Theatron 2.0 è un’organizzazione che si avvale del lavoro di professionisti specializzati in diversi settori dello spettacolo dal vivo e di esperti nella comunicazione. Opera in molteplici ambiti delle performing arts sviluppando progetti orientati a promuovere la cultura teatrale mediante l’impiego di nuove tecnologie e strategie digitali.
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ERT: online il bando per il conferimento della Direzione della Fondazione

ERT

Il Consiglio d’Amministrazione di Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro Nazionale, presieduto da Giuliano Barbolini e composto da Mauro Casadei Turroni Monti, Irene Enriques, Remo Mezzetti, Anna Maria Quarzi, Maria Grazia Scacchetti e Joan Subirats, nella seduta del 16 gennaio 2021 ha deliberato all’unanimità, pienamente supportato in questo indirizzo dai Soci Fondatori (Regione Emilia-Romagna e i Comuni di Modena, Cesena e Bologna), di procedere attraverso un Avviso di selezione per il conferimento della Direzione della Fondazione, con la conseguente responsabilità generale della programmazione e della gestione di tutte le attività istituzionali dell’Ente.

Ai fini dell’ammissione alla selezione, i candidati dovranno  possedere una comprovata esperienza nel settore teatrale e una comprovata esperienza nell’organizzazione e direzione manageriale e/o artistica maturata nel settore dello spettacolo dal vivo. Le domande possono essere inviate all’indirizzo di posta elettronica certificata selezionedirezione@pec.emiliaromagnateatro.com a partire dal giorno 18/01/2021 ed entro il termine perentorio delle ore 13:00 del giorno 08/02/2021 allegando il curriculum formativo e professionale.

Leggi l’avviso di selezione e la domanda di partecipazione.

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Firmati 3 nuovi decreti: 55 milioni per cinema, lirica e lavoratori dello spettacolo

decreti

Il ministro dei Beni e le attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha firmato, il 12 gennaio, tre decreti “dal valore complessivo di 55 milioni di euro per contrastare gli effetti drammatici della pandemia nei settori del cinema e dello spettacolo dal vivo”. Lo si legge in una nota, in cui si dettaglia che “i provvedimenti, che sono stati inviati agli organi di controllo, prevedono: 25 milioni di euro di ristori per le imprese di distribuzione cinematografica; 20 milioni di euro come ulteriore sostegno alle Fondazioni lirico sinfoniche; 10 milioni di euro per la creazione, in vista della ripartenza, di un fondo di garanzia a tutela degli artisti e degli operatori dello spettacolo per le rappresentazioni cancellate o annullate a causa della pandemia”.

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Corpo e tecnologia

TESI DI LAUREA: Corpo e tecnologia. Il riadattamento di un testo attraverso la lente della contaminazione dei linguaggi nella produzione di Thomas Ostermeier

TITOLO TESI > Corpo e tecnologia. Il riadattamento di un testo attraverso la lente della contaminazione dei linguaggi nella produzione di Thomas Ostermeier

ISTITUTO > Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi – Diploma Accademico di primo livello in Regia indirizzo Teatro

AUTORE > Emanuele Giorgetti

Corpo e tecnologia

INTRODUZIONE DELL’AUTORE

L’obiettivo di questa tesi è quello di andare a esplorare il riadattamento di un testo attraverso la lente della contaminazione di linguaggi nella produzione di Ostermeier. Nella seconda metà del Novecento, l’arte subisce un cambiamento radicale. I confini diventano sempre più fluidi e si verificano sempre più frequentemente contaminazioni tra le arti, in particolar modo tra performing art e teatro. Negli anni ‘80 c’è poi un’altra svolta, quella tecnologica del teatro che di lì a poco porta all’irruzione dei nuovi media in scena. Nel decennio successivo viene ripresa la concezione di performativo: il corpo diventa il punto nodale di un teatro che, così si dice, viene dopo il dramma. Queste sono le basi, l’humus fertile, in cui Thomas Ostermeier mette le proprie radici, per diventare poi il volto di riferimento del teatro di regia tedesco.

LEGGI LA TESI DI LAUREA > CORPO E TECNOLOGIA. IL RIADATTAMENTO DI UN TESTO ATTRAVERSO LA LENTE DELLA CONTAMINAZIONE DEI LINGUAGGI NELLA PRODUZIONE DI THOMAS OSTERMEIER

Emanuele Giorgetti, 25 anni. Dal 2014 al 2017 ha frequentato la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, specializzandosi nell’indirizzo multimediale. Nel 2016 per l’università degli Studi di Milano, realizza un docufilm su Shakespeare. Nel 2017 ha iniziato gli studi presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Durante l’estate 2018 ha seguito uno stage presso la compagnia dei Motus a Santarcangelo Festival, presso la compagnia Fanny Alexander e presso il Teatro Elfo Puccini. A settembre 2019 ha debuttato con la sua prima regia con lo spettacolo Contro il Progresso di Esteve Soler, presso il Teatro Out Off. Conclude i suoi studi nel 2020 laureandosi con 105/110.

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Manifesto

Nasce il “Patto per le arti performative”. Un Manifesto lanciato al MIBACT

Federazioni, associazioni e formazioni indipendenti di teatro, musica, danza e circo sottoscrivono il patto per le arti performative e propongono al MIBACT un manifesto per valorizzare, tutelare e sostenere lo spettacolo dal vivo.

