Nasce a Roma ScupLAB: la sala polifunzionale di Scup – Sport e Cultura Popolare

Nasce a Roma ScupLAB: la sala polifunzionale di Scup – Sport e Cultura Popolare

ScupLAB

ScupLAB

Nel quartiere Appio – Latino Tuscolano di Roma, all’interno del progetto di Scup – Sport e Cultura Popolare, sta nascendo un nuovo spazio culturale polifunzionale di teatro e arti performative, grazie all’iniziativa di giovani attrici, attori, registe e registi emergenti: ScupLAB.

Il progetto di Scup, dopo anni di occupazione, ha quest’anno ottenuto il comodato d’uso per i locali di Rfi in via della stazione Tuscolana 82/84 anche grazie all’intermediazione del Municipio VII, ed è da tempo punto di riferimento per le attività culturali e sociali del territorio.

Dalle nuove energie e proposte della sua comunità è nato il progetto di ridare vita agli ex capannoni industriali, attraverso la costruzione di una sala polifunzionale, capace di ospitare eventi culturali, artistici e sportivi.

Ed è questo il punto di forza del progetto ScupLAB: la possibilità poliedrica di essere allo stesso tempo un teatro, uno spazio per proiezioni, una sala prove, una sala esibizioni e concerti, un’area meeting o uno spazio per il mercato popolare.

ScupLAB

ScupLAB, spazio fisico e collettivo artistico, si propone di dar voce e supporto alle realtà indipendenti che operano nel settore dello spettacolo dal vivo sostenendo e incentivando le nuove produzioni, organizzando laboratori e corsi di formazione professionale travalicando l’aspetto legato esclusivamente alle arti performative.

La  pazienza e la dedizione di tecnici e operatori del settore dello spettacolo ha fatto sì che l’opera architettonica si adattasse alle numerose attività socio-culturali che caratterizzano l’identità di Scup. In questo senso, c’è la volontà, da parte degli animatori dello spazio, di veicolare gli stessi messaggi di equità e solidarietà ma attraverso il linguaggio universale dell’arte.

Per aggiungere questo tassello e realizzare ScupLAB, e per migliorare lo stato dei tre capannoni che compongono Scup c’è bisogno di molti lavori di manutenzione e ristrutturazione. Attraverso la campagna crowdfunding da Maggio fino a Luglio, Scup vuole raccogliere 40.000 euro.

Per maggiori informazioni sulla raccolta fondi potete visitare il sito di Buonacausa.org.

Over – Emergenze teatrali al Teatro Argot. Intervista a Tiziano Panici

Over – Emergenze teatrali al Teatro Argot. Intervista a Tiziano Panici

Se le speranze di un sistema economico più equo e rispettoso dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sembrano ormai tramontate e se le lotte per un sistema politico che sappia creare le condizioni necessarie per rilanciare un settore in perenne crisi, andando a valorizzare le relazioni umane attraverso l’arte e la cultura piuttosto che distruggere l’umanità degli artisti che cercano di opporsi a questo status quo, sembrano essere sempre più lontane, qualcosa a Roma, più precisamente al Teatro Argot Studio, si muove.

Visioni illuminate che portano a percorsi che, a loro volta, liberano creatività e desideri comunardi di rigenerazione socio-culturale di un gruppo di giovani, che, rilanciando il protagonismo cittadino, hanno cercato di rivoluzionare un sistema antropofago e disumanizzante qual è quello dello Spettacolo dal vivo in Italia. Un gruppo di bell* e ribell* che, da anni anima l’amorfa Roma attraverso l’organizzazione di Dominio Pubblico, Festival under 25, è riuscito anche a riversare tutto il proprio entusiasmo nelle numerose attività proposte nel teatro trasteverino di Via Natale del Grande.

L’ultima, in ordine temporale, è #OVER – Emergenze teatrali. Rassegna di giovani talenti + 25, kermesse teatrale dedicata alle nuove generazioni artistiche del panorama romano e nazionale, che tesaurizza le forti connessioni del network creato con cura da diversi anni fra diverse realtà che lavorano nel settore: compagnie, festival, operatori e pubblico, i quali diventano protagonisti di un’esperienza di cambiamento necessaria quanto vitale. Un’operazione guidata dal direttore artistico Tiziano Panici, con cui, in questa sede, continuiamo a dialogare circa le destinazioni possibili di questo folle volo.

