Theatron 2.0 è un’organizzazione che si avvale del lavoro di professionisti specializzati in diversi settori dello spettacolo dal vivo e di esperti nella comunicazione. Opera in molteplici ambiti delle performing arts sviluppando progetti orientati a promuovere la cultura teatrale mediante l’impiego di nuove tecnologie e strategie digitali.
CastellinAria Festival di Teatro Pop

Dieci Segnali di Fumo da CastellinAria – Festival di Teatro Pop

Questo articolo è stato prodotto durante il laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling con gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

CastellinAria Festival di Teatro Pop
CastellinAria Festival di Teatro Pop

1. Un d’gl’ dieci mtiv p’fà st’esperienza d’CastellinAria

La possibiltà d’stabilì ‘n contatt tra gl’ommn e la Natur: d’fà l’escursion ‘n cima agl’ mont d’Alvit e Ucalw. Oppur s’puo’ ì ncima agl’ cavagl’ e ‘uardà gl’panoràm. Agl’castiegl s’possn veré n’sacc’ d’biegl’ spettacl p’ s’rfa’ gl’occhie e passà na srata agl’frisc mies agl’artist: asscì, s’mparàn tant cos nov e s’fà c’accos’avt. CastellinAria c’fa fa’ amicizia, c’fa’ sntì la musica e c’fa’ balla’ ‘nsem comm a na tribù.

2. Valorizzazione del territorio

Alvito e il suo Castello, spesso dimenticati, diventano i protagonisti della Valle di Comino grazie allo spettacolo dal vivo. Realtà piccole ma con una grande anima come #Castellinaria: una piccola comunità fatta di grandi persone che lottano per valorizzare il territorio che abitano. 

3. Un Festival giovane

Gioventù e teatro. Elementi semplici in un sistema complesso facilitato dalla determinazione dei giovani volontari e degli artisti ospiti del festival organizzato dalla Compagnia Habitas. Lo zelo e la passione hanno permesso di rendere un’arte con più di 3000 anni di storia più viva e grintosa che mai.

4. Mettersi in gioco senza paura 

Al Castello Cantelmo di Alvito, nell’atmosfera magica creata dagli artisti e dallo staff, la paura di esporsi dopo essersi messi in gioco viene soppiantata dalla libertà di esprimersi, sentendosi parte del festival.

5. Ragione o Sentimento?

Secondo quale prospettiva lo spettatore neofita dovrebbe scegliere di guardare uno spettacolo?
Dopo una settimana d’arte, emozioni e riflessioni si uniscono fino a confondere la visione del pubblico; ma la confusione non è sempre ingannevole, spesso, permette di interrogarsi intorno a questioni che nella quotidianità non sorgerebbero. Così a CastellinAria è stato possibile squarciare il velo di Maya, sperimentando il dolce e feroce inganno di interrogare la vita attraverso mille domande. 

6. Scoprire l’arte

Avvicinarsi all’universo artistico: CastellinAria permette la connessione tra pubblico e spettacolo dal vivo attraverso il coinvolgimento emotivo e la partecipazione attiva. Lo spettatore viene preso per mano e condotto in un’esperienza destinata ad arricchirlo, una catarsi capace di cambiarne in profondità l’animo umano.

7. Sentirsi attori

Assistere allo spettacolo. Applaudire. Riflettere. Sentire. Prendere posto in platea, osservare la scena. Le voci degli artisti. Le luci che colpiscono il viso. Immaginarsi al loro posto. Paura. Emozioni, dalle più vere alle più fittizie, da condividere. Diventare parte dello spettacolo. Sentirsi attori non protagonisti, ma necessari.

8. Conoscere le tradizioni locali

La leggenda, esattamente come il mito, la favola e la fiaba, fa parte del patrimonio culturale di tutti i popoli ed è caratterizzata dalla fusione di magico e reale, marcando l’importanza dell’immaginazione e della fantasia, come mezzo per educare e per superare le paure umane. Fondamentale è la funzione sociale e antropologica svolta dalla tradizione delle leggende e dai miti in una liaison volta a connettere un gruppo, una comunità, un popolo, l’umanità. Come in ogni luogo, anche ad Alvito, esistono tradizioni, usi e costumi secolari che vivono nella memoria popolare di tutti gli abitanti: CastellinAria ha rappresentato un’occasione unica per poter conoscere e vivere intensamente la cultura del territorio, grazie all’arte del teatro. 

