Theatron 2.0 è un’impresa culturale composta da professionisti specializzati in diversi settori dello spettacolo dal vivo. Opera in molteplici ambiti delle performing arts sviluppando progetti orientati a promuovere la cultura teatrale.

Davide Livermore direttore del Teatro Nazionale di Genova

È Davide Livermore il nuovo direttore del Teatro Nazionale di Genova. Lo ha deciso il Consiglio d’Amministrazione del Teatro. Livermore subentra a Angelo Pastore che aveva assunto l’incarico nel 2015. Torinese di nascita, 53 anni, dal 2015 al 2017 è stato sovrintendente e direttore artistico del Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia. Attivo come regista d’opera e di prosa dal 1998, nella sua eclettica carriera ha lavorato anche come scenografo, costumista, lighting designer, ballerino, sceneggiatore, attore e insegnante, oltre a esibirsi come cantante nei più importanti teatri del mondo accanto ad artisti del calibro di Luciano Pavarotti, Plácido Domingo, José Carreras o Mirella Freni, con registi quali Luca Ronconi, Andrei Tarkovsky o Zhang Yimou. Tra i suoi lavori più recenti segnaliamo la regia dello spettacolo “Elena” di Euripide, presentato lo scorso maggio al Teatro Greco di Siracusa con un caloroso successo di critica e di pubblico.

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Mbira: la cultura africana nella musica e nella danza di Roberto Castello. Il 4 novembre al Teatro Quarticciolo di Roma

Quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo?
Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta. Oggi tante culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale. Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici. Sta di fatto che il mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla California, a Madrid, a Riyad a Tokio. Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando in contatto con la cultura dei conquistati.

Di questo prova a parlare Mbira, un concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista che – utilizzando musica, danza e parola – tenta di fare il punto sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana. Lo spettacolo, a cura di Roberto Castello andrà in scena il 4 novembre 2019 al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma. Ingresso gratuito (maggiori informazioni).

Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica tradizionale che con questo strumento si produce. “Bira” è anche il nome di una importante festa della tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della Mbira. Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata una controversia che ben rappresenta l’estrema problematicità e complessità dell’intrico culturale e morale che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa. Mbira è insomma una parola intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, musiche, balli, feste e riflessioni su arte e cultura che fanno da trama ad uno spettacolo che, combinando stili e forme, partiture minuziose e improvvisazioni, scrittura e oralità, contemplazione e gioco, ha come inevitabile epilogo una festa. Mbira offre un pretesto ideale per parlare di Africa e per mettere in evidenza quanto poco, colpevolmente, se ne sappia, nella convinzione che il gesto più sovversivo oggi sia quello di ricordare che, prima di affermare certezze, in generale sarebbe saggio conoscere l’argomento di cui si parla. Il teatro borghese nasce per i teatri, la musica pop per gli stadi. Progetti come Mbira nascono invece per tutti quei posti in cui c’è voglia e bisogno di distrarsi, divertirsi e stare bene senza necessariamente smettere di pensare o di porsi domande sul proprio ruolo e sul proprio rapporto con gli altri.

Mbira inaugura FuturaMemoria, una nuova Rassegna sui temi dell’inclusione e della memoria prodotta da Spellbound con la direzione artistica di Valentina Marini, che dal 31 ottobre al 28 novembre 2019 vede protagonisti molti luoghi del Municipio V di Roma, dal Teatro Biblioteca Quarticciolo a La Pecora Elettrica, dal Centro Anziani Villa Gordiani al Mercato Iris, da La Cantina di Dante al Mercato Villa Gordiani. L’iniziativa è parte del programma di Contemporaneamente Roma 2019 promossa da Roma Capitale-Assessorato alla Crescita culturale e realizzato in collaborazione con SIAE.

