Valle dell’Aniene, culla d’arte e comunità. L’esperienza di Portraits On Stage – Paesaggi

Valle dell’Aniene, culla d’arte e comunità. L’esperienza di Portraits On Stage – Paesaggi

Evanescenza e imperitura memoria sono i due poli entro cui si originano le esperienze di contatto tra le arti dal vivo e le arti figurative

Il teatro, la musica, la danza, la performance – tralasciando i sistemi di fissazione che nei secoli sono stati scoperti e adottati, e scostandoci dal contesto pandemico odierno in cui sono state prodotte sperimentazioni artistiche con strumenti digitali –, godono e insieme risentono dell’hic et nunc dell’accadimento spettacolare. 

Lo spettacolo dal vivo, con la sua mutabilità dovuta al perpetuo rigenerarsi di forme nell’incontro spettatoriale, può certamente avvalersi di una consegna mnemonica che ne preservi la sopravvivenza nel tempo, ma rimane evanescente poiché non da vita a un prodotto tangibile e fruibile al di fuori del contesto in cui si origina.

Al contrario, le arti figurative tendono a un’opera concreta, in cui il l’azione generatrice dell’autore resiste al passare delle epoche. Ecco perché le arti figurative, pur non prevedendo una relazione presenziale, mantengono intatta la connessione con l’osservatore: anche in assenza dell’artista, posare lo sguardo su un’opera d’arte travalica la dimensione spazio-temporale, annullando distanze storiche e fisiche.

In che modo, dunque, è possibile stabilire una frequentazione dialogica tra le arti dal vivo e le arti figurative? Una soluzione è la co-creazione

Portraits On Stage 2021, organizzato dalla compagnia SettimoCielo con la direzione artistica di Gloria Sapio e Maurizio Repetto, nelle sue due diramazioni progettuali “Arte in cammino” e “Paesaggi” ha costruito la propria proposta artistica insinuandosi in quest’immaginifico intercapedine e lo ha fatto puntando sul coinvolgimento diretto del pubblico.

I laboratori formativi della rassegna Paesaggi, svoltasi dal 28 agosto al 5 settembre ad Arsoli, nel cuore della Valle dell’Aniene, hanno infatti avuto un esito spettacolare, agito con il sostegno degli artisti e delle compagnie ospiti. 

La figura dell’immenso Kandinskij è stata fertilizzante creativo del laboratorio Lettere dalla valle, di Percorsi accidentali, che a partire dai componimenti poetici dell’artista, ha realizzato una narrazione dalle tinte astratte. Il reading Lettere poetiche dalla valle, esito del percorso laboratoriale, ha visto la declamazione di tali versi da parte dei partecipanti, accompagnata dalla proiezione delle celebri opere del Kandinskij.

Pierino in Blues, il laboratorio rivolto a bambine e bambini che mescola musica e pittura, tenuto da L’Arca di Corrado  e Proloco Arsoli, ha contribuito alla realizzazione delle scenografie dello spettacolo omonimo di Nata Teatro, ispirato alla favola musicale Pierino e il lupo di Prokofiev. Un fantasioso viaggio nel mondo animale, tratteggiato da descrizioni sonore folk e blues in grado di raccontare ai più piccoli, in maniera profonda e al contempo giocosa, le difficoltà del presente.

Importante spazio alla poesia e all’arte è stato riservato durante Odissea Workshop, diretto da DiesisTeatrango che ha allietato il pubblico della suggestiva e arroccata Piazzetta Belmonte con Il canto delle Sirene. Lo spettacolo della compagnia toscana è una ricerca tra danza, musica, poesia e teatro sul tema del viaggio, che affonda nell’epica popolare e nell’incontro comunitario, capace di coinvolgere i partecipanti in un toccante momento performativo.

La maestosa Pina Bausch ha ispirato Dipingere nell’aria, percorso laboratoriale a cura di Percorsi Accidentali. Riprendendo la celebre Nelken Line della coreografa tedesca, Walking with Pina ha invaso il Teatro La Fenice di Arsoli con una sfilata gioiosa, lasciando al corpo il compito di dipingere festosi mudra, in segno di rinascita e resistenza.

La commistione artistica della rassegna di SettimoCielo non ha trascurato la musica, regina del raffinato concerto per chitarre Ritratti in musica di DodiciSuoni, duo composto dal M° Alberto Montano e dal M° Federico Briasco, che ha eseguito brani di diverse epoche e diversi stili, componendo un repertorio riarrangiato con sapienza.

L’opera “The Ambassador” di Hans Holbein ha attivato in Andrea Cauduro, giovane e talentuoso musicista e compositore, l’idea di realizzare Niebloh, una performance di improvvisazione musicale, a partire da una partitura appena visibile nel dipinto. In un’atmosfera rarefatta, i componimenti di Cauduro hanno rivitalizzato l’antica opera con moderne sonorità.

La storia della rivoluzionaria fotografa Tina Modotti, è stata l’epicentro della pièce Fino all’ultimo sguardo di Teatri d’imbarco che ha portato in scena dolori e sacrifici di una donna che ha saputo conquistare il proprio ruolo d’artista nel mondo, contro pregiudizi e avversità. Un racconto cantato da Chiara Riondino e narrato da Beatrice Viselli, tratto dal romanzo biografico Tina di Pino Cacucci.

