L’esprit di Loredana Parrella, tra rivoluzione e romanticismo come in un quadro di William Turner

Passione e conoscenza: così potrebbe essere raccontata in sintesi la dimensione artistica di Loredana Parrella. Direttrice artistica e maître à penser di Twain Centro di Produzione Danza. Una struttura che mediante le sue attività sviluppa alcuni basilari concetti chiave. La ricerca e la sperimentazione coreografica da un lato, la centralità della storia, l’importanza delle origini dall’altro. L’esplorazione dei linguaggi e delle tradizioni diventa un viaggio attraverso i corpi per circumnavigare le debolezze e la forza dell’uomo. La realizzazione di un incontro tra culture e storie diverse. Due grandi eventi si sono conclusi recentemente: il Focus Giovani – sezione Danza, avvenuto al Supercinema di Tuscania dal 20 al 22 settembre e Romanza, Trittico dell’intimità. L’ultima composizione di Loredana Parrella è andata in scena al teatro Sala Pasolini di Salerno. Il nostro incontro con lei restituisce i pensieri e i ricordi di una donna e del suo autentico spirito ribelle, a poco tempo dal prossimo, importante appuntamento firmato Twain, la prima nazionale di Juliette al Teatro Fabbri di Vignola, il 26 ottobre a cui seguirà una lunga tournée a Roma, Tuscania, San Gimignano, Teatro Romano di Nora, Cagliari, Festival Quartieri dell’Arte, Soria e Madrid (Spagna), Viterbo, Biella.  

Quali sono state le impressioni e le considerazioni sull’edizione 2019 del Festival direzioniAltre?

Il Festival direzioniAltre, giunto alla terza edizione si è svolto dal 13 al 16 giugno a Tuscania (VT) con performances site specific e spettacoli. Rappresenta l’apice della stagione di Twain Centro di Produzione Danza, sostenuto dalla Regione Lazio, che svolge sia la sua attività di programmazione di compagnie italiane ed europee sia di produzione di spettacoli, da gennaio a dicembre. Le 4 giornate del Festival sono delle vere e proprie invasioni creative durante le quali i 40 artisti in programma alternano performance in spazi urbani a spettacoli negli spazi teatrali. La mappa del Festival si snoda in tutto il centro storico, da Via Roma al Duomo, dal parco di Torre Lavello ai sagrati delle Chiese, dal Supercinema all’ex Tempio di Santa Croce. La bellezza dei luoghi unita all’abilità degli artisti nell’abitarli e la generosa risposta del pubblico, che ci segue numeroso, sono la linfa vitale del nostro Festival. Si è stabilita una relazione meravigliosa con la città. Gli spettacoli sono stati seguiti dagli spettatori con più attenzione e con meno diffidenza, divenendo in breve tempo un appuntamento abituale di di inizio estate.

L’ex Tempio di Santa Croce è una chiesa sconsacrata che ha ospitato INRI, spettacolo storico della compagnia Zerogrammi, che a mio avviso era perfetto all’interno di quel luogo per il quale abbiamo avuto un sold out. Diego Sinniger in Piazza Duomo, luogo di ritrovo di molti tuscanesi, si è infiltrato tra le persone presenti che in quel momento transitavano nella piazza e con il suo solo, dis–connect ha incantato e commosso anche i più scettici. La sua bravura e la sua forza interpretativa sono state apprezzate anche nel suo duo Liov, nel quale viene affiancato dal bravissimo Kiko Lopez, programmato all’Anfiteatro Torre di Lavello. La dinamica e la forza della performance si sono sposati perfettamente con la potenza del luogo che gode di un panorama mozzafiato. Altro artista interessante che sviluppa un percorso estemporaneo in site specific è Manuel Martin che ha portato il suo Hangar in due spazi urbani entrando nel cuore della città e nel parco, dove grandi e piccini hanno potuto godere della sua spettacolare fisicità e intensità. Sempre in site specific la performance in prima assoluta 1-0, del collettivo Sa.Ni, con grande ironia ha coinvolto moltissimi cittadini di tutte le età. Inoltre ogni anno il Festival ospita i lavori degli artisti vincitori del premio Twain direzioniAltre dell’anno precedente. 

