DRAMMATURGIA: Fosse di Enrico Maria Carraro Moda

Introduzione al testo

Un uomo, una donna, una panchina, due bicchieri… L’uomo e la donna si amano, si sono sempre amati e, forse, si ameranno per sempre. Si incontrano per caso in un cimitero e in questo luogo di profonda oscurità si rivelano il loro grande bisogno l’uno dell’altra. L’abitudine, le promesse di giovani innamorati, la casa e tutto quello che comporta una convivenza metteranno a dura prova questo legame. Tutto è buio, tutto è indecifrabile, tutto è… FOSSE.

Fosse è uno spettacolo scritto da Enrico Maria Carraro Moda nel 2011. Vuole essere in parte un omaggio, sia nel titolo che nell’ambientazione, allo scrittore e drammaturgo norvegese Jon Fosse e in parte un cantico dell’uomo inetto ed indeciso. Niente è reale nel cimitero dove si incontrano i due innamorati: ripetizioni innaturali si susseguono spezzando il flusso logico degli eventi di cui una famiglia rimane vittima.

Note dell’autore

In Fosse la scenografia identifica ogni personaggio.

Panchina arancione: i due amanti

Collocata al centro della scena è il luogo del ritrovo dei due amanti, Odessa e Jilbert. Essa è testimone sia del loro incontro sia del successivo evolversi del loro amore.

Due bicchieri di vetro: i due coniugi

Sono posizionati dall’inizio nella parte sinistra del proscenio. Loro sono il legame che Jilbert ha con sua moglie Aily, un filo diretto che è abbondantemente presente anche nella vita dei nuovi amanti, ma solo i due coniugi sono autorizzati a toccarli, a berci e ad imprimere le loro labbra al loro interno.

Asta a giraffa per microfono: la moglie

Al posto del canonico microfono quest’asta sorregge una lampadina a basso consumo. L’illuminazione caratterizza il personaggio di Aily, moglie di Jilbert, ed è accesa esclusivamente da lei e solo in sua presenza resta accesa.

Un leggio con sopra un libro di favole aperto: la madre

Sistemato a fondo scena ha un ruolo importante nel legame madre/figlio. Jilbert è attaccato al ricordo di sua madre, una madre molto brava a raccontare storie per bambini. La lettura di questo libro suggerisce ad Aily il nome della sua primogenita.

Busta di plastica trasparente, rotolo di scotch e un paio di forbici: la fine

Questi tre oggetti sono vicini, a terra, nella parte sinistra del proscenio, davanti ai bicchieri di plastica. Vengono utilizzati insieme nella parte finale della messa in scena da Odessa che, eseguendo la volontà del suo amante, lo soffoca con la busta fissandola con lo scotch.

In questa cornice i personaggi si comportano attraverso gesti reattivi e risposte fisiologiche. La ricerca della verità, dell’autenticità, sopravvive sotto la scorza di un duro nichilismo che si mostra nella violenza e crudezza del linguaggio, nelle cesure della comunicazione, negli scarti delle passioni. Nel mondo di “Fosse” diventa impossibile toccare l’altro, sentire ciò che sente, comunicare. Domina il minimalismo e con esso, l’iconicità di sentenze che risuonano come voci del destino nell’aria cupa delle nostre solitudini.

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Biografia Enrico Maria Carraro Moda

Enrico Maria Carraro Moda (1986) è regista, drammaturgo e attore, fondatore della compagnia “I Nani Inani”. Il suo primo lavoro Giardino, liberamente ispirato a L’amore di Fedra di Sarah Kane, è stato presentato al Roma Fringe Festival nel 2015. L’anno seguente lo spettacolo Fosse delinea la sua poetica, esposizione del nonsense e della violenza insiti nella vita della classe borghese, a cui appartengono cinismo e legami familiari aridi. Pasolini diventa poi il riferimento per i lavori Orgia e Accattone. Nel 2019 Il Vampa, ispirato alle vicende del mostro di Firenze Pacciani, viene premiato al festival inDivenire. Il 2020 vede il ritorno al Roma Fringe Festival con Il solito dramma familiare.

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