Ad Agrigento apre la scuola poetica di Sisters Academy

Ott 28, 2025

C’è un luogo, nel cuore della Sicilia, dove la scuola non insegna materie ma stati d’animo, dove la conoscenza non passa dai libri ma dai sensi. Sisters Academy è un progetto del collettivo danese Sisters Hope approdato per la prima volta in Italia, ad Aragona, in provincia di Agrigento, all’interno del programma di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.
Un esperimento artistico e pedagogico insieme, una sorta di accademia temporanea dove ogni gesto, ogni parola e ogni respiro diventano parte di una coreografia collettiva, un laboratorio di sensibilità che ridefinisce il concetto stesso di esperienza estetica.

Il progetto nasce in Danimarca oltre dieci anni fa come ricerca sull’educazione sensibile e sulla possibilità di abitare l’arte come forma di conoscenza. Sisters Hope, fondato da Gry Worre Hallberg, ha esplorato negli anni diversi contesti — scuole, musei, teatri — trasformandoli in ambienti immersivi dove studenti, performer e cittadini condividono un tempo sospeso, scandito da rituali, silenzi e micro-azioni quotidiane.
In Sicilia, l’installazione assume una dimensione ancora più radicale: non solo uno spazio performativo, ma una vera e propria “boarding school del futuro”, allestita nell’ex orfanotrofio di Palazzo Naselli. Qui, per alcuni giorni, l’edificio si trasforma in una “scuola sensibile”, dove i partecipanti – definiti “inhabitants” più che spettatori – vivono, dormono, mangiano e interagiscono secondo un ritmo poetico imposto dalla comunità artistica.

Entrare in Sisters Academy significa attraversare una soglia. Non ci sono cartelli, biglietti o orari di spettacolo, ma un check-in che è già rito d’ingresso: un momento in cui si lascia alle spalle la dimensione ordinaria per entrare in un territorio sospeso tra sogno e realtà. Ogni partecipante riceve un nome simbolico, un’identità provvisoria. Da quel momento, la distinzione tra artista e visitatore scompare. Tutto ciò che avviene, una conversazione, un pasto condiviso, un gesto ripetuto, diventa parte di un racconto collettivo che si scrive nell’esperienza.
Non si “assiste” a Sisters Academy: si vive dentro Sisters Academy. È un’opera abitata, dove l’arte non si espone ma si espande, contaminando la quotidianità, ridefinendo le relazioni e i tempi del vivere insieme.

Il principio fondante è quello dell’inhabitation, la pratica di “abitare” il mondo sensibile. Hallberg e il suo gruppo parlano di un’arte capace di permeare la vita ordinaria, di renderla più consapevole e percettiva. In questo senso, Sisters Academy non è né teatro, né installazione, né pedagogia pura: è un ecosistema.
L’esperienza si muove su più livelli: il corpo, i sensi, la parola, la relazione. Si lavora sull’ascolto, sul ritmo, sullo spazio come campo energetico. Si impara a rallentare, a restare, a essere presenti. È una pratica radicale di attenzione, che mette in crisi la nostra abitudine alla velocità e alla distrazione.

Portare tutto questo in Sicilia non è una scelta casuale. Agrigento, con la sua stratificazione di culture e la sua natura aspra e generosa, diventa un terreno fertile per questa esperienza. Il Palazzo Naselli, un edificio carico di memoria e simbolismo, si apre come un organismo vivente, ospitando una comunità temporanea che lo risemantizza.
In un territorio spesso raccontato attraverso la lente della tradizione o del mito classico, Sisters Academy rappresenta una deviazione, un atto di rigenerazione poetica. È un modo per dire che la contemporaneità può radicarsi anche in luoghi periferici, trasformandoli in centri di sperimentazione sensoriale e politica.

La presenza di Sisters Hope ad Agrigento si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo della cultura oggi. Agrigento 2025 ha scelto di non limitarsi a celebrare il patrimonio, ma di interrogarsi su cosa significhi abitare una città attraverso la cultura.

Eppure, al di là della dimensione performativa, Sisters Academy parla anche di un bisogno più profondo: la ricerca di spazi di ascolto e di lentezza. In un tempo in cui la connessione digitale prevale sul contatto reale, il progetto rimette al centro il corpo, la presenza, il silenzio. Nella scuola sensibile di Aragona si impara a percepire ciò che di solito passa inosservato: il ritmo del respiro, la temperatura della luce, la consistenza del tempo. È un invito a riscoprire la propria capacità di sentire, un gesto politico prima ancora che estetico.


Ogni giornata nella scuola segue un andamento rituale: ci si sveglia insieme, si condivide il pasto, si partecipa ad azioni collettive. Non ci sono lezioni, ma esperienze. Non ci sono maestri, ma guide sensibili.
La lingua ufficiale è l’inglese, ma non serve conoscerla a fondo: la comunicazione avviene per gesti, sguardi, vibrazioni. In un certo senso, Sisters Academy parla una lingua universale, quella del corpo e dell’intuizione.
L’arte diventa allora un modo per ridefinire l’idea stessa di scuola: non più luogo di trasmissione, ma di trasformazione.

Nella visione di Sisters Hope, la società del futuro sarà guidata da una nuova sensibilità estetica: non quella dell’ornamento o del bello, ma quella della presenza viva, della consapevolezza percettiva. Il loro lavoro, in fondo, è un esperimento politico sulla possibilità di un’educazione fondata sulla cura e sull’empatia.
La “scuola sensibile” non è un’utopia irrealizzabile, ma un laboratorio per immaginare nuovi modi di abitare il mondo. In questo senso, portare il progetto in Sicilia — e farlo vivere dentro un ex orfanotrofio — è un gesto simbolico potente: significa riscrivere il significato di educazione e accoglienza, trasformando un luogo di disciplina in un luogo di libertà poetica.

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