Anime specchianti, il teatro-danza guarda al sociale

Nov 28, 2022

Spettacoli multidisciplinari che uniscono teatro, canto e danza, con una spiccata sensibilità ai temi sociali. Sono le Anime Specchianti, compagnia nata nel 2015, e formata da quattro ragazze, autrici, attrici e ballerine, cresciute nell’ambito di Ravenna Festival di Cristina Mazzavillani Muti, che oltre a portare da oltre 30 anni nella capitale bizantina artisti di fama internazionale, valorizza il talento delle giovani generazioni, con la rassegna dedicata, da Giovani Artisti per Dante. Sono Francesca De Lorenzo, Giorgia Massaro, Chiara Nicastro e Martina Cicognani, età media 30 anni, un percorso formativo in comune  alla Golden Star Academy romana di Andrea Maia.

Partendo proprio dalla formazione, vi chiedo di raccontarla nel dettaglio, insieme alle vostre esperienze professionali all’interno e al di fuori di Anime Specchianti

La compagnia nasce nel 2015 quando ci siamo ritrovate sul palco della Trilogia d’Autunno di Ravenna Festival dopo gli studi a Roma ed all’estero. 
Dopo i primi esperimenti teatrali nell’ambito dei Giovani artisti per Dante, altra rassegna nata nell’ambito del festival ravennate per valorizzare i giovani talenti, la compagnia ha iniziato a produrre spettacoli dedicati a tematiche sociali come l’immigrazione ed il gioco d’azzardo compulsivo. Arrivando tutte da una formazione artistica che abbraccia la danza, il canto e la recitazione, nei nostri spettacoli cerchiamo sempre di sviluppare una sceneggiatura che possa includere le tre discipline. Siamo convinte che attraverso l’utilizzo della multidisciplinarietà sia più diretto il coinvolgimento emotivo di un pubblico eterogeneo. 

Parallelamente alla crescita della compagnia, ognuna ha sviluppato un suo personale percorso artistico, didattico e professionale in diversi ambiti, portando così sempre energia nuova all’interno dei progetti condivisi. Giorgia è direttrice didattica dell’Accademia del Musical di Ravenna, Martina ha lavorato come aiuto coreografa di Manolo Casalino e pochi anni fa era in Cina come performer, Chiara insegna canto e dopo un diploma in canto barocco si è cimentata nel mondo della musica antica, Francesca è ideatrice e conduttrice di un programma radiofonico. 

Parliamo ora del vostro incontro con Micha von Hoecke, sempre all’interno del Ravenna Festival, coreografo di fama mondiale e protagonista del cosiddetto teatro di danza. Come è stato?

Micha è stato un vero maestro di teatro. Per lui chi sta sul palco deve conoscere come funziona il teatro sotto ogni punto di vista. Si arrabbiava moltissimo con gli artisti che arrivavano il primo giorno alle prove e non osservavano la scena “da lontano”, dalla platea. Ci ha insegnato la sacralità del palcoscenico, nulla in scena può avvenire a caso e tutto deve avere un senso. Micha non era solo un grande danzatore e coreografo. Era anche attore, cantante, regista. Ci ha mostrato che fondere le discipline performative in una forma che non sia solo quella del teatro musicale, non solo è possibile, ma rende il teatro un linguaggio per tutti che può essere visto e praticato a qualsiasi età. Certamente nell’incontro con lui e con Cristina Mazzavillani Muti, abbiamo assorbito la necessità che tutto quello che avviene sul palco sia veicolo di bellezza. 

Talento, preparazione tecnica, carisma, capacità interpretativa. Quanto incidono questi fattori per un’attrice che voglia essere appunto anche danzatrice e  che percentuale attribuite a ciascuno?

Tutto incide ed è fondamentale. Le percentuali possono sicuramente variare da persona a persona ma quello che è certo è che lo studio costante non può mai mancare perché è attraverso questo che si può sostenere e far crescere un talento innato piuttosto che sostenere una eventuale mancanza. Aggiungiamo però, tra questi ingredienti fondamentali, la curiosità e un po’ di sana follia.

Veniamo allo spettacolo che state per riportare in scena, Partita aperta, dedicato al dramma della ludopatia. Come è nato lo spettacolo e come si è sviluppato?

Quasi 5 anni fa è arrivata Francesca dalla compagnia chiedendo di metterci tutte a lavorare su una consegna. Aveva ricevuto la richiesta di mettere in scena uno spettacolo sul gioco d’azzardo compulsivo. Nessuna di noi aveva dimestichezza col tema, ci sembrava lontanissimo dal nostro quotidiano ma subito qualcosa ci ha colpito. Immediata è stata l’urgenza e la necessità di parlare di questo problema attraverso i nostri codici. Abbiamo così accettato la sfida facendoci aiutare nello studio da una bravissima psicologa specializzata sui disturbi da ludopatia, Chiara Pracucci, che da quel giorno ci segue in tutte le nostre tappe. Le sue storie, i suoi libri e i tanti incontri con giocatori in recupero ed altri esperti ci hanno portate a conoscere il problema e siamo passate dal timore all’entusiasmo di trasmettere un messaggio. Ecco che è nata così Partita Aperta. Non avevamo idea che dietro ad un problema apparentemente “innocuo” si nascondesse una malattia così grande e grave.

Abbiamo preferito non raccontare una storia in particolare, lasciando spazio all’universalità delle emozioni che tutti i giocatori vivono nel loro percorso che si tramuta da gioco sociale a gioco compulsivo. Poi la caduta nella spirale della dipendenza dal gioco, l’astinenza quando si cerca  di smettere e il deterioramento dei rapporti con familiari e amici. Infine il rapporto con la menzogna che diventa la compagna di tutte e tre le dinamiche e trasforma anche le persone più sincere in bugiardi incalliti, quando hanno bisogno di soldi per giocare. Sono questi i temi che abbiamo voluto esplorare con lo spettacolo.

Abbiamo scoperto grazie a questo studio approfondito che il problema è davvero vicino a tutti noi, e abbiamo compreso che tutti conosciamo almeno un giocatore.

Veniamo ora alla performance realizzata sempre per Ravenna Festival nell’ambito delle celebrazioni dantesche, Amor ci vinse, ambientato nel V Canto dell’Inferno. Qui si trovano le donne lussuriose famose della storia:  Elena di Troia, Semiramide, Didone, Cleopatra. Come è stato approcciarsi a questi personaggi?

È stato molto interessante unire nello stesso spettacolo le parole di Shakespeare, Virgilio e Dante e le musiche di Purcell per far rivivere queste quattro eroine. Mettendole in contatto tra loro in un’ unica cornice come quella dell’Inferno di Dante, abbiamo trovato quattro donne che chiedevano solo di essere ricordate. Abbiamo avuto l’opportunità di crescere come gruppo teatrale e di sviluppare anche questo testo grazie al Ravenna Festival e alla sua capacità di creare occasioni per dare spazio alle giovani compagnie emergenti.

Quali sono i vostri progetti futuri come compagnia e individualmente come artiste?

Intanto vi invitiamo tutti al Teatro Rasi di Ravenna sabato 3 dicembre alle 21 per una replica di Partita Aperta, il modo più sicuro di ottenere nulla da qualcosa. Abbiamo poi in calendario altre date dello spettacolo, il  24 febbraio a  Cervia, il 25  a Russi e in primavera a Ferrara. Inoltre stiamo lavorando ad un nuovo progetto che potrebbe nascere nell’estate, di cui preferiamo non anticipare nulla ma speriamo di poterne parlare presto!

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