Otello di Controtempo Theatre – 12 e 13 Maggio a Palazzo Ferrajoli di Roma

Otello di Controtempo Theatre – 12 e 13 Maggio a Palazzo Ferrajoli di Roma

Il 12 ed il 13 maggio 2018, la Compagnia Controtempo Theatre porterà in scena “Otello” capolavoro di Shakespeare nelle incantevoli stanze di Palazzo Ferrajoli in Roma (Piazza Colonna, 355) – evento.

Tra combattimenti, disperazione e momenti di passione, il dramma del Moro rivivrà in una versione completamente innovativa e coinvolgente. Lo spettacolo, infatti, sarà “itinerante”: in questo senso il pubblico avrà l’opportunità di assistere alla rappresentazione immergendosi nella bellezza dei diversi ambienti della location e sentendosi parte integrante dell’opera.

La regia di Lilith Petillo e Pasquale Candela, tende a mettere in rilievo il punto di vista di Iago, la sua ardita opera di disfacimento e la crudeltà dell’animo umano.

Il cast è formato da giovani attori professionisti. Otello, alle prese con la sua irrefrenabile gelosia, sarà Dario Carbone. Iago, probabilmente uno dei personaggi più complessi degli scritti shakespeariani, astuto, malvagio e inverosimilmente folle, sarà interpretato da Venanzio Amoroso. A vestire i panni della bella e giovane Desdemona, invece, sarà l’attrice Paola Fiore Burgos. Cassio, fedele luogotenente del Moro, sarà Danilo Franti. Roderigo, follemente innamorato di Desdemona sarà interpretato invece da Marco Guglielmi; nel ruolo di Emilia, moglie di Iago, troveremo Lilith Petillo, mentre Montano, amico di Otello, sarà Massimiliano Cutrera.

Parliamo di “Otello” con Lilith Petillo, Danilo Franti e Venanzio Amoroso, fondatori della compagnia Controtempo Theatre, che descrivono il processo di ideazione e di sviluppo dell’opera analizzando le dinamiche artistiche e le implicazioni relazionali fra gli attori e il pubblico, attraverso la riscrittura scenica di un classico teatrale in versione itinerante.

Otello di Controtempo Theatre

Otello di Controtempo Theatre

 Il rapporto di Controtempo Theatre con il repertorio classico
Lilith Petillo, regista e attrice

Lilith Petillo, regista e attrice

Non è un caso che abbiamo scelto Shakespeare come autore d’esordio per la compagnia. Non scopriamo l’acqua calda ma Shakespeare è estremamente attuale rileggendo le opere del Bardo ti rendi conto di quanto sia sempre attinente alla realtà grazie a un linguaggio che, pur essendo diverso dal nostro, esprime concetti disarmanti mediante la voce di alcune figure femminili, interessanti casi di studio. In Otello ci sono sia Desdemona sia Emilia, quest’ultima è una donna forte portatrice di un femminismo che difende strenuamente – in questo senso è paradossale notare come all’epoca del Bardo, nel teatro Elisabettiano, i ruoli femminili fossero interpretati dagli uomini. Quindi com’è possibile che un personaggio come Emilia sia definito con caratteristiche così forti? Questo è uno dei motivi che ci ha spinto a scegliere di mettere in scena l’opera Shakespeare.

 

Danilo Franti

Danilo Franti

In Otello i rapporti tra i personaggi sono molto più lineari e attuali rispetto ad altre opere come Giulietta e Romeo dove vengono narrate situazioni e problematiche legate al contesto storico, ad esempio le diatribe fra le famiglie dei Montecchi e dei Capuleti. In Otello si parla di un esercito che possiamo trovare oggigiorno in qualsiasi situazione bellica. Si prenda la gelosia, l’invidia e nel caso di Iago anche la malvagità che porta una persona a ingannare gli altri per il suo profitto personale: questi sono gli aspetti emotivi e le caratteristiche psicologiche dei vari personaggi su cui lavoriamo. In questo senso la nostra visione dei fatti in Otello viene rappresentata artisticamente attraverso la prospettiva di Iago, personaggio invidioso e malvagio, del quale cerchiamo di mettere in risalto la condizione esistenziale universalizzando la sua umanità.

 

Venanzio Amoroso

Venanzio Amoroso

Quando abbiamo pensato di mettere in scena Otello, l’abbiamo collegato alla possibilità di portarlo in scena in castelli, in borghi e in altri luoghi di grande interesse storico-culturale. Quindi questo ci ha vincolato nella scelta della sua resa scenica. È certamente una riscrittura: abbiamo scelto di vedere tutta l’opera attraverso gli occhi di Iago che è un manipolatore, questa decisione deriva dalle location in cui mettiamo in scena lo spettacolo che ci permettono di restare fedeli all’Otello sia nei costumi sia nelle scelte stilistiche. Oggi nei vari settori della società civile di manipolatori è pieno, riscontriamo nella quotidianità tantissimi Iago che incontriamo durante la nostra vita. Questo è quello che viene apprezzato dal nostro pubblico pur non avendo noi marcato questo aspetto. Ecco perché Shakespeare, anche quando lo si porta in forma classica, è vincente. Noi andiamo a sviscerare, seppur in maniera leggera, l’opera permettendo allo spettatore di comprenderla. Questo è il miracolo di Shakespeare.

L’esigenza di adottare testi classici nasce nel momento in cui abbiamo capito che questi sono dei calderoni di meccanismi umani, di emozioni e di sentimenti che hanno un valore universale. Scegliere Otello e averlo reso scenicamente più fruibile ci ha consentito di negare il tabù della pesantezza del teatro classico anche per dimostrare che il teatro classico, e Shakespeare in particolare, possono essere compresi da tutti. La nostra riduzione cerca di mantenere l’opera originale facendo dei tagli legati alla fluidità e alla comprensione del testo per mantenere i rapporti e le emozioni presenti nell’opera. Non abbiamo la presunzione di pensare che alcune delle parti che ha scritto Shakespeare non servano, però abbiamo dovuto operare una riduzione senza però intaccare il significato dell’opera.

Otello di Controtempo Theatre

Otello di Controtempo Theatre

Genesi ed evoluzione dell’otello itinerante

La scelta di Otello nasce da qualche nottata di pensieri e di parole da parte di tutti e tre e arriva in un giorno caldissimo d’estate dopo esserci confrontati con Pasquale Candela che ha preso a cuore il progetto e firmato la regia con Lilith Petillo. Eravamo in un periodo critico della nostra vita artistica, sentivamo di essere invasi da una serie di sensazioni ed emozioni positive che però non riuscivamo a canalizzare non capendo quale fosse la direzione giusta da prendere. Dopo aver letto diversi testi drammatici, ci siamo trovati d’accordo su Otello perché il vissuto di ogni personaggio sembrava rispecchiare quello che stavamo vivendo in quel momento. Otello ci ha bloccati e ci ha fatto capire che forse dovevamo affrontarlo in modo più approfondito.

