La nuova vita dello Spazio Rossellini. Intervista al direttore di ATCL Lazio Alessandro Berdini

Il cuore della Capitale sarà irrorato di nuova linfa, grazie all’apertura dello Spazio Rossellini, l’affascinante ex teatro di posa che nel quartiere Marconi ha ospitato la realizzazione di alcune tra le più amate pellicole nazionali e internazionali. Come un’arteria, che dal centro trasporta verso zone periferiche teatro, cinema, danza, musica e formazione, questo polo multidisciplinare, inaugurato il 12 settembre scorso, mira a diventare un punto di riferimento per l’intero territorio laziale, offrendosi come luogo d’incontro, di tradizione e di sperimentazione nell’ambito dell’audiovisivo e delle arti performative. Sottratto all’abbandono che ne stava divorando corpo e memoria, rinasce un centro artistico di indiscutibile rilevanza per l’intera comunità. ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio – che insieme agli sforzi della Regione Lazio ha permesso la riapertura del polo, dal 19 settembre – appuntamento inaugurale che vedrà in scena Persuance coreografia di Mauro Astolfi/Spellbound II – Daf e a seguire il concerto di Ministri, Campos e Giancane – si occuperà della programmazione e dei progetti di formazione. In occasione dell’avvio di stagione, il direttore di ATCL Alessandro Berdini racconta la storia, il presente e il futuro dello Spazio Rossellini.

La nuova vita dello Spazio Rossellini. Intervista al direttore di ATCL Lazio Alessandro Berdini

L’attenzione della Regione Lazio per la creazione di questo spazio multidisciplinare è una prova importante della volontà di restituire alla città dei luoghi culturali. Come si è avviato e come sta evolvendo questo processo?

Il processo si è avviato in questo modo: la Regione Lazio ha tantissime proprietà sia nella città di Roma sia fuori la Capitale. Tanti anni fa ho iniziato a cercare uno spazio che potesse essere una vetrina per ciò che avviene nel Lazio. Dopo aver fatto una ricerca paziente sul territorio di Roma, nei primi anni del 2000 sono riuscito a trovare questo luogo: lo spazio Rossellini, un posto straordinario che si inserisce nel comprensorio dell’unica scuola nazionale di formazione per tecnici del cinema e della televisione. Questo teatro di posa della città del cinema di Roberto Rossellini, in cui sono stati girati 77 film, era completamente abbandonato. Questi studi sono stati frequentati da produzioni cinematografiche importantissime: Totò vi girò il suo primo film a colori; Alberto Sordi lavorò in questo luogo per le riprese di Un borghese piccolo piccolo; Sofia Loren fu protagonista di molti film della produzione Ponti-De Laurentiis nati proprio tra le mura dello Spazio Rossellini. Abbiamo coinvolto la Regione affinchè questo teatro di posa potesse diventare un luogo importante in un quartiere di Roma molto particolare: ci troviamo su Viale Marconi, una zona molto abitata che ospita il più grande campo Rom della città.

Abbiamo quindi immaginato fin da subito come potesse avvenire la bonifica di tutta l’area e abbiamo chiesto alla Regione questo luogo per poterlo ristrutturare e farlo diventare un centro per lo spettacolo dal vivo. Questo spazio è stato affidato ad ATCL prima in comodato d’uso poi, nelle stanze adiacenti al teatro di posa, abbiamo aperto i nostri uffici e abbiamo avviato una serie di lavori molto complicati per via di grosse problematiche dal punto di vista strutturale, arrivando però a dare vita a un teatro non solo ristrutturato ma anche agibile per il pubblico spettacolo. Cosa fare di questo teatro è un problema che stiamo analizzando con passione: da un lato sarà una vetrina per le eccellenze della Regione dall’altro, inserito com’è in un’area che comprende scuole e università, permetterà alla formazione di far passi da gigante. 

Lo Spazio Rossellini nasce non solo come luogo dedicato all’audiovisivo e alle arti performative ma anche come punto di riferimento per la formazione culturale dei giovani e l’avvicinamento di nuovo pubblico. Quanto è importante per ATCL avviare, attraverso i giovani, un rinnovamento e un rafforzamento dell’arte del teatro?

In un teatro totalmente aperto di 1000 mq, in cui è possibile fare qualsiasi tipo di operazione artistica, verranno portati personaggi in grado di trasmettere i valori dell’innovazione ma soprattutto si cercherà di capire come mettere in piedi un meccanismo capace di portare delle risorse forti su quel che rappresenta la modernità.  Non bisogna però dimenticare la questione delle origini del teatro, della tradizione di un’arte che dopo 3000 anni è ancora viva e continua a dare grandi risultati per la crescita dei popoli. Per questo sarà possibile incontrare in questo luogo coloro che ancora oggi sono dei punti di riferimento per il teatro, la danza, la musica, senza assecondare esclusivamente il nuovo. Dunque proporremo tradizione e innovazione in egual misura.

Se adottassimo la storia dello Spazio Rossellini –  posto glorioso che ha ospitato il lavoro di grandi artisti, poi decaduto e infine risorto per il bene della comunità tutta – come metafora dello stato del teatro e delle crisi che ha attraversato e poi superato, come immagina il futuro di questo luogo? 

Questo è un luogo che deve dar vita a un palinsesto multidisciplinare, con una copiosa attività laboratoriale, dando modo alle nuove generazioni di poter compiere la propria ricerca. Nel Lazio abbiamo delle residenze importantissime come quella di Twain per la danza, quella del Potlach dedicata al teatro di strada o i Quartieri dell’arte di Gian Maria Cervo che in maniera coraggiosa porta a Viterbo la nuova drammaturgia; lo Spazio Rossellini diventerà un altro centro ospitante per le residenze artistiche. Per motivi anche di vicinanza, collaboreremo con il Teatro India e con il teatro Palladium dell’università Roma Tre, creando un’osmosi tra teatri nella contemporaneità. Credo che quest’area diventerà la città creativa per eccellenza. Si tratta di un tesoro, posto in una zona quasi periferica, che sta diventando un progetto fondante sia per l’incontro sia per la formazione dei giovani.

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