrice del mondo della Cultura. Saranno al nostro fianco oggi per non diventare i precari di domani. “Prove per uno spettacolo vivo” è un gesto artistico e politico che rivendica lo spazio che da più di un anno è stato negato alla Cultura, per discutere/denunciare le contraddizioni che la pandemia ha fatto emergere duramente nella nostra società. 

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Piano Operativo

Approvato il Piano Operativo 2021 per lo Spettacolo dal Vivo del Lazio

È stato approvato il nuovo Piano Operativo 2021 per lo Spettacolo dal Vivo del Lazio che vedrà uno stanziamento di oltre 1,9 milioni di euro, il 23% in più rispetto al 2020, a cui si aggiunge oltre 1 milione per progetti di valorizzazione, officine, residenze, bande e cori e manifestazioni folkloristiche. Il Programma 2021, inoltre, prevede la predisposizione di nuove misure per venire incontro alle difficoltà dei tanti operatori del settore derivanti dalle misure per il contenimento della pandemia. Sono allo studio, infatti, ulteriori forme di sostegno e, come già avvenuto nel 2020, verrà valutata la possibilità di concedere deroghe al regolamento regionale e agli avvisi in corso. Così in un comunicato la Regione Lazio.

“L’approvazione di questo nuovo Piano Operativo per lo Spettacolo dal Vivo è fondamentale per dare una risposta concreta alla crisi di tanti operatori del settore e per preparare insieme la ripresa quando ci saremo lasciati alle spalle l’emergenza sanitaria”, ha dichiarato il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. “Nel corso del 2020, abbiamo sostenuto tutte le realtà dello spettacolo con contributi per il pagamento dei canoni di locazione, per la realizzazione di attività di promozione culturale e sociale, anche in remoto, e con contributi una tantum a fondo perduto per mitigare gli effetti negativi dovuti alla chiusura delle sale teatrali e dei luoghi della cultura.

Ma abbiamo anche promosso investimenti innovativi per rafforzare la competitività del settore, favorendo l’adozione di tecnologie digitali e per l’efficientamento energetico: strumenti fondamentali per promuovere il teatro, la musica, la danza perché le porte delle sale si aprano presto a un pubblico ancora più vasto e variegato. Per il 2021, abbiamo intenzione di fare ancora di più perché vogliamo tornare a vivere la Bellezza e per farlo c’é bisogno del lavoro e della passione di ognuno di noi”.

Oltre 1,9 milioni del Piano Operativo sono destinati alle produzioni di spettacolo dal vivo, ai centri di produzione di teatro e danza, ai festival e alle rassegne teatrali, musicali, di danza ma anche circensi e di teatro di strada; ai circuiti regionali, orchestre ed ensemble musicali, ai progetti per favorire l’accesso dei giovani allo spettacolo dal vivo in collaborazione con le istituzioni scolastiche; all’educazione e formazione musicale, teatrale e coreutica; al teatro di figura e alle iniziative di spettacolo dal vivo destinate ai bambini e all’infanzia. A queste risorse si aggiungeranno anche nel 2021, 600mila euro per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale attraverso lo Spettacolo dal Vivo destinati alle associazioni che operano nel settore per la realizzazione di progetti in specifici luoghi della cultura del Lazio.

Inoltre, 200mila euro saranno destinati alle Officine culturali e di teatro sociale: progetti biennali che riguardino l’attivazione e gestione di centri di promozione di spettacolo dal vivo e di ‘teatro sociale’; ancora, 91 mila euro verranno investiti per le Residenze artistiche a cui si aggiungono 120mila euro di risorse del Ministero della Cultura, 100mila euro per le bande musicali, i cori, la coreutica e il teatro amatoriale e altri 100mila per i festival del folklore nel Lazio.

Circa 6 milioni di euro saranno destinati, inoltre, a importanti Fondazioni e Associazioni del territorio partecipate dalla Regione Lazio: le Fondazioni dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, l’Associazione Teatro di Roma, le Fondazioni Musica per Roma e RomaEuropa Arte e Cultura e ATCL Circuito Multidisciplinare del Lazio. Si tratta di enti di rilevanza sia statale che regionale colpiti, come tutto il resto del settore, dalle restrizioni imposte per l’emergenza epidemiologica che hanno condizionato il regolare svolgimento delle attività di spettacolo dal vivo.

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Daniel Pennac

Ho visto Maradona di Daniel Pennac, call per artisti-performers

Daniel Pennac

Compagnie mia – mouvement international artistique seleziona Artisti-Performers (attori, cantanti, musicisti, danzatori, circensi) per l’allestimento dello spettacolo-evento HO VISTO MARADONA di e con Daniel Pennac, regia di Clara Bauer che verrà programmato nell’ambito dell’edizione 2021 del Campania Teatro Festival.

Il progetto è dichiaratamente pensato per essere costruito in sintonia e collaborazione con diversi ambiti artistici, culturali e lavorativi della città di Napoli. Un incontro di culture, esperienze, relazioni, umanità. Daniel Pennac darà forma al “Mondo Maradona” dagli aneddoti ai momenti vitali che lo hanno reso parte della nostra vita. Perché come qualcuno ha detto, “quello che Maradona ha fatto con la sua vita non è importante, ciò che conta è quello che ha fatto con la nostra”.