Rispetto allo sviluppo, avendo avuto l’opportunità di provare molto al Castello Lancellotti di Lauro, in questo spettacolo molte cose sono nate spontaneamente nel momento in cui abbiamo vissuto lo spazio. Tutto andava liscio, una volta entrati nel castello ci siamo resi conto che a destra c’era la casa di Brabanzio che è il padre di Desdemona; un grande arco con una porta dalla quale abbiamo immaginato Iago e Roderigo sbucare e nel giardino abbiamo riconosciuto il luogo dove far svolgere il matrimonio segreto fra Otello e Desdemona. Così il testo ha preso vita entrati nella location. Tutto ci diceva che lì si doveva mettere in scena Otello. Abbiamo fatto un sopralluogo a fine agosto 2016, a metà settembre abbiamo cominciato a lavorare con il cast e l’1 e il 2 Ottobre siamo andati in scena. Per questo primo appuntamento ci siamo serviti della professionalità di attori che hanno la nostra stessa forma mentis, infatti lavoravamo dalla mattina fino a tarda notte: una fucina di idee.

Da sempre sia stati abituati a svolgere diverse mansioni contemporaneamente: in quei giorni alcuni lavoravano su delle scene, altri montavano le luci o andavano a vedere i costumi. Di questo spettacolo in particolare ricordiamo un’atmosfera molto serena dove si respirava un’aria di creatività. Il lavoro con gli altri attori è stato molto interessante perché anche per noi era un primo esperimento di conduzione registica nonostante avessimo un po’ più di esperienza rispetto agli spettacoli itineranti grazie ai lavori precedenti che ci hanno visto protagonisti. Cercavamo di trasmettere agli attori quella che era la nostra idea, in un scambio artistico di dare e avere.

quali sono state le scelte stilistiche che caratterizzano lo spettacolo?

Abbiamo cercato di rappresentare un’opera itinerante dove gli attori sono sempre a stretto contatto con gli spettatori. Noi ci troviamo in sale o spazi all’aperto, con il pubblico in piedi a tre metri dall’attore. Un tale rapporto di vicinanza e di prossemica ci porta a dover recitare in maniera più naturalistica cercando di trasmettere tutti quei concetti che noi reputiamo importanti. Il personaggio di Iago, per scelte registiche, rompe la quarta parete in molti momenti, parla spesso col pubblico e lo trascina da un ambiente all’altro: l’esigenza di mobilitare gli spettatori deriva dalla volontà di introdurre pienamente il pubblico nello spettacolo.

In generale, l’elemento decisivo, al di là, della rottura della quarta parete, è che il pubblico si sente parte integrante della scena. Quando sei in teatro lo spettatore è seduto in poltrona mentre gli attori si esibiscono sul palcoscenico, ne consegue un distacco tangibile anche nel momento ipotetico in cui il performer si rivolge direttamente al pubblico. Nei nostri spettacoli non c’è mai questo distacco: addirittura succede che il pubblico passi accanto all’attore e lo tocchi. Ha l’esigenza di uno scambio comunicativo quindi di entrare in empatia con gli artisti. Siamo tutti sulla stessa barca, gli attori, i personaggi, l’autore e il pubblico: è come aprire un testo e immergervisi completamente. Anche il fatto di parlare al pubblico con le lacrime agli occhi oberati di tutto il tragico carico di Otello aumenta esponenzialmente la portata drammatica dell’opera.

Certamente la location è determinante in questo processo di immedesimazione ma anche la nostra attenzione al lavoro fisico all’interno attraverso le dinamiche di contatto fra combattimenti, schiaffi, baci, abbracci gioca un ruolo fondamentale in questa direzione. Una volta, al Castello di Torre Alfina, un posto molto bello dove siamo stati, giunti al momento del suicidio di Otello, dove è presente uno fra i monologhi più struggenti dell’opera, si creò talmente tanta empatia che una signora esclamò prima dell’atto finale: “No, Otello, non lo fare!”.

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Otello di William Shakespeare

Regia di Lilith Petillo e Pasquale Candela

Con sarà Dario Carbone, Venanzio Amoroso, Paola Fiore Burgos, Danilo Franti, Marco Guglielmi, Lilith Petillo, Massimiliano Cutrera.

#AnticipAzione: Aspettando Godot di Filippo Gili dal 24 Marzo al 2 Aprile

#AnticipAzione: Aspettando Godot di Filippo Gili dal 24 Marzo al 2 Aprile

A quasi un anno di distanza dall’ultima rappresentazione di “Zio Vanja” al Teatro Argot nell’ambito del progetto Sistema Cechov a cura di Uffici Teatrali il regista Filippo Gili torna sulla scena romana a dirigere portando nuovi slanci artistici agli scenari angusti delle rappresentazioni veteroteatrali dei classici della drammaturgia contemporanea con uno dei capisaldi della letteratura mondiale: quell’Aspettando Godot che Beckett scrisse tra il ’48 e il ’49 pur non avendo allora alcuna idea delle tendenze teatrali del tempo, ma considerando lo scrivere per il teatro un meraviglioso e liberatorio diversivo per distrarsi e riposarsi in una pausa di lavorazione alla Trilogia dei romanzi. Un testo rivoluzionario sia sul piano formale sia su quello concettuale che ha segnato le sorti della storia e della cultura antropologica ancor prima di quella teatrale rappresentando una cesura cartacea, lapidaria ma al contempo eterea, nell’immaginario contemporaneo fra ciò che è stato e ciò che ne sarà dell’umanità, di dio e del domani.

Così Filippo Gili, incontrato a ridosso del debutto, ha commentato il nuovo allestimento che avrà luogo presso lo Spazio Diamante dal 24 Marzo al 2 Aprile: “Se Beckett racconta la storia di vagabondi io invece ho cercato di limare questo aspetto perché un conto è rappresentare i vagabondi nel 1950 un altro è farlo oggi dando un vantaggio incredibile agli spettatori di ordine psico-classista. Intendo dire che oggi il contemporaneo post-ideologico tende molto nel suo correttismo buonista a inquadrare la classe inferiore all’interno di una valutazione sostanzialmente empatica, divertita, buffa e tenera ma sempre allineata nell’ambito dell’erranza e del vagabondismo – condizione ontologica di tutti quanti noi ormai disinnescati dalla nostra identità attraverso una una manipolazione tecnocratica che più che mai ci ha deindividualizzato. Da questo punto di vista la cosa che mi interessava è che il pubblico non avesse l’opportunità per mettere al personaggio una maschera distanziante ma trovasse in un’ambientazione non così diversificata e non così comodamente ruolistica, un gioco di ruolo per cui un meraviglioso clown, un barbone simpatico e divertente cui applaudo e che in fondo dice delle cose geniali resta un barbone; il fool che è la coscienza critica del re resta pur sempre un fool – il re lo usa perché è geniale perché in qualche modo è una specie di capro espiatorio, di esorcismo democratico. Ho cercato quindi una dimensione minima differenziale possibile da questa rappresentazione e quindi evitando anche una serie di didascalismi eccessivamente clowneristici mantenendo comunque fede al testo così come è scritto sia didascalicamente sia verbalmente però non per tutto. Ritengo che in Aspettando Godot l’ambientazione vagabondesca non sia una cosmesi fenomenologica ma sia una questione ontologica o noumenica: in tal senso c’era bisogno di levargli queste vesti e la cosa che ho immaginato era un post post-moderno, un magazzino di Trony o Euronics o un Apple Store del 2080 in disuso da 40 anni quindi un doppio futuro dove questi due antichi commessi uno più giovane e uno più anziano tornavano quotidianamente in quel luogo affetti da una sorta di orfanità della situazione perduta”.

