Nasce a Napoli nel 1993. Con una tesi in Antropologia del Teatro, nel 2017 si è laureata alla Sapienza in Arti e Scienze dello Spettacolo. Ha lavorato come redattrice per Biblioteca Teatrale, rivista trimestrale di studi e ricerche sullo spettacolo edita da Bulzoni Editore. Ha effettuato uno stage presso SIAE - Società italiana degli Autori ed Editori prendendo parte al progetto di archiviazione dei materiali museali appartenenti alla Biblioteca Museo Teatrale SIAE.
Passivelle

Passivelle: un laboratorio su Telegram per imparare a combattere l’odio

Passivelle

È il secondo progetto vincitore della call 2019 #Corpi per residenze artistiche a Mare culturale urbano: un laboratorio digitale che, anche a distanza, si pone l’obiettivo di fare mobilitazione artistica, culturale e civile sui temi della discriminazione, della violenza e dell’odio

A combattere gli abusi di potere, il razzismo, il sessismo, la xenofobia e l’odio ci pensano le PASSIVELLE, il laboratorio che da dicembre è in corso via Telegram grazie al programma di residenze artistiche di Mare Culturale Urbano. 

Il progetto è di Sofia Bolognini e Anna Ida Cortese, e l’idea è quella di arruolare un piccolo esercito artistico che reinterpreti creativamente azioni di resistenza passiva e disobbedienza civile trasformandoli in performance urbane, esperimenti di arte pubblica. 

Contemporaneamente al laboratorio settimanale, che durerà fino ad aprile, sono previsti momenti di dibattito e confronto su Zoom con professionisti e professioniste di diversi settori, per affrontare il tema della disobbedienza civile dal punto di vista del mondo artistico/culturale, della convivenza civile, della comunicazione e dei social network. 

Appuntamenti 

Martedì 19 gennaio dalle 19.30 alle 20.30: 

● Essia Elisabeth Sahli di Pinterest Italia 

Scostumati, la community di tutti i giovani meridionali che vogliono portare le proprie competenze nel territorio d’origine 

Quieora Residenza Teatrale, la realtà lombarda che si occupa di produzione di spettacoli, organizzazione di rassegne, laboratori e inchieste 

Martedì 26 gennaio dalle 19.30 alle 20.30:

● Simone Pacini, Performing arts professional, social media expert, blogger, e autore presso “Il teatro sulla Francigena” 

● Giovanna Schittino, Psicoterapeuta relazionale e attivista per i diritti umani fondatrice di Wondertherapist.

● Teatro Fornace, realtà di occupazione milanese e mobilitazione artistica

Per partecipare invia una mail a passivelle@gmail.com; riceverai il link e tutte le istruzioni su come partecipare attivamente alla call. 

Per iscriverti al laboratorio invia una mail a passivelle@gmail.com: l’esperienza è completamente gratuita e richiede un impegno di un’ora la settimana. Le iscrizioni resteranno, fino alla fine, sempre aperte. 

Riceverai tramite mail tutte le istruzioni su come procedere. 

Per seguire il processo creativo e l’addestramento delle PASSIVELLE, iscriviti al canale Telegram https://t.me/passivelle

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La foresta

DRAMMATURGIA: La foresta di I Pesci & Ortika

Introduzione al testo

Due ragazzi si allontanano insieme da una festa e si addentrano nella foresta alla ricerca della dose perfetta, della botta definitiva. La foresta – antitesi del “centro” dove la vita è scandita e si esaurisce nel lavoro – rispecchia il vuoto selvaggio di due esistenze intersecate dal caso. Cosa cercano? Fin dove possono spingersi oltre la solitudine impietosa della provincia, della loro stessa marginalità?

Loro sono la Festa, disperata dipendenza dalla vita, dalla sostanza-amore puro, da un presente assoluto. Un lucido delirio di coscienza che parla di Dio, del disagio dello stare al mondo, di cosa dare alle fiamme, dell’importanza della qualità di ciò che ci trasfigura e ci porta all’estasi.

Cercano risposte luminose in un buio informe, come chi si allontana dalla luce per vedere le stelle, ricercatori di una verità spietata sulla propria condizione di esseri umani. Mettono le mani nella terra, entrano nella vita e nel dolore fino a trascendere estatici verso una dimensione di pura coscienza o di puro abbandono.

Note di regia

La foresta è il luogo del segreto. Un luogo oscuro dove tutto prende vita e dove tutto va a morire. È il luogo dei ricordi, un ricordo adolescenziale. La morte per overdose di due ragazzi che conoscevo, e che all’epoca avevano la mia età: 18 anni. È passato molto tempo da allora, quasi la metà della mia vita. Quei due ragazzi hanno continuato a vivere nella mente, a dialogare.

Hanno rappresentato la morte della giovinezza e delle sue infinite speranze. La morte delle possibilità di un futuro e di una possibilità. Sono rimasti fermi nel ricordo. Tutto intorno è cambiato ed è invecchiato ma loro, per assurdo, sono rimasti per sempre giovani. Abbracciati su un prato.

Come li trovarono, abbracciati nel vano tentativo di massaggiarsi il cuore e trovare un po’ di calore nel freddo autunno di una foresta oscura. Una foresta serena, lontano dalla solitudine delle città. Un luogo sacro dove tutto può succedere e dove sono seppelliti i ricordi di gioventù e le speranze ad essi legate.

LEGGI > LA FORESTA di I Pesci & Ortika

Biografia I Pesci & Ortika

I Pesci

La compagnia nasce a Napoli nel 2014 ed è composta da artisti con formazioni ed esperienze diverse, ma con una visione in comune: lo sviluppo di una forma scenica, un codice teatrale, che abbia al centro di ogni sperimentazione l’attore/performer in tutte le sue possibilità, sia espressive che autoriali, nella creazione di drammaturgie originali, ma anche nell’incontro con i classici. Lo spettacolo Pisci ‘e paranza (2015, regia e drammaturgia di Mario De Masi) – che vale alla compagnia la segnalazione speciale al Premio Scenario 2015 – costituisce la prima tappa dell’esperienza. La foresta (regia e drammaturgia, Mario De Masi), creato in coproduzione con ORTIKA gtn, vede la compagnia finalista 2020 in due tra i più importanti premi nazionali under 35 per il teatro contemporaneo come il Premio PimOff e il premio Pancirolli e vincitrice del Premio Antonio Neiwiller 2020 assegnato da ARTEC Associazione Regionale Teatrale della Campania.

ORTIKA

Gruppo teatrale nomade che nasce dalla collaborazione artistica e umana tra Alice Conti – ideatrice, regista e performer, Chiara Zingariello – scrittrice, Alice Colla – disegnatrice luce, Eleonora Duse – costumista. Con curiosità antropologica dal 2011 produce lavori teatrali e performativi che reinterpretano la contemporaneità in chiave fisica, visiva, musicale e tragicomica. A partire da testi della realtà ORTIKA opera una riscrittura che sia rivoluzione di senso, che sposti lo sguardo rendendo “quotidiano ciò che e esotico ed esotico ciò che e quotidiano”.

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europe

Steps & Strategies for a Creative Young Europe: dai modelli ideali alle prassi concrete per un’Europa (più) Giovane e Creativa

Sabato 5 dicembre 2020, in concomitanza con la Giornata mondiale del Volontariato, ovvero la ricorrenza internazionale lanciata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1985 con il titolo International Volunteer Day for the Economic and Social Development, ha preso avvio il percorso Steps & Strategies for a Creative Young Europe, una delle sezioni nelle quali si articola la seconda edizione del festival Ideas for a Creative Young Europe nel suo formato digitale, al quale hanno partecipato più di 40 persone da 12 regioni italiane e 8 paesi europei ed extra-europei.

Si tratta di un percorso costruito da quattro facilitatori e facilitatrici – Sara Curioni, Anna Lodeserto, Gianluca Rossino e Yuri Michieletti – attivi/e nell’ambito delle politiche giovanili e della mobilità transnazionale con diverse specializzazioni e vocazioni che stanno cooperando per costruire attività variegate tanto da offrire a un pubblico altrettanto diversificato un’esperienza dinamica e costruttiva.