Manifesto

“Come abbiamo ampiamente compreso e purtroppo constatato, il 2021 sarà ancora un anno fuori dall’ordinario e quindi il nostro impegno dovrà essere straordinario nella costruzione del prossimo futuro delle arti performative, nell’ambito di una nuova visione per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese”.

Lo sostengono unitariamente i responsabili delle organizzazioni firmatarie del Patto per le arti performative che lanciano un Manifesto al MIBACT.

Sono dieci le organizzazioni appartenenti a tutti i settori delloSpettacolo dal Vivo che hanno sottoscritto il Patto: ANAP (Associazione Nazionale Arti Performative), APS (Libera Associazione Lavoratori Spettacolo); CeNDIC (Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea); Fed.It.Art. (Federazione Italiana Artisti); Forum Nazionale per l’Educazione Musicale; Indies (La Casa della Musica Indipendente); Movimento Spettacolo dal VivoSIEDAS (Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo); StaGe! (Stati Generali Musica Indipendente ed Emergente); UTR (Unione Teatri di Roma).

In sintesi alcuni punti del Manifesto:

Allineare l’investimento culturale dello stato italiano alla media della spesa europea; valorizzare la creatività artistica e l’utilità sociale, culturale, formativa ed economica dello spettacolo dal vivo e delle arti performative; identificare le imprese culturali e tutte le categorie dei lavoratori del settore con uno specifico registro; abolire il Fus e creare un nuovo Fondo Unico per le Arti Performative in accordo con le Regioni.

Il Manifesto integrale:

In qualità di Federazioni, Associazioni e Formazioni indipendenti di Teatro, Musica, Danza e Circo che sottoscrivono il presente Manifesto con il nome di Patto per le Arti Performative, ci siamo riuniti con l’intento di proporre un intervento costruttivo per collaborare alla realizzazione di una nuova politica culturale del Paese, portando e rappresentando istanze in grado di produrre mutamenti e trasformazioni necessari al bene comune dello Spettacolo dal Vivo e, di conseguenza, alla coesione sociale e al benessere collettivo.

Come abbiamo ampiamente compreso e purtroppo constatato, il 2021 sarà ancora un anno fuori dall’ordinario e quindi il nostro impegno dovrà essere straordinario nella costruzione del prossimo futuro delle arti performative, nell’ambito di una nuova visione per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese.

Abbiamo l’occasione di gettare le basi per una autentica politica culturale, che porti al superamento delle tante lacune, discrezionalità e anacronismi presenti nell’ordinamento del comparto dello Spettacolo dal Vivo, problematiche che sono presenti da molto tempo e che la pandemia ha messo ancor più in chiara luce.

Questa è un’opportunità che abbiamo il dovere di cogliere a favore di tutto il settore dei lavoratori e degli operatori dello spettacolo e, ripetiamo, per quello che questo comparto rappresenta, per il nostro Paese e nell’interesse di tutti i cittadini.

Pertanto, in questo anno di transizione, dobbiamo proporre e realizzare azioni condivise, per adeguare l’approccio e l’impianto normativo del comparto a una realtà ormai evoluta. Riteniamo che l’attuale Tavolo Permanente per lo Spettacolo dal Vivo presso il Mibact sia una iniziativa veramente lodevole, che vada sostenuta come luogo di ascolto, confronto, realizzazione di istanze e proposte anche per la ripartenza di tutto il settore.

Qualora questo Tavolo di confronto non dovesse rivelarsi realmente efficace e operativo, il Patto per le Arti Performativecomposto da organizzazioni appartenenti a tutti i settori dello Spettacolo dal Vivo – Teatro, Musica, Danza e Circo – richiederà incontri diretti sia con il Ministro, sia con i dirigenti responsabili del MIBACTper un confronto trasparente.

Considerata la natura di sintesi di questo documento, evidenziamo di seguito i temi per una nuova politica culturale che verranno articolati e illustrati successivamente in documenti dettagliati, per esplicare motivazioni e modalità delle azioni da portare avanti, anche in previsione della nascita degli Stati Generali per lo spettacolo dal vivo:

  1. valorizzazione della creatività artistica e dello Spettacolo dal Vivo come strumento formativo ed educativo
  2. considerazione dell’utilità sociale e culturale dello Spettacolo e delle Arti Performative
  3. necessità di allineare l’investimento culturale dello Stato italiano alla media della spesa europea (pur riconoscendo gli incrementi già adottati dal MIBACT)
  4. definizione delle Imprese Culturali e creazione di uno specifico registro
  5. identificazione e riconoscimento di tutte le categorie dei lavoratori dello spettacolo con un apposito registro di identificazione
  6. ridefinizione dei princìpi e delle relative norme che regolano l’intervento economico delle Istituzioni a favore dello Spettacolo dal Vivo, abbandonando l’attuale FUS, per creare un nuovo Fondo Unico per le Arti Performative in accordo con le Regioni
  7. attuazione di una reale semplificazione amministrativa e un modus agendi unificato e comune per tutti gli enti pubblici (Ministero, Regioni, Comuni) ed enti pubblici economici e non.

Il mondo dello spettacolo dal vivo, nelle sue diverse espressioni e attività, messo nelle condizioni giuste per operare,contribuirà alla ripresa culturale, economica e morale del nostro Paese, anche attraverso un fortissimo rilancio della fruizione dell’immenso patrimonio culturale e artistico d’Italia, ponendo in primo piano il suo ruolo aggregativo, formativo, creatore di benessere, distensivo e sociale. 