#OVER - Emergenze teatrali ⚠️ rassegna di giovani talenti + 25

#OVER – Emergenze teatrali ⚠️ rassegna di giovani talenti + 25

La rassegna #OVER – Emergenze teatrali. Rassegna di giovani talenti + 25 presenta come slogan: “L’artista è una specie rara da proteggere”. Come nasce la rassegna e quali sono gli obiettivi prefissati?

Negli ultimi anni abbiamo dedicato molte energie e attenzione alle giovanissime generazioni attraverso il progetto Dominio Pubblico. Nel 2015, in collaborazione con Teatro dell’Orologio e Kilowatt, Argot programmava Dominio Pubblico Officine, riuscendo anche a garantire un premio di produzione a progetti in via di sviluppo. Poi con la chiusura dell’Orologio il progetto Dominio Pubblico si è progressivamente trasferito al Teatro India e oggi è un evento unico nel suo genere dedicato a progetti di artisti con meno di 25 anni. Come Argot ci siamo di nuovo posti il problema di come però deve essere affrontata la crescita e lo sviluppo delle giovani compagnie una volta che sono “emerse”. Crediamo che oggi il compito di una casa di Produzione come Argot sia di fungere da incubatore per nuove realtà che hanno il bisogno di crescere e diventare adulte. Spazi come il nostro devono poter incoraggiare e tutelare questa crescita mettendo a disposizione quello che è nelle nostre possibilità: offrire spazi di residenza, visibilità e accompagnamento produttivo.

Tanti nomi di compagnie “giovani” ma con alle spalle debutti e repliche in festival e teatri importanti: quali sono stati i parametri artistici perseguiti nella selezione degli spettacoli?

Ancora una volta è stato importante il connubio con Dominio Pubblico che ci ha permesso di venire in contatto con moltissime realtà ancora poco conosciute ma con grande potenziale. È il caso di Alessandro Blasioli, attivissimo autore e interprete che è stato ospite nel Festival per ben due edizioni e che da quest’anno inizia a collaborare con Argot Produzioni, dopo essere stato notato e premiato in contesti nazionali come il Festival della Resistenza del Museo Cervi o Direction Under 30 del Teatro Sociale di Gualtieri, realtà con cui collaboriamo attivamente ormai da tre anni.

A Gualtieri abbiamo conosciuto anche Anonima Sette e la sensibilissima drammaturgia di Giacomo Sette. Abbiamo poi amplificato le relazioni con il Matuta Teatro di Sezze, alla cui rassegna Pollini ci siamo legati fin dalla prima edizione. Ma lo stesso Argot in questi anni è rimasto spazio aperto che si è fatto attraversare da compagnie contemporanee più affermate, come quella di Licia Lanera che ha iniziato a produrre giovani scommesse tra cui Danilo Giuva.

Tra i protagonisti di OVER anche Valerio Peroni e Alice Occhiali, nuova generazione cresciuta sotto l’ala dell’Odin Teatret, che gira il mondo proprio come le ragazze di Unterwasser che, con il loro OUT, sono approdate lo scorso autunno al REF dopo centinaia di date internazionali. Non manca la ricerca sulla drammaturgia, da sempre cara a casa Argot: la freschissima scrittura di Paolo Tommaso Tambasco e quella di Sandra Lucentini a servizio della cura scenica di Lucrezia Coletti. Ad aprire le danze di OVER, il 2 maggio, sarà un progetto che proviene da una delle fucine più interessanti del panorama nazionale: il NEST di Napoli. Lo spettacolo, ospitato in residenza in questi giorni all’Argot, è firmato da Adriano Pantaleo e Giovanni Spezzano.

#OVER - Emergenze teatrali ⚠️ rassegna di giovani talenti + 25

#OVER – Emergenze teatrali ⚠️ rassegna di giovani talenti + 25

Se volessimo scattare un’istantanea della situazione teatrale romana e nazionale attuale, cosa emergerebbe dall’analisi delle nuove generazioni teatrali? Quali sono le ricerche artistiche e quali le specifiche sperimentali rispetto ai movimenti delle generazioni precedenti?