Il culmine del percorso sarà rappresentato da un momento di confronto tra giovani generazioni e responsabili decisionali in un ideale scenario telematico che ospiterà, nelle giornate conclusive, una sessione plenaria nella quale saranno presentate le proposte e le idee emerse dalle due sfide intorno a cui sono state costruite le prime due puntate: la giornata del volontariato del 5 dicembre, dedicata all’introduzione della Scala della Partecipazione e dei relativi gradini ovvero la sfida “Steps” ispirata dalla letteratura legata alla “Scala della Partecipazione Giovanile” (The Ladder of Youth Participation) come concettualizzata dallo psicologo e docente statunitense Roger Hart nel testo Children’s participation – From Tokenism to Citizenship (UNICEF, 1992) e l’approfondimento Quali politiche europee per l’Europa del futuro? del 12 dicembre.

Il lavoro di Hart costituisce un riferimento essenziale per tutta l’evoluzione dei processi partecipativi e delle prassi che facilitano, analizzano e promuovono la partecipazione giovanile attraverso metodologie perfezionate nel corso del tempo, grazie all’esperienza concreta e alle costanti evoluzioni di coloro che le attuano in modalità interattive in tutto il mondo. 

Anna Lodeserto, coordinatrice del gruppo di lavoro che supporta la compagnia Sciara Progetti Teatro nella conduzione di Steps & Strategies for a Creative Young Europe, approfondisce tematiche e modalità di svolgimento del percorso.

Partendo dalla letteratura scientifica citata, quali sono gli strumenti in grado di favorire e i processi partecipativi e come avviene l’evoluzione di tali processi?

Il coinvolgimento – e tutte le metodologie finalizzate a stimolarlo e tutelarlo – costituisce una delle basi dei processi partecipativi promossi da studi fondamentali come quelli di Roger Hart e dalle evoluzioni successive di modelli che si basano sulla sua Scala della Partecipazione.

È proprio attraverso il coinvolgimento diretto e consapevole delle giovani generazioni, ovvero di coloro che entrano per la prima volta in scena in un gioco le cui regole, scenari, personaggi e persino il copione sono scritti da coloro che ne facevano parte in precedenza, dunque gli adulti, e che spesso non possiedono né la volontà, né la predisposizione o gli strumenti per condividere un angolo del loro palco, che si può attuare un percorso autentico di partecipazione e realizzazione del potenziale latente

La nostra azione concretizzata attraverso l’itinerario comune proposto, così come tutte le altre iniziative che si basano sulle metodologie partecipative atte a coinvolgere le persone più giovani, non soltanto dal punto di vista meramente anagrafico, ma riferendosi a coloro che accedono per la prima volta a un nuovo contesto e che in lingua inglese definiamo “newcomers”, parte da tali presupposti e li sviluppa ulteriormente anche grazie all’apporto prezioso delle nuove idee e dei suggerimenti che emergono grazie alla ricettività nei confronti di contributi diversi e all’esercizio del pensiero critico.

In questo modo la prospettiva del/lla principiante si rivela preziosa non soltanto in chiave inclusiva, ma soprattutto in prospettiva creativa a partire dagli spunti nuovi, privi di condizionamenti, di strutture consolidate e di dinamiche spesso autoreferenziali. Anche in virtù di tale riconoscimento e presa di coscienza, la “Scala” di Roger Hart, in tutto il lavoro che da molti anni contribuisco nel mio piccolo a costruire e a proporre in dinamiche collettive, rappresenta un vero e proprio spartiacque tra logiche conservative e processi pronti a rigenerarsi e ad aprirsi alle contaminazioni, contaminazioni imprescindibili per tendere a qualsivoglia obiettivo di sviluppo.

È proprio ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) contenuti nell’Agenda 2030 promossa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e, parallelamente, agli Obiettivi contenuti nella “Strategia europea per la Gioventù 2019 – 2027”, ovvero gli 11 Youth Goals (YG), che guarda la seconda sfida contenuta nel percorso e intitolata “Strategies” ovvero le “Strategie”. Queste rappresenteranno gli strumenti e i riferimenti grazie ai quali sarà possibile far convogliare le idee, le proposte e i contributi creativi dei/lle partecipanti tramite la metodologia “4 Steps Into My Room” che sarà proposta a partire da quattro grandi ambiti tematici:

  • Creatività, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e salvaguardia delle professioni di impieghi tra arte, potenziamento digitale e cultura;
  • Educazione, innalzamento delle competenze e formazione di qualità per le società del futuro;
  • Ambiente e sostenibilità verso la società del benessere esteso a misura di infanzia e di gioventù;
  • Inclusione sociale, prevenzione e contrasto delle discriminazioni, uguaglianza di genere e di opportunità.
europe

Quali risultati comporta il diretto coinvolgimento dei giovani nell’ideazione e nella gestione progettuale?

Nel lavoro sui contenuti e sugli ambiti tematici più specifici, e non soltanto sul piano delle metodologie e degli strumenti, il coinvolgimento diretto di giovani e, possibilmente, anche di adolescenti, di bambini e bambine è imprescindibile. Su temi come l’ambiente, l’antirazzismo e l’inclusione sociale, per citarne soltanto alcuni, le generazioni più giovani sono già in grado di incarnare quel protagonismo che, nel modello di Roger Hart, rappresenta la cima ideale della scala. 

Soltanto sentendosi parte integrante dei processi è possibile ipotizzare in maniera autentica  la gestione di progetti semplici quanto complessi. Se gli obiettivi di tali “progetti”, termine purtroppo molto abusato nelle società contemporanee nelle quali sta aumentando a dismisura la tendenza a sommergere i giovani con una moltitudine di azioni di tale tipo spesso di dubbio valore, scarsa o nulla aderenza ai bisogni e limitata originalità, non sono ideati dagli stessi giovani, questi ultimi non riusciranno a manifestare interamente le proprie competenze in nuce né avranno ragioni per esserne parte e per trarne opportunità di apprendimento e di crescita.

Uno degli obiettivi del percorso Steps & Strategies è proprio quello di conferire valore concreto all’elemento del coinvolgimento diretto, affinché la partecipazione giovanile non resti sul piano dei modelli teorici sepolti nel tempo e costituisca invece la chiave per avvicinare giovani e meno giovani alla definizione e implementazione di politiche pubbliche, vicine ai bisogni della cittadinanza, tanto sul piano locale quanto europeo (Strategia europea per la Gioventù) e internazionale (Agenda 2030), verso società realmente attrezzate per affrontare le sfide del futuro.

Quanto è rilevante la coerenza con i valori e le politiche dell’Unione europea in riferimento a progetti, programmi e iniziative di carattere pubblico e transnazionale?

Molto, troppo spesso sentiamo menzionare le istituzioni europee e quelle internazionali come contesti astratti e lontani ai quali rivolgersi, come se si trattasse di istituzioni di carattere esclusivamente finanziario. Se resta, purtroppo, vero che tali istituzioni, in particolare quelle dell’Unione europea (che non coincidono necessariamente con l’Europa intesa in termini geografici, dunque ben più ampia), si consolidano su basi legali prettamente economiche anziché su trasformazioni politiche complete  – che richiedono molto più tempo e slanci culturali tramandati di generazione in generazione – tutte le volte che si fa riferimento ai progetti, ai programmi e alle iniziative di carattere transnazionale pubblico, sarebbe necessario avere saldamente in mente un elemento imprescindibile: si partecipa a una competizione pubblica per contribuire all’implementazione di politiche di interesse comune, tramite risorse altrettanto comuni, dunque collettive, non alla richiesta di un finanziamento per un’attività di stampo privato, per quanto valore quest’ultima possa racchiudere per molte altri aspetti, anche di carattere maggiormente indipendente. 

La coerenza con i valori e le politiche di competenza unionale è, dunque, fondamentale quanto frequentemente trascurata prima della partecipazione a qualsiasi competizione, ponendosi sul piano di quello che potrebbe essere un concorso per una posizione professionale, attraverso la quale si esercita un servizio pubblico nel quadro di determinate politiche di competenza. Per i/le cittadini/e più giovani tali aspetti generano, solitamente, entusiasmo e senso di appartenenza a una dimensione più ampia e condivisa anziché lo sconforto di stampo individualista che spesso caratterizza le dinamiche standardizzate da buona parte delle generazioni precedenti. 

Proprio sull’onda del fermento e della predisposizione nei confronti della “cosa pubblica”, senza pregiudizi e senza eredità specifiche, è importante preparare il terreno affinché i più giovani, e idealmente anche i/le bambini/e, non perdano neanche un’occasione per concretizzare le proprie idee rispetto ai temi rilevanti per gli ambiti sociali, educativi e culturali, in un momento di grande trasformazione come quello che le società contemporanee stanno attualmente attraversando e che necessita una partecipazione nutrita, appassionata e consapevole.