Continua Gili in una parte dell’intervista che a breve pubblicheremo integralmente : “Come vagabondi erranti di un’identità che ci è sfuggita di mano completamente, un’identità che si confà giorno per giorno nella gioia dell’aggiornamento, nella chiave della miniaturizzazione dell’aspetto tecnologico, nel nostro sentirci fautori e vettori di questo progresso che in quanto concetto ormai infilatosi anche nelle classi più basse – rispetto a questo Pasolini urlava la sua tremenda e bellissima apostrofe – è quanto di meno ontologico ci possa essere.  L’immagine è quella di un Occidente decaduto dove si svela finalmente che il domani non esiste o che questo domani una volta inveratosi non ha lasciato niente. Un domani nudo anzi un domani invisibile. Il domani si è verificato perché un albero enorme per un colpo di vento è cascato su un magazzino l’ha distrutto; la tecnocrazia dell’Occidente è finita lasciando il posto a nulla. Questi due vecchi commessi tornano in questo luogo per una liturgia della tradizione biologica e biografica ma anche perché questo è il luogo da dove le promesse del domani, di un domani eternamente domani, non sono mai state mantenute. Aspettando Godot quindi anche per domandarsi perché il domani non è arrivato.Poi il gioco che faccio a pianta centrale è un’arma a doppio taglio che se non funziona è terribile però se funziona ti costringe a scivolare dentro la presentazione togliendo quel diaframma quarto parietale in qualche modo così identificativo del gioco del teatro ma così tremendamente coadiuvante con la capacità dello spettatore di eliminare il rischio della catarsi intesa nel senso più classico del termine”.

Giorgio Colangeli e Francesco Montanari nelle vesti di Vladimiro ed Estragone saranno affiancati da Riccardo De Filippis e Giancarlo Nicoletti che presteranno voce e corpo a Pozzo e Lucky per quello che si preannuncia uno degli eventi più significativi della stagione teatrale romana, da non perdere assolutamente.

 

 

Aspettando Godot

di Samuel Beckett – traduzione di Carlo Fruttero

con Giorgio Colangeli – Francesco Montanari – Riccardo De Filippis – Giancarlo Nicoletti

e con Pietro Marone

FOTO Luana Belli GRAFICA OverallsAdv
VIDEO David Melani SCENE Giulio Villaggio – Alessandra De Angelis
UFFICIO STAMPA Rocchina Ceglia DIRETTORE DI PRODUZIONE Sofia Grottoli
DISEGNO LUCI Daniele Manenti AIUTO REGIA Luca Di Capua – Luca Forte
DISTRIBUZIONE & PROMOZIONE Altra Scena Art Management
UNA PRODUZIONE Altra Scena Art Management e Viola Produzioni
per gentile concessione di Editions de Minuit

REGIA Filippo Gili

Spazio Diamante – Via Prenestina 230b – Roma

dal 24 Marzo al 02 Aprile 2017
Venerdì e Sabato 21.00 / Domenica 18.00
Info & Prenotazioni 06 – 80687231 / 393 – 0970018
Biglietti: Intero eur 20 + prevendita; ridotto eur 15 + prevendita

Aperto il Bando di selezione per il Festival dell’Arte Spaccata

Aperto il Bando di selezione per il Festival dell’Arte Spaccata

Festival dell’Arte Spaccata: tre giornate di TeatroMusica dal vivo, esposizioni di Arte visiva organizzate e dirette da Macedonia Teatro in collaborazione con l’Associazione Culturale Calpurnia, presso l’Ex Mercato di Torre Spaccata (via Filippo Tacconi, 11 – angolo Via dei Romanisti). 

Un’occasione di incontro, scambio e confronto per giovani artistǝ under35.  All’interno del Festival dell’Arte Spaccata, troviamo il concorso di corti teatrali “Teatro Spaccato, aperto a singolǝ artistǝ, compagnie teatrali, associazioni culturali e gruppi informali under35. 

L’Associazione Culturale Calpurnia di Roma, in collaborazione con Macedonia Teatro, indice la terza edizione del concorso per corti teatrali “Teatro Spaccato”. 
Teatro Spaccato” nasce con l’intento di proporre un luogo di esibizione, incontro e confronto a compagnie, associazioni culturali, gruppi informali e singolə artistə UNDER 35, e soprattutto desidera offrire l’opportunità di far crescere e sviluppare il proprio progetto aə artistə finalistə, all’interno di uno spazio culturalmente vivo e attivo del territorio romano. 

Leggi il bando completo.

Scadenza 23 febbraio 2023.

Culture Moves Europe – I call 2022/23

Culture Moves Europe – I call 2022/23

Al via la prima call del programma che sostiene la mobilità di artisti, creatori e professionisti della cultura.
Avviato nell’ambito del filone cultura del programma Europa Creativa, Culture Moves Europe è un programma che sostiene la mobilità di artisti, creatori e professionisti della cultura. Il programma di mobilità è focalizzato in particolare sugli artisti emergenti e dispone di un budget di 21 milioni di euro tra il 2022 e il 2025, che consentirà a circa 7.000 creativi di usufruire dei fondi messi a disposizione.

Il programma finanzia: 

  • azioni di mobilità individuale: destinate a singoli – per viaggi tra 7 e 60 giorni – o gruppi (viaggi tra 7 e 21 giorni). Le call aprono ogni anno tra l’autunno e la primavera
  • azione delle residenze: per soggiorni da breve durata (1-3 mesi) a lunga durata (3-6 mesi) e residenze estese (fino a 10 mesi). I bandi per ciascun settore saranno aperti due volte durante il triennio.

A chi si rivolge
Il primo bando di mobilità individuale di Culture Moves Europe è rivolto ad artisti e professionisti della cultura che lavorano nei seguenti settori: musica, traduzione letteraria, architettura, patrimonio culturale, design e fashion design, arti visive e arti dello spettacolo. Offre borse di mobilità ai candidati che risiedono legalmente in un paese che partecipa al programma Europa creativa e che viaggiano in un altro paese afferente a Europa creativa.

Cosa finanzia
L’azione di mobilità individuale di Culture Moves Europe fornisce un sostegno finanziario parziale per finanziare le spese di viaggio (trasporto, alloggio, ecc.) di un artista o di un professionista della cultura. La mobilità deve avvenire entro un anno a decorrere dalla firma di sovvenzione.

Modalità di partecipazione
Le domande devono essere presentate in inglese tramite la piattaforma dedicata fino al 31 maggio 2023.

Maggiori dettagli su Culture.ec.europa.eu.