Ultimo spettacolo a chiudere Portraits On Stage2021 – Paesaggi, Non è dato sapere di e con Antonio Sanna. Attore e doppiatore di fama, Sanna si esibisce in un monologo colto, introspettivo, sulla ricerca di paesaggi umani attraverso gli incontri della sua vita, esplorando il senso delle immagini.

Importanti momenti di riflessione sullo stato dell’arte nella Valle dell’Aniene e sulle esperienze artistiche al femminile, sono stati ospitati al Teatro La Fenice di Arsoli, estendendo alla cittadinanza tutta la possibilità di fornire il proprio punto di vista, in uno scambio partecipativo tra artisti e pubblico.

Portraits On Stage 2021
, riconosciuto dal Ministero della Cultura come primo assegnatario in ex aequo tra i Festival Multidisciplinari beneficiari dello stanziamento del FUS – Fondo Unico per lo Spettacolo,  ha saputo valicare l’evanescenza dello spettacolo dal vivo creando, per mezzo della co-creazione, una durevolezza emotiva capace di riverberare nella mente e nel cuore di quanti e quante abbiano attraversato la Valle dell’Aniene in queste giornate dedicate all’arte e alla comunità.

Le residenze artistiche di Re.Te. Ospitale: la Basilicata che accoglie

Le residenze artistiche di Re.Te. Ospitale: la Basilicata che accoglie

Le iniziative culturali fiorite dal basso, per una volontà di aggregazione, riqualificazione, circuitazione artistica e intensificazione relazionale, hanno la caratteristica di creare un legame profondo tra le persone, i luoghi e l’arte.
L’intervento di Compagnia Teatrale Petra a Satriano di Lucania, e rivolto all’intero panorama culturale nazionale, è esempio di un riuscito progetto di bonifica, nato per rispondere all’esigenza di un territorio avente lo scopo di proporsi quale avamposto di accoglienza e sperimentazione.
Una possibilità concreta di invertire la rotta dello spopolamento in Basilicata, regione soggetta al fenomeno della migrazione giovanile. 

Nei suoi 10 anni anni di attività, diverse sono state le azioni artistiche condotte da Compagnia Teatrale Petra sul piano produttivo, laboratoriale e residenziale. Potendo contare sulla capacità di Satriano di Lucania di offrire le condizioni ideali per l’avanzamento processuale dei progetti artistici e sull’ospitalità di chi lo abita, Petra ha riaperto le porte del Teatro Anzani, divenuto la casa di Re.Te. Ospitale.

Giunta alla sua quarta edizione, la residenza artistica Re.Te. Ospitale intende sostenere una creatività innovativa, ad alto valore territoriale, che sia in grado di coinvolgere attivamente la comunità locale. La selezione delle compagnie ospitate in residenza è attuata mediante il sostegno della Giuria di comunità, composta da spettatori e spettatrici di Satriano di Lucania che condividono la curiosità e l’interesse per la pratica teatrale.

Ne parliamo con Antonella Iallorenzi, fondatrice e direttrice artistica di Compagnia Teatrale Petra insieme ad Angelo Francesco Piccinni, e con Marco Intraia di Teatro Popolare Poetico a proposito di R.I.P. IT o della Nera Signora, spettacolo selezionato per la IV edizione di Re. Te. Ospitale.

Con un’attività decennale alle spalle, Compagnia Petra porta avanti diverse azioni artistiche, coinvolgendo persone di varie fasce d’età e attivando delle importanti relazioni a livello territoriale. Da cosa si origina la necessità di stabilire un dialogo con i luoghi e le comunità che li abitano?

Antonella Iallorenzi: Da quando abbiamo fondato la compagnia e siamo ritornati a Satriano di Lucania, per noi è stato naturale relazionarci con le persone con le quali avremmo voluto condividere pezzi del nostro percorso. Portare avanti delle produzioni, ospitare compagnie, organizzare rassegne, crea inevitabilmente un rapporto con il territorio. Quando abbiamo deciso di vivere in questo paese di 2400 abitanti, il nostro sguardo non si è limitato ai soli confini di Satriano ma ha inglobato i paesi limitrofi che vivono in maniera naturale gli eventi dei comuni circostanti.

Nel momento in cui abbiamo scelto di vivere questo luogo, è stato consequenziale pensare che le nostre attività potessero essere utili alla crescita culturale della realtà che ci circonda. Abbiamo dunque attuato una serie di azioni che potessero coinvolgere la comunità, distinguendole in base alle fasce d’età. 

In questo contesto di valorizzazione del territorio si inserisce Re.Te.Ospitale, il progetto di residenze artistiche che si svolge nel comune di Satriano di Lucania. Come nasce questo progetto e con quali obiettivi?

A.I: La compagnia è stata fondata nel 2011 ma allora vivevamo tra il Salento e la Basilicata. Nel nostro periodo fuori dalla Basilicata, abbiamo stretto relazioni e collaborazioni con molti colleghi in tutta Italia che sostenevano il nostro progetto. Quando raccontavamo di voler far rivivere il Teatro Anzani di Satriano di Lucania, che è stato uno spazio molto importante anche per il circondario, molti colleghi ci chiedevano di usufruirne per alcune delle loro attività. Man mano le richieste sono aumentate, quindi abbiamo pensato di strutturare un progetto che avesse una cornice ben definita, cercando di capire come coinvolgere le persone che vivono in questo territorio. Ciò significava mettere a disposizione di artisti di rilievo nazionale un tempo dilatato, riservato, di ricerca che Satriano è in grado di offrire essendo un paese piccolo, una sorta di culla. 