Gli Artisti individuati dovranno garantire la propria disponibilità per tutto il periodo di prove dal 2 Luglio al 10 Luglio 2021, con debutto l’11 Luglio 2021 con la possibilità di ampliare la disponibilità per incontri individuali a partire dal 23 giugno.

Requisiti di ammissibilità e modalità di presentazione della domanda

Sono ammessi alla selezione candidati maggiorenni, italiani o stranieri; è rigorosamente richiesto di essere residenti o domiciliati a Napoli. La domanda di candidatura dovrà comprendere:

– curriculum professionale in formato pdf (completo di dati anagrafici, recapiti telefonici, indirizzo email)
– 2 fotografie in formato jpeg (un primo piano e una figura intera)
– selftape della durata massima di 3 minuti con breve presentazione (nome, cognome, età, provenienza, professione) e breve performance del candidato (vedi spiegazione di seguito) da inviare in formato mp4 attraverso Wetransfer o altri servizi di trasferimento dati
– liberatoria (scaricare in questa pagina, compilare ed allegare)

Chiediamo ai candidati di raccontare artisticamente nel selftape “cosa ha fatto Maradona con la loro vita” ovvero raccontare in modo libero e personale come la figura di Maradona ha influito, cambiato, accompagnato una parte della loro vita. Questo breve racconto può essere reale o immaginario.

La candidatura completa di tutta la documentazione richiesta dovrà essere presentata a pennachovistomaradona@gmail.com entro il 15 aprile 2021.

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Cinematica Festival

Cinematica Festival, corpo e nuove tecnologie

Cinematica Festival si ispira al concetto di image-mouvement del filosofo Gilles Deleuze per indagare nelle
diverse forme d’arte la “messa in movimento” dell’immagine e quindi dell’immaginazione e percezione dello
spettatore. Insieme alla programmazione che prevede proiezioni video e cinematografche, spettacoli, esposizioni, installazioni e laboratori, il festival vuole convogliare nuove tendenze della sperimentazione audiovisiva e performativa, con una forte attenzione alla radice corporea e percettiva.

Il filo conduttore della VIII edizione che si terrà ad Ancona (Italia) a metà giugno, è ‘TOUCH ME’. Non possiamo
evitare il pensiero della pandemia mondiale causata da COVID-19 e anche se non vogliamo sottolineare gli aspetti difficili di questo periodo, desideriamo sfidare l’artista a essere creativo anche se in una situazione di blocco temporaneo, trovando il modo di essere in contatto, nonostante l’allontanamento sociale.
La call è aperta a spettacoli, performance anche digitali e installazioni audiovisive che indaghino la relazione
corpo/nuove tecnologie rispetto al TOCCO e al senso del TATTO
, sia in senso metaforico che reale.

In questo tempo dove sperimentiamo il distanziamento fisico con estrema difficoltà, siamo parallelamente gettati nella babele comunicativa digitale, come possiamo quindi usare la corporeità nella relazione con i media digitali per cercare di “toccare” le persone e provocare una risposta sensibile e percettiva? Pensiamo a forme di coinvolgimento organica e multimediale che non siano stordenti ma mettano in discussione il senso del tatto e il tocco provando a tracciarne dei confini esplorativi. Lo spettacolo/proposta può anche essere presentato in forma esplorativa, di studio qualora venissero utilizzate tecnologie particolarmente innovative. In questo caso l’artista deve essere disponibile a una lecture o un Q&A in concomitanza della presentazione del lavoro.

DESTINATARI

Artisti di qualsiasi età e nazionalità (anche in forma associata) nelle diverse sezioni sottoindicate con un curriculum all’attivo di almeno tre anni di esperienza professionale (post formazione).

SEZIONI

  1. PERFORMANCE: spettacoli di danza, teatro e/o musica con relazione innovativa e poetica corpo e nuove
    tecnologie (sensori, AI, mapping, smartphone, etc) corpo e immagine, site specifc o con forte interazione
    con il pubblico (one to one). Gli spettacoli possono anche essere pensati per la fruizione digitale, in tal
    caso indicarlo chiaramente.
  2. AUDIOVISIVO: opere audio e/o visive, digital art e V/R experience, cinema sperimentale e videoarte.

ISCRIZIONI

Inviare entro la mezzanotte del 20 aprile 2021 alla mail cinematicafestival@gmail.com:

  • una scheda del lavoro
  • video integrale e trailer video dell’opera
  • 2 foto della performance/installazione
  • cv dell’autore e/o dei performer con 1 foto ciascuno
  • scheda tecnica

Assicurati di avere tutti i materiali richiesti prima di inviare l’iscrizione. Segnalare se disponibili alla versione live streaming o a rimodulare il lavoro qualora ci fosse l’impossibilità di presentare gli spettacoli con il pubblico.
Tutti i lavori inviati dopo la data fissata non saranno presi in considerazione. Entro il 15 maggio 2021 solo agli artisti selezionati sarà data apposita comunicazione.

RISULTATI E CONDIZIONI

La direzione artistica del festival selezionerà, a suo insindacabile giudizio, le performance e le installazioni che potranno entrare a far parte del programma 2021 del festival. I lavori selezionati saranno presentati, dietro pagamento di un cachet pattuito con l’organizzazione del festival, ad Ancona a metà giugno 2021. Nell’incertezza dovuta alla pandemia da Covid 19 l’organizzazione si riserva di modulare sia il periodo festival che la programmazione rispondendo alle direttive sanitarie nazionali e regionali.