Informazioni

Email: culturemoveseurope@goethe.de

Sito web: https://culture.ec.europa.eu/

CALL Festival IMMAGINA 2023

CALL Festival IMMAGINA 2023

IMMAGINA è un festival Internazionale del Teatro di Figura diffuso nella città di Roma, tra il centro e la periferia e coinvolge 4 diversi teatri della Rete Teatri in Comune (Teatro Villa Pamphilj, Teatro del Lido di Ostia, Teatro Biblioteca Quarticciolo e Teatro Tor Bella Monaca) e altri prestigiosi spazi all’interno della città, quali il Teatro Verde, Centro Congressi Roma La Nuvola, Giardino delle Cascate dell’Eur e il Museo delle Civiltà di Roma.

Se siete interessati a partecipare, inviate la scheda di iscrizione compilata e gli allegati richiesti, all’indirizzo mail:
festival.immagina@gmail.com

Se verrete selezionati, vi chiederemo la disponibilità a mettere in scena il vostro spettacolo per più repliche nei diversi spazi del Festival. Il festival si occuperà dell’alloggio degli artisti e riconoscerà un cachet che includerà il vitto. Le spese di viaggio sono a carico della compagnia.

Se la vostra compagnia ha già partecipato ad altre edizioni del Festival Immagina, potete proporre un altro spettacolo per partecipare di nuovo. Lo spettacolo non deve essere mai stato programmato a Roma (e preferibilmente poco in Italia)
Eventuali spese di traduzione del testo sono a carico della compagnia.

La scadenza per le domande di iscrizione è il 20 febbraio 2023.

Scarica il modulo di partecipazione:
IMMAGINA_modulo-di-partecipazione_ITA_2023

Scarica la Call:
call artisti Immagina 2023_ITA

Sulla battigia del ricordo. Ferito a morte di La Capria nella regia di Roberto Andò

Sulla battigia del ricordo. Ferito a morte di La Capria nella regia di Roberto Andò

È sotto la superficie dell’acqua, tra «lunghi corridoi sottomarini», alghe e scogli, che si viene catapultati leggendo l’indimenticabile incipit di Ferito a morte, chiamati a inseguire quella «spigola, quell’ombra grigia profilata nell’azzurro» che per il protagonista Massimo diventerà l’immagine – la «Scena» eternamente rivissuta – de «La Grande Occasione Mancata». 

Ed è alla medesima immersione che lo spettacolo di Roberto Andò – tratto dal romanzo che nel 1961 valse a La Capria il Premio Strega, adattato per la scena da Emanuele Trevi – invita il pubblico: attraverso un gioco di velari e videoproiezioni, il sogno di Massimo si dissolve gradualmente, per fare emergere dall’azzurro dei fondali marini i contorni di lampade e poltrone, delle stanze domestiche frequentate durante la giovinezza.

Condensandosi in immagini vivide sul palcoscenico, il dormiveglia del protagonista ormai adulto (Andrea Renzi) – che siede su un letto disposto in platea, in mezzo a pagine disordinate di libri – rievoca «il legame indissolubile fra il mare e l’amore», intuito durante le proprie estati di ragazzo, a contatto con il «lusso del mondo naturale», in «una città povera in mezzo alla bellezza», secondo le parole dello stesso La Capria. Quella Napoli in cui il fenomeno del “bradisismo”, le acque, il vento e la salsedine lentamente erodono le costruzioni umane – come il monumentale Palazzo Medina – Donn’Anna in cui La Capria viveva, la cui fotografia, totalmente inabissata, campeggia sulla scena al termine dello spettacolo –, a dimostrazione di un’unica e incontrovertibile verità, ovvero che la Natura è destinata a vincere sulla Storia.  

Nella pièce di Andò è allora l’elemento liquido a inglobare l’intera narrazione nella dimensione della memoria: un grande specchio inclinato riverbera la figura fantasmatica dei personaggi che di volta in volta si alternano sulla balconata allestita sul palcoscenico, e a lambire i loro riflessi sfocati e capovolti, è la proiezione di una risacca perpetua. Sulla battigia dei ricordi immaginata dal regista si dispiega quindi l’intera polifonia di voci e accenti che rendono Ferito a morte un «romanzo musicale»:  sulla terrazza fluttuano i profili di Carla Bousier (Laure Valentinelli) – il sentimento per la quale rimarrà per sempre ancorato all’incompiutezza di un incontro – e delle ragazze straniere con le quali ballare e fare l’amore sugli scogli, ondeggiano gli amici chiassosi del Circolo, e ancora lo scanzonato fratello Ninì (Giovanni Ludeno), e l’imperscrutabile e quasi “leggendario” Sasà (Paolo Mazzarelli). 

Ferito a morte – Ph. Lia Pasqualino

Il tempo della nostalgia nel romanzo di La Capria è il tempo della bella giornata, dell’estate luminosa: è un tempo eternamente uguale a se stesso, immobile, senza progresso. In questo senso, il puzzle di tavoli cosparsi sulla scena – il cui assetto rimane immutato nonostante il continuo cambiare di postazione dei protagonisti –, ben rappresenta il sentimento di una domenica infinita, in cui i pranzi si prolungano con gioia e divertimento, tra il chiacchiericcio, gli scherzi, le piccole manie di parenti e conoscenti. È proprio nel pieno di questa scena corale che viene ribadito da ognuno degli astanti –dall’infervorato Gaetano (Paolo Cresta), così come dall’esile nonna (Aurora Quattrocchi) e dalla madre apprensiva (Gea Martire) –  che quella in cui vivono «è una città che ti ferisce a morte o t’addormenta, o tutt’e due le cose insieme». Ed è così che anche il giovane Massimo (Sabatino Trombetta) decide di andarsene, di abbandonare «quel mare felice Eldorado popoloso di pesci», per raggiungere Roma: un luogo a sole due ore di distanza, eppure già regolato dal tempo «dell’orologio e dalla busta paga». 

«Che cosa ancora ti trattiene?  E potevo dirgli la cosa tanto assurda? – afferma il protagonista – Potevo dirgli: ritrovare uno solo di quei giorni intatto com’era, ritrovare una mattina per caso uscendo con la barca me stesso al punto di partenza – e rimettere tutto a posto da quel punto». Il Massimo adulto tenta allora più volte di fare irruzione sul palcoscenico, che si configura come materializzazione della propria memoria, scontrandosi con la realizzazione che il tempo al quale cerca di ricongiungersi non è soltanto un tempo immodificabile dalla volontà e dal desiderio, ma è soprattutto un tempo perduto.

Nello spettacolo di Andò il personaggio di Massimo è dunque concepito come doppio, incarnato da due differenti interpreti: distaccandosi da Napoli, invecchia e ricorda, rimpiange ciò a cui ha rinunciato, accarezza la ferita e la contraddizione legate a ciò che era necessario lasciare. 

È soltanto nel finale che il tempo scenico si allinea a quello della veglia di Massimo adulto, e che può dunque dischiudersi lo spazio del ritorno. L’incontro con Sasà che, non a caso, si presenta dopo anni con sembianze identiche (interpretato dal solo Paolo Mazzarelli), ne rivela per la prima volta le sottili fragilità: eppure, è proprio attraverso le crepe del suo personaggio che l’incanto della giovinezza può continuare a esercitare il suo richiamo. Agganciato dal luogo mitico del proprio passato e della propria memoria, il protagonista ripercorre allora le strade a lui care, e «cerca lei, cerca Ninì…e gli pare sempre di camminare dietro qualcuno di cui sente ancora, vicini, i passi sopra queste pietre».