Una caratteristica del popolo lucano è di essere molto ospitale, aggettivo che ha dato il nome a Re.te. Ospitale, facendo di questi due elementi di origine – il Teatro Anzani messo a disposizione dall’amministrazione comunale e l’ospitalità – i due pilastri su cui costruire il progetto.

Volendo aprire questa progettualità e non finire per realizzarla solo in seno alla nostra compagnia, l’idea, ispirata e condivisa anche con Kilowatt Festival, Luca Ricci e Lucia Franchi, è stata quella di affidare la scelta delle compagnie da ospitare in residenza con un gruppo che abbiamo chiamato “Giuria di comunità”. Vi è quindi una call destinata a compagnie teatrali nazionali che abbiano un’idea progettuale in itinere e una call rivolta a coloro che intendono entrare a far parte della Giuria di comunità. 

Negli anni, l’interesse, la partecipazione e la preparazione di questo gruppo sono andati crescendo. La Giuria di comunità non ha competenze di origine teatrale, essendo costituita non da addetti ai lavori ma da persone che si uniscono per condividere momenti di ascolto e riflessione intorno ai progetti spettacolari che ci vengono presentati. In tal modo, la Giuria approfondisce il processo di creazione di uno spettacolo e si predispone all’accoglienza della compagnia ospitata in residenza a Satriano. Noi creiamo le condizioni perché si generi l’interazione, come nel caso dell’aperitivo di comunità “A chi appartien’?”, ma gli incontri più interessanti sono quelli che si creano spontaneamente tra i cittadini del paese e gli artisti che lo vivono. 

In merito alla presenza della Giuria di comunità, cosa può aggiungere lo sguardo di non addetti ai lavori al vostro progetto e a quello degli artisti?

A.I: Sicuramente lo sguardo di un esperto è stratificato poiché deve passare attraverso una serie di filtri accumulatisi negli anni. Non esiste uno spettatore competente: nel nostro pubblico la sensazione di non comprendere è stata superata attraverso la partecipazione ai processi di produzione. In questo modo abbiamo sdoganato l’idea che qualsiasi sguardo è utile perché puro, empatico. Ogni elemento e feedback apportato alla compagnia può servire alla creazione, soprattutto nel delicato momento del work in progress. 

Quest’anno, così come negli anni precedenti, laddove la compagnia ci ha chiesto una partecipazione anche laboratoriale durante la creazione, ci siamo accorti che l’interazione dei partecipanti ha determinato in maniera decisiva l’evoluzione del lavoro. Ad esempio, in The Global City di Instabili Vaganti, la prima compagnia di Re.Te. Ospitale, dopo New Dehli o Città del Messico, viene nominato anche Satriano di Lucania con la tradizione dell’uomo albero, tipica del nostro paese.

Cura e comunità sono le due parole chiave di Re.Te.Ospitale. La cura è quella dedicata alla crescita dei progetti spettacolari delle realtà ospitate, le comunità sono quelle in cui gli artisti e le artiste ospiti si insediano, rendendole parte dei processi produttivi. Che valore assume tale processo di accompagnamento in una regione come la Basilicata, che offre ancora poche possibilità di crescita artistica e culturale?

A.I: Sono anni che abbiamo attuato questo progetto a Satriano di Lucania e ci siamo resi conto della bontà dell’impatto su tutto il territorio. Durante la prima edizione di Re.Te. Ospitale, un ragazzo del posto chiese a Instabili Vaganti perché avessero scelto di venire proprio a Satriano considerando che Bologna è la città d’origine della compagnia. Il fatto che questo ragazzo abbia capito che il suo paese non è solo il luogo da cui scappare non appena si palesa l’opportunità, ma è anche un posto dall’enorme valore per chi viene da città verso cui le persone del suo territorio emigrano, crea una rottura nella percezione delle nuove generazioni e una diversità di prospettive. 

Che ciò accada in una regione ad altissimo spopolamento come la Basilicata è segno della validità di un progetto di visione che stiamo cercando di diffondere il più possibile. Abbiamo già dei partenariati firmati per la fondazione di una Re.Te. Ospitale diffusa in collaborazione con altri comuni. Vi è dunque dal basso la volontà da parte delle amministrazioni e delle comunità locali di abbracciare questo processo virtuoso. 

Esiste l’art. 43 – “Residenze” del D.M. 27 luglio 2017 del FUS che finanzia in ogni regione i progetti di residenze artistiche, la Regione Basilicata firmò nel 2018 l’accordo di programma ma poi non l’ha mai reso attuativo.

Re.Te. Ospitale è stato finanziato prima da risorse interne, poi nel 2018 (progetto attuato nel 2020) abbiamo vinto un bando partecipatissimo, Per Chi Crea della SIAE, e siamo stati felici di dimostrare che l’idea progettuale fosse valida. Quest’anno per la prima volta il Comune di Satriano ha finanziato il progetto 2021. L’obiettivo per il 2022 è di concretizzare il progetto diffuso e attuarlo nel diversi comuni che si sono dimostrati disponibili. Speriamo di farlo con un finanziamento dedicato alle residenze che confermi la validità di un progetto che abbiamo dimostrato più volte perfetto per i piccoli borghi della Regione Basilicata.