La partecipazione al percorso Steps & Strategies for a Creative Young Europe, così come per tutti gli eventi del festival Ideas for a Creative Young Europe, è gratuita e aperta a persone di tutte le età, in particolare giovani e coloro che lavorano con e per le future generazioni, residenti in qualsiasi regione e paese del mondo, senza alcuna discriminazione e richiedendo semplicemente la preventiva iscrizione online per ragioni organizzative.

La seconda edizione del festival Ideas for a Creative Young Europe è promossa dalla compagnia teatrale Sciara Progetti Teatro, in collaborazione con il Comune di Fiorenzuola d’Arda (PC) e lo Sportello Decentrato di Piacenza del Servizio “Europe Direct”, grazie al cofinanziamento ottenuto dalla Regione Emilia-Romagna, attraverso la Legge Regionale n. 16/2008 in merito a interventi di promozione e sostegno della cittadinanza europea. 

Quest’anno, nonostante le restrizioni e relative necessità di adattamento, sono già stati realizzati oltre 20 momenti di incontro online rivolti alla popolazione studentesca di tutta Italia e a operatori culturali e sociali che hanno finora coinvolto oltre 12.000 persone, riuscendo a non perdere l’entusiasmo e l’interesse del pubblico per i temi trattati anche in una modalità sperimentale come si sta rivelando quella virtuale. L’attenta programmazione e l’ascolto delle necessità del pubblico attraverso modalità all’avanguardia, testate nel corso degli ultimi dieci anni, hanno permesso alla compagnia teatrale di arricchire ulteriormente la programmazione e non risentire della trasposizione nel mondo digitale necessaria a causa delle misure di contenimento della pandemia globale ancora in corso.

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Fortezza

La Fortezza Est, un presidio d’arte e cultura nel quartiere romano di Torpignattara

Riprendendo il cammino decennale percorso con Teatro Studio Uno e La Rocca Fortezza Culturale, i co-fondatori e co-direttori artistici, Eleonora Turco e Alessandro Di Somma, hanno intrapreso una nuova e coraggiosa sfida: aprire uno spazio culturale in piena pandemia. La Fortezza Est, che già nel nome porta con sé l’immagine di un presidio d’arte e cultura, nasce con l’intento di rinsaldare una comunità indebolita dai mutamenti relazionali imposti dalla pandemia. 

Teatro, libreria, biblioteca, luogo di condivisione e sperimentazione, a pochi giorni dalla sua inaugurazione, La Fortezza Est si prepara a diventare un punto di riferimento per il quartiere romano di Torpignattara.
Alla volontà di sostenere la ricerca di giovani artisti della scena off, si aggiunge, in questo progetto, la necessità di ricostruire il tessuto sociale attraverso un’azione culturale che sospinga nuovi criteri di aggregazione e che inneschi, negli artisti e nei cittadini che abiteranno La Fortezza Est, un atteggiamento riflessivo e partecipativo nei confronti della vita comunitaria. 

In questo tempo incerto, investire sulla cultura è un atto coraggioso che diventa politico quando l’arte si fa elemento propulsore di inclusività e condivisione.
Alessandro di Somma ed Eleonora Turco raccontano nascita e obiettivi di La Fortezza Est, riflettendo sul futuro del settore culturale. 

Già con Teatro Studio Uno e La Rocca Fortezza Culturale, avete avviato un lavoro volto non solo a sostenere l’arte, in particolare la sperimentazione e la ricerca di giovani artisti e artiste, ma anche a intessere un rapporto profondo con il quartiere a cui, con l’apertura de La Fortezza Est state riservando una casa, uno spazio di condivisione e cultura. Quali necessità della comunità locale e di quella artistica confluiscono nel progetto di questo spazio?

Eleonora Turco: In questi anni il nostro obiettivo è stato quello di creare una comunità unica, mettendo in rapporto gli artisti con il territorio e quindi le persone che lo abitano. Il nostro progetto ha come punto di partenza la necessità di connettere e creare relazioni tra persone, essere uno spazio dell’incontro dove l’arte diventa il mezzo essenziale per dialogare. 

Alessandro Di Somma: Credo che la cultura debba creare la necessità, non soddisfarla. Nel nostro ideale, immaginiamo di creare nelle persone la necessità dell’arte, più che soddisfarne il bisogno.

In un tempo in cui la pandemia ha inciso sulla relazione modificandola profondamente, cosa vuol dire oggi riunire una comunità?

ADS: Significa ritrovarsi, tessere insieme le corde che la tengono unita, stretta, solidale, riunirsi per riconoscersi e tornare a conoscersi, diversi, cambiati, ma stretti in un’idea condivisa.

ET: In un periodo come questo non è un’impresa facile. Stiamo vivendo tutti un momento di grande incertezza e confusione. Il web ci ha dato la possibilità di rimanere in relazione e mantenere vivi i rapporti, ma la comunità non può vivere tramite internet. Incontrarsi fisicamente è necessario per instaurare dei rapporti umani profondi.

Personalmente sento la mancanza del contatto con le persone, della spazialità dei corpi, anche la stessa impossibilità di abbracciarsi quando ci si rivede è qualcosa che mi crea uno strano senso di distanza. Credo che quello che ci riunisca come comunità sia proprio la voglia di tornare ad avere un contatto e un legame concreto, uno scambio reale di idee, progetti e visioni in presenza, faccia a faccia e senza timori. 

Nonostante il momento di grande spaesamento vissuto dal settore e di mutamento del concetto di condivisione, avete deciso di aprire uno spazio dedicato all’arte. Quali scenari futuri prefigura l’investimento odierno sulla cultura e sulla formazione?

ET: L’idea di Fortezza Est nasce da prima della pandemia, è un progetto che si porta dietro tutto il lavoro fatto in questi anni che da tempo avevamo in mente di sviluppare. Eravamo alla ricerca dello spazio giusto e per una  fortunata o sfortunata coincidenza (dipende dal punto di vista) lo abbiamo trovato poco prima della chiusura totale del marzo scorso. L’obiettivo di Fortezza est è quello di amplificare il lavoro fatto con il Teatro Studio Uno e LaRocca, unirli in un unico spazio dove si parli a 360 gradi di arte.

Siamo convinti che per ricostruire il tessuto sociale la strada da percorrere sia quella dell’arte e della cultura, e investire in questo campo per noi vuol dire creare le basi per una società più cosciente e partecipativa. Siamo profondamente innamorati di questo lavoro e oggi più che mai siamo consapevoli del suo valore.  

ADS: Crediamo che la cultura rappresenti un asset essenziale, una particella indispensabile dell’essere umano, crediamo nella cultura come motore aggregativo e come bene essenziale dal quale non ci si può esimere di partecipare, un investimento destinato a produrre benefici.

In quanto direttori artistici di spazi teatrali e promotori da dieci anni di progetti culturali, come sta vivendo la crisi del settore il circuito off e qual è la posizione condivisa circa gli interventi statali messi in campo a sostegno di realtà come la vostra? 

ADS: Viviamo alla giornata. Il sistema Italia sta cercando di dialogare con un mondo che fondamentalmente non conosce, di cui a malapena ne percepiva l’esistenza. Le misure messe in campo per sostenere le realtà off sono state utili, ma senza un cambio di prospettiva risultano un placebo destinato a far sopravvivere le realtà marginali come un paziente in coma irreversibile.

ET: L’emergenza sanitaria e le difficoltà economiche da essa prodotte hanno acutizzato una crisi profonda già in atto nel nostro settore. Le stesse misure messe in campo denotano una conoscenza sommaria e superficiale del sistema produttivo dello spettacolo dal vivo, non se ne conoscono i bisogni e non si sanno individuare le criticità.

Ci auguriamo che questa situazione produca una presa di coscienza della complessità del lavoro culturale e delle strutture grandi e piccole che lo sostengono, comprese realtà come la nostra che rappresentano dei presidi importanti ed essenza li di aggregazione sociale e culturale per il territorio.

L’apertura de La Fortezza Est avrebbe dovuto coincidere con la Stagione imPossibile 20/21, attraverso cui, tenendo fede alla vostra storia professionale, avete delineato una programmazione dedicata alla nuova drammaturgia, alla ricerca di linguaggi innovativi e al sostegno delle nuove generazioni di artisti. Il blocco dello spettacolo dal vivo ha coinvolto anche la vostra programmazione. Quali ulteriori attività avete previsto per La Fortezza Est?