Concentrica Spettacoli in orbita stagione 10, riparte Concentrica Open School

Concentrica Spettacoli in orbita stagione 10, riparte Concentrica Open School

Giovedì 9 e venerdì 10 febbraio 2023 alle ore 19.30 all’Istituto I.I.S Avogadro di Torino ritorna Concentrica Open School, il format più sperimentale di Concentrica, progetto del Teatro della Caduta, organizzato in collaborazione con TOOL – Torino Open Lab. Grazie a questa iniziativa, strutturata in più tappe, tra novembre 2022 e febbraio 2023, Concentrica apre agli spettatori le porte di istituti professionali e licei Torinesi con aperitivi, tour guidati della scuola e spettacoli organizzati dagli stessi studenti che li frequentano.

Questi  spettacoli sono in realtà solo il coronamento di un progetto più ampio che porta il mondo del teatro agli studenti delle scuole superiori e contemporaneamente apre gli istituti alla cittadinanza, permettendo a coetanei, famiglie e pubblico esterno di partecipare agli spettacoli serali.

Gli alunni diventano i veri protagonisti dell’intero percorso e adottano l’iniziativa aderendo ai laboratori pratici di PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), che aprono uno spaccato sul mondo delle professioni lavorative culturali, spesso a loro sconosciute.

Un’occasione utile all’orientamento non solo scolastico, con una dimensione pratica nella quale i ragazzi assumono il ruolo di padroni di casa: promuovono le serate sui canali social, accolgono il pubblico e lo guidano in una visita della scuola raccontando se stessi e quel luogo “sconosciuto” agli adulti chiamato scuola.

Tutto questo grazie alle conoscenze maturate ed assimilate durante i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO). Questo  esperienza insolita dura circa due settimane, durante le quali gli studenti mettono a frutto le cosiddette life skills sul terreno delle nuove tecnologie, l’uso professionale dei social media e degli smartphone, creando immagini e provando a proiettare sé stessi nel futuro che li attende. Nelle passate edizioni, sono stati coinvolti più di 200 studenti provenienti dall’I.I.S. Avogadro, dal Liceo Berti e dal Convitto Nazionale Umberto I, scuole che, anche quest’anno, hanno confermato l’adesione al progetto.

Particolare evidenza va data al lavoro svolto lo scorso annoal Convitto Nazional Umberto I  che è stato appena riconosciuto dal ministero come buona prassi, inserito nell’ottava edizione del Catalogo “La scuola che impresa“che raccoglie e illustra le buone prassi di Alternanza/PCTO  messe in campo dagli Istituti di scuola secondaria superiore che partecipano al programma di assistenza tecnica di Anpal Servizi.

IL PROGRAMMA CONCENTRICA OPEN SCHOOL

Dopo gli appuntamenti di novembre 2022 al Liceo Berti di Torino, il progetto Concentrica Open School riparte a fine gennaio 2023 all’Istituto I.I.S Avogadro di Torino, coinvolgendo gli studenti in attività formative ed esperienziali, restituendogli il ruolo di protagonisti nella loro scuola.
L’esperienza si concluderà le sere del 9 e 10 febbraio 2023, con l’apertura della scuola al pubblico dando la possibilità ai ragazzi di guidare e raccontare il proprio istituto agli spettatori oltre che di offrire un aperitivo e intervistare gli artisti al termine dello spettacolo.   
Il pubblico che interviene può assistere ai due spettacoli in programma: il 9 febbraio a “Questa Splendida Non Belligeranza” (vincitore premio In-Box 2022) di Marco Ceccotti con Giordano Domenico Agrusta, Luca Di Capua, Simona Oppedisano e il 10 febbraio a “Preferisco il rumore del mare” (vincitore del Premio Emergenze Artistiche – Strabismi Festival 2022 e della Menzione Speciale Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2022) di BALT con Alessandro Balestrieri e Eleonora Paris, entrambi in collaborazione con l’I.I.S. Avogadro.

INFORMAZIONI

http://www.rassegnaconcentrica.net/   – info@rassegnaconcentrica.net – tel. 011 060 60 79

PRENOTAZIONI

prenota@rassegnaconcentrica.net
UFFICIO STAMPA Cristina Negri – cristina.negri@fastwebnet.it – cell. 3338317018

CALENDARIO 

9 FEBBRAIO 2023 ore 19,30 – I.I.S Avogadro, Torino (TO)

Marco Ceccotti – QUESTA SPLENDIDA NON BELLIGERANZA
OPEN SCHOOL in collaborazione con I.I.S. Avogadro

10 FEBBRAIO 2023 ore 19,30 – I.I.S Avogadro, Torino (TO)

BALT – PREFERISCO IL RUMORE DEL MARE
OPEN SCHOOL in collaborazione con I.I.S. Avogadro

SCHEDE SPETTACOLI

9 FEBBRAIO 2023 ore 19,30 – I.I.S. Avogadro, Torino (TO)

Marco Ceccotti – QUESTA SPLENDIDA NON BELLIGERANZA

Di Marco Ceccotti con Giordano Domenico Agrusta, Luca Di Capua, Simona Oppedisano
in collaborazione con I.I.S. Avogadro
Vincitore Premio In-Box 2022

Questa Splendida Non Belligeranza è una commedia moderata sul devastante quieto vivere. I tre protagonisti sono una madre, un padre e il loro figlio Luigi, le cui giornate sono un susseguirsi di abitudini rassicuranti, piccoli rimpianti, sogni rimandati, traumi ricercati e insalate poco condite.
Vorrebbero odiarsi, non molto, quel tanto che basta per essere persone normali, ma è difficile odiarsi per chi non è mai riuscito a dirsi neanche un “ti voglio bene”. I tre vivono in uno stato di tranquillità e pace che li sta distruggendo, in un’esistenza fondata sul non detto, sul non fatto, sul non essere abbastanza, sul non sapersi, sul non riuscire. Poi un giorno, per fortuna arriva la guerra.

