Il Woyzeck di Ostermeier: fra le pieghe di un passato appena passato

Articolo a cura di Mila di Giulio

Dal 3 gennaio 2021 fino alle 18:00 del 6 gennaio 2021, lo Schaubühne Berlin, nell’ambito della programmazione in streaming gratuito, propone una rivisitazione del Woyzeck di Georg Büchner, con la regia di Thomas Ostermeier, presentato nel 2004 al Festival d’Avignon.

Il 2004 segna una rivoluzione all’interno della storia del Festival d’Avignone: i nuovi direttori del festival, Hortense Archambault e Vincent Baudriller, decidono di portare aria di innovazione e aprire la scena alle avanguardie extra-nazionali.

Questo nuovo spirito sempre più cosmopolita viene rinforzato attraverso un’iniziativa progressista e controcorrente: ogni anno, a partire dal fatidico 2004, un regista straniero riveste il ruolo di co-direttore creativo, collaborando in maniera attiva nel plasmare il programma e la fisionomia del festival.

Il primo a godere di questo privilegio è Thomas Ostermeier, che ne approfitta per allestire un’edizione all’insegna della grande tradizione del teatro tedesco, invitando alcuni tra i nomi più innovativi della sua scena nazionale, come ad esempio Julian Rosefeldt e Sasha Waltz, per anni co-direttrice insieme a lui della Schaubühne di Berlino.

Lo stesso Ostermeier mette in scena quattro spettacoli, di cui due particolarmente memorabili: stiamo parlando di Nora, da Casa di bambola di Ibsen e Woyzeck dall’omonimo testo di Georg Buchner.

Il Woyzeck di Ostermeier entra nelle maglie del testo, inserendole nel presente

Come dice Peter Szondi, la prosa di Buchner trasforma il dialetto in linguaggio poetico e Ostermeier non rinuncia a trasformare la decadenza dell’ambientazione contemporanea in poesia, mantenendo l’armonia drammaturgica.

Sarà in questa occasione che il regista inizierà a lasciare il suo marchio inconfondibile in territorio francese. “L’enfant terrible venuto dalla Germania”, non rinuncia a interrogare scomodamente il pubblico: gli attori interrogano minacciosamente la platea disposta all’interno della Corte dei papi di Avignone.

La maestosità del luogo contrasta con l’impianto scenico creato da Jean Pappelbaum: si tratta di uno dei suoi più ambiziosi e riusciti progetti, riproduce un sordido e fangoso parcheggio, che richiama le atmosfere decadenti di certi angoli di Berlino-Est, ma leggibile anche come allegoria della psiche nichilista e annichilente di Woyzeck.

I personaggi, sotto la lente di questo allestimento contemporaneo, ricordano i Freaks di Tod Browning: a partire dalla scelta di far interpretare il figlio di Woyzeck a un attore nano, passando per la prostituzione di Marie che si traveste da donna barbuta.

Perché quindi rivedere oggi Woyzeck? E perché rivederne un allestimento del 2004? Quale contemporaneità racconta la messa in scena di Ostermeier?

La mancata comunicazione fra i personaggi, che ha ispirato poi spettacoli affini, come Les Idiots di Kirill Serebrennikov o Shopping and Fucking dello stesso Ostermeier, racconta una generazione sconnessa, apatica volontariamente simbolo di una distanza alla quale non vorremmo mai più ritornare, un prequel della realtà che si trasforma in ammonimento. 

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