Theatron 2.0 è un’organizzazione che si avvale del lavoro di professionisti specializzati in diversi settori dello spettacolo dal vivo e di esperti nella comunicazione. Opera in molteplici ambiti delle performing arts sviluppando progetti orientati a promuovere la cultura teatrale mediante l’impiego di nuove tecnologie e strategie digitali.
Molina

Rocío Molina: Il corpo della Bailaora come medium potenziato

Molina
Rocío Molina in Caída del cielo – Ph Simone Fratini
Articolo a cura di Virginia Veltri, vincitrice della sezione Artista contemporaneo vivente dal secondo Novecento in poi di  DANCE REWRITE – Bando di giornalismo e ricerca, promosso da Campadidanza Dance Magazine.

L’arte è accompagnata da definizioni postume o prossime, la società classifica per intendere il fare dell’uomo, mettere ordine all’ignoto. Si parla oggi di flamenco contemporaneo, ben distinto dalla tradizione, quando la creazione artistica non risponde allo script, quel sapere performativo implicito, ciò che l’occhio è abituato a vedere, l’orecchio assuefatto ad ascoltare. In questo terreno incerto la bailaora Rocío Molina (Malaga, 1984) opera con irriverenza e convinzione, una delle artiste spagnole più conosciute a livello internazionale. Durante una danza, nel programma televisivo Ted Madrid (2017), affermava: «Yo no evoluciono, yo soy»; distaccandosi da ogni etichetta.

Rocío Molina è una danzatrice e coreografa capace di portare il corpo oltre il suo limite, sperimenta il pensare-in-movimento, nel quale tradizioni, esperienze stratificate emergono. La sua danza dona allo sguardo l’hic et nunc di una ritualità performativa che si radica nello sradicare certezze, quel terreno instabile in cui è la body knowledge a dirigere il movimento, non solo codici precostituiti.

Molina si forma al Real Conservatorio di Danza di Malaga, a ventisei anni il Ministero della Cultura spagnolo le conferisce il Premio Nacional de Danza per il suo approccio innovativo al flamenco. Vincitrice di tre Premi Max De las Artes Escénicas, del UK National Dance Award 2019 come migliore danzatrice contemporanea, ma non sono le lodi a definirla. Molina afferma che un premio può essere casuale, un applauso temporaneo, i dolenti calli ai piedi sempre veri; neppure un dibattito fra tradizione e innovazione del genere permette di comprenderne l’arte: è attraverso un discorso mediale sul corpo che si entra nella sua pratica.

Rocío Molina sperimenta una fisicità che si nutre dello spazio abitato, dal 2010 nasce il progetto Impulsos, prove aperte a contatto con il pubblico, uno scambio esperienziale con artisti invitati. Nell’Impulso il corpo è medium, il flusso scorre incostante, appare il virtuosismo ma anche ciò che non funziona. Un’idea non del tutto innovativa, definita all’Avanguardia, se non fosse che questa è già passata, non flamenca, per gli addetti ai lavori ma forse più tradizionale di molti, nella sua voglia di proporre il flamenco come performance, rito che dalla soggettività arriva alla collettività. Un corpo politico quello di Molina, che in Grito Pelao (2018) interroga il suo desiderio di essere madre solitaria, donna e artista: decide così di sottoporsi a inseminazione artificiale, lasciando scorrere nel suo corpo un doppio processo, modificando la danza in scena attraverso la vita che cresce nel corpo d’arte.

In Caída del Cielo (2017) sperimenta il flamenco come espressione libera, viaggio di una donna dall’equilibrio alla caduta, forme estreme, materiali e costumi usati come protesi, empowerment emozionale.  È attraverso la Trilogía sobre la Guitarra, presentata come estratto nella XXI Bienal de Flamenco de Sevilla (2020), che Molina desidera la quiete, è ormai madre, dopo la “creazione” cerca la dolcezza del gesto e dell’immagine. Le sue mani si muovono come antenne, il suo zapateado è contenuto, mossa da un gioco spaziale armonico, in cui il suono della chitarra regna sovrano e fa vibrare il corpo.