 9. Innovazione nella Valle di Comino

La Valle di Comino, luogo d’ispirazione per molti artisti, ha un profondo legame con l’arte e l’innovazione sin dai tempi più antichi. Si potrebbe immaginare il territorio che circonda la città di Alvito come un’immensa “incubatrice” per le idee innovative. CastellinAria, nell’atmosfera della Valle, si pone come punto di riferimento per gli artisti provenienti dal territorio nazionale e internazionale. 

10. Vivere il digitale, raccontando la realtà

La narrazione digitale permette di vivificare i momenti vissuti rendendoli autentici nel ricordo: immaginarsi di nuovo nella platea del Castello di Alvito assaporando l’attesa dell’inizio dello spettacolo, rievocare l’emozione dell’incontro tra artisti e spettatori. Sensazioni catturate da una lente che, attraverso il digitale, racconta un frammento di realtà vissuta.


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Le Mille E Una Notte - IV Ora di LideLab - CastellinAria

Le Mille E Una Notte – IV Ora di LideLab – CastellinAria

Questo articolo è stato prodotto durante il laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling con gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

Le Mille E Una Notte - IV Ora di LideLab - CastellinAria
Le Mille E Una Notte – IV Ora di LideLab – CastellinAria

Commento di Simona Rella e Valeria Amata su Le Mille E Una Notte – IV Ora di LideLab a CastellinAria – Festival di Teatro Pop

Nelle mille e una notte che furono, macabre storie si intessero nel palazzo incantato di Shahriyār e dell’astuta Shahrazād, persa tra gli spettri e i resti delle spose uccise dopo la prima notte di nozze. Shahrazàd è l’incarnazione del potere della parola: offertasi come moglie a un re crudele e spietato, con i suoi racconti riesce a spezzare la catena delle esecuzioni, diventando emblema di coraggio per tutte le donne. È la notte prima del matrimonio, Shahrazàd ripercorre insieme alla sorella la genesi delle uccisioni, accompagnata dalle note funeree di un violino. 

La Compagnia LideLab compone una Danse Macabre che si traduce in consapevolezza del “memento mori”, nella presa di coscienza della propria limitatezza. Superare la morte per compiere la trasmutazione di un falcidiato ricordo inanimato -un mucchio di ossa, una marionetta- in un immortale essere umano. Il rapporto con la morte è il tema principale di questo spettacolo, imponendosi anche nel legame tra il genere femminile e quello maschile, destinato a deteriorarsi e a finire in tragedia. Un teatro di figura che, in un gioco di ombre e rifrazioni, tratteggia il doloroso tentativo di Shahrazàd di ritrovare luce nell’oscurità di un luogo in cui la morte aleggia, in un’atmosfera di decadenza, rovina e distruzione.

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Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro

Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro – CastellinAria

Questo articolo è stato prodotto durante il laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling con gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro
Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro

Trilogia: tre atti di vita, allegoria della peregrinazione volta al conseguimento della presa di coscienza del Sé e dell’altro da Sé. Tre atti di vita: incarnazione dell’amalgama di sacro e profano, divino e mefistofelico.  Cena, Eden e Passione, tre momenti biblici inseriti in un contesto crudele, brutale costantemente atemporale. Un percorso sofferto, tormentato, demoniaco, difficile da percorrere e caratterizzato da inganni, trappole, botole segrete. Un cammino angoscioso verso la vetta. Vetta, che si identifica con l’utopistica felicità che porta all’abolizione di quel senso di insoddisfazione cronica e di quel vuoto incurabile tipico della “Trilogia”, radicati nell’umanità. 

