Arti performative e spazi comunitari: il Master PACS raccontato da Ilaria Mancia ideatrice della drammaturgia didattica

Triennale di Milano © foto di Gianluca Di Ioia.
Triennale di Milano © foto di Gianluca Di Ioia.

Il 28 gennaio è stato inaugurato a Roma il Master annuale di II livello Arti Performative e Spazi Comunitari (PACS), primo in Italia a proporre un percorso di formazione in grado di sviluppare, in maniera interdisciplinare, una ricerca nel campo della performance, dell’architettura e delle arti visive. Il Master PACS diretto da Cesare Maria Pietroiusti e dal Professor Francesco Careri, rispettivamente Presidente dell’Azienda Speciale Palaexpo e Direttore del Dipartimento di Architettura di Roma TRE, le due realtà che hanno operato in sinergia per la realizzazione di questo progetto, è orientato alla creazione di nuove forme di sperimentazione, volte all’attivare degli spazi pubblici e dei contesti urbani in un’ottica comunitaria.

Tra i docenti, tante eccellenze del teatro, della musica, dell’arte e dell’architettura che guideranno i partecipanti nell’attraversamento degli spazi dell’Ex-Mattatoio, della Pelanda, della Galleria delle Vasche e del Padiglione 9B, che ospitano l’iniziativa. Il fitto programma di seminari teorici, spettacoli e talk pubblici, mira alla costruzione di una visione creativa e critica collettiva. Ilaria Mancia, ideatrice della drammaturgia didattica del progetto, racconta la variegata offerta formativa, insistendo sulla volontà di proporre un’occasione di scambio e d’incontro tra i professionisti del settore.

Su quale necessità si fonda la scelta di proporre un percorso di formazione multidisciplinare aperto alla ricerca e alla sperimentazione tra le arti?

Nasce da una volontà di creare un nuovo polo del performativo e dell’interdisciplinarità artistica all’ex-Mattatoio di Testaccio – all’interno di un progetto dell’Azienda Speciale Palaexpo, in collaborazione con il Dipartimento di Architettura di Roma TRE – che declina, in quel luogo, una serie di attività che vanno dalla formazione alla presentazione di performance, o ad altri momenti artistici aperti al pubblico. Già lo scorso anno avevamo avviati dei laboratori pilota, aperti al pubblico, che erano un test circa la necessità di dare alla città un luogo di formazione su vari linguaggi. La necessità risiede nel far sì che il Mattatoio, luogo in cui sono presenti varie istituzioni, possa diventare uno spazio di collaborazione sia sul versante della formazione, sia su quello della creazione reale di una comunità che può aprirsi alla città ed essere attraversata.

Allo stesso tempo, il Sud Europa ha poche occasioni di studio avanzato a livello universitario, circa il performativo o la ricerca nel campo dell’architettura mirata ad attivare spazi urbani attraverso una comunità creativa. Infatti, abbiamo ricevuto molte richieste anche dalla Spagna e dal Sud America per le 20 borse di studio che Palaexpo ha messo a disposizione. Riporto questo dato per far capire che mentre nel Nord Europa ci sono molte occasioni di studio in questo senso, in Italia e nel Sud del mondo ce ne sono molte meno. È questa l’idea che sta alla base del tentativo di avviare un percorso e un’indagine, che con il Mattatoio vogliamo portare avanti, su quanto la formazione possa essere a sua volta un luogo di dibattito artistico, cioè quanto gli artisti che si impegnano a portare avanti un percorso didattico possano recare un pensiero creativo rispetto a una formazione meno tradizionale. 

Birdie 07 © Pasqual Gorriz
Birdie 07 ©Pasqual Gorriz

Tra gli obiettivi del master figura la volontà di attivare in senso comunitario lo spazio pubblico e i contesti urbani. Come si avvierà questo processo? In che modo il lavoro dei docenti e dei partecipanti modificherà lo spazio del Mattatoio che ospita l’iniziativa?