COPYRIGHT

Sottoponendo l’opera, il partecipante accetta che possa essere presentata al Festival e che il materiale possa essere pubblicato sul sito del festival o ceduto alla stampa per finalità di promozione. Si autorizza il Festival Cinematica e l’Associazione organizzatrice (Ventottozerosei) ad archiviare il materiale e a renderlo accessibile tramite il sito web del Festival. Tutti i diritti sulle immagini del progetto resteranno all’artista. L’Organizzazione è inoltre autorizzata a documentare tramite registrazioni audio video o immagini lo svolgimento della manifestazione in ogni sua fase.

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Citofonare PimOff

Citofonare PimOff 21/22, bando di residenze per danza contemporanea e performance

Citofonare PimOff

Citofonare PimOff giunge alla sua settima edizione e lancia come ogni anno una call internazionale per progetti di danza e performance in fase di creazione, che non abbiano mai debuttato, in Italia o all’estero. Sarà possibile inviare le candidature dal 15 marzo al 30 aprile 2021.

Ai vincitori di Citofonare PimOff è assegnato un periodo di residenza artistica, da una a due settimane nel periodo da marzo a giugno 2022, che prevede: l’uso della sala teatrale e della sua strumentazione; un sostegno economico; supporto tecnico, organizzativo, promozionale e distributivo.

L’obiettivo della residenza non è la messa in scena di uno spettacolo compiuto, ma la ricerca artistica. Proprio per questo motivo, ogni residenza si conclude con una prova aperta del progetto: un momento di incontro e di scambio tra artisti e pubblico indispensabile alla creazione.

Nato come bando di residenza indirizzato a ogni settore delle arti sceniche, Citofonare PimOff ha gradualmente focalizzato il suo interesse verso la danza e la performance, settori che nel contesto italiano risultano tra quelli maggiormente sacrificati. Permane tuttavia traccia della sua forma originaria e dell’attività eterogenea propria di PimOff: traccia che si traduce nella promozione di un’ibridazione tra le arti e i saperi, risorsa ritenuta fondamentale per restituire la complessità del nostro tempo.

Proprio per questa ragione, PimOff ha introdotto come novità di questa edizione la possibilità per artisti e compagnie di beneficiare di un supporto alla creazione da parte di figure professionali diversificate, da loro liberamente scelte: una forma di tutoring che possa accompagnarli durante le varie fasi del processo creativo, aiutandoli a sviluppare il potenziale dei loro progetti. 

Un’altra novità di questa edizione del bando è l’avvio della collaborazione con i corsi di Foto Video e New Media e di Tecnologia del suono dell’Accademia Teatro alla Scala: gli allievi di entrambe le formazioni avranno la possibilità di interagire direttamente con gli artisti e di svolgere esercitazioni pratiche sui progetti ospitati presso PimOff.

Dance Card e Kelim Choreography Center – Bat Yam (Tel Aviv) sono partner di PimOff nell’ambito di Citofonare PimOff.

In collaborazione con i corsi di “Foto Video e New Media” e di “Tecnologia del suono” dell’Accademia Teatro alla Scala.

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Protocollo

Firmato Protocollo di rete tra le Imprese di Teatro d’Innovazione

Protocollo

Firmato il Protocollo di rete tra le Imprese di Teatro d’Innovazione. Nato da un’idea di alcune compagnie associate ad ANCRIT (l’associazione che in seno all’AGIS riunisce gli enti che agiscono nell’ambito del teatro di innovazione) ed esteso a tutte le realtà nazionali del settore, come concreta risposta alla perdurante crisi economica  e di sistema dettata dalla pandemia Covid-19, il protocollo si pone l’obiettivo di coinvolgere  le Imprese italiane del Teatro di Innovazione, sia dell’ambito della Sperimentazione e Ricerca, che di quello dell’Infanzia e Gioventù, in un percorso straordinario di collaborazione e reciproco sostegno, quanto mai necessario, data l’eccezionalità del momento. 

Un programma di cooperazione che cerca di garantire a tutti gli aderenti la circuitazione  dei propri spettacoli e il raggiungimento dei minimi di giornate recitative richiesti dal DM  31 dicembre 2020.  Al protocollo hanno aderito 66 imprese teatrali che, nell’autonomia delle linee artistiche, si sono impegnate ad ospitare prioritariamente all’interno delle proprie programmazioni spettacoli di imprese aderenti, nonché a rappresentare i propri spettacoli ad un cachet ridotto  pari ai soli costi vivi. 

Lungi dal voler attuare logiche di scambio, il Protocollo si rivolge a tutte le compagnie, non  solo a quelle che svolgono pura attività di produzione, ma anche a quelle che affiancano  all’attività di produzione la programmazione di stagioni, festival e rassegne. In questo periodo estremamente difficile, infatti, in cui paiono ridursi le risorse messe a disposizione dagli Enti Locali e conseguentemente si corre il rischio di vedere vanificati  sui territori anni di lavoro di progettazione culturale e di formazione dei pubblici, l’avere a disposizione un ricco repertorio di produzioni a costi “calmierati”, vuol dire perseguire il  duplice obiettivo di salvaguardare la capillarità e la qualità dell’offerta culturale sui territori e consentire all’intero sistema del Teatro contemporaneo il superamento di questa fase di  crisi. 