Se il fatto teatrale si esplica in una moltitudine di interazioni, Molina percorre quella tradizione dell’uomo che permette l’identificazione del sé, in una relazione contrappuntistica con l’altro, oltre ogni forma precostituita. Il flamenco di oggi muta attraverso l’esperienza della materia corpo, a partire dalle identità stratificate dei suoi artisti.

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indennità

In pagamento le indennità per intermittenti ex art.44

indennità

Emergenza Continua informa che le indennità per lavoratrici e lavoratori intermittenti ex art.44, in riferimento al DL 41, risultano in pagamento, in data 8 aprile.

Info tecniche

Per verificare bisogna entrare nella propria area personale sul sito INPS (con spid o pin) e proseguire cliccando:

-“fascicolo previdenziale del cittadino”;
-“prestazioni”;
-“pagamenti”.

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Premio Riccione

Riparte il cammino del Premio Riccione per il Teatro

Premio Riccione

Riparte il cammino del più prestigioso concorso italiano di drammaturgia, il Premio Riccione per il Teatro. Giunto alla 56a edizione, il Premio è assegnato ogni due anni all’autore di un’opera originale in lingua italiana o in dialetto ed è aperto a tutte le forme della scrittura per la scena, comprese traduzioni, trasposizioni e adattamenti capaci di distinguersi per autonomia creativa. Le iscrizioni sono aperte fino al 1° giugno 2021 e i vincitori saranno proclamati a ottobre. Il bando e la scheda di partecipazione sono disponibili sul sito www.riccioneteatro.it

Organizzato da Riccione Teatro con il sostegno del Ministero della cultura, della Regione Emilia-Romagna  e del Comune di Riccione, il concorso assegna tre riconoscimenti: il 56° Premio Riccione per il Teatro (5.000 euro) al vincitore assoluto; il 14°  Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” (3.000 euro) al miglior  testo di un autore under 30 (nato dall’1 gennaio 1991 in poi); la menzione speciale “Franco Quadri” (1.000  euro), intitolata a uno storico compagno di viaggio del Premio, scomparso proprio dieci anni fa.

Tutti i  finalisti, anche se sconfitti, avranno un’altra opportunità al termine del concorso, quando saranno chiamati a presentare un progetto per l’allestimento del loro testo: in palio due premi di produzione da 15.000 euro (sezione principale) e da 10.000 euro (sezione under 30), ideati per favorire la rappresentazione di  opere inedite e strategici per un settore che prova a rilanciarsi dopo un periodo di forzato silenzio.  

Una delle novità principali di questa edizione è il rinnovamento della giuria, presieduta dalla drammaturga Lucia Calamaro e composta anche dal direttore del Piccolo Teatro Claudio Longhi, dal critico e conduttore di Radio 3 Graziano Graziani e da due interpreti affermati come Isabella Ragonese (due Nastri d’argento, un Globo d’oro) e Stefano Accorsi (da gennaio 2021 Direttore Artistico della Fondazione Teatro della Toscana e Testimonial triennale per le Città d’Arte e Cineturismo della Regione Emilia-Romagna). Lucia Calamaro, voce tra le più internazionali del teatro italiano e da quest’anno direttrice della scuola di drammaturgia Scritture, raccoglie un’eredità importantissima assumendo un incarico che negli ultimi  venticinque anni è stato ricoperto con ottimi risultati prima da Franco Quadri (1995-2007) e poi, per tre  edizioni ciascuno, da Umberto Orsini (2009-2013) e Fausto Paravidino (2015-2019), autore di una straordinaria azione di talent scouting. 