R.I.P. IT o della Nera Signora è lo spettacolo selezionato e ospitato da Re.Te. Ospitale, che riflette sul tema della morte e dell’elaborazione del lutto attraverso la commistione di diverse tecniche e diversi generi teatrali. Ti andrebbe di raccontarmi come è nato questo lavoro?

Marco Intraia – Teatro Popolare Poetico: R.I.P. IT o della Nera Signora è nato dopo il primo confinamento, da un’idea di Alessia Candido ed Esther Grigoli che avevano avviato questa idea progettuale all’interno del corso di formazione per operatori di Teatro di Figura Animateria. Dopo esserci incontrati, ho proposto loro di occuparmi della drammaturgia e abbiamo iniziato la collaborazione. Ci siamo successivamente formalizzati nel collettivo Teatro Popolare Poetico, presentando i primi venti minuti di R.I.P IT. Alessia ed Esther hanno iniziato a lavorare sulla tematica della morte e dell’elaborazione del lutto a partire dalla fiaba popolare britannica Jack and the death, in cui vi è un bambino che incontra la Signora Nera, la morte, e la rinchiude in una bottiglia per salvare sua madre. Succedono anche delle cose buffe in conseguenza di questa assenza di morte. 

Questa fiaba è rimasta come terreno drammaturgico di partenza, dopodiché abbiamo lavorato sulla storia di due sorelle pre-adolescenti. Nel corso di quest’anno abbiamo portato avanti il lavoro fino a quando siamo giunti a Satriano di Lucania, dove abbiamo avuto modo di rivisitare la nostra ricerca. Permane la tematica della morte anche se abbiamo condotto queste sorelle in una situazione emergenziale, vicina a quella pandemica, per cui le adolescenti vengono confinate in uno spazio chiuso che non consente loro di progredire nella scolarizzazione. Molti di questi stimoli sono arrivati proprio dai workshop che abbiamo tenuto con i ragazzi e le ragazze di Satriano.

Teatro Popolare Poetico attraverso il suo intervento artistico, conduce un’indagine su comunità e individuo, calandosi perfettamente nel solco della progettualità sviluppata dalla Compagnia Teatrale Petra sul territorio di Satriano di Lucania. Qual è stata la vostra esperienza di residenza presso Re.Te. Ospitale, da un punto di vista produttivo, quindi di sviluppo del progetto, e di interazione con la comunità locale?

M.I: Re.Te. Ospitale è stata un’esperienza fantastica, ci siamo sentiti accolti e abbiamo trovato grande disponibilità da parte di tutte le persone che abbiamo incontrato. Una situazione del genere è davvero rara. I ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al laboratorio hanno lavorato con noi ad alcune pratiche teatrali su cui basiamo il nostro lavoro: l’aspetto sensoriale, il teatro d’attore, le ombre. Teatro Popolare Poetico si posiziona proprio a metà tra queste tecniche, a cui cerchiamo di dare una coerenza, di creare un fil rouge sensato. Siamo poi passati a una condivisione più intima, ci siamo parlati cuore a cuore. Gli adolescenti, dopo questo anno e mezzo, necessitano di particolare ascolto. 

Questi incontri ci hanno stimolato molto sotto l’aspetto drammaturgico. Come dramaturg sono solito costruire molto nell’attività stessa più che a tavolino. C’è stata una vera e propria stimolazione creativa: attraverso i partecipanti abbiamo potuto piantare dei grossi semi drammaturgici. 

Inoltre, incontrare anche le altre realtà del territorio, durante le rassegne incasellate in Re.Te. Ospitale, ci ha fatto respirare il valore di un’iniziativa dal basso che dimostra come l’unione e la condivisione portino al raggiungimento di grandi obiettivi. Un’altra occasione interessante è stata il workshop formativo volto a favorire i processi di internazionalizzazione tenuto dalla manager culturale Cristina Cazzola. Ha dato grandi input a una realtà come la nostra che è appena nata e che necessita di puntare in alto. Organizzare un workshop sull’impresa internazionale, in un paese di 2400 abitanti, significa mettere delle radici identitarie ma anche proiettarsi lontano. Re.Te. Ospitale è un’esperienza che rifaremmo subito.

Portraits On Stage 2021 – Paesaggi, porre l’arte sul cammino altrui

Portraits On Stage 2021 – Paesaggi, porre l’arte sul cammino altrui

A un riflettere distratto, la maestosità della Storia è tale da estromettere i grandi personaggi che l’hanno costituita dalla costellazione di piccoli centri abitati che puntellano lo stivale italiano. Con le sue bellezze paesaggistiche e architettoniche, i suoi capolavori artistici, le sue tradizioni popolari, l’Italia non ha solo donato i natali alle illuminate menti che l’hanno resa culla di un inestimabile patrimonio umano e culturale, ma ha inoltre visto i suoi borghi affermarsi quali luoghi d’ispirazione e di ritrovo per artisti e intellettuali. 
Le città tutt’intorno – metropoli nascenti, dai ritmi assennati e dal grigiore ruggente – hanno rappresentato fin dalle epoche passate l’epicentro delle attività industriali e cittadine, raddoppiando, talvolta triplicando, il passaggio di lancette dell’orologio biologico dei suoi abitanti.

