#5CuriositàSu : Scaramanzie teatrali

Mar 20, 2017

Il Dramma Scozzese

Secondo una superstizione di origine anglosassone, diffusasi in tutto il mondo, si ritiene che porti sfortuna il dramma Macbeth di William Shakespeare. Per questa ragione, gli attori evitano di pronunciarne il nome quando si trovano dentro un teatro e lo sostituiscono con l’espressione “Il Dramma Scozzese” (in inglese: “The Scottish Play”). Allo stesso modo, si crede che bisognerebbe evitare il più possibile di recitare i brani del dramma che contengono gli incantesimi pronunciati dalle tre streghe.
Nel mondo teatrale anglosassone, quando un attore pronuncia il nome del dramma in teatro, deve uscire dal teatro, ruotare su se stesso tre volte, sputare da sopra la spalla sinistra e recitare una battuta di un altro dramma shakespeariano, quindi bussare alle porte del teatro e attendere di essere invitato a rientrare.
Secondo la leggenda più diffusa, per scrivere la canzone delle tre streghe presente nel dramma Shakespeare avrebbe copiato la formula di un sortilegio da delle vere streghe, le quali avrebbero perciò maledetto il dramma per vendicarsi. Secondo un’altra versione della storia, nella prima messa in scena del dramma, sarebbero state utilizzate delle vere streghe per impersonare le tre streghe e queste avrebbero recitato sul palco delle vere formule magiche, per questo motivo, da allora l’opera sarebbe maledetta. Una diversa leggenda vuole che nella prima messa in scena del dramma l’attore protagonista che interpretava Macbeth sia morto appena prima o durante la produzione, il che avrebbe causato la sfortuna dell’opera.

Colori proibiti

In quasi tutte le tradizioni teatrali vi sono dei colori che sono considerati sfortunati e che quindi non devono essere indossati o portati dagli attori sul palco o in teatro.
Nel mondo teatrale anglosassone è considerato sfortunato il colore blu (a meno che non sia accompagnato dal color argento). Questa superstizione è dovuta al fatto che un tempo le stoffe di questo colore erano molto costose. Accadeva, quindi, che alcune compagnie teatrali, pur non molto floride, si dotassero di costumi blu per compiacere il pubblico, ma poi andassero fallite a causa della spesa eccessiva. Se però la compagnia era talmente ricca da potersi addirittura permettere finiture d’argento, allora il rischio di fallimento si riteneva scongiurato.
Nel mondo teatrale francese è considerato sfortunato il colore verde. Si crede che questa superstizione possa derivare dalla leggenda secondo la quale un costume di questo colore sarebbe stato indossato da Molière nella sua ultima interpretazione del Malato immaginario, il 17 febbraio 1673, cui seguì la sua morte poche ore dopo. Secondo un’altra ipotesi, invece, la superstizione deriverebbe dal fatto che le luci in uso nei teatri nel XIX secolo non mettevano in risalto il colore verde, che così appariva sbiadito al pubblico.
Nel mondo teatrale italiano è considerato sfortunato il colore viola. Questa superstizione deriva dal fatto che il viola è il colore dei paramenti liturgici usati in Quaresima. In questo periodo dell’anno (40 giorni prima della Pasqua) nel Medioevo erano vietati tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e di spettacoli pubblici. Ciò comportava che questo periodo si traduceva per gli attori in un periodo di mancati guadagni.

Non dite Buona Fortuna

In tutte le tradizioni teatrali è assolutamente vietata ogni formula augurale prima dell’inizio di uno spettacolo. In compenso vengono adottate diverse alternative: nei teatri inglesi il più comune “good luck” è sostituito dall’espressione idiomatica “Break a leg!” (letteralmente “Rompiti una gamba”, l’equivalente dell’italiano “In bocca al lupo”), un po’ come in Germania dove gli attori invocano la fortuna dicendosi “Hals und Beinbruch!” (“Rompiti una gamba e il collo”).
In Italia, come in tutti gli altri Paesi di lingua neolatina, l’augurio scaramantico per eccellenza è senza dubbio “Merda, merda, merda!”, gridato all’unisono dagli attori prima di entrare in scena, e spesso accompagnato anche da goliardiche pacche sul sedere. L’origine di questa tradizione si rintraccia nel passato, quando il pubblico si recava a teatro con carrozze trainate da cavalli. Se il via vai di carrozze era notevole, lo era anche la quantità di escrementi che gli animali lasciavano sulla strada e che il pubblico, involontariamente, introduceva all’interno della sala. Così più spettatori partecipavano, più escrementi c’erano a teatro.

Attenti al copione!!

Nel mondo teatrale italiano, la caduta accidentale del copione sul pavimento del palco o per terra durante le prove è considerata di cattivo auspicio, quasi come un presagio che rappresenta metaforicamente la “caduta” dell’intero spettacolo. Se questo capita, per rimediare al danno l’attore che ha fatto cadere il copione deve subito raccoglierlo e batterlo per tre volte consecutive per terra, nel punto esatto in cui è caduto.

Non si fischia a teatro

Per gli scaramantici attori teatrali i fischi richiamano altri fischi: quelli del pubblico ovviamente. In particolare nel mondo teatrale anglosassone si ritiene che questa superstizione risalga al periodo in cui in Inghilterra i tecnici di scena, per comunicare fra di loro il cambio di una scena, si lanciavano dei brevi fischi. Di conseguenza un attore che avesse fischiato avrebbe potuto trarre in errore i tecnici, compromettendo così l’intero spettacolo.

 

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