I firmatari:

ANAP (Associazione Nazionale Arti Performative)APS (Libera Associazione Lavoratori Spettacolo); CeNDIC (Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea); Fed.It.Art. (Federazione Italiana Artisti); Forum Nazionale per l’Educazione Musicale; Indies (La Casa della Musica Indipendente); Movimento Spettacolo dal VivoSIEDAS (Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo); StaGe! (Stati Generali Musica Indipendente ed Emergente); UTR (Unione Teatri di Roma).

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Under 25, ribellati. Il bando Z di Dominio Pubblico

Bando Z

“Dominio Pubblico – La Città agli Under 25” è un festival multidisciplinare che nasce come strumento di indagine sulla creatività di una nuovissima generazione di  artisti  U25,  attivi  in  diversi campi artistici: teatro,danza,performance,cortometraggi,musica,circo,artivisive, street art,fumetti e formati digitali.

Il Festival si propone di essere il più significativo evento italiano focalizzato sulla creatività U25. Ogni anno, nel corso della settimana di programmazione verranno ospitati oltre 100 giovani artisti provenienti da tutta Italia e selezionati da una direzione artistica Under25più di 50 eventi tra spettacoli-concerti-mostre-proiezioni-eventi speciali-workshop

Il Festival si svolgerà nel mese di giugno 2021. Le date potranno subire variazioni a causa dell’emergenza epidemiologica Covid-19. L’organizzazione confermerà il periodo di programmazione con la pubblicazione dei selezionati prevista entro il mese di aprile 2021.

La finalità ultima di questo bando è quella di realizzare un festival che si terrà a Roma: il Teatro India, grazie alla collaborazione con Teatro di Roma – Teatro Nazionale sarà ancora una  volta  la  location  principale dell’Ottava Edizione del Festival multidisciplinare  “Dominio Pubblico – La Città  agli Under 25“, insieme allo ATCL Circuito Multidisciplinare della Regione Lazio per Spazio Rossellini – Polo Culturale Multidisciplinare Regionale.

Dominio Pubblico è anche un progetto di formazione del pubblico e di orientamento professionale rivolto a ragazzi che vogliano sperimentarsi in un percorso da spettatori attivi finalizzato alla produzione, promozione e organizzazione del festival:

Ogni anno prendono parte alle attività oltre 250 giovani tra i 16 e i 25 anni, fruendo di varie offerte. 30 giovani formano una nuova direzione artistica partecipata che avrà il compito di scegliere gli artisti del festival che vengono selezionati tramite public call. Il gruppo viene seguito dalla direzione senior e da un team di esperti del settore che collaborano al progetto.

Nel corso di 7 anni di attività, Dominio Pubblico ha formato diverse generazioni di spettatori U25, alcuni di essi hanno continuato a essere attivi nel campo della creazione di eventi culturali. Oggi DPU25 può contare su una comunità di oltre 800 ragazzi formatasi attraverso il percorso da spettatori attivi.

A chi si rivolge il bando

Il bando si rivolge ad artisti e gruppi U25 operanti sul territorio nazionale, con finalità professionali, in diversi ambiti: teatro, danza, performance, cinema, musica dal vivo, arti figurative e digitali, arti circensi e ogni nuova forma di arte contemporanea multidisciplinare.

Il titolare artistico di ogni opera proposta deve essere di età uguale o inferiore ai 25 anni. Nel caso dei gruppi musicali o degli spettacoli/performance ideati/e collettivamente, la maggioranza dei partecipanti al progetto deve essere di età uguale o inferiore ai 25 anni.

Saranno considerati under 25 e potranno, pertanto, partecipare alla selezione tutti coloro che sono nati dopo il 1 gennaio 1995.

Le sezioni del Festival

Le sezioni del Festival, per l’edizione 2021, sono: Teatro/Performance, Performance Urbana/Site Specific, Circo, Danza/Danza Urbana, Cinema, Musica Live, Arti Visive, Progetti Digitali. È possibile partecipare alla selezione con un unico progetto per ogni ambito artistico.
La direzione artistica U25 del Festival Dominio Pubblico valuterà le proposte insieme a degli esperti del settore scelti per ogni sezione del Festival. 

Come partecipare

Per partecipare al bando dell’edizione 2021 è sufficiente compilare l’application form, nel quale sono specificati i materiali richiesti per ogni sezione del Festival. È possibile inviare la propria candidatura fino alle 23:59 del 07 febbraio 2021.

Per informazioni e assistenza nella compilazione del form è possibile scrivere all’indirizzo info@dominiopubblicoteatro.it

SCARICA IL BANDO

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rete critica

Premio Rete Critica 2020: due giorni di incontri online per l’edizione 9 e ¾

Seppur in un anno di grande incertezza per il mondo del teatro, Rete Critica, in accordo con il Teatro Stabile del Veneto, torna virtualmente a Padova in un format interamente rinnovato e digitale.

Dal 2011 Rete Critica, la rete dei migliori blog e siti web indipendenti di informazione e critica teatrale, segnala l’avanguardia della scena teatrale italiana. In questo 2020 avremmo dovuto festeggiare il decennale del Premio ma le circostanze lo hanno impedito; abbiamo così pensato a un’edizione “9 e ¾” che vedrà protagonisti i progetti che abbiano saputo rappresentare e incarnare il cambiamento che – nostro malgrado – stiamo vivendo, guardando verso il futuro per superare una fase difficile per il settore culturale. 