Se da un lato le grandi città, con i loro vivaci circoli artistici, hanno determinato l’affermazione nazionale e internazionale dei fautori e delle fautrici del nostro ingente bagaglio culturale, dall’altro ne hanno favorito il ritorno a realtà immacolate, rimaste immutate nella spontaneità del vivere e nel verde brillante dei paesaggi, alla ricerca di rinnovato estro. Sulla strada che conduce a questi disseminati eden, s’incontra un piccolo paesino – che conta oggi 1400 abitanti – d’indiscutibile fascino medievale, incastonato nella Valle dell’Aniene
Luogo del cuore di Luigi Pirandello, da lui stesso ribattezzata “la piccola Parigi“, Arsoli ha accolto e nutrito l’immaginazione di intellettuali e pittori, attratti dall’armonica bellezza delle sue modelle e dei suoi paesaggi. 

Tra le innumerevoli esperienze artistiche originatesi in questo territorio in tempi passati, si annovera l’operare contemporaneo di una compagnia teatrale, Settimo Cielo, insediatasi alcuni anni fa negli spazi del Teatro La Fenice di Arsoli, divenuto uno dei più importanti riferimenti regionali nell’ambito delle residenze artistiche di ricerca. 

Se già nei secoli passati era accentuata  la percezione dei differenti ritmi vitali tra la città moderna e la romantica provincia, la scelta di muovere oggi verso mete dall’arrugginito slancio culturale è segno di una volontà di riqualificazione degna di nota.

Non accontentandosi del grande lavoro di attivazione culturale del territorio condotta nel tempo, Gloria Sapio e Maurizio Repetto, fondatori di Settimo Cielo e direttori artistici del Teatro La Fenice, hanno accettato un’ulteriore sfida avviando, a seguito della pandemia, un festival multidisciplinare. 

Nel 2021 Portraits On Stage – Arte in cammino è giunto alla sua seconda edizione, raccogliendo grande partecipazione in tutti i comuni della Valle, attraverso una programmazione capace di unire la storia pittorica del luogo con le manifestazioni artistiche odierne. Il festival poggia sulle competenze acquisite attraverso la rete nazionale Rete Portraits on Stage che collabora con musei, accademie, istituzioni pubbliche e private. 

Con un approccio itinerante, Portraits on Stage – Arte in cammino ha ospitato, tra giugno e luglio, spettacoli, performance, installazioni, conferenze, tra teatro, danza e musica, collegati dal fil rouge dell’arte, nei Comuni di Licenza, Anticoli Corrado, Marano Equo, Gerano e Subiaco.

Quattordici spettacoli di indubbia qualità sono stati presentati da artisti e compagnie quali Guascone Teatro, Compagnia Stalker Teatro, OperaPrima, Settimo Cielo, Drogheria Rebelot/BIBOteatro, Anonima Teatri/TWAIN CPD, Collettivo ClochArt, Pollution, Ilinx Teatro, Mario Perrotta, L’Arca di Corrado e I nuovi Scalzi. Tramite una call diretta a giovani artisti, sono inoltre stati selezionati progetti meritevoli che hanno animato la rassegna accanto ad altisonanti nomi del teatro italiano, confermando il processo di sostegno messo in campo da Settimo Cielo a favore della creatività emergente.

L’enorme falla relazionale che si è generata con la diffusione dell’epidemia, è stata contrastata dall’azione decisiva di un Festival come Portraits on Stage che ha saputo avvicinare nuove anime e nuovi corpi e rinsaldare l’interesse di quanti fossero già consapevoli della spinta comunitaria che il teatro è in grado di apportare.

Ripercorrere la memoria dei luoghi, per mezzo dell’arte, offrire occasioni di conoscenza e convivialità, significa oggi, in un piccolo borgo come Arsoli e nei comuni circostanti, incidere sulla crescita della cittadinanza tutta, favorendo un indotto culturale ed economico insieme, con ricadute positive per l’intero territorio. La bonarietà dell’operazione ideata e condotta da Gloria Sapio e Maurizio Repetto, trova conferme nel prosieguo di Portraits on Stage – Arte in cammino nella nascente edizione della rassegna Portraits On Stage 2021 – Paesaggi, costola progettuale del Festival, al via nel comune di Arsoli a partire dal 28 agosto. 

L’attivazione territoriale, questa volta, vede un coinvolgimento diretto dei cittadini e delle cittadine di ogni età, invitati a prendere parte ai numerosi laboratori che, insieme a una ricca programmazione, costituiscono il cuore pulsante di PaesaggiDiesis Teatrango, Percorsi accidentali, Nata Teatro, Andrea Cauduro, Dodici Suoni, Teatri d’Imbarco, Pilar Ternera, L’Arca di Corrado, Proloco Arsoli prenderanno la scena tra incontri, spettacoli, reading e concerti.

Un festival da sostenere, per la sua capacità di mettere l’arte in cammino e contestualmente porre l’arte sul cammino altrui

Teatro di Figura, immagini di vita. Annientare lo stigma: intervista a Créature Ingrate

Teatro di Figura, immagini di vita. Annientare lo stigma: intervista a Créature Ingrate

La demonizzazione della sessualità della donna, che imperversa nella vita di ciascuna di noi, non ha placato la sua corsa in epoca odierna ma ha trovato nuovo slancio quando, nel corso della pandemia, è divenuta una fonte di reddito per numerose lavoratrici ritrovatesi senza occupazione.