Quest’anno programmati al Supercinema i due primi premi ex aequo, C&C Company di Carlo Massari, in scena con il pluripremiato Beast Without Beauty il 13 giugno e Sara Angius, ospite del festival il 14 giugno alle 21 al Supercinema con Wallpaper, prodotto dal Theater Braunschweigh (Germania), un’altra serata sold out. Ha concluso la sezione dedicata ai progetti urbani la compagnia residente Cie Twain con Juliette on the Road, una versione site-specific della mia ultima creazione, ospitata nella prestigiosa cornice di Santa Maria della Rosa. Come da tradizione, il Festival ha dedicato l’ultima serata al premio Twain DirezioniAltre con i suoi sei finalisti: Andrea Dionisi in Mondi Sterminati, Giorgia Gasparetto in The Home of Camila, Pablo Girolami in Manbuhsa, Agnieszka Jania in Lei, Manolo Perazzi in Fermo immagine e Priscilla Pizziol in Vengo a perderti. Appuntamento il 16 giugno alle 21 al Supercinema di nuovo tutto esaurito con l’esibizione dei finalisti, selezionati da una commissione d’eccezione composta da Alessandro Pontremoli (presidente commissione consultiva settore danza Mibac), Loredana Parrella (direttrice artistica Twain), Isabella Di Cola (responsabile programmazione danza Atcl Lazio), Ariella Vidach (direttrice artistica Aiep/Did studio Milano), Silvana Barbarini (direttrice artistica Vera Stasi), Simonetta Pusceddu (direttrice artistica Cortoindanza Cagliari) e Stefano Mazzotta (direttore artistico Zerogrammi Torino).

Il festival sin dalla sua nascita si pone come punto di vista alternativo, sempre alla ricerca di nuove prospettive, libero da preconcetti e stereotipi imposti da un sistema che cristallizza la danza in un’unica visione statica ed unidirezionale. La direzione è verso il contemporaneo e abbraccia autori di differenti fasce d’età, tenendo ben presente che la mescolanza di differenti professionalità ed esperienze crea terreno fertile per la crescita delle nuove generazioni di artisti. Il nostro festival è un viaggio breve ma intenso, un appuntamento annuale in cui differenti anime con differenti punti di vista si ritrovano per poi ripartire in direzioni diverse portandosi via frammenti di relazioni. direzioniAltre è un punto d’incontro tra un nuovo pubblico e nuove idee per un teatro vivo, caratterizzato dalla necessità di cercare, la curiosità di trovare ciò che si nasconde e la possibilità di pensare che c’è e ci sarà sempre un’altra direzione da esplorare.Un appuntamento che nel 2019 ha visto in soli quattro giorni oltre 600 spettatori.

Juliette

Si percepisce una dimensione micro e una macro. I vicoli e le piazze, gli spettacoli e gli artisti, una comunità è un territorio con la sua storia, la sua cultura.  Tutto questo si sviluppa e diventa un viaggio nel tempo e nello spazio. È questa la vostra mission?

Sì, il nostro festival parte dalla necessità di esplorare e abitare gli spazi urbani, attraverso l’azione dei corpi ispirata dalla poesia che ogni luogo suggerisce. Lo spazio urbano offre delle possibilità ma pone anche delle difficoltà che vanno superate e in qualche modo risolte. È in quel momento che si auto-crea una scrittura scenica e/o coreografica piena, concreta, dove ogni singolo gesto, ogni sguardo vive di esperienza e dona al corpo dell’interprete spessore e bellezza. In primis creo con i miei assistenti una mappatura dei luoghi, per poi disegnare un percorso nel quale inserire la programmazione delle performance e degli spettacoli. Agli artisti chiedo di intraprendere un viaggio attraverso i luoghi che ho scelto, ad ognuno di loro chiedo di perlustrare e percorrere quei luoghi. I giovani artisti sono molto disponibili a questa modalità di ricerca e di lavoro. Anche a distanza, loro iniziano a esprimere delle preferenze e il loro punto di vista. Lavoreranno in seguito per riadattare la loro performance all’interno di quel percorso. Questo mi permette di programmare opere vive e uniche che esistono nel momento in cui agiscono.

La scoperta, l’identificazione e l’appartenenza a un posto per un breve o per un lungo periodo: questo è quello che accade? 