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FuturaMemoria, nuova rassegna sui temi dell’inclusione e della memoria

FuturaMemoria, prodotto da Spellbound con la direzione artistica di Valentina Marini, dal 31 ottobre al 28 novembre 2019, vede protagonisti molti luoghi del Municipio V di Roma, dal Teatro Biblioteca Quarticciolo a La Pecora elettrica, dal Centro Anziani Villa Gordiani al Mercato Iris, da La Cantina di Dante al Mercato Villa Gordiani. L’iniziativa è parte del programma di Contemporaneamente Roma 2019 promossa da Roma Capitale-Assessorato alla Crescita culturale e realizzato in collaborazione con SIAE.

FuturaMemoria, prodotto da Spellbound con la direzione artistica di Valentina Marini, dal 31 ottobre al 28 novembre 2019

FuturaMemoria, alla sua puntata zero, pone subito in essere un contenitore aperto che si prefigge di fare da cassa di risonanza nelle stagioni a venire di tematiche e questioni in cui lo strumento artistico possa aiutare a recuperare da un lato la verità delle memorie di un passato che si possa dire autentico e dall’altro a farle presente per dare luogo a un dibattito che ribalti i valori di nord e sud, di nero e bianco, di vecchio e giovane, per lasciare alle generazioni a venire un archivio del nostro presente artistico capace di parlare scevro da giudizi di valore. Il tempo presente ci sollecita inoltre l’urgenza di riportare la produzione contemporanea sul piano seppur scomodo della necessaria messa in discussione dell’oggi, per costruire un pensiero collettivo che trasformi la paura e l’incertezza in un viaggio a favore della scoperta e dell’inclusione.

In questa edizione la rassegna nasce accogliendo un programma multidisciplinare che pone all’attenzione del pubblico le tematiche inerenti la relazione tra cultura africana e cultura occidentale, tra integrazione e identità, tra memoria e un futuro possibile. Il cuore del progetto è sollecitato dall’interrogativo posto dall’ultima creazione di Roberto Castello per Aldes, Mbira: quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo? In questo quesito si traccia da subito il solco che lega il tema della memoria insieme all’aspetto geografico e temporale. L’idea di una rassegna su questa sollecitazione impone un pubblico in dialogo circolare con le tematiche proposte e per questo da un lato la scelta di organizzare una rassegna la cui fruizione sia totalmente gratuita e dall’altro l’ubicazione non solo periferica ma in spazi e orari generalmente non abituali per le azioni artistiche. Le tematiche che compongono i contenuti del progetto FuturaMemoria sono legate in primis ai temi dell’integrazione, della cultura africana e colonialismo, della relazione tra cultura occidentale e cultura africana.

Il 31 ottobre alle ore 12.00 il progetto è presentato alla stampa e al pubblico presso il ristorante La cantina di Dante in via degli Olivi 51 (Centocelle). Intervengono il coreografo Roberto Zappalà, Elvira Frosini e Daniele Timpano, Valentina Marini, Johanne Affricot, Guido Di Palma, Danila Blasi, Casa dello spettatore, i rappresentanti della mostra Nobody – Odysseo is my name, Monica Faia e Adama Jallow. Contestualmente è inaugurata la mostra Nobody – Odysseo is my name realizzata in collaborazione con la curatela di Ivan Terranova e Gilda Raiti con un gruppo di studenti e docenti dell’Accademia di Belle Arti di Catania. La mostra nasce da un’attività laboratoriale volta a favorire l’incontro e il dialogo tra giovani stranieri e studenti di fotografia, realizzando una mostra fotografica/narrativa che racconta al pubblico storie di accoglienza, identità e partecipazione. L’iniziativa è a firma dell’Associazione Isola Quassud start-up nel campo dell’intercultura, delle arti e dello spettacolo già finanziata nel 2016 per il progetto MIGRARTI.

MAGGIORI INFORMAZIONI: https://www.facebook.com/events/2484278335189257/

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Democrazia e antifascismo 2.0 in Mai Morti di Renato Sarti con Bebo Storti

“La democrazia è un’infezione dello spirito”. Sostiene l’uomo stanco, piegato, sofferente, protagonista di Mai Morti, andato in scena nell’ambito della stagione TPE 19.20 al Teatro Astra di Torino dal 15 al 17 ottobre 2019. Lui però è percorso dal virus antidemocratico del fascismo, che sembra minarlo e invece, lentamente, anziché annichilirlo, lo rianima e lo rende vivo.