Mi sembra che nel suo piccolo OVER abbia proprio questa ambizione: cercare attraverso queste nove realtà artistiche di scattare una fotografia, sicuramente parziale ma molto eterogenea, di una nuova generazione teatrale e non solo. Se osserviamo il lavoro di questi artisti troviamo dei percorsi e delle ricerche davvero uniche e per nulla ripetitive. Sono opere diverse nel linguaggio, nella scrittura, nella ricerca visiva e sonora. Ma, allo stesso tempo, se guardiamo il quadro generale, questi giovani artisti sono tutti legati da un filo sottile che li tiene insieme: una rete di rapporti e di sostegno che da più parti d’Italia si è impegnata a garantire supporto alle nuove voci della scena.

Mi sembra che rispetto alle generazioni precedenti oggi ci sia anche un gruppo di programmatori che sta cercando di rinnovare l’impegno nei confronti della ricerca e della sperimentazione contemporanea, atteggiamento che forse si era un po’ perduto e che si mantiene solo con il grandissimo sforzo di mettersi insieme.

La rassegna #OVER – Emergenze teatrali sembra essere un momento di collegamento fra la stagione artistica del Teatro Argot Studio e la prossima edizione di Dominio Pubblico che si terrà a Giugno: c’è un filo rosso che attraversa queste esperienze?

Ho sottolineato la forza di questa congiunzione fin dall’inizio. Posso solo aggiungere che, in merito a quanto appena detto, Dominio Pubblico vorrebbe diventare sempre di più un connettore di esperienze di scouting e di programmazione per giovani generazioni, ma per crescere, diventare adulti e poter vivere del proprio lavoro ci devono essere realtà come Argot Produzioni, attente e sensibili al rinnovamento e pronte a prendere in custodia progetti che hanno bisogno di cura per riuscire a circuitare e diventare progetti sostenibili.

#OVER - Emergenze teatrali ⚠️ rassegna di giovani talenti + 25

#OVER – Emergenze teatrali ⚠️ rassegna di giovani talenti + 25

Ci sarà una futura collaborazione che permetta in futuro l’inserimento delle compagnie all’interno della programmazione stagionale di Teatro Argot Studio?

OVER è uno dei progetti che Argot Produzioni ha inserito quest’anno nelle sue sfide per il futuro e sicuramente avrà una seconda edizione che è già in via di sviluppo. Quest’anno con i nuovi bandi SIAE abbiamo partecipato nella categoria per le residenze pensando a una fase due del progetto. Immaginiamo le prossime stagioni di Argot Studio sempre meno focalizzate sulla programmazione e l’ospitalità di compagnie e sempre più incentrate su un’idea di spazio produttivo dove si scelgono progetti da testare e far crescere. Ci auguriamo anche di riuscire a rafforzare la dimensione distributiva di questi lavori perché al momento è il vero anello debole di tutta la produzione italiana, quindi deve necessariamente essere adeguata all’enorme capacità creativa degli artisti nostrani, altrimenti destinati a non avere uno sbocco.

L’Aria di Pierfrancesco Nacca in scena per l’Italia

L’Aria di Pierfrancesco Nacca in scena per l’Italia

Abbiamo discusso con il drammaturgo e attore Pierfrancesco Nacca e la regista Giulia Paoletti intorno all’evoluzione scenica de L’Aria, in scena il 13 e il 14 Aprile al Teatro  Garbatella di Roma, cercando di mettere in luce le peculiarità artistiche e contenutistiche dell’opera ambientata in un carcere, dove i personaggi/detenuti sono i simboli di un’umanità abbandonata e costretta all’isolamento sociale ed esistenziale.

Pierfrancesco Nacca muove i suoi primi passi artistici con la “Compagnia Teatrale C.G. Viola” di Taranto. Studia al Dams di Bologna con docenti del calibro di Claudio Longhi, Gerardo Guccini e Marco De Marinis. Frequenta la Scuola  di Alta Formazione “Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini” di Roma dove si diploma e dove collabora con diversi registi del panorama italiano: Armando Pugliese, Giuseppe Marini, Veronica Cruciani e Massimo Venturiello. La sua passione per la scrittura riesce a concretizzarsi grazie all’incontro con l’autore Gianni Clementi con il quale scriverà, insieme all ass.cult “Atto21”, una commedia tragi-comica intitolata “E Pinocchio prese il fucile”. Scrive per il teatro e lavora insieme all’attore e maestro d’armi Massimo Cimaglia. Pierfrancesco Nacca è uno dei componenti di Atto21, compagnia teatrale nata alla fine del percorso accademico della Scuola di Alta Formazione “Officina Pasolini.