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campania teatro festival

Campania Teatro Festival, la 14° edizione dal 12 giugno all’11 luglio 2021

159 eventi per un mese di programmazione in luoghi all’aperto e in totale sicurezza. 10 sezioni, 70 debutti assoluti e 3 nazionali. Anteprima il 19 marzo con il Maestro Riccardo Muti al teatro Mercadante. A settembre spazio alla sezione Danza e a quella Internazionale con gli spettacoli della regista argentina Marina Otero, del coreografo greco Dimitris Papaioannou e del regista svizzero Cristoph Marthaler.

Campania Teatro Festival

Stesso slogan, nuovo Festival. Stesso slogan, Il teatro rinasce con te, perché a distanza di un anno la vera rinascita del settore teatrale appartiene ancora alla categoria degli annunci e dei buoni propositi. Nuovo Festival perché questa edizione 2021, la quinta diretta da Ruggero Cappuccio, passerà alla storia per essere quella dove il Napoli Teatro Festival diventa il Campania Teatro Festival.

Un modo per anticipare il futuro di una manifestazione che dal 2022 estenderà sempre più la sua azione culturale da Napoli all’intera regione, rendendo organico il legame e l’unitarietà tra i beni paesaggistici e architettonici, ma anche per ribadire e meglio specificare l’impegno concreto della Regione Campania a sostegno di una rassegna multidisciplinare, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival presieduta da Alessandro Barbano, che sa coniugare la cultura nazionale e internazionale con la bellezza di alcuni dei luoghi più suggestivi e simbolici del territorio campano.

Una ricchezza che viene esaltata, valorizzata e veicolata non solo attraverso il coinvolgimento di tante importanti realtà del panorama teatrale italiano ed estero, ma anche con l’attenzione al talento e alle professionalità di molte produzioni e compagnie che operano da anni in Campania, con un impegno che in alcuni casi non è solo artistico ma anche sociale. Saranno più di 1500 i lavoratori dello spettacolo della nostra Regione che faranno parte del Campania Teatro Festival 2021. Un segnale concreto di sostegno non formale a chi continua a subire quotidianamente sulla sua pelle le dure conseguenze economiche della pandemia in un settore da sempre in difficoltà. In attesa, e con l’auspicio, che lo Stato faccia stabilmente la sua parte, come accade in altri Paesi d’Europa, riconoscendo diritti che al momento sono ancora negati.

Sede principale del Festival, con l’allestimento di ben otto palchi, sarà quest’anno il Real Bosco di Capodimonte, che ospiterà per un mese una vera e propria cittadella teatrale tra Cortile della Reggia, Casino della Regina, Giardino Paesaggistico di Porta Miano, Manifattura della Porcellana, Giardino Paesaggistico Pastorale, Praterie della Capraia, il Giardino dei Principi e lo spazio del Cisternone, dove si terranno gli eventi del DopoFestival. Una scelta dettata da tre motivi, tutti egualmente importanti: la vastità degli spazi, fondamentale per i tempi che ancora viviamo, la felice esperienza della precedente edizione e il rapporto di grande collaborazione con il direttore Sylvain Bellenger.

Gli altri eventi si svolgeranno nel Teatro Grande di Pompei, al Belvedere di San Leucio a Caserta, a Montesarchio (in piazza Umberto I e nel Museo Archeologico del Sannio Caudino), nel Teatro Naturale di Pietrelcina, nell’Anfiteatro di Avella e a Salerno, nel Chiostro del Duomo e all’esterno del teatro Ghirelli. Appuntamenti a Napoli ci saranno anche nell’Archivio di Stato di Napoli, nel Refettorio del Chiostro di San Domenico Maggiore, a Made in Cloister e, sempre a Capodimonte, nella Sala Causa. L’anteprima del 19 marzo con il Maestro Riccardo Muti si terrà al teatro Mercadante, mentre gli spettacoli di settembre andranno in scena in tre diversi teatri cittadini: il Bellini, il Trianon e il Politeama.

Capodimonte, luogo tra i più rappresentativi dell’Epoca Borbonica, sarà anche centrale ne “Il sogno reale. I Borbone di Napoli”, un Progetto Speciale di Ruggero Cappuccio curato da Marco Perillo, che, rispondendo alla mission della Fondazione di promuovere e valorizzare i beni del patrimonio culturale materiale e immateriale della Regione, vuole coinvolgere, attraverso un focus storico e artistico sul secolo del Regno, alcuni dei principali siti borbonici della Campania. Il progetto, oltre a sette storie inedite redatte da narratori e interpretate da sette diversi attori, che andranno in scena nel Giardino dei Principi, prevede anche la pubblicazione di una guida stampata degli stessi siti, a cura dello stesso Marco Perillo, che sarà distribuita gratuitamente al pubblico che seguirà gli spettacoli in programma al Festival.

Il Campania Teatro Festival viaggia nel segno della continuità rispetto al passato, adottando ancora una volta uno schema che ne ha fatto in poco tempo una delle realtà culturali più riconosciute e riconoscibili del nostro Paese, apprezzata sempre di più in ambito internazionale come testimonia la costante e rilevante presenza nella rete Italia Festival e nell’EFA ( European Festival Association). Anche quest’anno sui 38 spettacoli di prosa nazionale saranno 29 i debutti assoluti, ribadendo quell’attenzione alle drammaturgie contemporanee che è ormai uno dei tratti distintivi della manifestazione. L’85% dei testi teatrali rappresentati al Campania Teatro Festival sono di autori viventi.

