PERIFERIE ARTISTICHE: un libero spazio di sperimentazione. Intervista a Loredana Parrella

PERIFERIE ARTISTICHE

Laddove i tempi di creazione sono sempre più ridotti, PERIFERIE ARTISTICHE, Centro di Residenza multidisciplinare del Lazio, si pone come un’oasi di libera sperimentazione. Una casa dove creare, immaginare, crescere. Potendo usufruire di diversi spazi teatrali dislocati sul territorio regionale, grazie alla sinergia tra i 4 soggetti promotoriTwain, Settimo Cielo, Ondadurto Teatro e Vera Stasi –, PERIFERIE ARTISTICHE si afferma come polo culturale nel Lazio e sul territorio nazionale e internazionale.

A partire dal triennio 2018/2020, il Centro di Residenza ha ottenuto il sostegno del MiBACT e della Regione Lazio, riuscendo a far progredire il proprio modello di co-progettazione e assicurando, anche a seguito della pandemia, uno spazio di creazione a tutti gli artisti selezionati per l’anno 2020. Il palinsesto delle attività è molto vario, concretizzandosi in un’alternanza di ospitalità, percorsi formativi rivolti agli artisti in residenza, alle giovani professionalità e al pubblico, favorendo il dialogo con il territorio.

In questa intervista, Loredana Parrella, che insieme a Gloria Sapio, Lorenzo Pasquali e Silvana Barbarini cura la direzione artistica, racconta la mission di PERIFERIE ARTISTICHE: creare ricchezza intorno al tema della ricerca.

Volendo ripercorrere questa prima triennalità di sostegno istituzionale che volge al termine, quali sono stati i momenti più pregnanti del vostro progetto e quali obiettivi avete raggiunto?

I Centri di Residenza sono stati inseriti dal Ministero tra i beneficiari dei contributi statali a partire dal triennio 2018/2020, anche se molte strutture si occupano di ospitalità da diversi anni. Già nel 2015 era stato firmato il patto Stato-Regioni avviando una prima triennalità con residenze artistiche riconosciute. Dal 2018, Twain si è insediato sul territorio di Tuscania potendo usufruire di diversi spazi teatrali.

Quando si è aperta la possibilità di creare un Centro di Residenza per ogni regione, Twain ha proposto a tre realtà del territorio, con le quali collabora da anni – Settimo Cielo, Ondadurto Teatro e Vera Stasi –  di fondare un ATS e lavorare a un progetto comune. Grazie all’esperienza pregressa già maturata in tutte le strutture abbiamo potuto unire le differenti competenze per mettere in atto un progetto articolato, coerente e ben coordinato. 

Questa collaborazione ha dato vita, nella Regione Lazio, a un Centro di Residenza multidisciplinare in grado di ospitare progetti di teatro, danza, arti performative, circo contemporaneo e musica. Un luogo di accoglienza, cura e supporto alla ricerca artistica di compagnie e artisti, affermati ed emergenti, del panorama nazionale e internazionale. Una casa in cui il tempo è sospeso e interamente dedicato al processo creativo, con laboratori permanenti di formazione per giovani performers, danzatori, attori, musicisti, registi  e coreografi. 

Un’operazione dinamica anche per la dislocazione in diverse cittadine del Lazio: Twain opera a Ladispoli presso il Centro D’Arte e Cultura e, insieme con Vera Stasi a Tuscania, gestisce il Supercinema e diversi spazi comunali tra cui il Teatro il Rivellino e l’Ex Tempio Santa Croce; Ondadurto Teatro lavora nel comune di Antrodoco, presso il Teatro Comunale Sant’Agostino; Settimo Cielo svolge la propria attività al Teatro La Fenice di Arsoli. PERIFERIE ARTISTICHE è caratterizzato dalla possibilità di avere a disposizione spazi differenti che si adattano alle necessità dei vari progetti. 