Il rinnovamento periodico della giuria coincide ora con un rinnovamento di genere. La guida femminile non è una novità assoluta, visto che a presiedere la prima giuria del Premio Riccione fu una grande scrittrice, Sibilla Aleramo. Era il 16 agosto 1947, Riccione fino a poco tempo prima era un cumulo di macerie e l’Italia cercava di rilanciarsi dopo il disastro della Seconda guerra mondiale puntando anche sulla cultura, con uno spirito che dovrebbe servirci da esempio anche oggi. In una serata memorabile Sibilla Aleramo, Mario Luzi, Guido Piovene e Cesare Zavattini – che componevano la giuria insieme a Corrado Alvaro, Romano  Bilenchi ed Elio Vittorini – proclamavano i primi vincitori al cospetto del presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini. Al tempo il concorso prevedeva anche una sezione letteraria e ad aggiudicarsela, ex aequo con Fabrizio Onofri, fu un esordiente destinato a cambiare la storia della  letteratura italiana: il ventitreenne Italo Calvino, premiato per Il sentiero dei nidi di ragno, opera prima al tempo inedita.

Da allora, scomparsa la sezione letteraria, sono stati premiati a Riccione testi teatrali di Tullio Pinelli, Dacia Maraini, Pier Vittorio Tondelli e persino di un giovanissimo Enzo Biagi. Più di recente, si sono affermati esponenti importantissimi della nuova drammaturgia italiana, da Fausto Paravidino a Davide Enia, da Letizia Russo a Stefano Massini, da Mimmo Borrelli a Vitaliano Trevisan. L’ultima edizione, nel 2019, ha visto i successi di due giovani drammaturghi, Tatjana Motta con Notte bianca (Premio Riccione per il Teatro) e Tommaso Fermariello con Fantasmi (Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli”), mentre la menzione speciale “Franco Quadri” è stata assegnata a Elvira Frosini e Daniele Timpano per Ottantanove

I loro successori saranno proclamati come sempre a Riccione. Durante la cerimonia di premiazione, inserita  a ottobre in un calendario di eventi speciali dedicati al teatro contemporaneo, sarà assegnato anche un riconoscimento fuori concorso, il Premio speciale per l’innovazione drammaturgica, riservato a una personalità o una compagnia, attiva in Italia, capace di aprire nuove prospettive al mondo della scena; negli anni passati si sono affermati Chiara Lagani di Fanny & Alexander (2017) e Deflorian/Tagliarini (2019). Al vincitore sarà dedicata un’ampia retrospettiva, che vivrà il suo apice nel 2022 al Riccione TTV Festival. 

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Spregelburd

La sopravvivenza del teatro secondo il metodo Rafael Spregelburd

Spregelburd
Rafael Spregelburd – Ph Sebastian Freire

“È il riproporsi degli scontri e della violenza in quanto strumento di conquista/conservazione di posizioni egemoni e di controllo che estrae il dramma dall’ombra della nostalgia e ne rende nuovamente attive le funzioni evocative e la capacità di comprendere empaticamente il presente attraverso la sua espressione.”

Il 6 Febbraio 2012 al Teatro Rasi di Ravenna, Ruggero Guccini parla così in una conversazione pubblica dal titolo Ripartire dal postdrammatico. Assieme allo stesso Lehmann e a Marco Martinelli si discute la riattualizzazione del postdrammatico di Hans Ties Lehmann, un teatro che si emancipa dal testo senza dimenticarlo.

Il presente sembra imporre al teatro una richiesta diametralmente opposta: è possibile per il teatro sopravvivere senza l’imprevedibilità del momento performativo? Cosa rimane senza la scena?
Ci viene in soccorso Rafael Spregelburd, un teatrista, come ama essere definito, una personalità scenica in cui confluiscono più ruoli: traduttore, drammaturgo, regista e attore, annoverabile con sicurezza fra le voci che meglio sintetizzano l’estetica contemporanea, perché di contemporaneità si nutre. Nato a Buenos Aires nel 1970 studia con i maestri del suo tempo fra cui Mauricio Kartun e Ricardo Bartis fra i mentori fondamentali della nueva escena porteña.   

Sarà proprio Kartun a notare la tendenza naturale di Spregelburd verso il testo, l’aspirante drammaturgo non abbandonerà gli studi di recitazione e sotto la guida di Bartis capirà di essere un attore che scrive le opere in cui vorrebbe recitare. In questa fortunata definizione troviamo la chiave del suo lavoro drammaturgico, fatto di costruzione di un linguaggio più che di un testo, in cui l’impegno dello spettatore è una conditio sine qua non, che, spesso suo malgrado, viene inglobato nell’universo meta e omnicomprensivo creato da Spregelburd.