Un’ascesa-discesa metaforica nel Parnaso, dove la salita intensamente agognata si rovescia – tragicamente – nel suo opposto.  Ci si trova dannatamente nella reggia infernale del Pandemonio, nell’ordinaria e dozzinale quotidianità, scoprendo che, ironicamente, si è sempre stati nel Giardino dell’Eden. In quel παράδεισος, un “giardino recinto” che ricalca ancora e ancora l’impossibilità di sottrarsi dall’impasse psichica e dal ristagno emotivo-esistenziale. Non si sale non si scende, ma si gira in tondo, ricalcando un ouroboros maligno e immortale.

Valeria Amata
Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro
Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro

Tre atti in cui il sacro si fonde col profano, tre come la Santa Trinità, tre come il numero della perfezione, solo illusoria. L’idillio si trasforma in incubo, il trittico di generi teatrali – commedia, dramma, tragedia – coinvolge il pubblico in un climax discendente nel quale sensazioni contrastanti dominano la scena. Vicende apparentemente scollegate ma unite da un filo invisibile: la solitudine dell’essere umano e il malessere esistenziale, ferite interne che non possono essere curate, cicatrici dell’animo nascoste dietro convenzioni sociali, maschere e sorrisi falsi.

La più grande bugia che i personaggi possano raccontare è rivolta solo a loro stessi, convincersi di avere una vita perfetta ma vacante se osservata più da vicino, credere di stare in piedi ma rendersi conto che in realtà è solo un equilibrio precario, sapere che prima o poi si cadrà inesorabilmente. Una pièce che scava a fondo nell’umano sentire, provocando un forte senso di empatia tra chi recita e chi osserva, in un rapporto di ebbra simbiosi. 

Simona Rella
Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro - CastellinAria
Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro – CastellinAria

“In fondo è come se lo spazio fosse anima, un’anima vasta e i corpi impulsi nervosi che però devono abitare la disciplina per rendere il rapporto comune, comunitario, organico a un organismo superiore”. Questa citazione di Vincent Lounguemare, presente nel foglio di presentazione dello spettacolo, ci permette di capire il problema sociale dei rapporti umani, la continua ricerca della perfezione per non essere mai contraddetti e giudicati dalle persone appartenenti al mondo esterno.

“Trilogia – tre atti di vita”- partendo dalla narrazione degli episodi biblici dell’Ultima cena, dell’Eden e della Passione di Cristo – mette in discussione la routine e la monotonia, imposte dalle condizioni frenetiche e alienanti della società contemporanea, nate dalla disperazione e dalla paura di poter essere sé stessi. Ogni individuo, alla ricerca di un Eden, spazio felice dove poter vivere, subisce i colpi di un’illusione crudele attraversando il malessere della propria esistenza, per cercare di raggiungere infine una insperata pace interiore . 

Leonardo D’Alessandro

Trilogia – Tre atti di vita
Da un’idea drammaturgica di Paolo Grossi

Testo e regia: Paolo Grossi
Con: Emanuele Cerra, Stefano Detassis, Federica Di Cesare
Light designer e tecnico luci: Emanuele Cavazzana;
Scene: Lorenzo Zanghielli;
Costumi: Elena Beccaro;
Produzione: Evoè! Teatro

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“Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi.

Pezzi: epifania del dolore e superamento della morte

Questo articolo è stato prodotto durante il laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling con gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

“Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi.
“Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi.

“Una visione molto grande è necessaria e l’uomo che la sperimenta deve seguirla come l’aquila cerca il blu più profondo del cielo.”

La citazione qui riportata appartiene a Cavallo Pazzo, un capo Sioux, ed è ciò che meglio esemplifica quello che sta accadendo in questi giorni al Castello Cantelmo di Alvito: dal 3 al 10 di agosto, il festival organizzato dalla compagnia Habitas, “CastellinAria”, dimostra come grandi progetti possano diventare realtà grazie alla volontà di più persone nel voler perseguire un sogno. Inoltre, non è un caso che il tema di quest’anno sia “Segnali di fumo”, incentrato sulla cultura dei nativi americani: l’atmosfera è pregna delle peculiarità della popolazione pellerossa quali la condivisione e la solidarietà tra i partecipanti.  Come previsto dal programma, anche la quarta serata è stata caratterizzata da uno spettacolo, ovvero “Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi. È l’8 dicembre, giorno della festa dell’Immacolata durante il quale le famiglie preparano l’albero di natale.

