Bando Teatri Riflessi per corti performativi

Bando Teatri Riflessi per corti performativi

Attraverso il bando di Teatri Riflessi 12 si vogliono selezionare almeno 10 opere della durata massima di 15 minuti. I corti semifinalisti si esibiranno nelle serate di giovedì 15 e venerdì 16 luglio 2027 a Zafferana Etnea (CT). 

Ogni corto selezionato riceverà un cachet tra € 500 a 1.100 iva inclusa (sulla base del numero di performer in scena) e un eventuale contributo alle spese di viaggio.

Le commissioni di esperti (Commissione “Programmazione” e “Ricerca e Critica”) determineranno i corti finalisti che si esibiranno nuovamente durante la finale di domenica 18 luglio. Le commissioni raggruppano un variegato parterre di programmatori e programmatrici di festival e teatri di tutta Italia, giornalisti e critiche nazionali e studiose di arti performative.

In aggiunta ai premi del concorso, i membri delle commissioni e i partner della Rete di Teatri Riflessi avranno la facoltà di assegnare ulteriori premi speciali nella forma di residenze artistiche e date di circuitazione all’interno di festival e rassegne.

Il bando, chiude il 15 ottobre 2026, alle ore 17:00.

IL CORTO PERFORMATIVO

Teatri Riflessi vuole nobilitare e valorizzare la forma del corto in quanto tale, non come riduzione di opere più lunghe, né in quanto preludio per un adattamento a serata intera. La forza del corto risiede nell’immediatezza artistica ed espressiva e il suo inserimento nel concorso vuole, a suo modo, collegare il teatro greco, concepito proprio come concorso proposto in ampi spazi aperti di fronte a un vasto e variegato pubblico, alle spinte più provocatorie degli happenings e del teatro contemporaneo che sfondano con forza la quarta parete facendo leva sul desiderio viscerale di partecipazione del pubblico al momento performativo, uscendo, così, dall’aura di istituzionalità talvolta intimidatoria che il teatro ha assunto. 

I PREMI

Miglior Corto – Teatri Riflessi 2027 | € 1.200
attribuito dal voto congiunto delle commissioni Programmazione e Ricerca e Critica, dalla Giuria della Finale, dalla Giuria Giovani e Giuria Comiziale

Miglior Drammaturgia – Teatri Riflessi 2027 € 500
assegnato dalla Commissione Ricerca e Critica

Miglior Regia – Teatri Riflessi 2027 € 500
assegnato collegialmente dalla Commissione Programmazione

Miglior Interpretazione – Teatri Riflessi 2027 |  € 500
assegnato collegialmente dalla Commissione Programmazione

Premio Ricerca e Critica – Teatri Riflessi 2027 € 500
assegnato collegialmente dalla Commissione Ricerca e Critica

LEGGI IL BANDO COMPLETO

Creatività e fatica: il raccontano di 2.300 lavoratori e lavoratrici di scena e schermo

Creatività e fatica: il raccontano di 2.300 lavoratori e lavoratrici di scena e schermo

La creatività è il tratto che accomuna il lavoro nello spettacolo dal vivo. Accanto alla creatività, però, c’è una fatica che rimane spesso invisibile: quella delle prove e della preparazione, delle attese tra un ingaggio e l’altro, della ricerca continua di nuove opportunità, del lavoro svolto prima degli applausi.

È da questa distanza tra immaginario e condizioni materiali che prende le mosse Scena e Schermo, l’indagine promossa da Slc Cgil e Fondazione Giuseppe Di Vittorio sul lavoro nel cinema, nell’audiovisivo e nello spettacolo dal vivo. Sono 2.295 le persone che hanno risposto al questionario, provenienti per il 56% dal cine-audiovisivo e per il 44% dal live. Attraverso le loro esperienze, la ricerca ricostruisce rapporti contrattuali, redditi, tempi di lavoro, accesso al welfare, condizioni di salute e prospettive future.