I testi del regista argentino sono opere fiume, di raffinata ingegneria linguistica, architettonicamente insidiose e provocatoriamente enigmatiche. È proprio questa perizia ingegneristica ad attirare l’attenzione di Luca Ronconi, che, proprio come con Carlo Emilio Gadda, vede in Spregelburd e nei suoi testi babelici pane per i suoi denti: metterà infatti in scena due testi di Spregelburd, La Modestia nel 2011 e Il Panico nel 2013.

Ne La Modestia il connubio Ronconi-Spregelburd raggiunge vette realizzative inaspettate, l’allestimento sfugge qualsiasi forma di surrealismo formale, è una sfida scenica, in cui i personaggi interpretano ruoli molteplici e accumulati e in cui il compito è quello di svelare la pochezza di una delle più nobili delle virtù: la modestia appunto, che si trasforma in mediocrità, povertà di spirito. Lo spettacolo è un’operazione di sfacciata di alterigia scenica, in cui le unità aristoteliche vengono soffocate dalla molteplicità di luoghi, spazi temporali e azioni che lievitano sulla scena.

In un’intervista con Luis Emilio Abraham del 2006 il regista argentino afferma che ciò che il suo teatro fa è mettere in scena dei cortocircuiti, per far sì che la ragione entri in crisi, demistificare i processi di razionalizzazione del presente. La messa in scena, per Spregelburd, non ha nulla di rassicurante, non è una reinterpretazione della realtà, ma una sfida costante e faticosa, un esercizio pavloviano di reazione ai tempi che corrono.

Qui torna Ruggero Guccini e il ripartire dal postdrammatico: cosa bisogna fare per rendere nuovamente attive le funzioni evocative del dramma? Se nel 2012 la domanda poteva sembrare solo una riflessione fra accademici il presente la impone come necessaria e urgente. Fra le molteplici risposte che sono state date, il metodo Spregelburd prende forma e si impone, al pari del Bergsonismo d’inizio novecento, emancipandosi dai modelli e reinventando i linguaggi. 

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Piccolo Teatro Grassi

Coordinamento Spettacolo Lombardia occupa il Piccolo Teatro Grassi

Piccolo Teatro Grassi

In occasione della Giornata Mondiale del Teatro, giornata di mobilitazione in tutto il territorio nazionale, il Coordinamento Spettacolo Lombardia ha deciso di intraprendere l’occupazione pacifica di un luogo simbolico come il Piccolo Teatro Grassi di via Rovello (Milano). È stato scelto questo luogo per la sua storia. Il Teatro Grassi è “il primo teatro comunale di prosa d’Italia”, nato con l’impegno di essere “un teatro d’arte per tutti”.
Come dicono le parole dei fondatori, il teatro è “il luogo dove una comunità, liberamente riunita, si rivela a se stessa: il luogo dove una comunità ascolta una parola da accettare o da respingere, perchè, anche quando gli spettatori non se ne avvedono, questa parola li aiuterà a decidere nella loro vita individuale e nella loro responsabilità sociale”.
In queste parole si riconosce il Coordinamento che ha dato vita a questa azione.

Viene quindi istituito un Parlamento Culturale Permanente come luogo di incontri, assemblee, dibattiti, laboratori e proposte artistiche. Sono chiamati a partecipare le lavoratrici e i lavoratori, le imprese culturali, le piccole e medie compagnie, le istituzioni e tutte le realtà che compongono il settore, per un’assunzione di responsabilità condivisa.
Per costruire una ripartenza sostenibile da tutti, a partire dai più fragili, considerando il lavoro come centralità e motore di tutte le categorie, non solo del settore culturale.