Confermate le 10 Sezioni (Prosa Italiana, Internazionale, Osservatorio, SportOpera, Danza, Musica, Letteratura, Cinema, Mostre, Progetti Speciali), a riprova di una multidisciplinarità che ha caratterizzato tutte le edizioni dirette da Ruggero Cappuccio e rappresenta la vera e propria anima del Festival. Otto di queste sezioni sono programmate tra giugno e luglio, mentre quelle dedicate alla Danza e agli spettacoli Internazionali sono previste nel mese di settembre.  In particolare, per le Compagnie straniere sono già fissati tre debutti nazionali che hanno date e luoghi definiti: l’8 e il 9 al teatro Bellini di Napoli lo spettacolo della regista argentina Marina Otero, il 16 e il 17 il nuovo lavoro del coreografo greco Dimitris Papaioannou al teatro Politeama di Napoli, mentre il 23 e il 24 andrà in scena al teatro Bellini l’ultima creazione del regista svizzero Cristoph Marthaler, con Graham F. Valentine.

Protagonisti di questa edizione, che si aprirà in anteprima il 19 marzo al teatro Mercadante di Napoli con il concerto dell’Orchestra giovanile “Luigi Cherubini” diretta dal Maestro Riccardo Muti (disponibile gratuitamente dal 26 marzo in streaming su live.napoliteatrofestival.it, cultura.regione.campania.it, ansa.it e ravennafestival.live), saranno, tra gli altri:

Massimo Andrei, Laura Angiulli, Valeria Apicella, Virginia Acqua, Corrado Ardone, Lello Arena, Euridice Axen, Roberto Azzurro, Nadia Baldi, Marco Baliani con I Filarmonici di Busseto, Marianella Bargilli, Consuelo Barillari, Peppe Barra, Mariano Bauduin, Maria Vittoria Bellingeri, Sonia Bergamasco, Giovanni Block, Alessio Boni, Andrea Bonioli, Simona Boo, Simone Borrelli, Luca Brignone, Elena Bucci, Roberto Caccioppoli, Fortunato Calvino, Capone & Bungt Bangt, Pino Carbone, Renato Carpentieri, Benedetto Casillo, Marianna Celia, Alì Chahrour, Daniele Ciprì, Roberto Colella (La Maschera), Paolo Coletta, Marina Confalone, Antonello Cossia, Emilia Costantini, il poeta e drammaturgo Giuseppe Conte, Enzo Curcurù, Laura Curino, Floriana D’Ammora, Roberto D’Avascio, Alessandra D’Elia, Emanuele D’Errico, Elio De Capitani, Rosaria De Cicco, Eduardo De Crescenzo, Concita De Gregorio, Ettore De Lorenzo, Massimo De Matteo, Francesca De Nicolais, il Maestro Roberto De Simone, Roberta Lidia De Stefano, Marco Dell’Acqua, Francesco Di Bella (24 Grana), Pino Di Buduo, Claudio Di Palma, Cristina Donadio, Igor Esposito,  Lalla Esposito, Gina Ferri,  Vincenzo Fiorillo, Flo, Gianluigi Fogacci, Adriana Follieri, Peppe Fonzo, Iaia Forte, Simona Fredella, Francesca Gammella, Mario Gelardi, Lello Giulivo, Gnut, Gianluca Gobbi, Enzo Gragnaniello, Yari Gugliucci, Paolo Iammarrone, Davide Iodice, Antonella Ippolito, Karima, Lamberto Lambertini, Gaetano Liguori, Teresa Ludovico, Claudio Malangone, Maldestro, Valter Malosti, Milena Mancini, Vinicio Marchioni, Milva Marigliano, Christoph Marthaler, Gea Martire, Leopoldo Mastelloni, Juan Olivier Mazzariello, Luciano Melchionna, Peppe Miale, Manuele Morgese , Enzo Moscato, Erica Mou, Massimo Munaro, Barbara Napolitano, Roberto Nobile, Marina Otero, Davide Paciolla, Ginestra Paladino, Alessandro Palladino, Ivo Parlati,  Daniel Pennac, Silvio Perrella, Luca Persico in arte ‘O Zulù (99 Posse), Riccardo Pippa con la Compagnia I Gordi, Alessio Pizzech, Alessandro Preziosi, Francesco Procopio, Carlotta Proietti, il violinista Alessandro Quarta, Raiz (Almamegretta), Danilo Rea, Dario Rea, Stefano Reali, lo psicanalista Massimo Recalcati, Maria Rippa, Stefania Rocca, Francesco Roccasecca, Michele Rossiello, Gabriele Russo, Davide Sacco e Agata Tomšič, Davide Sacco (non è un refuso, ma semplice omonimia), Renato Salvetti, Dario Sansone (Foja), Lara Sansone, Lina Sastri, Irene Scarpato (Suonne d’Ajere), Davide Scognamiglio, James Senese, Peppe Servillo, Marco Sgrosso, Benedetto Sicca, Virgilio Sieni, Giuseppe Sollazzo, Marina Sorrenti, Gianni Spezzano, Gabriella Stazio, Marina Turco, John Turturro, Stefano Valanzuolo, Graham F. Valentine, Patricia Zanco, Roberto Zappalà, Francesco Zecca e Luca Zingaretti.