ADS: L’apertura di uno spazio così diverso dai nostri precedenti ci ha aperto possibilità che vogliamo raggiungere e superare, crediamo che la nostra forza sia nelle idee, e quelle vogliamo rendere realtà, crediamo che aprire uno spazio culturale sia innanzitutto una grande responsabilità, verso gli artisti, gli spettatori, e le persone comuni che vogliano vivere nuove esperienze, che si vogliano mettere in discussione e credere che il futuro possa rivelarsi più limpido di quello che ci aspettiamo.

ET: Nell’attesa di poter accendere i riflettori sulla stagione teatrale il nostro lavoro continua sul territorio come spazio culturale di formazione ed incontro, nel rispetto di tutte le norme anticontagio e di prevenzione perché la situazione è ancora molto delicata e complessa. Abbiamo una grande responsabilità, è importante resistere e continuare ad esserci.  Nel quartiere c’è grandissima attesa per la riapertura della nostra libreria all’interno di Fortezza est, questo  affetto ci riempie di speranza per il futuro.

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Risonanze

Risonanze Network: una chiamata per la tutela e la diffusione del teatro Under 30

Risonanze

Diffusione e tutela sono le parole chiave di Risonanze Network, la rete nata nel 2018 dalla collaborazione tra Dominio Pubblico, Festival 20/30 e Direction Under 30. Negli ultimi cinque anni, le tre realtà capofila si sono distinte per l’impegno rivolto allo sviluppo di processi di partecipazione miranti al coinvolgimento attivo delle fasce più giovani di pubblico.

Entrando a far parte di una direzione artistica partecipata, guidata dai direttori artistici dei diversi festival, i giovani spettatori e le giovani spettatrici hanno oliato un meccanismo che sposta l’asse della produzione culturale, affidando agli operatori e alle operatrici del futuro la cura degli aspetti artistici e organizzativi. 

Proprio volgendo lo sguardo al domani, Risonanze porta avanti da due anni un lavoro capillare di scouting e supporto alle nuove realtà del panorama teatrale, organizzando, in ambito festivaliero, incontri finalizzati all’incrementazione di buone pratiche, su tutto il territorio nazionale. Intensificare la circuitazione delle migliori proposte di spettacolo intercettate, rafforzare la crescita dei luoghi che ospitano iniziative culturali promosse da giovani gruppi organizzativi, progettare metodi condivisi per l’organizzazione di nuove realtà teatrali, sono i punti costituenti la mission del progetto.

Laddove il contagio dilagante ha messo in crisi un settore già fortemente indebolito, incidendo pesantemente sulle speranze di quanti si avviano a una professionalizzazione dell’attività artistica, Risonanze Network intende ribadire l’importanza di un’azione che può rivelarsi mezzo straordinario per il superamento dell’empasse vissuto dal comparto culturale: fare rete

Convogliando le forze in un contenitore esperienziale condiviso, viene a crearsi un sistema di sostegno reciproco capace di fornire, soprattutto a giovani artisti che si apprestano a entrare nel mondo del lavoro, gli strumenti utili per affrontare un domani ancora troppo incerto

Se l’impegno nella diffusione del teatro Under 30 passa attraverso dinamiche di circuitazione che ribaltano la convenzione sedimentata in proposte artistiche orientate al coinvolgimento di artisti di maggior esperienza, la volontà di tutela espressa dalla rete è ben visibile nel progetto CANTIERE RISONANZE.

Ancora una volta è la compartecipazione il fulcro di questa ramificazione progettuale di Risonanze Network, che si prefigge di attivare una produzione partecipata tra quelle realtà che hanno individuato nella creazione di nuovi gruppi di spettatori e direzioni artistiche partecipate, nella valorizzazione dei talenti emergenti e nel rafforzamento delle azioni territoriali, gli obiettivi fondamentali su cui collaborare. Residenze artistiche, circuitazione nei festival appartenenti alla rete, sostegno nella creazione di strategie per la distribuzione e la promozione dei progetti, sono le azioni messe in campo dai soggetti aderenti a CANTIERE RISONANZE. 

Lo stravolgimento delle attività, intercorso a seguito della chiusura dei teatri e del blocco degli eventi culturali, non consente uno sviluppo e un’attuazione imminenti di tale progettualità.

Per far progredire il percorso avviato e per strutturare l’intervento produttivo che verrà attuato al ristabilirsi delle normali condizioni di lavoro, Risonanze Network intende allargare la sua rete. A tal fine, verranno mappati organismi di programmazione, di residenza o di produzione disposti a mettere in campo strumenti indispensabili a garantire il processo di nascita, crescita e sviluppo di una progettualità teatrale.

Oltre alla disponibilità di offrire periodi di residenza, programmazione di studi e debutti, verranno prese in considerazione le candidature di strutture capaci di dare sostegno e visibilità attraverso la realizzazione di streaming e residenze digitali, e di fornire consulenza e accompagnamento relativamente a produzione, comunicazione, promozione e amministrazione

Potrete segnalare il vostro interesse a prendere parte al progetto CANTIERE RISONANZE, compilando e inviando questa scheda.

Per maggiori informazioni e per inviare la propria candidatura, scrivere a  risonanzenetwork@gmail.com

Affinché il segnale lanciato dal teatro di domani, risuoni il più lontano possibile. 

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Sciara

Le connessioni culturali di Sciara Progetti Teatro. Intervista a Ture Magro

Sciara

Sciara Progetti Teatro è un’impresa di produzione artistica fondata da professionisti Under 35 che opera a livello nazionale e internazionale, con sede nella città di Fiorenzuola D’Arda. Nel territorio piacentino, dopo anni di esperienza e formazione in Germania, Inghilterra, Spagna, Cile e Argentina, Sciara Progetti Teatro ha trovato la propria casa, dedicandosi a un’attività artistica basata sulla costruzione di percorsi didattici e psico-pedagogici, volti alla mediazione culturale e al rafforzamento della coscienza civica del proprio pubblico. 

Le lunghe tournée e la capacità di intavolare collaborazioni edificanti con la comunità e le istituzioni, hanno attivato in Sciara Progetti Teatro la volontà di creare connessioni culturali che si sono integrate nella ricerca artistica e nella visione teatrale della compagnia. Con queste premesse, dal 2016 Sciara Progetti Teatro è impegnata nell’ideazione di progetti per Erasmus Plus, il programma dell’Unione europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport offrendo importanti occasioni formative e lavorative all’estero.

In questo percorso di progettazione si inserisce Ideas for a creative young Europe, un ciclo gratuito di workshop, webinar e talk, online da ottobre a dicembre, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, avente come obiettivo la condivisione di strumenti utili alla comunità studentesca e teatrale, in ambito nazionale ed europeo. 

Ture Magro, autore, attore e direttore artistico di Sciara Progetti Teatro, racconta attività e mission della compagnia, approfondendo programma e obiettivi di Ideas for a creative young Europe.

Rispetto alle esperienze internazionali che caratterizzano la formazione dell’organico, quali pratiche, diffuse nei sistemi teatrali che avete attraversato, potrebbero essere importate in Italia per migliorare il comparto culturale nazionale? In che misura tali pratiche hanno influito sulla direzione progettuale di Sciara?

Sicuramente il periodo trascorso all’estero è stato un momento particolare che ha fatto virare il percorso della compagnia. Eravamo all’inizio, la compagnia era stata fondata da poco, noi avevamo circa vent’anni: l’incontro con il contesto internazionale è stato anche per questo motivo una vera svolta per il nostro percorso non solo artistico, ma anche organizzativo. 

Abbiamo vissuto per sei mesi di tournée in Cile dove abbiamo sperimentato un sistema di distribuzione capillare, non solo in grado di raggiungere le istituzioni teatrali – che hanno collaborato ampiamente al nostro progetto – ma di passare anche tramite il coinvolgimento dei quartieri, delle giunte, di vicini, banche, fino a raggiungere anche Amnesty International e il Ministero per l’Istruzione

Abbiamo costruito così un tour di 6 mesi con decine e decine di repliche e decine di migliaia di spettatori. È in questa esperienza che abbiamo intuito che forse esiste una possibilità, un potenziale per la distribuzione che, a nostro avviso, se cucita sulle esigenze di una compagnia e non copiata da altri modelli, può far raggiungere dei risultati numerici e di esperienza notevoli. Intendiamo questa forza come una spinta in grado di far capire al gruppo di lavoro come muoversi per intercettare i tanti canali possibili per un determinato progetto. Anche i canali istituzionali, ma seguendo vie nuove.