A questa azione partecipano anche le studentesse e gli studenti delle Scuole, delle Università e delle Accademie di Milano come parte integrante e fruitrice del mondo della Cultura. Saranno al nostro fianco oggi per non diventare i precari di domani. “Prove per uno spettacolo vivo” è un gesto artistico e politico che rivendica lo spazio che da più di un anno è stato negato alla Cultura, per discutere/denunciare le contraddizioni che la pandemia ha fatto emergere duramente nella nostra società. 

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Piano Operativo

Approvato il Piano Operativo 2021 per lo Spettacolo dal Vivo del Lazio

È stato approvato il nuovo Piano Operativo 2021 per lo Spettacolo dal Vivo del Lazio che vedrà uno stanziamento di oltre 1,9 milioni di euro, il 23% in più rispetto al 2020, a cui si aggiunge oltre 1 milione per progetti di valorizzazione, officine, residenze, bande e cori e manifestazioni folkloristiche. Il Programma 2021, inoltre, prevede la predisposizione di nuove misure per venire incontro alle difficoltà dei tanti operatori del settore derivanti dalle misure per il contenimento della pandemia. Sono allo studio, infatti, ulteriori forme di sostegno e, come già avvenuto nel 2020, verrà valutata la possibilità di concedere deroghe al regolamento regionale e agli avvisi in corso. Così in un comunicato la Regione Lazio.

“L’approvazione di questo nuovo Piano Operativo per lo Spettacolo dal Vivo è fondamentale per dare una risposta concreta alla crisi di tanti operatori del settore e per preparare insieme la ripresa quando ci saremo lasciati alle spalle l’emergenza sanitaria”, ha dichiarato il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. “Nel corso del 2020, abbiamo sostenuto tutte le realtà dello spettacolo con contributi per il pagamento dei canoni di locazione, per la realizzazione di attività di promozione culturale e sociale, anche in remoto, e con contributi una tantum a fondo perduto per mitigare gli effetti negativi dovuti alla chiusura delle sale teatrali e dei luoghi della cultura.

Ma abbiamo anche promosso investimenti innovativi per rafforzare la competitività del settore, favorendo l’adozione di tecnologie digitali e per l’efficientamento energetico: strumenti fondamentali per promuovere il teatro, la musica, la danza perché le porte delle sale si aprano presto a un pubblico ancora più vasto e variegato. Per il 2021, abbiamo intenzione di fare ancora di più perché vogliamo tornare a vivere la Bellezza e per farlo c’é bisogno del lavoro e della passione di ognuno di noi”.

Oltre 1,9 milioni del Piano Operativo sono destinati alle produzioni di spettacolo dal vivo, ai centri di produzione di teatro e danza, ai festival e alle rassegne teatrali, musicali, di danza ma anche circensi e di teatro di strada; ai circuiti regionali, orchestre ed ensemble musicali, ai progetti per favorire l’accesso dei giovani allo spettacolo dal vivo in collaborazione con le istituzioni scolastiche; all’educazione e formazione musicale, teatrale e coreutica; al teatro di figura e alle iniziative di spettacolo dal vivo destinate ai bambini e all’infanzia. A queste risorse si aggiungeranno anche nel 2021, 600mila euro per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale attraverso lo Spettacolo dal Vivo destinati alle associazioni che operano nel settore per la realizzazione di progetti in specifici luoghi della cultura del Lazio.

Inoltre, 200mila euro saranno destinati alle Officine culturali e di teatro sociale: progetti biennali che riguardino l’attivazione e gestione di centri di promozione di spettacolo dal vivo e di ‘teatro sociale’; ancora, 91 mila euro verranno investiti per le Residenze artistiche a cui si aggiungono 120mila euro di risorse del Ministero della Cultura, 100mila euro per le bande musicali, i cori, la coreutica e il teatro amatoriale e altri 100mila per i festival del folklore nel Lazio.