L’edizione 2020 del Premio si traduce in una mappatura nazionale di progetti artistici realizzati durante il primo periodo di black-out teatrale e di altri messi in scena dopo la riapertura di metà giugno. La ricognizione completa dei soggetti segnalati è disponibile sul sito di Rete Critica.

Nuove e vecchie tecnologie incontrano nuovi e vecchi linguaggi: cosa ha prodotto e pensato il mondo del teatro italiano in questo 2020? L’obiettivo di Rete Critica è riuscire a dare un contributo decisivo per non cadere nella tentazione del “tutto come prima” e provare così a raccontare un momento storico che sarà anche spartiacque sociale e culturale rilanciando verso il futuro insieme agli artisti e a chi sta immaginando il teatro che sarà.

Dopo tutto, il binario 9 e ¾ porta in un’altra dimensione: quella dell’immaginazione.

Il 4 e il 5 dicembre si terranno tre momenti di approfondimento tematico on line (della durata di un’ora circa) a partire dai progetti segnalati in questa edizione straordinaria, con la partecipazione di un ospite d’eccezione e moderati da un membro di Rete Critica. Gli incontri saranno fruibili sulle pagine Facebook del Teatro Stabile del Veneto e di Rete Critica.

In occasione del Premio Rete Critica 9 e ¾ sarà presentato uno short doc sulle prime dieci edizioni, a cura di Simone Pacini, scritto e diretto da Andrea Esposito, verrà trasmesso per la prima volta il 5 dicembre, dopo il primo tavolo tematico, poi rimarrà in rete sui siti dello Stabile e della Rete. Sarà un’occasione per ripercorrere la storia e l’origine del premio fin dalla sua prima edizione attraverso le immagini e le testimonianze dei vincitori e di coloro che hanno animato questo appuntamento.
Con gli interventi di Oliviero Ponte di Pino, Massimo Ongaro e di artisti, compagnie e progetti vincitori: citiamo tra gli altri Gianni Farina di Menoventi (2011), Daniele Timpano (2012), Armando Punzo e Archivio Zeta (2014), Case Matte e Puglia Off (2015), Davide Lorenzo Palla e Zona K (2016), NEST Napoli Est Teatro e Mario Gelardi del Nuovo Teatro Sanità (2017), Kepler-452 (2018) e Stefano Tè del Teatro dei Venti (2019).

Tavolo “Teatro e politica”
ospite Giovanni Boccia Artieri
moderatore Roberta Ferraresi
segnalati dalla Rete:
Progetto C.Re.S.Co. | Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea
Giorgina Pi (Tiresias)
Kepler 452 (Lapsus urbano)

Tavolo “Teatro in ascolto”
ospite Rodolfo Sacchettini
moderatore Viviana Raciti
Segnalati dalla Rete: 
Campsirago Residenza (Favole al telefono)
Radio India
Frosini/Timpano (InDifferita)

Tavolo “Danza e immagine”
ospite Roberta Nicolai
moderatore Laura Gemini
segnalati dalla Rete:
Balletto Civile (progetto M.A.D. Museo Antropologico del Danzatore)
Paola Bianchi (ELP)
Teatrino Giullare (Il diario dei giorni felici)

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Grotowski

Il Teatr Laboratorium di Jerzy Grotowski, una riflessione contemporanea

Articolo a cura di Federica Balbi

Grotowski

Le parole di Jerzy Grotowski e dei suoi collaboratori scolpiscono interrogativi intrinsechi alla natura stessa del teatro, costituendo un punto di partenza per sviluppare riflessioni sul periodo storico attuale e immaginare ripartenze possibili. 

Teatr Laboratorium (La casa Usher, 2007) è un’opera collettiva, una raccolta di scritti di vario genere che permettono di ricostruire il percorso di ricerca di Jerzy Grotowski e la rivoluzione del teatro e del linguaggio da lui messa in atto. È nel Teatr 13 Rzędów (13 file) di Opole, in seguito rinominato Teatr Laboratorium, che l’attività di Grotowski ebbe inizio nel 1959, con un piccolo gruppo di attori e con la collaborazione di Ludwik Flaszen. Il volume, a cura di Ludwik Flaszen, Carla Pollastrelli e Renata Molinari, è composto da saggi brevi, appunti e testi ricavati da alcune conferenze tenute da Grotowski e Flaszen, ed è corredato da uno scritto di Eugenio Barba. 

Nel suo presente, Grotowski si confronta con la sfida che il cinema pone al teatro. Egli si interroga sul ruolo di quest’ultimo, poiché il cinema, attraverso effetti speciali, set e montaggio, ha possibilità molto più ampie dal punto di vista tecnico. Il breve saggio Per un teatro povero, incluso in questo volume, è considerato il manifesto del teatro di Grotowski: egli aspira a un teatro spoglio di scenografie, oggetti di scena e costumi non necessari, ma anche liberato da gesti impostati, da linguaggi convenzionali e svuotati. 

I due ensembles

La differenza tra teatro e cinema, tuttavia, non è soltanto tecnica, ma risiede nella modalità stessa di svolgimento dello spettacolo: con un pubblico, ogni sera unico e irripetibile. Questo fattore, considerato quasi ovvio, non è più scontato oggi, a causa delle correnti restrizioni e degli esperimenti di teatro in video, che fanno temere il peggio ad alcuni per il futuro dello spettacolo dal vivo. 