 

Un’ora sola per sentirsi liberi, per respirare aria pulita, un’ora sola per guardare il cielo.

L’Aria è il pretesto per raccontare la storia di quattro detenuti: Nicola, Mario, Rosario e Carmine, rinchiusi in un istituto di detenzione del nostro paese. Raccontano pezzi della loro vita, quella vera, prima di essere reclusi, fino ad arrivare poi al momento della carcerazione. Cosa si nasconde dietro ai loro reati? Dietro a quei volti scavati, dietro al loro taglio di capelli, dietro a quelle tute acetate? Forse, semplicemente, solo uomini.

La situazione delle strutture carcerarie italiane è vergognosa e drammatica, il sovraffollamento e le precarie condizioni igieniche rendono la detenzione infernale, mettendo a dura prova il rispetto e la dignità umana che spesso viene calpestata.

Quelle strane morti, improvvise, sospette, quelle foto violacee di volti emaciati, di membra lacerate, gridano ancora giustizia: Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli…

Pierfrancesco Nacca

L'Aria di Pierfrancesco Nacca

L’Aria di Pierfrancesco Nacca

Genesi e processo creativo de L’Aria

Risponde Pierfrancesco Nacca (attore ed autore):

“Ho scritto diversi testi per il teatro ma solo alcuni hanno visto la luce del sole, uno di questi è proprio “L’Aria”. L’ idea di raccontare la reclusione nasce dal forte desiderio di dare voce e dignità alle minoranze e al disagio che esse vivono quotidianamente all’interno di quel micro mondo che è il carcere. Ho iniziato questo processo scrivendo ed interpretando un monologo per un contest di corti teatrali, “Bestia”: una storia comune, ambientata in periferia, dove i grandi caseggiati delle case popolari, fanno ombra sulle ville dei ricchi; un quartiere, dove il furto e il malaffare costituiscono l’unica fonte di guadagno, in cui i giovani non hanno possibilità di scegliere cosa fare nella vita. E’ già tutto scritto, tutto predestinato…

Si può dire che con questo monologo ho piantato il seme e che questo, a distanza di un anno, abbia dato alla luce un frutto, “L’Aria”. Un passo sicuramente importante e decisivo per questo testo è stato quello di continuare a tenere vivo il rapporto di committenza con un vecchio amico tutt’ora recluso nella Casa Circondariale di Taranto. Grazie al nostro scriverci, ho potuto mettere nero su bianco alcuni gerghi, usi e costumi tipici di quell’ambiente.

Ho continuato la mia ricerca studiando tutti quei casi irrisolti che hanno avuto luogo nel nostro bel paese e ho cominciato a sfogliare libri come “Sorvegliare e punire” di Michel Foucault per capire a fondo da dove deriva quella strana pratica del rinchiudere per correggere (e non per torturare, questo lo aggiungo io).

Ho letto, visto e poi trascritto diverse interviste di alcuni detenuti ed ex detenuti del carcere di Rebibbia, Poggio Reale e della Dozza , per poi mettere in moto la mia immaginazione e creare così un testo semplice, lineare, crudo e dal cuore grande.”

Personaggi e tematiche trattati nello spettacolo

“Con L’Aria ho voluto portare fuori dalle mura dei penitenziari, non solo il reato ma l’uomo, l’uomo con tutte le sue fragilità e con tutte le sue paure. L’obiettivo è quello di raccontare le vite dei detenuti, denunciare gli abusi di potere subiti e sdoganare quel credo popolare secondo il quale tutti i detenuti sono uguali. E’ facile dire “buttate via la chiave” senza sapere, conoscere e comprendere cosa ci sia dietro quell’uomo, dietro il suo taglio di capelli, dietro quel volto scavato, dietro quella tuta acetata.. Cosa c’è prima del detenuto? L’uomo! Un uomo non può essere mai solo ed esclusivamente il reato che compie.

In questo testo si parla degli abusi di potere ai danni dei detenuti da parte di chi rappresenta lo Stato, la legge. Ne L’Aria si parla di sovraffollamento delle carceri, di reinserimento nella società, di rieducazione ma anche di abuso di legittima difesa, di scelte sbagliate e della disperazione di uomini abbandonati dalle istituzioni e spesso anche dalle proprie famiglie.