I risultati sono stati presentati a Roma durante l’incontro Il lavoro nello Spettacolo, conoscere il presente per costruire il futuro, che ha riunito associazioni datoriali, organizzazioni sindacali e rappresentanti istituzionali. Un confronto ampio, al quale hanno partecipato alcune delle principali realtà della produzione culturale italiana, da Anica, Apa e Agis a Federvivo, Anfols, Anec, Siae, cooperative e associazioni di imprese.

La fotografia restituita dalla ricerca contraddice anzitutto l’idea che la precarietà riguardi soprattutto chi si trova all’inizio del percorso. La maggior parte delle persone intervistate lavora nel settore da oltre dieci anni (il 37% da dieci a venticinque anni e il 30% da più di venticinque). Si tratta inoltre di professionisti con un livello di formazione elevato: più della metà possiede una laurea o un titolo post-laurea (55%) e due persone su tre hanno seguito un percorso di studio specifico per la propria professione (65%).


Eppure il lavoro stabile rappresenta un’eccezione. Soltanto il 4,1% del campione ha un contratto a tempo indeterminato, mentre il 44,4% lavora a tempo determinato, il 24,7% come autonomo e il 24,4% attraverso rapporti parasubordinati. Il problema, dunque, non è una fase iniziale destinata necessariamente a concludersi con il consolidamento della carriera: la discontinuità accompagna spesso l’intera vita professionale. 

Al momento della compilazione del questionario, quasi quattro persone su dieci non stavano lavorando (38%). È un dato che aiuta a comprendere quanto sia difficile misurare l’occupazione reale nello spettacolo. Un’attrice, un tecnico o una lavoratrice della produzione possono essere pienamente inseriti nel settore da anni e, nello stesso tempo, attraversare una pausa tra due produzioni. In quelle settimane rischiano di scomparire dalle statistiche, ma non per questo smettono di essere professionisti.

Anche la moltiplicazione degli incarichi non produce necessariamente libertà o sicurezza. Tre quarti del campione lavorano contemporaneamente su più commesse (75%) e circa sette persone su dieci hanno più committenti (68,9%). La frammentazione diventa così il modo ordinario attraverso cui si cerca di ricomporre un’attività professionale, con conseguenze evidenti sulla possibilità di programmare il lavoro e la vita privata. 

A questa incertezza si aggiunge una diffusa svalutazione economica. Negli ultimi due anni, a più della metà degli intervistati è stato proposto almeno una volta un lavoro gratuito (50,6%), mentre più di tre persone su quattro hanno ricevuto offerte considerate sottopagate (77%). Nello spettacolo dal vivo il fenomeno è ancora più esteso: il 62,9% ha ricevuto proposte di lavoro non retribuito e il 79,9% offerte scarsamente pagate. A questo si aggiunge il lavoro nero, sperimentato almeno occasionalmente dal 45% del campione. Non si tratta quindi di episodi marginali, ma di pratiche sufficientemente frequenti da influenzare il funzionamento complessivo del mercato. 

Una parte considerevole dell’attività professionale rimane inoltre fuori dal compenso. Per otto persone su dieci il lavoro richiede una fase propedeutica fatta di prove, studio, ricerca o preparazione tecnica (80%). Questo tempo non viene pagato affatto nel 45% dei casi e riceve un riconoscimento soltanto parziale nel 27%. Nel live la percentuale di chi non viene retribuito per la preparazione sale al 65,6%.

Per le professioni interpretative si aggiunge il lavoro necessario a ottenere il lavoro: provini, concorsi, candidature, costruzione delle relazioni e autopromozione riguardano il 90% degli intervistati e vengono considerati molto impegnativi dal 72%. Il tempo professionale finisce così per estendersi ben oltre le giornate formalmente contrattualizzate, inglobando una lunga serie di attività indispensabili ma spesso prive di riconoscimento economico e previdenziale. 

Anche la formazione continua, essenziale in professioni che richiedono aggiornamento costante, resta quasi sempre una responsabilità individuale. La maggioranza continua a investire nella propria preparazione (77%), ma nell’83% dei casi ne sostiene interamente i costi. Passione, disponibilità e investimento personale diventano quindi condizioni necessarie per restare nel settore, ma rischiano di trasformarsi negli strumenti attraverso cui il sistema trasferisce sui singoli una parte crescente delle proprie responsabilità. 