L’incontro con gli artisti Sudamericani è stato poi illuminante: il panorama lì è totalmente diversificato, il divario tra ricchezza e povertà comprende una forbice estremamente ampia, e lo si vede anche tra gli artisti. Ci sono artisti che lavorano per mesi e mesi, quasi senza entrate, mentre nei teatri dei quartieri alti i biglietti raggiungono prezzi altissimi.

E poi il periodo in Senegal: lì abbiamo incontrato realtà che hanno scelto di distaccarsi dal contesto istituzionale per entrare in un contatto autentico con il tessuto sociale, per intervenire concretamente nella comunità con il proprio operato artistico. Con l’esperienza in Germania abbiamo invece conosciuto un sistema distributivo diverso, invidiato un po’ in tutta Europa.

Infine, aver organizzato diversi progetti per il programma Erasmus Plus ci ha permesso di stringere collaborazioni con 20 Paesi del mondo e con professionisti provenienti da universi differenti (educatori, speaker radiofonici, artisti visuali, performer, giornalisti), ma tutti, in qualche modo, promotori e  distributori attraverso il proprio lavoro, organizzando spettacoli dal vivo per le loro attività.

È indubbio che vivere per anni a contatto con queste riflessioni artistiche e organizzative, ti instrada verso una visione personale del tuo percorso distributivo. Noi crediamo che il percorso distributivo sia parte di un ragionamento artistico complessivo e non distaccato.  Non abbiamo cercato di replicare in Italia queste pratiche, le abbiamo mescolate alla nostra visione e prodotto il nostro personale metodo, quello cucito su di noi e sulla nostra idea di Teatro, abbiamo privilegiato un taglio distributivo e organizzativo umano, che si costruisce su rapporti umani autentici, puri da ogni opportunismo di facciata, nati dal solo desiderio di incontrarsi. 

Questo è un detonatore di possibilità se lo guardi dal punto di vista distributivo. Non esiste un modello unico, ma tante modalità personali da condividere per migliorare la strada. In questo modo è nato il nostro percorso, che in questi 12 anni si è affinato e sul quale cerchiamo di lavorare costantemente. E’ una visione quasi sistemica dell’arte.  

L’attività artistica e laboratoriale di Sciara Progetti si è distinta per la valenza civica e psico-pedagogica che ha posto il lavoro della compagnia anche su un piano didattico. Come si è avviato e strutturato l’intervento formativo dei progetti spettacolari che conducete?

Nasciamo dal connubio professionale tra un artista e una psicologa: questi due aspetti coesistono e permangono nei nostri progetti, sia con le giovani generazioni sia con gli adulti. Il teatro – e l’arte in genere –  parla alla nostra sfera emotiva, usando un linguaggio universale, e facendosi così veicolo privilegiato per messaggi con finalità educative e pedagogiche. Partendo dai laboratori nelle scuole, abbiamo affinato negli anni i nostri interventi formativi, strutturandoli a partire dalle nostre produzioni, integrandoli così in maniera coerente con la nostra ricerca artistica, sperimentandoli durante i progetti realizzati per il programma europeo Erasmus Plus, e quindi sottoponendoli a una comunità internazionale da cui apprendere nuove pratiche e suggerimenti. 

Tutti i nostri interventi sono strutturati in modo da fornire ai partecipanti strumenti utili, innovativi e creativi per prendere confidenza con le proprie emozioni ed elaborarle in maniera sana: puntiamo a promuovere percorsi di educazione sentimentale per tutte le età, perché da una sana convivenza con la propria dimensione emotiva si arriva ad una sana convivenza con l’altro, con la comunità.

Con Ideas for a Creative Young Europe, Sciara Progetti prosegue il proprio cammino sulla strada dell’internazionalità con il sostegno di importanti realtà italiane ed estere. Come si struttura il programma di Ideas for a Creative Young Europe e qual è la mission del progetto?

Ideas for a Creative Young Europe è un progetto finanziato dalla Regione Emilia Romagna che si articola in tre mesi, da ottobre a dicembre, di attività di formazione in streaming pensate per colleghi, scuole e giovani di tutta Italia. La mission del progetto è quella di condividere strumenti, competenze, idee ed opportunità valide in Italia come in Europa, per ripensarci nel nostro essere artisti, teatranti, educatori, anche in questo periodo così difficile.

Il progetto è partito il 15 ottobre con un intervento rivolto alle scuole piacentine in occasione degli Erasmus Days, per parlare delle opportunità di mobilità internazionale rivolte ai giovani, e proseguirà fino al 20 dicembre. In programma vi sono nove workshop pensati per artisti e operatori di settore per studiare nuove modalità di sostegno per le proprie attività, trovare finanziamenti per il comparto culturale, strutturare progetti in grado di avere una ricaduta e un impatto positivi su tutto il territorio dell’Unione Europea. 

Ancora, tre talk in streaming pensati come lezioni di approfondimento rivolti agli Istituti di istruzione, con i membri della Compagnia e ospiti che ci hanno accompagnato in questi anni nel nostro percorso di creazione di spettacoli, per analizzare insieme tematiche relative agli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU; due conferenze sulla mobilità giovanile; un seminario di due giorni dal titolo Steps&Strategies for a creative young Europe, un momento collettivo dedicato all’approfondimento delle strategie di lungo periodo negli ambiti di loro maggior interesse e alla costruzione di proposte condivise a partire da tutte le idee emerse che sarà presentato al livello decisionale pubblico, dalla dimensione locale a quella europea passando per il contesto regionale e nazionale.

La visione del teatro come Welfare è alla base del lavoro di Sciara Progetti. Quand’è che il teatro diventa una risorsa per formare uno spettatore consapevole, capace di migliorarsi anche in quanto cittadino all’interno del tessuto sociale?

Slogan del progetto Ideas, è una citazione di Paolo Grassi: Il teatro è un diritto e un dovere di tutti. La città ha bisogno del Teatro, il Teatro ha bisogno dei cittadini. Tutti noi crediamo fortemente nel valore dell’espressione artistica e teatrale come momento per interrogarsi su dove stiamo andando come società, su che tipo di comunità siamo o vorremmo essere. Il teatro può essere, per esempio, il luogo dove avviene la mediazione culturale, dove vengono oliati i meccanismi di transizione di una società da multiculturale (cioè in grado di ospitare la diversità) a interculturale (ossia in grado di creare connessioni positive tra tutti i membri di una comunità culturalmente eterogenea). 

La cittadinanza attiva e consapevole, per esercitarsi, ha un prezioso alleato nel teatro, che, con la sua funzione di specchio sociale, permette ad una comunità di aprire spazi di riflessione importanti, chiedendo la partecipazione attiva dei cittadini anche nel solo gesto di riunirsi, per il tempo di uno spettacolo, intorno ad un’esperienza, un respiro comune.

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Piccoli comuni si raccontano

Piccoli comuni si raccontano. L’esperienza di Roccasecca dei Volsci

Piccoli comuni si raccontano
Roccasecca dei Volsci

Il circuito multidisciplinare ATCL, avvalendosi dell’azione coordinata di Regione Lazio, Lazio Crea spa e delle amministrazioni locali, da due anni porta i grandi protagonisti dell’arte nazionale nelle cittadine laziali con meno di 5.000 abitanti. Con l’obiettivo di contrastare la desertificazione culturale, Piccoli comuni si raccontano ha sviluppato un’importante operazione di aggregazione sociale, sostenendo, anche in un momento di grande crisi come quello odierno, l’imprenditoria locale e valorizzando un territorio ancora poco noto al turismo. 

A causa delle norme in vigore per contrastare la diffusione della pandemia, Piccoli comuni si raccontano non ha potuto proseguire le proprie attività, ma confrontarsi con le realtà coinvolte può attivare una riflessione oggi più che mai necessaria intorno al ruolo della cultura.

A tal proposito, Barbara Petroni, Sindaca del comune di Roccasecca Volsci (LT), approfondisce il valore che, per la comunità locale, ha assunto la partecipazione al progetto Piccoli comuni si raccontano.

Piccoli comuni si raccontano è un progetto che mira a una diffusione capillare dell’offerta culturale sul territorio laziale. Che valore ha per il coinvolgimento del comune di Roccasecca dei Volsci in un progetto avente tale obiettivo?