La crisi economica generatasi durante e dopo il confinamento ha mietuto molte vittime, la maggior parte delle quali donne. I dati evidenziano come i tagli al personale abbiano colpito principalmente posizioni lavorative al femminile. Come far fronte, dunque, alle necessità d’ogni giorno? Molte donne, giovani e adulte, sono approdate al mondo del sex work online in cerca di guadagni, scontrandosi con la violenza di un fenomeno dalla preoccupante crescita come il revenge porn.

Ma il lavoro sessuale non si svolge solo dietro un monitor: tante sono le sex workers in Italia e nel mondo, a cui non viene riconosciuto alcun tipo di tutela, per le quali non è prevista alcuna legittimazione civica, sociale e professionale dell’attività svolta. Lasciate in balìa di abusi, marginalizzazione e precarietà, si dimenano tra promesse di legalizzazione e mancanza di regolamentazione. Un vuoto politico e culturale per cui si battono da mezzo secolo i movimenti femministi pro-sex.

Silvia Torri e Rita Giacobazzi, attiviste, artiste e fondatrici della compagnia Créature Ingrate, hanno trovato in tale tematica il fil rouge della propria ricerca scaturita dapprima in Flirt e poi in Bozzoli, spettacolo vincitore del Premio Cantiere Risonanze 2021.

Il Teatro di Figura con la sua capacità di innestare la metafora sulla vita, di amplificare lo sguardo e la riflessione, di parlare ad adulti, giovani e bambini si presta come potente mezzo di comunicazione e di annientamento dello stigma.

Approfondendo il processo creativo di Bozzoli, ne parliamo con Silvia Torri e Rita Giacobazzi.

Con Bozzoli portate avanti una riflessione delicata che, a partire dall’aumento di sex workers verificatosi in seguito alla pandemia, indaga i movimenti femministi pro-sex. Come nasce la scelta di questo tema?

Silvia Torri: Da molto tempo mi interrogo su questo tema in quanto donna e in quanto teatrante. Come donna, fin dalle prime scoperte della sessualità ho dovuto fare i conti con la stigmatizzazione che quasi tutte le donne subiscono. Sociologicamente è formalizzato lo “stigma della puttana” che colpevolizza e che affibbia una sorta di sporcizia alle donne in quanto esseri sessuati. Chi paga il prezzo più alto, tra il rigetto della famiglia, la marginalizzazione e le molestie sono però le prostitute. 

Dato il mio interesse per questa tematica, ho iniziato a lavorare nell’ambito dell’educazione sessuale rivolta a bambini, adolescenti e adulti per sfondare un tabù e creare uno spazio di apertura. Nella vita di tutti i giorni è più complesso affrontare argomenti simili, il teatro invece ci da l’occasione di portare tale dibattito a un livello pubblico. Ho creato il primo spettacolo sul tema che si chiama Flirt e che si collega alla ricerca che stiamo conducendo con Bozzoli.

Rita Giacobazzi: Entrambe riflettiamo da tempo sul tema come attiviste e donne, perché è qualcosa che riguarda tutte noi anche se ci sentiamo distanti dal mondo del sex work. Durante la pandemia, la questione è diventata enorme ai nostri occhi. Se noi abbiamo ricevuto dei sussidi come lavoratrici dello spettacolo, per le sex workers non è stato introdotto un sistema di protezione se non grazie alla sorellanza tra colleghe. Molte altre donne che hanno perso il lavoro si sono riversate in questa occupazione, anche online. Mi sono chiesta quindi come rappresentare tutto ciò attraverso il teatro d’oggetti, un linguaggio che ci parla da tempo e che permette di creare delle metafore anche scomode in maniera molto diretta.

La tematica trattata fa emergere una situazione preoccupante in termini di disparità da un punto di vista non solo occupazionale ma anche civico e sociale. Qual è in questo senso la situazione del nostro Paese? Da donne e da artiste, che tipo di responsabilità adduce un lavoro come Bozzoli

S.T: Ci sono molte realtà e associazioni che in Italia portano avanti questo discorso anche su un piano politico. La precarietà femminile è un problema importante e investe anche il lavoro sessuale che, non essendo regolamentato, deve sottostare a una serie di leggi che impediscono lo sfruttamento e l’incentivo alla prostituzione. Ciò comporta una mancata collaborazione tra le sex workers e una conseguente messa in pericolo delle lavoratrici sessuali che in tal modo vengono spinte alla solitudine. Più che disincentivare lo sfruttamento si disincentiva il lavoro stesso che consente a molte donne di far fronte alle necessità della vita. 

Il vuoto legislativo, in ambito di diritti e tutele, è collegato a un vuoto culturale: entrambi necessitano di essere colmati. Questo stigma accresce la violenza subita da molte lavoratrici sessuali che non possono denunciare, non essendo tutelate a livello lavorativo. In Italia la discussione politica sul tema è solo relativa alla legalizzazione, la vera questione è come regolarizzare. Le sex workers chiedono la decriminalizzazione del lavoro sessuale, molto diversa dalla legalizzazione che comporta una presa in carico dell’attività da parte dello Stato e la conseguente creazione di profitti.

R.G: In quanto donne abbiamo una sensibilità e un’esperienza particolare e specifica. Sento la responsabilità di avere uno sguardo intersezionale, riuscire a veicolare il mio messaggio in maniera chiara e con attenzione.