10 FEBBRAIO 2023 ore 19,30 – I.I.S. Avogadro, Torino (TO)

BALT – PREFERISCO IL RUMORE DEL MARE

Di BALT con Alessandro Balestrieri e Eleonora Paris
in collaborazione con I.I.S. Avogadro
Menzione speciale giuria allievi scuole di teatro di Milano del Premio Pancirolli 2022
Vincitori Premio Emergenze Artistiche – Strabismi Festival 2022

I BALT portano una riflessione sulla nostra società, nella quale il mondo del lavoro fa parte da sempre, fin da bambini, quando una delle prime domande era: “che lavoro vuoi fare da grande?”
Siamo cresciuti con la promessa di ottenere successo in proporzione al nostro impegno. Chi non sta nelle logiche dell’efficienza è destinato a vivere con una spada perennemente puntata sul capo, da se stesso in primis.
Uno spettacolo in cui gli interventi sonori si mettono in dialogo con l’azione e con la parola, aprendo uno spazio d’indagine nel rapporto tra pieno e vuoto, silenzio e caos, velocità e stasi. Il suono è ciò da cui prende avvio l’azione e ciò che può interromperla.

maggior sostenitore: Fondazione Compagnia di San Paolo
con il sostegno di: Ministero della Cultura,
Regione Piemonte, Torino Arti Performative, Fondazione CRT
mediapartner Theatron 2.0

Online il bando per la 12° edizione di CRASHTEST Festival

Online il bando per la 12° edizione di CRASHTEST Festival

Aperta la call per la dodicesima edizione del festival CRASHTEST dedicato ad opere di Teatro contemporaneo, di ricerca, sperimentazione, performance.
L’obiettivo di questa iniziativa è quello di offrire alle compagnie o artisti teatrali emergenti uno spazio dove esporre i propri lavori, favorendo la diffusione e il confronto tra i nuovi soggetti del teatro, a livello nazionale ed internazionale.
CRASHTEST nasce con la volontà di essere un’occasione di scambio e scoperta culturale per il territorio, un moto artistico, una ricerca di reciprocità tra le persone e le arti.

La dodicesima edizione di CRASHTEST porta il titolo Blackout. Il buio, con noi da sempre, è ora più che mai definizione del nostro presente. Smarriti in un mondo dove la complessità detta legge, angosciati dal futuro, o dalla sua mancanza, soli, prototipi fallimentari della società della perfezione e del successo. Ci sentiamo immersi in questo buio, possiamo toccarlo, assaporarlo, viverlo. È parte di noi. Ora è giunto il momento di guardarlo negli occhi. Di sbatterci la faccia contro. Di non considerarlo solamente generatore di mostri e paure, ma luogo dove nascono i sogni, dove la fantasia si esalta. E il teatro si nutre proprio di questa ambiguità. Ecco perché prima di uno spettacolo si spengono sempre le luci: per lasciarci riempire dal buio, nella ricerca di emozioni non illuminate, vere. L’assenza di luce diventa spazio di scoperta, di magia, di mistero e di meraviglia. Senza vedere più nulla, possiamo immaginare tutto. In fondo è proprio tra due bui che accade lo spettacolo, un buio che ci accoglie e uno che ci lascia andare trasformati.
Per questo cerchiamo spettacoli che abbiano al centro il buio, come scelta di racconto del presente o come progetto illuminotecnico e drammaturgia di scena. Con parole, pause e danze di luce e ombra ci interroghiamo su cosa scegliamo di illuminare e cosa tenere nascosto.

Sono ammesse produzioni recenti di compagnie professionistiche o singoli artisti residenti in territorio europeo. Non saranno accettati lavori in forma di studio, ma solo spettacoli in forma definitiva.

I progetti dovranno pervenire tramite il sito www.crashtestfestival.it/iscrizione all’ente organizzatore, compilando il modulo di iscrizione completo di curriculum, scheda artistica e tecnica del progetto, un link googledrive con almeno 4 foto del lavoro e un link al video integrale dello spettacolo (insindacabile).
Agli artisti selezionati verranno richiesti in seguito ulteriori materiali utili alla promozione dell’evento.
La compilazione del modulo dovrà avvenire entro e non oltre il 15 marzo 2023.

Scarica il bando completo

CALL per coreografi e coreografe: progetto Dance&Dramaturgy

CALL per coreografi e coreografe: progetto Dance&Dramaturgy

È aperta fino al 12 febbraio l’open call per coreografi e coreografe per partecipare al progetto Dance & Dramaturgy, creato dal Théâtre Sévelin 36 di Losanna (CH) in collaborazione con La Bellone di Bruxelles (BE), il CSC di Bassano di Grappa (IT) e Bora Bora di Aarhus (DK), e dedicato al supporto di giovani coreografi attraverso la drammaturgia di danza.

Il progetto nasce dall’idea che le produzioni dei giovani coreografi possano beneficiare moltissimo dal sostegno della drammaturgia: i giovani artisti infatti spesso offrono proposte urgenti e innovative, ma con il grande rischio che queste creazioni risultino inferiori al loro potenziale. Un focus sulla drammaturgia, in vari momenti del processo creativo, può invece essere d’aiuto e aumentare il potenziale del lavoro. In Dance & Dramaturgy questo tipo di supporto è fornito in varie fasi, durante le residenze, da dramaturg locali: ciascun partner sostiene un artista per il programma, scelto in base a un progetto coreografico, che potrà così beneficiare dell’intervento dei dramaturg in vari stadi del processo creativo.

Obiettivi delle residenze:

  • Supporto agli artisti attraverso la messa a disposizione di spazi e mezzi per sviluppare l’esplorazione, la ricerca e l’incontro con la drammaturgia di danza.
  • Incoraggiare il rinnovamento artistico, dando ai coreografi l’accesso a nuovi ecosistemi culturali
  • Facilitare lo scambio di differenti punti di vista artistici e contribuire alla formazione di legami duraturi tra artisti, istituzioni e dramaturg
  • Promuovere il lavoro e lo sviluppo delle carriere di artisti italiani a livello internazionale
  • Sviluppare nuovi network per possibili creazioni artistiche, produzioni e disseminazioni

La call è rivolta a: coreografi e coreografe residenti e attivi in Italia, con almeno due anni di esperienza e attività, che abbiano creato almeno un’opera presentata in contesti professionali e che abbiano un progetto o ricerca coreografica in sviluppo. È richiesta una buona conoscenza della lingua inglese scritta e parlata.

Il calendario delle residenze sarà definito insieme all’artista e ai partner di progetto, secondo le disponibilità. Il supporto sarà di 1500€ lordi, e il CSC Centro per la Scena Contemporanea sosterrà i costi di viaggio e del dramaturg internazionale. Ciascuna delle organizzazioni provvederà all’alloggio per i partecipanti.

SCADENZA PER INVIARE LA CANDIDATURE 12 febbraio 2023, compilando il modulo a questo link
Per maggiori informazioni leggi qui.

Il programma è parte di Boarding Pass Plus Dance, sostenuto dal MiC – Ministero della Cultura.

DISCORDANCE / Unwired Dance Theatre – L’ibridazione di una performance digitale

DISCORDANCE / Unwired Dance Theatre – L’ibridazione di una performance digitale

L’artista

L’Unwired Dance Theatre è un collettivo di artisti fondato e diretto da Clemence Debaig dal 2021, con l’intenzione di ricercare nell’ambito delle digital dance performance. Il gruppo progetta esperienze giocabili e spettacoli immersivi, in cui il focus principale è l’interazione tra tecnologia e arte e la partecipazione del pubblico, sia esso in remoto, in prossimità e/o in virtual stage, gallerie, musei e location non convenzionali. Il lavoro del collettivo mette in discussione il senso di empatia, soprattutto quando mediato attraverso la tecnologia e la connessione remota. Tra le tecnologie principalmente impiegate troviamo wearable technology (come smart clothes, motion tracking suit, VR headset etc.) e l’XR.