La memoria di quando patria e onore avevano la forma esatta della camicia nera e di una X, quella della Decima Mas, il gruppo armato della repubblica di Salò comandato da Junio Valerio Borghese che si rese responsabile di anni di torture inenarrabili nei confronti dei partigiani. E sono proprio quelle torture, enumerate col petto gonfio d’orgoglio e la freddezza del burocrate fiero del proprio operato a dare forza al nostalgico sotto la cui giacca, da quasi due decenni, si nasconde Bebo Storti. Lo spettacolo, racconta Renato Sarti – autore del testo e anima del Teatro della Cooperativa milanese – ha debuttato nel 2001, e da allora continua a far dipanare sui palcoscenici il filo nero che lega le torture della Decima Mas al commerciante veneto che ha venduto le borse che si sarebbero disintegrate il 12 dicembre 1969 nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana insieme a decine di vittime innocenti. Un filo che passa anche per il massacro delle centinaia (ma altre fonti riportano migliaia) di vittime civili della strage dei copti a Debre Libanos, in Etiopia: soltanto una delle occasioni in cui l’armata coloniale italiana fece forza dei suoi sogni d’impero su cascate d’iprite, noto ai più col suggestivo nome di gas mostarda; e arriva alla “macelleria messicana” dei giorni del G8 di Genova, all’indomani dei quali lo spettacolo ha preso forma.

La necessità della memoria

C’è tutto questo e molto di più nel vortice temporale cui Storti dà vita e dentro cui le pagine “nere dentro e fuori” del più breve e drammatico dei secoli si concentrano e si tengono insieme. Dalla centrifuga rapida e spietata della narrazione di Storti resta però il precipitato chimico più inquietante, che ha il viso del presente. Ha le fattezze di un uomo stanco, ma vivo come non è stato mai. Cui non importa più il colore della camicia (bianca, nera, verde) ma che rivendica appartenenze con un orgoglio per anni rimasto sopito. Lo fa, a luci accese, davanti alla platea di un tempo in cui i testimoni uno dopo l’altro se ne stanno andando, occupata da ragazzi che, mentre i nostalgici si ripetevano “i nostri a Genova dovevano fare come noi allora”, stavano ancora nascendo. Una generazione per cui Piazza Fontana è soltanto un luogo, nella cui memoria la mano dell’assassino è spesso diventata quella delle Brigate Rosse (che non esistevano), nel cui vocabolario Ordine Nuovo non ha nessun significato, a cui certa politica può parlare di partigiani e repubblichini in termini di derby. Ed è davanti a questa realtà che sorge una domanda, a patto di accettare che le risposte possibili sono inquietanti. Come si racconta l’orrore a chi non lo ha vissuto?

Gli strumenti per raccontare

Bebo Storti (e Renato Sarti, che firma questa regia e numerose altre appartenenti a un genere che ancora porta il nome nobile di teatro civile) in questo caso scelgono di dar forma a quello che lo storico Giovanni de Luna, a fine messa in scena, descrive come un vortice che travolge tutto, ma più ancora optano per una forte scelta di campo. Quella che porta l’attore a svelarsi come tale al momento dei saluti, a rifiutare di prendere gli applausi con addosso la divisa pesante dei repubblichini. Quella dell’uomo che si fa vedere, più che intravedere, anche quando si nasconde sotto il personaggio. Che dovrebbe, vorrebbe essere disturbante  e finisce con il non esserlo più, forse proprio perché somiglia troppo a chi ci è accanto tutti i giorni. Il “Mai morto” è nato per sconvolgere, per angosciare, per terrorizzare. Ma oggi appare fin troppo normale. Per chi è cresciuto con una solida cultura antifascista, senza lasciarsi fuorviare dalle distorsioni storiche, la rottura della finzione scenica è un sospiro di sollievo. Ci si appiglia con ogni forza alla consapevolezza che l’orrore cui si sta assistendo è recita, che dietro al braccio teso e al Sieg Heil su cui il sipario cala c’è un uomo che da anni veste la maschera grottesca dei grandi dittatori per essere sentinella del momento in cui si smette di accorgersi che stanno tornando, che a prescindere dai nomi sulle carte intestate dei ministeri le vie dedicate ai fascisti sono sempre di più, le riscritture storiche sempre più pervasive. Ma la rassicurazione, almeno sul palcoscenico del teatro Astra, arriva. C’è ancora chi ha la voce per urlare, ma lo fa per distinguere i colori. Perché Storti questa volta non vuole fare paura. Lui sa chi ha davanti, conosce la realtà che ha intorno. E ha scelto la via della didattica. Paradossale e scomoda, sì, ma chiarificatrice.

