Attraversamenti Multipli 2023: “fragili” interazioni e sincretismi

Giu 20, 2023

“Il fatto teatrale è un insieme di rapporti interagenti”, Richard Schechner nel 1973 inizia così i suoi Sei assiomi per l’Enviromental Theatre. Abbiamo avuto l’occasione di discutere con Alessandra Ferraro, direttrice artistica insieme a Pako Graziani di Attraversamenti Multipli, della prossima edizione del Festival  – che si svolge  dal 29 giugno al 8 luglio a Roma al Parco di Torre del Fiscale – e di come l’interazione fra i linguaggi e la propensione all’ascolto dei nuovi formati sia una postura necessaria per un festival contemporaneo..

Partendo dal dibattito sulle arti performative, centrale a Roma negli ultimi mesi, è fra gli ideali di Attraversamenti Multipli un ragionamento intorno allo spazio e al dialogo fra gli artisti e i luoghi. Come si è evoluto nell’ultimo anno questo ragionamento e quali equilibri sono cambiati?

Per Attraversamenti Multipli la relazione con lo spazio pubblico rappresenta uno dei pilastri attorno a cui ruota il festival. Il rapporto con i luoghi, è stato centrale fin dall’inizio del nostro percorso, abbiamo sempre lavorato nel e con il paesaggio urbano, confrontandoci con luoghi anche molto diversi tra loro.  Dal 2001 al 2017 il festival è stato nomade e ha attraversato punti diversi della metropoli di Roma. Poi dal 2017 abbiamo scelto di aprire una nuova fase e di abitare per sei edizioni con il festival una zona di Roma: il quartiere del Quadraro e il suo “fulcro” Largo Spartaco, sia per depositare il rapporto che si era creato con questa parte della città e le sue comunità e sia per sperimentare una continuità, mantenendo sempre centrale la relazione con il tessuto urbano, e continuando a produrre performance site specific in dialogo con i paesaggi.

Nella edizione dell’altro anno abbiamo proposto all’interno del programma del festival due giorni di performance al Parco di Torre del Fiscale, che fa parte del Parco Archeologico dell’Appia Antica, ed è un parco pubblico portatore di un sincretismo fra uno spazio rurale, un sito archeologico e una zona urbana con un’altissima densità abitativa: il Quadraro e il Tuscolano. Un polmone verde, incastonato nel tessuto della città, che ha una dimensione poetica. Un parco pubblico nato grazie a un percorso di rigenerazione “dal basso”. Per la compresenza di tutti questi elementi è uno spazio che troviamo estremamente interessante e ci sembra il luogo giusto da dove iniziare, in questa ventitreesima edizione, una nuova fase di sperimentazione per il festival: il rapporto fra le arti performative del contemporaneo e gli spazi verdi metropolitani/la natura urbana all’interno di un percorso artistico che mantiene le sue radici ma che è continuamente in evoluzione. 

Un altro aspetto che sembra essere protagonista di questa stagione è la ricerca di nuove forme di interazioni tra il performer e il pubblico, che non si limitano a esperimenti di teatro partecipato, ma interrogano attivamente lo spettatore, penso ad esempio al lavoro della Compagnia lacasadargilla che ha nelle sue intenzioni quella di creare un dibattito critico. È qualcosa che avete ricercato? Che tipo di reazioni vi aspettate?

Attraversamenti Multipli ha sempre posto attenzione ai formati performativi multiformi in bilico tra diversi linguaggi artistici e alla costruzione di dinamiche partecipative. Anche in questa edizione ci interroghiamo insieme agli artisti su “come” creare, un dialogo e una relazione diversificata con il pubblico, proponendo spettacoli e progetti artistici ibridi che espandono i territori delle performing arts. L’idea di un formato multiforme, permea anche il lavoro della compagnia lacasadargilla intorno al libro Città sola di Olivia Laing, che per Attraversamenti Multipli viene declinato in due creazione originali: un talk performativo Corpi soli e città, che apre il 29 giugno il festival a Roma e nel percorso sonoro site specific /audio paesaggio Città sola. Tonnellate di fiori nel mio giardino disseminato in vari punti del Parco di Torre del Fiscale. 

Anche il focus sull’opera di Franco Scaldati, Notturno Scaldati in programma il 30 giugno, co-realizzato con il Teatro Quarticciolo e Cranpi, contiene la presentazione del progetto editoriale dedicato alla sua opera teatrale e un reading che vede coinvolti cinque tra attrici e attori. Anche questa operazione artistica, come quella con lacasadargilla, è frutto di un confronto di mesi e di una modalità collaborativa, che ha sempre caratterizzato il festival, di dialogo con gli artisti e con i progetti coinvolti e di attenzione alla processualità artistica.

Un’altra traiettoria del festival anche quest’anno è dedicata ai site specific in interazione con la natura urbana e agli spettacoli con formati particolari sia temporali che spaziali, e presentiamo diverse creazioni originali tra cui: Carlo Massari propone  Bastardo una performance che viene costruita  attraverso una residenza artistica al parco di Torre Fiscale, il collettivo artistico DOM- crea i per il festival Non è la fine una esplorazione performativa  che si snoda in una camminata pubblica, Spellbound Contemporary  Ballet  crea in esclusiva Car Practice.

Per scelta poetica ed estetica, all’interno di una dinamica volta alla sostenibilità, molte performance si svolgono al tramonto utilizzando la luce del crepuscolo come ad esempio le performance di tre ospiti internazionali: il 29 giugno la prima nazionale del danzatore e coreografo spagnolo Arnau Perez, la compagnia francese Little Garden che intreccia il circo contemporaneo con al danza e  la creazione della compagnia spagnola Iron Skulls il 7 luglio. La sostenibilità la decliniamo come una scelta estetica del festival anche nelle tecnologie che utilizziamo, gli spettacoli notturni, i live set musicali e video sono supportati da tecnologie a basso impatto. Sempre all’interno di questa dinamica non montiamo né palchi né pedane, non utilizziamo linoleum, ma le performance avvengono sull’erba e immerse nella natura.

La tematica attorno a cui ruota il Festival di quest’anno sembra intendere la fragilità come una proprietà attiva a cui fare ricorso, piuttosto che un ostacolo all’espressione. Puoi spiegarci meglio in che modo la fragilità come sintomo vitale, si snoda nel festival? 

Ogni anno proponiamo un claim, una parola che accompagna il festival, quest’anno abbiamo scelto Fragile  riferito al pianeta terra – sempre più colpito da emergenze climatiche e  umanitarie –
all’ universo delle arti performative esposto a una precarietà senza fine e alla nostra fragilità. Una fragilità che è stata ancora più evidenziata dalla pandemia appena trascorsa, e che ha sottolineato come siamo tutti interconnessi a livello globale.   La fragilità la decliniamo come un sintomo vitale, una chiave di lettura del reale, una postura decentrata da cui partire per costruire traiettorie resilienti e inaspettate capaci di includer e accogliere le pluralità, capaci di delineare un pianeta sostenibile e vivibile per tutt*: animali, piante, esseri umani, culture, arti. Fragile  è  il concetto / lo slogan  che accompagna il percorso di Attraversamenti Multipli 2023  nel confronto con la natura urbana e nella proposta di spettacoli e di  azioni artistiche che declinano il concetto di fragilità, soprattutto nella forma e nei  formati  con cui si propongono al pubblico. 

Foto di Arnau Perez della performance “Single“ in programma il 29 luglio ad Attraversamenti Multipli

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