Circa 6 milioni di euro saranno destinati, inoltre, a importanti Fondazioni e Associazioni del territorio partecipate dalla Regione Lazio: le Fondazioni dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, l’Associazione Teatro di Roma, le Fondazioni Musica per Roma e RomaEuropa Arte e Cultura e ATCL Circuito Multidisciplinare del Lazio. Si tratta di enti di rilevanza sia statale che regionale colpiti, come tutto il resto del settore, dalle restrizioni imposte per l’emergenza epidemiologica che hanno condizionato il regolare svolgimento delle attività di spettacolo dal vivo.

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Daniel Pennac

Ho visto Maradona di Daniel Pennac, call per artisti-performers

Daniel Pennac

Compagnie mia – mouvement international artistique seleziona Artisti-Performers (attori, cantanti, musicisti, danzatori, circensi) per l’allestimento dello spettacolo-evento HO VISTO MARADONA di e con Daniel Pennac, regia di Clara Bauer che verrà programmato nell’ambito dell’edizione 2021 del Campania Teatro Festival.

Il progetto è dichiaratamente pensato per essere costruito in sintonia e collaborazione con diversi ambiti artistici, culturali e lavorativi della città di Napoli. Un incontro di culture, esperienze, relazioni, umanità. Daniel Pennac darà forma al “Mondo Maradona” dagli aneddoti ai momenti vitali che lo hanno reso parte della nostra vita. Perché come qualcuno ha detto, “quello che Maradona ha fatto con la sua vita non è importante, ciò che conta è quello che ha fatto con la nostra”.

Gli Artisti individuati dovranno garantire la propria disponibilità per tutto il periodo di prove dal 2 Luglio al 10 Luglio 2021, con debutto l’11 Luglio 2021 con la possibilità di ampliare la disponibilità per incontri individuali a partire dal 23 giugno.

Requisiti di ammissibilità e modalità di presentazione della domanda

Sono ammessi alla selezione candidati maggiorenni, italiani o stranieri; è rigorosamente richiesto di essere residenti o domiciliati a Napoli. La domanda di candidatura dovrà comprendere:

– curriculum professionale in formato pdf (completo di dati anagrafici, recapiti telefonici, indirizzo email)
– 2 fotografie in formato jpeg (un primo piano e una figura intera)
– selftape della durata massima di 3 minuti con breve presentazione (nome, cognome, età, provenienza, professione) e breve performance del candidato (vedi spiegazione di seguito) da inviare in formato mp4 attraverso Wetransfer o altri servizi di trasferimento dati
– liberatoria (scaricare in questa pagina, compilare ed allegare)

Chiediamo ai candidati di raccontare artisticamente nel selftape “cosa ha fatto Maradona con la loro vita” ovvero raccontare in modo libero e personale come la figura di Maradona ha influito, cambiato, accompagnato una parte della loro vita. Questo breve racconto può essere reale o immaginario.

La candidatura completa di tutta la documentazione richiesta dovrà essere presentata a pennachovistomaradona@gmail.com entro il 15 aprile 2021.

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Cinematica Festival

Cinematica Festival, corpo e nuove tecnologie

Cinematica Festival si ispira al concetto di image-mouvement del filosofo Gilles Deleuze per indagare nelle
diverse forme d’arte la “messa in movimento” dell’immagine e quindi dell’immaginazione e percezione dello
spettatore. Insieme alla programmazione che prevede proiezioni video e cinematografche, spettacoli, esposizioni, installazioni e laboratori, il festival vuole convogliare nuove tendenze della sperimentazione audiovisiva e performativa, con una forte attenzione alla radice corporea e percettiva.

Il filo conduttore della VIII edizione che si terrà ad Ancona (Italia) a metà giugno, è ‘TOUCH ME’. Non possiamo
evitare il pensiero della pandemia mondiale causata da COVID-19 e anche se non vogliamo sottolineare gli aspetti difficili di questo periodo, desideriamo sfidare l’artista a essere creativo anche se in una situazione di blocco temporaneo, trovando il modo di essere in contatto, nonostante l’allontanamento sociale.
La call è aperta a spettacoli, performance anche digitali e installazioni audiovisive che indaghino la relazione
corpo/nuove tecnologie rispetto al TOCCO e al senso del TATTO
, sia in senso metaforico che reale.