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Riaprire i teatri. Drammaturgie per la ripartenza di Monica Capuani

Monica Capuani è traduttrice, scout e promotrice culturale. Lo scorso ottobre ha avviato una serie di laboratori dal titolo WWTT, Women Writers in Today’s Theatre, dedicati esclusivamente alle donne: attrici, drammaturghe e registe. I workshop riprenderanno in presenza appena le disposizioni in merito alla pandemia lo consentiranno, con appuntamenti itineranti in diverse città italiane, in collaborazione con l’acting coach Federica Rossellini. Tradotto da Monica Capuani, è in libreria e acquistabile online The Spank di Hanif Kureishi, edito dalla milanese Scalpendi. In uscita anche le sue nuove traduzioni di Improvvisamente l’estate scorsa di Tennessee Williams, Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee.

Contrariamente a quanto annunciato, non si leverà il sipario del teatro italiano il prossimo 27 marzo. I teatri restano chiusi e chissà ancora per quanto. Ma quando riapriranno, quali drammaturgie sapranno disegnare il dolore che quest’anno ha generato? Quali autori e autrici saranno in grado di farci riflettere, per mezzo delle loro penne, su questioni che necessitano l’urgenza del dibattito?

Risponde Monica Capuani, tracciando in questo editoriale l’itinerario internazionale di un viaggio introspettivo che culmina in generosi consigli di lettura (e di messinscena).

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Donna che legge con parasole – Henri Matisse

Chiusi. Da un più di un anno. I teatri sono chiusi da più di un anno. Mai avremmo potuto pensarlo. Lesi nel nostro senso di onnipotenza, riapriremo. Riapriremo perché il teatro è una creatura tenace, che ha a che fare con il desiderio, e finché c’è vita il desiderio non muore. Il problema – che è però anche una grande opportunità – è che non si potrà riaprire facendo finta di niente. Con spettacoli in cartellone che non segnino in modo deciso una discontinuità. Quando sento qualcuno dire: “Dopo, la gente avrà voglia di ridere”, mi si accappona la pelle. Per me, “dopo” la gente avrà bisogno di pensare, di confrontarsi con i propri simili, di identificare affinità e intimità, di combattere il futile, l’inutile, la superficialità suicida. Avremo bisogno anche di ridere, sì. E tanto. Ma anche nel ridere dovrà esserci discontinuità. Dovrà essere una risata vitale, empatica, intelligente.

Il 2020 per me è stato un anno importante. Perché ha visto nascere progetti significativi, proprio nel senso di cui sopra. Un sogno che si avvera, per me, è la produzione di Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, nella mia nuova traduzione (la prima dopo sessant’anni), che Antonio Latella sta provando in questi giorni a Spoleto con Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Paola Giannini, Ludovico Fededegni, prodotto dallo Stabile dell’Umbria. Il tema del crollo delle illusioni, che può purificarci prima che sia troppo tardi, è di estrema, dolorosa attualità.

Albee, che aveva 34 anni quando nel 1962 il testo sbancò a Broadway con 664 repliche, diceva che gli spettatori erano diventati “mucche placide” e intendeva riportarli a un coinvolgimento intenso in quel rito che è il teatro, impossibile senza la partecipazione attiva del pubblico. Sono certa che Latella non tradirà questo mandato, soprattutto nell’era post-Covid. Il testo è uno dei più grandi capolavori del teatro americano e quando qualche estate fa lo traducevo mi sembrava denso come il nucleo incandescente dell’universo prima del Big Bang. Sarà questa l’impressione che spero farà al pubblico di oggi: uno shock violento ma vivificante.

The Spank di Hanif Kureishi è un altro spettacolo che non vedo l’ora di vedere. Avevo incontrato Kureishi anni fa a Londra per un’intervista. Il taxi aveva fatto una strada sbagliata, arrivai tardi. Lui era molto seccato, io in imbarazzo per essermi macchiata del cliché del pressappochismo italiano. L’ho rivisto tempo fa, sempre a Londra. Conoscevo da anni Isabella D’amico, la sua attuale compagna, frequentata in ambito editoriale. Lei ha parlato a Hanif del lavoro di scouting, traduzione e promozione di testi di drammaturgia contemporanea che sto facendo in questi anni.

Mi ha detto: “Sto scrivendo un two-hander. Ti interessa leggerlo?”. E ha cominciato a inviarmi il work-in-progress. Poi mi ha invitato a un reading di The Spank in un teatro di Londra. Da noi era appena iniziato il lockdown, così mi ha fatto solo leggere il testo. L’ho tradotto, con la condizione stabilita dai suoi agenti che avrebbe dovuto debuttare prima a Londra. Durante l’estate Hanif e Isabella sono passati per Roma. La prima bozza di traduzione era pronta. Ho lanciato l’idea: “Se riesco a trovare due ottimi attori amici, ti interessa sentirla?”. “Assolutamente sì”, ha risposto.

Così io, Isabella e Hanif ci siamo trovati sulla terrazza a Trastevere di Viola Graziosi e Graziano Piazza, insieme a Tommaso Ragno, e abbiamo ascoltato il testo. La storia di un’amicizia di lunghi anni tra due uomini di mezza età, le cui famiglie sono intrecciate come i rami di due alberi vicini, che si incrina per un incidente di vita. Che gioia, ascoltare quel testo in piena pandemia. Hanif mi ha detto che, se avessi trovato un bel debutto, The Spank sarebbe potuto andare in scena prima qui. Ho telefonato a Filippo Fonsatti, che 36 ore dopo mi ha chiamato per dirmi che lo Stabile di Torino avrebbe prodotto il testo, mettendo in campo il direttore artistico Valerio Binasco e il regista residente Filippo Dini.

