TESI DI LAUREA: Il Teatro-canzone, l’arte secondo Gaber

Gaber
Giorgio Gaber – Ph Luigi Ciminaghi

TITOLO TESI > Libertà è partecipazione e il sogno dell’illogica utopia: il Teatro-canzone, l’arte secondo Gaber

ISTITUTO > Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Studi Umanistici – Corso di Laurea Magistrale in Filologia Moderna

AUTORE > Giacomo Casaula

INTRODUZIONE DELL’AUTORE

Attraverso il percorso dell’illogica utopia ci addentriamo nelle esigenze e negli stati d’animo di coloro che non sanno dare risposta ai propri perché, barricandosi dietro un glorioso passato usato come alibi perfetto di una carenza di ideali, di un vuoto di coscienza e di una pressante nonché progressiva precarietà di futuro.

La ricerca si pone il fine di descrivere il pensiero artistico e culturale di Giorgio Gaber, il “filosofo ignorante” per eccellenza partendo da vari tipi di angolazione raccontando il percorso travagliato e difficile di una generazione che ha perso.

Il viaggio inizia a Milano negli anni ’50 e illustra un Paese in ricostruzione e una città in pieno fermento culturale, letterario, artistico ed economico. Gaber comincia a muovere i primi passi nel mondo della musica inizialmente per esigenze personali e poi per passione. Passa da un locale all’altro, ha un incontro dopo l’altro e il suo nome lentamente arriva addirittura ai fasti della Rai. Vengono fuori successi stratosferici, duetti indimenticabili con Mina, c’è l’approccio anche al Teatro di Varietà ed ecco che Giorgio Gaber raggiunge la sua massima popolarità. 

Arrivato dunque all’akmè della sua carriera qualcosa comincia a muoversi in tutt’altra direzione, qualcosa che soprattutto grazie all’incontro fondamentale con Sandro Luporini sfocia in un atto fondativo illuminante e rivoluzionario. Quel qualcosa prende il nome di Teatro-canzone. 

I primi passi vengono mossi con Il signor G, descrizione analitica dell’uomo medio immerso nella monotonia e nell’appiattimento del proprio quotidiano. Brevi monologhi si alternano a canzoni e lentamente la forma del Teatro-canzone è sempre più netta. Paolo Grassi e Il Piccolo di Milano si interessano a questa novità artistica e culturale e cominciano dunque a produrre Giorgio Gaber e i suoi spettacoli.

Negli anni ’70 Gaber e Luporini scrivono ben sei spettacoli di Teatro-canzone dove descrivono la realtà quotidiana con una lucidità estrema e con un’ironia pungente e attenta che non lascia fuori nessuno, anzi, i movimenti sociali e politici, in cui comunque fino a un certo punto i due autori si identificano, sono oggetto di un’analisi spesso spietata.

Non mancano attente riflessioni sulle mode massificanti e punte di estremo lirismo sia in prosa che in musica che fanno da controcanto a un registro apparentemente leggero di cui sono permeati tutti gli spettacoli. Da Dialogo tra un impegnato e un non so e Far finta di essere sani, oggetto di un capitolo a parte, a Anche per oggi non si vola passando per Libertà obbligatoria fino a Polli di allevamento.

Negli anni ’80 oltre a proseguire nel percorso già ampiamente battuto del Teatro-canzone (gli spettacoli Anni affollati, Io se fossi Gaber e Parlami d’amore Mariù sono un esempio lampante), Gaber sperimenta anche la strada del teatro di evocazione che lo vedrà protagonista di spettacoli significativi come Il caso di Alessandro e di Maria con la partecipazione di Mariangela Melato e Il Grigio, spettacolo dove si ritrova a stare da solo sul palco per circa due ore. Incursione e raffronto stimolante è il paragrafo ‘Tra la voce ipnotica e Cèline’ dedicato a uno dei punti di riferimento letterari di Gaber e all’uso della voce che lo stesso porta in scena in un connubio inedito tra privato e pubblico e soprattutto tra personale e politico.

Dopo gli spettacoli degli anni ’90 un intero capitolo è dedicato all’analisi di un singolo spettacolo cioè Far finta di essere sani. Si analizzano tematiche, scelte sia di messa in scena che di scrittura, musicale e teatrale. Il tema della apparente normalità, della finta pazzia, dell’impossibile ricongiungimento di un io irrimediabilmente diviso, portano Gaber a esporsi senza filtri sulla scena, portando a conclusione la maturazione piena del suo genere teatrale.

Alla luce di quanto esposto la domanda dunque è questa: potrà esistere mai un indagatore del mondo e dell’anima così acuto e al contempo leggero, filosofo e semplice, musicista e attore, artista completo come Giorgio Gaber?Capace di penetrare i tempi in profondità e di anticipare e prevedere una serie di condizioni esistenziali quali la solitudine dell’uomo e l’incapacità comunicativa fra persone, prima ancora dell’avvento della rivoluzione digitale?

La risposta è aperta. Forse possono venirci in aiuto le parole dello stesso Gaber:

Perché vi rassegnate a questa vita mediocre senza l’ombra di un desiderio, di uno slancio, di una proposta qualsiasi? Forse il mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più violento? No! Di più vitale, di più rigoroso, qualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore…
Quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è il dolore! Siamo caduti in una specie di noia, di depressione… certo, è il marchio dell’epoca. E quando la noia e la depressione si insinuano dentro di noi tutto sembra privo di significato. Si potrebbe dire la stessa cosa del dolore? No! Il dolore è visibile, chiaro, localizzato, mentre la depressione evoca un male senza sede, senza sostanza, senza nulla… salvo questo nulla non identificabile che ci corrode […]  

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Giacomo Casaula nasce a Napoli il 27/10/1992. Consegue presso l’Università Federico II di Napoli la laurea triennale in lettere classiche e quella magistrale in filologia moderna. Comincia molto presto a calcare le scene: Pirandello, Molière, teatro classico, commedia e lavori performativi. È docente di Storia del Teatro presso l’Accademia delle Arti Teatrali del Teatro Totò di Napoli, nonché attore e collaboratore di Ettore Massarese, autore e regista teatrale. Versatile in tutti i generi, crea e autoproduce spettacoli di Teatro-canzone, celebrando De Andrè, Gaber e Rino Gaetano in una commistione scenica di prosa, poesia e musica anche su palcoscenici prestigiosi quale il Teatro San Carlo. Pubblica nel dicembre 2019 il suo primo romanzo Scie ad andamento lento edito da Edizioni Mea. Nel gennaio 2020 esce anche il suo primo disco Nichilismi & Fashion-week con l’etichetta Trees Music Studio tratto dall’omonimo spettacolo teatrale.

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