Si è ciò che è accaduto a noi così come a molti altri artisti che arrivati a Tuscania sono rimasti per moltissimi anni o addirittura per sempre. Tuscania ha un’energia incredibile legata a una grande bellezza. Nel 1971 è stata distrutta, in gran parte, da un terribile terremoto. Un cataclisma che ha lasciato uno shock nella generazione che all’epoca lo ha vissuto e che è stato tramandato almeno per altre due. Molti tuscanesi hanno abbandonato il centro storico e sono andati a vivere fuori le mura. Per molti anni percorrendo il centro si aveva l’impressione di essere in una città fantasma. Negli anni a seguire Tuscania è stata ripopolata da molti artisti sia italiani che stranieri, che hanno scelto di abitare le vecchie case del centro. Così si è costituita una nuova comunità che ha dato vita a molti processi creativi. In particolare Silvana Barbarini direttrice della Compagnia Vera Stasi che nel 1997, in collaborazione con Dark Camera e Luigi Francini, ha fondato Tuscania Teatro (struttura regionale di residenza per le arti sceniche), e ha dato nuova vita al Supercinema rendendolo uno spazio teatrale. La sua progettualità ha permesso il continuo fluire a Tuscania di molti importanti artisti che operano nel campo della danza.

Dal 2018 TWAIN entra nella gestione del Supercinema trasferendo in Tuscania tutte le sue attività e ottenendo una convenzione triennale per gli spazi comunali, il Teatro Il Rivellino, l’ex tempio Santa Croce e l’Auditorium Torre di Lavello. Grazie a questa migrazione oggi possiamo vantare un pubblico eterogeneo, con una sviluppata coscienza critica e una grande competenza artistica, e cittadini che nel tempo si sono inseriti nel contesto culturale e seguono abitualmente gli eventi. La nostra Mission è quella di lavorare in un contesto Nazionale ed internazionale, con la  distribuzione delle nostre produzioni, programmazione di compagnie e artisti con lo scopo di portare arte e conoscenza anche nei luoghi dove normalmente non è possibile accedere agli stimoli artistici che la grande città offre. Attraverso l’organizzazione di eventi, workshop, mostre, progetti in residenza e una ricca programmazione di spettacoli l’intento è costruire uno spazio in cui cittadini ed operatori del settore possano imparare gli uni dagli altri creando un vero autentico scambio culturale.

Come è nato e come si è sviluppato il progetto Twain?

Twain Centro di Produzione Danza
Twain, Centro di Produzione Danza

Ho fondato TWAIN nel 2006 in collaborazione con il designer Roel Van Berckelaer e contemporaneamente ho dato vita ad uno spazio culturale Spazio CTw_centrocoreograficopermanente. Un capannone ristrutturato di 300 m quadrati che ha dato residenza alla compagnia per 8 anni. Nel 2014 il comune di Ladispoli mi ha assegnato una residenza all’interno del Centro di Arte e Cultura, una sala di 105 m quadrati dove ancora oggi svolgiamo attività di formazione professionale e residenze artistiche. Dal 2011 viene riconosciuta come organismo di produzione danza dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali Dipartimento dello Spettacolo. Nel triennio 2015/2017 è Residenza Artistica art.45 e dal 2018 è Centro di Residenza del Lazio denominato PERIFERIE ARTISTICHE sostenuto dalla Regione Lazio e dal MIBAC. Dal 2016 è Centro di Produzione Danza sostenuto dalla Regione Lazio. Nel 2018 arriva la gestione del Supercinema e la collaborazione con il Comune di Tuscania e Twain migra a Tuscania e ne fa la sua sede di residenza prevalente. Ad oggi ha realizzato più di 20 produzioni di spettacoli dal vivo con oltre 450 repliche, in 200 Teatri e Festival, 17 Regioni italiane e 8 Paesi esteri (Spagna, Inghilterra, Serbia, Germania, Cipro, Montenegro, Bulgaria e Stati Uniti).

La linea artistica che ho scelto di dare al progetto Twain è fondata sulla scelta di autori di formazione eterogenea, appartenenti a differenti generazioni e sulla costituzione di un nucleo stabile di danzatori a disposizione di tutti i nostri autori. Oltre a me, che ne sono la coreografa stabile, sostiene i giovani autori Under 35 Yoris Petrillo, Collettivo Sa.Ni/Nicola Cisternino-Sara Sguotti e Jessica De Masi e i coreografi associati Simonetta Pusceddu, Loris Petrillo e Silvana Barbarini. Ogni anno TWAIN programma 36 spettacoli in ospitalità e 6 progetti in residenza di autori nazionali e internazionali negli Spazi di Ladispoli e Tuscania.