Antifascismo 2.0

Da questo spettacolo si può uscire profondamente perturbati. E non è raro che accada. Ma, se ci si arriva sapendolo, potrebbe accadere che ci si stupisca. Che, usciti dal teatro, ci si aspettasse di esserlo di più. Ed è inevitabile soffermarsi a chiedersi quale sarebbe stata la giusta scelta. È utile che un ragazzo che non conosce esca angosciato, o perversamente affascinato, da quello che ha visto? Che l’antifascismo, in un momento storico in cui nelle piazze si dice che “il saluto romano è sacro”, abbia bisogno di ribadirsi è un fatto. Come farlo resta però il grande interrogativo. Esiste il pericolo che il cattivo non sia più riconosciuto come tale anche dopo che ha enumerato un campionario d’orrore di cui non si accenna a vedere la fine? Qual è oggi la funzione dell’antifascismo chiamato a farsi corpo scenico, sapendo – chiosa acutamente nell’incontro finale lo storico De Luna – “di essere chiamato a farsi tramite di una conoscenza storica chiamata a combattere con modalità più seduttive” dove mostro ed eroe coincidono?

In un tempo condannato all’opacità, allora, anche piazza Fontana non è solo un exemplum dell’orrore di mano fascista, ma piuttosto l’esempio di quando anche ciò che rassicura e da fiducia, come lo Stato, condanna e tradisce se stesso, proteggendo e difendendo per decenni i cancri di cui è incistato con una catena di menzogne dove sono le vittime a pagare, non soltanto le spese dei nove processi. Ed è ancora De Luna a chiarire che “questa opacità è pericolosa, perché una democrazia vive della sua trasparenza”. 

Così la democrazia raccontata come infezione sembra di nuovo tutt’altro che lontana, e resta da chiedersi: ha davvero ancora senso osservare messe in scena con questo contenuto? Riflettendo cioè su cosa ci sarebbe piaciuto vedere, quanto ci sarebbe piaciuto essere sfidati, infastiditi, lasciati scomodi dal gesto artistico? Analizzare quanto scenicamente risulti riuscita una particolare scelta registica o efficace un’interpretazione. In un momento storico come quello attuale, in cui la realtà ha travalicato ogni (lungimirante) idea autorale, qualsiasi orpello scenico non può che scomparire dentro “le cose per come sono successe”, che ci stupisca o meno. E ancora: la fame d’essere ulteriormente stupiti potrebbe essere già una resa al meccanismo di spettacolarizzazione che ha reso, è ancora De Luna a sintetizzare “I colpevoli eroi e gli eroi colpevoli”. Da quanto e di quanto si è superato il limite fisiologico del segreto di stato, dell’ombra che ogni istituzione cova in sé, per cadere (irrimediabilmente?) nell’abisso del patologico? E quando abbiamo smesso di accorgercene? Sei mesi dopo Piazza Fontana si parlava di strage di Stato. Oggi, fuori dai comitati della memoria, nelle classi dei licei, non ci si ricorda più cosa vuol dire. E la colpa non può essere di chi non c’era. Ma è di fronte a questo stato di realtà che bisogna chiedersi quale è il modo giusto di rispondere, e di tornare ad agire, sapendo che “c’è un fango che si annida nei gangli vitali della democrazia. Sta a noi non lasciarlo diventare cancro”.

