Venti anni di Attraversamenti Multipli. Intervista ad Alessandra Ferraro

Quella di quest’anno, per Attraversamenti Multipli è un’edizione particolare. Il festival romano che si insedia nel quartiere del Quadraro, attraversando e abitando insieme alla comunità di artisti e cittadini gli spazi urbani dell’isola perdonale di Largo Spartaco, è giunto al suo ventesimo anno di vita. “Everything is connected” è il titolo di Attraversamenti Multipli 2020 che si svolgerà dal 18 al 27 settembre a Roma con uno sconfinamento nel comune di Toffia il 3 e 4 ottobre.

Attraversamenti Multipli
Attraversamenti Multipli

Una connessione, portata avanti dalla direzione artistica composta da Alessandra Ferraro e Pako Graziani, volta ad attivare un’azione collettiva in cui indagare la relazione tra le arti performative contemporanee e il presente, attraverso la presentazione di spettacoli e performance site specific nei paesaggi urbani. Le tante compagnie e i tanti artisti coinvolti, già ospiti del festival negli anni precedenti, celebreranno questo ventennale con progetti spettacolari creati ad hoc. Ce ne parla Alessandra Ferraro, approfondendo la tematica e la programmazione di Attraversamenti Multipli 2020. 

Tema di questa edizione di Attraversamenti Multipli è “everything is connected”. Una connessione artistica ma anche comunitaria e che, in questo senso, segna la vostra missione da vent’anni. Come avete attivato questa connessione e cosa significa spingere su questo tema in un momento in cui la relazione interpersonale è fortemente messa in crisi?

Il sottotitolo dell’edizione di quest’anno è stato scelto proprio durante il periodo del lockdown. Per noi è stato molto importante andare a sottolineare – proprio perché il festival lavora in fortissima connessione con la realtà che lo circonda, con il presente – questo elemento dell’interconnessione tra tutti.  Per “tutti” non intendiamo soltanto esseri umani ma anche l’ambiente, le specie animali.

L’elemento dell’interconnessione accompagna in realtà il festival da sempre e, nonostante negli anni si sia espanso e trasformato, ha mantenuto alcuni elementi fondanti tra cui la stretta interazione tra gli spettacoli, i paesaggi urbani in cui gli spettacoli si collocano e le comunità con cui il festival si relaziona. Per questa edizione abbiamo dovuto ripensare il festival, interrogandoci e confrontandoci con tutti gli artisti coinvolti per capire come ricalibrare le performance, adeguandole a una nuova modalità di abitazione degli spazi pubblici. Continuiamo a portare il festival in uno spazio open urbano, tenendo però conto di normative che determinano il distanziamento fisico tra le persone.

Il fatto che Attraversamenti Multipli abbia alle spalle una lunga storia di ricerca  sul site specific ci ha aiutato molto in questo momento di grande incertezza e cambiamento, perché abbiamo potuto contare sull’attitudine della direzione artistica e degli artisti a modellare gli spettacoli a seconda dei contesti. Il nostro obiettivo è fare in modo che la distanza fisica non sia una distanza sociale cercando di rendere il festival un luogo accogliente e ospitale.

Attraversamenti Multipli indaga la relazione tra le arti performative contemporanee e il presente. Qual è il vostro modo di mettervi in ascolto del presente e cosa cercate di restituire dello stato creativo che il presente può indurre?

Per noi stare in ascolto non significa unicamente fotografare la realtà. Negli spettacoli in programma, infatti, c’è un lavoro sia sulla drammaturgia del contemporaneo sia sulle estetiche, sulla forma spettacolare. Trovo che sia importante andare oltre il confine conosciuto anche a livello di sguardo, di visioni, di estetiche. Stare nel presente, quindi, vuol dire anche avere modalità estetiche e strumenti per poterlo affrontare. Gli artisti, le produzioni che lavorano sui confini tra i generi artistici, ibridando diversi linguaggi, dalla danza al teatro fisico, alla parola, cercano anche di creare delle opere innovative la cui restituzione credo abbia molto a che fare con la processualità che c’è all’interno del festival.

Attraversamenti Multipli non è solo il momento della visione degli spettacoli da parte del pubblico ma è anche un luogo che supporta la produzione artistica. In questi giorni, ad esempio, stiamo ospitando in residenza il Consorzio Grano Lucisano che costruisce un’operazione molto interessante, l’incontro tra cinque danzatori e cinque fisici, quindi scienza e arte, di cui ci è prevista una restituzione sabato 19 settembre.

Una reggenza artistica in spazi non convenzionali rappresenta un modo di stare concretamente in dialogo con il presente e con le persone che attraversano quel luogo, perché si innescano delle dinamiche relazionali. Per questo ci è sembrato interessante che all’interno del festival fossero programmati degli spettacoli preesistenti, che sono stati riformulati per questa edizione e che ci fossero anche delle produzioni completamente originali,  progetti  specifici esclusivi pensati ad hoc per il festival e che magari hanno anche vissuto e vivranno in altri contesti trasformandosi. Interessante è l’unicità dell’incontro e dell’atto, nonostante possa esservi una riproducibilità.

Per il ventennale di Attraversamenti Multipli avete deciso di ospitare artisti e compagnie che già hanno abitato gli spazi di Largo Spartaco nelle precedenti edizioni. Un’operazione che solidifica la memoria storica di un festival con tanti anni di attività alle spalle. Cosa vi ha spinto a dare vita a questa programmazione?

La programmazione è nata e si è rafforzata anche durante il periodo anche del lockdown. Abbiamo immaginato quest’edizione come un’occasione per  festeggiare con un “non compleanno” i primi 20 anni di Attraversamenti Multipli, che rappresentano una tappa, un pezzetto di storia. Fin dall’inizio abbiamo pensato di coinvolgere artisti con cui eravamo entrati in relazione negli anni precedenti, perché avevano già preso parte al festival, perché ci sembrava importante rafforzare ragionamenti, pratiche di condivisione di estetiche originatisi in una comunità di artisti che è venuta a crearsi. Stiamo cercando di dar vita sempre più a un’azione collettiva, per la quale chiediamo, visto il momento storico, un supporto del pubblico in merito alla responsabilità sociale. C’è una grande processualità alle spalle del festival che diventa visibile al momento della restituzione.

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