Una delle frange di questa tematica è il revenge porn, anche questo in rilevante crescita per via della sessualità online amplificata dal trasferimento in contesti telematici delle relazioni e delle pratiche sessuali. Per raccontare tale situazione, il vostro spettacolo affianca al teatro di figura tecniche di video-live. Come avete lavorato sull’ibridazione di questi linguaggi? 

R.G: Abbiamo ancora molta sperimentazione da fare in questa direzione. Nei primi dieci minuti che abbiamo presentato c’è un utilizzo parziale del video-live rispetto a quello che vorremmo diventasse. Il linguaggio video si sposa con la tematica del lavoro sessuale online perché permette di rinforzare la lettura dei meccanismi. Per il momento abbiamo lavorato su delle immagini e sull’interazione tra video e testo.

S.T: Abbiamo scelto di utilizzare questa tecnica in Bozzoli perché, oltre a essere a noi vicina, il teatro d’oggetti innesca un lavoro di immaginazione che chiediamo anche al pubblico. Il video ci serve per riempire il vuoto della metafora e creare altri paesaggi. Ciò che ci interessa è raccontare l’intimo e la video live può creare cortocircuiti interessanti e aprire spazi di senso inaspettati. 

La vittoria di Cantiere Risonanze vi da accesso a un percorso di sostegno che fornirà a Bozzoli una rilevante occasione di crescita. Su quali aspetti del lavoro intendete concentrarvi? In quanto giovane compagnia, che cosa significa per voi poter godere del supporto di un network nazionale?

S.T: Le prossime tranche di lavoro riguarderanno certamente la drammaturgia e la sperimentazione sui diversi linguaggi. Rita sta sottoponendo il progetto a dei tutor di eccellenza ma poter avere delle residenze a disposizione per approfondire il lavoro è veramente importante. Questa vittoria rappresenta un’occasione anche perché la mancanza di spazi è una delle frustrazioni più grandi per le giovani compagnie. Nel momento in cui guardiamo a ciò che facciamo come a un lavoro e non come a un hobby, è giusto non dover poi fare affidamento solo sulle proprie economie per far evolvere i progetti. 

Ricevere questa cura ci fa sentire meno sole, ci fa avere una visione del progetto. Inizieremo a capire anche come ottenere dei finanziamenti per rilanciare l’aspetto produttivo, adesso sentiamo di avere tutti gli strumenti per lavorarci.

R.G: È un’occasione meravigliosa anche per entrare in rete con realtà che sentiamo affini a noi e al nostro lavoro. Per noi è stato importante vincere con questo tema, ci siamo rese conto che c’è un’attenzione è come se la nostra ricerca fosse stata in qualche modo legittimata. Inoltre, l’idea delle residenze diffuse ci permetterà di confrontarci con pubblici diversi per scoprire le modalità di relazione che gli spettatori, in tutta Italia, applicano a questo tipo di narrazione.

Nessuno Resti Fuori Festival: assumersi la responsabilità di esseri sociali e morali

Nessuno Resti Fuori Festival: assumersi la responsabilità di esseri sociali e morali

C’è una comunità che abita distese d’oro bruno, tra campi coltivati a grano e ulivi d’argento. Nell’assolato bagliore che invade le valli lucane, sorgono villaggi dalle architetture metafisiche, in cui lo scalpello dechirichiano pare immortalato dall’obiettivo di Ghirri.
Eppure no, i quartieri ricostruiti tutt’intorno alla città di Matera, dopo l’esodo dai Sassi, non sono esperimenti ingegneristici.  Si tratta di spazi restituiti ai cittadini e alle cittadine che, a seguito della “cacciata”, hanno preso possesso di altri luoghi, divenuti d’appartenenza dopo il tempo richiesto per la ricostruzione.

E la ricostruzione non è solo quel titolo che sovente svetta sulle prime pagine dei giornali o sulle intestazioni di progetti tecnici che parlano di disattese promesse, seguite a distruttivi terremoti. La ricostruzione non è fatta solo di calce e mattoni. Ricostruire significa comporre e ricomporre un puzzle emotivo, personale e collettivo, fatto di punti di riferimento strappati, di relazioni interrotte, di spazi da ri-abitare.
Questo è ciò che è accaduto ai materani e alle materane, la cui struggente storia collettiva ha finito per essere inghiottita da Levi e Pasolini, dall’amore mancato di Pascoli per quell’”Affrica” a cui fu tanto ostile, dall’epifania di luxury resort che, arroccati sui sassi, imborghesiscono bianchi tufi crepati dal sole e dal tempo.

Il lento incedere che caratterizza il ritmo di quegli spazi che si innervano dietro le mura della città spinge ora sull’acceleratore, lasciando ai quartieri della periferia bucolica del materano il compito di far decantare la vita. Perseguendo il principio di lentezza – come ritorno a un tempo mitologico fatto d’ascolto e conoscenza, generosità e istinto – Andrea Santantonio e Nadia Casamassima, alla guida di IAC – Centro Arti integrate, si fanno portatori di un’esigenza: il bisogno di un territorio di essere animato da nuove riflessioni e attraversato da possibilità che non lascino fuori nessuno, nessuna. 