Le conseguenze sono particolarmente evidenti nello spettacolo dal vivo, dove soltanto il 48% riesce a vivere esclusivamente grazie al reddito prodotto nel settore. I pagamenti arrivano spesso a lavoro concluso (54%), possono subire ritardi (60%) e, in alcuni casi, non arrivano affatto: al 34% è capitato di non ricevere il compenso concordato. La pluralità degli incarichi non coincide dunque con una maggiore sicurezza economica, ma rappresenta spesso il tentativo di costruire un reddito sufficiente sommando lavori brevi, frammentati e imprevedibili. 

La pressione si riflette anche sulla salute. Sette intervistati su dieci riferiscono condizioni di stress (70%) e una percentuale pressoché analoga segnala dolori alla schiena, alle spalle o al collo (70,7%). Dietro queste medie si nascondono esposizioni ancora più elevate per alcune professioni: i disturbi muscolo-scheletrici riguardano, ad esempio, l’88% delle professioni tecnico-artistiche e l’85,4% della post-produzione. La fatica non è dunque soltanto una categoria simbolica, ma una condizione che attraversa concretamente corpi, tempi e modalità di lavoro. 

Alla fragilità economica si affianca quella determinata dai rapporti di potere. Più di otto persone su dieci considerano conoscenze e contatti decisivi per fare carriera (82,5%), più dell’esperienza (74%), della disponibilità (73%) e del talento (51%). Le reti professionali sono indispensabili per trovare lavoro, ma possono anche generare dipendenza, rendendo più difficile rifiutare condizioni sfavorevoli, interrompere una collaborazione o denunciare comportamenti impropri.

I dati sulle discriminazioni sono tra i più preoccupanti. Tra le donne, il 72,1% dichiara di averne subite durante la vita professionale, il 50,5% riferisce esperienze di molestia e il 47,3% forme di ricatto. Le molestie arrivano al 60,1% tra le professioni interpretative femminili. Anche tra gli uomini sono diffuse discriminazioni (53,4%) e ricatti (48,8%), mentre la percentuale relativa alle molestie risulta più bassa, ma comunque significativa (17,2%). La precarietà, in questi casi, non è soltanto economica: riduce anche la possibilità di opporsi e di esporsi senza temere conseguenze sulla propria carriera. 

Nemmeno il sistema di welfare sembra riuscire a intercettare pienamente i bisogni del settore. Nel corso del 2024 il 41,2% del campione ha usufruito della Naspi, ma soltanto il 16% ha ricevuto l’indennità di discontinuità, la misura introdotta proprio per rispondere alla specificità di queste professioni. Secondo l’indice elaborato dalla ricerca, quasi un terzo di chi avrebbe bisogno di protezione resta senza accesso al welfare (31,8%), una quota che sale al 40% tra i ventenni. Il principale ostacolo è la mancanza dei requisiti (58%), cui si aggiunge una carenza di informazioni (20%). 

La distanza tra le misure esistenti e la platea alla quale dovrebbero rivolgersi è uno dei punti centrali sollevati da Slc Cgil. Il sindacato chiede l’istituzione di un tavolo permanente tra Ministero della Cultura, Ministero del Lavoro, Inps e parti sociali, per riordinare norme che si sono accumulate nel tempo senza costruire un sistema unitario. L’obiettivo dovrebbe essere riconoscere la discontinuità come caratteristica strutturale del lavoro nello spettacolo, senza trasformarla in assenza di diritti.

L’altra proposta riguarda la contrattazione. Oggi il settore conta ventiquattro contratti collettivi nel cine-audiovisivo e sei nello spettacolo dal vivo, alcuni dei quali scarsamente applicati o non rinnovati per molti anni. Una frammentazione che indebolisce la possibilità di conoscere e far rispettare le condizioni contrattuali e lascia sempre più spazio alla negoziazione individuale.

Slc Cgil propone quindi di costruire due grandi contratti di filiera: uno per il cinema e l’audiovisivo e uno per lo spettacolo dal vivo. Non per cancellare le differenze tra professioni e comparti, ma per inserirle in sistemi più riconoscibili, esigibili e capaci di rafforzare il peso dell’intero settore nella definizione delle politiche pubbliche.