È cominciato un bellissimo lavoro sul testo, con Filippo e Hanif, il lavoro che il drammaturgo inglese fa sempre con gli attori e il regista per collaudare la pièce e portarla al suo meglio. “Il teatro è un’arte collettiva”, dice Hanif, e Dini ha potuto sperimentare che non sono solo parole. Il debutto continua a slittare, ma è appena uscita la traduzione, che inaugura – un vero miracolo! – una nuova collana di teatro dell’editore milanese Scalpendi. Il docu-film di Lucio Fiorentino, accessibile sul sito dello Stabile di Torino, è un’incursione nel “making of” dello spettacolo, che andrà in scena quando si riaprirà. Si parlerà di famiglia, di figli, d’amore, d’amicizia, di vita, di senso, di paura della morte. Tutti temi, credo, su cui per forza ci siamo dovuti interrogare in questo dolorosissimo anno di prigionia forzata.

Altri due testi necessari, sono quelli prodotti dal Teatro Nazionale di Genova, nella nuova direzione di Davide Livermore. Era il 2019 quando, a Ortigia, ho preso un caffè con Linda Gennari. Cercava un monologo. L’ho vista in scena qualche sera dopo nell’Elena diretta da Livermore. Autorevole, di una femminilità forte, contemporanea. Mi è tornato in mente un testo che avevo visto qualche mese prima a Londra, al Gate Theatre, e che avevo intenzione di tradurre: Grounded di George Brant. Lo aveva anche interpretato con grande successo Anne Hathaway a NewYork. È la storia di una donna che pilota un caccia da guerra e si è fatta faticosamente strada in un mondo di maschi. Innamorata del volo, del suo aereo, del suo mestiere. Poi resta incinta, di un uomo che la apprezza, che capisce chi è. Così decide di tenere quel bambino, anche se era l’ultima cosa che aveva in mente, ma è una bella sorpresa.

Per regolamento, viene destinata a terra, “grounded”. Che però significa anche “punita”, “messa in castigo”. Esattamente la sua percezione quando viene assegnata alla guida di un drone da guerra e prende pian piano consapevolezza di ciò che fa: mettere fine a delle vite, spesso di civili innocenti, anche bambini. Purtroppo, non sono potuta andare alle prove, ma chi le ha viste mi dice che Livermore ha costruito uno spettacolo mozzafiato e che Linda Gennari è stellare. Ne sono felicissima, perché il teatro degli ultimi dieci anni ha molto penalizzato le attrici e io ci tengo particolarmente a cercare testi con grandi ruoli femminili. E poi in Grounded si parla di acquisire consapevolezza di chi siamo, e oggi mi sembra un tema ineludibile.

Mentre scrivo, da Genova sono appena tornata: mi sono concessa due giorni alle prove di Solaris, il romanzo di Stanislaw Lem nel bellissimo adattamento del drammaturgo inglese David Grieg. Altro progetto nato durante il primo lockdown. Federica Rosellini, che è un’attenta lettrice e un’amica, a volte leggeva qualche mia traduzione al telefono. Un modo per continuare a lavorare – e a sognare – in cattività. Questo testo l’ha toccata particolarmente. Mi ha chiesto di poterlo dare ad Andrea De Rosa, che molti anni fa aveva diretto nella mia traduzione Molly Sweeney di Brian Friel, quest’anno rimesso in scena da Valerio Binasco. “Certo”, le ho detto. Andrea ne è rimasto folgorato: l’idea di questo pianeta, di cui noi siamo il virus, che ci rimanda persone morte con cui in vita abbiamo avuto rapporti traumatici, irrisolti, gli è sembrata da cogliere al volo. I Nazionali di Genova e Napoli sono entrati subito in co-produzione.

E in questi giorni ho avuto il privilegio di vedere le immagini forti che De Rosa sta costruendo: l’interno dell’astronave imbrattata di nera sostanza aliena, il grande oblò da cui invece di Solaris si vede la nostra povera Terra, Federica Rosellini/Kelvin alle prese con il suo struggente visitatore Ray/Giulia Mazzarino, e i due scienziati provati da due anni di vita a bordo della stazione che orbita intorno al pianeta – Sandra Toffolatti/Sartorius e Werner Waas/Snow – segnati dalla morte del comandante Gibarian/Umberto Orsini, che si vede solo in video ma con quale potenza. Un’incursione ipnotica nel cuore di questioni cardinali: identità, amore, umanità. Chi siamo, quanto abbiamo ferito il nostro pianeta, quanto siamo insignificanti nel contesto dell’universo infinito. Virus, noi stessi, banalmente. Destinati, come il Covid19, a sparire dopo un piccolo grande exploit.

Un evento epico, che sono felicissima di aver contribuito a creare, sarà il ritorno di Franca Nuti a 92 anni sul palcoscenico del Piccolo Teatro di Milano (che è anche produttore) con Una vita tedesca di Christopher Hampton. La Nuti è la più grande attrice/attore del nostro teatro e incarnerà il ruolo di Brunhilde Pomsel, la segretaria di Goebbels, che parlò del nazismo solo a 105 anni. È un monito a tutti noi sul pericolo dei fascismi e dei fondamentalismi. Adoro i testi per attrici molto anziane, ci possono insegnare molto. Chissà se Lisa Natoli riuscirà a portare in scena Escaped Alone della gigantesca Caryl Churchill, andato in scena al Royal Court nel 2016, un quartetto di anziane che si alternano in una partitura di saggezza, leggerezza, lucida follia sull’orlo dell’abisso.