Non racconto storie di pazzi omicidi, di stupratori seriali, malavitosi o serial killer, Racconto storie di uomini che loro malgrado si sono trovati a commettere degli errori (dei reati anche importanti) perché non avevano scelta (o forse si). Nonostante il testo sia dedicato a Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Michele Ferrulli e Giuseppe Uva e a tanti altri, non ho messo in scena le loro vite ma quelle di altri uomini con nomi diversi, con storie diverse per mandare un messaggio chiaro:

Non credete che quello che è successo a Stefano Cucchi non possa capitare anche a voi!

Voglio fare una domanda ai lettori: tenendo in considerazione che il carcere è lo specchio della società in cui viviamo, uno straniero, un musulmano, un omosessuale, come vivrebbe la detenzione?

Parliamo e parleremo anche di questo ne L’Aria, ma attenti, non è tutto come sembra…”

Lavoro registico con gli attori

Risponde Giulia Paoletti (regista):

“Il motivo iniziale che mi ha spinto a voler lavorare registicamente su questo testo è la forma che è stata scelta dall’ autore per raccontare il vissuto dei quattro personaggi. L’intervallarsi dei dialoghi dei detenuti ai brevi monologhi (che sono la risposta ad un’intervistatrice che non viene, però, mai messa in scena) dà un ritmo molto preciso alla storia.

Quello che ho ricreato con gli attori in scena è proprio questo tempo scandito e monotono che traspare attraverso i gesti, le parole, la ripetitività quasi ossessiva dei singoli passi e delle traiettorie. Sono partita da un training fisico, spesso accompagnato con della musica, per ricreare un luogo circoscritto che può essere quello di un cortile di un carcere o i pochissimi metri quadri di una cella e ho dato delle regole specifiche da seguire per far sentire gli attori costretti a rispettare una disciplina precisa.

In un clima così ferreo diventare vulnerabili è più facile e i personaggi si reggono infatti su un equilibrio molto precario. Inoltre c’è stata un’approfondita ricerca iniziale rispetto ai quattro personaggi tramite esercizi sensoriali e di improvvisazione che ha permesso ad ogni attore di avvicinare il proprio personaggio a sé stesso e di farlo vivere trovando il giusto equilibrio tra l’esperienza personale e quella del personaggio. Nel testo, in più, traspare una quasi totale assenza di giustizia e di rispetto delle regole da parte di chi, invece, dovrebbe dare l’esempio. Chi ha il potere spesso è il primo che trasgredisce le leggi e che abusa della propria forza. Davanti a questo ci si può sentire o totalmente impotenti e lasciarsi andare o assurgere ad un esempio universale di vittima dell’umanità.”

Ringraziamenti

“Ci tengo particolarmente a ringraziare gli enti che hanno deciso di patrocinare il nostro lavoro on le seguenti motivazioni: Amnesty International: “per la sua efficacia nel descrivere la vita e il passato delle persone che vivono recluse, e ricordare al pubblico, ancora una volta, alcune storie spezzate e finite troppo presto”

Cucchi Onlus: “per aver dato voce in modo coinvolgente a storie e a situazioni che si trovano a vivere i detenuti nelle carceri italiane, sensibilizzando allo stesso tempo sul tema delle morti di stato e sulla necessità di fare luce e giustizia”.

Doveroso da parte mia è ringraziare i miei colleghi: (la regista) Giulia Paoletti; (gli attori) Alessandro Calamunci Manitta, Andra Colangelo, Gabriele sorrentino; (voice off) Marina Lupo; (scene e costumi) Nicola Civinini; (grafica) Paolo Rossetti; (ufficio stampa) Nuvole Rapide Produzioni e la Compagnia Teatrale C.G. Viola di Taranto.

In fine e non per ultima ringrazio mia madre che mi ha insegnato a giocare al gioco dell’attore.”