Sul fondo resta il tema del finanziamento. Secondo il sindacato, le risorse pubbliche dovrebbero sostenere non soltanto le imprese e la produzione, ma anche la qualità del lavoro, la sperimentazione, il pluralismo, l’accesso delle nuove generazioni e la crescita delle realtà più piccole. Il sostegno pubblico alla cultura non può essere separato dalle condizioni nelle quali la cultura viene concretamente prodotta.

L’indagine mostra un sistema che continua a reggersi sulla disponibilità delle persone a compensare con il proprio tempo, il proprio corpo e la propria passione ciò che non viene riconosciuto. Non sorprende che il futuro venga osservato con preoccupazione: quasi nove intervistati su dieci temono di non avere una pensione adeguata (89,7%), il 71% di perdere occasioni di lavoro con l’avanzare dell’età e il 60,3% di non riuscire a crescere professionalmente. 

La qualità di uno spettacolo o di un’opera audiovisiva non può però dipendere indefinitamente dalla capacità individuale di sopportare la fatica. Rendere visibile quella fatica significa riconoscere il lavoro culturale per ciò che è: un’attività professionale che produce valore economico, sociale e democratico e che, proprio per questo, richiede contratti applicabili, compensi dignitosi e tutele realmente accessibili.

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Fonte: https://www.slc-cgil.it/notizie-produzione-culturale/5274-spettacolo-chi-lavora-nel-cineaudiovisivo-e-nel-live-chiede-cambiamenti.html

I teatri condominiali diventano patrimonio UNESCO

I teatri condominiali diventano patrimonio UNESCO

I teatri condominiali entrano nella Lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il riconoscimento riguarda un sistema di edifici teatrali sviluppatosi tra il Settecento e l’Ottocento soprattutto nelle Marche, ma presente anche in Emilia-Romagna e Umbria, e premia non soltanto il valore architettonico delle sale, ma anche il modello sociale e culturale che ne ha accompagnato la nascita.

Il riconoscimento comprende dieci teatri: l’Angelo Mariani di Sant’Agata Feltria, il Pergolesi di Jesi, il Ventidio Basso di Ascoli Piceno, il Serpente Aureo di Offida, il Teatro dell’Aquila di Fermo, il Lauro Rossi di Macerata, il Feronia di San Severino Marche, il Gentile di Fabriano, il Bramante di Urbania e il Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto.
La candidatura iniziale coinvolgeva diciotto edifici, ma la selezione finale ha definito in questi dieci il perimetro del bene ufficialmente iscritto. Gli altri teatri interessati dal percorso conservano comunque un rilevante valore storico e culturale e potranno continuare a beneficiare del lavoro di rete avviato durante la candidatura.

Il termine “condominiale” non indica la collocazione degli edifici, ma il particolare sistema attraverso cui vennero costruiti e amministrati. Gruppi di cittadini, riuniti in società teatrali, partecipavano economicamente alla realizzazione delle sale attraverso l’acquisto dei palchi e la condivisione delle spese. Si trattava prevalentemente di aristocratici, professionisti, commercianti e rappresentanti della borghesia locale. I teatri riflettevano dunque le gerarchie sociali del tempo, ma segnarono anche un passaggio importante: lo spettacolo usciva progressivamente dalla dimensione esclusiva delle corti e diventava parte della vita civile delle città.

Queste sale erano luoghi nei quali le comunità rappresentavano se stesse, costruivano relazioni, ospitavano spettacoli e consolidavano la propria identità. Il riconoscimento UNESCO restituisce valore proprio a questa dimensione diffusa del teatro italiano, sviluppatasi non soltanto nelle grandi città, ma anche nei centri medi e piccoli. Racconta un Paese policentrico, nel quale il teatro ha costituito per secoli un’infrastruttura culturale e sociale radicata nei territori.