Clemence Debaig è un’artista di danza, UX/XR designer e tecnologo creativo, con base a Londra. Il suo background, che unisce l’esperienza come danzatrice e un Master in Ingegneria Meccanica e Design Industriale presso l’Università di Tecnologia di Compiègne (Francia) oltre a una precedente carriera come designer UX, porta una prospettiva unica nell’ambito della coreografia di esperienze interattive e partecipative. Negli ultimi anni il suo lavoro è stato presentato in varie location ed eventi, tra cui Ugly Duck London, Kallida Festival, Oxo Tower, Tramshed e Open Online Theatre. Nel 2012 crea l’Atelier du Lampadaire, un collettivo artistico multidisciplinare con sede in Francia che coinvolge ballerini, attori, software engineers, architetti e designer. Il suo scopo era quello di creare performance interattive all’intersezione di quelle discipline. 

Dall’inizio della pandemia si concentra sul riunire artisti e spettatori in remoto, esplorando nuove forme di lavoro interattivo dal vivo online, tra cui progetti con telepresenza, wearables technology, Mocap e VR. Debaig è anche docente presso la Goldsmiths University di Londra, dove insegna tecniche di motion capture, digital embodiment, teatro immersivo e design dei servizi. Porta avanti una ricerca tra la Goldsmiths a Londra, l’Università di Lasalle a Singapore, Mavin Khoo, il Creative Associate della Akram Khan Dance Company e l’ Alexander Whitley Dance Company. Il progetto mira a esplorare come la tecnologia di camera-less motion capture possa consentire la collaborazione virtuale tra danzatori in luoghi remoti. La sua ultima creazione, di cui è designer e performer, è DISCORDANCE, una performance ibrida di danza.

L’opera

DISCORDANCE è una performance di danza che avviene in diretta contemporaneamente in due città e combina performer dal vivo, motion capture, tecnologia VR e teatro immersivo. Danzatori da Londra e New York si collegano in tempo reale da un teatro in uno spazio virtuale, in compresenza di partecipanti dal pubblico che indossano dei visori per VR e degli spettatori in un teatro. DISCORDANCE è supportato da Open Online Theatre Fest22, il festival ibrido della IJAD Dance Company e dalla venue del Rich Mix di Londra e ha debuttato lo scorso 25 Novembre. 

Performance ibrida

La performance può essere fruita in tre modi. Se si sceglie di partecipare di persona in teatro, un danzatore sul palcoscenico danzerà in prossimità mentre gli altri performer da New York si uniranno da remoto nello spazio virtuale, proiettato sullo sfondo. Alcuni spettatori a teatro, per un massimo di quattro, potranno richiedere di utilizzare dei visori per la realtà virtuale ed interagire direttamente nello spazio virtuale. La partecipazione attiva del pubblico è incoraggiata tramite l’implementazione di attività interattive nella stanza virtuale. Si può infine partecipare seguendo la diretta streaming dell’evento, tramite qualsiasi device, e osservando quello che accade nel mondo virtuale e sul palcoscenico. Ancora da concretare, invece, la possibilità di poter fruire lo spazio virtuale tramite un visore personale e una solida connessione internet, comodamente da casa. Lo spettacolo espande l’esperienza di uno spettacolo di danza tradizionale combinandola con il potenziale interattivo delle tecnologie immersive. Il pubblico può scegliere il proprio livello di immersione e partecipazione e ogni formato intreccia le immagini di ogni luogo virtuale e fisico, rendendo DISCORDANCE una vera esperienza ibrida. 

Discordanze

DISCORDANCE esplora i temi della multi-identità e della ricerca di connessione umana. Durante la performance, i partecipanti intraprendono il viaggio di un personaggio alla scoperta di sé stesso, cercando di integrarsi con ciò che lo circonda ma rendendosi conto che solo la sua diversità lo aiuterà a connettersi con gli altri. Durante il suo corso si attraversano diversi ambienti virtuali, dai più naturalistici, come un campo di erba alta, ai più industriali e astratti, da luoghi chiusi, come caverne buie, a pedane con vista su un desertico cielo viola. Il design degli avatar varia da figure umanoidi a presenze poligonali più sintetiche, a differenziare i danzatori dai membri del pubblico.

Coreografia: Clemence Debaig
danzatrice a Londra: Clemence Debaig
danzatrice a New York: Lena Adele Wolfe 
musica: Christina Karpodini 
avatar design: Clemence Debaig
3D design e world building: Joseph Ibbett 
drammaturgia: Brendan Andolsek Bradley
con il supporto di: Noitom Mocap, Goldsmiths University, OnBoardXR, Barnard The Movement Lab al Barnard College of Columbia University, NYC 
pubblico: spettatori a teatro, partecipanti in VR, spettatori in streaming 
spazio: stanza virtuale, teatro, piattaforma streaming

Aperte le selezioni per il Festival internazionale Presente Futuro

Aperte le selezioni per il Festival internazionale Presente Futuro

Sono ufficialmente aperte le selezioni per la 17esima edizione del festival internazionale “Presente Futuro” che si terrà dal 16 al 20 maggio 2023. Il festival, organizzato dal Teatro Libero di Palermo, si pone l’obiettivo di accompagnare la creazione contemporanea attraverso connessioni internazionali, sostegno alla produzione, residenze e confronto con pubblici e operatori del settore, ponendosi come momento di visibilità e promozione della scena emergente europea.

Il bando, consultabile al seguente link: è rivolto ad artisti, compagnie e gruppi di tutto il territorio europeo – con prevalenza di artisti under 35 – che presenteranno un progetto di performing arts della durata non inferiore ai 20 minuti.

Diversi i premi previsti: “Presente Futuro Prize di 2.000 € più quindici giorni di residenza e l’opportunità di presentare il lavoro compiuto all’interno della stagione 23/24 del Libero o in seno alla 18esima edizione del Festival del 2024;  diverse residenze internazionali come quella offerta dal festival Between The Seas (Grecia) e dal Teatro San Materno di Ascona (Svizzera) e una residenza nazionale promossa dal Dipartimento SARAS dell’Università La Sapienza di Roma in collaborazione con l’Associazione Settimo Cielo/ Teatro Comunale La Fenice di Arsoli (RM).

Per l’iscrizione al bando di selezione è necessario inviare entro e non oltre il 28 febbraio 2023, alle ore 12.00, a mezzo mail all’indirizzo di posta elettronica: bandi@teatroliberopalermo.it, una mail avente come oggetto: “PF2023 + TITOLO PROGETTO”, secondo quanto richiesto nel bando consultabile sul sito www.teatroliberopalermo.it; Per eventuali chiarimenti relativi al bando si prega di scrivere a segreteria@teatroliberopalermo.it.

Scarica il bando completo.

Teodoro Bonci del Bene e il teatro di Ivan Vyrypaev

Teodoro Bonci del Bene e il teatro di Ivan Vyrypaev

È soprattutto  grazie a Teodoro Bonci del Bene, attore, regista e traduttore, che in Italia conosciamo le opere di Ivan Vyrypaev, classe 1974, pluripremiato drammaturgo, regista e sceneggiatore russo, autore di oltre una ventina di opere, in cui porta in scena paradossi e contraddizioni della nostra epoca, ed è a lui e al suo lavoro di ricerca portato avanti dal 2010 con la compagnia riminese New Action Money su Vyrypaev che la Stagione dei Teatri di Ravenna ha dedicato un approfondimento.

