40 candeline per MilanOltre. Conferenza Danzata tra ricordi e anticipazioni

Set 30, 2026

Procedere e sostare sono i due verbi scelti da Maria Luisa Buzzi, direttrice di Danza&Danza, per sintetizzare la storia di MilanoOltre, festival giunto alla sua quarantesima edizione.
MilanoOltre40 si apre al Teatro Elfo Puccini il 21 settembre 2026 con una conferenza danzata. Buzzi ne ripercorre la storia, intrecciandola ai propri ricordi personali e richiamando l’attenzione su due aspetti fondamentali: da un lato, il desiderio di oltrepassare i confini per raggiungere terre incognite; dall’altro, la necessità di fermarsi per ripensare alle strategie. Le scelte artistiche susseguitesi hanno visto il coinvolgimento di diverse figure, in ordine cronologico, dal 1986: Arana; Crespi, Valle, Grassi, De Capitani; Calbi; Scarlini; De Pace — che trasforma MilanoOltre in un evento dedicato esclusivamente alla danza — e infine Lorenzo Conti.

Lo sguardo del festival si rivolge alla danza internazionale, pur senza trascurare la valorizzazione e la promozione di quella italiana. Coerentemente con questa visione, al termine della conferenza, il direttore artistico Lorenzo Conti saluta tre artisti del nostro Paese presenti in sala, portando l’attenzione sulla scena nazionale.
Come era prevedibile, il 1986 — anno di fondazione del festival — è stato evocato più volte per ripercorrere la prima edizione e condividere aneddoti con chi non c’era (o non era ancora nato). A prendere la parola sono stati il presidente Fiorenzo Grassi e l’ex direttore De Pace, oggi membro dell’assemblea dei soci.

MilanoOltre nasce all’inizio della seconda metà degli anni Ottanta. Nello stesso anno Adriana Borriello (presente in veste di coreografa e performer) fonda la sua compagnia italo-francese, mentre la compagnia Sosta Palmizi — storica formazione della danza contemporanea italiana — era già attiva, in seguito allo scioglimento del gruppo Teatro Danza La Fenice di Carolyn Carlson, avvenuto nel 1984. Ciò che emerge da questa breve ricostruzione condotta da Buzzi è come il fermento diffuso e contagioso di quel decennio stesse attraversando profondamente anche l’Italia.

Così a Milano, sotto la guida di Tomas Arana, nacque un festival interdisciplinare che dal 1986 ha continuato a crescere e a contribuire alla diffusione della creatività contemporanea, trasformando il capoluogo lombardo in un crocevia di artisti e di nuovi modi di concepire il corpo e la danza. Non a caso, tra le sei opere del primo programma è citata Human Sex (1985), celebre performance della compagnia canadese La La La Human Steps. Un estratto video mostra una potentissima Louise Lecavalier, seguito dalle proiezioni di altre opere d’avanguardia presentate nel corso delle varie edizioni. Attraverso i materiali d’archivio sono ricordati, in particolare, i coreografi statunitensi Karole Armitage e Alonzo King e i canadesi Marie Chouinard e Dave St-Pierre. Esiste un profondo legame tra la danza d’oltreoceano e l’Italia testimoniato anche dalla nomina di Karole Armitage e di Marie Chouinard per la direzione artistica dei festival veneziani di Biennale Danza, la prima nel 2004, la seconda dal 2017 al 2020.

È omaggiata Trisha Brown, scomparsa nel 2017, insieme ad altri grandi nomi della scena internazionale ed europea, tra cui Anne Teresa De Keersmaeker, il Ballet de Lorraine, il Ballet de Marseille/Frédéric Flamand (direttore artistico di Biennale Danza nel 2003), Rafael Bonachela, Reinhild Hoffmann, Nigel Charnock, la National Dance Company Wales e Oona Doherty.

Le diverse figure curatoriali susseguitesi nel tempo, scandendo la dinamica del “sostare e procedere”, hanno guardato all’estero garantendo al contempo una solida presenza delle produzioni italiane: tra cui Zappalà (artista associato nel triennio 2022-2024), Sieni, Cosimi, Sciarroni, Di Stefano, Abbondanza/Bertoni, Beltrami, Gribaudi, Amelio, Tortelli, oltre a compagnie come Aterballetto, Balletto di Roma, Balletto Teatro di Torino e tante altre. È stato, inoltre, menzionato il prezioso dialogo con il Teatro alla Scala, testimoniato dalla presenza dei danzatori Stefania Ballone e Christian Fagetti.

Su tutti primeggia il nome di Adriana Borriello, altra ospite della serata. Il suo assolo si apre percorrendo una diagonale verso il centro della scena. Il suo sguardo, rivolto al pubblico, appare magnetico; la luce fredda lo accende della stessa sfumatura dei suoi capelli. Scopre la pancia e dà vita a una danza del ventre fatta di movimenti ondulatori e continui. Poggia le mani sull’ombelico e, alludendo a una gravidanza, gonfia l’addome d’aria. La qualità del movimento della parte superiore del corpo lascia trasparire tutto il genio e l’esperienza della coreografa avellinese. Si tratta di un estratto di Chi è devoto (2006), presentato in prima assoluta vent’anni fa in occasione di Underskin, edizione di Biennale Danza diretta da Ismael Ivo, su musiche di Francesco De Melis. L’opera si ispira a Compianti e Passioni e l’assolo di Borriello, eseguito sulle note di Bella Ciao nella versione delle mondine rielaborata da Giovanna Marini, restituisce tutta la carica drammatica dei temi trattati.

Borriello, già presente all’edizione del 1987 con Scirocco, è stata la prima coreografa a intraprendere una residenza artistica progettuale presso il Teatro Elfo Puccini (1995-1997). Le sue riflessioni di danzatrice, coreografa e pedagoga sulla trasmissione e sulla ri-messa-in-azione dei capolavori del passato si concludono con un auspicio: sostenere gli artisti mentre sono in vita, anziché limitarsi a celebrarli quando non ci sono più.

Sul palco con Buzzi, Borriello e De Pace, il confronto scivola inevitabilmente sulla contrapposizione tra i mitici anni Ottanta e il presente. Un piccolo gioco prova a risollevare gli animi: Buzzi invita la sala a riconoscere i coreografi di alcune performance proiettando foto d’archivio. I lavori di Alessandro Sciarroni e Romeo Castellucci sono riconosciuti all’unanimità. Dopo il confronto con gli anni Ottanta si alleggerisce la situazione, anche se — va detto — la platea è composta (quasi) esclusivamente da addetti ai lavori.

A chiudere la serata è un duetto interpretato da Stefania Ballone e Christian Fagetti. Un dialogo silenzioso che mette in luce la straordinaria padronanza tecnica dei due ballerini scaligeri, in un continuo alternarsi di sospensioni e sollevamenti. Una danza fatta di abbracci, attitudes e cambrés che sigilla questo primo appuntamento di MilanoOltre40. Giungono saluti da lontano, da parte di Karole Armitage e di Louise Lecavalier. Infine, i saluti del direttore Lorenzo Conti, un lungo applauso e un brindisi collettivo: che la quarantesima edizione abbia inizio.

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