Non sottraendosi a questa tradizione, una madre e le sue due figlie, Maria e Marina, con rami, palline, luci e festoni decorano l’albero ma le loro emozioni tradiscono parole e azioni. Le discussioni a voce alta celano un disagio di fondo che culminerà, gradualmente, nella scoperta da parte del pubblico della morte del padre/marito. Il rapporto tra le tre donne è inevitabilmente segnato dalla scomparsa dell’uomo fin dall’inizio dello spettacolo: la madre assume il ruolo del patriarca ma vorrebbe vivere il suo lato femminile ballando il tango e facendosi stringere da forti braccia, Maria assume comportamenti infantili, Marina è ribelle e vorrebbe evadere verso terre lontane. 

Tutte loro hanno sviluppato un meccanismo di difesa per cercare di dimenticare, ma il ricordo si insinua, involontariamente, all’interno dei momenti apparentemente lieti e negli oggetti, lasciando il posto a silenzi vuoti in realtà assordanti. Il momento clou rimane la preparazione dell’albero, evento che scaturisce lo svilupparsi del simbolismo della vicenda: l’arbusto consiste in un asse in cui infilare dei rami. È spoglio, come se comunicasse allo spettatore un presagio di morte in contrapposizione allo spirito superficialmente allegro della madre che lo prepara recitando i numeri della tombola, coadiuvata da una spensierata Maria.

È proprio la figura della madre che cerca di reggere la parvenza di serenità natalizia, come quando  cerca di rievocare l’attesa dello spirito dello Scarpariello per la figlia Maria, vedendo vanificato il suo sforzo da Marina che riporta alla mesta realtà presentandosi con una scatola colma di cravatte appartenute al padre. La contrapposizione principale rimane in ogni caso quella tra la vita e la morte: l’immacolata concezione, giorno nel quale si annuncia alla Madonna la nascita imminente di Gesù nel presente e i funerali del padre nel passato; un gioco di luci calde intervallato da quelle fredde, blu, del colore della malinconia per antonomasia; le luci natalizie e le luci dei ceri funerari; la preparazione dell’albero e il conseguente disfacimento di esso.

“Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi.
“Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi.

Il finale dello spettacolo è significativo, rappresenta il punto di svolta nel quale si comprende che il dolore non può essere evitato, che l’assenza di una persona amata non è colmabile con la presenza di altre, che la mancanza è percepita in ogni angolo della casa e non può essere adombrata dall’illusione. La morte del padre/marito ha lasciato solo frammenti di ciò che è stato. Le tre figure, in conclusione, realizzano in una sorta di epifania, che quei pezzi, quelle cravatte e quei ricordi, vanno rimessi insieme per commemorare l’assente figura maschile rendendola ancora viva, in una maniera serena, celebrativa e intrisa allo stesso tempo di nostalgia.

I pezzi rappresentano anche le tre figure femminili, sconnesse e divise a partire dal momento della tragedia, che arrivano a capire, sul finale, che solo attraverso l’unione e la forza reciproca potranno continuare a guardare avanti. “Pezzi” ci insegna come le tragedie possano facilmente creare barriere tra individui e al medesimo tempo come queste barriere possano essere abbattute attraverso il sostegno incondizionato e la comprensione dei sentimenti più disperati e infelici affinchè possano incubare il dolore e razionalizzarlo.

Marcel Proust diceva “l’assenza è, per colui che ama, la più sicura, la più efficace, la più viva, la più indistruttibile, la più fedele delle presenze.


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Laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling - CastellinAria Festival di Teatro Pop

Prologo del laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling – CastellinAria

Ph. Matteo Ricci

Luminosi fuochi d’arte illuminano la verde Val di Comino. Segnali di fumo si levano tra i monti, a testimoniare la vitalità di quella eterotopia culturale, ideata dalla Compagnia Habitas, che è il Festival CastellinAria giunto alla seconda edizione.