Dopo lo spettacolo di sabato 14 gennaio al teatro Rasi, Dati sensibili-New Constructive Ethics, interpretato e co-diretto da Teodoro Bonci del Bene insieme a Francesca Gabucci, e prodotto da Teatro Nazionale di Genova, si è svolto l’incontro con il giornalista e critico teatrale di La Repubblica, Hystrio, nonché fondatore della rivista semestrale La Falena, Alessandro Toppi.

Il teatro di Vyrypaev è stato un gradito ritorno per gli appassionati che avevano già avuto modi di apprezzarlo in Ossigeno, diretto da Pietro Babina nel 2006 e interpretato da Marco Cavalcoli e Fiorenza Menni.

Se qui il pubblico assiste a dieci scene pensate come brani musicali di un unico album in cui si ripensano, con ironia, validità e fondatezza dei 10 comandamenti biblici, in Dati sensibili la scena è dominata esclusivamente dalla parola e dalla luce obliqua che taglia il corpo dell’attore alla fine di ogni scena, anziché farlo dileguare nel buio.

Sono tre i personaggi ai quali dà voce lo stesso attore, Bonci del Bene: una psicologa, una biologa e un neurobiologo, tutti e tre sottoposti a un’intervista per conto del Centro Internazionale per la ricerca biologica New World Security, volta a sondare la disponibilità di un campionario di 150 persone che rappresentano l’intellighentia più progredita e formata scientificamente, tra le quali i tre soggetti sopra citati, quanto sarebbe disposta a spingersi per eliminare dal mondo le persone pericolose per la pace, la solidarietà, la tolleranza reciproca e il rispetto dell’ambiente, vale a dire le meno evolute.

Incalzati dalle due voci fuori campo, interpretati anche queste da Bonci del Bene, scopriamo quanto la loro consapevolezza e sensibilità sulla situazione geopolitica, sociale e ambientale, sia sbilanciata da una palese tendenza alla menzogna sul piano personale, relazionale, intimo. Se lo spettatore sorride quando scopre il legame reale tra le tre persone coinvolte nell’intervista, non può non chiedersi quanto ci sia di vero e attendibile in ciò a cui diciamo o dicono gli altri, di credere.

Ma l’aspetto spiazzante di questo spettacolo, come fa notare Toppi, è soprattutto l’andamento a ritroso del testo. Pubblicato nel 2021, termina con la multinazionale che dopo aver concluso le interviste, chiude i battenti e augura a tutti un felice 2020, che sappiamo essere stato l’anno della pandemia, mentre le interviste vengono fatte rispettivamente in maggio, aprile e marzo del 2019. “La scrittura di Vyrypaev è talmente legata al presente – spiega Bonci del Bene – che come ammette lui stesso, tra qualche anno le sue opere potrebbero essere già obsolete. Quando l’ho incontrato, c’è stata un’intesa immediata e mi ha consegnato subito opere inedite e del resto spesso leggo molte cose sue ancor prima che le abbia terminate”.

Una costruzione temporale inversa, quindi, da un lato, per poter narrare, e l’inevitabile frammentarietà della scrittura di Vyrypaev dall’altro, che passa nelle mani della traduzione di Bonci del Bene, ed è quindi sottoposta a sua volta ad un’ulteriore fase creativa prima ancora di essere terminata. È la capacità del teatro di modularsi sull’immediatezza, la simultaneità e l’impalpabilità del presente tecnologico, multimediale e globale. 

Altro aspetto messo in luce da Toppi è stata la scelta di Bonci del Bene di interpretare lui stesso tutti e cinque i personaggi e a cui ha risposto richiamandosi all’Arte come mestiere del designer e pittore Bruno Munari: “Mi piace che una cosa abbia la forma di se stessa e non della mia idea”. Monica, Rachel e Morgan, insomma, vivono in scena solo ed esclusivamente attraverso le parole del testo e non avranno un volto o una voce che non siano quelli liberamente immaginati dallo spettatore. Così come l’enigmatica società committente può prestarsi a qualsiasi identità le si voglia attribuire. Il diavolo, ad esempio, come suggerito da uno spettatore durante il dibattito, ma anche no.

Scoprire l’autore, racconta ancora Bonci del Bene, è stato come essere attraversato da un flusso di coscienza su cose non mie e che si è riversato in tre giorni interi di scrittura. Un vero e proprio viaggio, insomma, in un’opera che affronta però temi di attualità scottante: aborto, suicidio, omicidio, relazioni extraconiugali, crisi climatica e ambientale, immigrazione e persino il voto politico dato con superficialità e di cui poi ci si vergogna. Alla domanda di Toppi su che tipo di approccio abbia avuto nei confronti dei problemi trattati nel testo, Bonci del Bene risponde che, semplicemente, ha preferito non prendere posizione ma affrontare l’opera soprattutto sul piano tecnico, dando voce ai cinque personaggi che gli hanno permesso con il passare del tempo di affrontare quelli che sono i suoi personaggi, le sue voci, trasformandolo, una volta realizzato lo spettacolo, in una persona diversa rispetto a quando l’aveva iniziato. “La tecnica non ha meno spessore del contenuto. Penso ad esempio alla bellezza delle tessere di mosaico e a quella minuzia e precisione con cui vengono realizzate”. Mentre sulla funzione della comicità in un’opera così impegnativa, Bonci del Bene non ha dubbi sul fatto che sia sicuramente di tipo consolatorio: “Ti permette di riuscire a mantenerti abbastanza sereno di fronte a situazioni e pensieri troppo forti da sopportare senza umorismo”.

Inevitabile, in conclusione, la domanda sulla situazione in Russia, dove Bonci del Bene si è formato, studiando alla Scuola del Teatro d’Arte di Mosca, in particolare, su come sta vivendo il cambio di percezione sulla Russia a causa della guerra in corso. “È difficile parlare di qualcosa mentre sta accadendo, metà della mia famiglia acquisita, quella di mia moglie, vive in Russia. Ci sono i sentimenti, la necessità di informarsi nel modo più corretto possibile, attraverso canali diversi, a volte anche fino a 12 ore al giorno. La guerra è un dramma per chi muore, per chi rimane, per chi vive ma è costretto a scappare. Vyrypaev vive in Polonia e dal 2022 ha rinunciato alla cittadinanza russa, ha però potuto continuare a scrivere. Ci sono medici, ingegneri e professionisti costretti a emigrare perché dissidenti dal regime e costretti a lavorare all’estero come camerieri, anche questo è un dramma, senza voler sminuire la tragedia di chi muore sotto le bombe. Riguardo gli artisti russi sottoposti alla censura del regime, beh, lo sono stati praticamente tutti i grandi nomi della letteratura e del teatro, quindi accanirsi contro la cultura russa è di fatto un non senso”.