Articolo a cura di Chiara Palumbo

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Nominati i componenti della Commissione consultiva per il teatro

Nominati i componenti della Commissione consultiva per il teatro, della Commissione consultiva per la musica, della Commissione consultiva per la danza e per la Commissione consultiva per i circhi e lo spettacolo viaggiante. Le quattro Commissioni consultive per lo spettacolo saranno composte secondo quanto stabilito dai relativi decreti ministeriali, datati 11 gennaio e pubblicati il 31 gennaio. Il ministro Franceschini ha provveduto alla nomina di tre componenti per ciascuna Commissione, di cui uno con funzioni di Presidente, a seguito dell’esito della procedura pubblica di acquisizione delle candidature da poco conclusa. Inoltre, sono stati confermati i componenti designati dalla Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e dalla Conferenza Stato-città ed autonomie locali, avendo la Conferenza Unificata acquisito le relative designazioni rispettivamente il 6 e 21 dicembre 2017.

I componenti delle Commissioni dureranno in carica tre esercizi finanziari, potranno essere riconfermati per una sola volta e nuovamente nominati trascorsi tre anni dalla cessazione dell’ultimo incarico. Ad essi non spetterà alcun emolumento o indennità. Le Commissioni, infatti, operano senza oneri a carico della finanza pubblica, salvo il rimborso delle eventuali spese di missione, nel rispetto delle limitazioni previste per tali categorie di spese e nei limiti degli stanziamenti di bilancio per le medesime spese.

COMMISSIONE CONSULTIVA PER IL TEATRO

Faranno parte della Commissione consultiva per il teatro Guido di Palma, rappresentante del Mibact con funzioni di Presidente, Marco Bernardi e Danila Confalonieri, rappresentanti dello stesso Ministero, Ilaria Fabbri, rappresentante della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, e Massimo Cecconi, rappresentante ANCI.

COMMISSIONE CONSULTIVA PER LA MUSICA

Membri della Commissione consultiva per la musica saranno Valerio Toniolo, rappresentante del Mibact con funzioni di Presidente, Anna Menichetti e Filippo Bianchi, rappresentanti dello stesso Ministero, Pierfrancesco Pacoda, rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, e Angelo Princigalli, rappresentante ANCI.

COMMISSIONE CONSULTIVA PER LA DANZA

Sono nominati quali membri della Commissione consultiva per la danza Alessandro Pontremoli, rappresentante del Mibact con funzioni di Presidente, Sergio Trombetta e Giuseppe Distefano, rappresentanti dello stesso Ministero, Graziella Gattulli quale rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e Paola Marucci quale rappresentante dell’ANCI.

COMMISSIONE CONSULTIVA PER I CIRCHI E LO SPETTACOLO VIAGGIANTE

Membri della Commissione consultiva per i circhi e lo spettacolo viaggiante saranno Valeria Campo, rappresentante del Mibact e con funzioni di Presidente, Domenico Siclari e Iones Reverberi, rappresentanti dello stesso Ministero, Marco Chiriotti, rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e Leonardo Angelini, rappresentante ANCI.

RUOLI DELLE COMMISSIONI

Le Commissioni hanno funzione consultiva in ordine alla valutazione degli aspetti qualitativi dei progetti e delle iniziative riguardanti le richieste di contributo nei settori di rispettiva competenza sulla base della normativa e dei regolamenti riguardanti i criteri e le modalità di erogazione dei contributi a favore delle diverse attività dello spettacolo. La commissione consultiva per la musica ha funzioni consultive in ordine alla valutazione degli aspetti qualitativi dei programmi di attività delle fondazioni lirico-sinfoniche.