Un pulviscolo di sogni e proposte che racconteremo attraverso lo sguardo degli studenti e delle studentesse dell’Università degli Studi di Cassino, impegnati in un laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling durante il quale tracciare e apprendere, insieme, le tecniche della narrazione transmediale.

Teatro, danza, musica, formazione e tradizione, animeranno il piccolo Borgo di Alvito in questa settimana di creatività e ripopolamento del territorio.Un programma serrato in cui si intrecciano le esperienze degli autoctoni e le proposte artistiche di coloro che, come appartenenti a una tribù, hanno colonizzato un terreno fertile in cui piantare il totem della creatività giovane.

Attraverso video, foto, approfondimenti e incontri, declinati nelle diverse possibilità offerte dalla comunicazione digitale, restituiremo le attività del festival per trasportarvi tra le antiche mura del Castello Cantelmo di Alvito, palcoscenico in Aria di una manifestazione meritevole di sostegno e attenzione.

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Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas

CastellinAria – Festival di Teatro Pop II Edizione

Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas
Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas

Segnali di Fumo per la II edizione di CastellinAria – Festival di Teatro Pop: Parliamo delle tante novità presenti in questa II edizione con Livia Antonelli della Compagnia Habitas. (Continua a leggere)

Prologo del laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling – CastellinAria: Teatro, danza, musica, formazione e tradizione, animeranno il piccolo Borgo di Alvito in questa settimana di creatività.(Continua a leggere)

Pezzi: epifania del dolore e superamento della morte: “Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi. È l’8 dicembre, giorno della festa dell’Immacolata durante il quale le famiglie preparano l’albero di natale. (Continua a leggere)

Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro – CastellinAria: Trilogia: tre atti di vita, allegoria della peregrinazione volta al conseguimento della presa di coscienza del Sé e dell’altro da Sé. (Continua a leggere)

Le Mille E Una Notte – IV Ora di LideLab – CastellinAria: Nelle mille e una notte che furono, macabre storie si intessero nel palazzo incantato di Shahriyār e dell’astuta Shahrazād. (Continua a leggere)

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Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas

Segnali di Fumo per la II edizione di CastellinAria – Festival di Teatro Pop

Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas. Dopo il successo dello scorso anno, l’edizione 2019 intitolata “Segnali di Fumo” conferma la sua vocazione al dialogo con il paesaggio che l’accoglie per proporre un osservatorio aperto e privilegiato sui linguaggi performativi e sulle drammaturgie contemporanee. Otto giorni di festival con spettacoli serali, laboratori, concerti, aperinAria, attività extra, che vedono partecipi artisti internazionali, nazionali e locali, gruppi e solisti musicali, pubblico e maestranze della Val di Comino, oltre a tanti progetti e workshop che costelleranno CastellinAria. Parliamo delle tante novità presenti in questa II edizione con Livia Antonelli della Compagnia Habitas.

 Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas

Come e perché è nata l’idea di organizzare CastellinAria – Festival di Teatro Pop presso la Valle di Comino?

L’idea di creare CastellinAria – Festival di Teatro Pop è nata per caso, per destino direi. Essendo originaria di Casalvieri, un paese vicino Alvito, andammo un giorno d’estate del 2017 a fare un giro su al Castello Cantelmo di Alvito e lì nacque l’idea di fare un Festival. Rimanemmo affascinati dalla magia del posto e dalla sua perfetta acustica. Parlammo con Ivano Capocciama, teatrante alvitano e durante la prima edizione co-direttore artistico, a cui si illuminarono gli occhi non appena proponemmo di fare un Festival nel suo paese, con lui. La nostra compagnia ha sempre avuto la spinta e la curiosità di provare ad organizzare un Festival. E’ bastato un pomeriggio d’estate perché questa curiosità si concretizzasse.

A partire dal claim “Segnali di fumo” della II edizione di CastellinAria – Festival di Teatro Pop, quali sono le linee programmatiche della direzione artistica a cura della Compagnia Habitas?

