Dervisci rotanti al Teatro Argentina per Ottoman Sufi Night. Intervista a Gerd Jalaludin Rebler

Il 2 novembre – unica data italiana – giunge al Teatro Argentina di Roma la Ottoman Sufi Night, di Sheikh Bahauddin Adil, unendo canto, musica e saggezza tradizionale sufi in uno spettacolo animato da una costante tensione mistica. Il gruppo di Sheikh Bahauddin è composto da un ensemble corale e un’orchestra che impiega strumenti tradizionali e accosta composizioni antiche e moderne. I dervisci rotanti accompagnano la performance con le loro tipiche danze, capaci di raggiungere meravigliosi culmini di ebbrezza estatica. 

Lo spettacolo è introdotto dalla cappella ottomana di “Mehter”, banda musicale che, secondo la tradizione, veniva utilizzata ai tempi dell’Impero ottomano per accogliere gli ospiti d’onore. I suoi musicisti vestono costumi originali e impiegano repliche fedeli di cimeli e strumenti d‘epoca. La cappella ottomana di “Mehter” ha già realizzato diverse tournée internazionali ed eventi spettacolari in siti storici di svariate capitali europee, tra i quali il Castello di Charlottenburg a Berlino. Il fondatore e attuale direttore artistico, Ayberk Efendi, è altresì ideatore e mente creativa della Ottoman Sufi Night.

L’evento è organizzato e curato dalla Royal Ottoman Society, associazione culturale con sede in Germania volta al mantenimento di antiche tradizioni e il rafforzamento dei valori di convivenza pacifica e dialogo tra i popoli. Per l’occasione abbiamo intervistato Gerd Jalaludin Rebler, presidente esecutivo della Royal Ottoman Society.

La Royal Ottoman Society promuove l’idea di una società pacifica. Quali sono i principi etico-religiosi alla base della vostra produzione artistica?  

La Royal Ottoman Society segue i principi e valori della filosofia Sufi, la corrente mistica dell’Islam. Il nome dell’associazione deriva dalla tradizione ottomana di comunità internazionale basata sulla convivenza pacifica tra popoli e religioni, nel segno del rispetto reciproco e la giustizia, qualità imprescindibili di un buon musulmano e di qualsiasi persona alla ricerca della pace interiore.

Perseguendo la via della pace e dell’umanità. In che modo si integrano i fondamenti del sufismo con i valori dominanti della cultura euro-americana?

Il sufismo insegna la via della pulizia interiore alla ricerca dell’armonia con se stessi che porta alla convivenza pacifica con il prossimo. La cultura dell’uomo moderno e della donna moderna spesso sembrano invece distrarsi con le apparenze e le attenzioni volte a caratteristiche esteriori, dimenticandosi della via che porta al conoscimento del proprio interiore. Gli apprendisti, o Dervisci, sufi, grazie agli insegnamenti del loro maestro, si concentrano sullo sviluppo del buon carattere e dei buoni rapporti con gli altri esseri umani, cercando costantemente di migliorarsi tramite la meditazione, la preghiera, la introspezione ed il servizio verso il prossimo.

L’Ottoman Sufi Night debuttò nel novembre 2015 al Tiyatrom Berlin. Come può,  il teatro, favorire l’affermazione e la trasmissione dell’ identità artistica e culturale islamica? Nel corso di questi quattro anni, com’è cambiato lo sguardo e il modo di porsi dello spettatore occidentale?

La Ottoman Sufi Night è uno spettacolo che integra saggezza tradizionale sufi e folklore ottomano. L’effetto che essa genera sullo spettatore, oggi come ieri, va aldilà della semplice partecipazione passiva ad uno spettacolo teatrale, comunque di altissimo spessore artistico e culturale. Lo spettatore diventa partecipe di una cerimonia mistica di tradizione millenaria presentata in una cornice moderna adatta ad un pubblico occidentale ed internazionale. Trasportato dal vortice della danza turbinante dei dervisci rotanti e grazie all’atmosfera pacifica creata dal canto meditativo, lo spettatore si ritrova dunque ad essere parte integrante di quella tradizione che lo spettacolo viene a rappresentare. Ci pensa la banda Ottomana di Mehter, con i suoi colori e la sua energia irrompente in un intermezzo storico-culturale, a riportare lo spettatore dal suo viaggio mistico di nuovo sulla poltrona del teatro per concentrare i suoi sensi sul monologo ispiratore di Sheikh Bahauddin Adil. Lo spettacolo conclude poi con un concerto di composizioni moderne di musica tradizionale sufi.

Danza roteante dei dervisci. Qual è la funzione specifica della danza all’interno dello spettacolo? In quale misura l’efficacia della narrazione necessita della fusione mistica di elementi musicali, corali, corporei?  

La danza dei Dervisci rotanti proviene dagli insegnamenti e la tradizione del mistico e poeta sufi Jalaludin Rumi. Il messaggio che porta è di unità, dedizione e piena concentrazione verso l’unico creatore nonché fonte infinita di ispirazione. Il vortice che essa crea può culminare in meravigliosi culmini di ebbrezza estatica per i Dervisci rotanti e per chi li osserva. Nell’insieme dello spettacolo la sua funzione precisa è quella di aiutare lo spettatore a comprendere lo stato meditativo del Derviscio nelle sue pratiche mistiche quali la danza, la musica, la contemplazione e la riflessione.

L’ensamble artistico è composto da seguaci della tradizione sufi. Com’è concepito, nella fase di ideazione e creazione dello spettacolo, il rapporto tra performer e regista?

Il rapporto tra le persone coinvolte nell’ideazione e lo svolgimento dello spettacolo si basa su un legame molto forte e profondo, come tra compagni di viaggio, nel cammino sufi. Grazie alla vena artistica e musicale di Ayberk Effendi, il direttore artistico dell’associazione e ideatore della Ottoman Sufi Night, e il talento di Sheik Bahauddin, il cui carisma gode di una fama a livello mondiale, è stato possibile mettere insieme questo spettacolo che porta la tradizione sufi e il folklore ottomano sul grande palcoscenico.

Una poesia di Jalaludin Rumi recita: « Nella generosità e nell’aiuto degli altri sii come un fiume». È possibile riassumere in questa immagine, la poetica di Sheikh Bahauddin Adil?

Sheik Bahauddin, oltre ad essere l’artista principale dello spettacolo, per molti membri della compagnia e migliaia persone in ogni parte del mondo funge da maestro ed esempio da seguire in ambito artistico come in molti aspetti della vita quotidiana. Nel corso dei suoi incessanti viaggi in decine di paesi affascina il pubblico grazie alla sua brillante vena di narratore orale e alla pratica del canto meditativo. La tradizione mistica e spirituale sufi gli fu lasciata in eredità dagli insegnamenti di suo padre Mawlana Sheik Nazim, maestro sufi di spiccata notorietà mondiale e granmaestro della confraternità Naqshbandi fino alla sua morte nel 2014. La generosità, la gentilezza dell’essere e il miglioramento di se stessi, che costituiscono le progressive tappe del cammino spirituale sufi, sono la base dei suoi racconti, spesso nutriti di una buona dose di umorismo che aiuta ad assimilarne meglio i significati profondi.

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