La rassegna culturale Piccoli comuni si raccontano in cui il nostro comune ha avuto il piacere di essere coinvolto, ha grande rilevanza per una serie di ragioni. I piccoli comuni sono quelli che, a causa della crisi economica, soffrono della scarsa offerta culturale che, finanziata direttamente dalle amministrazioni, viene sacrificata troppo spesso da esigenze prioritarie, quali quelle volte a garantire servizi essenziali e indifferibili.

Eppure sono proprio i piccoli comuni che mantengono vivo un patrimonio culturale di pregio, costituito da tradizioni e testimonianze, che nei centri più grandi va inevitabilmente disperdendosi nella modernità di una vita scandita da ritmi veloci. 

Nel comune di Roccasecca dei Volsci, che mi onoro di rappresentare da un decennio ormai, ho cercato di tenere vivo l’interesse dei ragazzi, maggiormente attratti da uno stile di vita soffocato dalla tecnologia, che spesso fa perdere di vista quelle emozioni intense e reali che possono essere trasmesse con la partecipazione attiva e il coinvolgimento personale.

In questo contesto, il progetto Piccoli comuni si raccontano ha avuto il valore di un laboratorio emozionale, raccogliendo il consenso dei partecipanti e stimolando la curiosità e l’interesse dei più giovani.

Già lo scorso anno, Roccasecca dei Volsci è stato coinvolto nella rassegna Piccoli comuni si raccontano. Quali benefici sono stati riscontrati in termini di indotto economico per il territorio e di attivazione comunitaria, durante gli eventi della prima edizione?

Sicuramente, oltre all’aspetto culturale, il beneficio immediatamente riscontrabile è quello di carattere economico. Non meno significativa è la possibilità di allargare la platea di turisti che, attratti dalle manifestazioni, conoscono il nostro territorio e vi ritornano dopo averne apprezzato le caratteristiche. Il nostro non è un comune di passaggio, bisogna salire la collina per apprezzarlo pienamente ma coloro che lo scoprono in genere ritornano, apprezzando, la bellezza paesaggistica che si avvale di panorami notevoli.

Prima della collaborazione con ATCL per la rassegna Piccoli comuni si raccontano, che tipo di circuitazione culturale era riscontrabile nel comune?

Con molta sincerità devo dire che le nostre iniziative culturali antecedenti al coinvolgimento da parte di ATCL, erano rappresentate per lo più da concerti, convegni, presentazioni di libri, qualche spettacolo teatrale, ma non dello stesso calibro di quelli che abbiamo ospitato nelle ultime due edizioni di Piccoli Comuni si raccontano. Investire in questo settore è importante, soprattutto per i piccoli comuni che possono contare su risorse finanziarie minime utilizzate soprattutto per le feste patronali, per che richiedono un’offerta culturale più commerciale.

Durante l’edizione 2020 di Piccoli comuni si raccontano, Roccasecca dei Volsci ha ospitato il reading teatrale Il vecchio e il mare a cura di Sebastiano Somma. Considerando il complesso momento che stiamo vivendo originatosi con la diffusione della pandemia, qual è stata la risposta del pubblico?

L’edizione 2020 è stata eccellente. Lo spettacolo dell’artista Sebastiano Somma è stato impattante a livello emotivo, con un’interpretazione magistrale di un’opera d’arte quale è Il vecchio e il mare. Devo confessare di aver pensato che non saremmo riusciti a svolgere l’evento perché eravamo proprio agli esordi della seconda ondata di diffusione del Covid-19. In realtà siamo stati in grado di offrire agli ospiti un evento che ha avuto anche una funzione di sollievo in un momento così complicato.

La sala era al completo e, nel pieno rispetto di tutte le regole vigenti e grazie alla perfetta organizzazione da parte dell’ATCL, abbiamo svolto la manifestazione in tutta sicurezza. Concludo con la speranza che il mio comune possa beneficiare ancora per il futuro della collaborazione con ATCL e, soprattutto, auspico che la Regione continui a investire nel progetto.

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Vademecum streaming

DOCUMENTI: un vademecum per lo spettacolo in streaming

Vademecum streaming

Fin dal primo blocco delle attività culturali imposto durante la scorsa primavera, il settore dello spettacolo dal vivo ha avviato una riflessione sull’utilizzo di modalità alternative, per consentire il prosieguo delle attività spettacolari online. La tematica ha assunto sempre maggior rilievo: dal timore per il possibile svilimento dell’attività artistica dal vivo – peculiarità fondante del sistema teatrale –, si è giunti a una incentivazione delle proposte di teatro in streaming, con particolare attenzione alle potenzialità creative e di generazione di economie che il mezzo digitale è in grado di fornire, attutendo i danni causati dalla pandemia al comparto culturale.

Nel confrontarsi con nuove procedure utili alla veicolazione di prodotti artistici online, i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo dal vivo si interrogano su questioni contrattuali, su oneri e compensi, e sulla tutela dei diritti d’autore e di immagine. A tali interrogativi tenta di rispondere VADEMECUM STREAMING, il documento redatto e pubblicato da Attrici Attori Uniti che, a partire dallo studio del sistema streaming italiano e mondiale, tenta di facilitare l’approccio alla realtà virtuale, in un panorama che ha mutato diritti e modalità di svolgimento del lavoro degli artisti. 

Redattori: Alessandro Anglani, Marisa Della Pasqua, Mariagrazia Pompei con il contributo di Emanuela Bizi, Asia Coronella, Simone Faloppa, Emanuele Fava, Davide Seminara, Nicoletta Serao e Carlotta Viscovo.

LEGGI IL VADEMECUM STREAMING
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Settimo Cielo

Concedere tempo. La residenza artistica targata Settimo Cielo

Settimo Cielo
Gloria Sapio e Maurizio Repetto

In un’epoca in cui il fuggevole incedere della vita fa scivolare il quotidiano in una danza di ritmi battenti, concedere del tempo è un atto generoso. Al Teatro La Fenice di Arsoli, la dilatazione temporale è tutta dedicata agli artisti. Gloria Sapio e Maurizio Repetto, direttori della residenza artistica Settimo Cielo, impegnati da più di vent’anni in progetti artistici, di produzione, programmazione e formazione in campo teatrale, stabilendosi nel cuore della Valle dell’Aniene, hanno decretato la propria mission: destinare energie e risorse alla ricerca e ai processi artistici.

Le numerose attività portate avanti da Settimo Cielo – che comprendono, oltre ai percorsi di residenza, laboratori, spettacoli e attività formative –hanno riunito una comunità di artisti e cittadini, riuscendo a tessere un forte legame con il territorio. Nata come associazione culturale, divenuta residenza artistica e dal 2018 parte, insieme a Twain Centro Produzione Danza, Ondadurto Teatro e Vera Stasi, del Centro di Residenza multidisciplinare del Lazio Periferie Artistiche, Settimo Cielo crede nella contaminazione generazionale, offrendo la propria esperienza ai giovani talenti della scena nazionale.

In tale direzione muove anche la costituzione dell’organico, di cui è entrato a far parte il drammaturgo e regista Giacomo Sette che in questa intervista, insieme a Gloria Sapio e Maurizio Repetto, racconta l’esperienza di Settimo Cielo.

Ragionando su una linea progettuale che parte dalla ricerca sulla storia del costume popolare e i mezzi di comunicazione di massa, per arrivare alla crescita dei luoghi attraverso le pratiche spettacolari, qual è stata l’evoluzione di Settimo Cielo dalla sua costituzione fino al 2015, quando il Teatro La Fenice di Arsoli è diventato una Residenza Artistica Nazionale?

Gloria Sapio: Settimo Cielo nasce da un desiderio di autonomia progettuale mio e di un gruppo artisti. Le proposte ruotavano intorno a un repertorio, un percorso drammaturgico e di ricerca portando avanti da me e Paola Sambo, con cui abbiamo a lungo formato un duo artistico. I nostri spettacoli erano profonde immersioni nella storia del costume, condotte anche attraverso il canto. 

Tutto aveva un profondo legame con la nostra condizione di donne, com’è stato per il nostro primo spettacolo, Un bacio a mezzanotte, costruito attraverso delle lunghissime sedute in emeroteca, con uno studio sulle riviste di fine anni ‘50 e ‘60. L’ultima residenza che abbiamo ospitato quest’anno è stata quella di Giulia Trippetta, con un progetto dal titolo La moglie perfetta che indaga, proprio attraverso gli stessi materiali da noi utilizzati, il problema del femminile. Questo è stato l’inizio di Settimo Cielo, percorso che ho condiviso con Paola Sambo per dieci anni. 