Questa è la speranza rispetto a un luogo molto complesso, con molte criticità che si spera di superare rendendolo realmente attraversabile. La volontà è di immaginare insieme agli studenti un possibile cambiamento, oltre che di interrogarci circa l’azione delle istituzioni rispetto a una ricerca di questo tipo. L’offerta didattica è suddivisa in laboratori dedicati al performativo e laboratori outdoor dedicati all’architettura i cui esiti interverranno direttamente all’esterno del Mattatoio, con installazioni e analisi di cosa quel luogo è e rappresenta. Stalker è un gruppo che lavora da tempo in quegli spazi e che, attraverso un’attività laboratoriale, guiderà gli studenti all’analisi e all’attivazione di un pensiero.

Per questo è stato molto importante impostare una mappatura degli ambienti esterni già dalla prima settimana di master, per permettere agli studenti di conoscere sia la comunità sia le varie strutture attraversandole. Un’altra operazione che stiamo cercando di portare avanti, con la complicità del Teatro di Roma, è permettere agli studenti di conoscere a fondo la realtà del Teatro India che sta attivando una serie di percorsi per la città e per i cittadini, attraverso delle attività che stiamo pensando insieme. Tutti i laboratori avranno un’apertura finale e ogni docente terrà un talk di presentazione aperto al pubblico, durante il quale verranno invitati artisti e teorici.

La programmazione inizierà nella seconda parte di febbraio con Stefan Kaegi che, dopo il seminario di Silvia Bottiroli, darà luogo al primo attraversamento pubblico di questo percorso. Oltre alle aperture dei laboratori, sono previsti dei momenti serali di spettacolo cui si aggiungeranno altre attività del Macro con una programmazione parallela o limitrofa a quella del Master. In primavera prenderanno il via una serie di laboratori gratuiti per tutte le fasce d’età, aperti alla cittadinanza.

Molti sono i docenti coinvolti, tutti rappresentano delle eccellenze negli ambiti disciplinari di appartenenza. Tra i criteri di scelta dei docenti rientra anche la possibilità di offrire ai partecipanti un ponte di collegamento con il mondo del lavoro?

Abbiamo pensato che gli artisti e i professionisti che abbiamo scelto, potessero apportare un ulteriore contributo alla ricerca che perseguiamo, anche in virtù di una possibile programmazione. La questione del creare un ponte con il mondo del lavoro è molto difficile, ma credo che riuscire a confrontarsi con chi lavora ad alto livello, e quindi mostra anche un percorso produttivo possibile, rappresenti un’esperienza formativa rispetto alla capacità di posizionarsi nel mondo del lavoro. Si ha a che fare con artisti e compagnie che possono condividere con i partecipanti la capacità di fare arte, in un momento storico difficile per i lavoratori, attraverso delle strategie messe in campo per far avanzare i propri progetti.

Credo che questo sia molto utile. Nello stesso tempo, l’idea che un corso così possa formare per il mondo del lavoro la trovo rischiosa. Vediamo questo contesto come un’occasione per creare connessioni e attivare una serie di curiosità rispetto a un’occupazione futura dando, a persone già formate, la possibilità di avere un bagaglio ulteriore da sfruttare nel mondo del lavoro. Il gruppo che si è formato è molto vario: si passa da artisti visivi ad artisti performativi, curatori, architetti, per cui ciascuno di loro potrà costruire dei percorsi individuali. Può capitare che si trovino nei lavori pratici delle complicità, tra gli studenti stessi o con i docenti, che potrebbero condurre a collaborazioni professionali future.

A chi si rivolge il master e quali competenze acquisiranno i partecipanti al termine di questo percorso formativo? 

Vista la varietà sia della proposta sia della richiesta, credo si tratti di visioni e immaginari diversi di potenziali azioni condivise, più che di competenze specifiche. Anche questa è una grande scommessa, capire come riuscire a incuriosire tutti e dare a tutti degli strumenti. Ognuno sceglierà il proprio percorso: la nostra offerta formativa è doppia rispetto ai crediti formativi che devono acquisire per il conseguimento del titolo, proprio per concedere una varietà di impostazione a seconda delle esigenze o delle curiosità personali. Anche a livello di calendario, le lezioni sono molto intensive in modo da dare la possibilità a chi già è impegnato professionalmente di portare avanti il proprio lavoro.

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