In questo tempo dove sperimentiamo il distanziamento fisico con estrema difficoltà, siamo parallelamente gettati nella babele comunicativa digitale, come possiamo quindi usare la corporeità nella relazione con i media digitali per cercare di “toccare” le persone e provocare una risposta sensibile e percettiva? Pensiamo a forme di coinvolgimento organica e multimediale che non siano stordenti ma mettano in discussione il senso del tatto e il tocco provando a tracciarne dei confini esplorativi. Lo spettacolo/proposta può anche essere presentato in forma esplorativa, di studio qualora venissero utilizzate tecnologie particolarmente innovative. In questo caso l’artista deve essere disponibile a una lecture o un Q&A in concomitanza della presentazione del lavoro.

DESTINATARI

Artisti di qualsiasi età e nazionalità (anche in forma associata) nelle diverse sezioni sottoindicate con un curriculum all’attivo di almeno tre anni di esperienza professionale (post formazione).

SEZIONI

  1. PERFORMANCE: spettacoli di danza, teatro e/o musica con relazione innovativa e poetica corpo e nuove
    tecnologie (sensori, AI, mapping, smartphone, etc) corpo e immagine, site specifc o con forte interazione
    con il pubblico (one to one). Gli spettacoli possono anche essere pensati per la fruizione digitale, in tal
    caso indicarlo chiaramente.
  2. AUDIOVISIVO: opere audio e/o visive, digital art e V/R experience, cinema sperimentale e videoarte.

ISCRIZIONI

Inviare entro la mezzanotte del 20 aprile 2021 alla mail cinematicafestival@gmail.com:

  • una scheda del lavoro
  • video integrale e trailer video dell’opera
  • 2 foto della performance/installazione
  • cv dell’autore e/o dei performer con 1 foto ciascuno
  • scheda tecnica

Assicurati di avere tutti i materiali richiesti prima di inviare l’iscrizione. Segnalare se disponibili alla versione live streaming o a rimodulare il lavoro qualora ci fosse l’impossibilità di presentare gli spettacoli con il pubblico.
Tutti i lavori inviati dopo la data fissata non saranno presi in considerazione. Entro il 15 maggio 2021 solo agli artisti selezionati sarà data apposita comunicazione.

RISULTATI E CONDIZIONI

La direzione artistica del festival selezionerà, a suo insindacabile giudizio, le performance e le installazioni che potranno entrare a far parte del programma 2021 del festival. I lavori selezionati saranno presentati, dietro pagamento di un cachet pattuito con l’organizzazione del festival, ad Ancona a metà giugno 2021. Nell’incertezza dovuta alla pandemia da Covid 19 l’organizzazione si riserva di modulare sia il periodo festival che la programmazione rispondendo alle direttive sanitarie nazionali e regionali.

COPYRIGHT

Sottoponendo l’opera, il partecipante accetta che possa essere presentata al Festival e che il materiale possa essere pubblicato sul sito del festival o ceduto alla stampa per finalità di promozione. Si autorizza il Festival Cinematica e l’Associazione organizzatrice (Ventottozerosei) ad archiviare il materiale e a renderlo accessibile tramite il sito web del Festival. Tutti i diritti sulle immagini del progetto resteranno all’artista. L’Organizzazione è inoltre autorizzata a documentare tramite registrazioni audio video o immagini lo svolgimento della manifestazione in ogni sua fase.

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Citofonare PimOff

Citofonare PimOff 21/22, bando di residenze per danza contemporanea e performance

Citofonare PimOff

Citofonare PimOff giunge alla sua settima edizione e lancia come ogni anno una call internazionale per progetti di danza e performance in fase di creazione, che non abbiano mai debuttato, in Italia o all’estero. Sarà possibile inviare le candidature dal 15 marzo al 30 aprile 2021.

Ai vincitori di Citofonare PimOff è assegnato un periodo di residenza artistica, da una a due settimane nel periodo da marzo a giugno 2022, che prevede: l’uso della sala teatrale e della sua strumentazione; un sostegno economico; supporto tecnico, organizzativo, promozionale e distributivo.