Ho sempre desiderato dedicare uno spazio alla nostra associazione e ciò è avvenuto quando si è presentata l’occasione di Officina Culturale, un progetto promosso dall’ex Assessore alla cultura della Regione Lazio, Giulia Rodano, rivolto a compagnie senza una sede che andavano a radicarsi in un luogo. Alessandro Berdini, direttore di Atcl Lazio, fu molto lungimirante e ci offrì la possibilità di portare avanti il nostro progetto nel territorio in cui ci troviamo oggi, che era già stato attraversato dal circuito. 

Nel frattempo, anche Maurizio Repetto era entrato a far parte dell’associazione come collaboratore e socio ed entrambi ci sentimmo molto stimolati da questa avventura. Anche prima di approdare in questi luoghi, come compagnia abbiamo sempre avuto la volontà di non fermarci allo spettacolo, aprendo ad attività collaterali. Quando siamo arrivati nel territorio della Valle dell’Aniene, abbiamo utilizzato questa peculiarità del gruppo moltiplicando le attività proposte sul territorio.

La fascinazione per il progetto proveniva dall’aver avvertito di poter avere una funzione. Al successivo progetto di Officina Culturale abbiamo stabilito la nostra sede in sette piccoli comuni della Valle dell’Aniene pur non avendo ancora un luogo fisico. Nel 2014, abbiamo iniziato a cercare un luogo che ci potesse accogliere, trovando una sponda nel Sindaco neoeletto di Arsoli, che ci ha affidato il Teatro La Fenice di Arsoli che era stato già oggetto di una ristrutturazione ma mancava di qualsiasi dotazione tecnica.

Atcl è stata da subito al nostro fianco per aiutarci a organizzare una programmazione. Da officina culturale siamo diventati quindi una Residenza Artistica e dal 2018 siamo parte di Periferie ArtisticheCentro di Residenza multidisciplinare del Lazio insieme ai partners TWAIN Centro Produzione Danza, Ondadurto Teatro e Vera Stasi.

Il radicamento nei luoghi che ospitano la residenza emerge dalle attività multidisciplinari che proponete, ed è, tra i vai obiettivi, finalizzato alla diffusione della cultura dello spettacolo dal vivo in zone decentrate. Qual è il vostro legame con il territorio e con la comunità e in quali azioni si sostanzia questa relazione?

Maurizio Repetto: Il territorio così come il teatro, la letteratura, la lingua è qualcosa di vivo che muta nel tempo. Da quando siamo giunti qui fino ad oggi sono cambiate tante cose, anche il nostro rapporto con il territorio si è modificato. Prima del nostro arrivo nella Valle dell’Aniene non c’era un teatro attivo che offrisse una proposta culturale organica di spettacolo dal vivo. 

Abbiamo fin da subito trovato una comunità molto disponibile e anche molto interessante, che ci ha dato modo di venire a contatto con un mondo rurale, che i più anziani amavano raccontarci e che mano a mano è andato dissolvendosi, ma da cui abbiamo tratto molta ispirazione. Non abbiamo aperto il nostro teatro qui proponendo la nostra idea di programmazione, abbiamo piuttosto coinvolto la comunità nella costruzione di spettacoli che parlavano di loro.

Ciò ha fatto sì che, intorno a Settimo Cielo, si creasse a sua volta una comunità di persone interessate sempre di più al discorso dello spettacolo, della costruzione della scrittura, della regia, della memoria. Questa nostra attività ha formato uno zoccolo duro di spettatori che poi si è riversato nel sistema del Teatro di Arsoli e per cui andare a teatro è diventata una consuetudine. 

Di questo, hanno beneficiato anche le residenze poichè queste persone che prendevano parte in maniera trasversale ai percorsi laboratoriali e alle proposte artistiche di Settimo Cielo hanno manifestato grande curiosità per il processo di creazione, potendo interloquire direttamente con gli artisti. Peraltro, fin da subito abbiamo proposto al nostro pubblico spettacoli di artisti di grande valore ma molto spesso sconosciuti al pubblico vasto, e devo dire che la nostra proposta ha vinto. Questo per dire che gli spettatori si abituano alla qualità se gli viene offerta. 

Rispetto al progetto di Residenza Artistica, La Fenice di Arsoli è un luogo che, fedele all’attività di scouting di giovani talenti, ospita e supporta il processo artistico di artisti e compagnie. Che valore ha, oggi, e ancor di più in un momento di affanno per il settore dello spettacolo, investire sulla ricerca?

Gloria Sapio: Crediamo molto nelle contaminazioni tra generi e linguaggi ma crediamo soprattutto nella contaminazione tra generazioni. Abbiamo aperto le nostre attività e le nostre progettualità anche agli under 30, incrementandone la presenza anche in virtù della partecipazione ai bandi. Questa operazione assume per noi un valore rilevante sia perché ci permette di conoscere giovani artisti e sostenerli, sia perché pensiamo che quando si incontrano più generazioni, senza prevaricazione da parte di chi ha maggior esperienza, possano prodursi dei risultati inaspettati.

Maurizio Repetto: L’esperienza del centro di residenza, che ovviamente ha ampliato le possibilità di accoglienza, ci ha anche consentito di specializzarci: eravamo soliti ospitare anche la danza contemporanea, pur non avendo uno spazio del tutto conforme tecnicamente alle necessità, ma che adattavamo in modo che i danzatori potessero usufruirne al meglio. 

Oggi, godendo del sostegno dei nostri partner, possiamo offrire agli artisti la residenza che meglio si confà alla tipologia di intervento artistico e, nel caso della danza ad esempio, Twain è il maggiore riferimento. Per quanto riguarda Settimo Cielo, oltre a portare avanti i generi teatrali e le ricerche artistiche che ci sono più vicine, lasciamo sempre aperto uno spiraglio, ospitando anche il teatro di figura, la musica, figurando quindi tra le poche residenze in Italia che consentono un percorso di ricerca multidisciplinare. 

Giacomo Sette: Sono entrato in contatto con Settimo Cielo attraverso una residenza durante la quale fui ospitato come dramaturg. La prima cosa che mi colpì fu la cura che Gloria e Maurizio dimostrarono di avere nei confronti del mio percorso artistico, mettendo a disposizione, anche da un punto di vista tecnico, tutto ciò di cui avessi bisogno. Dal 2018 il rapporto è diventato sempre più profondo. Venni richiamato per scrivere e dirigere un testo, via via me ne sono stati proposti altri, avviando il processo di inserimento nell’organico di Settimo Cielo.

Venivo trattato come drammaturgo e regista, quindi esattamente per ciò che volevo essere, una cosa che dovrebbe essere normale ma che non accade molto spesso. Solitamente si investe sui giovani convincendoli del fatto che il loro sia un percorso che, prevedendo una crescita, può comprendere delle battute d’arresto. Poi, al primo errore intercorso si tende a scartarli. Gloria e Maurizio, invece, hanno una visione molto più prospettica e questo mi ha davvero conquistato.

Il rapporto intergenerazionale è molto importante, soprattutto in un’età delicata come la mia, quella dei 30 anni, perché consente di confrontarsi con un mestiere, con una conoscenza completamente diversa dalla propria e con un’esperienza decisamente maggiore

Soffermandoci ancora sulle residenze, facendo un bilancio di questa prima triennalità che volge al termine, quali ulteriori azioni ritenete necessarie per lo sviluppo del comparto relativo alle residenze artistiche?

Gloria Sapio: Uno dei problemi principali è quello del consolidamento dell’esperienza progettuale, che corre sempre il rischio di essere parcellizzata. Quindi certamente è necessaria una maggiore garanzia di continuità.

Maurizio Repetto: Il secondo tema riguarda il garantire risorse economiche utili a portare avanti una residenza artistica che, oltre a un sostegno tecnico, assicura vitto, alloggio, tutoraggio e sostegno alla produzione. Il costo totale per ogni singola residenza diventa considerevole. Necessaria sarebbe inoltre un’azione del Ministero volta a inserire i giovani che affrontano il percorso di residenza nei circuiti di distribuzione, dando loro modo di mostrare gli esiti del proprio lavoro. Ad esempio, i teatri che sono predisposti a ospitare progetti relativi alla nuova drammaturgia, dovrebbero interloquire maggiormente con i centri di residenza.