Approfondimenti:

Commissione consultiva per il teatro: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1517397033483_D.M._11_GENNAIO_2018_REP._29_REGISTRATO_UCB.pdf
Commissione consultiva per la musica: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1517397353093_D.M._11_GENNAIO_2018_REP._30_REGISTRATO_UCB.pdf
Commissione consultiva per la danza: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents

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Dominio Pubblico: MILLENNIALS A(r)T WORK, 20 e 21 dicembre al Teatro India

DOMINIO PUBBLICO è un progetto che ogni anno si occupa di coinvolgere e formare un pubblico di spettatori attivi sotto i 25 anni e di potenziali futuri operatori culturali, affidando loro la direzione artistica di un festival dedicato interamente alla creatività di artisti loro coetanei.

Main Partner del progetto è il Teatro di Roma – Teatro Nazionale, sotto la direzione di Antonio Calbi, che accoglie all’interno del Teatro India il Festival Dominio Pubblico_La Città agli Under 25, sin dalla seconda edizione. Proprio nel tentativo di valorizzare questo spazio, il percorso di formazione dei ragazzi under 25 è stato arricchito da una nuova iniziativa: DOMINIO PUBBLICO: MILLENNIALS A(r)T WORK, un progetto che è parte del programma di Contemporaneamente Roma 2017, promosso da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e in collaborazione con Siae.

Prima di essere il centro del contemporaneo della città di Roma, il Teatro India è stato la fabbrica Mira Lanza, simbolo della prima Roma industrializzata. La sua storia verrà raccontata attraverso una raccolta di materiali inerenti alle evoluzioni e alle trasformazioni di un quartiere che ha ospitato uno dei più importanti poli dell’industria privata della storia romana e che negli anni è stato poi riconvertito in un territorio da restituire alla società aprendosi al tessuto urbano e sociale: la Centrale Montemartini, il Gazometro, l’area dei Magazzini Generali, l’ex-Porto Fluviale, la Stazione Trastevere, in ogni luogo si respira arte e desiderio di futuro.
I giovani under 25 di Dominio Pubblico, con la direzione artistica di Benedetta Carpi De Resmini, si sono messi all’opera per la creazione di un’esposizione permanente al Teatro India. Il teamwork si è diviso in gruppi di lavoro: curatela, progettazione, grafica e allestimento, comunicazione e marketing, amministrazione e budgeting; ha poi iniziato un processo di documentazione e lavoro sul campo, raccogliendo materiali e interviste.

La realizzazione dell’opera dal titolo Metropolitan Indians, è stata affidata all’artista visivo e video maker Marco Raparelli, che lavora principalmente con il disegno e il video. Questo museo urbano dedicato alla memoria dell’ex-fabbrica Mira Lanza e del quartiere Portuense, resterà aperto in forma permanente fino all’estate 2018 e sarà visitabile gratuitamente dagli spettatori del Teatro di Roma.

L’evento di apertura è previsto il 20 e il 21 dicembre, una due-giorni carica di appuntamenti che rappresenta allo stesso tempo il momento climatico del progetto di MA(r)T e il calcio di inizio della quinta edizione del festival Dominio Pubblico_La Città agli Under 25, con la presentazione del nuovo bando rivolto a giovani artisti.

INFO SUL PROGRAMMA > www.dominiopubblicoteatro.it

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‘Mr Gaga’ e la Batsheva Dance Company sul palco del Ravello Festival

“Uno dei più grandi coreografi, alla guida di una tra le migliori compagnie al mondo”, “combinazione di bellezza, energia, abilità”.