In questi giorni sto traducendo per MaMiMò di Reggio Emilia 4000 miglia di Amy Herzog, un’altra drammaturga americana che mi interessa molto. C’è il ruolo di una nonna newyorkese novantunenne che accoglie in casa per un po’ il nipote ventenne, che arriva in bici dal Minnesota, in crisi, in cerca di risposte. Il confronto con la generazione dei vecchi è qualcosa che dovremmo assolutamente recuperare. Tutto il teatro che cerco altrove – ad oggi sono arrivata a quota 126 testi teatrali tradotti – è quello che vorrei vedere in scena in Italia.

Dopo questa pandemia, però, ci sono testi più urgenti. Il primo che vorrei fosse prodotto subito è The Contingency Plan di Steve Waters. È composto di due testi – On the Beach e Resilience – e il tema è quello del “climate change”. Sono andati in scena la prima volta al Bush Theatre di Londra nel 2009. Quest’anno sarebbero dovuti tornare in scena al Donmar Warehouse, totalmente revisionati e aggiornati. Sono riuscita a chiudere le due traduzioni solo con l’aiuto di un climatologo, Sandro Calmanti, che si è molto appassionato al progetto perché ha visto in questi due testi teatrali una possibilità straordinaria di comunicare informazioni di non semplice veicolazione. Ne ho letti degli stralci durante i miei laboratori, e ho visto la presa potentissima che hanno sulle giovani generazioni, giustamente molto sensibili ai temi dell’ecologia e della tutela del pianeta.

Un altro testo che vorrei si facesse presto è Gli antipodi di Annie Baker. Americana, classe ’81, premio Pulitzer nel 2014 per The Flick, è una delle grandissime della drammaturgia americana di oggi. Ne Gli antipodi mette in scena un gruppo di sceneggiatori che devono concepire una nuova serie tv di successo. Il tempo passa, le idee scarseggiano, la dimensione si fa sempre più surreale e claustrofobica: forse siamo alla fine della specificità umana, perché forse non siamo neanche più in grado di raccontare storie, una delle caratteristiche distintive degli umani.

Un’altra questione che mi piacerebbe vedere affrontata sui nostri palcoscenici è quella del gender. Due testi inglesi l’hanno di recente attraversata in modi diversissimi. The Writer di Ella Hickson, andato in scena all’Almeida nel 2018 con Romola Garai protagonista, è un’incursione nel patriarcato che ancora vige nei teatri. Protagonista della pièce è una giovane drammaturga che vediamo lottare, sia nella vita privata sia in quella professionale, per affermare la propria originale idea di teatro contro quella degli uomini che ancora per lo più gestiscono tutte le posizioni di potere e manovrano le leve del mercato.

Anche The Doctor di Robert Icke, enfant prodige della scena londinese oggi conteso dai più grandi teatri d’Europa, è un tuffo nel cuore degli stereotipi di genere, razza, religione. Liberissima riscrittura di Il professor Bernhardi di Arthur Schnitzler, è la storia di un medico (una strepitosa Juliet Stevenson) che fonda una clinica all’avanguardia nella cura del morbo di Alzheimer. Un giorno ricovera una ragazzina che ha tentato di praticarsi un aborto in casa per nascondere la gravidanza ai genitori ultracattolici, partiti per un viaggio. L’infezione è irrecuperabile e il dottore vuole assicurare alla paziente una morte ignara e pacifica. Arriva un prete, su richiesta dei genitori che stanno rientrando, ma il dottore si rifiuta di lasciarlo passare. La ragazzina muore e scoppia uno scandalo che porterà alla luce temi caldi come etica, misoginia, oscurantismo delle religioni, linciaggi mediatici.

Vorrei anche vedere Come trattenere il respiro di Zinnie Harris, drammaturga scozzese di grande talento. È un Faust al femminile: una ragazza è perseguitata dal diavolo che ha contratto un debito con lei e tenta in modo sempre più violento di liberarsene. In un contesto futuro ribaltato, in cui la gente tenta di andare da Berlino ad Alessandria d’Egitto sui barconi. E poi vorrei vedere due testi di Nathalie Fillion, che riesce a far ridere in maniera intelligente parlando di temi di un peso specifico non da poco. In Sulla luna, i nipoti fanno appello alla nonna, energica mater familias, perché intervenga sul figlio bipolare che, avendo cambiato farmaci, minaccia di sperperare il patrimonio di famiglia accumulato da generazioni. Il problema è che lui mantiene un’allegra famiglia allargata di figli che vivono tutti a casa, laureati e nullafacenti, e così deve continuare a essere.

In Spirit, tre sorelle figlie della stessa madre e di padri diversi, vanno a vivere insieme in un appartamento dove ha abitato per qualche tempo Lenin con la moglie, visitato spesso dall’amante. Tra funghetti allucinogeni e fisica quantistica, le epoche si mescolano con esiti comici, sì, ma anche estremamente sofisticati. Fillion ci porta a riflettere sugli esiti della storia, la perdita degli ideali sociali e politici che animavano la società di cent’anni fa, la teoria delle stringhe, Tre sorelle di Čechov. E non mi sembra poco.

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