L’iscrizione è il risultato di un lavoro pluriennale che ha coinvolto amministrazioni pubbliche, enti locali, studiosi, tecnici, professionisti della conservazione e comunità cittadine. La visibilità internazionale ottenuta rappresenta ora una grande opportunità, ma anche una responsabilità. Il riconoscimento non comporta infatti un finanziamento automatico della manutenzione, della programmazione o del personale. Perché produca effetti duraturi, dovrà essere accompagnato da politiche capaci di tenere insieme tutela architettonica e attività culturale.

Un teatro storico non è soltanto un monumento da visitare. È uno spazio nato per accogliere artisti, pubblico e processi creativi. La conservazione degli edifici deve quindi procedere insieme alla continuità delle stagioni, alla produzione di nuovi spettacoli, alle attività formative, alle collaborazioni con le scuole e alle iniziative rivolte alle comunità. Il rischio da evitare è quello della museificazione: sale perfettamente restaurate, ma utilizzate in modo occasionale e progressivamente separate dalla vita culturale contemporanea.

Il riconoscimento potrebbe favorire una collaborazione più stabile tra i dieci teatri, attraverso calendari coordinati, progetti condivisi, residenze artistiche, circuiti di spettacolo e percorsi dedicati alla valorizzazione del patrimonio. Una rete comune consentirebbe di condividere competenze, rafforzare la progettazione nazionale ed europea e mettere in relazione la dimensione turistica con quella produttiva. Anche gli edifici presenti nella candidatura iniziale ma non inseriti nel sito UNESCO potrebbero essere coinvolti in iniziative più ampie, evitando che il riconoscimento produca una separazione tra teatri inclusi ed esclusi.

Centrale sarà inoltre il coinvolgimento delle comunità. La storia dei teatri condominiali nasce da una forma di iniziativa civica limitata, all’epoca, alle fasce sociali più agiate. Oggi quel modello può essere reinterpretato in una prospettiva più inclusiva, trasformando il teatro in un bene realmente condiviso. Associazioni, scuole, università, artisti, operatori e cittadini possono partecipare non soltanto come spettatori, ma anche alla definizione delle attività e alla costruzione di un rapporto continuativo tra teatro e territorio.

La valorizzazione dovrà misurarsi anche con il tema dell’accessibilità, intesa non soltanto come eliminazione delle barriere architettoniche, ma anche come accessibilità economica, culturale, linguistica e sensoriale. Politiche tariffarie inclusive, programmi per le scuole, attività per le famiglie e spettacoli accessibili alle persone con disabilità possono ampliare la funzione pubblica di questi spazi e avvicinare nuovi pubblici.

Un simile percorso può generare ricadute significative anche sul lavoro culturale. La gestione di una rete di teatri storici richiede competenze nella produzione, nella tecnica, nella comunicazione, nella conservazione, nell’accoglienza e nella formazione. Valorizzare il patrimonio significa quindi investire anche nelle persone che quotidianamente lo rendono vivo, garantendo continuità, professionalità e condizioni di lavoro adeguate.

L’ingresso dei teatri condominiali nella Lista UNESCO è dunque una buona notizia per il patrimonio e per lo spettacolo dal vivo. Riconosce una storia nella quale architettura, iniziativa civica e produzione culturale si sono intrecciate e offre l’occasione per rafforzare il ruolo dei teatri nei territori. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare la visibilità ottenuta in una strategia di lungo periodo, capace di tutelare gli edifici senza museificarli, attrarre visitatori senza ridurli a semplici destinazioni turistiche e valorizzare il passato aprendolo alla creazione contemporanea. Il riconoscimento non conclude il percorso, ma può inaugurare una nuova fase nella quale questi teatri continuino a essere luoghi di spettacolo, partecipazione e vita civile.

AlphaZTL – Compagnia d’Arte Dinamica seleziona Digital Content Creator & Social Media Manager

AlphaZTL – Compagnia d’Arte Dinamica seleziona Digital Content Creator & Social Media Manager

AlphaZTL – Compagnia d’Arte Dinamica seleziona una figura di Digital Content Creator & Social Media Managerche possa entrare stabilmente nella vita della compagnia e raccontarne le attività artistiche, formative e sociali, insieme ai progetti del Brindisi Performing Arts Festival.