Abbiamo aperto un dialogo con Romaeuropa Festival che ha inserito in programmazione Fabiana Iacozzilli che aveva precedentemente portato avanti una residenza artistica da noi con lo spettacolo La classe, arrivato addirittura a essere candidato al Premio Ubu. In conclusione direi che occorrono più risorse, un maggior coordinamento e una garanzia di solidità per i progetti.

Nel nostro sistema teatrale odierno (considerata o meno la pandemia), qual è secondo voi il ruolo di una residenza artistica e qual è, in tal senso, la vostra mission?

Gloria Sapio: La residenza artistica deve certamente impegnarsi in un’opera di scouting, dando sostegno agli artisti giovani senza però dimenticare gli over 35 che molto spesso, avendo meno possibilità, tendono all’abbandono della professione. Anche questo è un fenomeno che va assolutamente arginato. Fondamentale è poi il rapporto col territorio, che quasi sempre nel caso delle residenze è un territorio periferico che resta fuori dai circuiti ufficiali. 

Questo consente all’artista un incontro con un pubblico genuino, non costituito solo da addetti ai lavori, che riesce a restituire un feedback senza remore. Il bacino di pubblico che si è creato intorno a Settimo Cielo è una delle grandi fascinazioni che ha la nostra residenza, muovendosi su un doppio arricchimento: per gli artisti e per il territorio che cresce acculturandosi. 

Maurizio Repetto: Le residenze artistiche hanno anche la possibilità di dare grande valore al tempo. Avere individuato nelle zone periferiche, negli spazi extraurbani o nella provincia le sedi ideali per le residenze non è una scelta casuale: l’isolamento cui si sottopongono gli artisti è preziosissimo proprio perché riduce al minimo le distrazioni. Essere in una bolla temporale in cui potersi dedicare completamente alla creazione, al proprio progetto è veramente impagabile.

Giacomo Sette: Oggi più che mai c’è bisogno di un’esperienza del genere. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, la mission di una residenza diventa anche quella di individuare artisti meritevoli e “salvarli”.  L’esperienza che Gloria e Maurizio mettono al servizio degli artisti, consente anche di creare un centro di ricerca veramente strutturato che permetta a molti talenti di non perdersi.

Si tratta di focalizzare delle forze artistiche che spesso non hanno le spalle abbastanza coperte per farcela e che invece possono nascondere dei tesori. Questa è una caratteristica molto esclusiva di Settimo Cielo e della residenza artistica del Teatro La Fenice di Arsoli, che va sostenuta stimolata, potenziata e perseguita. 

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Piccoli comuni si raccontano

Piccoli comuni si raccontano. Intervista a Gianpaolo Nardi, vicepresidente ANCI Lazio

Piccoli comuni si raccontano
Piccoli comuni si raccontano

Fin dalla sua prima edizione, il progetto Piccoli comuni si raccontano di Regione Lazio, sviluppato in collaborazione con ATCL Lazio e Lazio Crea, ha rappresentato un momento di scoperta e valorizzazione per i territori coinvolti. Mission del progetto, infatti, è la diffusione capillare della cultura in quei luoghi che, seppur già noti per le bellezze paesaggistiche e architettoniche, restano esclusi dai circuiti di distribuzione ufficiali. 

Piccoli comuni si raccontano, coinvolgendo circa quaranta comuni in tutto il Lazio, non solo ha permesso alle comunità locali di poter usufruire di un’offerta culturale di rilievo, ma anche di generare un indotto per il territorio: se la città di Roma tende a inglobare il turismo nazionale e internazionale, rassegne come questa sono in grado di dare una spinta concreta al turismo di prossimità, con una ricaduta benefica sull’economia dei luoghi e sul consolidamento dell’attività comunitaria. 

Come accaduto a marzo, durante la prima fase della pandemia, un nuovo blocco è stato imposto al pubblico spettacolo, arrestando anche la proposta messa in campo da Piccoli comuni si raccontano a partire dal mese di ottobre. Ragionare dunque sulla eco e sul valore di eventi culturali come questo, a due anni dalla sua ideazione, risulta interessante per comprendere le prospettive del progetto e i benefici concreti che l’arte è in grado di apportare. Intervistato a proposito di questi temi, Gianpaolo Nardi, sindaco di Castel San Pietro Romano e vicepresidente dell’ANCI Lazio, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, racconta l’esperienza di Piccoli comuni si raccontano.

Dal 2017 Castel San Pietro Romano fa parte dei Borghi più belli d’Italia. La bellezza paesaggistica e architettonica ha condotto il grande cinema italiano in questo comune, fin dagli anni ‘50, facendolo diventare set di film che hanno fatto il giro del mondo. Qual è il rapporto di Castel San Pietro Romano con la cultura?

Sicuramente un rapporto bellissimo e sostanziale. La cultura, in tutte le sue sfumature, ha da sempre arricchito il nostro paese e rappresentato potenziali e importanti opportunità di crescita, di sviluppo, di valorizzazione e promozione del nostro territorio. Castel San Pietro nasce, potremmo dire, come paese del cinema: set del celebre film Pane Amore e Fantasia, conosciuto per essere “il paese più scassato”, lo vediamo oggi rivestito di luce nuova ma sempre strettamente legato al panorama culturale che lo arricchisce e lo coinvolge.

In questa prospettiva, sono orgoglioso di rappresentare un territorio così ricco come Castel San Pietro Romano, che proprio sulla bellezza non solo paesaggistica ma anche artistica e culturale, ha fatto leva per ricevere importanti certificazioni, come quella di Borgo più bello d’italia e Borgo più bello del Mediterraneo.

Castel San Pietro Romano, coinvolto sin dalla prima edizione nel progetto Piccoli comuni si raccontano, ha ospitato grandi artisti come il M° Nicola Piovani e Michele Placido. Considerando che tra le due edizioni è intercorsa una pandemia che ha inciso sulle modalità di partecipazione degli spettatori, qual è stata la risposta della comunità agli eventi di quest’anno?

La comunità ha risposto in maniera straordinaria. Come giustamente è stato messo in luce, le modalità di partecipazione sono variate, il numero di spettatori è variato per far fronte al alle nuove normative dettate dall’emergenza COVID-19. Una cosa,però, non è cambiata: il calore della nostra comunità. I cittadini di Castel San Pietro Romano e tutti i partecipanti, accolgono sempre entusiasticamente ogni iniziativa che vede coinvolto il nostro amato paese.

Il concerto che ha visto protagonista il Maestro Nicola Piovani si è svolto in un momento storico diverso, più leggero e meno rigido in fatto di normative, e la partecipazione è stata davvero numerosa. L’evento che ha coinvolto Michele Placido, attore di fama internazionale, essendo ambientato in un oggi che, purtroppo, ben conosciamo, ci ha costretto a ridimensionare la quantità degli spettatori, per garantire il dovuto distanziamento, e a svolgere la serata all’aperto. Nonostante le più rigide normative, è stata una serata straordinaria che ha disteso pensieri e animi. 

In qualità di vicepresidente dell’Anci Lazio, associazione dei Comuni del Lazio, potrebbe raccontare come ha influito complessivamente il progetto Piccoli comuni si raccontano sulle realtà coinvolte e che valore ha assunto per i diversi comuni una più consistente circuitazione culturale? 

È sicuramente una grande opportunità per i piccoli comuni ma anche per la Regione Lazio. I comuni considerati “piccoli” nel Lazio costituiscono ben il 70% del territorio regionale. Valorizzare e promuovere i piccoli comuni significa promuovere i territori più belli della nostra regione. In questi luoghi ci sono delle bellezze paesaggistiche, monumentali e archeologiche che meritano di essere conosciute.

È necessario incentivare quel turismo di prossimità. Nel Lazio, troppo spesso, si guarda soltanto alla magnifica città di Roma. Promuovere questi territori ci consente di spostare il turismo di massa della Capitale verso le nostre province. Roma Capitale è un’opportunità importante per le province.

A due anni dall’adesione alla rassegna Piccoli comuni si raccontano, quali sono le prospettive progettuali e quali gli obiettivi futuri da raggiungere?

Auspico che possa continuare questa straordinaria rassegna. Mi permetto di dare un suggerimento: chiediamo anche ai grandi artisti che partecipano come protagonisti ai diversi eventi, di aiutarci a promuovere i territori che li ospitano. Non circoscrivere la rassegna al singolo evento ma cercare di prolungare l’effetto che gli spettacoli hanno sui piccoli comuni, istituendo un collegamento con i grandi artisti che sia duraturo nel tempo.

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