#AccaddeOggi: Italo Svevo – 13 Settembre 1928

Set 12, 2017

Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz (Trieste, 19 dicembre 1861 – Motta di Livenza, 13 settembre 1928), è stato uno scrittore e drammaturgo italiano, autore di tre romanzi, numerosi racconti brevi e opere teatrali.

Italo Svevo (questo il nome d’arte che si scelse, volto ad indicare la propria doppia componente culturale) compì gli studi a Trieste ed in Germania e ben presto scoprì la sua passione per la letteratura, una passione che lo spinse a pubblicare i primi romanzi, dai quali ottenne scarso successo.

Queste delusioni e le sue frustrazioni lavorative (fu malvolentieri impiegato di banca), lo trattennero dal pubblicare altre opere finché non incontrò l’ insegnante d’inglese James Joyce. L’attenzione di quest’ultimo e quella di Eugenio Montale nei confronti del suo romanzo “La coscienza di Zeno”, fecero sì che, dopo oltre 25 anni dalla sua prima pubblicazione, il successo internazionale arridesse allo scrittore dell’inettitudine e dei fallimenti, i temi privilegiati della letteratura di Svevo.

La componente psicoanalitica delle sue opere si contrapponeva visibilmente tanto al verismo quanto all’estetismo dannunziano ed “il caso Svevo” divenne uno degli argomenti privilegiati dalla critica italiana.

Italo Svevo morì in seguito ad un incidente automobilistico nel 1928.

“Davvero che mi verrebbe voglia di chiudere la mia vita tanto variopinta con una commedia”. Italo Svevo scriveva così a Eugenio Montale in occasione della messa in scena del suo atto unico Terzetto spezzato, al Teatro degli indipendenti di Roma diretto da Anton Giulio Bragaglia.

Pochi sanno che l’autore di Una vita, Senilità e La coscienza di Zeno è stato sempre affezionato spettatore, cronista teatrale e “tenace cultore di esperimenti drammatici”. E che il teatro rappresentava per lui la forma delle forme, la sola dove la vita possa trasmettersi per vie dirette e precise. Non stupisce, allora, come egli abbia ideato varie opere teatrali, sia pure non scritte per essere rappresentate, tanto che Mario Lavagetto le ha definite “Drammi senza teatro”.

 

L'immaginazione è una vera avventura. Guàrdati dall'annotarla troppo presto perché la rendi quadrata e poco adattabile al tuo quadro. Deve restare fluida come la vita stessa che è e diviene. (da Saggi e pagine sparse, 5 giugno 1927)

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