 L’ Aria 

Di: Pierfrancesco Nacca
Regia: Giulia Paoletti
Con: Alessandro Calamunci Manitta Andrea Colangelo , Pierfrancesco Nacca, Gabriele Sorrentino

Voice off: Marina Lupo
Scene e costumi: Nicola Umberto
Grafica: Paolo Rossetti
Trailer: Carlo Barbalucca

Special thanks: Compagnia teatrale C.G. Viola – Old Fashion Taranto –Nuvole Rapide Produzioni
Patrocini: Amnesty International – Associazione Stefano Cucchi – Onlus – Antigone

Secret Show di Internoenki Teatro Incivile a Scup – Sport e Cultura Popolare

Secret Show di Internoenki Teatro Incivile a Scup – Sport e Cultura Popolare

Secret Show è un format a cura di Internoenki Teatro Incivile creato per sostenere la raccolta fondi del teatro di Scup – Sport e Cultura Popolare

Il format prevede la presentazione alle ore 21.30 di uno spettacolo segreto, con un cast a sorpresa, presso la grande casa di Scup – Sport e Cultura Popolare.

Una scelta che nasce dalla volontà di condividere solo con chi decide di partecipare all’iniziativa i contenuti dello show, che devono rimanere assolutamente segreti prima e dopo la rappresentazione. Lo spettacolo non si potrà filmare né recensire, non si potrà diffondere in nessuna forma mediatica o scritta. Si potranno condividere solo le sensazioni, le emozioni e le impressioni, derivate dall‘esperienza condivisa e partecipata.

Un incontro “carbonaro” che unirà i presenti in un’esperienza unica nel suo genere; dove il motivo della condivisione non sarà il titolo o il tema, o il nome di punta, ma la voglia di ritrovare il valore della partecipazione e della consociazione civile, il valore dell’appartenenza a quella Polis che fu modello di struttura per i greci, per un’attiva partecipazione da parte di tutti i cittadini liberi alla vita politica del paese.

Internoenki, compagnia vincitrice nel 2013 del Premio Scenario per Ustica, da sempre lavora controcorrente, non inseguendo regole conclamate e modaiole, ma solo la necessità di espressione. Un collettivo che non produce arte assecondando i tempi ministeriali ma solo il bisogno di testimoniare la resistenza artistica.

Interno Enki Teatro Incivile

Internoenki Teatro Incivile

Prima della rappresentazione, alle ore 20.00, sarà possibile degustare le prelibatezze gastronomiche preparate per cena dai mitici cuochi di
Cucinare con lentezza, la trattoria autistica (e non) più rinomata della capitale!

Info sul progetto: frama.link/CucinareSenzaFretta

DRAMMATURGIA: Teatro nel diluvio di Simone Amendola

DRAMMATURGIA: Teatro nel diluvio di Simone Amendola

Teatro nel diluvio di Simone Amendola

Teatro nel diluvio di Simone Amendola

 

Il 29 Marzo alle ore 18.30, al foyer del Teatro Valle di Roma, avverrà la presentazione di Teatro nel diluvio, il libro che raccoglie i testi teatrali di Simone Amendola.

Cinque testi, tutti precedentemente premiati. Quattro testi scritti appositamente per il teatro, di cui i più lontani nel tempo Eravamo e Porta Furba già pubblicati singolarmente, e i più recenti, L’uomo nel diluvio e Nessuno può tenere Baby in un angolo, portati in scena con successo dallo stesso autore con Valerio Malorni. Chiude la raccolta un racconto, Piccoli pregi, che del teatro ha l’impeto del monologo. Si spazia dagli esterni agli interni della periferia, dalla condizione identitaria dell’essere migranti alla chimera Europa, dall’amore alla violenza sulle donne, con una domanda di fondo che attraversa tutti i lavori ‘come stiamo al mondo?.

Pubblicato nella collana Percorsi dalla casa editrice Editoria&Spettacolo – che dal 2000 ad oggi ha pubblicato una fetta importante del teatro italiano e internazionale, presente e passato – il volume è una raccolta di lavori scritti tra il ’98 ed il 2018.

Il libro è in distribuzione nei tradizionali canali online (amazon, ibs, etc.), nelle numerose librerie affiliate alla Casa Editrice e ordinabile in qualsiasi Feltrinelli.

 

Leggi l’incipit di

Nessuno può tenere Baby in un angolo di Simone Amendola

 

Teatro nel diluvio di Simone Amendola

Teatro nel diluvio di Simone Amendola

 

Biografia dell’Autore

Simone Amendola è cineasta e drammaturgo da sempre focalizzato nel racconto delle marginalità. Ha presentato i suoi lavori in alcuni tra i più importanti festival di settore, nel 2016 la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui Premio Ilaria Alpi (2010) per il documentario narrativo, Premio Solinas (2014) per la sceneggiatura, Premio In-Box (2014) per la nuova drammaturgia.