Aterballetto fa danzare le Terme di Caracalla

Lug 28, 2026

A cura di Alessandra D’Anna

Sulle note di un violoncello dal vivo, un susseguirsi di presenze intermittenti attraversa antiche architetture imperiali: così si apre la seconda edizione della rassegna Caracalla Danza, voluta dalla Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con il Centro Coreografico Nazionale Aterballetto, diretto da Gigi Cristoforetti.

Découverte: Caracalla, performance site specific, firmata da Diego Tortelli, si rivela fin dalle prime note come una scoperta e offre un’indimenticabile esperienza che rinnova le meraviglie dello straordinario complesso romano, dispositivo coreografico della performance. Le figure danzanti attraversano e abitano gli spazi tra le antiche mura di pietra, oltrepassando gli archi e costeggiando l’edificio insieme ai visitatori. Il rapporto tra la coreografia e il patrimonio archeologico emerge proprio nella fruizione itinerante.

Ad attendere il pubblico è una danzatrice con un particolarissimo copricapo dorato, costituito da catene che non lasciano intravedere il volto e che, terminando con degli anelli, collegano la testa alle mani. Il rosso del suo morbido costume contrasta con il verde della ricca vegetazione del sito e acquista particolare intensità all’apparire dei giovanissimi interpreti della Scuola di danza del Teatro dell’Opera di Roma, diretta da Eleonora Abbagnato. Le loro braccia sono bianche, come i costumi; il loro movimento più ricorrente evoca il volo. La presenza della fauna del parco archeologico conferma e rafforza la metafora, enfatizzando la relazione tra il paesaggio e la coreografia. L’ensemble, disposto secondo una rigorosa geometria spaziale che riflette l’architettura imperiale, lascia emergere una tensione costante tra l’ordine compositivo e la fluidità del movimento. Nell’evocativa sequenza affiora chiaramente l’aderenza alla tecnica classica.

Al di là dello specchio d’acqua, elemento emblematico degli appuntamenti del Centro Coreografico Nazionale presso il complesso termale romano, la danza dei cinque danzatori di Aterballetto ha un carattere molto diverso e coinvolge alcuni oggetti. Si tratta di parallelepipedi bianchi, volumi geometrici contemporanei che entrano in relazione con l’architettura di pietra. Le impalcature, presenti durante le repliche, entrano a far parte della composizione, mostrando come il processo stesso di conservazione del sito sia parte integrante della performance.
Insieme ai danzatori di Aterballetto è presente Daniela Savoldi con il suo violoncello. La guida dal vestito rosso raggiunge una figura seminuda; le loro mani si sciolgono per permettere al danzatore di attraversare lo specchio d’acqua con una suggestiva danza che si conclude con un abbraccio. Quando anche i giovani allievi si immergono nell’acqua, il gruppo di visitatori può proseguire sulle note di Savoldi. Il passo lento e continuo della guida conduce gli spettatori a

partecipare ai vari dialoghi che la coinvolgono. Sul suggestivo mosaico bianco e nero, incorniciato dalle mura di pietra, quattro figure permettono di cogliere le peculiarità del linguaggio di Tortelli, ricco di dettagli gestuali. La scrittura coreografica alterna prossimità e distanza, assoli e duetti. Lo sguardo di uno dei quattro performer sottolinea la natura immersiva dell’esperienza. Le corse attraverso gli archi scandiscono i dialoghi e invitano lo spettatore a ricomporre le relazioni tra i corpi, le architetture e il paesaggio romano caratterizzato da pini.

Il pubblico è condotto di fronte a due figure statuarie posizionate su barili; si tratta della microdanza Eppur si Muove di Francesca Lattuada su musiche di Ludwig van Beethoven. Oltre queste, un gladiatore, figura iconica dell’antica Roma, attende il gruppo per procedere verso il punto da cui la scoperta è iniziata.
Continuano i voli, ma in nuovi punti del sito, permangono l’acqua, la flora e la fauna, ma manca una presenza: il violoncello e il corpo che lo anima. Per ritrovarli è necessario seguire la nuova guida dotata di elmo. I visitatori sono invitati a percorrere il Mitreo sotterraneo, fulcro della vita del complesso termale. La temperatura delle gallerie modifica l’atmosfera e la percezione degli incontri successivi. La figura del gladiatore, spogliandosi dell’elmo e dell’armatura, assume una nuova identità. Addentrandosi nelle viscere dell’edificio, gli incontri si rinnovano. La struttura coreografica, nel suo progredire, esalta il tema del ritorno e si fa eco di rituali antichi, evocando il fluire dell’acqua e lo scorrere del tempo. Nel buio delle gallerie, i costumi argentati, che enfatizzano i riflessi luminosi e gli effetti delle luci stroboscopiche, accompagnano partiture coreografiche sempre più intense, rafforzando il dialogo tra corpi, spazi e musica dal vivo. Sul fondo, illuminata dall’alto, Daniela Savoldi riappare in una nuova condizione di prossimità con il pubblico.

Il primo appuntamento di Caracalla Danza 2026, frutto del dialogo tra la Soprintendenza Speciale di Roma, il Centro Coreografico Nazionale Aterballetto, insieme alla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, dimostra come la valorizzazione del patrimonio archeologico e dei diversi linguaggi coreutici possa generare nuove e originali interpretazioni che arricchiscono i paesaggi naturali, antropici e corporei.

A 1810 anni dall’inaugurazione della maestosa architettura, l’opera di Diego Tortelli permette di riscoprire l’essenza delle Terme di Caracalla, luogo destinato all’attraversamento di corpi, rinnovando il legame tra patrimonio archeologico e creazione coreografica.

Foto di Valeria Civardi

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