“Minoranze”, così vengono definite tutte quelle fasce della comunità non appartenenti alla targettizzazione eurocentrista, bianca, maschilista e capitalista. Donne, bambini, adolescenti, disabili, migranti, tossicodipendenti, carcerati, al contempo vittime e carnefici agli occhi di chi, da finestre dorate, osserva il disagio senza tendere la mano. La stessa mano che nerboruta affondano Andrea e Nadia nelle pieghe della difficoltà altrui, trasformando il dolore in opportunità.
Teatro comunitario, per tutte e tutti, inclusivo, giusto, tenero, che sa abbracciare e cullare, dirigere e proteggere come ginocchia di madre cui appoggiarsi per non cadere. Ecco l’essenza del lavoro di IAC che, da 10 anni, in un ex frantoio liminale tra la città vecchia e quella nuova, si pone come avamposto di crescita sociale. 

Il riverbero di tale azione è incarnato da Nessuno Resti Fuori – Festival di Teatro, città, persone, diramazione progettuale di IAC, che da 6 anni compie un viaggio itinerante tra i satelliti abitativi, costituitisi quartieri, che orbitano intorno a Matera. Attraverso un processo di consultazione pubblica, si è scelto di affidare l’edizione 2021 di Nessuno Resti Fuori al Borgo La Martella, piccolo centro abitato frutto dell’operare di un nutrito gruppo di architetti e intellettuali, capeggiati, nel celebre intervento urbanistico di metà ‘900, da Adriano Olivetti.

Nel mese di luglio, per 9 giorni, Nessuno Resti Fuori non ha invaso La Martella, non l’ha colonizzata.  L’ha vissuta, esplorando nuove possibilità di utilizzo degli spazi, inimmaginate occasioni di condivisione, affidando la guida di questo sperimentale viaggio all’arte e alle persone.
Questo festival, prezioso perché onesto, necessario perché coraggioso, non è il frutto di una gemmazione ma di un incontro fecondo, basato sul recupero di sentimenti perduti.

La pretesa, unica e sola, è stata quella di facilitare l’accesso culturale, non ponendo a lato la qualità della proposta artistica, bensì arricchendola di una dimensione umana che si è fatta pierre de touche per saggiare l’inarrivabile sensibilità delle nuove generazioni. Sì, perché Nessuno Resti Fuori è aperto a tutti e a tutte ma rivolto specialmente ai giovani, divenuti simbolo, in questo tempo pandemico, di sacrificio e abnegazione.
Con gioia ed energica curiosità, questa generazione di pensatori istintivi, tacciati senza fondamento di superficialità e abuso tecnologico, ha animato con interessanti spunti creativi il festival. Animare, nel senso di dare vita, perché i ragazzi e le ragazze di Nessuno Resti Fuori, che si riconoscono sotto il nome di cittadini più che di volontari del festival, hanno costituito una direzione artistica partecipata che ha lavorato in maniera infaticabile. 

All’organizzazione, questi giovani hanno affiancato l’attività laboratoriale condotta da Giorgio Degasperi, Alessandro Argnani per Teatro Delle Albe, Moder, Diana Anselmo e Giuseppe Comuniello per Al.Di.Qua Artists. Espressioni diverse di attivazione relazionale aventi il fine di tramutare la marginalizzazione in convivenza rispettosa.
Ancora nella scelta dei laboratori, Nessuno Resti Fuori dimostra la propria vocazione all’annientamento delle barriere e all’offerta di possibilità inattese: accanto all’altisonante nome del Teatro delle Albe, vanto del teatro nazionale, e a quello di Degasperi, regista di pluriennale esperienza, vengono proposti Comuniello e Anselmo artisti capofila della prima rete europea di tutela dei diritti di lavoratori e lavoratrici disabilitati dello spettacolo dal vivo. L’umiltà e la dedizione con cui questi artisti hanno saputo accogliere e coltivare le attese di adulti, bambini e ragazzi ha dato vita a esiti di assoluta grazia.

Sul palco, si sono avvicendati Ateliersi, Factory Compagnia, Claudio Morici, Alessandro Blasioli, Gommalacca Teatro, Compagnia Teatrale Petra, IAC-Centro Arti Integrate, Compagnia Teatrale L’Albero, in un’alternanza di momenti di riflessione dedicati a inclusività e territorio.

Ci si chiederà, al di là delle ormai note implicazioni che il teatro può avere in ambito sociale, in cosa risiede l’importanza dell’apporto teatrale da un punto di vista prettamente umano e relazionale, in esperienze come quella di Nessuno Resti Fuori Festival? Una risposta possibile è suggerita da Jerzy Grotowski: se, come dice il regista polacco, la civiltà moderna è caratterizzata da una sensazione di catastrofe, dal desiderio di nascondere le nostre motivazioni esistenziali, il teatro è in grado di proporre un doppio gioco di intelletto e istinto, pensiero ed emotività, presentando un’occasione d’integrazione, di rifiuto delle maschere.

Il teatro può avere delle implicazioni spirituali sull’uomo, non in senso religioso ma rituale, ponendo, sotto l’egida di un mito collettivo diversi linguaggi e diverse fedi, in un processo che non livella le differenze ma le esalta. 
Risiede qui il valore inestimabile di Nessuno Resti Fuori, un festival che obbliga lo spettatore a valutare la propria responsabilità di essere sociale e morale; a vedersi come riflesso nello spettacolo e nell’altro, partecipando a un’introspezione collettiva.