Fin dal 2008 la nostra progettualità è sostenuta con contributi e finanziamenti pubblici da: Presidenza del Consiglio dei Ministri–Dipartimento della Gioventù, MiBAC–Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lazio Assessorato alla Cultura ed Assessorato alle Politiche Giovanili, Provincia di Roma Assessorato alla Cultura ed Assessorato alle Politiche Giovanili, Roma Capitale, Zetema Progetto Cultura, Città di Ladispoli Assessorato alla Cultura, Città di Cerveteri Assessorato alla Cultura; Comune di Tuscania. Nel 2019 nasce l’ultimo lavoro della compagnia Juliette con la mia regia e coreografia e con i testi di Aleksandros Memetaj. La produzione è per 10 interpreti ed è Coprodotta dalla Fondazione Teatro Comunale di Modena. Il debutto sarà a Vignola, al Teatro Diego Fabbri dove debutterà in autunno per proseguire a Roma, Tuscania, San Gimignano, Teatro Romano di Nora, Cagliari, Festival Quartieri dell’Arte, Soria e Madrid (Spagna), Viterbo, Biella.

Qual è la tua concezione e il lavoro sul corpo nelle tue creazioni?

Avevo 15 anni quando il maestro Cebron venne in Accademia e ci mostrò il video della Sagra della Primavera di Pina Bausch. Fu allora che ho capito dove volevo andare e cosa avevo bisogno di cercare. Ho proseguito i miei studi presso l’Accademia Nazionale di Danza fino al 1985 quando ho deciso di intraprendere il mio viaggio professionale durante il quale ho incontrato i miei due maestri: a Parigi, Dan Moisev che mi ha aperto un nuovo orizzonte sullo studio del movimento e delle dinamiche fisiche e a Firenze dove Angelo Corti mi ha introdotta all’Opera lirica nella quale danza, teatro e musica si fondono. In quegli anni ho lavorato come interprete tra Belgio e Italia. Nell’arco di una quindicina d’anni il percorso da interprete si è trasformato in quello di autrice. Una filosofia di vita la mia che si esprime nel mio lavoro. Un modo di essere che abita un mondo in divenire. La necessità di abitare i corpi dei miei interpreti mi permette di intraprendere sempre un nuovo viaggio. Scoprirne la natura selvaggia per metterne in evidenza la natura rivoluzionaria. Un corpo pensante creatore di mondi paralleli. Concepisco una formazione solida che partendo anche da un’impostazione classica possa spaziare attraverso lo sport, le svariate tecniche della danza contemporanea, il teatro e le tecniche fonatorie. Insomma una formazione che renda concreta la fisicità di un danzatore che gli permetta di agire sempre attraverso delle regole fisiche universali. Per tradizione, soprattutto ai miei tempi, veniva fatto un lavoro in compressione: adulare se stessi senza apprezzarsi. L’immagine riflessa nello specchio che non tiene conto assolutamente di ciò che abita un corpo, l’essere umano. La danza per me è ricerca e azione. Mette in moto delle emozioni dei sentimenti ma anche quei meccanismi tipici della comunicazione tra interprete e spettatore. Nella linea di mezzo c’è l’autore che ad un certo punto, in qualche modo, deve sottrarsi. Scelgo con cura i miei interpreti e necessito che loro scelgono di lavorare con me.

La loro diversità li rende un corpo unico, speciale, un nucleo fortissimo. Ognuno di loro ha un ruolo fondamentale che sostiene il gruppo. È un lavoro duro, metodico e instancabile e mai casuale. Qui non ci sono turisti ma solo viaggiatori che sono parte di un progetto a lungo termine. Twain è l’acronimo di Theatre Without An Important Name. È il cognome che scelse Mark Twain il quale aveva lavorato sui battelli a vapore e sapeva che nella navigazione fluviale si usava quel grido  per indicare una distanza di sicurezza “by the mark, twain” (dal segno, due braccia). Corrispondeva la misura della profondità (marca due) dove non dovevano arrivare le imbarcazioni per non incagliarsi. Successivamente ho scoperto che Twain è il dispositivo che mette in collegamento il computer con la stampante. Mi ha esaltato il fatto che senza quell’ impianto tecnologico le due macchine non riescono a comunicare tra di loro e ho realizzato che theatre potesse sostituire technology nell’acronimo. La nostra aspirazione è quella di mettere in relazione un piccolo corpo con uno più grande. Ognuno di noi è minuscolo nei confronti dell’immensità. Come in un quadro di Turner, mi sono sempre sentita così ogni volta che ho scritto e composto per i corpi: un puntino all’interno dell’universo.

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