La persona selezionata si occuperà della produzione di contenuti foto e video, della gestione dei canali social e dei siti web, dello storytelling dei progetti e della realizzazione di campagne promozionali. La ricerca è rivolta a una figura creativa, autonoma e sensibile ai linguaggi dello spettacolo dal vivo, residente nella provincia di Brindisi o nelle aree limitrofe.

È prevista una collaborazione continuativa, preferibilmente con partita IVA, con un compenso indicativo compreso tra 1.000 e 1.400 euro mensili, definito sulla base dell’esperienza e delle competenze.

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Collettivo Cinetico cerca responsabile distribuzione e sviluppo strategico

Collettivo Cinetico cerca responsabile distribuzione e sviluppo strategico

Collettivo Cinetico cerca una persona con passione, cura e visione, che desideri immergersi nell’universo poetico e progettuale della compagnia, contribuendo in modo attivo al posizionamento e alla crescita delle nostre opere in Italia e all’estero.

Mansioni:

Distribuzione e vendita: Promozione e vendita del repertorio e delle nuove creazioni nei contesti nazionali e internazionali; mappatura costante di festival, teatri, ambiti museali, reti, piattaforme, bandi. Pianificazione delle tournée.

Co-produzioni e partnership: Scouting e attivazione di relazioni con produttori, co-produttori e partner di residenza per lo sviluppo e il sostegno dei nuovi progetti della compagnia.

Contrattazione economica: Gestione delle trattative economiche con i programmatori, in sinergia con la direzione artistica e la produzione.

Relazioni con il settore: Strategia degli inviti, accoglienza e cura delle relazioni con operatori, curatori e addetti ai lavori in occasione di debutti e date di tournée.

Accompagnamento in tour: Presenza e monitoraggio nelle date chiave, nelle vetrine di settore e nei momenti strategici di visibilità.
Cosa cerchiamo

  • Esperienza (anche iniziale, ma con forte attitudine e motivazione) nella distribuzione e nella produzione per lo spettacolo dal vivo, preferibilmente danza contemporanea e arti performative.
  • Conoscenza delle dinamiche della programmazione italiana ed estera e dei relativi circuiti.
  • Ottima padronanza della lingua inglese parlata e scritta (la conoscenza di una seconda lingua straniera è un plus gradito).
  • Competenze digitali: capacità di utilizzo di software per la gestione di database, calendari condivisi, social network, reportistica, tracciamento dei contatti e analisi dello stato della distribuzione.
  • Capacità di presentare, raccontare e contestualizzare i lavori artistici della compagnia.
  • Spirito di iniziativa, autonomia, passione, cura, trasparenza nella comunicazione, spiccata capacità relazionale, attitudine al lavoro di gruppo.
  • Desiderio di lavorare in un ambiente stimolante, avventuroso, con grande attenzione alla persona e alle relazioni, contribuendo al suo sviluppo e alla sua tutela.
  • Un reale interesse e sintonia con il mondo di CollettivO CineticO con la prospettiva di una collaborazione stabile e duratura.

Inquadramento e condizioni di lavoro

Crediamo nella tutela del lavoro culturale, nella sostenibilità dei ritmi e nell’equità professionale. Tutte le candidature saranno valutate senza alcuna distinzione di genere, età, orientamento, background culturale, disabilità.

Tipologia di contratto: Collaborazione con compenso fisso part-time + quota provvigionale (la formula contrattuale e l’entità dell’ingaggio saranno definite e calibrate in base al livello di esperienza e alle esigenze concordate con la persona selezionata).

Modalità: Lavoro in modalità agile / da remoto con disponibilità a trasferte per date di tournée, piattaforme e incontri periodici di coordinamento con la compagnia.

Inizio collaborazione: Immediata (o secondo disponibilità).

Potenziali sviluppi: Se competenze ed esigenze lo permettono esiste la possibilità di estendere la collaborazione a un contratto full-time, con integrazione delle mansioni in ambito organizzativo-gestionale e presenza stabile presso la nuova sede della compagnia. (La ricerca ha carattere d’urgenza e la call rimarrà aperta fino all’individuazione della figura ideale. Le valutazioni avverranno in ordine di arrivo raccomandiamo quindi di inviare la propria candidatura non appena possibile.)

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