Dando vita a questo Centro ci siamo assunti una responsabilità nei confronti degli artisti. Siamo consapevoli che le Residenze sono quel segmento fondamentale dello Spettacolo dal vivo che assolve al ruolo di accogliere i processi di studio e ricerca.  Nel momento in cui un artista viene scelto e gli viene data la possibilità di sperimentare, deve poter lavorare serenamente e senza pressioni. 

Il nostro obiettivo è creare ricchezza intorno al tema della ricerca: sostenere gli autori, sia under sia over 35, è un valore fondamentale per la crescita culturale ed economica del Paese. L’apertura ai giovani ha una finalità diversa rispetto a quella nei confronti di un autore già avviato. Questa differenza ricade anche sul modo in cui strutturiamo le nostre ospitalità: ai giovanissimi sono dedicate le “residenze trampolino” rivolte ad artisti appena diplomati da corsi di formazione professionale e che muovono i primi passi nell’ambito della creazione.

Per questo tipo di residenze abbiamo attivato delle convenzioni con accademie come CAU escuela de circo y teatro con Proyecto Insomnia, Accademia di Arte  Drammatica Nico Pepe di Udine, Fondazione Majid – Locarno, Rete Diculther – the Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities School e con la Facoltà di danza del Department 3 – Performing Arts di Francoforte. Durante il periodo di residenza i giovani artisti sono seguiti da tutor con differenti competenze che monitorano l’andamento del progetto.

PERIFERIE ARTISTICHE
Loredana Parrella

La mission di un Centro di Residenza non è mettere a disposizione una sala prove ma essere un punto di riferimento per gli artisti, comprendere quali siano le necessità di ciascuno e mostrargli la strada mettendo a disposizione spazi, tempi per la ricerca e competenze. Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto in questi tre anni anche se l’arresto brutale imposto dalla diffusione del Covid-19 ci ha messo inizialmente in seria difficoltà. Il lockdown ci ha costretto, come è accaduto a tutti, a una pausa forzata durante la quale abbiamo mantenuto attiva la comunicazione con i nostri artisti.

Grazie anche al fatto che  non abbiamo ricevuto tagli economici sui finanziamenti da parte delle Istituzioni, siamo riusciti a garantire l’impegno preso con tutti i progetti programmati nel 2020. In questi mesi stiamo recuperando alcune residenze, sia dal vivo sia in modalità remota, e a tal proposito abbiamo ideato il progetto “Residenze a distanza di sicurezza” per quegli artisti che non possono essere fisicamente presenti nel nei nostri spazi. 

Dopo il momento di stallo imposto dalla pandemia, le residenze previste per il 2020 ripartiranno all’interno del progetto “Residenze a distanza di sicurezza”. Come si articoleranno i percorsi di residenza ripensati alla luce delle limitazioni vigenti? 

Per ogni residenza viene strutturato un progetto specifico e, a seconda del luogo e della condizione delle varie nazioni in cui si trovano gli artisti, vengono prese in considerazione diverse possibilità di realizzazione. Quando le residenze devono essere condotte da remoto, si cercano delle sale nelle città in cui vivono gli autori e il lavoro viene portato avanti seguendo un diario di bordo giornaliero, monitorato da un tutor attraverso una piattaforma online.

Tutte le strutture del Centro di Residenza hanno creato un gruppo di spettatori attivi, che a Tuscania abbiamo chiamato “Pionieri della visione”, ad Arsoli ”spettAttori” e ad Antrodoco “Critici per caso”, che segue gli artisti in residenza lavorando sotto la guida di un coordinatore. Se si tratta di una residenza in loco, questo gruppo attraversa la sede di lavoro dell’artista, se si tratta di una residenza a distanza l’incontro avviene attraverso mezzi digitali. Il digitale può essere una grande esperienza a patto che non diventi una sostituzione dello Spettacolo dal vivo.  I mezzi digitali consentono un tipo di sperimentazione che ogni artista deve voler scegliere. 