“Segnali di fumo” il claim di quest’anno ha l’intento pop di accendere segnali di fumo dedicando un’intera sezione del Festival (AperinAria) alle associazione della Valle e portando spettacoli nazionali  e uno internazionale la sera. Per noi questi sono i segnali di fumo pop che partono dal castello. Da associazioni locali a spettacoli che mai sarebbero arrivati in Valle. Un intento nobile che però porta con sé il senso della festa, del Festival, della partecipazione attiva degli spettatori, del confronto con i teatranti ospiti con la provincia e la provincia con il nazionale.

Quali saranno le novità più rilevanti di questa II edizione del Festival?

Come anticipato nella risposta precedente le grandi novità sono l’aver coinvolto attivamente le associazioni della Valle, con spettacoli, concerti, gite a cavallo, laboratori didattici e l’immancabile enogastronomia locale, nonché essere riusciti a portare uno spettacolo tedesco, grazie alla preziosissima partnership di Fabulamundi – Europa Playwriting a cura di PAV. Quest’anno siamo riusciti a fare quello che nella storia degli indiani d’America non è successo: collaborare con le tribù autoctone, portare del teatro e ospitare ciò che la Valle riserva per noi stranieri. Siamo tribù amiche che vogliono fare festa, vogliono fare teatro e musica, creare una comunità di autoctoni e ospiti più o meno lontani ma amici, con l’intento di crescere insieme.

Il Festival può vantare un legame molto forte con il territorio: in che modo avete sviluppato, in sinergia con l’amministrazione pubblica, una rete di partnership con cittadini, produttori e imprenditori locali?

La bellezza della provincia è che la politica, l’amministrazione culturale è accessibile. Venendo da Roma, dove un dialogo con le istituzioni per noi compagnie indipendenti è pressoché impossibile, nella Valle di Comino c’è stata una grande curiosità e apertura alle nostre proposte. La partnership con i cittadini, imprenditori locali, associazioni culturali è nata grazie ad un lavoro di scouting e a bellissimi fine settimana in Val di Comino. Nell’era di instagram, con le persone bisogna parlarci dal vivo, conoscerle e scambiare opinioni.

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Più cultura, più crescita. Le imprese puntano su cultura e spettacolo

Cultura e spettacolo stimolano l’economia e creano ricchezza nel territorio: ogni euro speso nella gestione di un evento culturale genera effetti economici positivi per oltre due euro e mezzo.
Cresce l’interesse e l’investimento in cultura da parte degli imprenditori: per oltre il 70% il sostegno a progetti ed eventi culturali è strategico; il contributo economico è la principale forma di supporto alla cultura scelto dalle imprese (per il 47%), ma rilevante è anche la fornitura di servizi (21%); il ritorno di immagine (19%), la consuetudine (17%), la strategia di marketing (13%) sono le motivazioni principali all’investimento; i maggiori benefici si riflettono sulla reputazione aziendale (33%), sul brand (29%) e in chiave commerciale (27%); oltre un terzo delle imprese equipara gli investimenti in cultura alla pubblicità.
Questi, in sintesi, i principali risultati che emergono dall’indagine “Investire in cultura” realizzata da Rsm-Makno per Impresa Cultura Italia-Confcommercio.

È possibile scaricare di seguito il documento integrale di presentazione dell’indagine > PIÙ CULTURA PIÙ CRESCITA

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Taglio contributi FUS per Emilia Romagna Teatro

In data 12 luglio 2019, la Direzione Generale dello Spettacolo dal Vivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha notificato le assegnazioni del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo), ambito Teatro, per l’anno in corso.