Nelle argomentazioni di Grotowski si ritrova un briciolo di speranza: il teatro è unico per la relazione che instaura tra attori e pubblico, composto non da spettatori passivi, ma da un secondo ensemble che compartecipa alla creazione dello spettacolo. Nelle sue produzioni, Grotowski sfida le possibilità spaziali del teatro, eliminando il palcoscenico, disponendo il pubblico in modi alternativi e provocandolo anche apertamente, per accrescere al massimo la tensione che intercorre tra i due gruppi.

Come spiega il regista, quando un uomo è parte di un pubblico, di un gruppo di persone che momentaneamente ricoprono lo stesso ruolo, le sue reazioni e i suoi comportamenti sono diversi, più viscerali e spontanei, come aveva scritto Gustave Le Bon ne La psicologia della folla. Ora, può tutto questo essere replicato attraverso uno schermo?

Teatro come rituale

Sulla base di queste riflessioni, Grotowski accosta il teatro a riti religiosi e tradizionali, dichiarando l’aspirazione a dar vita a un “rituale laico”. Il regista rimanda spesso alle sue stesse fonti di ispirazione, dalla formazione con Stanislavskij alle influenze che hanno avuto su di lui esperienze sceniche orientali, in particolare le rappresentazioni e tradizioni indiane, ma non abbraccia nessuna di queste in maniera totale. Il suo teatro deve avere alcune caratteristiche del rito, a cui dà vita l’attore con il suo corpo e la sua voce, per cui sono presentati approfondimenti su esercizi e tecniche vocali. Questo rito deve essere sociale, come sfida allo spettatore, e necessariamente politico.

Solo attraverso la messa in scena di opposizioni, per Grotowski, è possibile raggiungere questo obiettivo. Pertanto, uno spettacolo che abbia le caratteristiche del “mistero”, nel senso ellenistico di rito sacro, deve anche contenere elementi farseschi; al tragico deve essere accostato il carnevalesco, e così via, a tutti i livelli di composizione. Tra i temi prediletti, proprio per questo, vi sono quelli archetipici della nostra cultura, attraverso personaggi quali Caino, Amleto, Faust e figure cristologiche. 

La composizione stessa dello spettacolo, come emerge continuamente dai testi di Teatr Laboratorium, non è un’imposizione dall’alto, ma sgorga dal lavoro collettivo dei presenti, tanto che il ruolo del regista sfuma in una figura molto meno rigida e codificata. Anche questo tipo di ricerca, di laboratorio, è da prendere in considerazione nella riflessione odierna sul fare teatro e nel confronto con i media a disposizione. La lettura di questo testo fornisce innumerevoli spunti, e può farci riscoprire alcune prospettive per affrontare il nuovo assetto che le arti sceniche sono chiamate a formulare.

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Over

Due urgenze a confronto: intervista ai finalisti di Over Emergenze Teatrali

Articolo a cura di Mila Di Giulio

Over

OVER Emergenze Teatrali è un progetto finalizzato all’individuazione e alla premiazione di realtà emergenti, nato nel 2019 dalla collaborazione fra il Teatro Argot Studio e il NEST (Napoli Est Teatro), in cui centrale è la riflessione sulle estetiche e sulle nuove forme di espressione. Mai come quest’anno il concetto di emergenza e individualità assume un ruolo fondamentale e topico, l’urgenza di un’estetica nuova e incisiva caratterizza con forza le compagnie selezionate.

Dopo una prima fase svoltasi nella sede del NEST, i due progetti giunti in finale, LET ME BE – Studio di Camilla Guarino e Giuseppe Comuniello e In Marcia di Hosteria Fermento, andranno in scena il 4 ottobre presso il Teatro Argot. Per ragioni di sicurezza gli spettacoli si svolgeranno a porte chiuse ma verranno trasmessi in live streaming sui canali social di Teatro Argot Studio, NEST e Theatron 2.0.

In LET ME BE – Studio, la danza contemporanea si fa veicolo di comunicazione e narrazione e diventa una forma di guida e visione alternativa dall’altro. In Marcia di Hosteria Fermento parte dalla crudeltà imprevedibile della guerra per raccontare le difficoltà delle incertezze odierne. Due spettacoli diversi tra loro, ma che condividono la stessa impellente necessità programmatica.

Abbiamo intervistato Marco Valerio Montesano di Hosteria Fermento e Camilla Guarino  a proposito delle peculiarità del loro lavoro, approfondendo il processo di creazione degli allestimenti, riflettendo sul concetto di urgenza artistica.

È interessante pensare all’idea da cui si origina il vostro spettacolo come una metafora degli artisti emergenti, ostacolati nell’espressione della propria libertà individuale. Condividete questa chiave di lettura?

Marco Valerio Montesano: Non vorrei catalizzare l’attenzione sul problema degli artisti, è una questione che riguarda globalmente i giovani. Leggevo che qui in Italia c’è un’esportazione massiccia di capitale umano, ovvero di giovani laureati che emigrano all’estero per trovare possibilità. Il problema è che chi studia e ha voglia di fare si sente inevitabilmente limitato, in questa categoria vanno inclusi sicuramente gli artisti, ma va inteso indubbiamente come un problema più ampio.

Come è nata la decisione di unire insieme le figure di attore, regista e drammaturgo, quale delle tre è arrivata prima e quale è stata la più impegnativa?