A scriverlo e ad affermarlo il New York Times e Mikhail Barishnikov riferendosi ad Ohad Naharin che mercoledì 19 luglio (ore 21.30) debutterà a Ravello con la sua Batsheva Dance Company. Nella storia del balletto contemporaneo, pochi coreografi e ballerini hanno trovato un tale generale consenso, tanto che oggi Naharin è considerato il “gigante della danza israeliana” che ha reinventato la sua arte, come lo fecero Martha Graham o Maurice Béjart. Ohad Naharin, sicuramente uno degli emblemi culturali della sua nazione, è anche l’inventore del famoso metodo “Gaga”, ormai conosciuto in tutto il mondo, simbolo di quella creatività israeliana che – nelle parole dello stesso Naharin – “cerca disperatamente di costruire ponti e trovare soluzioni anche se viene penalizzata per questo”. Decadance, la coreografia che verrà eseguita sul palco di Villa Rufolo, è un viaggio attraverso il mondo artistico e creativo di Naharin che ha segnato profondamente la storia della Batsheva Dance Company sotto la sua direzione artistica. Lo spettacolo, nato nel 2000 per festeggiare i dieci anni di collaborazione della compagnia ed il suo direttore artistico, sarà in parte rielaborato e rivisto per lo spazio unico che offre il palcoscenico della Città della Musica, nella prospettiva di offrire al pubblico nuove chiavi di interpretazione e lettura.

Maggiori info: www.ravellofestival.com

 

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Picasso a Roma cento anni fa – partitura d’arte, danza e genio al Teatro dell’Opera

Esattamente cento anni fa Pablo Picasso soggiornò a Roma per otto settimane: in quel periodo la città e il Teatro Costanzi furono la cornice di una serie di incontri tra i protagonisti dell’avanguardia dell’epoca.
Per ricordare quei momenti lunedì 10 aprile 2017 alle ore 21 il Teatro dell’Opera di Roma ospiterà una serata dal titolo “Picasso a Roma cento anni fa – partitura d’arte, danza e genio” (per informazioni: operaroma.it). La narrazione di quei giorni, curata da Lorenzo Pavolini, sarà interpretata da Maddalena Crippa e Massimo Popolizio. Durante la serata alcune pagine di Erik Satie e Igor Stravinskij saranno interpretate al pianoforte da Enrica Ruggiero e Antonio Maria Pergolizzi. “Vogliamo ricordare – dice il sovrintendente del Teatro dell’Opera, Carlo Fuortes – questo straordinario momento della cultura europea del Novecento, che vide la città e il nostro teatro al centro della vita artistica internazionale”. Fuortes sottolinea che non sarà una celebrazione accademica, né uno spettacolo in chiave nostalgica: “Piuttosto una serata in cui far rivivere lo spirito e l’entusiasmo delle Avanguardie con parole, musiche immagini e scene. Un incontro di artisti leggendari che da quel soggiorno romano avrebbero preso molti spunti per il loro itinerario verso la modernità”.
L’occasione fu la tournée romana della compagnia dei Ballets Russes di Sergej Djagilev, invitati all’Opera dall’impresaria del teatro, Emma Carelli. Picasso voleva iniziare a lavorare sul sipario di Parade, il balletto ideato da Jean Cocteau su musiche di Satie. Per una delle ballerine, Olga Koklova, il pittore ebbe un colpo di fulmine: la avrebbe sposata pochi mesi dopo.
Il 10 aprile 1917, nel ridotto del Teatro Costanzi, fu allestita una mostra di opere della collezione di Leonid Massine, ballerino e anche coreografo della compagnia. Erano esposte creazioni di autori dell’Avanguardia, molti dei quali erano presenti nel foyer e nelle sale del Teatro: Bakst, Balla, Depero, Prampolini oltre naturalmente a Djagilev, Stravinskij, Cocteau, Massine e Picasso, un cui quadro era per la prima volta presentato a Roma.

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Nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione del Teatro di Roma

Roma, 8 marzo 2017 – L’Assemblea dei Soci del Teatro di Roma – Comune e Regione Lazio – nella seduta odierna ha deliberato la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione e del Collegio dei Revisori dei Conti per il triennio 2017-2020.

Presidente: Emanuele Bevilacqua.

Consiglieri: Anna Cremonini, Cristina Da Milano, Nicola Fano e Raffaele Squitieri.

Nominato per il predetto triennio il seguente Collegio dei Revisori dei Conti: Giuseppe Signoriello, quale membro effettivo con funzione di Presidente; Sara Mattiussi e Gian Piero Rinaldi, quali membri.