Il Presidente di Emilia Romagna Teatro Fondazione, Giuliano Barbolini, e il Direttore, Claudio Longhi, registrano con viva soddisfazione la positiva valutazione riconosciuta all’operato della loro struttura. Coronando il percorso di costante incremento del punteggio complessivo attribuito ad ERT dall’avvio della riforma del sistema teatrale nazionale ad oggi (2015 = 73,76 punti / 2016 = 80,20 punti / 2017 = 88,11 punti / 2018 = 91,69), in base alle nuove tabelle valutative, con i suoi 95,85 punti la Fondazione è infatti pubblicamente riconosciuta come il primo Teatro Nazionale del Paese. «Un traguardo importante», spiegano il Presidente e il Direttore, «raggiunto grazie al sostegno costante e attento dei soci, all’impegno diuturno e appassionato dei dipendenti, alla generosa disponibilità degli artisti che hanno scelto di abbracciare il nostro progetto, così come al vivace apporto della fitta rete di interlocutori locali, nazionali e internazionali (teatrali, ma non solo) con cui da decenni ERT dialoga nel quadro di un sistema artistico-culturale mobile e aperto, sensibile alle esigenze del territorio, ma in costante rapporto con il più vasto orizzonte del Paese e della scena internazionale».

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Nell’esprimere la loro sincera gratitudine a tutti coloro che hanno reso possibile il conseguimento di questo risultato, la Presidenza e la Direzione della Fondazione sono altresì costrette a denunciare l’esito sconcertante che la rigorosa applicazione dell’attuale sistema di riparto del FUS produce, spia dello stato avvilente in cui versa il sistema teatrale nazionale. A fronte dell’apprezzamento della qualità e della dimensione quantitativa dell’operato dell’ente, oggi che siamo oltre la metà della gestione corrente, con impegni già fissati per la conclusione dell’esercizio, ERT patisce un taglio per il secondo anno consecutivo. Dopo la decurtazione subita nel 2018 di € 68.561,00 (ridotta a € 35.090,00 con la seriore integrazione disposta dal Ministro Bonisoli), per il 2019 (anno, tra l’altro, del primo aumento del 5% delle retribuzioni dei lavoratori dello spettacolo in base al rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale) la Fondazione riceve un contributo di € 1.858.212,00, registrando così un taglio di € 91.476,00 rispetto al contributo dell’anno precedente. Anche in questo caso il risultato si inscrive purtroppo in una ormai consolidata tendenza post-riforma. Nel periodo 2014-2018 ERT Fondazione (dal 2016 il terzo Teatro Nazionale italiano per punteggio, e dal 2017 il secondo), a fronte di aumenti percentuali di contributo di altri teatri affini svarianti da +50% a +134%, così come a fronte di un vertiginoso incremento della propria attività, ha infatti registrato un aumento della contribuzione statale dello 0,42%.

«È inaccettabile che in un Paese civile l’entità del pubblico finanziamento a un Teatro Nazionale sia come sempre comunicata ai soggetti destinatari a metà dell’anno di gestione in corso», dichiarano ancora il Presidente e il Direttore di ERT, di concerto con i Soci della Fondazione. «Si tratta di una mancanza di considerazione che rivela la totale incomprensione del ruolo cruciale che la cultura può e deve rivestire nella vita di una nazione e di un popolo». Alla prova dei fatti, del tutto inefficace risulta poi essere il meccanismo di riparto delle risorse.

«Posto che il criterio su cui si regge l’attuale sistema di distribuzione del FUS dovrebbe essere di carattere competitivo – e conseguentemente meritocratico –, difficile riuscire a giustificare il taglio patito da una struttura di cui si riconosce l’eccellenza quali-quantitativa mentre altri soggetti con punteggi inferiori vedono aumentare il proprio finanziamento». «Per un verso su questa decurtazione pesa sicuramente l’esiguità delle risorse messe a disposizione del sistema teatrale nazionale, palesemente insufficienti a ricoprire il fabbisogno di quella mole di attività che la logica competitiva del tutto ingiustificatamente ha generato in questi ultimi anni (per il 2019 l’ammontare globale del FUS è di € 345.966.856,00 con un aumento rispetto lo scorso anno di soli € 2.025.058,00). Una penuria di risorse, per inciso, che ancora una volta è spia del totale disinteresse in cui versano la cultura e segnatamente il teatro in Italia. Ma a questa insufficienza di risorse si associa anche un meccanismo di riparto dei finanziamenti altrettanto palesemente inefficiente, per non dire “sbagliato”, dal momento che con ogni evidenza premia, nei fatti, gli ottimi risultati con dei tagli. Non è nostra intenzione, quindi», concludono Barbolini e Longhi, «mettere in discussione l’opportunità di applicare meccanismi competitivi, né vogliamo rifiutare le logiche valutative, né tantomeno vogliamo sollevare dubbi circa la correttezza procedurale dell’attribuzione, ma se con la competizione e con la valutazione ci dobbiamo confrontare ci parrebbe coerente che il merito riconosciuto venga (e vada) premiato. Prima ancora che per la tutela degli interessi della nostra struttura, il profondo rispetto che nutriamo per il lavoro teatrale e la consapevolezza di avere in cura la gestione di un bene comune prezioso come il teatro (insostituibile dispositivo generatore di comunità e socievolezza), uno dei valori fondativi della nostra identità culturale italiana ed europea, ci impongono di chiedere ragione di quanto sta accadendo nella quasi assoluta mancanza di attenzione da parte dei più».