MVM: Il nostro è un percorso innanzitutto attoriale, siamo tutti e tre diplomati come attori all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Silvio D’Amico. Anche questa scelta può essere letta come un’emergenza in qualche modo, trovare una necessità drammaturgica, attoriale, registica che riesca a dare una visione d’insieme. Mettere mano al testo è stata la fase più complessa, si tratta di un nostro testo originale: siamo partiti da un aneddoto relativo a mio nonno, che da semplice soldato si ritrovò ad essere il più alto in grado a causa della morte dei compagni, completamente senza attrezzatura e senza esperienza necessaria per farlo.

Emerge dunque la questione generazionale fra padri e figli: nel mondo contemporaneo è labile il confine della giovinezza, la grande differenza è proprio questa, oggi assumersi responsabilità da padri, è più difficile a volte, perché in passato si poteva contare su una struttura sociale più solida.  

Over

Il vostro spettacolo può essere descritto come un’esemplificazione pratica di una sinestesia, sei d’accordo con questa definizione e cosa significa all’interno di questo lavoro la parola sinestesia?

Camilla Guarino: Si, sono d’accordo, in questo lavoro uniamo il tatto, la manipolazione dei corpi e l’udito sia riguardante il ritmo e la musica, sia la descrizione verbale di ciò che vedo. Tutti i vari elementi da soli non assumono senso, la componente del tatto comprende la parola e il suono. Non ha ragione d’esistere una descrizione effimera di un qualcosa come la danza, senza un richiamo a un’atmosfera che a volte non è percettibile solo con la vista nel caso del movimento dei corpi.

Qual è la forza specifica della danza che ha permesso di compiere un lavoro sull’assenza della vista, piuttosto che un’altra forma di espressione artistica?

CG: Nel teatro, nel cinema, la parola è fondamentale perché dà un ritmo, crea già da sola un’atmosfera. Nel caso di un quadro c’è la descrizione di un qualcosa che è statico. Per quanto riguarda la danza è tutto molto più aleatorio, poiché entrano in gioco una serie di sfumature che prese da sole non hanno significato ma possono assumerlo attraverso la descrizione di gesti d’insieme

La nostra sfida è quella di trasmettere all’esterno qualcosa che fa parte del nostro quotidiano di danzatori, mantenendo una dimensione intima, cercando di conservarla il più possibile nella sua purezza. Con questo lavoro vorremmo riuscire a trasmettere al pubblico delle sensazioni senza che si debba sforzare di comprendere, raccontando in modo veritiero ciò che ci succede quando siamo noi al posto dello spettatore.

In che modo la vostra rappresenta “un’emergenza teatrale” e quale nuova urgenza artistica e comunicativa il vostro spettacolo cerca di portare avanti?

CG: Questo spettacolo nasce dall’urgenza di raccontare la nostra esperienza, che può essere soddisfatta solo se si ha la possibilità di essere ascoltati. C’è la volontà di comunicare e  trasmettere a qualcun altro. In questo periodo in particolare ci siamo rifugiati nella ricerca e avevamo bisogno di proiettarla all’esterno, dunque Over ci ha dato la possibilità, essendo piccole realtà emergenti, di metterci in gioco come singoli artisti.

MVM: In questo spettacolo l’emergenza è il fulcro della trama, il punto di partenza: a livello narrativo vi sono tre personaggi che vivono una situazione di emergenza dall’inizio alla fine. Il pretesto è quello della guerra ma, attraverso la situazione di questi tre giovani, cerchiamo di parlare di questioni più personali, come il rapporto conflittuale fra padri e figli

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Focus Giovani 2020 TWAIN_Centro Produzione Danza

Focus Giovani 2020 a cura di TWAIN_Centro Produzione Danza, Vera Stasi e ATCL

Superare l’ostacolo, ricominciare, guardare oltre. Incontrare il pubblico, lavorando a fianco degli artisti, alla ricerca di una nuova normalità. Danza, teatro e performance abiteranno il Supercinema di Tuscania (VT) dal 2 al 4 ottobre, con l’appuntamento annuale del Focus Giovani, tre giorni dedicati alla nuova autorialità in cui verranno presentati presso il Supercinema di Tuscania, a cura di TWAIN_Centro Produzione Danza, Vera Stasi_Progetti per la Scena e ATCL_Circuito Teatrale del Lazio, i lavori di sei giovani realtà artistiche under 35 e del coreografo Manfredi Perego, ospite d’eccezione riconosciuto e apprezzato in Italia e all’estero.

Focus Giovani 2020: 2 ottobre

Il weekend di danza si aprirà venerdì 2 ottobre con gli artisti presentati da TWAIN_Centro Produzione Danza:  Sara Lupoli che presenterà Off-Cells, opera crossmediale che invita gli osservatori ad attivare la propria capacità cinestetica e percettiva attraverso un esperimento che investe i neuroni legati alla vista, una produzione Art Garage; Paglialunga/Mattogno con lo spettacolo Shape of moving waves, un dialogo tra danza e musica ispirato alla fisica del suono e alla sua propagazione molecolare nell’aria; Antonio Formisano con DependEsports primo studio, prodotto da Borderline Danza che si colloca al confine tra benessere e malessere derivanti dall’uso dei videogames. La performance racconta la fascinazione oscura per la relazione con il computer da gioco, in un’immersione totale nella dipendenza dalla realtà virtuale.

Focus Giovani 2020: 3 ottobre

La serata del 3 ottobre, organizzata da VERA STASI_Progetti per la Scena in collaborazione con Network Anticorpi XL, vedrà esibirsi la coreografa e danzatrice Barbara Berti con la creazione Bau#2, dalla serie BAU – Coreografia del pensare, in cui viene sviluppato un metodo di lavoro incentrato sull’esplorazione delle connessioni invisibili fra corpo e mente, tra subconscio e percezione cosciente del reale, una pratica in cui movimento e parola vengono creati in tempo reale durante la performance, traducendo le informazioni e i processi che intercorrono tra pubblico e performer.