«L’assemblea dei soci del Teatro di Roma ha approvato all’unanimità la nomina del nuovo Cda alla cui presidenza siederà Emanuele Bevilacqua – dichiara il vicesindaco Luca Bergamo – È un Cda che accoglie competenze diverse, tutte necessarie per affrontare con successo la sfida che il Teatro di Roma è chiamato dalle molte novità che derivano dai nuovi indirizzi espressi dal Comune di Roma. Esprimo un sincero ringraziamento ai consiglieri uscenti, Carlotta Garlanda e Mercedes Giovinazzo, che hanno gestito una delicata fase della vita del Teatro. Auguro buon lavoro ai nuovi membri così come al rinnovato Collegio dei revisori e ho piena fiducia che grazie al loro contributo il Teatro di Roma riesca ad essere sempre più una istituzione culturale aperta in relazione con la città e riconosciuta a livello internazionale per la qualità della sua proposta».

«I due consiglieri proposti dalla Regione Lazio – commenta l’Assessore Lidia Ravera – sono Nicola Fano, e qui si tratta di una conferma perché ha già coperto il ruolo negli scorsi tre anni, e Anna Cremonini, manager della cultura, che da 25 anni lavora nell’ambito del teatro della musica e della danza, una donna che unisce la passione artistica ad una straordinaria competenza tecnica e organizzativa. Al presidente uscente, Marino Sinibaldi, voglio esprimere tutta la nostra gratitudine, per il lavoro svolto, con pazienza, competenza e senso di responsabilità. Siamo certi che Nicola Fano e Anna Cremonini si renderanno portavoce della nostra esigenza principale: far circuitare nel Lazio, nelle decine di teatri che stiamo restaurando, mettendo a norma e riaprendo, uno dopo l’altro, i migliori prodotti della drammaturgia italiana e europea, classici e contemporanei. Perché la funzione del teatro è di creare comunità, di stimolare intelligenze, di fornire strumenti di conoscenza. A tutti. Anche a chi vive fuori dalla Capitale».

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Nominato il nuovo CdA ed il Presidente del Teatro Stabile di Napoli–Teatro Nazionale

L’Assemblea dei Soci del Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, composta da: Comune di Napoli – presente il capo di gabinetto Attilio Auricchio e l’Assessore Nino Daniele; Regione Campania – presente il capo di gabinetto Sergio De Felice e il consigliere Sebastiano Maffettone; Città Metropolitana di Napoli – presente il dott. Fabio De Riccardis; Comune di Pomigliano d’Arco – presente Roberto Nicorelli; Istituzione per la promozione della cultura del Comune di San Giorgio a Cremano – presente il presidente dell’istituzione MassimoTroisi, Salvatore Petrilli; Istituto Banco di Napoli-Fondazione – presente il presidente Daniele Marrama; riunitosi in data odierna per procedere alla nomina del Consiglio di Amministrazione, ha deliberato quanto segue.

Il Consiglio di Amministrazione sarà composto da:

  • Emilio Di Marzio (designato dalla Regione Campania)
  • Valter Ferrara (designato dal Comune di Napoli)
  • Patrizio Rispo (designato dal Comune di Napoli)
  • Rosaria De Cicco (designata dalla Città Metropolitana)
  • Maria Cira Carnile (designata di intesa dal Comune di Pomigliano D’Arco e dall’Istituzione per la promozione della cultura del Comune di San Giorgio a Cremano)
  • Filippo Patroni Griffi (designato dal MIBACT)
  • Rosita Marchese (designata dall’Istituto Banco di Napoli-Fondazione)

Nella stessa seduta l’Assemblea ha nominato Filippo Patroni Griffi – Presidente aggiunto del Consiglio di Stato e già Ministro della Pubblica Amministrazione – nuovo Presidente del Consiglio di Amministrazione del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale.

Il mandato del Consiglio di Amministrazione ha una durata quinquennale. Nel corso della seduta Daniele Marrama, presidente pro tempore dell’odierna Assemblea, ha rivolto un particolare e sentito ringraziamento a tutti i membri del Consiglio di Amministrazione uscenti, riscuotendo il consenso unanime.

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