Nel nostro caso, la “distanza di sicurezza” è stata un modo per non soccombere alla crisi e garantire lo sviluppo dei progetti anche a distanza, assicurando sempre la libertà di creazione di ogni autore.

PERIFERIE ARTISTICHE è un progetto internazionale che ospita le indagini creative di artiste e artisti italiani ed esteri, mettendo a disposizione diversi spazi disseminati nelle province di Roma, Viterbo e Rieti. Dal 2018, sono stati attivati, oltre ai laboratori per performer, anche dei percorsi formativi per spettatori aperti alla comunità locale. Qual è il vostro rapporto con il territorio? 

Il Centro di residenza ha amplificato il lavoro che ogni realtà, pur continuando a coltivare l’internazionalità, porta avanti da più di dieci anni nei propri luoghi. Non ci poniamo come degli invasori che occupano degli spazi per far avanzare le proprie progettualità, piuttosto, abbiamo cercato di entrare in relazione con il territorio, nutrendoci della storia e cogliendone aspetti sommersi dell’immaginario della comunità che lo abita.

Parlando direttamente a nome di Twain, inizialmente abbiamo trovato poca attitudine alla danza, per cui ciò che ha richiesto più tempo non è stato programmare quegli spettacoli che i cittadini non si aspettavano di vedere, ma instaurare con loro un rapporto umano e di fiducia. Fin dagli inizi, abbiamo portato le nostre performance in strada facendo sì che le persone si avvicinassero alla danza senza aver paura di non comprendere.

Ciò che crea distanza è la mancanza di fiducia dello spettatore nei confronti di sé stesso e di ciò che gli viene proposto. È l’atto della partecipazione che consente a tutti di avvicinarsi al mondo dell’arte e di condividere i differenti immaginari proposti dagli autori. Ho sempre avuto la certezza che fosse indispensabile creare gruppi di studio appartenenti a questa schiera di pubblico.

Ho trovato molto stimolante dare voce ai loro punti di vista e alle loro competenze fornendogli nel contempo degli strumenti di lettura. La relazione che l’artista instaura con questo nucleo di spettatori è spassionata, perché non ha secondi fini, quindi riesce a stabilire l’interazione dell’artista con il territorio e contribuisce al nutrimento reciproco.

In un momento di forte difficoltà per l’intero settore dello spettacolo dal vivo, offrire la possibilità di esplorare il processo creativo significa mettere in campo energie nuove da cui ripartire. Quali sono le prospettive di PERIFERIE ARTISTICHE? Come si inserisce il vostro lavoro nel nuovo assetto culturale nazionale?

Anche se questa crisi ha messo in ginocchio un settore che già versava in condizioni difficili, PERIFERIE ARTISTICHE ha continuato a operare e in collaborazione con gli altri Centri nazionali e con le Residenze sui territori abbiamo attivato uno scambio di competenze e di buone pratiche che ci ha portato ad interfacciarci con il Ministero. Abbiamo richiesto misure straordinarie riguardanti il regolamento a sostegno della programmazione 2020: in questo modo stiamo garantendo lo sviluppo dei progetti e la libertà di creazione contribuendo a sostenere il sistema dello spettacolo dal vivo. 

Per quanto riguarda il nostro Centro di residenza tutti gli artisti inseriti nell’annualità 2020 sono stati riconfermati. Lo spettacolo dal vivo ha dimostrato di avere la forza necessaria per affrontare l’emergenza di questi mesi e di saper immaginare un futuro possibile. 

Le Residenze appaiono senza dubbio come realtà in grado di dare concreto sostegno ad artisti e compagnie all’interno di un’azione di rinascita delle pratiche artistiche. Un solo appunto rispetto alla riapertura dei teatri e alla ripartenza frettolosa di programmazione che sta togliendo alle strutture la possibilità di riprendersi, ricercare, e ristrutturarsi. 

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