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Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas

Laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling a cura di Theatron 2.0 per il Festival Castellinaria

Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas. Dopo il successo dello scorso anno, l’edizione 2019 intitolata “Segnali di Fumo” conferma la sua vocazione al dialogo con il paesaggio che l’accoglie per proporre un osservatorio aperto e privilegiato sui linguaggi performativi e sulle drammaturgie contemporanee.
Otto giorni di festival con spettacoli serali, laboratori, concerti, aperinAria, attività extra, che vedono partecipi artisti internazionali, nazionali e locali, gruppi e solisti musicali, pubblico e maestranze della Val di Comino, oltre a tanti progetti e workshop che costelleranno CastellinAria.

Audience development & digital storytelling

Per questa seconda edizione, Theatron 2.0 proporrà un percorso gratuito di avvicinamento alle arti performative rivolto a studenti, operatori culturali e appassionati. L’obiettivo del laboratorio, coordinato da Edoardo Borzi e Ornella Rosato, è articolare un percorso di comunicazione digitale atto a costruire una narrazione mediatica durante lo svolgimento del Festival, raccontando analiticamente la kermesse e le performing arts attraverso l’utilizzo degli strumenti offerti dal web 2.0.

Durante i giorni del festival, la redazione produrrà contenuti digitali dando vita a una narrazione transmediale del processo di organizzazione e programmazione di CastellinAria con focus relativi al progetto: approfondimenti tematici integrati da foto, video, interviste. Il resoconto integrale dello storytelling con raccolta dei materiali prodotti sarà reperibile in un report unico sul sito di Theatron 2.0 .

Storia delle arti performative e analisi degli elementi dello spettacolo dal vivo

Il percorso laboratoriale offerto da Theatron 2.0 prevede, inoltre, un approfondimento di carattere storico circa le arti performative. Gli snodi storiografici più interessanti del Novecento teatrale, saranno assunti come lente d’ingrandimento per indagare gli elementi costitutivi degli spettacoli in programmazione presso il Festival Castellinaria. I partecipanti saranno accompagnati in un percorso di allenamento alla visione e di costruzione di un pensiero critico intorno agli spettacoli. Inoltre, saranno prodotte interviste agli artisti, articoli di cronaca degli eventi, recensioni critiche e focus dedicati all’organizzazione festivaliera.

Modalità di partecipazione e costi

Dal 4/08 al 10/08 il progetto si articolerà nel seguente modo (con possibili variazioni di orario e/o attività in base alle richieste dei partecipanti e alle disponibilità dell’organizzazione del Festival):

h 18 (Castello Cantelmo) > incontri dedicati alla sezione teorica del laboratorio.
h 19 (Castello Cantelmo) > AperInAria – i partecipanti potranno assistere agli eventi in programmazione e mettere in pratica le conoscenze acquisite e sperimentare le arti performative attraverso nuovi linguaggi digitali.
h 21.30 (Castello Cantelmo) > Visione degli spettacoli in programmazione

Il corso è gratuito. L’alloggio è offerto dall’organizzazione mentre vitto e spostamenti sono a carico dei partecipanti. Tutti gli spettacoli sono a ingresso gratuito con offerta libera.

Per candidarsi, inviare una mail a theatronduepuntozero@gmail.com, allegando CV.

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