La stessa sera il trio Zanni/Feltre/Cisternino, autore di DOYOUWANNAJUDGEME, presenterà una performance, prodotta da Company Blu, che concretizza i “frammenti coreografici” derivati da un’analisi visiva e puramente personale dell’affresco Giudizio universale di Michelangelo Buonarroti. Partendo da una serie di sperimentazioni suggerite dalla varietà di forme e dettagli che caratterizzano l’opera pittorica, il lavoro si sviluppa attraverso la costruzione di una partitura coreografica suddivisa in ‘frames’.​

Focus Giovani 2020: 4 ottobre

Domenica 4 ottobre, Manfredi Perego e Paolo Rosini riscalderanno il pubblico di Tuscania con il loro estro creativo. Perego con Primitiva, produzione TIR Danza, coproduzione Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, proporrà al pubblico una ricerca sugli elementi primari che abitano la corporeità, un viaggio mnemonico all’interno della più antica percezione di sé, quella animalesca e al contempo impulsiva e fragile. Lo spettacolo è programmato in collaborazione con ATCL_Circuito Teatrale del Lazio. Mentre Rosini (vincitore Premio TenDance 2019) porterà in scena la performance Oriri, una meditazione sul fluire mutevole della vita e sulla sua inafferrabilità; un luogo dove l’abbandono allo scorrere degli eventi, diventa nuovo punto di partenza per un’esistenza apparentemente priva di sostegno, quasi abbandonata a se stessa. 

Per info e programma completo: http://bit.ly/FocusGiovani20

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Romeo and Juliet

Romeo and Juliet. Il Melo – Drama di Teodoro Bonci del Bene. Intervista al regista

Articolo a cura di Mila Di Giulio

Romeo and Juliet
Romeo and Juliet. Melo – Drama – Ph Guido Mencari 

La programmazione al chiuso del Teatro Arena del Sole di Bologna ricomincia all’insegna di un allestimento dicotomico e affascinante: Romeo and Juliet. Melo – Drama di Teodoro Bonci del Bene, produzione ERT Emilia Romagna Teatro, in scena dal 10 al 20 Settembre. Il regista, giovane e dalla formazione insolita (è infatti il primo allievo italiano del Teatro d’Arte di Mosca) porta, nella sua versione della tragedia shakespeariana, uno sguardo attento e critico alla drammaturgia originale, sulla quale innesca la propria visione.

Di fronte a un nuovo allestimento di Romeo e Giulietta una domanda sorge spontanea: cosa si può aggiungere a quella che è forse la più incastonata nell’immaginario comune delle opere shakespeariane? Proprio da questa riflessione parte lo spettacolo: nel prologo iniziale il dilemma viene palesato e allo spettatore viene chiesto apertamente quale sia la ragione di tornare a vedere una storia che si conosce già. La novità più importante del lavoro di Teodoro Bonci del Bene forse è proprio questa: Romeo and Juliet è una messa in scena che ascolta non solo le esigenze del pubblico, ma anche quelle dei suoi protagonisti.

Romeo e Giulietta vengono liberati da una certa fissità iconica, con cui spesso vengono ritratti e investiti di tutte le fragilità violente dell’adolescenza. Il regista plasma i suoi personaggi portandoli nella contemporaneità, senza però privarli della grazia senza tempo del verso shakespeariano e realizzando una spassionata dichiarazione d’amore per l’età adolescenziale e i suoi congeniti chiaroscuri. In un allestimento in cui il focus è sulla tragicità di Giulietta, vengono sollevati drammi nuovi del personaggio, tutti i fantasmi e le paure che rendono giustizia all’eroina tridimensionale plasmata da Shakespeare.

Lo spettacolo viene definito melo-drama: le scelte musicali accompagnano la messa in scena, raccontano le intenzioni dei personaggi. E lo fanno attraverso i suoni scanditi, autentici dei vinili, scelta suggerita al regista dalla sua adolescenza, da una certa estetica anni ’90 che fa parte del suo immaginario, ma che inevitabilmente travolge lo spettatore, indipendentemente dalla sua età anagrafica.

Utilizzando in maniera disinvolta la specificità dei codici espressivi presenti in scena che si intrecciano costantemente senza sovrastarsi, in una messa in scena essenziale, il regista dipinge tre differenti generazioni di adolescenti. In scena Carolina Cangini, Jacopo Trebbi e lo stesso Teodoro Bonci del Bene che in questa intervista racconta Romeo and Juliet. Melo – Drama.

Fra gli aspetti più interessanti dello spettacolo emerge sicuramente la sensazione che la storia sia realmente raccontata dal punto di vista di due adolescenti e che, al tempo stesso, la sua realizzazione risulti accattivante per un pubblico di giovanissimi. Come si arriva a raccontare gli adolescenti attraverso i loro occhi?

Nel momento in cui ho deciso di lavorare su Romeo e Giulietta la scelta è caduta su questo testo proprio perché mette a tema l’adolescenza e alcuni traumi e conflitti tipici di questa fase della vita. Ho subito chiesto al teatro di mettermi in contatto con una classe, volevo che fosse una classe e non dei ragazzi singoli, perché non mi sarebbe corretto parlare di loro senza interpellarli.