L’obiettivo della residenza non è la messa in scena di uno spettacolo compiuto, ma la ricerca artistica. Proprio per questo motivo, ogni residenza si conclude con una prova aperta del progetto: un momento di incontro e di scambio tra artisti e pubblico indispensabile alla creazione.

Nato come bando di residenza indirizzato a ogni settore delle arti sceniche, Citofonare PimOff ha gradualmente focalizzato il suo interesse verso la danza e la performance, settori che nel contesto italiano risultano tra quelli maggiormente sacrificati. Permane tuttavia traccia della sua forma originaria e dell’attività eterogenea propria di PimOff: traccia che si traduce nella promozione di un’ibridazione tra le arti e i saperi, risorsa ritenuta fondamentale per restituire la complessità del nostro tempo.

Proprio per questa ragione, PimOff ha introdotto come novità di questa edizione la possibilità per artisti e compagnie di beneficiare di un supporto alla creazione da parte di figure professionali diversificate, da loro liberamente scelte: una forma di tutoring che possa accompagnarli durante le varie fasi del processo creativo, aiutandoli a sviluppare il potenziale dei loro progetti. 

Un’altra novità di questa edizione del bando è l’avvio della collaborazione con i corsi di Foto Video e New Media e di Tecnologia del suono dell’Accademia Teatro alla Scala: gli allievi di entrambe le formazioni avranno la possibilità di interagire direttamente con gli artisti e di svolgere esercitazioni pratiche sui progetti ospitati presso PimOff.

Dance Card e Kelim Choreography Center – Bat Yam (Tel Aviv) sono partner di PimOff nell’ambito di Citofonare PimOff.

In collaborazione con i corsi di “Foto Video e New Media” e di “Tecnologia del suono” dell’Accademia Teatro alla Scala.

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Protocollo

Firmato Protocollo di rete tra le Imprese di Teatro d’Innovazione

Protocollo

Firmato il Protocollo di rete tra le Imprese di Teatro d’Innovazione. Nato da un’idea di alcune compagnie associate ad ANCRIT (l’associazione che in seno all’AGIS riunisce gli enti che agiscono nell’ambito del teatro di innovazione) ed esteso a tutte le realtà nazionali del settore, come concreta risposta alla perdurante crisi economica  e di sistema dettata dalla pandemia Covid-19, il protocollo si pone l’obiettivo di coinvolgere  le Imprese italiane del Teatro di Innovazione, sia dell’ambito della Sperimentazione e Ricerca, che di quello dell’Infanzia e Gioventù, in un percorso straordinario di collaborazione e reciproco sostegno, quanto mai necessario, data l’eccezionalità del momento. 

Un programma di cooperazione che cerca di garantire a tutti gli aderenti la circuitazione  dei propri spettacoli e il raggiungimento dei minimi di giornate recitative richiesti dal DM  31 dicembre 2020.  Al protocollo hanno aderito 66 imprese teatrali che, nell’autonomia delle linee artistiche, si sono impegnate ad ospitare prioritariamente all’interno delle proprie programmazioni spettacoli di imprese aderenti, nonché a rappresentare i propri spettacoli ad un cachet ridotto  pari ai soli costi vivi. 

Lungi dal voler attuare logiche di scambio, il Protocollo si rivolge a tutte le compagnie, non  solo a quelle che svolgono pura attività di produzione, ma anche a quelle che affiancano  all’attività di produzione la programmazione di stagioni, festival e rassegne. In questo periodo estremamente difficile, infatti, in cui paiono ridursi le risorse messe a disposizione dagli Enti Locali e conseguentemente si corre il rischio di vedere vanificati  sui territori anni di lavoro di progettazione culturale e di formazione dei pubblici, l’avere a disposizione un ricco repertorio di produzioni a costi “calmierati”, vuol dire perseguire il  duplice obiettivo di salvaguardare la capillarità e la qualità dell’offerta culturale sui territori e consentire all’intero sistema del Teatro contemporaneo il superamento di questa fase di  crisi. 

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