Sentivo il bisogno di guardarli meglio e fare un percorso con loro. Loro sono depositari di una serie di codici ed informazioni che a noi sono oscure, inaccessibili, sono dei geroglifici. All’interno dello spettacolo ci sono tutta una serie di cose che la classe del Liceo Galvani di Bologna, ha fatto con me ed è entrata nello spettacolo, sto parlando di alcune battute dello spettacolo, quando gli adolescenti vedono che noi parliamo di loro con cognizione di causa, non perchè ho voluto dare una semplice soddisfazione agli alunni.

Parlando dell’utilizzo dei mezzi tecnologici, c’è una sorta di antitesi/connubio tra digitale e analogico. Cosa racconta questa scelta?

È nato tutto in maniera nebulosa, è andato definendosi progressivamente, ma tutti gli elementi in scena erano presenti già dal primo momento di ideazione, perché l’antitesi è in qualche modo la cifra di questo lavoro. Il giradischi appartiene alla mia adolescenza, è legato allo stereotipo di dj depositato nella mia memoria, mentre l’elemento digitale appartiene alla generazione di adolescenti di adesso.

Per quanto riguarda gli attori in scena: quanto c’è di autoriale nel loro lavoro in questo spettacolo?

Gli attori di questo spettacolo sono persone con cui lavoro da molto tempo, quindi ho cercato di immedesimarmi nel loro modo di pensare. In questo lavoro non c’è improvvisazione, ogni singola posizione sul palco è scandita da un piccolo pezzo di scotch sul palco che indica, in quella scena, dove deve stare l’alluce del piede destro in modo da dover dare un certo tipo di tre quarti del viso. Un lavoro maniacale che non lascia spazio all’improvvisazione.

A proposito dell’operazione sul testo con Gerardo Guccini, come si è strutturata questa collaborazione?

Gerardo mi ha aperto gli occhi, mi ha fatto leggere molto, mi ha fatto comprendere non solo in maniera teorica, ma anche pratica come Shakespeare sia arrivato a Romeo e Giulietta, ovvero attraverso una stratificazione di testi e scritture che partiva da molto prima. Queste letture, a tratti quasi spiacevoli, hanno permesso di guardare i personaggi di Romeo e Giulietta da altre angolazioni e di smitizzare la faccenda, di riportare tutto su un piano più concreto, mettendo in risalto come l’operazione di Shakespeare sia prima di tutto di carattere poetico.

Si parla della lingua, del verso, della bellezza della lirica amorosa messa in bocca a degli adolescenti che si sposano di nascosto. Dove invece le fonti precedenti a Shakespeare partono dicendo che Romeo e Giulietta hanno avuto una giusta morte “perché si sono abbandonati a passioni basse e lascive, aiutati dai malevoli consigli di adulti intriganti” la storia è la stessa, il giudizio cambia. Allora mettere in bocca a dei ragazzini, che vanno contro la famiglia, delle parole meravigliose mi ha permesso di capire che il verso doveva essere esaltato e che c’era la possibilità di riportare tutto su un piano molto concreto.

La presenza sul palco del regista è quella di un personaggio un po’ ibrido, un po’ Romeo, un po’ burattinaio degli eventi. È una scelta che è arrivata subito o in corso di lavorazione dello spettacolo?

Non volevo nascondere il backstage, anzi avrei voluto ancora più “tecnica” sul palco. C’è questa dimensione di un dentro e di un fuori, la tecnica non può che essere tutta vista, io sono innamorato del dietro le quinte e secondo me il backstage è un momento molto affascinante, anche per il pubblico giovane di cui sopra, sicuramente uno dei riferimenti che io spero di vedere a teatro.

Viviamo in un tempo molto voyeuristico, dunque la dimensione di poter spiare qualcuno mentre realizza davvero qualcosa nella mia idea avrebbe potuto agganciare il pubblico e creare un elemento di interesse. Volevo mettere in primo piano assoluto Giulietta, perchè in tutti i Romeo e Giulietta, Romeo prevale sempre e fa sempre un po’ di più una bella figura.

Riguardo alla tua formazione al Teatro d’Arte di Mosca, cosa ti porti dietro dell’esperienza russa e cosa la scena contemporanea italiana può rubare alla Russia e viceversa?

Quello che mi porto in prova sono delle cose che affiorano alla memoria in un modo difficile da definire, alcune suggestioni semplici, accanto a riflessioni poco traducibili e spiegabili: ad esempio, un certo tipo di atteggiamento da assumere nel momento in cui un personaggio dà una notizia, la capacità di aspettare che il compagno di scena interiorizzi la notizia, la reazione non deve essere intenzionale, ma deve scaturire dall’ascolto. L’importanza di non essere in contatto con la tua idea del personaggio e dell’opera e l’idea che l’attore non è un vettore che ritorna a sé stesso ma che tutti i vettori colleghino le persone sul palco e poi il palco e la platea.

La scena italiana può rubare alla Russia il lavoro sull’energia, per cui la scena contemporanea ha sempre vinto sul teatro tradizionale. Le grandi avanguardie del novecento, sono portatrici di un’energia, di un motore interno che scalda il pubblico, ho avuto modo di lavorare in accademia quasi esclusivamente sull’energia, in un ambiente in cui le note a fine spettacolo non riguardano appunti tecnici, ma la capacità di instaurare un dialogo energetico con il pubblico, e questo è ciò che spero di riuscire a portare sul palco.

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